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JonSnow;

GoT - Percorsi evolutivi e mete finali.

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Recentemente ho rivisto la 7 e c'è un aspetto che mi ha colpito.

Molti dei dialoghi a due sono - credo - intenzionalmente usati 

non solo per porre l'accento sul percorso di uno dei due interlocutori, ma

perché i percorsi di entrambi vadano in qualche modo confrontati.

 

Ne cito uno... il dialogo Jon/Theon - il secondo - quando sono nella sala del trono

è ricchissimo di dettagli.

 

Jon e Theon sono i due "volevo essere tanto uno Stark" cresciuti a GI.

Eppure uno Theon era un nobile e il suo "problema" d'identità Stark/nonStark era quello.

L'altro un bastardo... ma non sa ancora che non lo è.

Ma non solo...

A parte il finale ( quello che Jon dice a Theon è quello dovrà dire a se stesso - o che qualcun altro, magari

Theon stesso gli dovrà dire - quando scoprirà chi è davvero: un Targaryen non uno Stark, anche se Ned è sempre 

con lui) è quello che sta in mezzo che è ancora più interesante.

 

Pensateci bene: quando Theon dice a Jon che ha sempre invidiato la sua capacità di fare sempre la scelta giusta

e quando poi gli parla di Yara, la situazione e quello che Jon dice, ricorda moltissimo quello maestro Aemon disse a lui quando voleva fuggire e raggiungere Rob.

E' una specie di doppia citazione... perché all'epoca Jon non sapeva quale fosse la cosa giusta da fare...

anche Theon ha sempre pensato il contrario.

Allo stesso tempo, Jon è molto più diretto con Theon (diversamente da Aemon) "allora conosci già la risposta/che 

ci fai ancora qui" o qualcosa del genere.

Perché lui quel percorso l'ha fatto: è restato, la prima volta. Poi è "morto" (kill the boy) non solo metaforicamente parlando

e poi si è ripreso GI e i suoi fratelli ancora vivi.

Theon è già "morto" metaforicamente ma non ancora risorto. Eppure lo fa nella scena dopo: che è l'esatto contrario

della scena Jon/Sam e il resto dei confratelli che lo vanno a prendere quando fugge.

Theon esce dall'incontro con Jon e va a battersi sulla spiaggia con gli uomini di ferro che vogliono fuggire e li convince ad andare a riprendere Yara. Poi si lava il viso con l'acqua di mare: simbolicamente è quella la sua "rinascita".

 

Quindi a guardarla tutta, a vedere tutti questi dettagli, non solo la scene/le scene sono molto più ricche...

ma spiegano benissimo tutto il percorso di entrambi e soprattutto di Jon. Nel suo caso c'è qualcosa di più...

io credo vogliano lasciar intendere che per certi versi, non solo ha fatto propri tutti gli insegnamenti dei suoi vari

maestri... ma li ha persino "superati". Mormont, Aemon... vedremo con Ned..

 

Anche se personalmente, la scena alla fossa del drago, quando prima dice "magari ho lo stesso atteggiamento

sbagliato di mio padre, ma penso che dire la verità sia la cosa giusta altrimenti restano solo bugie ecc..."

è fantastica... se pensiamo che il punto di tutta la sua vita è che Ned ha mentito per proteggerlo.

Basta pensare alla scena nella fossa, quando parla delle bugie... non che Ned abbia fatto la scelta sbagliata all'epoca

quando lo ha "salvato" ma chi sa se 

 

 

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Mi scappa un altro post... sorry:

 

Jon/Dany... a parte le ovvie similitudini sottolineate da Davos nel loro primo incontro

c'è un altro aspetto. 

Quando lei si avvicina e gli dice sostanzialmente che in tutta la sua vita non ha avuto fede in nessuno

a parte se stessa, in Daenerys Targaryen (e lo dice proprio "Daenerys Targaryen") anche lì è un gioco di specchi.

E credo ce ne sia più di uno tra i due...

Perché il punto è non solo che Jon non ha mai particolarmente creduto in se stesso, ma... che il fot**** 

Aegon Targayen, legittimo erede del Trono di Spade... è lui.

 

E anche la scena alla fossa, quando Dany gli spiega di come i draghi siano stati tenuti prigionieri, fatti indebolire

fino a scomparire e di come in ultima istanza anche la sua famiglia sia sparita e sia destinata a finire con lei che 

non può avere figli... lo so che molti pensano che questo serva a "costruire" l'idea del figlio Jon+Dany, ma io credo

sia possibile sia l'una che l'altra cosa. Sia il figlio che Dany morta punto (senza figlio) ma Jon/Aegon vivo e con un

futuro possibile davanti a lui...

 

Che il punto possa essere proprio che quella famiglia un futuro ce l'ha... perché c'è Jon, non lei.

 

Il che ci riporta di nuovo al dialogo Jon/Aemon... Aemon non ha potuto far nulla per impedire che la sua

famiglia venisse distrutta, come racconta a Jon in quel discorso, quando per altro rivela a Jon la sua vera identità...

Jon - dopo aver fatto un percorso che è il contrario di quello di Aemon - al contrario...

 

A pensare a tutte queste cose, si impazzisce...

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E' questo il motivo per il quale riguardare i vari episodi è sempre utile, si scorgono dettagli che in precedenza erano sfuggiti o si erano interpretati in maniera più semplicistica e meno profonda, a me per esempio è capitato con la seconda, terza e quarta stagione, che avevo guardato più distrattamente.

Ad ogni modo, per tornare sul confronto Theon/Jon, se hai la pazienza e la voglia di andare a ritroso con le analisi troverai di certo quella di entrambi, e questo aspetto in particolare lo abbiamo affrontato nel percorso di Theon e Asha.

 

Di certo quel dialogo nella sala di Roccia del Drago è l'assoluzione che Theon cercava ed aspettava da Jon, un'assoluzione che non riusciva a dare a se stesso finchè non l'ha ricevuta dal bastardo di casa Stark, quello di cui si era tante volte preso gioco negli anni della spensieratezza, durante i loro giochi ed addestramento, quando erano tutti insieme, Theon, Jon e Robb. 

Theon ha tradito Ned ed ha tradito Robb, verso il quale nutriva un affetto fraterno; ha ingannato le persone che di lui si fidavano, che lo hanno accolto e trattato come un ospite e non come un ostaggio, quale di fatto era. 

Theon ha necessità di sentirsi dire quelle parole da Jon, che contrariamente a lui nasce bastardo ed ora è Re del Nord per meriti e non per diritto di sangue.

La sua evoluzione è stata più volte interrotta, il suo liberarsi delle ferite inferte, interiori ed esteriori, non è stata lineare, il terrore di Ramsay lo ha portato a non fuggire con la sorella la prima volta a Grande Inverno, sempre il terrore di Ramsay gli ha impedito di accendere la candela per Sansa, il rinnovato orrore delle torture lo ha portato a lanciarsi giù dal ponte della nave mentre Euron prendeva in ostaggio sua sorella. 

Il suo arco evolutivo, lo abbiamo detto molte volte, è uno dei più complessi, ed è anche uno dei migliori che Martin ci abbia presentato. Quanto volte io personalmente mi sono trovata a fare letteralmente il tifo per lui, perchè si affrancasse dal giogo sadico di Ramsay, e quante altre sofferto perchè non accadeva, non accadeva mai.

Sono Sansa prima e Yara poi, a Grande Inverno ed a Roccia del Drago, a dargli l'input per reagire.

Hai ragione, la sua rinascita è in quel bagnarsi il viso con l'acqua salata, il mare, le lacrime, in una caduta in ginocchio finalmente liberatoria.

 

Tornando al confronto con Jon, poi, sì, è come se Jon quelle stesse parole inconsciamente le rivolgesse anche a se stesso; quel dialogo è molto ben scritto ed è di certo precursore di ciò che vedremo nella prossima stagione, quando Jon verrà a conoscenza dei suoi natali e si sentirà più o meno allo stesso modo, combattuto non credo, visto che anche da queste parole, se mai ce ne fosse bisogno, capiamo quanto per Jon sia solo Ned l'unico padre che egli riconosca e sempre riconoscerà, perchè così è.

Però le cose cambieranno, immagino, nei confronti di Dany, della quale ormai egli pare essere innamorato; la sua legittimazione Targaryen, che di certo emergerà in maniera inequivocabile, sarà funzionale a riequilibrare le forze tra chi si è finora, erroneamente, creduta la legittima Regina dei Sette Regni per discendenza, e chi al contrario non si è mai erto al disopra di altri perchè nato senza titoli e senza cognome, ma che ha conquistato rispetto e titolo battaglia dopo battaglia, e con battaglie non intendo solo quelle militari, ma anche e soprattutto quelle etiche e morali.

 

Interessante quanto rilevi poi nel parallelismo con Aemon: in effetti è come se Jon, ormai chiaramente non più ragazzo da tempo, ma uomo e re, che come ricorda Theon è sempre stato il più maturo, il più saggio di loro, colui che faceva sempre quanto era giusto, si sentisse in obbligo di motivarlo a trovare il coraggio di fare ciò che lo stesso Theon già sa di dover fare, cioè andare a salvare sua sorella. 

Jon incarna ora davvero il sovrano saggio e maturo, che sa educare, sa punire ma sa anche perdonare. 

Sarebbe stato facile per lui con una sola frase distruggere l'io già traballante di Theon, ma non lo fa, comprende e perdona.

E glielo dice chiaramente, non posso perdonarti per ogni cosa, ma ti perdono quello che posso.

 

Riguardo Dany, beh credo che Davos più che le similitudini speculari faccia notare le differenze, palesi ed abissali, trai due: l'una perennemente tronfia e sicura di sé, dei suoi diritti e della sua pretesa al trono che fu della sua famiglia; l'altro, tutto l'opposto. 

Lei che pretende il trono sentendosi l'unta del signore, lui che le dice palesemente che, mentre loro si beccano come bambini, c'è qualcosa di terribile che incombe su tutti loro, qualcosa che farà capire a tutti quanto farsi la guerra non serva a nulla, perchè l'unico nemico che conta non può essere sconfitto se restano divisi. 

Una ha a cuore il conquistare, l'altro il preservare e proteggere.

Paradossalmente, in quel momento Dany sta già perdendo parte delle sue battaglie, e Jon sta già andando in suo soccorso, ma nessuno dei due ancora lo sa. 

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Sono d' accordo con lalt e aggiungo una cosa che mi ha fatto notare mio padre: Jon e Theon sono i due volti dell' adozione. Jon stabilisce con Ned che va oltre il sangue, diventando piú simile a lui di quanto lo siano Arya, Sansa, Bran, lo accoglie nel suo cuore; Theon invece lo rifiuta, il suo dramma è simile a quello di chi proviene da una famiglia disfunzionale, e viene perció dato in adozione, ma non riesce a considerare la sua nuova famiglia come tale o a legarsi ai suoi nuovi genitori. Per quanto riguarda Dany, per me il suo sfoderare i titoli è un meccanismo di difesa: non ha mai conosciuto la sua famiglia (a parte l' odioso Viserys) e quindi l' ha idealizzata, ha idealizzato il nome Targaryen e ha idealizzato il Continente Occidentale. Poi scopre che suo  padre è un pazzo, che Westeros non è la sua patria (come le ha fatto gentilmente notare Randyll Tarly) e che il figlio del "cane dell' usurpatore" è l' uomo migliore che lei abbia incontrato, l' unico che l' abbia trattata come una persona, non un oggetto, non una dea, ma alla pari. 

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C'è da dire però che quelle di Jon e Thoen sono situazioni profondamente differenti, come tu fai notare, i due volti di una circostanza simile ma non del tutto uguale. Mi riferisco al fatto che Jon, pur consapevole da sempre di non essere un figlio legittimo di Ned, è sempre stato trattato quasi da tutti come tale, senza alcuna differenza con gli altri fratelli e sorelle. Lui ha sempre avvertito affetto ed ha sempre mostrato complicità con loro, di fatto solo Cat si è mostrata ostile verso di lui e Sansa quasi non l'ha mai calcolato, di riflesso a quello che era il pensiero materno sul fratellastro.

Mentre Theon sa benissimo di essere poco più che un ostaggio contro eventuali colpi di testa di Balon, per quanto venga definito protetto e trattato con tutto il rispetto che si conviene ad un ospite del suo rango. 

Theon è cresciuto come un Greyjoy, e solo dopo la permanenza a Grande Inverno si rende conto di avere interiorizzato moltissimi degli insegnamenti di lord Eddard e tanti dei modi di fare degli Stark.

Il ‎22‎/‎06‎/‎2018 at 15:38, Figlia dell' estate dice:

Theon invece lo rifiuta, il suo dramma è simile a quello di chi proviene da una famiglia disfunzionale, e viene perció dato in adozione, ma non riesce a considerare la sua nuova famiglia come tale o a legarsi ai suoi nuovi genitori. 

Concordo in pieno  con questo passaggio, ed è anche per questo motivo, oltre che per dimostrare di essere ancora una piovra, che si cimenta nell'ardua impresa di conquistare e tenere Grande Inverno, impresa che va ben al di là delle sue capacità e che gli riesce solo per necessità narrativa.

Quando poi si rende conto, molto dopo, di aver tradito forse l'unica vera famiglia che ha avuto, emergono tutti i suoi sensi di colpa. Ma è ormai tardi.

 

Penso anche io che Dany abbia idealizzato moltissimo il suo retaggio, e che si senta in diritto ed in dovere di ambire a riconquistare il trono che fu della sua famiglia, diritto e dovere in egual misura.

Tuttavia, lo snocciolare titoli, per quanto sia un meccanismo difensivo, non fa altro che renderla inutilmente altezzosa, se si considera che senza i draghi avrebbe avuto ben pochi mezzi per arrivare laddove ella è convinta di dover arrivare per diritto di nascita.

Il figlio del cane dell'usurpatore si rapporta a lei come è sempre stato abituato a trattare con tutti, con rispetto ma senza alcuna riverenza; non si è inchinato a Stannis, per non venire meno al suo giuramento, re del quale aveva profonda stima, lo fa con lei, temo, anche qui per necessità di trama.

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