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JonSnow;

ASOIAF/GoT Music Challenge On The Wall.

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@Stella di Valyria si sentiva la tua mancanza nel forum

 

Carmina Burana è una delle mie opere musicali preferite e ogni volta che la sento ho la pelle d'oca alta 3 cm. In generale la musica classica, nonostante io sia piuttosto eclettica nell'ascolto dei generi, è quella che mi emoziona di più.

Questo brano è tremendo, epico,  ti scuote fino alle ossa. Grazie di averlo postato.

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8 hours fa, Lyra Stark dice:

Ma d’altronde come ha già sottolineato bene JonSnow; Robb è un personaggio che nasce segnato e che ha la chiara funzione di specchietto per le allodole per i sognatori idealisti come me. Ciononostante almeno per quanto mi riguarda è imprescindibile non affezionarcisi, forse anche per quella sorta di destino ineluttabile già scritto che gli grava sopra la testa.

 

@JonSnow;Accostamento particolare ma che in effetti ha un suo perché.

@porcelain.ivory.steel avevo pensato anche io alla stessa canzone!

 

Quando ho accostato Show Must Go On a Robb, oltre per correlazione tragica e votata alla pur intensa transitorietà del suo personaggio, l'ho fatto anche seguendo la narrativa di Martin e l'approccio di noi lettori/spettatori all'epilogo di Robb.

 

In particolare ci sono due frasi chiave, nel testo:

 

« Another heartache, another failed romance, on and on »

 

Chi ha avuto modo di seguire Martin nelle sue interviste saprà che egli ha dichiarato che l'epilogo di Robb nasce dalla sua volontà di abbattere il cliché narrativo dell'eroe che riesce a fare giustizia per la sua famiglia e a emergere vittorioso sui meschini. Pertanto la storia di Robb si costituisce, per l'appunto, come un failed romance, per volontà dell'autore.

 

« I have to find the will to carry on »

 

Questa frase racchiude poi lo stato d'animo in cui tutti si sono ritrovati dinanzi alla fine di Robb. O perlomeno, coloro che avevano a cuore le sorti degli Stark e speravano in loro. Una volta assistito al Red Wedding intenso è lo sconforto, e c'è bisogno di una pausa, quasi di una forza di volontà per reggere il colpo e trovare la forza di volontà per proseguire nonostante tutto nella visione/narrazione.

 

Infine la chiave è nel titolo stesso: lo show, inteso come GoT o ASOIAF, deve continuare nonostante tutto. Come nonostante tutto gli altri lupi devono andare avanti, così come Casa Stark, che deve sopravvivere.

 

E' una canzone davvero tragica, nata dalla penna di Brian May e molto in linea con la tragedia che è insita in tutto ciò che Robb Stark è, sia narrativamente come funzione che a livello umano. Era nato per morire. La sua è stata davvero una tragedia umana.

 

Ci si può consolare col fatto che sia stato ampiamente vendicato. Jon Snow e Sansa Stark si sono occupati dei subdoli Bolton, e Arya Stark dei meschini Frey.

Dunque è indubbio constatare come sia sempre pericoloso lasciare lupi in giro, e come essi tornino a mordere chi lo merita quando necessario, sia insieme che separatamente. Quindi il pericoloso lupo a tre teste ha posto fine alla tirannide. 

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Finalmente posso iniziare anche io. 

 

Giorno 1- Ned

 

Quando si parla di Ned, si pensano a due cose: onore e famiglia. Appena ho pensato a lui, mi è venuta in mente la canzone top dei papà e anche se ci vedo poco Ned a parlare a cuore aperto, non posso fare a meno di chiedermi come sarebbe avvenuto il famoso discorso della madre con Jon. 

 

 

Giorno 2_ Cat

 

Come per Ned, a Cat si associa quasi totalmente la figura di madre ed è a questo che ho pensato con una bellissima canzone, in questa versione live contenuta nell'album Ruttle and Hum, che parla di Madri di figli scomparsi. 

 

 

 

Giorno 3- Robb

 

Per lui ci ho pensato veramente meno di un secondo, mentre ero in macchina e mi sono messa a canticchiarla.

 

 

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Tutti i brani postati in questo 3D sono belli, evocativi e colmi di significato, tutti. E riescono  nella quasi impossibile impresa di dire, su personaggi che abbiamo sviscerato per anni e per centinaia di post, ancora qualcosa di nuovo.

Ma ti ringrazio, @Lady Monica, per la scelta di Forever Young: solo apparentemente semplice, in realtà di una sottigliezza, dolcezza e sensibilità che, senza bisogno di parole, vanno dritte al cuore. Perché esprime tutto il dolore e l' amore con cui ricordiamo Robb, con la sua giovinezza spezzata, e lo stato d' animo che ha lasciato in noi. Se la Morte é ciò che tutto e tutti cancella, Robb non é morto, almeno nei nostri cuori, non se ne é mai andato via del tutto: é rimasto in un limbo sospeso, come congelato nel suo divenire. Eternamente giovane. Eternamente presente.

Una scelta, la tua, semplice e insieme centrata e intensissima, colma di affetto.

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Molto bella davvero, la canzone mi piaceva da prima anche se purtroppo tendo sempre ad accostarla alle parole di quel vile di Bolton che gozzoviglia con Frey dopo la strage e tenta pure di fare la battuta.

>_>

 

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E' il momento dei miei amatissimi Radiohead e del grandissimo Thom Yorke.

Data la differenza evidente tra le due figure, applicherò la doppia scelta, ma sempre con lo sfondo della potenza intimista dei Radiohead.

 

Giorno 4 - Sansa Stark (ASOIAF)

 

Il metamorfico divenire che ha successo.

Una laconica sentenza che costituisce il nucleo della natura di Sansa Stark. Ella è un essere idealista, rapito dal potere della metaforica estetica di un mondo visivamente dispersivo e dilagante, un mondo la cui fascinazione chimerica è fin troppo compulsiva, speculare alla candidezza di un animo che riflette sé stesso in quella stessa costruzione articolata, incantevole esecuzione di ogni complessità interiore, di quel candore che avvolge la sfera di coloro che hanno una sensibilità così attiva e vivida, così irreprensibile, dal riuscire a individuare sempre ciò che di positivo possa esserci nell'esistenza.

 

La lupa rossa è un contenitore di dramma e sogno, è l'involucro di ogni male subito e di ogni bene percepito. E' evoluzione e metamorfosi; lo strazio della trasformazione per il raggiungimento di una consapevolezza senza fine, coscienziosa, caparbia nel suo palesarsi negli ultimi istanti. Ma la persona che custodisce sé stessa in tale involucro è la stessa che vive la forte antinomia di essere profondamente fragile e immacolata (porcelain), preziosa e resistente (ivory), irrimediabilmente inscalfibile (steel).

 

E' nel paradosso della mutazione che i sogni vengono preservati, ed è in quegli stessi sogni, dapprima distrutti e poi rinati solamente come più consapevoli, che Sansa Stark conserva il suo Io incontaminato, un io così spiazzato dinanzi a qualsivoglia forma di male e che continuerà ad essere dilaniato e frammentato più e più volte da coloro che quello stesso male lo profondono, da coloro che lo rappresentano e incoraggiano, da coloro che sono così colpiti da un tale candore da percepirlo come osceno, poiché lontano dalla loro miseria. Vorrebbero avere il diritto e la forza di insinuarsi in lei, di renderla un loro simile, e diventano ancora più violenti quando scoprono di fallire.

 

Perché se è vero che quell'Io continuerà a percepirsi dilaniato e a soffrire, sino a essere più volte frammentato, continuerà parimenti a rinascere e ad evolvere in modo perpetuo, senza mai lasciarsi intaccare davvero.

Il Male è di fondo una piacevole e intrigante sembianza di un'umanità fallibile. Ciononostante, nelle dozzine di fallimenti propri e altrui, Sansa custodisce il Bene ed i suoi stessi sogni, come se fossero carezze sulla superficie della sua pelle dilaniata e offesa.

 

C'è ancora speranza, nel mondo. E finché persone come lei continueranno a vedere il bene, il mondo non sarà mai realmente avvolto dalla distopia.

 

Dreamers

They never learn

And It's too late

The damage is done

This goes

Beyond me

Beyond you

The white room

By a window

Where the sun comes

Through

 

 

 

Giorno 4 - Sansa Stark (GoT)

 

Il fallimento del metaforico divenire.

Il Bene che fallisce non perché diventa Male, ma perché sceglie di non credere più in sé stesso, di castrarsi, di divenire dimentico di tutto ciò che esso è stato in precedenza, sino a rendersi manchevole e imprescindibilmente vulnerabile alle sue stesse azioni, al suo stesso percepire, all'addio ad una capacità di resistenza, di tollerare una sfera così universalmente corrotta, assuefatta dall'autocompiacimento costituito dal non aver più luce. Non c'è più spazio per bagliore alcuno, non c'è più spazio per sussurri di enfatico benessere, non c'è più spazio per l'ermetismo del Bene dinanzi al male.

 

Il tempio è stato aperto, aperto del tutto e le porte sono state brutalmente abbattute.

Il mondo, gli individui al loro interno, hanno invaso quei corridoi immacolati e hanno scelto di far scempio di qualunque cosa trovassero in quell'area, lasciando scie di devastazione, macerie impossibili da rimuovere, la polvere della presunzione e dell'adrenalina di chi è misero dinanzi al bene e sente di doverlo mortificare, sino a svuotarlo di senso, sino a renderlo un essenza incapace di difendersi e far fronte a quello stesso dinamismo di violenza e costrizione.

 

Lo hanno violato, il tempio di Sansa.

 

Lo hanno violato e anche inesorabilmente; tutto ciò che di buono ella aveva in esso, manifestazione della sua natura, è stato trafugato, strappato via da lei come delle radici mistificate, allontanate dall'unico terreno in cui potesse riconoscersi. Ora ella vive il vuoto, ancor più mortificante, che echeggia in lei e che si cela al di là dei suoi occhi blu. Un vuoto disturbante, logorante, in cui il suo stesso spirito è anatema e manifesto delle prigioni in cui vive. Occhi che non sanno più esprimere dolore, occhi che non sanno più piangere, perché ogni lacrime è stata a propria volta trafugata. Le sue labbra sono la gelida serratura che non si riaprirà mai più, non vi saranno più preghiere, non vi sarà più lo spettro di sorriso alcuno.  Ogni parola di conforto muore nella sua gola, sperduta nel buio come un viandante privo di destinazione.

 

Il corpo di Sansa non è che un vuoto sepolcro, un sepolcro che un tempo conteneva i ricordi e le aspettative migliori, le migliori capacità, le migliori intenzioni. Ora tutto è rotto.

 

C'è solo negatività e ghiaccio, disillusione e disincanto, come un delicatissimo carillon che ha smesso di trasmettere la sua melodia, inesorabilmente lento, il cui suono morente si disperde sprigionato nell'aere. Ella si illude d'essere divenuta inscalfibile acciaio, lontana dalle chimere. In verità è solo porcellana, e quella porcellana è andata in mille pezzi, ora, mille pezzi che non è possibile ricomporre. Mille pezzi che odiano sé stessi, mille pezzi il cui male subito e riflesso non le permettono di sentirsi amata né di amare. Non le concedono più lussi, non le concedono più quello che un tempo era il suo torbido e valido sentire.

 

La sua intimità è ormai mortificata, apatica, incline solo al peggio e a convincersi di quello stesso peggio, vulnerabile, apparentemente anaffettiiva, metaforicamente sola, così distrutta dal vissuto da annientare e tradire perfino le uniche cose belle e positive che le fossero capitate, e coloro che avevano scelto di credere in lei. Ma ora tutto rimbomba e fa male, fa ancor più male, nella totale e indolenzita apatia dell'Essere, anestetico del non morire, nel sottofondo delle catene i cui anelli cospirano per abbrancarne l'anima.

 

Ed eccola, lì, fiera, orgogliosa, distante, racchiusa in un mondo di ghiaccio e solitudine che è solo l'ennesima, pur bellissima, prigione della sua esistenza. Ma è l'ultima.

 

La solitudine di un trasparente e glaciale sepolcro che ha memoria.

Le cui uniche volontà sono di non soffrire più e di vivere un'esistenza lineare, senza più traumi, senza più sussulti, per quanto possibile. La quiete del non sentire. Non può sorridere Sansa. Non può più. Non ha più nessuno a cui rivolgerlo, un sorriso. Non la vede più la grazia dell'arcobaleno, Sansa, vede solo il temporale che lo ha preceduto.

 

I suoi occhi indugeranno su ogni angolo, ogni anfratto di qualsiasi stanza della sua prigione di ghiaccio, ed ella non avrà altro che fantasmi, per sempre.

 

La sua anima è celata per sempre dietro una roccaforte di acciaio e neve.

Non osa più mostrarsi, non sa più guardarsi, non osa, davvero non osa farlo.

Lì, straziata ed elegante, quella stessa anima per sempre si nasconde, non concedendosi mai più, segnata e irraggiungibile.

 

Niente più sorprese, il silenzio.

 

A heart that's full up like a landfill

A job that slowly kills you

Bruises that won't heal

You look so tired, unhappy

No alarms and no surprises

Silent, silent

 

 

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vado in ordine...

 

Giorno 2 - Catelyn Stark 

 

una delle canzoni che danno spazio a un amore potente, come il suo nei confronti dei suoi figli...

 

 

Giorno 3 - Robb Stark

 

non avevo molta scelta su robb, quindi scelgo come riferimento per lui "l'abbandono", come richiama, anche se non nel titolo, questo pezzo...pian piano perde i suoi soldati, la fiducia, anche l'attrito con la madre quando liberera jaime, fino al tradimento finale nei suoi confronti...

 

 

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Questa canzone rispecchia perfettamente la vita secondo Sansa Stark. Almeno quella di partenza. La Sansa finale della serie TV non ascolta più musica, o solo Brutal Death Metal, o roba contornta come la dodecafonia. :unsure: 

Ma torniamo alla Sansa degli esordi, quella per la quale la vita era questo:

 

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Giorno 4 - Sansa Stark 

Per Sansa come non pensare a una delle mie canzoni preferite di Katy Perry.

Il testo si addice benissimo all’arco narrativo di Sansa e alla sua presa di coscienza rispetto alla realtà.

In particolare nel passaggio evidenziato

 

I'm wide awake
I'm wide awake
I'm wide awake
Yeah, I was in the dark
I was falling hard
With an open heart
I'm wide awake
How did I read the stars so wrong
 
I'm wide awake
And now it's clear to me
That everything you see
Ain't always what it seems
I'm wide awake
Yeah, I was dreaming for so long
I wish I knew then
What I know now
Wouldn't dive in
Wouldn't bow down
Gravity hurts
You made it so sweet
Till I woke up on
On the concrete
 
Falling from cloud nine
Crashing from the high
I'm letting go tonight
I'm falling from cloud nine
I'm wide awake

Not losing any sleep
Picked up every piece
And landed on my feet
I'm wide awake
Need nothing to complete myself, no
 
I'm wide awake
Yeah, I am born again
Out of the lion's den
I don't have to pretend
And it's too late
The story's over now, the end
I wish I knew then
What I know now
Wouldn't dive in
Wouldn't bow down
Gravity hurts
You made it so sweet
Till I woke up on
On the concrete
 
Falling from cloud nine
Crashing from the high
I'm letting go tonight
I'm falling from cloud nine
 
Thunder rumbling
Castles crumbling
I am trying to hold on
God knows that I tried
Seeing the bright side
But I'm not blind anymore

I'm wide awake
I'm wide awake
Falling from cloud nine
Crashing from the high
I'm letting go tonight
I'm falling from cloud nine
 
I'm wide awake

 

L’unico rimpianto è che questa canzone è troppo poetica e soave per il personaggio, senza alcun riferimento alla sua doppiezza, al suo egoismo o alla sua ignavia, specialmente così come lo hanno rappresentato in GoT.

 

 

 

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A @JonSnow; dico wow e dico grazie. Perché vede in Sansa ciò che anch'io ho sempre visto in Sansa. Sia la sua versione cartacea che quella di GoT rappresentano l'evoluzione di un essere umano ed il suo costante divenire altro da ciò che era prima.

Anch'io oggi mi avvalgo della doppia scelta, anche se in realtà me ne servirebbero almeno altrettante. E dunque:

 

Giorno 4 - Sansa Stark (ASOIAF).

 

La lupa rossa nasce delicata, fraglie e bellissima come porcellana, con tanti sogni nella testa, un'infantilità ed una purezza che non mette in discussione fino al momento in cui la gente ed il mondo dal quale si era fatta puerilmente ammaliare non le consegna la testa mozzata di suo padre e non la rende prigioniera, non la mortifica fisicamente e psicologicamente, non la ricatta contro il resto della sua famiglia, non le fa comprendere come il suo ruolo chiave per la conquista del potere al Nord è l'unico motivo per cui ancora viene mantenuta in vita.

Costretta a sposare un uomo su cui mai il suo sguardo si sarebbe posato, un leone di certo più piccolo e più gentile del branco che la tiene ostaggio ma pur sempre pericoloso, al suo cospetto ella indossa per la prima volta la propria corazza fatta di glaciale cortesia ed inaccessibilità: niente lacrime per lei, non più, nemmeno questo lusso ella concede a se stessa. Perché sanguinare in una vasca piena di squali no, proprio non è possibile.

 

E quindi, il silenzio e la preghiera muta divengono il suo altare, gli occhi di un azzurro penetrante e cristallino che guardano scegliendo di non vedere - o di vederlo ed estraniarsene - tutto il male, il brutto e la violenza che le si accalcano attorno, tutta la corruzione che vorrebbe invaderla e permearla: sceglie di andarsene lontano, al sicuro, dentro di sé, di preservarsi, di essere altro rispetto a ciò che il mondo esige ella diventi. 

La sua silente resistenza, che le permette di non inquinarsi, inizia ad Approdo del Re e non termina mai.

La mente ed il cuore sempre rivolti a casa, a Grande Inverno, alla sua famiglia, a quel che ne resta, se qualcuno resta, e lei non lo sa, non può saperlo, Sansa.

Si trincera dietro candida ed apparente debolezza e fragilità perché sa che nella condizione di coercizione dorata in cui si trova è l'unica via percorribile per rimanere in vita.

 

Successivamente, da Littlefinger comprende come da pedina ella possa comunque avere l'ardire di compiere le proprie mosse in autonomia, e divenire giocatrice a sua volta. Questa è la versione di Sansa che conosciamo attraverso la penna di George Martin, e questa è la versione di Sansa a cui è rivolto il primo brano, una ballata trascinante e malinconica che apparentemente sembra essere solo un canto di disperazione, ma che nel refrain contiene invece un inno alla speranza, alla presa di coscienza di doversi ergere sulle ceneri del proprio dolore, un dolore che non si può cancellare ma dal quale Sansa ha il dovere di imparare. E, soprattutto, far sì che il suo cuore smetta di piangere.

 

 

Hold up
don't be scared
you'll never change what's been and gone

May your smile
shine on
don't be scared 
your destiny may keep you warm

Get up, come on 

Why're you scared? (I'm not scared)
you'll never change
what's been and gone

'Cause all of the stars
are fading away
just try not to worry
you'll see them some day
just take what you need
and be on your way
and stop crying your heart out.

 

Giorno 4 - Sansa Stark (GoT):

 

Per la versione GoT di Sansa Stark ho invece da sempre in mente un altro brano, intimo e straziante al tempo stesso, che racconta di un'esistenza trascorsa avvolta dai rimorsi, trascinandosi nelle stanze vuote e silenti del suo maniero interiore; solitaria, fredda ed annichilita dal dolore, dimentica di ogni bene vissuto e ricevuto, non permette a nessun amore, a nessuna gloria, a nessun eroe di farle visita. Nel suo santuario ormai dissacrato, dove ogni dettaglio le ricorda la famiglia che ha amato, i fratelli che ha perduto e quelli che lei stessa ha allontanato, Sansa sceglie di rimanere per sempre così, in ascolto del riecheggiare di antiche memorie che non la abbandoneranno mai e che la accompagneranno per mano fino alla fine.

 

And so it is just like you said it should be

we'll both forget the breeze
Most of the time

And so it is the colder water
the Blower's daughter
the pupil in denial

And so it is the shorter story
no love, no glory
no hero in her sky

I can't take my eyes off you.
I can't take my eyes off you.
I can't take my eyes off you.

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Eccomi! Perdonatemi se arrivo solo ora, ma sono stata impegnata (inoltre sto ancora cercando le canzoni per i turni precedenti :ehmmm:).

Gionata 4: Sansa Stark

Paradise, dei Coldplay

When she was just a girl

She espected the world,

but it flew away from her reach

and she ran away in her sleep

And dreamed of Para-Para-Paradise

Every time she close her eyes.

[...]

Life go on,

It get so haevy

The wheel break the butterfly,

Every tear a waterfall.

In the night the stormy night 

She closed her eyes

In the night, the stormy night

Away she flied

 

Mi fa pensare al momento in cui Sansa voleva suicidarsi dopo la morte del padre, inoltre la metafora del volo si adatta sia al nomignolo "Little bird" che al quasi volo a Nido dell'Aquila

 

 

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Giorno 4 - Sansa Stark

 

Per Sansa ho scelto una canzone che rispecchia, in un certo qual modo, il suo soggiorno (non facile) ad Approdo del Re; quando ancora piena di sogni infantili ed ignara del gramo destino che la attende, sogna di sposare il suo principe e diventare una vera Lady, amata ed ammirata da tutti.

 

 

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Giorno 4 - Sansa Stark

 

A Sansa dedico Live to tell di Madonna.

 

I have a tale to tell
Sometimes it gets so hard to hide it well
I was not ready for the fall
Too blind to see the writing on the wall

 

La storia che deve raccontare è tutto ciò che ha vissuto e subito dalla decapitazione di Ned, tutti i sentimenti che ha dovuto reprimere e nascondere. Non era pronta per la caduta Sansa, per la tremenda disillusione che l'ha trascinata giù dal suo sogno di cavalleria e principi e l'ha scaraventata nella realtà, troppo accecata dal suo infantile sentimentalismo per vedere i segnali di pericolo in coloro che ammirava.

 

A man can tell a thousand lies
I've learned my lesson well
Hope I live to tell
The secret I have learned, 'til then
It will burn inside of me

 

Un uomo è capace di dire mille bugie, ho imparato la lezione molto bene. Spero di vivere per poter raccontare il segreto che ho appreso. Nel frattempo brucerà dentro di me.

Tutti coloro che ammirava le hanno mentito o l'hanno delusa. Cersei, Joff, Petyr. Loras, il suo cavaliere scintillante, era una menzogna vestita di fiori. Margaery, che chiamava sorella, non l'ha aiutata, ha solo complottato per i suoi scopi. Ser Dontos ha ricevuto un lauto guadagno per il suo salvataggio. L'insegnamento ricevuto da tutto questo dolore brucerà dentro di lei fino a quando non sarà pronta a guarire.

 

I know where beauty lives
I've seen it once, I know the warm she gives
The light that you could never see
It shines inside, you can't take that from me

 

Un tempo lei ha conosciuto la bellezza, la gioia, il calore che dà essere amati e, anche se ora tutto questo le è stato portato via, anche se ha dovuto abbandonare la sua innocenza, la luce della bellezza brillerà sempre dentro di lei, nascosta a coloro che vogliono farle del male.

 

 

The truth is never far behind
You kept it hidden well
If I live to tell
The secret I knew then
Will I ever have the chance again
If I ran away, I'd never have the strength
To go very far
How would they hear the beating of my heart
Will it grow cold
The secret that I hide, will I grow old
How will they hear
When will they learn
How will they know

 

Anche se gli altri hanno saputo tenere i segreti meglio di lei (qui ad Approdo del re siamo tutti bugiardi, e tutti sappiamo mentire meglio di te), ormai ha imparato anche lei a nascondere i propri.

Si chiede, se vivrà abbastanza da raccontare questo segreto, se avrà mai un'altra occasione... ma di fare cosa? Di recuperare forse quelle parti di lei che ha rifiutato, nascosto, ucciso per sopravvivere?

Dice ancora "Se scappo via, non troverò mai la forza di andare davvero lontano". Loro sentiranno il battito del suo cuore timoroso, come bestie fameliche che scovano la preda.

"Il mio segreto diventerà freddo e vecchio?" diventerà un'appendice inutile, un cuore di ghiaccio? Sarà troppo tardi?

 

 

 

 

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Giorno 4 - Sansa Stark

 

Sansa è un personaggio complesso ed in continua evoluzione, di grande forza e sensibilità. Quello che colpisce di lei è la sua eleganza, e non intendo quella formale e comportamentale ma quella caratteriale. Sansa possiede un'attitudine che le permette di "schermasi" dagli eventi nefasti della vita (come detto da altri meglio di me nella discussione sulle citazioni) mantenendo intatta la sua morale e le sue virtù. Non so se in ASOIAF tale tendenza rimarrà immutata o emergeranno in maniera preponderante caratteristiche più dark (come in GoT), ma considerando la Sansa di adesso mi sento di condividere il seguente pezzo, che racchiude tutta la bellezza interiore del personaggio.

 

 

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Giorno 4 - Sansa Stark

 

Sansa è una sfida vera e propria, perchè passa molte fasi e non ha ancora terminato (Parlo di libri ovviamente, la serie la dimentichiamo). Anche io come Marco ho deciso di immaginarla al suo inizio, quando era ancora un bel uccellino dolce. Ho scelto questa bella canzone dei Fleetwood Mac cantata da Naya Rivera per Glee.

 

 

 

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