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JonSnow;

The New Pope

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Apro questa discussione per dibattere di una Serie Tv prossima all'uscita: The New Pope.

 

Trattasi del sequel del complesso, controverso e significativo The Young Pope, creato dalla mente di Paolo Sorrentino e prodotto dall'illustre HBO. Laddove in The Young Pope abbiamo assistito alle vicende dell'iconico Pio XIII Lenny Belardo - interpretato da un abile e vivace Jude Law - in un percorso di continua evoluzione e scoperta nonché crescita di sé, qui assisteremo invece al cammino di Papa Giovanni Paolo III, assiso allo scranno pontificio dopo le dimissioni dello stesso Belardo. Protagonista di tale sequel è il veterano John Malkovich, che interpreta appunto il successore di Pio XIII quale capo della Chiesa Cattolica.

 

Riconfermato il Cast della Season precedente, ad eccezione di Diane Keaton (Suor Mary). Aggiunte illustri saranno Sharon Stone e Marilyn Manson, mentre lo stesso Law è parimenti confermato nei panni del dimissionario Lenny Belardo.

 

Chi ha avuto modo di guardare The Young Pope è a conoscenza di quanto tale ciclo e serie si configurino come articolati e controversi. La serie affronta moltissime tematiche delicate ed esistenziali, quali l'esistenza di Dio, la dipendenza verso lo stesso, la fede, l'evoluzione del proprio Io, il bene ed il male quali istanze che sussistono all'interno dell'uomo e l'uomo stesso, centrale nella sua indole ambivalente e nelle scelte che compie, con anche molti spunti filosofici di vario genere e rimandi alla sfera artistica. Non manca però una grandissima ironia che fa da sottofondo a molte sequenze, nonché un humor altrettanto variegato e particolare, che alle volte può risultare invasivo ed eccessivo per eccentricità. Profondità e spirito dissacrante che si amalgamano. 

 

Avendo amato la Season One,, le mie aspettative sono molte, ma altrettanto ho timore che questo sequel possa contraddire e azzerare l'ottimo lavoro fatto con l'opera precedente. Io sono da sempre del parere che qualora un'opera raggiunga determinate vette, al punto da rendersi quasi perfetta e da manifestarsi in una spirale di eccezionale autoconclusività, essa vada poi lasciata stare. Vedremo.

 

Première il 10 Gennaio con il primo episodio trasmesso su Sky Atlantic.

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Aggiungo qualcosa dopo aver visto lo speciale su sky.

Innanzitutto pare che Sorrentino per questo sequel avesse previsto solo 2 puntate che man mano sono aumentate di numero anche perché a dire del regista premio Oscar le serie a differenza dei film permettono di fare un discorso compiuto e approfondito che un film non permette.

E’ stato scelto Malkovich ad interpretare la figura di Giovanni Paolo III perché ha grande carisma ,classe ed eleganza ma sappiamo che in ogni ruolo interpretato da lui queste sue peculiarità sono evidenti .In una bella intervista Sorrentino ha detto che ha riscritto ex novo il suo personaggio dopo aver conosciuto da vicino questo attore credo come un bravo sarto cucia su misura un abito di alta sartoria.

Per lui sono stati creati dei look precisi da capo a piedi .

La tematica chiave di questo sequel è che l’uomo è solo ,drammaticamente solo nel suo percorso terreno .

Ci sarà ovviamente l’iconico Cardinale Voiello che fa bene il lavoro che deve fare anche e specie se è spiacevole .

Da alcune sequenze mostrate si affronta anche il problema dell’amore tra due uomini di chiesa vissuto dal cardinale Gutierrez come colpa ma anche come quesito sul perché la chiesa impedisca ai suoi accoliti di amare nessun altro che non sia Dio .

E vi sarà anche tanto altro con le solite scene visionarie e lussureggianti che sono peculiari di Sorrentino o meglio sono il suo marchio di fabbrica .

La serie è stata girata tutta a Cinecittà in cui è stato ricreato il Vaticano ,per gli esterni da notare location a Venezia ,Londra ,Appennini e ovvio Roma .

Sempre estremamente iconica , ironica e di grande fascino umano la figura di Lenny Beraldo .

Posso sbagliare ma credo che vedremo ancora una serie capisce di affrontare con passione vera i grandi temi esistenziali umani con partecipazione ,senza pesantezza e con tanta comprensione della contraddizione che non era solo Belardo ma che è proprio dell’uomo come tale con le sue debolezze ,tante ,e le sue grandezze ,poche o molte non importa .

Aspetto il 10 gennaio davvero con impazienza 

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Avendo avuto modo di vedere in anteprima i primi due episodi della prèmiere, già disponibili su servizio di Sky, allego le mie recensioni. Ovviamente farò uso della funzione spoiler, onde evitare di rovinare l'esperienza a coloro i quali prenderanno visione successivamente. Moltissimo era l'hype da parte mia per il debutto di questa serie tanto attesa.

Devo dire che ero molto scettico, ma sono stato smentito in modo del tutto inaspettato e totale. Soprattutto grazie all'episodio numero 2, di straordinaria bellezza.

 

Recensione The New Pope - Episodio 1

 

 

 

Spoiler

 

E dunque l'inizio.

Il dramma si consuma al di sotto di una croce rossa, taciturna fautrice di paradosso cromatico, manifestazione materiale di silenziosa veglia. Ciò che si estende è la purezza disagiata di un'esistenza ormai sul filo del rasoio. Così il corpo del controverso pontefice è accarezzato dalla morbida spugna, tocco di una mano inquieta e al tempo stesso apprensiva, tocco che lo rende emulo del Cristo, immagine del lavabo delle sue medesime spoglie. E' un momento fortemente significativo, di dolore che si traduce nella contemplazione, eppure tremendamente indiscutibile, avvolto di imperiosa bellezza. L'inusuale ammutolirsi di una figura un tempo agile e virtuosa. Il suono della sua voce ed il calore dei suoi gesti vengono ora meno, causando il dilaniante strascico, lo schiocco di una creatura che si distacca violentemente da un grembo, lasciandolo disperatamente vuoto.

 

Il tormento è solo di coloro che sono insindacabilmente vivi, ora adunati al fine di costituirsi al suo capezzale. Non vi è più tormento in Lenny, ma serenità e consapevolezza. Così egli si fa spirito e nell'osservazione di quei volti familiari le sue labbra si curvano in un sorriso che è pace e profondità. Risvegliarsi o virare verso il sonno eterno non ha più importanza; il suo percorso si è risolto, il suo cuore, cuore che l'ha solo materialmente abbandonato, si è aperto del tutto, tanto agli altri quanto all'esistenza. Egli è spudoratamente libero, ormai privo di qualsivoglia peso, candido e sfuggente, per una volta accompagnato dalle umane rime del comprensibile. Il suo sonno, tra il definito e il transitorio, genera lacrime, voragini incolmabili in quegli stessi volti che avevano infine imparato a diventare migliori accanto a lui.

 

Ma tutto ha il dovere di proseguire, e tale prosecuzione avviene nell'assenza di Lui, versante divenuto accogliente nel suo drammatico epilogo. Ed è in assenza di Lui che le persone tornano a sentirsi e a confermarsi misere, perdendo quelle parti migliori di sé faticosamente riscoperte e guadagnate. Così Voiello ritorna il subdolo e viscido Segretario di Stato che egli non ha mai negato d'essere. Uomo straordinariamente ambiguo, imporporato non solo dalle proprie vesti, quanto dalla vergogna che aveva imparato a lasciar apparire sul proprio viso. All'Uomo Dietro Le Quinte non basta più sostare al di là della cortina. Robusto è il richiamo dell'ambizione, del peggio della propria umanità. Una reazione potente al coma di Pio XIII, una reazione che lo rende dimentico di quanto positivamente aveva saggiato. Egli insegue l'icona, l'incedere sul palcoscenico quale figura primaria. E' un'anima perduta, non diversamente da coloro che lo circondano.

 

Nell'apertura del Conclave lo stuolo di porpore si aliena e contemporaneamente si magnifica, dando vita a frammenti esistenziali di suggestivo ardore. Per un po' ognuno ricorda di essere solo tristemente umano, e come tale avvolto nella disperazione di una cocente solitudine. Ripristinato è il dialogo con Dio, e nel rapportarsi all'alto ognuno cede alla volontà di esternare i propri desideri individuali, il verbo si fa traumatico, invasivo, impertinente, eppure profondamente sincero, genuino, semplicistico come mai ognuno di loro sceglie di essere: nel riserbo della preghiere la fatuità cede il passo alla complessità di essere ciò che si è e null'altro. Nella pluralità di voci fuori campo l'isolamento e il desiderio di Dio sono alimentati, voci che diventano coro di imperitura ricerca. Ciononostante, l'attaccamento alle forze terrene continua a imporsi e a schiavizzare, sino a imporre parimenti antiche soluzioni, intrighi, compromessi.

 

Francesco II è simbolo di contrarietà e debolezza, è il rivalersi del potere materiale sulla complessità spirituale. Il confronto finale tra lui e Voiello, con annesso sconsiderato scontro verbale, è la singolare prosa di svariati moniti. Egli è il carnale messaggio del logorio e della miseria configurate dall'ammaliamento di quello stesso potere, sinuoso e spietato nel corrompere qualunque cosa, e nel rendere l'ultimo degli ultimi a propria volta corrotto e obnubilato. Il potere è una coppa dal sapore agrodolce, una coppa dalla quale ogni uomo, persino i più fragili, ambisce a bere, sino a farsi assuefare dal liquido al suo interno, sino al perdere ogni forma di ragione, buonsenso e morale. Chiunque può mutare in un mostro di potere, perfino l'uomo più impensabile, questa è la traduzione di taluni fotogrammi.

 

Le sequenze di rivoluzione, l'inusuale apertura pratica al migrante, l'ostentazione della povertà vaticana, sono il satirico mezzo con cui la critica Sorrentiana si fa beffe del corrispettivo contemporaneo, di quel parimenti controverso Papa Francesco I. Ancora e ancora il contrasto tra il lusso dei porporati e il nulla degli ultimi, ove i primi reagiscono agli stessi con le proprie espressioni disgustate, ricolme di sconcerto e distanza verso coloro ai quali lo stesso Cristo che ipocritamente venerano rivolgeva il primo pensiero.

 

Nel momento in cui l'ordine costituito è minacciato, la Chiesa reagisce nell'unico modo che ha sempre conosciuto: ricorre alle proprie fondamenta oscure. Il male è dunque compiuto nella sua forma più atroce, ed è supportato dalla farisaica convinzione di servire un bene superiore laddove si consumano solo auto conservazione e salvezza del potere posseduto.

 

Un episodio introduttivo di indubbia pregnanza.

 

 

 

 

Recensione The New Pope - Episodio 2

 

 

 

Spoiler

 

« Piango per l'inesauribile imperfezione del mondo. »

 

Finalmente Sir John Brannox.

Ogni fotogramma mette in risalto il potere seduttivo della figura del futuro Giovanni Paolo III. Egli è permeato dall'arte, e il suo stesso essere è espressione artistica. La sua individualità appare avvolta da un profondissimo senso estetico. Una ricerca della bellezza e del perfezionismo si intrecciano nella serafica calma di un corpo difeso da un completo viola, armatura di bellezza ed eleganza che cela la fragilità traumatica di un Io tormentato<-/i>. E' irraggiungibilmente irreversibile nella sua essenza del sublime, inamovibile e straordinariamente collocato come le opere d'arte che lo circondano. La vanità che è tale senza esser tale, contraddittoria istanza nullificata da angosciosa dignità.

 

Egli è perfettamente a suo agio nel rapportarsi al male e all'ambiguità umana, tanto da esserne amabilmente sottratto. L'introversa disaffezione del suo Sé verso i suoi corrispettivi è significativa e atroce. Eppure ciò non lo smuove, rendendolo sempre più audace, autorevole nella sua irremovibilità. Le sue ferite interiori vengono seppellite da espressioni fredde e penetranti, la forza di sopraffino monolite, estenuante e virtuoso. Nel suo stesso adagiarsi sul lussuoso divano, cambiando continuamente posizione, il baronetto si espone in tutto ciò che è: <i>signorile al punto da divenire per altri quasi panoramico, simbolo di inaccessibilità e coscienza.

 

Poca è la presa della superiorità materiale su un animo tanto sensibile alla consapevolezza di sé. Eccezionalmente critico e autocritico, l'osservazione che diviene strumento per accendersi nell'assimilazione e spegnersi nella contemplazione. Molteplici sono i pesi che vigono su di lui, figura macerata, ciononostante esasperatamente fissa nel suo autocontrollo, tanto da divenire strenuamente rassicurante. Un animo dedito all'assoluzione altrui che non assolve sé stesso; il suo volto mai spiazzato è l'articolato sinonimo di ogni fardello interiore e del dolore del disprezzo subito da coloro che visceralmente egli ha amato ed ama.

 

Chiuso in sé stesso, poeticamente scettico e alienato, eppure irreplicabile nella disperata e continua ricerca di bellezza, di Dio e d'amore che egli perora. Non l'autocommiserazione, bensì la temerarietà di essere annoiati dal male insito nel mondo e nell'uomo, al punto da rispondere a tale tedio con un cammino votato a quello stesso amore. Lontano dai dogmi e dall'intransigenza, a sua volta lontano dal sottovalutare e dal sopravvalutare gli altri, essenzialmente ancorato da un fisiologico obbligo del razionale, pur tuttavia quantomai fautore di smentita di sé per una vicinanza all'ideale e al potenziale. Non un semplificatore, quanto un coacervo di complessità manifesta. Un uomo così abituato agli altri uomini dal riscoprirsi disabituato a Dio più di quanto lo siano i suoi aggraziati e leziosi simili. L'afflizione è tale da esser intollerabile, tale da spingere oltre le soglie del metafisico. John Brannox è una malinconica corda tesa sul fondale di molteplici e apparentemente insignificanti esistenze.

 

Ed è difendendosi ancora una volta dietro un bianco tanto puro da renderlo marmoreo che egli si dimostra insolentemente interessato a quello stesso amore di cui ogni umano è inspiegabilmente dimentico e succube. Penetrante e unico, nel lasciare la stanza accompagnato da solenni parole i suoi pensieri diventano distruzione e costruzione di nuovi insegnamenti e di laconiche intenzioni.

Il lascito e la dimostrazione di un uomo che anela all'amore quanto è in grado di infliggere a sé stesso un dolore punitivo.

 

E in tutto ciò aleggia la presenza di Lenny, inafferrabile tanto quanto il successore. L'assenza è presenza, egli soleva ricordare. E lo è davvero; un'assenza-presenza dolce, la cui insolita tenerezza è balsamo sulle ferite di ognuno.

 

 

Un episodio di straordinaria bellezza, con una fotografia squisitamente incline ad un'immaginifica estetica.

 

 

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Anche io non ho resistito ed ho scaricato on demand le prime due puntate già disponibili su Sky di The New Pope.

Notevoli direi in esse si può solo ammirare la bravura di Sorrentino sia per l’originalissima e audace scrittura sia per una regia straordinaria e abbagliante e rutilante di colori 

Mie impressioni Episodio 1

 

 

 La frase iconica nelle puntate iniziali di the Young Pope era :l’assenza è presenza e infatti Lenny ha incentrato il suo papato sul suo non manifestarsi,non fare discorsi pubblici in cui sarebbe stato ben visibile e questo anche per non dire niente di sé,per essere come una star del cinema muto,adorata dai fans ma estremanente distante da essi; tutto era stato pensato per riportare attenzione sul papato, per riaccendere la fede vera non quella delle apparenze e delle immagini costruite ad arte da professionisti della comunicazione .

 

In the New pope ,la prospettiva si è rovesciata , ma restano i temi cari a Sorrentino sulla ricerca di Dio,sul potere,sulla politica e sull’importanza della sessualità , in questo sequel in più c’è un occhio particolare alle monache diverse da quelle finora viste sullo schermo .

E infatti subito dai primi fotogrammi si entra nel vivo della nuova narrazione di Sorrentino.Vediamo una scena che come sempre è un quadro in cui vi viene fatto vedere un Lenny in coma con sullo sfondo una croce pichedelica direi ed una monaca che ne lava il corpo anche se poi si dedica ad altro.Tanta gente è riunita in preghiera per Lenny la cui vita è appesa ad un filo.Ma il Vaticano non può avere vacante il seggio di Pietro e allora il potente Voiello decide di indire un conclave che elegga il nuovo papa.

Fantastica e fuori ogni schema possibile è la tammurriata che commenta lo sfilare dei cardinali che si riuniscono nella cappella sistina: sfilano i principi della chiesa ma con commento plebeo martellante come per dire che sono uomini prima di tutto,con pulsioni,ambizioni,peccati .Ancora una volta il papa sarà deciso dalle trame di Voiello che non sopporta il cardinale favorito uguale a lui fisicamente come una goccia d’acqua, tranne che per una imperfezione fisica,il neo appunto,una sorta di coscienza doppia di quello che Voiello nasconde a se stesso perché la diplomazia è nel suo DNA ama il suo mondo e farebbe di tutto per preservarlo ma al contempo ha una sorta di ingenua purezza che reprime.Molto bella è tutta la parte in cui i cardinali pregano Dio perché dia loro un papa che venga loro incontro e che ne interpreti le debolezze o che rafforzi la purezza della chiesa .Voiello sarebbe il papa migliore secondo lui, perchè perfettamente addentro nell’arte del governare ma non ha voti sufficienti e dopo Belardo,commette il secondo errore ,il solito peraltro legato a scarsa conoscenza dell'uomo e cioè quello di scegliere l’ex confessore dei prelati del vaticano che sembra anima semplice e plagiabile facilmente.
E allora abbiamo un nuovo papa, Francesco secondo che una volta resosi conto del suo potere ,come Lenny,ma in modo opposto, lo esercita in primis per pretendere fuori stagione una colomba Alemagna e, poi, per dare una svolta pro migranti e pauperista al Vaticano.

Egli diventa una sorta di Grande Passero con relativi passerotti rappresentati da frati francescani che eseguono con precisione i suoi ordini che son quelli di dare tutte le ricchezze del Vaticano ai poveri prendendola da quella dei porporati .

Un papa simile è peggio di Belardo perché sovverte un ordine costituito da millenni nel vaticano e allarma i finanzieri ed i politici, egli si libera pure di Voiello di cui,come di tutti,conosce i peccati ,destituendolo.Da notare che questo atto lascia allibito Voiello perché sa che il suo ruolo di “topo” e certamente non di santo ,è anche esso importante per la sopravvivenza della Chiesa terrena.
In ogni caso il potere reagisce e lo capiamo guardando un personaggio “politico” che segue le vicende del Vaticano anche per manipolarle in una scena in cui egli aspetta l’ok per la morte dell’eretico passero mentre mangia delle vongole: entrambe cose semplici da fare e di nessuna importanza per chi le ha programmate, visto che esso e le persone a cui esso risponde sono privi di ogni senso morale e di scrupoli.Il potere è potere e non si baratta con nulla.Insomma mentre Lenny da qualche segno di ripresa, sarà indetto un nuovo conclave dal quale uscirà come papa un originale vanesio, nobile snob inglese le cui peculiarità sono note in primis quella di aver convertito diversi anglicani al cattolicesimo.Non darà soprese…almeno in apparenza .Prime impressioni: credo che questa serie sarà molto più estrema e dissacratoria di The Young Pope, molto promettente per la storia che sta per raccontare dopo la puntata prologo.Trovo piene di grande bellezza molte scene come sempre dominate da colori sfacciati in cui domina il rosso, opere d’arte notissime mostrate per recitare con gli attori,bravissimi tutti, musiche scelte con cura , riferimenti non casuali all'attualità politica e alla figura di Francesco primo .
Sono mostrate belle ragazze monache di  clausura che di notte si riappropriano della loro femminilità truccandosi ,profumandosi anche fumando come faceva Lenny che essendo papa poteva ignorare i divieti e mostrarsi ancora elegante e sexy nel semplice accendersi una sigaretta .Pare che Sorrentino approfondirà’ il tema delle religiose nella chiesa.
Certamente Sorrentino mette in scena i dubbi contemporanei, le lacerazioni ,le luci e le ombre, la fede e la superstizione ma interpreta al meglio il bisogno della maggior parte delle persone di credere in qualcosa e anche la voglia di essere accettati per quello che sono non per quello che dovrebbero essere

 

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The New Pope

Mie impressioni episodio 2

 

 

 Il 2° episodio di The New Pope è di una bellezza non solo visiva,scenografica direi, e di una profondità incredibili.


Esso si concentra interamente sulla conoscenza del nuovo papabile pontefice,quello della via di mezzo a parole , da parte del cardinale Voiello con seguito compresa la bella Sofia il cui personaggio in questa nuova serie è approfondito nell’ambito del suo privato.Il cardinale Brennox dovrà dare la sua piena disponibilità all’incarico per essere eletto al primo scrutinio.Molto ironico e sorrentiniano direi è l’incipit di questa puntata in cui Sophie si prende beffe dei passerotti,pardon fraticelli francescani molto giovani e senza proprio cervello pensante provocandoli sessualmente per poi lasciarli con un palmo di naso.Come non vedere in quel dito medio che Spohie mostra sotto il loro naso, uno sberleffo per tutte le forme di fanatismo che opprimono l’uomo , anche ipoteticamente quelle a fin di bene?Parte la sigla e sulle note suadenti di una musica da discoteca, gruppi di giovani suore bellissime, sensuali e ondeggianti ballano all’interno del vaticano ( vengono alla mente certe sequenze de i I Diavoli di Ken Russell tanto per sottolineare che sacro e profano vanno a braccetto). E subito dopo che ci viene fatto vedere? La statua di John Henry Newman cardinale, teologo e filosofo inglese vissuto agli inizi del XIX secolo che domina il panorama..

Dopo questa ironica premessa ci viene mostrato il viaggio della delegazione del vaticano per raggiungere la splendida tenuta di ser Brennox .I prelati leggono giornali italiani e ci viene fatto capire che si sospetta che sia stato il cardinale Voiello ad assassinare Papa Francesco II. Bellissima la frase in tema di Voiello ,di grande sarcasmo verso se stesso “Non posso biasimarli, anche io al loro posto sospetterei di me.”Che dire?Grande Silvio Orlando nel tratteggiare un personaggio da tragedia ma spiritoso, autoironico,che non si compiange mai ma che cerca sempre soluzioni utili per il Vaticano.
I prelati comunque arrivano tardi a casa di Brennox  il quale da subito si mostra originale egocentrico e snob rifiutandosi di ricevere i suoi ospiti arrivati tardi.Ergo tutti vanno a dormire in stanze dal lusso sfacciato, soli ma confortati in un certo senso dalla presenza davvero iconica di Lenny Belardo che ha gesti delicati per tutti ,in particolare per il cardinale Gutierrez che ha resistito alla tentazione pur sapendo perfettamente quando gli pesasse la solitudine.E anche Brennox  senza saperlo ha la visita di Lenny che sposta la scatola in cui egli teneva i suoi sonniferi.Ancora una volta Lenny di cui tutti sentivano la mancanza ,è presente nella vita delle persone che lo hanno circondato o che dovranno compiere una scelta importante,colma un vuoto .

In questa puntata il mattatore assoluto è un Malkovich magnetico dandy , ironico,provocatore ,depresso , dallo stile ipnotico ma con la fragilità di una porcellana. Anche lui è un personaggio complesso,reso fragile come una porcellana dalla mancanza di affetto dei genitori che lo hanno cancellato dalla loro vita ritenendolo coinvolto in modo decisivo nella morte del fratello.Egli sembra un religioso dell’apparenza visto come cura il suo abbigliamento e la sua persona tutta ma nel contempo cerca di capire anche con chi ha a che fare ponendo domande precise .Da evidenziare il suo eloquio e le prime risposte date a Voiello stando sdraiato mollemente su un canapé . Brannox dice frasi tipo: “Solo gli altri sanno veramente come sto. Io non ho immaginazione” Voiello controbatte con un laconico “Io piango troppo spesso, per i film hollywoodiani romantici e per gli amici che stanno male”
Insomma tra i due iniziano una serie di schermaglie ma credo che la risposta che convince l'originale prelato ad accettare sia quella di Gutierrez circa l’amore.Se dio non esiste resta nondimeno il bisogno dell’uomo di cercarne l’esistenza .E’ un uomo disincantato ,di estrema intelligenza ,finissimo e acutissimo è pieno di dolore anche lui per genitori assenti ,che non lo amano e non ne vogliono sapere .Di nuovo il tema della solitudine e dell’abbandono intollerabile .


Certamente qualche scelta magari relativa al privato gaudente di Sophie può sembrare al momento gratuita ma è interessate rilevare come Sorrentino non vuole premediatamente essere né blasfemo, né tanto meno incarnare la santità o essere gratuitamente volgare . Vuole farci immaginare, vuole attivare un processo creativo tra sacro e divino, che non ha nulla a che fare con la fantasia, se non la parvenza di finzione.E soprattutto vuole portraci a ragionare sulla fragilità dell’essere umano senza il supporto dell’amore e sulla solitudine di chi ha accettato di essere solo per fare da tramite tra Dio e l’uomo.
Inutile dire che tutto è magnificamente girato con una fotografia eccezionale e grandi movimenti di macchina da presa

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Ero estremamente scettica, ma queste due puntate mi hanno fatto ricredere. SPOILER PUNTATE 1-2:

Spoiler

La prima puntata è stata quasi comica, ma non in senso negativo. Vedere Voiello che si presenta al concilio pre-conclave presentando le sue analisi è stato impagabile.

:excl2::excl2: :excl2:

Ben presto si è passati dal comico all'inquietante. Violentissima la satira contro Papa Francesco, ma ancor di più verso i francescani, che già nella prima season erano stati sbeffeggiati da Lenny Belardo. 

Allo stesso tempo non si riesce realmente a empatizzare con Voiello&Company, anzi, viene messo in risalto l'errore di valutazione di quest'ultimo.

La seconda mi è piaciuta molto di più. Meno divertente e adrenalica, ma più profonda e poetica, come John Bhrannox. Una figura silenziosa e al tempo stesso comunicativa, cordiale e al tempo stesso distante, una figura completamente diversa da Lenny ma con un passato altrettanto tragico. Bellissimo il suo discorso alla fine:

"C'è un barbone morente su una strada, lo Stato dice al barbone: "Ti assisterò", il medico "Curerò le tue ferite", la figlia "Ti darò i miei soldi". La Chiesa non dice niente. La Chiesa sta pensando a quel barbone".

Molto bello, inoltre, il riferimento a Neeman, santificato si recente, grande intellettuale, promotore dell'ecumenismo e critico del liberalismo, che ha posto al centro del suo pensiero la Coscienza, intesa non come semplice libertà di pensiero, ma come intermediaria tra Dio e l'Uomo.

 

P.S. La nuova intro non mi fa impazzire. Trovo molto più significativa quella della prima stagione.

 

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 Anche io ero scettica quando si è trattato di vedere The Young Pope, perché per dirla tutta non è che amassi tanto Sorrentino, considerandolo regista di maniera,barocco, troppo attento all'apparenza etc.

Per esempio non sono mai riuscita a vedere del tutto il suo film premio Oscar La grande bellezza.

Alla fine per curiosità ho visto la prima puntata che mi colpì subito non solo per la bellezza delle scene girate ma proprio per il modo con cui il regista trattava il tema  di un papa giovane che dava l'impressione di non credere in Dio ma solo perché non aveva conosciuto l'amore di un padre e di una madre che lo avevano egoisticamente abbandonato.Del resto da noi e non solo questa serie  sulla contraddittorietà dell'animo umano ha avuto grande successo anche perché pur essendo estremamente sofisticata  riesce ad avvincere lo spettatore.Dopo aver visto the Young Pope , quindi,io avevo aspetttaive alte per ora non deluse,anzi.   

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Il 7/1/2020 at 20:01, JonSnow; dice:

L'afflizione è tale da esser intollerabile, tale da spingere oltre le soglie del metafisico. John Brannox è una malinconica corda tesa sul fondale di molteplici e apparentemente insignificanti esistenze.

 

Ed è difendendosi ancora una volta dietro un bianco tanto puro da renderlo marmoreo che egli si dimostra insolentemente interessato a quello stesso amore di cui ogni umano è inspiegabilmente dimentico e succube. Penetrante e unico, nel lasciare la stanza accompagnato da solenni parole i suoi pensieri diventano distruzione e costruzione di nuovi insegnamenti e di laconiche intenzioni.

Il lascito e la dimostrazione di un uomo che anela all'amore quanto è in grado di infliggere a sé stesso un dolore punitivo.

 

E in tutto ciò aleggia la presenza di Lenny, inafferrabile tanto quanto il successore. L'assenza è presenza, egli soleva ricordare. E lo è davvero; un'assenza-presenza dolce, la cui insolita tenerezza è balsamo sulle ferite di ognuno.

 

 

Un episodio di straordinaria bellezza, con una fotografia squisitamente incline ad un'immaginifica estetica.

Davvero poco da aggiungere a siffatta recensione. 

Avevo grandi aspettative che non sono in alcun modo andate deluse con i primi due episodi di The New Pope.

Come sempre Sorrentino si divide tra sacro e profano, tra altisonante e sommesso, tra vette altissime ed altre di infima bassezza che quasi sempre corrispondono al variegato ventaglio degli umani intenti e comportamenti.

Spoiler

 

Così, dopo un primo episodio fragoroso, caotico e confusionario, caciarone ed opulento, sarcastico e dissacrante, in cui riscopriamo quanto coloro che si erano riscoperti migliori accanto a Lenny Belardo in sua assenza siano ripiombati quasi tutti - non tutti, Gutierrez fa eccezione - nei propri antichi vizi e nelle vecchie nefandezze, Voiello su tutti, ci troviamo di fronte ad un altro, il secondo, che ci proietta invece in una dimensione di tutt'altro linguaggio e spessore. Una dimensione quasi sospesa nel tempo e nello spazio, come scopriamo poco dopo che nel tempo e nello spazio sono sospese le esistenze drammaticamente spezzate degli aristocratici abitanti di un lussureggiante maniero inglese d'altri tempi. Ed è qui che conosciamo il futuro Papa Giovanni Paolo III, al secolo ser John Brannox, magnetico padrone di casa che appare subito come un'autentica malinconica anima in pena; un'opera d'arte vivente che però non fa dell'estetica fine a se stessa la sua cifra. Entra in scena in un audace completo viola, John Malkovich, con il kajal a sottolinearne il contorno occhi, un vezzo che solo Sorrentino può concedere ad un porporato in odor di papato.

 

Il viola rappresenta da sempre la ricchezza e la potenza, la nobiltà ed uno status quo anche intellettuale superiore alla norma. Esso deriva dall'unione di due colori primari, il rosso ed il blu, il primo simbolo dell'amore, il secondo della saggezza.

In cristalloterapia le pietre viola si crede aiutino ad esplorare i propri ricordi alla ricerca di traumi passati  che impediscono ad un individuo di andare avanti nella propria vita; in cromoterapia serve a calmare disturbi di origine nervosa ed irritazione. Infine, il colore viola assume una connotazione di grande spiritualità e di interconnessione con la parte meno materialista dell'essere umano. 

Conoscendo la poetica sorrentiniana ed il suo continuo omaggiare l'Arte, non fatico a credere che la scelta dell'entrata in scena di Brannox in viola scuro non sia casuale.

Egli si dimostra a tratti flemmatico nel suo incedere verso coloro che sono arrivati fin lì per proporgli niente di meno che lo scranno di Pietro; eppure, nonostante le sue movenze da dandy, nonostante la sua aria da aristocratico annoiato, fondali di profondissima introspezione si percepiscono attraverso i suoi occhi fermi e profondi, scrutatori ed al tempo stesso divaganti, persi nei propri pensieri e nei propri tormenti. Tormenti che non lo lasciano mai solo, mai al sicuro, che gli impediscono di godere di ogni gioia e che lo incatenano al proprio personale ed intimo dolore.

Un dolore acuito oltremodo dalla fermezza e dall'incomunicabilità verso coloro che lo hanno generato, gli anziani genitori che da quarant'anni non fanno passare giorno senza proiettare sul figlio superstite tutto il fardello della prematura dipartita di un altro figlio, gemello, prediletto.

Un dolore muto, un muro alto dal quale ogni notte egli si limita a sbirciare rubando sguardi carichi di rimpianto al tempo che scorre inesorabile, tanto quello dei genitori quanto quello di Brannox, che difatti si lascia andare ad una ironica e rassegnata battuta sul clima: "qui il clima è un vero tormento e la vita finisce per adattarsi al clima."

Il clima in questione è naturalmente quello in cui da sempre si agita il suo animo, e la sua esistenza, i suoi dogmi ed i suoi rimorsi sono riflesso speculare di quel tormento. 

Tanto lo percepiamo intransigente verso se stesso, le sue abitudini, le sue consuetudini, tanto egli non è manchevole di comprensione ed assoluzione verso gli altri; tanto egli sembra fermo in un eterno istante di classica ed estatica contemplazione del bello di cui è circondato, tanto percepiamo quanto in vero nulla di tutto ciò possa davvero toccarlo e colmare l'inquietudine nel suo cuore.

Staremo a vedere, ma come incipit devo ammettere che questo personaggio ed ovviamente il suo sublime interprete mi ha stregato.

 

Venendo invece all'episodio introduttivo, come dicevo è quanto di più sorrentiniano ci si potesse attendere: si alternano musiche di diverso genere che cozzano con le michelangiolesche grottesche figure della Sistina che si riempie dei porporati per il Conclave. Ostentazione di magnificenza ricercata ed ottenuta con grande sapienza registica e con scelte fotografiche audaci, Lenny che al pari del Cristo viene adagiato e spogliato e curato, lavato e carezzato amorevolmente (anche troppo). Al suo capezzale un variegato parterre di figuri seriamente in apprensione per la sua salute, la sua anima che finalmente libera, leggera, priva di fardelli materiali  si solleva, e sorridente come mai prima si posiziona alle loro spalle per osservarli in quel momento di estrema pena. 


Impossibile non percepire il fil rouge tra la precedente stagione e questa, quell'assenza che è presenza così a lungo pontificato da Lenny e così evidentemente carica di significato che finalmente si palesa anche a noi spettatori.

Mai avevamo infatti percepito così chiaramente la bellezza della figura di Pio XIII come in questo episodio, e nel successivo, dove egli sta senza esserci, esiste comunque in un limbo indefinito dal quale non fa mancare a nessuno dei suoi amici la propria guida e la propria delicata accortezza.

Il cuore di Lenny è in standby e quello del mondo cattolico con lui; vediamo esternazioni di vicinanza estrema, ai limiti del fanatismo, capannelli di fedeli appostati in piazza San Marco ed in Vaticano attendere notizie, vediamo il peggio dell'essere umano incarnato nei cardinali che, lontani dalla saggezza e dalla grazia di Pio XIII, sono tornati ad essere gli uomini bassi e senza etica né morale che avevamo conosciuto all'inizio della passata stagione. Osserviamo il cardinale Voiello tornare a tramare, a tessere la propria ambiziosa tela nella speranza di venire eletto nuovo Papa, come se tutto il percorso di miglioramento fatto accanto a Lenny fosse stato del tutto vano: sempre la natura umana si scopre debole, lontana da fari che la guidano, questo sembra essere il messaggio di fondo che ci vuol far arrivare Sorrentino.

Eppure, una luce ancora brilla, irradiata dall'uomo ora disteso e privo di coscienza ma che, come l'astro più luminoso, non smette di prolungare i suoi raggi: il cardinal Gutierrez, uomo altamente penitente, colui che più di tanti sembrava incarnare la debolezza, dimostra di essere realmente giunto ad una nuova consapevolezza di sé e della sua vocazione. Non nega di essere tentato, non nega la sua solitudine né il desiderio di porvi fine anche solo per un breve istante; eppure, ha trovato finalmente la forza di opporsi ai propri istinti laddove questi entrano in contrasto con il suo status di uomo di chiesa. Una lezione di grande fermezza d'animo che, come spesso accade, ci arriva proprio dai soggetti più umili e percepiti deboli.

In tutto, in ogni fotogramma, aleggia la costante presenza ed il costante  pensiero per Lenny Belardo, un uomo che ha saputo fare della propria croce la sua forza, e che sta adesso attendendo di conoscere la direzione da intraprendere: se unirsi a quel Dio da lui così tanto amato, o se invece tornare ad essere pastore tra le genti.

 

 

Magnifico inizio.

 

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Bellezza.

Dall'episodio in sé alle analisi che leggo.

La bellezza non può essere interrogata, regna per diritto divino, soleva affermare Oscar Wilde.

 

Ogni frazione della narrativa sorrentiniana e dell'esperienza visiva è qui plasmata e invaghita dai potenti estetismi, dai corollari d'arte e quadri appesi alle pareti, sino al dinamismo imperante delle figure che si susseguono in quei medesimi anditi, contornate e permutate da quello stesso mistero costituito da un ignoto quasi artistico ed un'eleganza tali da risultare ipnotici. L'uomo non può che riscoprirsi ancor più solo dinanzi ad una così devastante bellezza, più misero, più tangibile a sé stesso nella sua infinita diseguaglianza tra dolore e spasmodico caos. Innumerevoli anime si rendono succubi della sfasatura tra una realtà che inorgoglisce e rende mediocri, ed una creatività che porta invece all'ascensione e ad una sospensione così efferatamente bella da straziare.

La forza pervasiva dei corridoi di quel maniero inglese ottenebra e incupisce; i propri passi echeggiano, e tra quelle mura ognuno riscopre la portata dei propri peccati, peccati dai quali non può rifuggire, peccati che li rendono indegni e che li fanno sentire solamente più vuoti, più abbandonati a sé stessi di quanto non lo siano mai stati. Una dimora quasi divina, un limbo in cui le sonorità di uno strazio interiore si susseguono nel baccanale rimbombo della contemplazione e si è obbligati al confronto, al rapporto con le proprie debolezze, con la propria iniquità, con l'agonizzante dispendio della propria anima auto-vilipesa.

L'adesione ad una dimensione infinitamente autocritica e punitiva rende l'anfitrione ancor più inarrivabile, un uomo così speso nel suo sofferente esistere da competere quasi con i suoi stessi traumi, come a rivalersi del peso costituito dal respirare, costantemente avvolto nell'apnea di un'assenza d'amore. Ma egli non è il solo a percepirsi tale. I suoi stessi ospiti vengono a patti con la loro carnalità, con il loro essere scarto di un amore che li ha resi solo più fallibili, respinti nella loro stessa fragilità all'errore, nella loro tendenza ad un'attitudine peccatrice e malevola. Quanto tentatori possono essere i fantasmi di ognuno? Quei fantasmi che emergono nelle notti ovattate, allettanti e piacevoli nella loro trasparenza, mai paghi di prendersi gioco della mortalità, così irriverenti e seduttivi, così ragionevoli nel loro continuo scherno e dileggio, così sagaci dal non aver mai torto. Ed è in quel buio dispersivo che ognuno perde il sentiero, che ognuno riscopre le proprie dita tremare dalla paura di non essere sul giusto cammino, dalla consapevolezza di sentirsi dei rifiuti dell'esistenza, dilaniati dal dover avvertirsi così immancabilmente vuoti, bisognosi di un qualcosa d'impalpabile, verso cui il protendersi li rende solamente più deboli, più sporchi di quanto già non si sentano.

 

In notti del genere tutto è assenza, in notti del genere Dio cessa di parlare. In notti del genere si è il detrito di un incubo appena passato. L'abbandono e il tradimento di sé è nella natura dell'uomo, eppure tutto quel dolore è l'aneddotica conferma di un circolo senza fine, un altare che esige il perenne sacrificio. In quelle silenziosi notti si è solo inquiete sagome, insignificanti contorni non-amati che si confondono con lo stesso buio che alberga dentro di loro e che li fa indugiare dinanzi a quello stesso amore che li raggela e li rende timorati; nelle ampie e lussuose stanze di una residenza eterea le anime si sottomettono a tutta la loro imperfezione, e vivono l'angoscia di non poter piangere. Non possono scendere lacrime dai penetranti occhi di Sir John Brannox, non possono scendere lacrime da quelli invece vispi del Cardinale Voiello, quelle lacrime non possono solcare nemmeno l'umile e dolce viso di Monsignor Gutierrez, perché nelle così poderose tenebre, perché in così feroci tormenti, il pianto è un mai così ambito premio di cui l'uomo non è sufficientemente degno. E' in un tempo eterno che si stagliano viceversa i muti lamenti, il lancinante e silenzioso sfregio di nature alla deriva, così insensate se prive di quello stesso amore. Dov'è Lenny? Dov'è Dio?, verrebbe da chiedersi. Eppure la domanda è Dov'è l'Uomo: eccolo, in tutta la sua fragilità, in tutto il suo dramma, nel suo annoso dilemma, nel suo affannato respiro, nel suo cuore frammentato e spiazzato dal complesso incarico di esistere. Ciò che resta è la malinconia, e l'anamnesi, l'unico sbocco dell'anima per giungere ad una mai così ardita verità. Ma non si può esistere realmente in una così brutale assenza d'amore, amore anelato e inseguito, amore che è riempimento e presenza, quesito e risposta, dogma ed esplicazione. Si può solamente sopravvivere. E sopravvivere non è mai abbastanza, né per l'uomo semplice, né per quello ieratico.

Il tormento di vivere, il tormento dell'Essere, e la significativa bellezza di quello stesso strazio.

 

S'intravedono i prodromi del capolavoro.

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Domanda complessa 

Lenny sembrerebbe non credente in una fase iniziale di The young pope  ma perché non essendo amato non può riconoscere la presenza di Dio che appunto è amore .

E lo stesso credo valga per Brennox.

Entrambi cercano Dio e vogliono credere in lui e per inciso Lenny quando si darà ,amandola ,alla gente con un bel discorso in piazza San Marco in cui dice alla gente di sorridere ,anche se vede i suoi vecchi genitori hippie andarsene con grande disprezzo per lui ,comprenderà che è amato anche da Dio e sorriderà finalmente 

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@JonSnow;

Cosa è la bellezza?

Ho trovato in rete queste dichiarazioni di 2 papi peraltro santificati 

 

Papa Paolo VI

 

Dal Messaggio agli artisti, 8 dicembre 1965: «Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione.
La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani...

 

Giovanni Paolo 2

 

La bellezza è in un certo senso l'espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza.
Lo avevano ben capito i Greci che, fondendo insieme i due concetti, coniarono una locuzione che li abbraccia entrambi: "kalokagathía", ossia "bellezza-bontà". Platone scrive al riguardo: «La potenza del Bene si è rifugiata nella natura del Bello.»

 

Tu scrivi giustamente L'uomo non può che riscoprirsi ancor più solo dinanzi ad una così devastante bellezza, più misero, più tangibile a sé stesso nella sua infinita diseguaglianza tra dolore e spasmodico caos.

E credo che Sorrentino questo messaggio ,volontariamente o no, voglia far passare e cioè che l’uomo cerca Dio ,anche se magari non crede esista , perché anela il suo amore che è bellezza,grande bellezza e armonia,grande armonia .In assenza di amore ,quello di Dio in particolare ,tutto è scuro e meschino perché si assecondano solo le proprie egoistiche pulsioni ,peccando ( ricordare la frase che Lenny rivolge ad un confuso Gutierrez che aveva fatto la cosa giusta ).

E l’amore è presenza come sembrano sottolinearei le scene in cui in un certo senso Lenny si materializza per dare conforto ai suoi amici che si rendono conto di essere drammaticamente soli,senza il supporto di una guida amorevole e disinteressata .E certamente in un deserto di sentimenti non si vive ma si sopravvive male e nella disperazione ,anche se ,come Brennox , si è ricchi sfondati e ci si butta non sulla bellezza che vive di luce propria ma sull’estetica dell’apparenza abbigliandosi per esempio in modo sofisticato e ricercato .

Credo che le due forti figure carismatiche di Lenny e Brennox si scontreranno  con il primo che ha raggiunto forza e consapevolezza e il secondo che ,apparentemente distaccato , rischia di andare in frantumi come una pregiata porcellana .

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In attesa di venerdì sera avrei un quesito da porre

Nella realtà di fatto di New Pope abbiamo 2 papi viventi con opposte concezioni su diversi quesiti .Nella vita reale ancora abbiamo due papi,ma  Papa Ratzinger che personalmente apprezzo moltissimo per cultura teologica immensa , si è dimesso di sua volontà per cui non potrebbe neanche chiamarsi Papa emerito ma al più ex  vescovo di Roma.Il  rapporto gerarchico  tra i due è chiaro.

Il caso di Lenny è diverso perchè lui mai si è dimesso  dalla carica e un papa è tale fino allo morte che non c'è stata .E non credo che Lenny lascerà campo libero al nuovo  papa porcellana perchè ora , essendo addirittura idrolatato si sente forte, molto forte e non dimentichiamo quanto sia cocciuto e luciferino 

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Per tentare di rispondere al tuo quesito, che anche io in una certa misura mi ero posta, credo che nell'opera di Sorrentino dovremo attendere di conoscere la reale natura di John Brannox, perché finora lo abbiamo visto ed indagato solo attraverso gli occhi di chi si rivolge a lui in un momento di estremo bisogno per la Chiesa di Roma, convinto, cosa della quale egli è pienamente consapevole, che la sua via media possa porre un freno al caos in cui il pontificato di Lenny l'ha fatta sprofondare (sempre a detta dei cardinali in questione).

Il suo essere così ironico, intelligente, elegante e raffinato nel vestire così come nel vivere, la sua apparente mondanità, sono tutti elementi che per ora ci offrono una visione solo superficiale e dunque parziale di ciò che egli realmente è capace, dunque io attenderei prima di dare per scontato che le due personalità, la sua e quella di Pio XIII, si scontreranno. Se volessi azzardare, anzi, non escluderei che si configurino invece come dissimili ma entrambi necessari e che dopo una iniziale fase di assestamento in loro due prevalga una sorta di complementarità che li porterà a perseguire il medesimo fine.

Rivedendo poi una seconda volta l'episodio 2 SPOILER

Spoiler

mi rendo conto che non solo Voiello ed altri cardinali, lontani dalla grazia e dalla presenza magnificatrice di Lenny, sono tornati alle proprie antiche tare, ma che la stessa donna miracolata, non ricordo il nome, con una gravidanza che non arrivava e che invece dopo l'intercessione di Pio XIII è giunta, trae profitto economico dalla sua condizione, vendendo la propria testimonianza a tutti i networks. Il vile denaro che corrompe anche chi, beneficiato di tanta e tale gioia, non dovrebbe lasciarsi incantare da tali materiali sirene.

Sulla questione Ratzinger - Bergoglio, anche a me sembra un po' strano che gli venga concesso di mantenere tale carica, probabilmente solo formale; tuttavia posso capire che, essendo la prima volta in duemila anni che vengono presentate volontarie dimissioni dal pontificato, nemmeno a Roma si fosse preparati ad una simile eventualità.

E' pur vero che una figura come quella di Joseph Ratzinger, con la sua immensa conoscenza e cultura, probabilmente uno degli esseri viventi più colti al mondo, non poteva essere relegata a ruolo di semplice vescovo di Roma, dopo aver accettato di traghettare la Chiesa in un momento storico, quello immediatamente successivo alla morte di Wojtyla, così complesso e controverso, anche difficile da gestire, visti anche gli scandali sessuali trapelati proprio nel corso del suo pontificato e che, a detta di alcuni addetti ai lavori, ne hanno determinato in una certa misura le stesse dimissioni. Dunque, credo che semplicemente nel suo caso sia stato un gesto di riconoscenza, rispetto e cortesia, quello di fargli mantenere la carica di emerito.

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