Jump to content
NonnoOlenno

L'uso dei ghostwriter è letterariamente accettabile?

Recommended Posts

E' un po' che mi frulla per la testa la questione, fin da quando qualcuno, in TWOW: news e speculazioni, affermò che di fronte al blocco dello scrittore Martin avrebbe dovuto assumerne alcuni per completare l'opera. Da qui la questione: l'utilizzo che alcune case editrici e scrittori fanno dei ghostwriter è letterariamente, moralmente ed eticamente accettabile?

 

I ghostwriter possono essere impiegati in vari modi. Possono fornire nuovi stimoli a un manoscritto già redatto dall'autore o lavorare su una bozza fornita dall'autore da elaborare compiutamente. Alcuni si spingono a impiegarli nel scrivere interi libri sotto il nome dell'autore, le case editrici per vendere sfruttando la notorietà del brand, gli scrittori per via della mancanza di tempo. E' proprio in quest'ultimo scenario, ampiamente diffuso nel panorama odierno, che risiede la questione.

 

La letteratura è fatta di autori, della loro creatività, della loro fantasia, della loro mano. Ogni autore è caratterizzato da un suo tocco: è questo che lo rende più o meno importante nel fiume della letteratura. Se ciò che passa sotto il nome di un autore non è farina del suo sacco e se l'uso dei ghostwriter non viene dichiarato, ciò non può essere paragonato a una truffa letteraria nei confronti del lettore? In tutto questo, il merito letterario dei ghostwriter non solo rimane nascosto, ma viene attribuito a un autore che ha collaborato magari solo marginalmente nella stesura dell'opera. E' chiaro, i ghostwriter vengono retribuiti per il loro lavoro. Ma rendere il lavoro di scrittore una mera fonte di guadagno per gli scrittori e per le case editrici non sminuisce il valore della letteratura in sé? Poniamo che un ghostwriter scriva il capolavoro del secolo. Non è giusto che assieme ai profitti, gli giunga la fama letteraria?

 

Cosa ne pensate voi? :yeah:

Share this post


Link to post
Share on other sites

Penso senza dubbio che, moralmente, sia profondamente ingiusto. Non tanto nei confronti del lettore, quanto del ghostwriter stesso. Anche se... in fondo, noi e la nostra società partiamo sempre dall'assunto che la fama sia uno dei valori fondamentali della vita. E, chissà, forse ragioniamo in questo modo non sotanto perchè bombardati in tale senso dai media, ma anche, a un livello più profondo, perchè essere famosi, soprattutto in campi in cui la fama non è effimera (parlo di un grandissimo scrittore, per esempio, o di un Vittorio Gassman, non di una velina o un concorrente del Grande Fratello che abbia fatto un anno di ospitate nei programmi tv del pomeriggio), è uno dei pochi modi (insieme al ricordo amorevole di chi ci ha voluto bene, che comunque è effimero quanto quelle persone stesse, e all'aver compiuto qualche gesto eroico o eclatante, come Falcone e Borsellino di cui, ancora oggi, celebriamo la memoria con commozione e partecipazione) per strappare un'illusione di minuscola, fragile, quasi risibile vittoria contro la morte. Quella morte che, non c'è gara, cancella tutto e tutti.
E allora, sapere che, almeno, il tuo nome rimarrà stampato sulla copertina di libri che mani future sfoglieranno, che cuori non ancora nati ameranno... be', sarà anche del tutto inutile, oggettivamente, e non allungherà di un minuto la nostra permanenza reale su questo mondo; ma per noi, poveri esseri umani irrazionali ed emozionali, ha qualcosa di bellissimo, potente, confortante; poco da dire.
Per cui, derubare qualcuno della fama che merita mi appare come un fatto gravissimo (anche se c'è un contratto in cui il ghostwriter acconsente a questo, non lo riterrei moralmente valido, perchè potrebbe averlo firmato per necessità, pressioni esterne, inesperienza, inconsapevolezza del proprio talento, circuizione e mille altri motivi. Del resto, un contratto in cui io mi impegnassi a vendere un rene sarebbe nullo, questa volta per la legge. Voglio dire: non è che una firma su un contratto basti a cancellare dei diritti fondamentali, a livello legale o umano. Ubi maior, minor cessat.).
Se guardiamo le cose in un'ottica diversa, che so, da buddista (ma buddista vero, che accettta e sposa fino in fondo tutti gli aspetti del buddismo; non calciatore o attore famoso che si professa buddista e poi gongola per la fama ed il successo), certo il discorso "fama" diventa irrilevante, soltanto una di quelle ombre sul muro che scambiamo per realtà e che ci allontanano dall'autentico senso dell'esistenza.
Ma dato che siamo occidentali, ragiono da occidentale. E lo ritengo, appunto, gravissimo. 

Nel caso di Martin, o di uno scrittore che per qualche motivo non riesca a completare la propria opera, troverei corretto un semplicissimo compromesso: servirsi di un altro scrittore supervisionandolo, se non ci si fida troppo del suo operato o se, come è comprensibile, affidare ad un altro le proprie "creature" sarebbe emozionalmente dolorosissimo (e rischioso: vedi cosa è successo con GOT...) e mettendo le cose in chiaro: precisando per ciascun capitolo se è di  Martin, di Tizio con supervisione di Martin o di Tizio da solo. 
Non la vedrei una cosa così scandalosa od offensiva per l'orgoglio di Martin: tra l'altro, se veramente lui ha uno stile inconfondibile e superiore, la sua gloria ne uscirebbe rafforzata. Se teme il confronto -perchè di bravissimi scrittori ce ne sono tanti, e comunque per uno scrittore di talento è molto più facilie imitare uno stile, dopo aver letto 5000 pagine di quello scrittore, che crearlo, e quindi il "sostituto" partirebbe avvantaggiato, riconosciamolo- è un altro discorso.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Finché i ghostwriter sono consenzienti e retribuiti è un conto, il problema è quando fregano le idee e le spacciano per proprie.

 

Share this post


Link to post
Share on other sites

Mah, non ci vedo niente di male. È come una consulenza lavorativa esterna, in un certo senso.

Magari un certo scrittore di nostra conoscenza li usasse...

Share this post


Link to post
Share on other sites
5 hours fa, NonnoOlenno dice:

l'utilizzo che alcune case editrici e scrittori fanno dei ghostwriter è letterariamente, moralmente ed eticamente accettabile?

 

Dal punto di vista letterario, finchè la casa editrice si rivolge a degli scrittori di un certo livello, quantomeno all'altezza dell'opera in questione, penso non ci sia un reale problema (sempre che per "letterariamente" tu intenda questo), sul piano etico e morale, da lettore non la trovo una cosa tanto simpatica, mettiamola così.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Io troverei più corretto che il nome del o dei Ghost Writers finisse in copertina con quello dell'autore.

 

Magari in caratteri più piccoli (??) ma sarebbe giusto conoscerne il nome e l'esistenza come figura che ha partecipato alla stesura del libro.

 

 

Share this post


Link to post
Share on other sites

Commercialmente non ci vedo nulla di male

Letterariamente lo trovo riprovevole

Chiarisco che ghostwriter è uno che scrive un libro che poi firma un altro, un consulente o un revisore di bozze sono una cosa diversa e di solito finiscono nei ringraziamenti, così come un co-autore, che finisce in copertina.

 

Share this post


Link to post
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now

×