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Maya

George R. R. Martin è davvero un bravo scrittore?

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Dipende dal proprio punto di vista, giusto qualche pagina fa si parlava di decadenza. Poi ovviamente de gustibus...

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Se analizziamo freddamente la qualità di ASOIAF, si può discutere o meno se gli ultimi due libri siano agli stessi livelli dei primi, visto che in passato si è molto dibattuto su questo. Io penso che la saga non sia andata verso il tracollo con Feast e Dance, e che possa darci belle soddisfazioni con Winds.

Se analizziamo invece il comportamento e l'etica lavorativa dello scrittore, invece sono d'accordo con te che non si comporti benissimo con i suoi lettori. Ma comincio a pensare che questo sia OT.

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OT non direi dato che il topic si intitola: George R. R. Martin è davvero un bravo scrittore? 

Caso mai è ridondante, anche perchè alla fine ne stiamo discutendo in 3 ognuno con posizioni fisse e arcinote :unsure:

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Dipende se per "scrittore" nel titolo si intende la sua capacità di scrittura o anche la sua etica lavorativa. Questo era il dubbio che cominciavo ad avere.

Comunque sul fatto che Martin sia scorretto verso i lettori che lo hanno arricchito sono d'accordo con te Lyra. Poi sulla qualità dei suoi romanzi ognuno la pensa come vuole.

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In realtà, avevo aperto questa discussione per analizzare la scrittura di Martin, riflettere sulle sue doti di scrittore e sul valore della sua opera probabilmente più importante, cioè ASOIAF:

 

Il 9/7/2019 at 19:52, Maya dice:

- quali sono le qualità di un buon scrittore? Martin ha queste qualità oppure è solo un buon - passatemi il termine - "confezionatore di best-seller"? Ha le doti per scrivere un'opera "che parlerà ad ogni essere umano, in ogni luogo, in ogni tempo"?

- quali sono le qualità di un buona opera narrativa oltre che letteraria? ASOIAF lo è? Può essere dignitosamente paragonata con i capolavori di tutti i tempi o è un confronto al limite della blasfemia?

 

E per rispondere alle domande qui sopra:

- cosa definisce un capolavoro narrativo (libro, serie, film ecc.) come tale?

- qual è il metro di misura del "successo" di un'opera letteraria? Le copie vendute? Il successo di pubblico raggiunto nel proprio tempo? la trasposizione su piccolo o grande schermo? Una favorevole critica letteraria?

 

Con il tempo la discussione è scivolata verso l'analisi della sua "etica professionale", del suo comportamento verso i fan ecc., ma in effetti non è il senso dato inizialmente a questo topic. :ehmmm:

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La trama degli ultimi due libri è senz'altro annacquata rispetto ai tre precedenti, ma la scrittura rimane di alto livello. Soprattutto in ADWD, che ho letto in inglese, ho potuto apprezzare le capacità di scrittura di Martin, che secondo me sono molto alte. Alcuni capitoli sono stati una delizia da leggere, anche si capiva che la storia stava divagando e girando un pò in tondo.

Le descrizioni, i dialoghi sempre avvincenti con frasi argute da "quote" (una quantità che non si trova facilmente in altre opere), la profondità della psiche dei personaggi, ognuno con una propria specifica "voce", tanti dettagli perfettamente assemblati. Ed anche la scelta dei punti di vista, la costruzione delle scene, il ritmo. Per non parlare dell'eccellente world building.

E quando si parla dei primi tre libri, è anche meglio.

 

Per me, Martin è un ottimo scrittore. Almeno, per quello che riguarda ASOIAF e le opere collegate, il resto non l'ho ancora letto.

 

Immagino che qualche scrittore potrebbe obiettare che potendo permettersi il lusso di prendersi 30 anni per scrivere 6 libri (più qualche racconto lungo e accessori vari), pure loro sarebbero arrivati a questo livello. E forse alcuni di loro potrebbero avere ragione.

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Anche io tendenzialmente concordo con Metamorfo. Gli ultimi due libri sono ricchi di pagine interessantissime, che rileggo sempre molto volentieri, forse talvolta anche più di alcuni capitoli dei primi tre volumi che tendo a leggere meno spesso. A partire dall'approfondimento psicologico, introspettivo, sino alle descrizioni, che se anche occupano pagine talvolta, mi interessano sempre molto. Ogni parola di descrizione è un qualcosa che aggiunge particolari ad un mondo complesso, creato da lui stessi. Avendo ricominciato a rileggerli, con calma e potendo valutarli, mi rendo conto che tutti i capitoli contengono qualcosa di importante, e che probabilmente l'iniziale distacco che avevo percepito anche io rispetto ai libri precedenti era dovuto alla velocità con cui li avevo letti soprattutto ADWD. Forse anche la percepita prolissità di alcuni capitoli è dovuto al fatto che non c'è quell'alternarsi "frenetico" di pov presente negli altri libri. Questo in particolar modo l'ho percepito nel quinto volume, dove l'alternanza è tendenzialmente fra Tyrion, Theon, Jon e Daenerys con qualche sprazzo di altri personaggi, che però o scompaiono presto - Davos - o sono molto diluiti nel libro - Bran -. La parte finale, in cui le storylines dei vari personaggi di AFFC e ADWD tornano a incrociarsi è molto più scorrevole.

In linea generale considero Martin un buon scrittore. Ha creato un mondo nuovo, immaginario, ma che è molto realistico, leggendo si ha l'impressione di parlare di eventi successi qualche secolo fa. Ci sono personaggi che all'apparenza possono sembrare noiosi ma che in realtà sono molto più profondi. 

Anche perché intendiamoci, leggere dei volumi di tale grandezza, se non fossero appassionanti, non penso che sarei arrivata alla fine. 

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George R.R. Martin è un grande scrittore.

Da un punto di vista strettamente tecnico, ha un bella prosa, scorrevole ed efficace, cattura l'attenzione, sa essere evocativo, sa far ridere, sa emozionare, a tratti sa anche far riflettere. Padroneggia tanti registri, è un fine psicologo, e riuscire  creare un così ampio numeri di personaggi (maschi, femmine, buoni, cattivi, vecchi, giovani ecc.) non è da tutti.

E' in grado di creare intrecci notevoli, con svolte inaspettate ma mai forzate.

Come worldbuilder non è il massimo dell'originalità e della complessità, ha anche delle brutte cadute di stile, ma tutto sommato non sfigura.

Ha ovviamente alti e bassi, ma non ha particolari difetti o punti deboli, se non l'esasperante lentezza.

 

Lentezza che però potrebbe rivelarsi decisiva.

Molto della sua legacy dipende dal riuscire a terminare ASOIAF.

 

Se non ce la fa, verrà ricordato come quegli sportivi, molto tecnici, molto talentuosi, che non sono andati lontani dalla grande impresa senza mai farcela. Dei mezzi campioni.

 

Una cosa tuttavia resterà in ogni caso, ed è il suo ruolo "storico", cioè  quello di essere entrato a gamba tesa nel mondo un po' cristalizzato e perbenista del fantasy, picconandone senza pietà i canoni e gli stereotipi.

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Completamente d'accordo con Ser Balon sul giudizio sul Martin scrittore.

 

Per quanto riguarda il ruolo storico, si può anche aggiungere l''essere stato portabandiera (per una questione di fama) di una visione generale del fantasy diversa da quella che c'era fino agli '90: lontana dal modello cappa&spada e quello elfi&nani, che spadroneggiavano e avevano appeal per un pubblico di nicchia, in gran parte maschile e considerato nerd.

Ha creato un fantasy che aveva la potenzialità per attecchire sul grande pubblico (con appeal anche per le donne e "la persona media") e che con la serie tv ha trasformato quella potenzialità in effetto. 

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12 hours fa, Metamorfo dice:

Ha creato un fantasy che aveva la potenzialità per attecchire sul grande pubblico (con appeal anche per le donne e "la persona media")

Su questo avrei da eccepire... secondo te le donne leggono il fantasy solo da Martin in poi? Prima no? 

Per quanto mi riguarda posso citarti casi e casi di fanciulle appassionate che lo leggevano ben prima di sentir nominare il suo nome. E che anzi come la sottoscritta non gradiscono particolarmente. 

Tra l'altro pure lo sdoganamento del fantasy tra i non "nerd" (ma che brutte queste schematizzazioni in categoria) è un fenomeno che è avvenuto nel tempo certo non grazie a Martin, ma con il grande apporto al cinema di LOTR e Harry Potter che dal 2000 in poi ha dato poi origine a un graduale ribaltamento di contesto dovuto anche alla moda (oltre al fatto che dato i grandi successi raccolti l'industria cinematografia e il merchandise hanno capito che era un settore molto lucroso).

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11 minutes fa, Lyra Stark dice:

Su questo avrei da eccepire... secondo te le donne leggono il fantasy solo da Martin in poi? Prima no? 

 

 

Nella mia infinita vecchiezza, ho vissuto gli anni '80 e '90 e posso assicurarti che gli appassionati di fantasy erano una minoranza, una nicchia molto piccola, popolata in stragrande maggioranza da maschi, anche se, certo, le eccezioni c'erano e ci sono sempre.

Se parlavi di libri fantasy con la persona media, ti rispondevano "ma quelli coi nani e i draghi? Bleah, non leggo quella roba per ragazzini e nerd".  

Non ho detto che Martin è il primo o l'unico ad aver scritto fantasy appetibile al grande pubblico degli adulti: ho detto che probabilmente è il più famoso (anche grazie alla serie tv) e in questo senso un portabandiera di un fantasy sdoganato.

 

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16 hours fa, Ser Balon Swann dice:

 

Come worldbuilder non è il massimo dell'originalità e della complessità, ha anche delle brutte cadute di stile, ma tutto sommato non sfigura.

 

 

In un messaggio precedente avevo complimentato il worldbuilding di Martin, però sono anche d'accordo con quello che dici.

 

Il motivo è che, da un lato, George è andato molto in profondità dal punto di vista storico, per esempio nel caso della dinastia Targaryen, nelle vicende precedenti alla storia che leggiamo, ecc. arrivando perfino nei particolari di alcune situazioni specifiche. Anche il mondo è descritto nel dettaglio (vedi AWOIAF).

Dall'altro però, c'è poco di originale e molto riconducibile al nostro mondo: ci sono autori che hanno creato mondi ben più immaginifici, esotici e complessi.

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Anche io nella mia infinita vecchiezza ero presente in quegli anni ed essendo "cultore della materia" per usare una definizione scientifica ho presente quale fosse la situazione :ehmmm: però mi sembra che tu stia facendo un po' di confusione con le risposte:

nell'intervento precedente parlavi proprio di sdoganare il fantasy presso grande pubblico e donne, target che sarebbe stato raggiunto solo da Martin ed era quello che mi creava perplessità

13 hours fa, Metamorfo dice:

Ha creato un fantasy che aveva la potenzialità per attecchire sul grande pubblico (con appeal anche per le donne e "la persona media") e che con la serie tv ha trasformato quella potenzialità in effetto. 

Poi però mi hai risposto ponendo il discorso su un altro piano senza di fatto rispondere alla mia specificazione.

Ebbene l'effetto che tu sottolinei è avvenuto solo dopo grazie alla serie TV, negli anni 90 Martin non ha sdoganato nulla, se proprio vogliamo lo sdoganamento del fantasy presso grande pubblico e è avvenuto dagli anni 2000 in poi per i motivi che ho già esposto. 

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13 hours fa, Metamorfo dice:

Per quanto riguarda il ruolo storico, si può anche aggiungere l''essere stato portabandiera (per una questione di fama) di una visione generale del fantasy diversa da quella che c'era fino agli '90: lontana dal modello cappa&spada e quello elfi&nani, che spadroneggiavano e avevano appeal per un pubblico di nicchia, in gran parte maschile e considerato nerd.

Ha creato un fantasy che aveva la potenzialità per attecchire sul grande pubblico (con appeal anche per le donne e "la persona media") e che con la serie tv ha trasformato quella potenzialità in effetto. 

 

No, ho ribadito quello che avevo scritto nel messaggio precedente: Martin è il portabandiera perchè attualmente il più famoso, non perchè il solo ad averlo fatto, di un genere fantasy che non parla più di guerrieri alla Conan, o del mondo dei nani e degli elfi, ma ha elementi che possono essere più interessanti per quella grossa fetta di persone che prima degli anni 2000 era lontano dal genere.

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Appunto ma se è famoso perchè "ha raggiunto il grande pubblico" diciamo così (il discorso sulle donne perdona ma mi sembra proprio inconsistente e un falso mito e quindi sorvolo) questo è avvenuto grazie al grande fenomeno mediatico che è diventata la serie, non precedente ai libri che quando uscirono avevano comunque le stesse problematiche del resto del fantasy (tra l'altro sulla questione nerd, nicchie etc si potrebbe, e forse lo avevamo già fatto, aprire un dibattito perchè nel tempo io mi sono accorta che gli estimatori del genere sono molti più di quanto si crede, solo che in genere non lo divulgavano, adesso che invece essere "nerd" è diventato una cosa "cool" grazie tipo a serie TV come TBBT allora tutti sul carrozzone ^^)

E' un po' come la storia dei libri di Outlander: prima della serie li conoscevano in pochi (io stessa ci incappai per caso), dopo la serie molti di più sanno di che cosa si parla. E adesso se vai in Scozia trovi scritto "Outlander" dappertutto, mentre prima probabilmente manco gli Scozzesi sapevano che roba era :ehmmm:

 

edit: credo di aver capito quello che non mi torna nella tua affermazione: l'uso del passato ovvero non "esser stato portabandiera" ma "essere portabandiera" perchè di fatto, appunto, è un fenomeno recente. 

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