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Viserion

Game of Thrones, Episodio 8x03

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1 hour fa, JonSnow; dice:

Dopo tanto tempo... un commento sporadico in occasione del gran finale anticipato.

Onde evitare un atteggiamento eccessivamente votato alla critica che impedisse qualunque piacere nella visione, mi sono ripromesso di approcciarmi agli episodi di GoT 8 senza alcuna predisposizione alla minuzia o eccessiva elucubrazione tecnica, pertanto sorvolerò sulle medesime e immancabili incongruenze e sui buchi, limitandomi ad un giudizio generale che esula dai parametri di cui sopra. 

 

 

 

Un'eco rauca si protrae percettibile, rimbombano i concetti enunciati da Bran. Il nemico ha in sé il desiderio evidente di erodere qualunque memoria e di conseguenza qualunque identità, conducendo la figura dell'uomo alla condanna di essere poco più che un'unità di un collettivo grigio, privo di forme emotive, privo di desiderio, privo di rilevanza, del tutto istintivo, rassicurante nella sua insensata ripetitività. Emblematico che coloro che si oppongono al prospetto di una tale mutazione identitaria e umana siano costretti ad un ulteriore e parziale mutazione, naturale conseguenza del conflitto: brutalità e bestialità. L'uomo è tanto preda quanto cacciatore, costretto a ritornare agli antichi prodromi della sua evoluzione, come se essa non fosse mai avvenuta, retrocedendo così ad istinti meramente primordiali, non dissimili dalla sfera animale.

 

Unico metodo ideologico per offendere e difendersi, una riformulazione delle proprie priorità. Il contrasto animale azzera ogni prefisso morale. Lo scontro è segnato da una moltitudine di manovre emotive che non hanno polarità; come ogni animale che si rispetti si caccia il nemico e si fugge. Come ogni animale che si rispetti il proprio cuore è palpitante dalla paura. I sensi sono all'erta. Predomina la pulsione di prevaricazione e di preservazione di sé. L'uomo si ricongiunge con le parti più brutali di sé stesso, di cui si riscopre un derivato, non può più scindersi. Nessuna pretesa razionale. L'unica salvezza è la bestialità, adoperata dapprima strategicamente, e dopo con la sola solerzia della risolutezza, ove chi si ha di fronte non ne adopera. Chi si ha di fronte rappresenta un elemento capace di annullare il proprio passato. Un assedio ideologico a gusci vuoti, alla percussione di ossa stridenti, ora prive di anima alcuna. Alla fine l'unico modo per opporsi ad un'avanzata così metodologicamente sinistra è mutare parzialmente in ciò che si è stati incapaci di essere, in ciò che quello stesso nemico vorrebbe per sé: un collettivo, sia esso senziente o meno. Quelle stesse individualità, ora indistinguibili al di sotto di un unico vessillo, non possono più mentire a sé stesse. Fotogramma per fotogramma l'uomo si ricongiunge alla bestia e non è più in grado nemmeno di provare rassegnazione o pessimismo. L'uomo segue la bestia e la bestia segue l'uomo, per quanto esso voglia sprofondare nei concetti più lugubri e dirsi che è finita, non può fare a meno di palpitare e di essere assoggettato ad un insito spirito di conservazione, spirito che si intreccia con quello della caccia. Non vi sono più ideologie, non vi è più etica. Non vi è più restrizione. Solo morte, e l'esigente spettro della sopravvivenza.

 

L'iniziale buio dimora nei cieli quanto nei cuori, da frammento a frammento di quell'assenza di luce l'unica deduzione è la solitudine. L'uomo è solo, non vi sono Dei al di sopra. L'uomo è esule da sé stesso, dal proprio mondo. I suoi respiri sono un tutt'uno con nuvole annerite e sensi sviscerati in una smodata rassegnazione. Nell'ora più buia solo la donna rossa è risoluta. Ella è guidata da una convinzione inestinguibile, da un dono singolare e articolato nella sua complessità: non la speranza, la fede. E così quella coltre di nero comincia ad essere divorata da unità di luci da sole prive di significato, ma che unite esprimono il significato recondito di un moto di speranza, ove gli egoismi sono nulli, ove il bene è distinguibile, ove si ha cognizione che dinanzi a ciò che è morte tutto il peggio estrinsecato dalla propria umanità, tutti i desideri, tutte le ambizioni, sono effimere. Le torce sono accese, così come cominciano ad esserlo i cuori. Tutto è morte, e rimbomba ancora Tennyson: ''Tutto chiude la morte, ma può qualche impresa compiersi prima di uomini degni che già combatterono a prova coi numi.'' Perché nonostante ciò l'uomo ha possibilità di redimersi, di conoscersi davvero in quell'ultimo istante che lo frappone tra sé stesso e la conoscenza.

L'oscuro tentacolo dell'angoscia si interseca, segue le curve degli animi umani e le cinge, di pari passo con la prima, infruttifera carica. Vi è solo la contemplazione dell'orrore, una strenua opposizione istintiva, un tentativo nonostante tutto.

 

Le lame cozzano e nello stridere echeggiano i passi di Sansa, il suo ingresso nelle Cripte espleta l'annientamento del tempo. Si vuole distruggere la storia, ma non vi è più tempo alcuno. Tutto è parte della medesima dimensione. E in quell'ingresso Sansa vive un qualcosa che ha già vissuto. Gli spettri della lunga e ansiogena attesa tra le donne durante la Battaglia delle Acque Nere. Il presente è il passato. Il passato è il presente. Ma lei non ha più forza e voce per pregare. Il suo animo è corrotto dal più subdolo dei violatori: un profondo, corrosivo cinismo. Un cinismo che diviene forza attrattiva verso la realtà. Non vi è alcun invito in Sansa. Solo glaciale fermezza, il controproducente ausilio di una razionalità che sfinisce l'uomo. Le sue parole, la ricerca di un insensibile espressione. Tutti hanno il dovere di fronteggiare la realtà, per quanto le menti come quella di Tyrion non accettino una sensazione di impotenza. Audace lezione.

Note di pianoforte accompagnano Sansa in posti in cui nessuna persona dovrebbe mai trovarsi. La mano stringe tremante la daga, nei suoi occhi alberga una malcelata supplica. Il dispiegamento della volontà di vita in un atto di morte, un qualcosa di così poderoso e nefasto verso cui perfino Tyrion il Ridanciano non è più tale. Non vi sono maschere né difese. Solo pause, scandite da respiri affannosi, sonora vibrazione di un atto di volontà che comporta il superamento del proprio spirito di conservazione.

 

Il sangue cola, la disperazione serpeggia, i legami non soccombono. Nell'ora peggiore Sandor Clegane sceglie di non temere più, il suo corpo torna a muoversi da sé. Un dovere emotivo lo sottrae ad un nascondiglio di spaesamento e dolore. L'amore paterno per Arya è un motivo per vivere, è propulsore medesimo che lo sospinge, è ciò che lo fa assurgere ad ombra di colei di cui un tempo si era già fatto carico. Ed allora quel fuoco diviene solo una sbieca visione, un frantume di rosso calore, un qualcosa che non lo fa più arretrare. Sandor non desiste più. Egli ha appena scoperto il valore propedeutico di ogni legame. Non vi è paura nella protezione di coloro che si amano. Non vi è più prigionia emotiva nelle intimità di Brienne e Jaime. Il loro dualismo è l'autenticazione della pace interiore, del raggiungimento di sensi mai scoperti davvero, la fine di ogni autoflagellazione, la fine delle inquietudini. Le loro spade sono firmamento, i loro movimenti sono l'espressione di due entità che potrebbero cadere in qualunque momento e dirsi complete. Tutto è assolto, tutto è baratro.

 

Di carcassa in carcassa nessun uomo crede davvero nella rivalsa. Si è piegati dalla propria umanità, da un'inclinazione a disseminare solo l'aspettativa peggiore. Ma ancora, la Donna Rossa è l'unica a trascendere; la sua fede la estrania da un concettualismo emotivo da cui non è piegabile. Le fiamme divampano, un nuovo temporaneo muro è eretto. Memento. Bisogna ricordare il giungere della propria ora, tanto quanto la speranza.

Gli impulsi dominano Daenerys; qualunque strategia cessa di esistere, il lato migliore di lei la domina, e ironicamente la induce alla confusione. Ella non è sospinta dal dovere, e non combatte per sé stessa. La piètas pervade la sua natura come non la pervadeva da tempo. Il suo animo rifugge l'accettazione, il suo corpo si curva in fermo diniego, una ribellione morale al delirio di morte innanzi a sé. Una ribellione morale, autentica, umana. Jon Snow non può che vedere la catarsi di ciò di cui ha fatto la sua ragione di vita; guardia sui domini degli uomini. E' il senso di dovere e guardia a non farlo vacillare. Per quanto umano egli sia, per quanto egli possa voler soccorrere coloro che combattono, per quanto persuasivo il suo buon cuore possa essere perfino verso sé stesso, non può fare altrimenti che inseguire un senso di razionalità che lo conduce al suo esclusivo nemico.

Ma vi è solo buio, solo fallimento, il senno di un impeto incompleto.

 

Dinanzi ad un albero del cuore l'uomo dal sorriso distorto e maltrattato riceve finalmente ciò a cui il suo spirito anela: l'assoluzione. Ma Theon Greyjoy ottiene in vero il dono più grande: il riconoscimento familiare. Gli è stato concesso un posto al mondo, un posto di cui si è dimostrato degno, un posto che egli stesso tanto ha desiderato, dando prova che si può cadere e perdere l'onore, ma che è altrettanto possibile espiare. Egli ottiene da Bran ciò che da sempre ha voluto con tutto sé stesso: una famiglia. Una famiglia di cui fa parte, e per cui ha scelto di dare la vita. Una lacrima solca il suo volto ma è una carica ricca di gioia e dignità che lo conduce all'epilogo. Non vi è più inquietudine. La sua anima è libera.

 

Nel momento più infido, nell'istante più ingannevole riceviamo il maggior messaggio: solo la morte batte la morte.

La sagoma di Arya si staglia nel vento per l'amara gloria. Emblematico è quell'atto. Il pugnale scivola dalla sua mano sinistra, segno del fallimento, per poi essere afferrato dalla destra, che assesta il colpo decisivo. Ella è da sempre mancina, eppure finisce per adoperare la mano più debole. Ciò testimonia una metafora umana necessaria: l'uomo non può scindersi dal cambiamento della sua natura, dall'accrescimento di sé e dallo sradicamento di convinzioni sbagliate. L'uomo non può esimersi da un'evoluzione identitaria, solo così può sopravvivere e trarre ciò che gli è dovuto. E quel cambiamento è scandito nel ritmo cadenzato da quell'alternanza di mani.

 

Il buio comincia dunque a dissiparsi. Ora è l'alba a divampare nei cieli, e la Donna Rossa non può che tenere fede al lamento di cui è profetessa. Una stanchezza di secoli lascia la vera vincitrice di questo conflitto. Un corpo stanco si accascia, ed una mente consapevole di aver svolto il suo ruolo si consuma. La conclusività di un'anima che ha ritrovato sé stessa nelle proprie convinzioni, in un attaccamento alla fede un tempo perduto. Ella ha creduto e gli eventi le hanno reso onore.

Lo sguardo attonito di un uomo ora cosciente di aver ottenuto giustizia firma l'ultimo frammento di un epilogo straziante.

 

Migliaia di vite hanno cessato di essere, ma altrettanto è cessata la società corrente. Le convinzioni individuali si sono provate sbagliate. Nella rinascita sarà ora compito dei ricostruttori far sì che sorga un nuovo ideale di società basato su prospettive meno egoistiche, ove la collettività dell'uomo si è provata determinante.

 

Allora si saprà se l'Uomo è bestia, incapace di scindersi dai suoi istinti e dai suoi desideri atavici, ripercorrendo così i medesimi errore, o se sarà creatura nuova, in grado di ricostruire sé stessa.

Onore ai caduti, poiché giunge con serenità la loro partenza, e mai più morte sarà possibile violare.Finita è la sopravvivenza.

Nell'alba c'è ora solo la vita.

 

Devi assolutamente dirmi da chi ti rifornisci.

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@niphredil io su questo punto la penso come te:

 

'Rivedendo l’episodio ho apprezzato molto di più Jon. All’inizio mi sembrava girasse a vuoto, invece cerca davvero di salvare tutti convinto (come noi) di dover affrontare il Night King. E invece quello non se lo fila proprio (altra cosa secondo me geniale), magari consapevole che se si battesse con lui potrebbe rischiare, quindi fa quello che si è sempre fatto. Mettere morti tra lui e Jon. E quindi la corsa disperata di Jon e il suo sbroccare alla fine perché anche il drago gli impedisce di raggiungere Bran'

 

Jon vuole aiutare Bran dall'inizio tanto che atterra con Rhaegal lì accanto durante un volo per controllare che vada tutto bene... ed è convinto che debba essere lui ad affrontare il NK... inoltre l'urlo davanti a Vyserion e le sue espressioni quando si rifugia dietro al masso sono di impotenza totale...

 

Ma soprattutto sono d'accordo con te in queso passaggio:

 

'Mi piace pensare poi che Bran davvero sapesse tutto e che ha fatto in modo che tutto andasse come dovesse andare. Sin da quando diede la daga ad Arya' + 'Credo alla fine che davvero Bran stava wargato nei corvi semplicemente per controllare che tutto stesse andando come doveva andare'

 

Per me non fa una piega... hai scritto quello che mi sono risposto alla domanda a cosa serve Bran

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Io non voglio insinuare nulla ma se la puntata l'avete vista via SkyAtlantic e avete avuto problemi scriverei a Sky perché c'è qualche problema nel segnale. O rivedrei i settaggi del televisore. O considererei la visita oculistica. Per altro oramai ci sono i video su youtube in HD e la luce è perfetta.

Di NowTv ho letto malissimo.

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Occhi e settaggi sono messi bene non ti preoccupare. Se quando la visione di tutti i film e programmi non crea problemi e devi alterarla per un singolo episodio di una singola visione, direi che il problema sia di quella visione.

 

Che tu e altri siate riusciti a vederlo bene a me fa tanto piacere, ma a lamentarcene siamo in tanti, è già diventato un meme da quanta gente ci ha fatto caso

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"Duccio....SMARMELLA"

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ieri sera l'ho riguardata e devo dire che rispetto alla prima visione sono rimasto più soddisfatto. alla fine dothraki a parte (cioè la follia della carica) non c'era niente che si potesse fare visto la ferocia e il numero immenso dei non morti. infatti il piano era cmq di colpire il nk sperando che tutti poi morissero di conseguenza. su arya ci sta ma come detto un piccolo almeno scontro tra nk e jon ci stava. purtroppo sarà sky nn so ma soprattutto le parti iniziali e coi draghi si vede un po male soprattutto il nero. sembra quasi la qualità di un film scaricato non pesante.

cmq spiace solo non avere saputo qualcosa di più sugli estranei e su melisandre. magari sui primi qualcosa potrebbe rivelare bran ma dubito ci sia spazio per qualche spiegazione.

forse questa puntata è arrivata troppo presto. cersei e quell'altro andavano liquidati alla 7. per certi versi si poteva sviluppare meglio gli estranei magari facendo quasi una puntato dedicata a loro. poi ritirata "strategica" e la battaglia finale l'avrei fatta ad approdo. mia personale idea.

detto ciò alla fine si "critica" un prodotto di qualità altissima per una serie. 

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14 minutes fa, MezzoUomo dice:

Io non voglio insinuare nulla ma se la puntata l'avete vista via SkyAtlantic e avete avuto problemi scriverei a Sky perché c'è qualche problema nel segnale. O rivedrei i settaggi del televisore. O considererei la visita oculistica. Per altro oramai ci sono i video su youtube in HD e la luce è perfetta.

Di NowTv ho letto malissimo.

 

Esatto 

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38 minutes fa, Stranger dice:

Premessa: se la vediamo come un puro momento di intrattenimento, è una gioia per gli occhi e le sensazioni, con momenti di regia notevole e gli ultimi minuti veramente pazzeschi come mix tra immagini e colonna sonora.

Ma purtroppo non riesco a vederla solo da quel punto di vista e allora gente, fa acqua da tutte le parti.

 

Il mio problema è che a tratti non riuscivo proprio a vederla. E non sono l'unica che ha avuto problemi. Ci sono un paio di scene che mi son piaciute (tipo la morte di Beric), altre che ho detestato, ma buona parte della puntata non ho capito cosa stava succedendo. È davvero tutto troppo confusionario. Alla prima visione non capivo se certi personaggi erano vivi o morti.

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%d/%m/%Y %i:%s, joramun dice:

Questo è il primo episodio squisitamente martiniano dopo stagioni e stagioni

 

Cito esclusivamente questo passaggio che mi sembra riassumere bene il modo in cui tu poni la questione e a cui io rispondo: e chi lo dice? Tu?

Lo dico senza polemica, non vorrei assolutamente avere un tono irritante, ma è "solamente" la tua opinione. E' un'opinione assolutamente rispettabile e totalmente legittima, che però io, legittimamente, non condivido.

 

Dove starebbe scritto se una cosa è "da Martin" o non è "da Martin"? Non siamo noi lettori o telespettatori a deciderlo, almeno fino a quando non avremo modo di leggere TWOW e magari qualche saggio sulla sua opera che certificherà cosa "sia o non sia" da Martin.

 

Poi, sono d'accordo che ci sta benissimo che il "prescelto" non esista, fallisca, e tutte le citazioni che vogliamo anche dal LOTR

Spoiler

(grandissima la lezione sul ruolo di Gollum, che molti "buoni" vorrebbero eliminare subito e che si rivela fondamentale)

però il modo in cui è stata giocata la carta Arya (personaggio che tra l'altro io adoro) secondo me non è coerente con quanto letto finora.

 

Quello che voglio dire e che forse tendo a ripetere un po' troppo spesso è che GOT è una cosa e ASOIAF è un altra, e non "giustificherei" le scelte prese oggi da D&D con quanto scritto da Martin o con la "visione" di Martin.

 

%d/%m/%Y %i:%s, Pongi dice:

Questi sono stati lasciati nella bratta da uno che gli aveva promesso che avrebbe finito i libri prima di loro e non ha più  pubblicato neanche una pagina

Esatto. Martin non ha finito la saga.

D&D hanno fatto quello che hanno potuto e realizzato una serie epocale con il materiale a disposizione. Bravi! Detto senza alcuna ironia! Ma è la "loro" visione e dell'HBO.

...e da lì a sostenere che liquidare così la minaccia estranea e far vincere / lottare ancora per il gioco del trono Cersei, sia "quanto previsto da Martin" secondo me ce ne passa ancora parecchio (aspetto con gioia di essere smentito dalla prossima e contemporanea uscita di TWOW e ADOS! :stralol:).

 

Idem per questa idea

20 minutes fa, joramun dice:

No. Sono le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco per come le intende il suo autore. Lo ha detto e stradetto. L'impianto morale dell'opera è dichiaratamente cinico, ambiguo, centrato sulle meschinità e le passioni umane.

 

Come sopra. E poi mi sembra che di passioni umane ce ne siano a bizzeffe, adesso. Direi piuttosto che girarla sulla politica e su Cersei "badass" nelle prossime puntate sia più funzionale all'idea di pubblico che ha la HBO che non a una fantomatica visione del mondo "da Martin" o di Martin...

 

 

19 minutes fa, Angorian dice:

La puntata per me non è nello stile martiniano, che costruisce minuziosamente ogni suo colpo di scena, tanto che a nessuno verrebbe in mente di contestare le Nozze Rosse. Qui c'era solo la volontà di colpire e stupire, in barba a ogni costruzione coerente. 

Parole sante!

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3 minutes fa, Meribald Blackwood dice:

Cito esclusivamente questo passaggio che mi sembra riassumere bene il modo in cui tu poni la questione e a cui io rispondo: e chi lo dice? Tu?

 

No, lo dice l'opera stessa, che parla in maniera abbastanza incontrovertibile. E il suo stesso autore, che dell'impianto morale ed etico di quell'opera ha parlato più e più volte.

 

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Io ho visto la puntata su Now Tv collegata alla TV e ho visto tutto bene in ottima qualità. 

5 minutes fa, Meribald Blackwood dice:

Esatto. Martin non ha finito la saga.

D&D hanno fatto quello che hanno potuto e realizzato una serie epocale con il materiale a disposizione. Bravi! Detto senza alcuna ironia! Ma è la "loro" visione e dell'HBO.

...e da lì a sostenere che liquidare così la minaccia estranea e far vincere / lottare ancora per il gioco del trono Cersei, sia "quanto previsto da Martin" secondo me ce ne passa ancora parecchio (aspetto con gioia di essere smentito dalla prossima e contemporanea uscita di TWOW e ADOS! :stralol:).

 

Questo è il fulcro, secondo me: alla fine abbiamo la scelta della HBO e di D&D, ma non di Martin. questa puntata mi rassicura sul fatto che nei libri tutta la situazione sul NK e AA sarà appianata in maniera totalmente diversa. Ci sarà ancora più di un motivo per continuare a leggerli e seguirli.

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Ma poi lasciamo Martin da parte. Avrà rimandato da tanto gli ultimi libri, avrà fatto false promesse e complicato le sue trame. Ma il suo lavoro non è ancora finito, critichiamo ciò che ha fatto finora piuttosto.

 

Per quanto io possa empatizzare con D&D, valuto quello che hanno fatto e non semplicemente perché l'hanno fatto. Altrimenti diventa la fiera delle giustificazioni e allora diventa inutile anche solo farci un semplice dibattito

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Ma se diamo per scontato che qualcuno dovesse ammazzare il NK, perché non Arya? Anche se Jon fosse davvero il PrincipePromesso, anche se davvero la profezia avesse un senso e questo fosse che Jon dovrà sconfiggere il NK... davvero implica che dovesse farlo lui di persona personalmente? Un bel duello di 15 minuti con la musica di Williams di sottofondo? Non dico che non mi sarebbe piaciuto, ma se 3.000 anni fa andava bene far uccidere il più grande guerriero di tutti i tempi da un fighetta con l'arco, nel 2019 mi pare più che sostenibile che il NK venga ucciso da Arya Stark.

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Moderator mode

 

44 minutes fa, joramun dice:

Devi assolutamente dirmi da chi ti rifornisci.

 

Commenti del genere sono assolutamente fuori luogo e non vengono tollerati su labarriera.net

Oltre a non aggiungere niente alla discussione, questo é un post spammoso e offensivo. Ci riserveremo di prendere provvedimenti in merito.

 

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%d/%m/%Y %i:%s, Fungo dice:

 

È bello leggere come un sacco di gente sappia perfettamente cosa scriverebbe Martin in una realtà parallela in cui finisse mai sta saga :stralol:

 

Cm se io mi mettessi cn un pallone in mano e pensassi di fare le stesse cose di Maradona 

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