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Viserion

Game of Thrones, Episodio 8x03

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5 minutes fa, Oathkeeper dice:

Ho letto anche offese personali, ma al di là di questo, se scorrete le pagine dall'inizio, potrete notare che non si tratta più di commenti alla serie, nel bene o nel male, si tratta di guerriglia su tastiera. Da critica a polemica il passo è breve.

E più si trovano storture e pecche e più si fa branco e si spolpa l'osso.

E' un reiterato accanimento scrivendo a ripetizione da 30 pagine le stesse cose.

Ormai siamo in loop, un disco rotto. 

Eppure siamo ancora tutti qua a guardarlo. Sarà una specie di dipendenza? :blink:

Si ma non puoi catalogare tutti quelli che hanno fatto delle critiche come un branco di bulli.

Detto ciò odio ripetermi ma le critiche che ho fatto riguardavano essenzialmente la sceneggiatura non regia ecc. 

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Le critiche le ho fatte anche io. Non ho mica scritto che Zelda ha fatto bullismo, ho scritto che le critiche in generale sono degenerate in altro e personalmente non trovo gusto nel leggere 20 pagine di seguito con scritto "ho ragione io", "no, ho ragione io", ripetendo sempre le stesse cose. 

Mi spiego meglio: anche io trovo deludente la gestione del Nk ma, dopo che l'ho scritto una volta, e poi la seconda e poi la cinquantesima, non è che alla cinquantunesima, se salgo di tono la mia opinione diventa universale o prende forza.

Non so come spiegarmi meglio senza risultare antipatica, non è mia intenzione farne una questione morale.

 

Quoto neck quando dice che la maggior parte dei commenti deriva da quello che avremmo voluto vedere, dall'idea che ci siamo personalmente fatti della saga e dai vari leaks usciti prima della serie. E' come se ci sentissimo traditi nelle intenzioni da D&D, ma dobbiamo ricordarci anche il buono, se no tanto vale non guardare più.

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Per me aldilà di tutto questa è una delle puntate che mi ha tenuto più incollata allo schermo, con un senso di angoscia e ansia per tutto il tempo. Ma come battaglia mille volte meglio quella dei due bastardi. Le puntate più belle per me rimangono la 6x09, la 6x10 e Hardhome.

Altro appunto che mi è dispiaciuto: nella scena che vi ho messo della danza tra i draghi schiarita, si vedono tanti dettagli in più e si percepisce l’enorme lavoro fatto per rendere realistica la scena (che lo sembra davvero). Ma non potevano farla, non so, sopra le nubi con la luce della luna a illuminare? È davvero un peccato averla vista così buia, mi sa di lavoro sprecato.

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34 minutes fa, Oathkeeper dice:

E' come se ci sentissimo traditi nelle intenzioni da D&D, ma dobbiamo ricordarci anche il buono, se no tanto vale non guardare più.

Ah beh si la speranza è l'ultima a morire

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è il finale della linea narrativa più importante (apparentemente?) dell'opera. è normale che ci sia tanto dibattito e che sia anche acceso visto come è finita nel bene o nel male.

Prego tutti gli utenti di commentare nel merito del topic e non a proposito di "bullismi" o di "aspettative mancate" o di "non è andata come volevate voi" ecc ecc.

Rispettiamo il pensiero di tutti.

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2 hours fa, Dargil dice:

Ryan Johnson ti darebbe ragione

 

Ryan Johnson riuscirebbe a far sembrare gli ineffabili B&W due fini cineasti di culto. :ehmmm:

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So di arrivare in ritardo di giorni e quando (quasi) tutto è stato detto. Ma, dato che ho visto la puntata soltanto oggi e trabocco di pensieri che non riesco a tenere per me, ma vorrei tanto condividere con qualcuno, posso fare qualche passo indietro ed accennare qualche riflessione? 
Mi lasciate? :) 

Intanto, quoto parola per parola il post di @JonSnow;, di un'altezza e bellezza che, nonostante credessi di conoscere già bene il suo talento strepitoso, sono riuscite ancora a stupirmi. Ancora una volta è riuscito nell'impresa, ormai quasi impossibile, di superare se stesso in pensiero e scrittura. E ha descritto esattamente le sensazioni che mi ha dato questa puntata. Quindi oso appena scrivere qualcosa, dopo un intervento così perfetto e, per me, di livello assolutamente irraggiungibile.

Ma metto faccia tosta e mi butto. Scegliendo anch'io di non parlare di quanto l'episodio contiene di criticabile o illogico (tanto), che è già stato sviscerato a fondo, ma di soffermarmi sul molto, anche, che mi ha colpita in positivo. Perchè, poco da dire: in questo episodio D&D hanno messo, veramente, tantissimo. Di alto e basso, di sensato e di illogico, di entusiasmante e di irritante. Ma io l'ho guardato dopo avere letto le vostre critiche (che per la maggior parte condivido) ed essermi spoilerata quasi tutto: quindi, con aspettative bassissime. Nonchè anche abbastanza delusa ed irritata per certe scelte narrative, in particolare quella di Arya salvatrice del mondo (ho atteso giorni a guardare l'episodio proprio perchè dovevo superare l'arrabbiatura per questa svolta, tra il femminismo badassico ed il fantasy-ninja). Eppure,  questo, paradossalmente, è stato positivo: perchè, non aspettandomi nulla, le parti valide sono state una completa, felice, emozionante sorpresa. 

 

E allora, scelgo di pormi sul versante positivo ed accenno alcune di queste.

- Il leit motiv del ricomporsi , o comporsi per la prima volta, degli affetti così come, in un mondo più semplice e meno aspro, sarebbero potuti essere. Quelli che non sono stati, per la crudeltà della situazione contingente (Sansa e Theon) e quelli che giacevano nascosti sotto uno strato ruvido, di pudore o paura dei sentimenti (Arya e Sandor). Quelli che non avevano trovato la via per venire alla luce (Brienne e Jaime) e quelli, semplicemente, impossibili (Danaerys e Jorah). Nel momento decisivo e supremo, quando ogni altra considerazione, fattore esterno o vicenda passata diviene del tutto caduca, trascurabile ed irrilevante, viene alla luce ciò che ciascuno ha, o avrebbe potuto avere, nel cuore. Lo so: forse è retorico; forse è una soluzione narrativa facile. Ma a me ha colpito ed emozionato. 

- L'effetto di straniamento totale creato dal cambiamento della colonna sonora nel momento in cui si è arrivati al di là di ogni immaginabile disperazione, proprio quando i personaggi ormai barcollano ciechi nel fondo di un abisso senza più il più fioco barlume di speranza. Mentre gli esseri umani sono ridotti al loro nucleo essenziale che è carne lacerata e sangue, e puro, primordiale istinto di sopravvivenza, proprio allora, al fondo esatto dell'incubo, la musica, improvvisamente, diventa scarna, minimalista, essenziale. Persino dolce, seppure di una dolcezza malinconica, aspra, talvolta dissonante e difficile da sopportare. L'effetto è irreale, onirico: qualcosa che puoi provare soltanto quando sei andato definitivamente "oltre". Oltre gli umani limiti di sopportazione, di resistenza, di orrore. Di nuovo, forse una trovata non originalissima -la prima cosa che mi viene in mente è la morte di Leon, struggente e bellissima, nel film di Besson- ma di una potenza emotiva e comunicativa enorme. E giocata, tecnicamente, veramente bene.
Per inciso, sappiamo bene quanto GOT si sia allontanato da ASOIAF: eppure, qui ho ritrovato un richiamo ai libri, seppure indiretto e probabilmente casuale. A quando Tyrion, durante la sua prima battaglia, ad un certo punto si ritrova talmente "oltre" ogni limite, da arrivare, per il troppo terrore di morire, al di là persino dello stesso terrore di morire. E tutto gli sembra diventare irreale, quasi senza suono, quasi al rallentatore; come se il tempo stesso non esistesse più. Ecco: in questa parte dell'episodio ho respirato esattamente questa sensazione di straniamento. Il senso di uscita da se stessi che paradossalmente si prova quando si è andati davvero nella profondità di se stessi, giù, fino al fondo che di solito non si conosce nemmeno, fino a toccare il nocciolo duro, il nucleo essenziale: il puro, viscerale, animale istinto a lottare per sopravvivere. Senza più alcuna logica; con lo strato cognitivo ormai messo a tacere, paralizzato, annichilito, spazzato via davanti ad un'atrocità che non è in grado di concepire, affrontare razionalmente o sorreggere. L' essere umano ricondotto a pura amigdala o cervello rettiliano. Per troppo orrore, sfinimento o disperazione, svuotato di tutto il resto: pensiero, valutazione, logica, analisi, comprensione. Ridotto al più basico e profondo di tutti gli istinti: vivere. Anche solo ancora per un'ora, per un minuto, per un respiro, per un battito di ciglia in più. 

- Ovviamente, la morte di Theon: immensa la scena (concordo con @porcelain.ivory.steel: anche per me, la morte più poetica, alta e commovente in tutto GOT); immensa la recitazione di Alfie. Ma, per me, già prima, la sua solitudine. La totale, assoluta solitudine interiore con cui, in un luogo-simbolo, nella fragile, quasi derisoria bellezza di un albero dalle foglie rosse nel bianco di neve e ghiaccio, attende il proprio destino, il bilancio dei conti con il proprio passato e la propria colpa; e l'imminenza della propria fine, di quella che sa essere la sola conclusione giusta per una vita sbagliata. A differenza dei characters a cui ho accennato nel primo punto, che nel momento in cui tutto ciò che è effimero o non essenziale viene a cadere trovano una sorta di "doppio" in un'altra persona, Theon è e rimane solo. E ho amato moltissimo questa scelta narrativa perchè è questa, nel mio modo di sentire, la natura dell'essere umano. Puoi avere intorno amici, affetti, una famiglia, un amore: ma i passaggi essenziali della vita -il dolore, la malattia, se ci sarà; la morte- li affronterai da solo. Come, allo stesso modo, se tu sei al di fuori, se sei l'altro, non puoi alleviare la sofferenza di una persona amata, anche se ti lacera il cuore; non puoi sostituirti a lei, non puoi portare una briciola del suo peso. Non ne puoi cambiare il destino, ma non solo: non puoi nemmeno raggiungerla veramente, in quei momenti. Non la puoi salvare dalla sua solitudine, dalla sua sofferenza: sono gabbie in cui quella persona è, e rimarrà, nonostante tutto il tuo amore e la tua disperazione, completamente sola. L'ho provato, nel rapporto con una persona cara sofferente, tutto questo, come probabilmente, purtroppo, lo hanno provato molti di voi; e lo sto provando, in misura minore, anche in questi mesi.

In quanto esseri umani, siamo tutti soli.

Siamo tutti Theon. 


Superfluo dire che ho trovato stupendo il momento in cui Theon/Alfie riceve l'assoluzione di cui sentiva il lacerante bisogno da anni, quella la cui ricerca l'ha tenuto in vita fino ad oggi. E la sua reazione, toccante, commovente, meravigliosa: quel fare cenno di "sì'" col capo. Appena accennato. Lievissimo. E che racconta tutto un personaggio, una storia, un essere umano. Sì, finalmente il mio percorso è compiuto.
Sì, sono arrivato dove volevo arrivare. Sì, ora sono giunto al momento finale. A quello in cui, dopo essere stato assolto, posso - o devo- fare l'ultimo passo: pagare il mio debito. Sentendomi finalmente, per la prima volta, in pace con il mio passato e con me stesso .
Da pelle d'oca la sua corsa verso una morte che è immolazione certa ed offerta di olocausto, la determinazione nella sua risoluzione, il sollievo nella dolore e il dolore nel sollievo. Una scena -tutta- che è, prima ancora che ispirazione per milel riflessioni, pura poesia. Da gustare con il cuore soltanto.
Amavo questo personaggio da tanto, sin dai primi tempi della sua presa di coscienza di cosa fosse il dolore, quello stesso dolore che, nella prima di quelle che potremmo considerare le sue tre vite, aveva inflitto agli altri con leggerezza, in una sorta di anaffettività totale. Ora, dopo questo straziante, meraviglioso epilogo, sarà nel mio cuore per sempre. 

- Il rapporto dei personaggi con la perdita di ogni speranza. Sansa, soprattutto, che, all'inizio, afferma "Il vero eroismo è accettare". Scusate se torno sulla mia esperienza personale: ma del resto, il modo in cui leggiamo un libro o interpretiamo un film, non è basato sul nostro vissuto? Come si spiegherebbe, altrimenti, che certe letture in una fase della vita non ci dicono nulla, e anni dopo ci trafiggono il cuore? Qualcosa del genere sono arrivata a pensarlo, anni fa. Al termine di un percorso in cui per molto tempo avevo cerato di cambiare una situazione che, semplicemente, non poteva essere cambiata. Avevo cercato di fare, di agire; continuamente. Perchè la nostra cultura ci insegna questo: che tutto è possibile. Quanti manuali di auto-aiuto esistono, per apparire più giovani o più magri, invecchiare in salute, diventare più brillanti, aumentare l'autostima, imparare ad organizzarsi o a parlare in pubblico; ad avere più amici, a trovare la persona giusta, a cambiare la propria vita? E quanti ne esistono, invece, che insegnino, semplicemente, ad accettare che certe situazioni sono e basta; che non si possono cambiare? Adesso, ce n'è qualcuno: ma provengono, non a caso, da filosofie orientali o dalla mindfulness, anch'essa fondata su filosofie orientali. La cultura occidentale (quella più superficiale, quella veicolata dai media e di cui, volenti o nolenti, siamo intrisi) non fa altro che ripeterci che possiamo cambiare a nostro piacimento le situazioni, le cose, noi stessi. Tutto bello, comodo, rassicurante: finchè ti trovi davanti ad un bollettino medico di una persona cara e improvvisamente scopri che no, non è così.

Che non era vero niente. 
E allora, probabilmente non subito, probabilmente dopo mesi, capisci una nuova verità: che la vera forza, il vero eroismo, per dirla con Sansa, è accettare. Lasciare che le cose siano, nel solo modo in cui possono essere.

Sì, d'accordo: poi i fatti daranno torto a Sansa. I nostri vinceranno, quindi valeva la pena di resistere: ma questo è un fantasy, non la vita vera. Scusate il mio pessimismo (sto lavorando per accettare anche questo, questa mia visione della vita), ma la vita vera, per me, è Sandor quando dice "E' inutile combattere: questa è la Morte, e non possiamo combattere la morte.". La vita vera, per me, è Jon che, affranto, spezzato, distrutto, un attimo prima che il deus ex machina cambi e stravolga ogni cosa, annullando il realismo che, pur nella situazione irreale, permeava ogni cosa, si alza e si offre al drago, al fuoco che porrà termine al suo cammino. E sicuramente, da persona adulta e mediamente ammaccata dalla vita (e ben meno di molti altri, ne sono consapevole), ho amato e sentito molto di più la disperazione delle parole di Sandor o del gesto di Jon, che i voli sui draghi fiammeggianti o il salto ninja di Arya-ammazzatutti. 

 

- Oltre alla enorme potenza della battaglia (che tra l'altro sono riuscita anche a vedere decentemente... sedendomi ad un metro dal televisore), l'estrema, quasi animale fisicità che è riuscita a trasmettere. Non è questione di effetti splatter: ci sono film con decapitazioni e sangue che schizza a iosa, in cui, a parte il ribrezzo (sono una persona impressionabile, sì) non provi, non ti arriva niente. Invece, qui ti sembrava di sentire il respiro affannoso dei personaggi, il loro disperato essere carne e sangue, i battiti impazziti dei cuori. Nel loro visi sconvolti, nei corpi insanguinati, nel rumore osceno della carne squarciata; nelle montagne di cadaveri... tutto era fisico. Tutto era carne.  Viva, pulsante, sanguinante, straziata, morta. Carne. Quello che l'essere umano è, alla fine, di fronte alla malattia o alla morte. Anche il più geniale,  intellettuale, ascetico o moralmente alto degli esseri umani: può apparire così per una vita, ma arriva la devastazione fisica, il terrore per la sopravvivenza o una morte lentqa e difficile, e chiunque si rivela carne che sanguina, soffre e grida di dolore. E tutto questo, in quella battaglia, c'è. Palpabile,denso; quasi materiale. E per me è stato qualcosa di potentissimo, duro e doloroso come un pugno nello stomaco. Reso veramente bene; ma proprio tanto. Per me, chapeau, senza "se" e senza "ma".


- Infine (ci do un taglio, se no mi mandate al diavolo per i prossimi dieci anni), Melisandre. Personaggio  maltrattato dalla serie, trasformato in una femme fatale che usa il proprio corpo tanto quanto la Mel dei libri invece è sensuale solo in apparenza, ma in realtà fredda, ascetica, votata al sacrificio del rigore e dell'autodisciplina. Ecco: questa puntata, finalmente, le ha reso giustizia. Questa, per me, è stata la "vera" Melisandre. Titanica, potente; eppure, nello stesso tempo, mai così umana e vera. Mirabile la ritrovata fermezza della sua fede; magistrale la scena in cui cerca di dare fuoco alla barricata. Nel rituale su Jon morto ad un certo punto aveva vacillato, la sua fede aveva perso forza; infine si era arresa. Adesso, invece, continua a ripetere la formula, nonostante tutto; continua e continua. La sua voce -tocco magistrale, di alta classe- ad un certo punto vacilla: ma Melisandre non concede a se stessa di vacillare. Melisandre si impone di credere. Fino in fondo. Contro ogni evidenza. E viene premiata. 
Struggente la scena finale: una scena quasi eterea,  che tuttavia ti arrriva come una coltellata al cuore. E, per qualche motivo assurdo che è nel funzionamento delle nostre emozioni, fa tanto più male proprio perchè è così lieve, evanescente, silenziosa, essenziale. Dopo tanto clamore, un altro momento di impatto altissimo girato, invece, lavorando per sottrazione. Con grande controllo e misura, in modo minimalista e in un tempo brevissimo; raccontato sottovoce e con poche parole. Ottenendo, paradossalmente, un effetto di grandissima potenza, anche per il contrasto con il "tantissimo" a cui abbiamo assistito fino a quel momento: come, dopo un concerto tutto suonato sul fortissimo maestoso, fino a far stridere gli strumenti sotto lo sforzo, un uragano di note e suoni al limite del dolore fisico, la sorpresa spiazzante di un finale in pianissimo che, paradossalmente, ti arriva e colpisce come il suono più assordante di tutti. 
Lasciandoti, attonito e stranito, un attimo dopo, ad ascoltare il silenzio. Con un improvviso, fortissimo, sgomento senso di vuoto.

La stessa sensazione di vuoto e di perdita, di separazione dolorosa, di fine di qualcosa che, nonostante i suoi tanti difetti, per qualche motivo che forse risiede più nel cuore che nella mente ma non per questo vale di meno, ho provato quando è comparsa la schermata nera dei titoli di coda.

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5 hours fa, GRRM dice:

E poi ogni personaggio è umano e vive e muore come tale.

Insomma... diciamo che un certo plot armour c'è anche nelle cronache. Proprio Arya peraltro non è proprio l'emblema della verosimiglianza nè come psicologia nè come azioni o situazioni in cui sopravvive. Secondo me si notano anche nei libri molti squilibri tra personaggi e situazioni.

A me sembra che la serie non sia che il risultato di questa situazione portato all'ennesima potenza e condensato per ragioni di tempo e medium.

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Ho sempre pensato questo di Arya ,nondimeno il suo addestramento deve avere uno scopo preciso anche nelle cronache ;sappiamo che nella serie il suo essere No One è fondamentale perché si muove senza far rumore e ammazza l’orfana sfruttando una sua menomazione : al buio la uccide perché da cieca ha imparato a muoversi anche in condizioni proibitive 

Questo per ribadire che non è fuori dal mondo la possibilità che lei potesse ammazzare il NK .

Un mio amico mi ha fatto notare come nella 8x1 Arya , che è la sola che vuole bene a Jon senza secondi fini ,arriva alle spalle di Jon nel parco degli dei senza che Jon se ne renda conto : anche questo potrebbe essere un indizio 

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3 hours fa, Dargil dice:

Ryan Johnson ti darebbe ragione

Non ho il piacere di conoscerlo. Googlando ho visto che è in relazione a Stars Wars di cui mi sono negli anni tenuta prudentenmente alla larga 

Io credo che Arya che si occupa del NK e Jon che invece si scopre impotente e non il predestinato non siano per niente out of caracter ma solo deludenti in confronto alle aspettative che ci avevano sapientemente creato, a quedto punto manipilandoci un po. Il senso di spaesamento lo posso capire ma sono loro che hanno in mano la storia, noi possiamo solo "subirla". Le serie tv che ci tengono incollati allo schermo e in attesa frenetica della nuova puntata sono la versione odierna dei romanzi del 800 pubblicati in feuilletons, e usavano anche loro cliffhangers, plot twists, effetti furbetti, gli autori tenevano in conto quali erano i personaggi beniamini dei lettori, etc. 

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Grazie @Stella di Valyriaper questa analisi così intima e poetica.

 

Aggiungo il parallelismo tra il piano che accompagna la scena finale al piano che accompagna la scena dell'esplosione del tempio di Baelor. 

Entrambe le musiche stridono con il contesto e presagiscono un drastico cambiamento nella storia. 

Ma, mentre la musica di Cersey ha un disturbante crescendo che sfocia nella viola e nel l'organo, con quelle voci bambine da brividi, la musica che ci accompagna alla morte del NK è delicatissima. Il finale, Mel che si accascia nella neve, è davvero poetico. Mi sembrava di guardare un misto tra un anime e Tarantino. 

 

 

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46 minutes fa, Lyra Stark dice:

Insomma... diciamo che un certo plot armour c'è anche nelle cronache. Proprio Arya peraltro non è proprio l'emblema della verosimiglianza nè come psicologia nè come azioni o situazioni in cui sopravvive. Secondo me si notano anche nei libri molti squilibri tra personaggi e situazioni.

A me sembra che la serie non sia che il risultato di questa situazione portato all'ennesima potenza e condensato per ragioni di tempo e medium.

Nelle cronache non ricordo nessun personaggio che fa macelli di n-mila avversari. In questa puntata ogni personaggio ha massacrato dai 10 ai 50 avversari. Ma chi sono, gli x men?

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13 minutes fa, Drusilla dice:

Non ho il piacere di conoscerlo. Googlando ho visto che è in relazione a Stars Wars di cui mi sono negli anni tenuta prudentenmente alla larga 

Ryan Johnson ha diretto unicamente Star Wars 8, capitolo diventato infame tra i fan per aver abusato della sovversione delle aspettative nella gestione dei personaggi e della storia, rispetto al film precedente e a ciò che preannunciava.

 

Sovversione fine a se stessa secondo molti, da qui il mio riferimento in relazione a D&D

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Ragazzi, qui ci stiamo scordando una cosa importantissima: la morte di Theon è uno spoiler da TWOW/ADOS, giusto?

Mica bruscolini, per uno dei personaggi principali.

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