Jump to content

Eccesso di politically correct?


Recommended Posts

Smettetela di far passare razzisti conclamati per pikkoli ancieli perseguitati. La colpa della Carano è quella di aver fatto un paragone del men*a tra nazisti e democratici, e tra repubblicani ed ebrei nei campi di concentramento.
A seguito di ciò, e di altre esternazioni discutibili per le quali era già stata richiamata, il suo datore di lavoro ha deciso di salutarla. Forse sarebbe ora di rendersi conto dei tempi, e capire che i nostri social non sono più un piccolo diario personale su cui scriviamo il cacchio che ci pare, ma delle vere e proprie piazze in cui urliamo la nostra opinione per far sì che venga ascoltata da quante più persone possibile.
Che nel caso della Carano ammontano a diverse centinaia di migliaia.





Link to post
Share on other sites
  • Replies 808
  • Created
  • Last Reply

Top Posters In This Topic

18 ore fa, rhaegar84 ha scritto:

poi sarebbe interessante chiarire la questione lavoro/privato. perchè tante volte si sente dire che uno fa quello che vuole nel privato, ma in realtà poi soprattutto per certi ambienti lavorativi non è così.

 

Il punto, secondo, me è che i social NON sono un ambito privato. Le mura domestiche le sono. Il diario che si scrive la sera e si chiude nel cassetto lo è. Le cose che le persone si raccontano in un contesto chiuso e circoscritto, fisico o virtuale che sia, lo sono. Quelli sono spazi inviolabili a norma di legge (e anche questo andrebbe ricordato, contando il numero di casi in cui con disinvoltura è stata fatta indebita appropriazione e divulgazione pubblica di dati e informazioni di carattere personale e privato). 

 

La bacheca digitale di Facebook, Twitter, Instagram ecc., social su cui sono presente con un profilo aperto, NON è uno spazio privato, così come non lo sarebbe una strada o una piazza. Se nelle mie pagine inizio a offendere, mi querelano. Se pubblico contenuti illegali o immorali, mi puniscono e/o sanzionano. Se violo una regola di comportamento che ho accettato quando ho firmato un contratto di lavoro, mi licenziano. Partendo dal presupposto che nessuno mi obbliga a firmare un accordo, nel momento in cui ne violo le clausole la colpa è mia. D'altro canto, se non condivido i contenuti, né le condizioni che mi vengono indicate, sono libera di non firmare.

 

 

Link to post
Share on other sites
52 minuti fa, Manifredde ha scritto:

Concordo che Disney avesse il diritto di fare quello che ha fatto, che la Carano se l'é cercata e che le sue affermazioni sono opinabili. Ma come ho scritto nell'altro thread, essere eccentrici raramente nei decenni passati ha portato a questi risultati. Inoltre, come diceva anche rhaegar84, il "valore imprescindibile" della libertá di espressione é meno imprescindibile di quanto sembri, visto che basta qualche tweet per portarti al licenziamento. E non parlo di Disney (che non ha il dovere di difendere tale diritto al di lá degli obblighi di legge) ma della folla inferocita che forse dovrebbe domandarsi se l'avere opinioni stravaganti basti per fare quella fine.

Cioé, diciamolo fuori dai denti: la lista di attori e attrici "discutibili", che peró lavorano senza problemi, é lunghissima. La colpa della Carano é nell'aver pestato i piedi alla parte piú rumorosa e aggressiva, quella che nell'ultimo paio di anni soprattutto sta sostanzialmente decidendo cosa si puó e cosa non si puó dire a colpi di social e slogan.

 

 

 

Era inevitabile del resto, considerando quanto nei decenni precedenti si virasse più dall'altra parte di quella minoranza rumorosa e aggressiva di cui parli. È come un pendolo, che ha avuto un suo estremo probabilmente negli anni '80 e che ora sta arrivando al suo altro estremo in quest'altro.

Quanto alla Carano che avrebbe pestato i piedi, direi che dopo Capitol Hill gli americani hanno il nervo scoperto ancora più di prima. Per noi può essere stata una cosa folcloristica, su cui fare battute (il tizio vestito da bufalo e altro), ma io ho avuto modo di sentire parenti negli USA e per loro è stato uno shock. Aggiungici a tutto questo il discorso del Covid, di come la precedente amministrazione abbia sostanzialmente agito con molto ritardo, incoraggiando convinzioni assurde in quella parte di popolazione ignorante ("le mascherine non servono, sono una limitazione alla vostra libertà, potete curarvi con questa fantomatica sostanza che la scienza intera dice non servire"), e diventa molto più facile capire perché, dopo avergliele date vinte in precedenza, si siano stufati e le abbiano dato il benservito.

Il "problema" SJW esiste certamente (nel senso che le sue frange più estreme hanno il potenziale per combinare danni a non finire e si è visto nelle rivolte cittadine dei mesi precedenti, per non parlare delle situazioni cringe a cui danno vita), ma non credo sia stato questo il caso. Semplicemente, detta in altri termini, la Carano stavolta l'ha fatta fuori dal vasino.

 

3 minuti fa, joramun ha scritto:

Smettetela di far passare razzisti conclamati per pikkoli ancieli perseguitati. La colpa della Carano è quella di aver fatto un paragone del c**** tra nazisti e democratici, e tra repubblicani ed ebrei nei campi di concentramento.
A seguito di ciò, e di altre esternazioni discutibili per le quali era già stata richiamata, il suo datore di lavoro ha deciso di salutarla. Forse sarebbe ora di rendersi conto dei tempi, e capire che i nostri social non sono più un piccolo diario personale su cui scriviamo il cacchio che ci pare, ma delle vere e proprie piazze in cui urliamo la nostra opinione per far sì che venga ascoltata da quante più persone possibili.
Che nel caso della Carano ammontano a diverse decine di migliaia.

 

Concordo, i social hanno un peso sempre maggiore, che ci piaccia oppure no. Che è poi il motivo per cui tendiamo a giudicare un'opinione non solo dall'opinione in sé stessa, ma anche da chi la difende.

Purtroppo, avere un atteggiamento razionale e valutare serenamente tutti gli aspetti di una questione diventa sempre più difficile, tra gente che da una parte ti urla "hanno licenziato la Carano perché il sistema è in mano ai maledetti comunisti e vogliono toglierci la libertà di dire sfondoni razzisti!" e quelli che dall'altra parte ti urlano invece "se non vuoi questo personaggio femmina nera lesbica in questa serie tv, anche se il personaggio fa pena, allora sei un razzista!". E come giustamente fa notare Joramun, a volte non sai chi vorresti sbattere al muro per primo.

Link to post
Share on other sites
17 minuti fa, joramun ha scritto:

Smettetela di far passare razzisti conclamati per pikkoli ancieli perseguitati. La colpa della Carano è quella di aver fatto un paragone del men*a tra nazisti e democratici, e tra repubblicani ed ebrei nei campi di concentramento.
A seguito di ciò, e di altre esternazioni discutibili per le quali era già stata richiamata, il suo datore di lavoro ha deciso di salutarla

 

Non so se ti riferivi a me (che non ho difeso nessuno). Concordo su tutto quello che hai detto, ma resta la domanda (l'unica che ho fatto): é giusto che le opinioni (opinabilissime, ma almeno nel suo caso e da quello che so, tutto sommato innoque) espresse su un social bastino a farle perdere il posto a furor di popolo, quando Hollywood e tutto il sistema che ci girano in torno brulicano di personaggi agghiaccianti e sguazzano nello schifio piú totale? Cos'é, "non sono d'accordo con quello che dici ma difenderó il tuo diritto di dirlo fintanto ché [mi sentiró piú intelligente nel farlo/mi sentiró piú progressista nel farlo/ne avró voglia/sará ció che penso anche io/etc]"?

 

11 minuti fa, Guardiano della notte ha scritto:

È come un pendolo, che ha avuto un suo estremo probabilmente negli anni '80 e che ora sta arrivando al suo altro estremo in quest'altro.

Giá, e non posso fare altro che domandarmi se debba esserlo per forza, o se si potrá mai arrivare al punto di equilibrio (o dondolarci intorno). Probabilmente no, ma non é che solo per questo devo saltare sul carrozzone. Il femminismo (o post-femminismo, o femminismo moderno o come lo si vuole chiamare) non é meno sessista del maschilismo a cui siamo abituati, é solo il sessismo socialmente accettato oggi. Etc.

Link to post
Share on other sites

@Maya hai perfettamente ragione. i social non sono ambito privato. è una cosa per certi versi strana. io infatti rimango basito dalle generazioni più giovani da cosa postano (soprattutto le ragazze che secondo me non capiscono che scatti privati poi li vedono tutti). servirebbero dei corsi nelle scuole sull'uso di internet. io cmq evito di scrivere post su politica e altro. commento su qualche gruppo di sport e di qualche hobby per dire. anche perchè poi rimangono per sempre e magari lavorativamente parlando puoi pagare per una cosa scritta 5-10 anni prima che manco ricordi più.

poi sulla carano nessuno la difende. semplicemente il suo caso è lo spunto per questa discussione. poi parliamo cmq di un mondo di elite che è quello dello spettacolo, dove l'immagine è fondamentale soprattutto oggi. in generale dal punto di vista artistico mi preoccupa il fatto che rischiamo di trovarci una schiera di cantanti attori ecc... "cancellati" per qualche posizione non conforme quando appunto dal punto di vista artistico valgono di più di altri. 

detto ciò ricordo i discorsi dopo la strage di charlie hebdo e i toni erano diversi. lo stesso giornale "satirico" (perchè per me quella non è satira) faceva/fa vignette molto offensive. però appunto nessuno dice niente. se non ti piacciono semplicemente non compri la rivista. ma è giusto così? quali sono i limiti di espressione? dal buonsenso passare alla censura è un attimo

Link to post
Share on other sites
10 minuti fa, rhaegar84 ha scritto:

servirebbero dei corsi nelle scuole sull'uso di internet.

 

Dalle mie figlie fanno una testa cosí sul bullismo e il cyberbullismo. Come tutte le iniziative contro il fumo che sono state fatte con noi negli anni 80 e 90, anche queste non funzioneranno :ehmmm:

Link to post
Share on other sites
47 minuti fa, Manifredde ha scritto:

é giusto che le opinioni (opinabilissime, ma almeno nel suo caso e da quello che so, tutto sommato innoque) espresse su un social bastino a farle perdere il posto a furor di popolo, quando Hollywood e tutto il sistema che ci girano in torno brulicano di personaggi agghiaccianti e sguazzano nello schifio piú totale?

 

Qui bisogna capire se la decisione è stata presa "a furor di popolo" oppure per "aperta violazione di un codice di condotta". A me sembra di aver capito che sia la seconda. Il fatto che Hollywood pulluli di personaggi discutibili e probabilmente peggiori non deve frenare chi decide di fare "un po' di pulizia" o quanto meno di fare valere il proprio diritto al rispetto di regole reciprocamente concordate. Questa constatazione deve essere un incentivo a fare di più, non a lasciar correre.

 

51 minuti fa, Manifredde ha scritto:

Il femminismo (o post-femminismo, o femminismo moderno o come lo si vuole chiamare) non é meno sessista del maschilismo a cui siamo abituati, é solo il sessismo socialmente accettato oggi. Etc.

 

Su questo, mi dispiace, ma non concordo. Ci sono sicuramente frange estremiste, ma il femminismo di base promuove equità ed equilibrio nell'attribuire condizioni di diritto e doveri tra i generi e nel superamento delle discriminazioni economiche, culturali, di rappresentazione e così via. Non è una rivendicazione di superiorità legata al sesso dell'individuo.

 

42 minuti fa, rhaegar84 ha scritto:

detto ciò ricordo i discorsi dopo la strage di charlie hebdo e i toni erano diversi. lo stesso giornale "satirico" (perchè per me quella non è satira) faceva/fa vignette molto offensive. però appunto nessuno dice niente. se non ti piacciono semplicemente non compri la rivista. ma è giusto così? quali sono i limiti di espressione? dal buonsenso passare alla censura è un attimo

 

I moti che si sono sollevati ai tempi dopo la strage Charlie Hebdo erano espressione di una solidarietà umana, oltre che professionale, nei confronti di una redazione messa a tacere a colpi di arma da fuoco, nonché del dolore che si prova (o che si dovrebbe provare) vedendo un diritto civile brutalmente calpestato. Non era assolutamente una giustificazione postuma o una manifestazione di collettivo apprezzamento dei contenuti spesso discutibili, quando non proprio apertamente offensivi, pubblicati dalla rivista. Di questo il giornale deve rispondere di fronte alle autorità competenti. L'offesa non è giusta va rimossa e punita nei limiti indicati dalle leggi. Detto questo, la qualità dei contenuti di Charlie Hebdo non deve diventare un'attenuante per chi ha falciato dodici vite in pochi minuti.

 

32 minuti fa, rhaegar84 ha scritto:

fosse per me vieterei social fino ai 18 anni. poi da lì i social stessi devono essere sicuri che i profili siano "reali" e chi scrive certe cose ne paghi le conseguenze. 

 

Sicuramente serve educazione all'uso dei social, ma la strada non è la loro demonizzazione (e lo dico da persona che non ama i social). Si rischia di "buttare il bambino con l'acqua sporca" e di perdere i possibili vantaggi in termini di dialogo, inclusione e appartenenza a una comunità che questi strumenti possono invece offrire quando ben utilizzati. La strada, a mio avviso, non è il divieto, ma l'uso accompagnato. Quindi, tanto per dire, se famiglia e scuola iniziassero spiegarli invece di proibirne l'uso forse qualche risultato positivo rischiamo pure di ottenerlo.

 

 

 

Link to post
Share on other sites

chiarisco che non giustifico certo la strage della redazione....era più che altro tutto il movimento che si è creato dopo. poi ci mancherebbe che per delle vignette bisogna arrivare a fare una strage.

 

sull'uso dei social il problema è come fai a fare un uso accompagnato. cioè io per sentire un amico dovevo chiamare a casa sua. c'era un filtro. adesso è un flusso continuo di post, commenti, messaggi. è impossibile per i genitori controllare i figli. anche perchè non riescono neanche a stargli dietro sui social e uso di internet. 

 

crederò che questo nuovo femminismo, se così vogliamo chiamarlo, promuove quello che dici quando si attuerà anche in sede di separazioni/divorzi. io, dopo quello che è successo a mio parente stretto, ho bene in mente come si usa il femminismo....e la violenza psicologica continua fatta di ricatti e provocazioni perchè tanto sono la donna e ho ragione e tu sei l'uomo e sei violento...ma lasciamo stare sarebbe da aprire un post sul tema. parità ovviamente ma a 360 gradi. 

 

 

Link to post
Share on other sites
15 minuti fa, Maya ha scritto:

Il fatto che Hollywood pulluli di personaggi discutibili e probabilmente peggiori non deve frenare chi decide di fare "un po' di pulizia" o quanto meno di fare valere il proprio diritto al rispetto di regole reciprocamente concordate

Assolutamente d'accordo. Ma non sono cosí ingenuo da pensare che a Disney freghi qualcosa di questo. Il motivo per cui ha perso il lavoro (e ripeto che Disney aveva tutto il diritto di farlo) é solo per accontentare la piazza. Se la piazza avesse applaudito alla Carano, Disney avrebbe detto "non rispecchia le idee della compagnia, ma difendiamo il diritto dei nostri artisti ad esprimersi". É una partita giá vista piú volte. Per cui, si torna all'inizio: vogliamo una societá nella quale si pretende la testa di chi ha espresso una opinione non proprio "in linea"?

 

15 minuti fa, Maya ha scritto:

ma il femminismo di base promuove equità ed equilibrio nell'attribuire condizioni di diritto e doveri tra i generi e nel superamento delle discriminazioni economiche, culturali, di rappresentazione e così via.

 

E lungi da me criticare il femminismo "canonico", scherziamo? E mi spiace se si era capito questo. Ecco perché ho parlato di "postfemminismo" anche se in maniera non appropriata, probabilmente.

Link to post
Share on other sites
15 minuti fa, Maya ha scritto:

 

Qui bisogna capire se la decisione è stata presa "a furor di popolo" oppure per "aperta violazione di un codice di condotta". A me sembra di aver capito che sia la seconda.

 

 

Se è la seconda, è comunque a causa della prima.

Se avesse scritto gli stessi identici post, che però non avessero sollevato il polverone, sicuramente la punizione non sarebbe scattata.

Link to post
Share on other sites
2 ore fa, Manifredde ha scritto:

vogliamo una societá nella quale si pretende la testa di chi ha espresso una opinione non proprio "in linea"?

 

Dovremmo chiederci piuttosto se vogliamo una società in cui si debba arrivare al furor di popolo e alla necessità di tenersi buoni i consumatori, per prendersi la testa di chi si esprime ripetutamente con manifestazioni pubbliche di razzismo, sessismo, discriminazione, ecc. Non stiamo parlando di aver detto "a me piace il blu" in una comunità di persone che ama il rosso, ma di individui che utilizzano i propri social e la loro figura pubblica per esprime concetti discutibili, quando non proprio offensivi. Pensiamo al caso di J.K. Rowling, tanto per fare un esempio.

 

Inoltre, ok difendere il diritto delle persone a esprimersi, ma fintanto che queste espressioni non risultano offensive per qualcuno e questo vale per Charlie Hebdo, per le dichiarazioni transfobiche di JKL e per le uscite a effetto della Carano. Difendiamo il diritto delle persone di esprimersi e il dovere di assumersene tutte le eventualità responsabilità.

2 ore fa, rhaegar84 ha scritto:

crederò che questo nuovo femminismo, se così vogliamo chiamarlo, promuove quello che dici quando si attuerà anche in sede di separazioni/divorzi. io, dopo quello che è successo a mio parente stretto, ho bene in mente come si usa il femminismo....e la violenza psicologica continua fatta di ricatti e provocazioni perchè tanto sono la donna e ho ragione e tu sei l'uomo e sei violento...ma lasciamo stare sarebbe da aprire un post sul tema. parità ovviamente ma a 360 gradi.

 

Sono perfettamente d'accordo con il fatto che ci sia un impari considerazione nelle cause di affidamento di minori, però - perdonami - il femminismo non c'entra nulla. Questa consuetudine è più "vecchia" ed è comunque anche la conseguenza di una società in cui una donna viene spesso identificata tout court con il ruolo di moglie e madre e raramente ottiene una retribuzione pari a quella di un uomo, anche a parità di mansioni.

 

Lavorando in termini di corretta rappresentazione ed equilibrio dei diritti/doveri per uomini e donne, mogli e mariti, padri e madri, il resto viene da sé. Se costruiamo una società basata su una presunta superiorità maschile, non sorprendiamoci quando poi la giustizia ordinaria tutela la parte "debole" o semplicemente favorisce la realizzazione dei ruoli che sono stati assegnati per quelle funzioni che gli sono state attribuite. 

Link to post
Share on other sites

Io penso che in generale manchi proprio un analisi del contesto socio-economico in cui viviamo. La Disney, la HBO e più in generale il sistema che ruota attorno ad Hollywood ha come fine ultimo il profitto, ergo non farebbe mai scelte di immagine che possano provocarne una perdita (quantomeno volontariamente). Ogni tanto ci danno il contentino "fuori dagli schemi" che dura quanto il trend topic della settimana, ma poi finisce lì. Le grandi multinazionali, così come i personaggi del mondo dello spettacolo sostengono queste battaglie sociali (giustissime sia chiaro, che non mi si fraintenda) perché sono semplicemente una fetta di mercato ancora inesplorata e di conseguenza molto remunerativa, oltre che per mero personal brending. La stessa cosa sta accadendo al movimento femminista che pian piano sta venendo inglobato dal merchandising a suon di magliette, t-shirt da 200 euro, cappellini etc... Quindi che non ci si illuda che queste mosse vengano da una rinsavita coscienza civile.

Link to post
Share on other sites
Il 9/12/2020 at 14:16, Metamorfo ha scritto:

Ieri, nella partita PSG - Basaksehir, il quarto uomo (il romeno Coltescu) avrebbe indicato l'assistente tecnico del club turco con una frase razzista.

Molti giornali riportano la parola "negro", ma sembra che abbia detto "this black guy" (anche qui tradotto dai giornali nostrani con la parola dispregiativa). Non mi sembra esattamente la stessa cosa.

Le squadre hanno lasciato il campo per protesta, e la partita verrà rigiocata con un'altra squadra arbitrale.

 

Un aggiornamento: Caso Psg-Basaksehir, l'ispettore Uefa: "L'arbitro Coltescu non fu razzista"

 

Cita

Nel rapporto si legge che "dalle prove video e audio disponibili, è stato stabilito che Coltescu e Sovre (il guardalinee, ndr) hanno usato le espressioni in lingua romena 'quello nero' e 'il nero', semplicemente per identificare il secondo allenatore del Basaksehir, Webo. Secondo il rapporto linguistico, le espressioni romene 'quello nero' e 'il nero' non hanno connotazioni discriminatorie o negative. Inoltre, la parola 'nero' è ampiamente utilizzata dalle organizzazioni antirazziste e dai loro milioni di seguaci proprio per combattere la discriminazione. L'ispettore designato per l'etica e la disciplina ritiene che l'indagine su un possibile comportamento razzista o discriminatorio sia terminata, senza la necessità di un'azione disciplinare per violazione degli articoli della legge Uefa".

 

Link to post
Share on other sites
43 minuti fa, Zelda ha scritto:

La Disney, la HBO e più in generale il sistema che ruota attorno ad Hollywood ha come fine ultimo il profitto, ergo non farebbe mai scelte di immagine che possano provocarne una perdita (quantomeno volontariamente). Ogni tanto ci danno il contentino "fuori dagli schemi" che dura quanto il trend topic della settimana, ma poi finisce lì. Le grandi multinazionali, così come i personaggi del mondo dello spettacolo sostengono queste battaglie sociali (giustissime sia chiaro, che non mi si fraintenda) perché sono semplicemente una fetta di mercato ancora inesplorata e di conseguenza molto remunerativa, oltre che per mero personal brending.

 

Chiaro che le organizzazioni raramente vanno contro i propri interessi. Sono "organon", organismi, il cui fine ultimo è sopravvivere.

 

Detto questo, ci sono anche aziende e personaggi che ogni tanto portano avanti battaglie impopolari che gli possono costare care. Dobbiamo riconoscerlo. Pensiamo a quando Nike ha iniziato a sostenere apertamente Colin Kaepernick: una scelta pagata dall'azienda con un crollo delle vendite in uno dei suoi mercati di riferimento (consumatori US bianchi middle/upper class). Certo, ci sarà stato un guadagno in termini di immagine e, certo, è la stessa Nike che, qualche anno fa, faceva cucire i palloni ai bambini in Cina. 

 

Sicuramente alcune mosse sono solo "politically correct" di facciata e azioni di marketing ben costruite. Tutto sommato però preferisco che il freno a chi esce dal seminato arrivi così, piuttosto che non arrivi affatto.

 

Link to post
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now

×
×
  • Create New...