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Maya

George R. R. Martin è davvero un bravo scrittore?

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Condivido l'analisi di Ser Balon Swann sul Martin scrittore.

 

Per quanto riguarda la modernizzazione del fantasy e il suo sdoganamento al grande pubblico penso che siano due temi scollegati fra loro: è vero che Martin sarebbe rimasto ignoto ai più senza GOT, ma almeno nella cerchia degli appassionati il suo contributo innovativo sarebbe stato ugualmente riconosciuto.

 

Concordo con Lyra quando dice che il presunto rifiuto da parte delle donne nei confronti della letteratura fantasy sia un falso mito. Personalmente credo che la contrapposizione stereotipata fra "generi nerd" (quindi per soli maschi) e "generi antinerd" (quindi adatti al pubblico femminile) sia più visibile in altri contesti artistici, per esempio quelli musicali: mi riferisco, ad esempio, a generi come il progressive rock o certi tipi di musica metal.

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34 minutes fa, Jacaerys Velaryon dice:

Per quanto riguarda la modernizzazione del fantasy e il suo sdoganamento al grande pubblico penso che siano due temi scollegati fra loro è vero che Martin sarebbe rimasto ignoto ai più senza GOT, ma almeno nella cerchia degli appassionati il suo contributo innovativo sarebbe stato ugualmente riconosciutto.

posta su questo piano non posso che concordare. 

 

34 minutes fa, Jacaerys Velaryon dice:

sia più visibile in altri contesti artistici, per esempio quelli musicali: mi riferisco, ad esempio, a generi come il progressive rock o certi tipi di musica metal.

non ne sarei così sicura :blink:

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Non dico che non ci siano ragazze che ascoltano quel tipo di rock, ci sono persino forme di metal che per luogo comune sono considerate "femminili" (gothic e symphonic), però se parliamo, ad esempio, di prog rock e prog metal, il fandom maschile mi sembra molto più ampio rispetto a quello femminile. Rispetto alla letteratura fantasy ci vedo una maggiore discrepanza di genere, tutto qua.

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Mah, secondo me al momento la componente strettamente "fantasy" è ancora un po' latente all'interno di ASOIAF per poter dare un giudizio in rapporto alla rivoluzione del genere.

 

I prossimi libri (:blink:) e la relativa conclusione delle storyline più connesse all'elemento "magico", estranei e draghi in primis, ma anche faceless e profezie, potrebbero fornirci un metro di giudizio più "valido" in quel senso. 

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Ma infatti è anche il motivo per cui ero un po' perplessa su:

16 hours fa, Metamorfo dice:

una visione generale del fantasy diversa da quella che c'era fino agli '90: lontana dal modello cappa&spada e quello elfi&nani, che spadroneggiavano e avevano appeal per un pubblico di nicchia, in gran parte maschile e considerato nerd.

in pratica i primissimi libri hanno ben poco fantasy "tradizionale" e al massimo un po' di horror o splatter perciò mi domandavo se fosse corretto parlare di fantasy sdoganato quando in realtà lo sdoganamento è avvenuto tagliando e posticipando ciò che è propriamente tipico del fantasy (altre razze, elementi magici).

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Alcuni concetti che erano "standard"li ha ribaltati: ha preso un nano, e al posto di fargli scavare gallerie o lavorare pietre preziose, l'ha inserito in un contesto aristocratico dove viene continuamente denigrato; gli elfi da eterei e immortali sono diventati incestuosi e pazzi; le profezie non sono più rivelatrici di un futuro di eroismo, ma ingannano chi le ascolta.

 

Per me l'apporto alla "rivoluzione" finisce lì, e non è poco per carità,  perché il resto si muove in un contesto più "storico" che fantasy, al momento.

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Su questo posso essere d'accordo, ma allora sarebbe più corretto dire che ha contribuito a creare un nuovo sottogenere, piuttosto che rivoluzionare il genere stesso.

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52 minutes fa, Jacaerys Velaryon dice:

Secondo me la "storicizzazione" del fantasy è proprio uno dei tratti innovativi.

Hai definito bene, ed infatti su questo mi interrogavo non riuscendo a capire neanche io se potesse effettivamente trattarsi di una rivoluzione o piuttosto della creazione di qualcosa di diverso che però trascende il genere. 

Bene o male si tratta in realtà di una narrazione più storica che non di fantasy in senso stretto. Un po' come leggere molti romanzi "storici" e pseudostorici solo con degli elementi magici in più. 

Direi che alla fine potremmo parlare di contaminazione di generi.

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4 hours fa, Lyra Stark dice:

Direi che alla fine potremmo parlare di contaminazione di generi.

 

Sì, in effetti mi piace di più che non la definizione "sottogenere" ^_^

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Vedo ora questa interessante discussione e provo a dare il mio contributo, anche se quello che dico probabilmente l'avrete già detto in chissà quanti. Non tiratemi i pomodori :ehmmm:

Cerco di dividere i contenuti dallo stile di scrittura propriamente detto. Come costruzione della storia, in sè, Martin non crea nulla di particolarmente nuovo. Concordo che ASOIAF non sia tanto un vero fantasy (fin qui, almeno, poi si vedrà) quanto un romanzone di ambientazione "medievale" con elementi fantasy, che nella parte più propriamente avventurosa recupera i grandi stereotipi del genere in modo, al di là delle apparenze, abbastanza convenzionale. Getta un po' di fumo negli occhi facendo morire in modo inatteso alcuni personaggi molto amati, ma alla fine l'impianto è quello solito: ci sono i buoni contro i cattivi; ai buoni succedono come da tradizione terribili disgrazie che sembrano fatte apposta per cementare l'affezione dei lettori; ci sono gli orfanelli indifesi che vengono catapultati in un mondo ostile e devono imparare a cavarsela da soli; le eroine femminili sono quasi tutte bellissime; i cattivi, con poche eccezioni, sono cattivi perchè sì. A questi stereotipi classici, già presenti in qualsiasi  romanzo d'avventura a partire dai primi dell'ottocento, ne vengono aggiunti altri tipici dei bestseller americani contemporanei: molta violenza, sesso e stupri, dialoghi brillanti anche in circostanze in cui nessun essere umano sano di mente si metterebbe a cazzeggiare.

I veri pregi di Martin, quelli che fanno di ASOIAF qualcosa di diverso da tutto quello che è venuto prima, sono l'accuratezza nella costruzione dei personaggi e la ricchezza di dettagli di vita quotidiana. Questo secondo aspetto, a mio modo di vedere, è il suo vero colpo di genio. L'attenzione con cui segue i suoi personaggi mentre fanno cose assolutamente banali -mangiano, bevono, vanno al gabinetto, decidono che vestiti mettersi o cosa comprare al mercato-  le infinite descrizioni di ambienti, oggetti e panorami, perfino gli elenchi di personaggi irrilevanti per la trama, sono  solo apparentemente superflui, ma in realtà indispensabili per farceli sembrare più veri del vero e farceli amare. E uno dei suoi maggiori pregi come scrittore  è proprio la capacità di rendere questi aspetti in modo estremamente vivido. In questo senso ha la stessa abilità, nonostante le radicali differenze sotto ogni altro aspetto, di un altro scrittore che amo, Murakami. Murakami procede, quando segue i suoi personaggi, un po' nello stesso modo. Il personaggio X deve tornare a casa e prepararsi la cena? Lo seguiremo al supermercato, ci verrà spiegato in dettaglio cosa compra, che piatto cucina e come lo fa,  che musica ascolta intanto che cucina e che vestiti ha addosso intanto che mangia. Martin è uguale, e ci vuole una grandissima capacità di scrittura per riuscire a dilungarsi su questi dettagli marginali senza che il lettore si stufi. E' un azzardo, ma quelli che ne sono capaci riescono a rendere vivo e reale anche un personaggio che cavalca draghi o conversa con spettri alti venti centimetri, perchè al netto di draghi e spettri farà una serie di cose che facciamo tutti i giorni anche noi e l'autore saprà descrivercele in modo  evocativo.

Quindi sì, da questo punto di vista penso che Martin sia un eccellente scrittore. E trovo che continui ad esserlo anche negli ultimi due libri, che sotto questo profilo ho letto volentieri come gli altri.

Il problema degli ultimi due libri è, a mio modo di vedere, soprattutto di trama. In questo senso Martin, trascinato dalla sua straordinaria capacità di creare personaggi e ambienti, si è fatto prendere la mano. Succedono troppe cose inutili o che non portano da nessuna parte, ci sono troppi personaggi di poco interesse. Perchè far girare a vuoto Brienne così a lungo, quando sappiamo benissimo che Sansa non la troverà mai? Era davvero fondamentale perdere tanto tempo con quel fesso di Quentyn Martell? E quale ruolo potrà mai avere la nanetta Penny nell'economia della storia?

Il principale difetto di Martin come scrittore secondo me è questo: vuole troppo bene ai personaggi che inventa. Non avrebbe mai potuto costruire personaggi così belli se non li amasse; ma ultimamente li ama tutti troppo, e non riesce a rinunciare a loro neppure quando per la costruzione della trama sarebbe meglio farlo. Gli manca, insomma, la capacità di selezionare il materiale. Che può anche essere poco rilevante se scrivi un libro di duecento pagine, non se scrivi una saga che ne ha migliaia e migliaia. Ma queste sono messe già dette e stradette.

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51 minutes fa, Pongi dice:

 

I veri pregi di Martin, quelli che fanno di ASOIAF qualcosa di diverso da tutto quello che è venuto prima, sono l'accuratezza nella costruzione dei personaggi e la ricchezza di dettagli di vita quotidiana. Questo secondo aspetto, a mio modo di vedere, è il suo vero colpo di genio. L'attenzione con cui segue i suoi personaggi mentre fanno cose assolutamente banali -mangiano, bevono, vanno al gabinetto, decidono che vestiti mettersi o cosa comprare al mercato-  le infinite descrizioni di ambienti, oggetti e panorami, perfino gli elenchi di personaggi irrilevanti per la trama, sono  solo apparentemente superflui, ma in realtà indispensabili per farceli sembrare più veri del vero e farceli amare.

 

Sono molto d'accordo su questo.

Se uno ci pensa, raccontare un evento eccitante, importante, fuori dal comune, in modo da catturare l'attenzione non è difficile, sia che siamo noi a raccontare quell'avvenimento insolito, affascinante, divertente o terribile che ci è accaduto, sia che sia lui a raccontare, chessò, le nozze rosse o Dany che sopravvive alle fiamme e tira fuori i draghi.

La cosa difficilissima invece è riempire quelle centinaia di pagine in cui non succede niente di eclatante, e farlo in modo tale da non annoiare ma anzi avvincere il lettore. Quello è il talento.

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@Pongi

 

Mi trovo molto d'accordo col tuo post, e francamente non avevo mai pensato a Martin come "troppo affezionato" ai suoi personaggi, è un ottimo spunto di riflessione... Mi viene subito in mente l'immagine di un genitore che stenta a credere che i figlioli possano un giorno crescere e abbandonarlo... :ehmmm:

 

Inoltre condivido con te la grande passione per Murakami :wub:

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