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Made in USA : il topic della Politica Americana

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@osservatore dal nord  Hillary non ha ottenuto la candidatura democratica quando era più facile vincere la Presidenza (dopo 2 mandati Repubblicani ((e il post Afganistan, e il post Iraq)) ma l'ha ottenuta quando era più difficile vincere la Presidenza (dopo 2 mandati Democratici). Come se non bastasse, nelle Primarie 2008 * ed è ormai arcinoto pure nelle Presidenziali 2016, ha sempre ottenuto la maggioranza del voto popolare (sono pressochè certo che nessuno prima di lei abbia perso Primarie & Presidenza rispettivamente col 48% vs 47 e 48% vs 46) ma non dei delegati.

* Stati giallo/oro delle due mappe : peggio ancora, quanto deve far male perdere dopo aver vinto in sette (di cui tutti i primi sei) degli otto Stati più popolosi (Illinois ovviamente di Obama, essendone stato il Senatore) ?

 

E tutto questo dopo che da First Lady aveva dovuto subire l'umiliazione in mondovisione dell'Impeachment di Bill per il sexgate con la Lewinski. Tipi curiosi, sti bigotti Repubblicani ...

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Io invece oggi voglio condividere con voi la mia infatuazione per il sito 270towin  :).

Lo conosco già da un po' in realtà, sopratutto per le sue mappe politiche interattive (qui ad esempio si può provare a predire il risultato della prossima Elezione Presidenziale). Nel frattempo però mi ero perso meraviglie come l'intera collezione di TUTTE le Elezioni Presidenziali, ognuna fornita di breve descrizione e dell'immancabile cartina. 


Oppure come The Road to 270 : "a weekly column leading up to the presidential election. Each installment is dedicated to understanding one state’s political landscape and how that might influence which party will win its electoral votes in 2020. We’ll do these roughly in order of expected competitiveness, moving toward the most intensely contested battlegrounds as election day nears. The Road to 270 will be published every Monday."

 

Tale serie è iniziata lo scorso Novembre con Washington D.C. (in fondo ad ogni articolo è indicato il nome dello Stato successivo, più tutti quelli già pubblicati), proprio oggi arriverà a quota 25/50 Stati e infine terminerà volutamente alla vigilia del "Super Martedì" 3 Novembre 2020 (giorno del voto). Penso valga la pena leggerseli, perchè non si trova da nessun'altra parte un'analisi storico-politica così ben fatta e approfondita pur richiedendo solo pochi minuti di attenzione (e nell'attesa dei prossimi articoli, esiste comunque già un'altra apposita sezione dedicata agli Stati , ancora più in breve).
 
Inoltre, ogni articolo ha due utili schede riassuntive dedicate alla panoramica politica dello Stato, con l'indicazione de :
  • le percentuali delle cinque elezioni presidenziali più recenti (cioè tutte quelle del 21^ secolo), 
  • il partito votato nelle ultime dodici (cioè tutte quelle dagli Anni '70 in poi) con tanto di segno positivo se il candidato votato è poi stato eletto Presidente,
  • la situazione istituzionale attuale (cioè i seggi congressuali, il Governatore e persino la composizione della legislatura statale). 
 
ec_ca1.png         ec_ca_state.png
 
 
 
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Fatte le dovute presentazioni e a proposito di mappe politiche, quella che troverete più giù si riferisce al distacco elettorale tra i due Candidati nell'ultima Presidenziale. Per entrambi i colori, la più intensa delle quattro sfumature indica differenze nelle percentuali di voto del 15% o più, quella più chiara del 5% o meno, eccetera.
 
Nel resto di questo post mi concentrerò principalmente su queste due fasce, dato che per ovvi (e opposti) motivi, gli Stati caratterizzati da quei margini sono i più importanti : gli uni, perchè sono le rispettive "roccaforti" dei due Partiti, gli altri perchè sono quelli più "competitivi", cioè con le maggiori probabilità di cambiare colore tra un'elezione e l'altra. Ovviamente bisogna tener presente che alcuni apparentemente più combattuti, potrebbero essere rimasti "costanti" da anni (qua trovate lo stesso tipo di mappa, per tutte le altre elezioni dal 1972 in poi). 
 
 
 
Prima di analizzarla (e iniziare a dare i numeri), conviene ricapitolare velocemente il contesto (dando qualche numero).
 
Considerando le solite, ultime, sette elezioni post Guerra Fredda (cioè tutte quelle dagli Anni '90 in poi), che a livello di voto popolare hanno visto il 6-1 Dem (con due parziali di 3-0, 3-0) : in 3/4 delle loro sconfitte i Repubblicani sono scesi sotto quota 200 (Grandi Elettori), rispetto al 0/4 dei Democratici. Similmente, in 3/4 delle loro vittorie i Dem sono andati sopra quota 350, rispetto al 0/3 dei Rep. In particolare, nella loro miglior vittoria (Trump : 304) i Repubblicani hanno comunque ottenuto meno voti elettorali dei Democratici nella loro peggiore (Obama : 332). Idem nella loro minore sconfitta (Romney : 206) rispetto alla peggiore dei Dem (Clinton : 227).
 
 
D'altro canto, il trend attualmente in corso vede i Democratici calare (sia in percentuale, sia in voti assoluti) e viceversa, i Repubblicani crescere :  Obama = 69 milioni & il 53%  >  Obama (II) = 66 milioni & il 51%  >  Clinton = 66 milioni & il 48%  > Trump = 63 milioni & il 46 %  >   Romney = 61 milioni & il 47%  >  McCain = 60 milioni & il 46%.

Tra qualche mese sarà interessante scoprire se avverrà il fantomatico incrocio, o se il rispettivo picco (negativo/positivo) è già stato raggiunto e ci sarà quindi invece un'inversione.
E poi c'è sempre la questione della maggioranza del voto popolare. Soltanto 5 volte (nessuna consecutiva) un Presidente è stato eletto senza ottenerla : tre nell'Ottocento, mai nel Novecento e già due volte tra il 2000 e il 2016 (più precisamente nel 2000 e 2016). 
 
 
Due ultime precisazioni. Maine e Nebraska sono gli unici Stati che non assegnano collettivamente tutti i loro voti elettorali (4 e 5), ma li dividono in più distretti (tre e quattro). Nel 2016 in Maine Trump è riuscito a vincerne uno e a Obama era riuscita la stessa cosa nel 2008, in Nebraska.
Discorso differente è invece quello dei c.d. (Grandi) Elettori Infedeli, coloro cioè che si rifiutano di votare per il vincitore dello Stato. Si tratta comunque di eccezioni ultrarare, che per quanto ne so non hanno mai modificato il risultato finale. Quattro anni fa Hillary ricevette 5 voti elettorali in meno (uno hawaiano in favore di Sanders e quattro washingtoniani, di cui uno in favore di Spotted Eagle, che per la cronaca non è un animale), mentre Trump ne ebbe solo -2 del dovuto, in Texas. 
 
 
 
2016_mov.png
 
 
 
 
Innanzitutto, sono 6 gli Stati ad aver "cambiato colore" rispetto alle due elezioni precedenti, passando TUTTI dal doppio blu di Obama al rosso di Trump. Addirittura, Pennsylvania e Michigan lo erano stati ininterrottamente dal 1992, il Wisconsin dal 1988 (x7 Elezioni). Ecco perchè quello di Donald è stato un colpaccio, nonostante le bassissime percentuali con cui ha vinto in generale, e in particolare in almeno quattro di essi.
 
 
La seconda osservazione da fare riguarda la composizione dei voti raccolti : Democratici (un po' di più) e Repubblicani possono contare su una quantità grossomodo simile di voti elettorali "sicuri" (Stati vinti con margine di almeno +15%), ottenuti però in maniera totalmente differente. Pochi Stati, ma pesanti (tra cui il primo, terzo a pari merito e quarto a pari merito per popolazione) e in tre regioni geografiche differenti, quelli Blu. Tanti (addirittura più di un terzo dei 50 totali), ma molto meno popolosi e praticamente tutti compresi nel grande bacino del Mississippi-Missouri, quelli Rossi. 
 
Confrontiamo i due maggiori "big" : in California il vantaggio della Clinton è stato del +30%, mentre quello di Trump in Texas soltanto +9%, addirittura meno di un terzo. Nel 2016 comunque ricorrevano ben 40 anni dall'ultima volta in cui proprio il Texas era stato blu in un'Elezione Presidenziale, mentre da allora è rimasto Repubblicano x10 consecutive. Poi però, due anni dopo Ted Cruz ne è stato eletto Senatore vincendo appena 51 a 48% (contro Beto O'Rourke).
Che il futuro, magari non proprio prossimo, abbia in serbo qualche grossa sorpresa ?
Lo stesso pattern si ripete comunque anche negli altri Grandi. In Florida (controparte elettorale di New York, dove il margine della Clinton è stato +23%) Trump ha vinto per un +1.2%. E in Pennsylvania (controparte elettorale dell'Illinois, dove il margine della Clinton è stato +17%) appena del +0.7%.
 
 
La sua miglior percentuale in assoluto (praticamente 74 a 20%),Trump l'ha ottenuta nel terzo distretto del Nebraska, Stato vinto 59 a 34% circa. Considerando solo gli Stati interi, allora la miglior prestazione è stata in West Virginia (68.6 a 26.5%) e nel meno popoloso di tutti, il Wyoming (68.2 a 22%). Quanto ai più "fedeli", sono ben NOVE (compresi Wyoming e Nebraska) gli Stati ininterrottamente Repubblicani dal 1968. Cioè la maggior parte di quelli a cavallo tra Midwest e Mountain West (+ Alaska), tutti a stragrande maggioranza bianchi, rurali e poco abitati, religiosi e con bassi livelli di istruzione; esattamente l'identikit dell'odierno elettore/habitat Rep.
 
La Clinton invece ha preso un ridicolo NOVANTA a QUATTRO% nel District of Columbia (che per inciso, ha più abitanti del Wyoming e) che vanta anche il record di unico "Stato" ad aver votato sempre e solo un Partito dalla sua nascita (elettorale), nel 1964. Considerando solo i veri Stati, allora il primato spetta al 61.7% della California, seguito dal 61 a 29% delle Hawaii. E al Minnesota, in termini di fedeltà (blu ininterrottamente dal 1976), dove però Hillary ha ottenuto la sua percentuale vincente più bassa (46.1% e vantaggio di +1.5) addirittura inferiore a quelle con cui ha perso in Nord Carolina (46.2% e svantaggio di -3.6), Wisconsin (46.5% e svantaggio di -0.7), Michigan (47.3% e svantaggio di -0.2), Florida (47.8%) e Pennsylvania (47.9%).
 
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Abbiamo appena avuto modo di constatare come l'intera area dei Grandi Laghi sia diventata la più combattuta in assoluto. Nota particolarmente lieta per il Partito Repubblicano, quell'Ohio famoso per azzeccare sempre* il futuro Presidente, dove Trump ha ottenuto la miglior percentuale (e Hillary la peggiore) tra le cinque elezioni del 21^ secolo. Il suo 51.7% (che ha migliorato di +4 e +4.8 i due precedenti risultati repubblicani) è in realtà praticamente uguale al 51.5% del primo Obama, ma la Clinton col suo 43.6% ha fatto registrare due brutti -7.1 e -7.9 sui precedenti democratici.
 

*E' più probabile che Trump perda la rielezione, pur rivincendo l'Ohio (che dal 1944 al 2016 è stato vinto solo una volta dal candidato Presidente perdente) o che la ottenga, ma perdendo nuovamente il voto popolare (mai accaduto prima, come abbiamo visto più su)?

 

 

 

L'altro fronte in cui Trump ha fatto (una piccola) breccia è il New England, più precisamente in Maine e New Hampshire (vinti dalla Clinton con la sua seconda e terza peggior percentuale). Al primo tentativo non ha vinto i due Stati, che in ogni caso contano poco e niente, ma nel medio termine non appare improbabile visto che sono nettamente più bianchi della media nazionale e molto meno densamente popolati rispetto ai vicini, due caratteristiche che come sappiamo strillano << Repubblicano >>.
 
 
 
Area molto calda :ehmmm: è poi quella dei Four Corners nel Sud-Ovest, l'unico punto degli USA, all'intersezione tra un parallelo ed un meridiano, in cui si "toccano" 4 Stati. Di questi, l'Utah è un caso a parte per via dei Mormoni e infatti la differenza tra i due candidati è stata di ben 18 punti, nonostante il 45% di Trump sia stata la sua peggior percentuale vincente. In Arizona invece l'ha spuntata col 48.7% e un vantaggio di +3.6 punti. Per quanto riguarda la Clinton, ((Nevada : 47.9% e +2.4)) Colorado (48.2% e +4.9) e New Mexico (48.3% ma + 8.3) sono stati la sua ((quarta)) quinta e sesta peggior performance vittoriosa. 
 
N.B. Al netto dei ridotti margini di entrambi, quella del 2016 è ormai la terza elezione presidenziale consecutiva in cui la situazione politica di TUTTI i 19 Stati ad Ovest della fascia Minnesota-Louisiana (che Bill Clinton 'from Arkanso' è stato l'ultimo a completare, in entrambe le sue vittorie) è rimasta immutata. Vedremo se sarà così anche quest'anno.
 
 
 
 
L'ultima regione da prendere in considerazione è il Sud-Est. Qui nel 2008 Obama era riuscito a prendersi Virginia e Carolina del Nord, due Stati che i Democratici non conquistavano (collettivamente) da 44 anni ! La prima è poi rimasta blu anche in seguito (la Clinton vi ha vinto col 49.8% e +5.4 punti), mentre la seconda è tornata rossa sin dal 2012 e lo è rimasta con Trump (curiosamente anche lui vincente col 49.8% ma vantaggio di +3.6).
 
C'è però una terza protagonista ed è la Georgia, Stato di cui ho anche già parlato in precedenza, riguardo l'ultima contestata elezione governatoriale (in cui, nonostante tutti i "trucchetti" Repubblicani, quella che sarebbe potuta diventare la prima Governatrice afroamericana della storia USA è stata battuta soltanto per +1.4 punti percentuali). In ogni caso, l'ultimo democratico a vincerla è stato il solito sudista Clinton, e persino lui poi la perse già col secondo mandato. Trump vi ha vinto col 51.1% e +5.2 punti di vantaggio, e quei due punti decimali sono il motivo per cui nella mappa non è stata colorata col rosa meno intenso (ma a Novembre sarà probabilmente ancora più in bilico).
 
 
 
 
P.S. spero di non aver fatto confusione con tutte queste cifre, ma nel peggiore dei casi dovrebbe trattarsi soltanto di qualche zero virgola irrilevante.

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Io ho provato qualche combinazione particolare e ho notato che gli stati del Midwest e il Nevada vanno spesso in blocco, è rarissimo che questi stati non si schierano per la maggior parte con un solo candidato

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Non ho la cultura necessaria di storia statunitense per intervenire in modo serio in questa discussione, quindi posto due video ironici, anzi in realtà due YTP di un talentuoso pooper risalenti alla campagna elettorale elezioni 2016. Li trovate qui e qui.

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@Mar

 

Come se la sta cavando Biden con le accuse di molestie sessuali? E, secondo te, quanto "volontariamente" sono uscite queste dichiarazioni in un momento così delicato a livello elettorale?

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Sarebbe anche interessante capire quante possibilità in più o in meno abbia Sanders, nel caso dovesse correre per le presidenziali da "ripescato".

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Vabbè, che si voglia danneggiarne la candidatura è ovvio :ehmmm:. Ma non ne so nulla, a parte quello che ho letto nei tweet del mio solito account di fiducia :

 

 

 
 
 

 

 

 

 

1 hour fa, joramun dice:

Sarebbe anche interessante capire quante possibilità in più o in meno abbia Sanders, nel caso dovesse correre per le presidenziali da "ripescato".

 

Possibilità di essere eletto Presidente intendi ?

 

Il suo punto debole era la scarsissima considerazione per e tra i neri, che ovviamente costituiscono sia una parte consistente dell'elettorato democratico, sia la più fedele base obamiana (e quindi pro Biden). Sembra poi che non faccia impazzire neanche le donne, altro gruppo fondamentale per i blu (ma al 99% quelle che non lo voterebbero sarebbero comunque meno dei maschietti che abbandonarono la Clinton) che non a caso Biden ha prontamente cercato di guadagnarsi con la dichiarazione di voler scegliere una VP (in attesa di capire chi). Però quello che almeno per me è stato sorprendente, ne parlavo nella pagina precedente, è stata la sua scarsa performance in tutti gli Stati fondamentali per vincere a Novembre, per giunta caratterizzati proprio da quel tipo di elettorato che Sanders riteneva di poter strappare a Trump.

 

Dopodichè le Primarie sono una cosa e le Presidenziali un'altra (fino a un certo punto), la sua presenza/capacità social-mediatica è infinitamente superiore a quella di Biden e sopratutto, la crisi economico-sanitaria magari sarebbe potuta essere un'ottima occasione per raccogliere maggiore consenso con le sue proposte "radicali" esattamente in quei campi.

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Però IMHO sconta un impedimento bello grosso, che (consciamente o inconsciamente) impatta sull'elettorato, ed è quello dell'età. Secondo me un motivo per cui alle Primarie è andato un po' peggio delle attese è stato che, nel momento di apporre la fatidica crocetta, in molti avranno pensato "si ok, il medicare per tutti, un welfare un minimo più solidale, i diritti dei lavoratori...tutto molto bello. Ma hai 78 anni e non sei messo benissimo di salute, caro Bernie".

 

Per questo avevo letto che, in caso di ritiro di Biden, si stava facendo più di un pensierino a Cuomo, percepito come "anti - Trump" anche durante la narrazione mediatica dell'emergenza COVID.

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Però tutti e tre come stanno sono tutti e tre vecchi, bianchi, più o meno acciaccati. Se non sbaglio in precedenza ho scritto che chiunque di loro diventasse Presidente, sarebbe il più vecchio della storia. Trump detiene già il record per il primo mandato, ed entrambi Sanders e Biden sono più grandi di lui (quindi ovviamente nell'iniziare il loro primo sarebbero già più vecchi di quanto lo sarebbe Trump nell'iniziare il suo secondo).

 

 

Non ne sono sicuro, ma ho l'impressione che sarebbe irregolare (e che non sia mai accaduto?) candidare qualcuno che non abbia preso parte alle Primarie (nel caso in cui queste si siano svolte ufficialmente, ovviamente), un appuntamento politico molto serio da quelle parti.

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Dici che non si potrebbe candidare George RR? :blink: Fossi un americano lo voterei.

 

Intento Donald continua ad affrontare le conferenze stampa con il fare di un bambino di 5 anni.

 

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Allora approfitto del fatto che George sia stato chiamato in causa, per condividere questo suo pensiero di ormai 1 annetto fa (nello stesso post faceva anche i complimenti ad Avengers Endgame !) :

Out in the real world, I was pleased that Joe Biden finally announced his candidacy for president.   There are a lot of good Democrats running, maybe too many, and I’d probably vote for any one of them over the present blot upon the Oval Office.  The main things I want in a nominee, however, are twofold: (1) someone who can beat Trump, and (2) someone who would actually be a good/ great president.   Biden qualifies on both counts.  Also, the speech he gave announcing his run was kickass… and so, so true.  I wish him well.

 


mi fa morire quel  "over the present blot upon the Oval Office"   :)

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Posted (edited)
Alla luce degli avvenimenti di questi ultimi giorni penso sia doveroso provare a razionalizzarli. Torno a scrivere in questa discussione per approfondirli, evitando di andare OT in Politica Internazionale.
 

In ballo, per giunta intrecciati tra loro, ci sono i soliti 3 grandi temi che contribuiscono all'estrema polarizzazione della società/politica americana : la discriminazione razziale, quella elettorale ad essa collegata (attraverso tattiche di voter suppression), il ruolo di media e social media come strumenti di propaganda (e in particolare nella diffusione delle fake news).
 
 
A causa della pandemia e in parte anche nel timore di una seconda ondata autunnale, la questione del come votare è tornata ad essere terreno di scontro* tra Repubblicani e Democratici. I primi, è noto, hanno tutto l'interesse (o pensano di averlo) a scoraggiare l'affluenza popolare. Lo abbiamo visto anche in precedenza, una maniera drastica di farlo è direttamente la cancellazione degli elettori registrati dalle liste (secolare tradizione del Sud segregazionista questa). Un'altra, evidentemente, è impedire metodi alternativi (alla presenza fisica, in massa, in un unico giorno) di voto, come quello "anticipato" e/o "per posta".
 
 
*Ma come al solito la realtà è diversa dalla sua versione ideologica : prima di tutto, di questi tempi la fascia di elettorato probabilmente più interessata a metodi di votazione più sicuri da un punto di vista sanitario, è quella più anziana. Proprio quella, statisticamente, più conservatrice. E poi, già nel 2016 circa il 40% dei voti erano stati espressi prima dell' "Election Day". In alcuni Stati addirittura, quella è l'unica maniera di votare. E così votano lo stesso Trump e molte altre figure istituzionali di spicco. Il prof Arnaldo Testi ne ha parlato qui e qui .
 
Ciò nonostante, proprio il Presidente ha deciso *sorpresa sorpresa* di cavalcare, o meglio scatenare personalmente, l'onda complottista (fino a due giorni fa era impegnato nella diffusione del c.d. "Obamagate").
 
 
 
Immagine
 
 
In questi tweet sostiene che "non c'è alcuna possibilità che il voto per posta non sia fraudolento", e "l'elezione sarà truccata". Il riferimento (inesatto) all'operato del Governatore della California è peculiare. Trump sa bene di avere "ZERO!" chance nel Golden State, ma l'attacco è un avvertimento ai Governatori Repubblicani, guai se vi azzardate pure voi! (semicit.) In precedenza ha esplicitamente minacciato di non far arrivare i fondi federali (un pò come il ricatto sui ventilatori polmonari) e anche il tentativo di mandare in bancarotta le Poste americane è facilmente comprensibile nell'ottica del non facilitare il voto (per posta).
 
Stavolta però Twitter ha deciso di aggiungere quel "bollino", invitando gli utenti in maniera diciamo velata, a verificare come stiano davvero le cose. Come prevedibile, sono subito volate accuse (di censura) e minacce (di censura, lol). Zuckerberg, proprio lui, si è detto contrario ovviamente "in nome della libertà" al fact-checking da parte dei social network. Del resto Facebook (i cui scandali sono abbastanza conosciuti) corteggia l'estrema destra ormai da qualche tempo, ricava milioni da tutte le inserzioni, vere o false che siano, e si è sempre rifiutato di cancellare quelle migliaia di post e chiudere altrettanti gruppi, che puntualmente diffondono falsità, odio, eversione &co.
 
 
 
 
In seguito Trump è ritornato sull'argomento, scrivendo :
 
Cita

MAIL-IN VOTING WILL LEAD TO MASSIVE FRAUD AND ABUSE. IT WILL ALSO LEAD TO THE END OF OUR GREAT REPUBLICAN PARTY. WE CAN NEVER LET THIS TRAGEDY BEFALL OUR NATION. BIG MAIL-IN VICTORY IN TEXAS COURT TODAY. CONGRATS!!!

 

 
Molto curioso che la "fine" del Partito Repubblicano sia indirettamente associata all'espansione del diritto di voto. In passato era stato persino più esplicito, riguardo l'eventualità che i 700 mila abitanti di Washington D.C. possano mai ottenere una rappresentanza in Congresso (attualmente il 'Not a State' dispone solo dei 3 voti elettorali per le Presidenziali, come tutti gli altri Stati più piccoli) e specificamente i 2 Senatori fissi, che andrebbero inevitabilmente ad aumentare la quota blu. Una tragedia appunto.
 
A proposito del Senato, stime neanche troppo pessimiste prevedono che tra qualche anno 30 Senatori rappresenteranno tanti americani quanti gli altri 70. Correzione : è il 70% degli americani che sarà rappresentato da 30 Senatori (dei 15 maggiori Stati ovviamente), viceversa i restanti 70 (quindi più del doppio), rappresenteranno soltanto il 30% della popolazione. 
Per intenderci, già oggi la metà di tutti gli abitanti USA vive nei 9 Stati più popolosi. A livello elettorale sono i maggiori 11 ad avere tanti voti quanti gli altri 39(+1). Immaginate l'effetto distorsivo che questa situazione ha già e avrà ancora di più, sulla legittimazione democratica.
 
 
L'ultima riga si riferisce alla decisione della Corte Suprema del Texas di bloccare l'espansione (aldilà di casi tassativi) del voto per posta. L'aspetto più simpatico della vicenda è che la Corte ha votato da remoto, preoccupata dal covid, per impedire agli elettori preoccupati dal covid, di votare da remoto. Divertente, no?
 
 
 
 

E veniamo al fattaccio : l'ennesimo assassinio di un nero, disarmato, da parte di un poliziotto bianco. Nel frattempo come sappiamo sono scoppiate le proteste, anche perchè l'ormai ex poliziotto non era ancora stato arrestato (la polizia ha però ritenuto fosse il caso di farlo nei confronti di una troupe televisiva, come dicevate di la).

 

 

 

 

 

Ed ecco i due tweet in cui Trump attacca proprio il sindaco di Minneapolis, definendolo "debole" e "radicale". E minacciando l'invio dell'Esercito (la Guardia Nazionale). Questo Tweet ha violato le Regole di Twitter sull'esaltazione della violenza. Tuttavia, abbiamo deciso di non oscurarlo poiché potrebbe essere di pubblico interesse.  

 

 

 

Il Presidente definisce THUGS, "teppisti", "facinorosi", quei neri (e non) che si stanno ribellando all'omicidio e all'inazione da parte della Polizia. Qui la Treccani approfondisce la realtà di Minneapolis. Chiude con la parte, in rima, che ha causato la parziale oscurazione del post : "quando inizia il saccheggio, inizia la sparatoria". Linguaggio tremendo, da boss mafioso.

 

 

N.B. Vi giuro, prima ancora di leggere il tweet successivo, stavo ripensando all'annus horribilis della storia americana recente, con l'assassinio di Robert Kennedy, MLK (evento scatenante le rivolte di Detroit, con l'invio anche allora della Guardia Nazionale) e l'elezione di Nixon.

 

 

 

 

 

P.S. After stoking the fires of white supremacy and racism your entire presidency, you have the nerve to feign moral superiority before threatening violence? ‘When the looting starts the shooting starts’??? We will vote you out in November.

Indovinate chi l'ha detto?

 

 

 

P.P.S. Lo statement di Obama sulla morte di George Floyd

 

 

 

P.P.P.S. Meno di 1 ora prima del tweet looting/shooting, Trump ha pensato bene di retwittare un video di alcuni sostenitori (salutati dal presidente con un “Thank you Cowboys. See you in New Mexico!”) in cui lo speaker dice “The only good Democrat is a dead Democrat.” Salvo poi aggiungere, 'non letteralmente'. Ovvio.

Edited by Mar

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19 hours fa, Euron Gioiagrigia dice:

Pensa all'ironia: molti canali e account sovranisti qui in Italia e suppongo pure nel resto dell'Occidente sostengono l'esatto opposto, cioè che FB supporti la "sinistra mondialista". 

 

Si, non stento a crederlo. Immagino sia la stessa Sinistra che nel 2016 insieme ai Poteri Forti è riuscita a perdere i Referendum in Italia e nel Regno Unito e a far eleggere Trump negli States.

 

Su Facebook, le sue reazioni ai contenuti politicamente sensibili e il rapporto conflittuale con alcune aree politiche, segnalo giusto due articoli di qualche tempo fa ma molto, molto interessanti : questo e sopratutto questo.

 

 

 

Restando in tema di proteste (e infiltrazioni) :

 

 

 

 

 

 

Video, pesante, sulle violenze gratuite delle "Forze Armate/dell'Ordine".

A Oakland (San Francisco, CAL.) pattugliano le strade deserte stile Call of Duty Black Ops (sembra la mappa Nuketown) e sparano proiettili di gomma e vernice? contro le abitazioni nei quartieri residenziali.

 

 

 

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