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Timett figlio di Timett

Game of Thrones, episodio 8x04

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35 minutes fa, Robert Widower dice:

Ma tra l'altro, che gittata hanno le balestre di Euron? Considerando quella che usa Bronn nella settima stagione e che assomiglia tanto agli scorpioni romani dovrebbe essere sui 300-350 metri di distanza. Mettiamo che Qyburn è un novello Leonardo ed è riuscito a portarla a 500 metri (cosa difficile visto che presumo che i proiettili, dovendo forare le scaglie di drago, siano stati resi belli "pesanti" per essere capaci di sventrare così facilmente il povero Rhaegal e di distruggere intere navi quasi con un colpo solo). Come fa la Targaryen a trovarsi a una distanza così ravvicinata e a non accorgersi della presenza della flotta?

Inutile farsi tali domande se gli stessi sceneggiatori confessano che Daenerys si era semplicemente “dimenticata” della flotta di Euron. Non si possono fare ragionamenti ricercando la coerenza con persone del genere.

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Il 6/5/2019 at 14:11, vince dice:

Credo che ormai la questione sia semplice 

La cifra stilistica dei sue sceneggiatori tende a una visione antropocentrica dello show (aka togliamoci di torno tutto ciò che è soprannaturale tranne il minimo sindacale di deus ex machina) per favorire la spettacolarizzazione e l’estremizzazione di alcuni tratti facilmente vendibili dei pg principali a scapito di ogni coerenza e logica nella trama... vogliono semplicemente far dire allo spettatore americano medio, che è il loro target, più wtf possibili a ogni puntata e morta la 

 

È un modo di vendere lo show, e gli va dato atto di essere stati molto bravi almeno in questo visto il successo di questi anni... ma non ha più alcun legame con la storia che intendeva martin, è qualcosa di vagamente ispirato 

 

Come ha detto già qualcuno in questo topic, è più simile a una fanfiction ormai, dove autori dilettanti si divertono a inserire nella trama colpi di scena a caso senza mai riuscire ad approfondire i personaggi o a sviluppare un intreccio 

 

Se uno lo accetta e decide di non vedere gli enormi e continui buchi di sceneggiatura presenti (perché ce ne sono a decine, chi non li vede probabilmente chiude gli occhi e si tappa le orecchie) allora magari si può prendere questa stagione per quello che è... puro intrattenimento, a volte di qualità tecnica eccellente, a volte buono, a volte un po’ trash 

 

Il 6/5/2019 at 14:58, Fungo dice:

 

Peccato che manco la finirà, e sul lavoro che giudichi così male (userei altre parole anche perchè "da pezzenti" con tutto quel che è costata mi pare un'espressione proprio sbagliata) lui ha una bella fetta di concorso di eventuale colpa, avesse finito i libri come aveva detto quelli avrebbero avuto materiale su cui basarsi perlomeno 

 

Per comodità cito il mio primo messaggio nella discussione, che riassume la mia visione della stagione (e della serie) fino a un attimo prima di vedere l’inside del quarto episodio 

 

Il messaggio a cui hai risposto (un pelino più rancoroso verso gli sceneggiatori :ehmmm:) è figlio della consapevolezza che ormai tutto quello che rendeva got una serie di livello dal punto di vista narrativo non esiste più, perché chi scrive la sceneggiatura ha palesemente ammesso di non essere capace di fare il suo lavoro 

 

Resterà il comparto tecnico eccellente e il successo planetario, ma senza sostanza dietro a giustificarlo, un po’ come avatar 

E per questo motivo preferisco non aver nessun finale, se martin non sarà in grado di scriverlo, piuttosto che questa accozzaglia di azioni senza senso fatte compiere ai personaggi perché si 

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%d/%m/%Y %i:%s, sabienne dice:

 

- bronn isterico che si palesa a GI armato, che minaccia il primo cavaliere e che se ne va tranquillo... farlo fuori pareva brutto?

 

mi correggo: i lannister non sono a GI ma al bar sotto casa. ora ha un senso

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%d/%m/%Y %i:%s, sabienne dice:

da un po' di puntate mi sono accorta che non bisogna farsi troppe domande sul perché, il percome, il come, il quando ecc.. guardo quest'ultima stagione e penso "nulla di tutto questo ha senso, ma mi sto divertendo". ho una "certa" anche io e se da una parte mi sento presa un po' in giro, dall'altra so che è tutto show.  

 Esatto, la penso anche io così

Ormai got è questo, lamentarsi non ha più senso se non peggiorare ancora di più la visione delle future puntate

Mi godo gli avvenimenti, i colpi di scena, i personaggi che ormai sono miei amici e evito di farmi troppe domande 

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Ma tra l'altro, che gittata hanno le balestre di Euron? Considerando quella che usa Bronn nella settima stagione e che assomiglia tanto agli scorpioni romani dovrebbe essere sui 300-350 metri di distanza. Mettiamo che Qyburn è un novello Leonardo ed è riuscito a portarla a 500 metri (cosa difficile visto che presumo che i proiettili, dovendo forare le scaglie di drago, siano stati resi belli "pesanti" per essere capaci di sventrare così facilmente il povero Rhaegal e di distruggere intere navi quasi con un colpo solo). Come fa la Targaryen a trovarsi a una distanza così ravvicinata e a non accorgersi della presenza della flotta?
Infatti questa cosa non ha nulla di realistico. Non ha credibilità e sinceramente credo che non la leggeremo nei libri.

Inviato dal mio D5803 utilizzando Tapatalk

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lungi da me voler provocare perche non ne ho il minimo interesse, piu che altro per curiosita....

 

ma chi disprezza tutto di questo finale(e tutta la stagione precedente anche o addirittura per altri dalla quarta in poi)o preferirebbe non ci fosse......e sa che non ci sara un minimo di senso, di logica, di scenaggiatura decente, che non c'entrera nulla con i libri e l'evoluzione dei personaggi, che chi ha scritto le cose non sa fare il suo mestiere, pensa solo a fanservice e ascolti e tutto il resto(perche questo è il tenore della maggioranza dei commenti che ho letto tra chi non apprezza, non solo o non tanto le singole scene, ma considerazioni generali su tutto l'arco narrativo e sul valore di chi mette su tutto il prodotto).....e soprattutto esordisce ogni volta con "ho finito con GOT"....

 

...perche ancora se li guarda gli episodi?

 

 

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Comincio da ciò che non ho gradito a livello di scrittura e struttura, un qualcosa di già ampiamente rilevato: l'assalto via mare di Euron con annessa uccisione di Rhaegal. Probabilmente tra le scene più brutte e illogiche di cui ho memoria in GoT. Oltre a non avere una logica a livello strategico - né Daenerys né i suoi alleati tengono conto della flotta di Euron -, oltre ad essere ulteriormente illogica a livello strutturale (le navi di Euron apparentemente invisibili e non avvistate da nessuno), vede nell'abbattimento del drago il suo punto peggiore, poiché reso oggetto di un attacco in successione di per sé impossibile da operare. Ulteriormente ridicoli sono i fotogrammi successivi, con una pioggia di arpioni che si abbattono su Drogon, guarda caso, senza minimamente sfiorarlo. In tutto ciò anche la resa generale del tutto appare anticlimatica, sbrigativa e ricca di inutile foga, ove tutto si è svolto con una velocità disarmante quanto l'assenza di senno da cui tale tutto è accompagnato. Il possibile impatto visivo non è una giustificazione accettabile.
 
 
Venendo al resto...
 
Apertura suggestiva. 
Volti emaciati esprimono cordoglio, le espressioni si perdono nel pallore di un gelo apparentemente senza fine. Dopo tanto tempo il concetto di morte non può essere più violato, la dignità è ripristinata nella concessione di una partenza definitiva. Il pianto che si appropria del volto di Daenerys è quello di una donna che avverte su di sé il peso di non aver potuto ricambiare un amore così totalizzante e riverente. Le lacrime di Sansa cadono per Theon come non è accaduto per Rickon. Comprensibile. I legami più profondi si forgiano spesso nella condivisione diretta di un identico dolore. Theon, per lei unico testimone del trauma più profondo, l'unico che potesse realmente stabilire una connessione emotiva sullo stesso, comprendendo la portata di quella così brutale violazione. Simbiosi assodata dalle cicatrici sui loro corpi, firma depravata del medesimo aguzzino. Parole solenni e giuste si trascinano in una voce stremata per l'ultimo saluto. Scopriamo quanto già ci è noto: l'egoismo dell'uomo è miseria dinanzi al potere insito nella morte. La fede in una memoria storica, l'immortalità degli uomini al di là della carne mediante la loro continua rievocazione mnemonica ed emotiva, è l'unica consolazione di chi è sopravvissuto.
 
Il giubilo è la conseguenza più naturale dello scampato pericolo. La complicità di Jon, Sansa e Tormund, non differentemente da quella di Jamie, Tyrion e Brienne, scorre sotto gli occhi spenti della Madre dei Draghi, specchio di una distanza incolmabile, un separatismo emotivo prodotto da un dolore irrecuperabile, dalla perdita, dall'alienazione, dal rifiuto di un popolo che non l'accetterà mai realmente e che non riuscirà mai a comprenderla, come lei parimenti con il suddetto popolo. Ella non può che avvertire il peso di tale rigetto, la ridondanza di un'assenza di empatia. L'unica persona davvero sola nella stanza. Nell'amore della gente verso Jon Snow emerge la vulnerabilità sopita in Daenerys, le sue certezze crollano, un senso di sedimentata insicurezza non può fare a meno di invaderla. Significativo che gli unici soggetti che avvertano l'impulso di coinvolgerla e rivolgersi a lei in modo positivo, senza acredine, e con spontaneo calore umano siano Jon e Tormund, che tentano, per quanto vanamente, di estendere anche a lei il piacere della condivisione di un'inaspettata gioia. Jon e Tormund, segnati a loro tempo dagli effetti dell'emarginazione e dell'esclusione, un meccanismo per loro così familiare, un'iniquità vissuta sulla loro pelle, ora riflettuta da un altro essere umano non dissimile da loro. Solo coloro che hanno provato una cosa simile possono ritrovarsi sensibili alla medesima, riassaporando un mai superato retrogusto di ingiustizia e brutalità.
 
Dinanzi a ciò è il sorriso di Sansa a spegnersi, anestetizzata alla comprensione emotiva, tanto da trovare gratificante l'emarginazione operata verso Daenerys, ritrovandosi altrettanto ad essere creatura preda di risentimento, lo stesso che la porta a perdere il controllo a causa di quelle risate e a dover evadere dopo un attento sguardo. Le parole che la Madre dei Draghi rivolgerà successivamente a Jon, riferendosi a lei, promuovono pertanto un assunto assennato. Ciò che Sansa ha subito l'ha segnata oltre qualunque strato di pelle, ha inquinato la sua natura. Il risultato del male che l'ha violata ha invaso la sua anima, sino a inaridirla, sino a renderla incapace di qualunque sinergia con il dolore altrui. Ciò che resta sono gli elaborati meccanismi di difesa, la mostra di una serafica freddezza, ove il costante mantra è la preservazione del proprio status quo. Come si evince dalla conversazione con Sandor Clegane (il dolore inteso come forgia evolutiva più efficace), ella cavalca il destriero della disillusione, totalmente vittima di una negatività coercitiva che le rende impossibile vedere e aspettarsi quanto di positivo ci possa essere nell'essere umano. Il Bene pertanto diviene una forma distorta, una proiezione da irridere e che cozza con il plausibile. Amarezza e oscuro sarcasmo circoscrivono il comportamento di una persona ad ora nuovamente oggetto di una costrizione emotiva auto inflittasi, quella del cinismo, emblema di un ulteriore prigione, in cui però ella si sente e sa di essere perlomeno al sicuro. Il risvolto positivo è dunque da lei visto come un miraggio etico. Non si inseguono più le chimere. Il meglio di sé è stato perso e non lo si avrà più indietro. Permane l'accettazione. 
 
L'intimo confronto tra Jon e Daenerys mette in luce l'inizio del crollo nervoso di quest'ultima. Non vi è più margine per l'ego, non vi è più la fermezza figlia di ferree motivazioni. C'è solo la sensibilità di una creatura rifiutata, consapevole di un rigetto senza fine a cui la sua persona non era sin qui mai stata abituata e verso cui reagisce con smodata fragilità. Nulla può il singolo di fronte alla richiesta di un amore collettivo. L'amore di Jon nei suoi confronti è un qualcosa che non le basta e che non potrà bastarle. Ogni fibra di lei è seviziata dalla respinta di una terra che non la desidera e che rivolge la propria benevolenza altrove. Ella avverte offesa e dolore profondi, e propone (comanda) il da farsi. 
 
Il consiglio di guerra propone due visioni parimenti accettabili. Quanto Sansa sostiene è un assunto profondamente razionale, in quanto un attacco immediato, con uomini stremati e forze disorganizzate rappresenta un suicidio militare e una foga che tralascia le condizioni precarie dei propri guerrieri. Per contro, Daenerys non ha torto nel voler partire alla carica, in quanto Cersei non arresterebbe comunque la propria avanzata e i propri piani bellicosi, ritrovandosi ad attaccare ciò che resta del Nord entro breve, come da organizzazione preventiva. L'unica via di mezzo sarebbe arroccarsi in difesa e attendere, ma di base nessuna delle due posizioni ha eccessivamente torto o ragione. Il sostegno che Jon dà a Daenerys nell'occasione, oltre che seguito di un dovere, è figlio di un supporto morale che egli ritiene necessario alla luce delle insicurezze e del malessere della suddetta.
 
 
''You think I am a good man. I pushed a boy out of a tower's window... crippled him for life. For Cersei. I strangled my cousin with my own hands just to go back to Cersei. I would have murdered every man, woman and child in Riverrun for Cersei. She is hateful... and so am I.''
Il legame tra Jaime Lannister e Brienne di Tarth perde invece la sua innocenza. Il tratto platonico che lo sospingeva, raccogliendolo in un nucleo di purezza e inesauribile affinità d'animo, è eroso e prevaricato da una passione rovente, a sua volta segnata dal dominio di un impeto viscerale, impossibile da ignorare. Ciò che è immaginifico svanisce in favore della potenza del gesto, sintomo dell'inusuale, dell'imponderabile. Entrambi riconoscono il predominio di ciò che sentono, la loro decisione coincide. L'idea muta in atto, lo stesso sentimento è sradicato dalla sua astrazione. Ma Brienne è pronta alla scelta, la accoglie, non vi è più alcun disagio, bensì la presenza di un pudore perpetuo, di una dignità ambivalente e rispettata, tanto dall'uno quanto dall'altro. Una parte di Jaime è conscia di essere stata guidata da emozioni non dissimili. Per quanto possa volersi dire il contrario, egli non avrebbe mai violato la persona che l'ha fatto rinascere solo per un'egoistica pulsione. Non è meno smarrito di quanto non lo sia lei dinanzi a quanto germogliava già dentro di lui. La scelta successiva, quella più ardua, non è l'indizio di un passo indietro, quanto il palesarsi di un fatalismo oscuro, di una consapevolezza nefasta. Per quanto sia andato avanti, per quanto abbia trovato una sua dimensione e per quanto sia venuto a contatto con una libertà identitaria e individuale così tangibile, egli non può fare a meno di sentire il richiamo di quel legame così distorto. Un qualcosa con cui, ancora oggi, sceglie di punirsi e di infliggersi, un qualcosa verso cui avverte profonda responsabilità, un qualcosa che egli identifica come un suo problema, un problema a cui solo e soltanto lui potrà mettere fine. In un senso o nell'altro è un atto di piètas umana ad esplodere in Jaime, incapace di accettare l'eventuale morte della sorella. Non è illuso dalla possibilità di amarla ancora, è invece in parte illuso nella possibilità di poterla ancora salvare. Per compiere tutto ciò egli non può che essere il giudice più severo di sé stesso. Egli teme tutto ciò che sta provando, ma ancor di più teme la verità insita nelle parole di Brienne - ''You are better than she is, you are a good man.'' -, la portata del significato al loro interno. Egli ha paura delle parti migliori di sé. Non può fare a meno di sentirsi terribilmente sbagliato, corrotto da sentimenti, emozioni e da una natura negativa. Si giudica aspramente e, di più, cerca di convincersi di essere capace solo di negatività e sofferenza. Un qualcosa che non può fare a meno di affrontare da solo, affinché la donna che ha di fronte, come tante altre persone, non possa essere consumata dalla sua natura. Volente o nolente, la scelta che compie esautora Brienne, ponendola in una condizione apparentemente salvifica, lontana da quel che egli considera solo un male, ossia sé stesso. Lo dice egli stesso. E' odioso, si odia e pertanto è convinto, sa, di meritare nient'altro che Cersei Lannister. 
Le parole e le azioni di un uomo che ha provato a placare la sua natura ma che crede di aver fallito. Ancora una volta ritorna un anima dilaniata, la cui eventuale pace è un atteso messaggio, ora profondamente in ritardo. 
 
La scelta di Jon dinanzi alle sorelle e all'albero del cuore è significativa della potenza del legame che ha con loro. Tra amore e famiglia egli compie una scelta di onore e affetto, in favore della seconda. Pone un branco di cui fa parte e al tempo stesso non fa parte al di sopra della donna che ama, contravvenendo pertanto alla volontà di quest'ultima (checché ne dica Varys sul suo essere piegato alla volontà di Daenerys). Una scelta che racchiude in sé uno sforzo non da poco e che è emblematica del dove risiedano realmente la lealtà e l'affetto di Jon, probabilmente anche per il futuro. 
 
Il fatto che Sansa riveli a Tyrion quanto Jon ha confidato alla famiglia è un qualcosa di profondamente deludente sul piano umano, poiché Jon si è fidato di lei nell'occasione, come si era già fidato in passato lasciandola in comando e riconoscendole un valore, lei ha ora violato tale fiducia con questo gesto, venendo anche meno alla parola data e ad un giuramento in piena regola. Da questo punto di vista molto grave. La sua scelta comunque è causata da una volontà di tutelarsi da quello che considera un pericolo, pertanto compie una decisione di auto conservazione. Nelle parole di Tyrion verso di lei emerge evidente il fatto che egli in realtà non cerchi di convincere Sansa sulla bontà e l'idoneità di Daenerys, ma cerchi invece di convincere sé stesso. 
 
Il commiato tra Jon, Sam e Tormund, oltre che profondamente umano nella separazione, fa trasparire un messaggio intrinseco non da poco: l'unica fase della sua vita in cui Jon si sia realmente sentito a casa e parte di un qualcosa è stato nel ritrovarsi ai confini del Nord, nella Night's Watch. Solo da Guardiano della Notte egli ha trovato per la prima volta un posto al mondo in cui fosse eguale e non avesse emarginazione, trovando altrettanto una sua dimensione identitaria. L'ironia e la contrapposizione di quanto pur il tormento e il peso del compito fossero coincisi con una molto relativa serenità mai più ritrovata. Le frasi che dice a riguardo di Ghost sul suo appartenere al Nord e sul fatto che meriti di trovare la sua pace lì possono valere anche per egli stesso, e forse ne è anche consapevole.
 
Ciò che è interessante è che perfino uno come Varys riesca a evolvere e a non incorrere nei comportamenti del passato, ove avrebbe già agito tempestivamente. Egli sceglie invece di mantenere la promessa fatta a Dany e di palesarle le proprie perplessità in modo aperto e diretto.  Il responso è chiaro. Una Daenerys segnata da molteplici lutti e rifiuti ha ormai scelto di non considerare le migliaia di vite innocenti di Approdo del Re, oltrepassando dunque limiti etici e morali che prima non aveva potuto fare a meno di porsi, pur essendo essi il prodromo di un inevitabile svantaggio militare. Una scelta pragmatica quanto impetuosa che circoscrive ulteriore dubbio sul viso dell'eunuco. I discorsi tra Tyrion e Varys sono dunque il seguito di un qualcosa di cui si era già consapevoli: entrambi hanno sempre nutrito dubbi tanto nella personalità quanto nella condotta di Daenerys. Dubbi che ora emergono preponderanti nelle loro menti e che, alla luce di un'alternativa più idonea, sono per loro impossibili da ignorare. Dubbi che aprono a scenari drastici, ove neppure il matrimonio è da loro ritenuta un'opzione positiva, a causa della convinzione che la Regina dei Draghi possa assoggettare il proprio compagno in favore delle sue convinzioni. 
 
La decapitazione di Missandei, avvenuta per volontà di una soddisfatta e sempre più folle Cersei, essere che non conosce resa, essere ormai prigioniero della convinzione e della certezza di non aver nulla da perdere e di potersi concedere ogni idillio, è un ulteriore varco nel cuore di Daenerys. Una discrepanza emotiva, un ulteriore lesione su su una natura già dilaniata. Ella non può che constatare il fallimento della benevolenza, dell'idealismo, del sistema diplomatico e relazionale adoperato sinora. Ogni fibra del suo corpo non può che ritrovarsi invasa da un sincero furore che divampa all'interno dei recessi della sua anima. All'interno di lei albergano dunque le connivenze della vendetta, una complessità di sentimenti che diligentemente fa evincere il suo crollo nervoso. 
 
Gli ultimi fotogrammi dell'episodio segnano difatti l'uscita di scena di Daenerys Targaryen per come la conosciamo ora. 
 
 
 
Un episodio la cui qualità risiede principalmente nella grande performance collettiva proposta dal Cast, ove la recitazione ha avuto davvero pochissime sbavature e abbastanza punti alti, un qualcosa che non capitava da molto. 
 
Se non altro non ricordavo un Dinklage su questi livelli da tempo immemore.
Ti voglio showrunner dei 7 regni, degli Dei vecchi e nuovi, degli Andali e dei primi uomini. Altri che D&D.

Inviato dal mio VTR-L09 utilizzando Tapatalk

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22 minutes fa, the neck dice:

lungi da me voler provocare perche non ne ho il minimo interesse, piu che altro per curiosita....

 

ma chi disprezza tutto di questo finale(e tutta la stagione precedente anche o addirittura per altri dalla quarta in poi)o preferirebbe non ci fosse......e sa che non ci sara un minimo di senso, di logica, di scenaggiatura decente, che non c'entrera nulla con i libri e l'evoluzione dei personaggi, che chi ha scritto le cose non sa fare il suo mestiere, pensa solo a fanservice e ascolti e tutto il resto(perche questo è il tenore della maggioranza dei commenti che ho letto tra chi non apprezza, non solo o non tanto le singole scene, ma considerazioni generali su tutto l'arco narrativo e sul valore di chi mette su tutto il prodotto).....e soprattutto esordisce ogni volta con "ho finito con GOT"....

 

...perche ancora se li guarda gli episodi?

 

 

Ti rispondo io dato che ho letto questa tua critica più volte e in ogni topic di puntata.

Intimare a chi critica più o meno qualcosa di smettere di guardare gli episodi vuol dire non rispettare l'opinione altrui (e va contro regolamento tra l'altro) e annullare completamente il dibattito. 

Dato che per molti ASOIAF e GoT è diventata una vera passione che è iniziata con degli standard altissimi per una Serie Tv, l'oggettivo (e qui non c'è gusto che tenga) impoverimento del livello della scrittura della serie causa inevitabilmente che ci siano anche delle critiche.

Questo non vuol dire che tutto sia sbagliato e da criticare, ma che a ognuno di noi può piacere o meno qualcosa e questo va rispettato. Sia a chi piace più o meno tutto e sia a chi non piace praticamente nulla.

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@AldoMoro123Non avrei saputo dirlo meglio, chapeau

 

Ma poi discutere delle puntate sul forum e leggere le opinioni degli altri per me è diventata la parte forse più godibile di questa esperienza:stralol:

 

Piango al pensiero che fra due settimane la cosa finirà e non avremo altre cose di cui parlare

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@jonsnow

La penso esattamente come te e mi commuove pensare che qualcun altro ha notato tutto questo crescendo di emozioni disperate in tutto questo...

Quanto vorrei un Jon e una Daenerys assieme a un tormund felici oltre la barriera... Quanto...

Ho le lacrime agli occhi e niente mi fermerà nello scoprire quanto invece dovrò ancora soffrire nel vedere la.mamma dei draghi ridotta in cenere senza che nessuno possa più salvarla in alcun modo...

Edited by Neshira
Riscritto il tag @jonsnow come attivo

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Finalmente un episodio con un po' di ciccia. Finora il migliore di stagione, si respira vagamente quell'aria di complotti e ribaltoni di un tempo, certo seppur con qualche forzatura e sbavatura.

La scena iniziale del commiato mi ha purtroppamente commosso: Dany che sussurra paroline dolci a Jorah, soprattutto Sansa con Theon, che sembrava l'unica persona con cui riuscisse ad avere un po' di empatia e a uscire dalla sua armatura di acciaio e ghiaccio. 

La scena successiva mostra un'atmosfera forse un po' troppo rilassata e giubilare rispetto al funerale di poco prima (si sente ancora l'odore dei corpi bruciati ricorda il mastino) ma i vivi giustamente sono vivi. Bello peró rivedere un'occasione unica sfruttata per chiarire i rapporti tra vari personaggi come accadeva un tempo. 

Il primo confronto tra il mastino e sansa dopo tanto tempo, con lei che per l'ennesima volta sottolinea la sua maturazione. Tuttavia colloquio non spiacevole.

Nel mentre Daenerys coglie l'occasione per nominare Gendry lord di Capo Tempesta e lui, già in fregola per Arya si precipita a chiederle di sposarlo. Segue ovviamente un rimbalzo perché non è roba che fa per lei. Lei è ninja e badass. Gendry Baratheon  da 10 minuti e già rimbalzato da una Stark XD 

Avrei volentieri evitato il solito gioco del bere di Tyrion che questa volta coinvolge Jaime e Brienne. Tutto funzionale a risolvere quell'incombenza che infatti poi viene sbrigativamente risolta. Scena messa là giusto perché si doveva. Non mi è piaciuta l'ho trovata abbastanza fredda e forzata, a questo punto avrei evitato la svolta sessuale tra Jaime e Brienne. Anche perché ha spezzato il cuore a Tormund ^^"

Tormund che proprio per i fumi dell'alcool dà il via ad un dramma: durante i festeggiamenti inneggia a Jon e dice testualmente: chi sale a cavallo di un drago o è un re o un pazzo. E ovviamente per lui Jon è un re. Precisazione che non viene presa molto bene da Daenerys là presente e che ci viene mostrata molto sola, isolata, nei festeggiamenti generali. Il messaggio sottinteso è chiaro: là tutti hanno qualcuno con cui interfacciarsi, degli amici, ma lei?

Segue infatti colloquio privato con Jon che inizialmente si lascia andare ma poi ci ripensa ricordando della parentela. Questa una delle scene che proprio non mi è piaciuta: terribile Daenerys che in preda al terrore, perché io ci ho visto proprio il terrore di perdere tutto quello per cui ha così duramente lavorato, prima cerca di blandire Jon, poi lo implora di non dire a nessuno la verità sui suoi natali ma quando lui insiste che le sue sorelle sono la sua famiglia alla fine diventa fredda come un ghiacciolo. Daeberys nata della tempesta etc etc che implora non lo avrei proprio messo.

Il giorno dopo Tormund fa le valigie per tornare oltre la barriera (se dalla prima stagione i bruti non volevano altro che venire al Sud!) e qui purtroppo la nota più dolente di tutte: Spettro abbandonato da Jon con una freddezza incredibile! Ma poverino! Spero che Tormund cui viene affidato ne avrà più cura.

È poi l'ora del consiglio di guerra dove si pone il problema di conquistare la città senza far troppo danno alla popolazione ma soprattutto si riaccende l'acredine tra  Daenerys e Sansa: la prima vuole precipitarsi ad Approdo a sistemare Cersei, la seconda consiglia di aspettare che gli uomini si riprendano.  Segue il gelo con Jon che cerca di fare da paciere e assicura il supporto del Nord. 

Ovviamente la scena successiva riguarda i fratelli Stark riuniti, con le 2 sorelle che mettono nell'angolo Jon dicendogli di stare in guardia e non farsi guidare dall'ormone. E lui che forse in un tentativo di dimostrare che è tanto legato a loro quanto a Daenerys fa danni rivelando proprio il famoso segreto. Peccato però perché avrei voluto vedere questa parte che viene saltata.

Nonostante il giuramento di silenzio Sansa, per nulla convinta della situazione, ora che ha un'alternativa più valida dal suo punto di vista, condivide il segreto con Tyrion. Il quale scopriamo poi lo condivide subito con Varys, il quale non si pone neanche il dubbio: Jon è nettamente si Ai suoi occhi un'opzione migliore di Daenerys e non ci mette che 2 secondi a scaricarla, suggerendo addirittura di farla fuori. Tyrion invece le è ancora fedele e cerca di tamponare.

Ma mentre tutti sono in nave per Roccia del Drago ecco che spunta la flotta invisibile di Euron! Non facciamo in tempo ad ammirare i 2 draghi in volo che Rhaegal viene centrato in pieno da alcuni missili terra(acqua) aria e muore cadendo in mare. Bella l'inquadratura di Daenerys che pare sul punto di piombare sui nemici ma all'ultimo si costringe a virare per non offrire un facile bersaglio. Un altra grossa perdita per lei.

E non è finita perché nell'attacco navale viene catturata missandei che verrà decapitata poco dopo davanti ai suoi occhi. L'espressione di Daenerys lascia intuire benissimo che ormai abbia raggiunto il culmine.

Non ho apprezzato invece il panegirico sentimentale di Tyrion che di nuovo si appella al buon cuore della sorella, perché accetti la resa e non faccia crepare tutti malissimo. Lo stesso Tyrion che a grande inverno ha incontrato Bronn,  assoldato da cersei per uccidere entrambi i fratelli in una scena del tutto fuori contesto e inutile. Interessante però il fatto che cersei abbia il fratello sotto tiro ma non riesca a dare l'ordine. Segno che lo vuole morto ma non riesce a tollerare di vederlo accadere davanti ai suoi occhi. 

Episodio che con tutti i sentimenti e i tramacci messi e non messi in scena ricorda il buon vecchio Got.
Peraltro l'arco che sembrano voler far prendere a Daenerys per me non è un'invenzione di DeD ma potrebbe essere proprio una scelta autoriale di Martin. Sarebbe bittersweet e prettamente martiniano vedere che a un passo dal raggiungere ciò che voleva e ció per cui ha lottato e sacrificato cosí tanto lei perde prima ogni cosa e poi sé stessa, inghiottita dalle lotte per il trono. 

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%d/%m/%Y %i:%s, the neck dice:

lungi da me voler provocare perche non ne ho il minimo interesse, piu che altro per curiosita....

 

ma chi disprezza tutto di questo finale(e tutta la stagione precedente anche o addirittura per altri dalla quarta in poi)o preferirebbe non ci fosse......e sa che non ci sara un minimo di senso, di logica, di scenaggiatura decente, che non c'entrera nulla con i libri e l'evoluzione dei personaggi, che chi ha scritto le cose non sa fare il suo mestiere, pensa solo a fanservice e ascolti e tutto il resto(perche questo è il tenore della maggioranza dei commenti che ho letto tra chi non apprezza, non solo o non tanto le singole scene, ma considerazioni generali su tutto l'arco narrativo e sul valore di chi mette su tutto il prodotto).....e soprattutto esordisce ogni volta con "ho finito con GOT"....

 

...perche ancora se li guarda gli episodi?

 

 

Perché siamo orfani di Martin. Perché si spera sempre di rivedere qualcosa dei personaggi che abbiamo amato, di risentire una frase iconica che fa emozionare. E soprattutto, perché si sa che alcuni punti saranno in comune con i libri, è stato dichiarato più volte, per cui la curiosità di individuarli e specularci sopra è impossibile da tenere a freno.

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9 minutes fa, Lyra Stark dice:

Peraltro l'arco che sembrano voler far prendere a Daenerys per me non è un'invenzione di DeD ma potrebbe essere proprio una scelta autoriale di Martin. Sarebbe bittersweet e prettamente martiniano vedere che a un passo dal raggiungere ciò che voleva e ció per cui ha lottato e sacrificato cosí tanto lei perde prima ogni cosa e poi sé stessa, inghiottita dalle lotte per il trono. 

 

Su questo sono d'accordo, oltretutto nei libri Dany dovrà passare sopra fAegon, che è già notevolmente più avanti di lei nel gioco del trono.

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ho notato che si fa riferimento a un nuovo principe di dorne e al suo esercito , chi sarebbe? ipotesi? quindi ce ancora tutto l'esercito dorniano dalla parte di dany

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