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Stella di Valyria

ADWD - "Winter Is Coming": la casata Stark e la consapevolezza

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Ciao a tutti! :)   Oggi prendo coraggio e mi arrischio a lanciare un piccolo spunto di discussione, sperando non lo abbiate già sviscerato in qualche topic che mi è sfuggito.

Il motto degli Stark mi è sempre piaciuto. "Winter Is Coming" per me è una frase bellissima: evocativa, inquietante, minacciosa ma oscura quanto basta, piena di suggestioni. Ti colpisce sin da subito; poi nei primi libri ed episodi la vedi ritornare così spesso che a un certo punto la percepisci quasi come un memento mori, una campana che, da lontano, suona a lutto mentre tutto intorno si svolge ancora una festa con canti e balli, e improvvisamente ti fa venire un brivido strano lungo la schiena.
Ma ultimamente mi pongo un'altra domanda: da dove arriva, agli Stark, questa consapevolezza?

A una lettura molto superficiale e prima di addentrarsi nelle vicende di ASOIAF e GOT, gli Stark con il loro motto sembrerebbero semplicemente dei pessimisti un po' menagramo, tipo la vecchia zia un po' rompiscatole e col tatto di un elefante che mentre sei in vacanza e ti diverti di dice "Eh, però solo due settimane e sarai di nuovo al lavoro, con tutto un anno davanti; e due settimane volano, vedrai, passeranno in un niente!".
Poi, avevo pensato che fosse una semplice conseguenza delle circostanze, la collocazione geografica degli Stark e la loro storia, sin dalle origini legata alla Barriera. Ma a volte penso che sia una spiegazione troppo semplice: Martin non lascia nulla al caso, e certi dettagli a volte hanno dietro significati enormi (vedi il nome di Hodor). E un motto così anomalo (l'unico che non sia volto ad eslatare la grandezza o potenza della casata o a incutere timore negli avversari)... non ci sarà sotto qualcosa?

Westeros ha dimenticato -o rimosso- il senso del pericolo incombente (sembra quasi la nostra società che, salvo pochissime voci fuori dal coro, è sempre più fondata sul consumo eletto a sistema e si crogiola in un senso di benessere sempre più fasullo, fragile e scricchiolante, ignorando problemi che presto diventeranno imprescindibili, come devastazione ambientale e consumo delle risorse, crisi economica e di valori e tanto altro di cui sarebbe fuori luogo parlare qui. Ma a me spesso viene da pensare ai passeggeri di prima classe in abito da sera che ballano sul Titanic che sta andando dritto contro l'iceberg...). E in questo contesto, gli Stark sembrano essere gli unici custodi della consapevolezza.

Eppure, neanche loro credono più agli Estranei, agli esseri di ghiaccio e alle forze oscure e terribili in agguato al di là della Barriera. E' come se neanche loro ricordassero (o sapessero) che cos'è realmente l'Inverno che aleggia minaccioso nel loro motto. Tra i personaggi di Grande Inverno, l'unica che senbra possedere ancora questo tipo di conoscenza è la vecchia Nan, voce e custode della cultura non ufficiale: quella tramandata oralmente, che sfugge ai libri della Cittadella e che i Maestri stessi (la cultura ufficiale) da tempo hanno etichettato come leggende e fantasie. Bello, per inciso, il fatto che sia anziana: non può certo esserlo tanto da aver visto le cose di cui parla, a meno che non sia ciò che sembri, quindi non sarebbe "necessario" in sè; però è una caratteristica che narrativamente ha un grande impatto, sia perchè ci è più facile associare l'idea di saggezza e conoscenza ad una persona molto avanti con gli anni; sia perchè, nello stesso tempo, ragionando in modo moderno, tendiamo a liquidare (troppo frettolosamente) le sue parole come superstizioni e retaggi di tempi più ignoranti ed oscuri; sia anche, se vogliamo, per l'analogia con la Vecchia saggia di tante mitologie. Ma persino gli Stark, dicevo, non credono più alle leggende, le considerano poco più che racconti per intrattenere i bambini. Addirittura, ASOIAF e la serie si aprono con un episodio emblematico: lo stesso Eddard, che pure è così legato al motto degli Stark e che, forse, qualche inquietudine profonda in realtà la prova già eccome, a livello razionale non crede al racconto del Guardiano disertore e terrorizzato.

Il loro motto, quindi, sembra provenire da una consapevolezza antica, le cui radici affondano in tempi lontanissimi, poi in buona parte andata persa.

E quindi arriva la domanda: da dove proviene, questa consapevolezza? E', semplicemente, un pensiero dei primi Stark di cui nel tempo si è perso il significato più profondo? Immagino che l'artefice dovrebbe essere Brandon il Costruttore. Ma Martin stesso ha dichiarato che è una figura tra realtà e leggenda, la cui esistenza non è poi così certa: "è come Noè", dice addirittura: quindi, forse la spiegazione non è così semplice. Allora, potrebbe essere una specie di lascito, di avvertimento, un messaggio chiuso in una bottiglia e affidato al mare, con cui qualcuno che sapeva (un Corvo A Tre Occhi? Bran stesso?) ha cercato di mettere in guardia le generazioni future?

Ovvio che non possiamo avere certezze, e probabilmente l'interrogativo è abbastanza ozioso. Ma lo butto lì come spunto, se volete, per fare approfondimenti o giocare un po' con le ipotesi. Tanto per restare ancora un po' nel meraviglioso mondo di ASOIAF, in attesa dell'ottava stagione della serie e di due libri che -sob-  probabilmente non arriveranno mai.

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Winter is coming è presa dalla tradizionale marcia del clan scozzese campbell ossia The Campbells are coming

Più che una consapevolezza secondo me è un retaggio degli antenati che vissero la lunga notte. Che poi fossero gli antenati degli stark o altri non è dato sapere visto che della lunga notte sappiamo solo di azor ahai e della sua spada forgiata in nissa nissa. Winter is coming potrebbe essere semplicemente la parola d' ordine per indicare l' arrivo degli estranei. I guardiani della notte per indicare gli estranei suonano tre volte il corno e winter is coming è la parola d' ordine per l' arrivo dei nemici. La consapevolezza degli estranei però si è affievolita nei millenni e gli uomini dl nord pensano ai bruti. Non ho mai capito perchè gli unici due targaryen che arrivarono al nord con i loro draghi non si siano fatti un giro oltre la barriera. Solo la regin alysanne targaryen arriva alla barriera e per questo gli viene dedicato uno dei castelli. Tornando al motto alla fine mi sembra solo un modo di dire tramandato millenni prima da qualcuno.

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Bellissimo topic sulla mia casata preferita!

Penso che la frase "winter is coming" possa racchiudere tanti significati, compresi quelli da te già elencati. La consapevolezza dell'esistenza di forze oscure (umane e no) che minacciano il mondo), il ricordo della precarietà delle cose terrene - forse più vivido agli occhi di chi è abituato a una natura ostica, che costringe al sacrificio. Non è un caso, forse, che proprio tra gli Stark si annoverano i personaggi che hanno un approccio più critico al potere, che quasi lo rifuggono e non lo considerano uno strumento per soddisfare i propri fini personali. Ned vorrebbe rifiutare la carica di Primo Cavaliere, Jon si chiede sempre se le sue scelte siano sagge o folli. Lo stesso Robb Stark appare schiacciato dalla regalità.

 

A me piace vederci anche una minaccia per i nemici della casata. "L'inverno sta arrivando": prova a combattere contro gli uomini del nord ma ricorda che l'inverno potrebbe giungere e spazzarti via (Stannis ne sa qualcosa). Penso a quei paesi che hanno fatto del loro clima infelice - nella realtà - una vera e propria arma di massa, la Russia su tutti. 

Uomini del nord, uomini dell'inverno, temprati dalla natura, dal gelo e dal ghiaccio, memori degli antichi terrori e più coraggiosi di altri, forse, nell'affrontare i futuri.

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Bellissimo topic, anche io spesso mi sono chiesta se il motto degli Stark fosse un semplice ammonimento a vivere con la consapevolezza che tempi duri prima o poi arrivano, per tutti, ed un invito a non abbassare mai le difese, oppure se celasse altro, che poi è esattamente l'argomento del topic: da dove viene?

Sicuramente le più antiche popolazioni del Nord che hanno vissuto gli inverni più rigidi e che hanno visto la Lunga Notte hanno memoria di ciò, ma è davvero solo un monito? 

Forse sì, forse una sorta di chiave di lettura la si potrebbe individuare (e qui vado di volo pindarico proprio :stralol:) nel nome originale di Grande Inverno, ossia WINTERFELL, l'inverno è caduto, volendo interpretare è stato sconfitto.. qui l'inverno è stato sconfitto.

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Beh.. gli inverni a winterfell sono sempre arrivati ma non ricordo un azione degli stark per prevenire o per mitigarne gli effetti. Se parliamo invece della lunga notte quello è stato un unicum che non si ancora ripetuto. La barriera è stata eretta ma evidentemente nessuno ha mai indagato a fondo sull' origine degli estranei.

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2 hours fa, porcelain.ivory.steel dice:

Forse sì, forse una sorta di chiave di lettura la si potrebbe individuare (e qui vado di volo pindarico proprio :stralol:) nel nome originale di Grande Inverno, ossia WINTERFELL, l'inverno è caduto, volendo interpretare è stato sconfitto.. qui l'inverno è stato sconfitto.

Sai che anch'io avevo cercato un significato, dietro quel nome? Ma non ero andata molto lontano. Bellissima la tua ipotesi :) 

(Un'idea che a volte mi frulla in testa, a cui non credo neanch'io ma con cui gioco un po' quando sono in vena di fare delle ipotesi fantastiche sulle Cronache, è di vedere qualche antichissimo Stark che muore durante il precedente scontro con gli Estranei e che le sue ultime parole, con cui cerca di avvisare l'umanità del pericolo incombente, siano "L'inverno... sta... arrivando". E che poi l'intera vicenda, nella memoria popolare, sbiadisca man mano, passando da storia a leggenda; finchè rimane solo questa frase, isolata dal contesto. O magari che l'artefice sia addirittura Bran - Corvo A Tre Occhi, che risale fino alle origini per comprendere da dove tutto ha avuto inizio, incontra un nemico terribile e più forte di lui e, un attimo prima di morire, scrive da qualche parte -con il suo stesso sangue, o qualcosa del genere - "Winter Is Coming", come avvertimento per i posteri.
Ma ripeto, sono idee campate in aria, non è che ci creda. Tantopiù che nel secondo caso probabilmente qualcosa di quella scritta si sarebbe ricordato, a livello di leggenda.)

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Uno stark morto vicino alla scritta winter is coming mi pare plausibile come un ultimo messaggio affidato ad un corvo. Bran potrebbe raccontare parecchie cose facendole mettere per iscritto in qualità di "apprendista corvo a tre occhi" ma sto pensando alla serie tv e non alle cronache.. ;)

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Ma che bella discussione!!

Sicuramente è un motto pregno di suggestione, come avete detto bene tutti, sottolineandone le diverse sfaccettature è sia una sorta di monito all'umiltà e allo stare all'erta, all'essere preparati alle asprezze della vita ma anche un monito verso i propri nemici. L'inverno prima o poi arriva, c'è un riferimento alla ciclicità delle stagioni, non fa sconti a nessuno e si può solo cercare di prepararsi al meglio delle proprie capacità, resistere e aspettare che passi. Direi che c'è un che di ineluttabile ma anche un forte riferimento alla resilienza.

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5 hours fa, Stella di Valyria dice:

Sai che anch'io avevo cercato un significato, dietro quel nome? 

Anche perché mi pare di ricordare che tutte o quasi le dimore storiche delle grandi casate occidentali (eccezion fatta mi pare per Dorne, che è la terra più a Sud di Westeros) prendono i loro nomi o da caratteristiche geografiche specifiche del territorio sulle quali sorgono (esempi come Capo Tempesta, Delta delle Acque, Riverrun, Nido dell'Aquila, Castel Granito, Alto Giardino) oppure dalle caratteristiche proprie delle casate stesse (su tutte Roccia del Drago).

Winterfell dovrebbe essere l'unica grande fortezza a non avere un nome che rientra né nell'uno né nell'altro caso.

Scontato dire che siccome è il grande castello più a Nord delle terre occidentali la cosa richiami necessariamente l'inverno..

 

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Winterfell è isolata rispetto alle città vicine e sorge su una collinetta. in got la vediamo ergersi in mezzo alla brughiera del nord senza un riferimento geografico preciso. Dando uno sguardo alla mappa di westeros winterfell è al centro del nord e con un pò di fantasia potremmo paragonarla a minahstirith (non so come si scrive.. ) protetta da 3 città satelliti. Dovrebbe essere stato costruito subito dopo la lunga notte e la "caduta dell' inverno" dagli stessi che hanno eretto la barriera.

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il motto degli stark, a mio parere il migliore del panorama ASOIAF, è a buon titolo collegabile con tutto quello che avete scritto....

 

racchiude memoria storica, mito, esperienza e consapevolezza maggiore, coraggio, monito, cambiamento, e in ogni caso non va inteso secondo me con un'accezione negativa o pessimistica, inquadra semmai alla perfezione il pragmatismo della gente del nord, piu che un motto è una seconda pelle che vale per tutti loro, gli stark ne sono i principali catalizzatori, non gli artefici!

 

il collegamento con il nome di grande inverno mi pare proprio lampante, altro che ipotetico! sull'origine della frase esatta poi mi piacerebbe leggere qualche certezza dai libri, potrebbe anche averla pronunciata un qualsiasi membro degli stark tra i guardiani della notte o anche lo stesso bran

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Winter Is Coming è un monito di coscienza, di concretezza, di una ritrovata maturità. Esso non rappresenta altro che la totale distanza verso la superficialità dell'essere umano e dei suoi comportamenti, i quali rivolgono la propria attenzione ed il proprio tempo verso situazioni e scenari altrettanto vuoti e superficiali, alimentandoli in un circolo vizioso di azioni che non portano a nulla di effettivamente rilevante, rendendo dunque la vita un atto istantaneo, vivo, ma privo di valore nella sua reale consistenza e nel suo fine ultimo. Non è solo una negazione dello sfarzo, un voto verso l'essenziale, bensì un'affermazione che invita all'indagine, ad una serietà introspettiva, verso la comprensione di sé stessi e del mondo circostante. E' dunque lo sprezzo per la superficialità e quell'indissolubile fila di emozioni umane che portano ad atti deplorevoli, tutti impulsi scatenati da motivazioni futili, con un ego perennemente soggiogato, che non si interroga su sé stesso. 

Paradossalmente è un ricollegarsi all'ineluttabilità degli eventi, alla fatalismo, alla filosofia dell'intendere la morte come una chiave di volta per dare senso all'esistenza. Una credenza classica, che si ritrova sin dall'antica Grecia, dall'inizio dei tempi, ove ci sarà sempre un alienato che vedrà i comportamenti rituali e canonici della società come un qualcosa da cui allontanarsi e, proprio allontanandosi da essi, finisce con l'avvicinarsi a consapevolezze più ampie e profonde. 

 

Quindi no, non va affatto letto con il solo pessimismo e la volontà di pensare solo ad eventuali venti nefasti. E' un invito, un avviso a sfondo identitario, una sfiducia verso la massa, una sorta di ascensione alla serietà, dunque a ciò che è tangibile, reale, tutt'altro che sfuggevole e immediato. 

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