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Maya

Strano, ma... virus. Curiosità e "follie" legate a COVID-19

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Sempre da' Il doppiatore marchigiano: quando Carlo d'Inghilterra è risultato positivo...

 

 

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Se sei in quarantena e non puoi portare i bambini al parco, arrangiati a casa dicono. Mi raccomando, però, in totale sicurezza.

 

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I party nelle piscine di Ozark (Missouri) fanno apparire la movida nelle piazze italiane quasi un fenomeno di distanziamento sociale.

 

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Un'elaborata metafora storica sull'attuale situazione da parte del grande Phazyo:

 

Cita

"L'HO VISTO COME VEDO VOI IN QUESTO MOMENTO. PRIMA È SUCCESSO AL GARZONE, POI AI SUOI FIGLI."

ACCOCCOLATI SUI MASSI CHE FIANCHEGGIAVANO IL RUSCELLO, GLI ALTRI ASCOLTAVANO AD OCCHI SBARRATI IL RACCONTO DI EUSEBIO, MENTRE IL RAGAZZO SOTTOLINEAVA I PASSAGGI PIÙ DRAMMATICI DELLA NARRAZIONE CON ESPRESSIVI GESTI DELLE MANI.

"AL PRIMO GIORNO LE GHIANDOLE DELL'INGUINE E DELLE ASCELLE SI SONO GONFIATE, DIVENTANDO DURE E GROSSE COME MELONI. IL TERZO GIORNO È SOPRAGGIUNTA UNA FEBBRE ALTISSIMA, AL PUNTO CHE AVVICINANDO IL NASO ALLA PELLE SI SENTIVA L'ODORE DELLA CARNE BRUCIATA. IL QUINTO GIORNO..."

EUSEBIO SI INTERRUPPE, CON L'INDICE PUNTATO IN ALTO. DA LONTANO SI UDIVANO I RINTOCCHI DELLE CAMPANE. ERA L'UNICO SUONO DISTINGUIBILE NELL'ARIA, OLTRE ALLA CORRENTE TRANQUILLA DEL RUSCELLO: I RAGAZZINI ERANO RIMASTI A BOCCA APERTA, SENZA FIATARE.

"IL QUINTO GIORNO?" SBOTTÒ FINALMENTE QUALCUNO.

"IL QUINTO GIORNO," RIPRESE EUSEBIO COME DESTATOSI DA UN MISTERIOSO TORPORE, "IL QUINTO GIORNO... NEL CORPO SI SONO APERTE MILLE PIAGHE DA CUI SONO USCITI VERMI A FROTTE... E I VERMI HANNO DIVORATO IL GARZONE E I SUOI FIGLI... E MENTRE LI DIVORAVANO QUESTI ERANO ANCORA VIVI, E URLAVANO E CHIEDEVANO CLEMENZA... CHIEDEVANO DI MORIRE... MA LE URLA SONO CESSATE SOLO ALLA FINE, SOLO QUANDO DI QUEGLI UOMINI NON ERANO RIMASTE CHE LE OSSA."

I RAGAZZINI SI SCAMBIARONO SGUARDI ATTONITI.

"TU HAI VISTO TUTTO QUESTO?" OSÒ DOMANDARE QUALCUNO CON UN FILO DI VOCE.

"ALLORA CREDO CHE MIA SORELLA ABBIA CONTRATTO LA PESTE," PRORUPPE GUGLIELMO, "PURE A LEI SI SONO TUMEFATTE LE GHIANDOLE... QUI DAVANTI, SUL PETTO! ALL'INIZIO NON CI AVEVAMO FATTO CASO, POI È DIVENTATO SEMPRE PIÙ EVIDENTE. CREDO PERÒ CHE MIO ZIO LE ABBIA COSPARSE DI UNO SPECIALE UNGUENTO LENITIVO, COSÌ CHE IL MORBO SI È ARRESTATO!"

GLI ALTRI SCOPPIARONO A RIDERE, MA GUGLIELMO SI CORRUCCIÒ E AGGROTTÒ LA FRONTE COME IN UN SOVRUMANO TENTATIVO DI COMPRENSIONE.

PARLÒ QUINDI TADDEO, CHE ERA BASSO E MINGHERLINO, E A CAUSA DEL SUO LABBRO LEPORINO ERA AFFETTO DA UN CARATTERISTICO DIFETTO DI PRONUNCIA.

"MIO PADRE SOSTIENE CHE LA PESTE È LA PUNIZIONE DI DIO SULLA CITTÀ, PERCHÉ TANTI ANNI FA HANNO LASCIATO MORIRE IN GABBIA IL FIGLIO DELL'IMPERATORE! NE È PROVA IL FATTO CHE I CONTAGIATI HANNO GLI OCCHI CHE CAMBIANO DI COLORE, E D'IMPROVVISO SI METTONO A PARLARE LE LINGUE DEI MORI, PROPRIO COME SE UN DEMONE LI AVESSE PRESI!"

"SE È UNA PUNIZIONE DI DIO IO SONO DANNATO," BALBETTÒ CARLO CON UNA SMORFIA DI TERRORE, "NON MI CONFESSO DA MESI, E SO IN CUOR MIO DI AVER USATO LE MANI IN UN MODO CHE NON PIACE A CRISTO! OH PER LA GRAZIA DI SAN LORENZO, GIÀ SENTO I VERMI CONTORCERSI SOTTO LA PELLE!"

"NON ABBIATE PAURA!" ESCLAMÒ EUSEBIO ALLARGANDO LE BRACCIA CON UN SORRISO BENEVOLO.

IL RAGAZZO ESTRASSE DAI CALZONI UNA BOCCETTA DI LIQUIDO PAGLIERINO: "VEDETE QUESTO INTRUGLIO? QUESTO LO HA MISCELATO A PARTIRE DA INGREDIENTI SEGRETISSIMI UN FRATE DEL MONASTERO DELLA FUTA! STO PARLANDO DI UN VERO FRATE ALCHIMISTA, DI QUELLI CHE LEGGONO MILLE VOLUMI DA CUI TRAGGONO LA SAGGEZZA DEGLI ANTICHI! MI HA GIURATO CON LA MANO SUL VANGELO CHE UN SORSO DI QUESTA BEVANDA AVREBBE PROTETTO QUALSIASI CRISTIANO DAI TERRIBILI EFFETTI DEL MORBO! E IO... OVVIAMENTE... SONO BEN DISPOSTO A CONDIVIDERLO CON VOI. SI INTENDE... IN CAMBIO DI UN CONGRUO NUMERO DI MONETE DI RAME."

"BASTA CON QUESTE SCIOCCHEZZE!"

TUTTI SI VOLTARONO: LA VOCE VENIVA DAL FONDO DEL GRUPPETTO, DA UN GIOVINCELLO CHE FINO A QUEL MOMENTO SE NE ERA STATO IN SILENZIO.

"SE PENSI CHE SIANO SCIOCCHEZZE, ORESTE, NON AVRAI NEANCHE UNA GOCCIA DELL'ANTIDOTO! COSÌ NE RIMARRÀ DI PIÙ PER NOI!" LO SFIDÒ DI RIMANDO EUSEBIO.

"NON SARÀ CERTO UN CUCCHIAIO DI PISCIO FREDDO A CURARE LA PESTE!"

UN SINGULTO COLLETTIVO DI SORPRESA ACCOLSE LA DICHIARAZIONE DI ORESTE. GLI SGUARDI VOLSERO AD EUSEBIO, CHE ORA APPARIVA VISIBILMENTE A DISAGIO.

"E COSA POTRÀ FARLO? SENTIAMO, VISTO CHE TU SAI SEMPRE TUTTO!" RIBATTÉ.

"IO NON LO SO, MA SULLA QUESTIONE DELLA PESTE NON SI POSSONO PROPINARE PARERI A VANVERA, BISOGNA LASCIAR PARLARE GLI ESPERTI!"

EUSEBIO INCROCIÒ LE BRACCIA: "CHI SONO MAI QUESTI ESPERTI DI CUI VAI BLATERANDO?"

"ESPERTI! UOMINI DI DIO COME -AD ESEMPIO- IL NOSTRO PARROCO!"

"IL PARROCO NON È ESPERTO DI NULLA!" LO APOSTROFÒ EUSEBIO IN TONO DI SCHERNO, AVVICINANDOSI A LUI CON FARE MINACCIOSO, "E POI SENTIAMO, QUALE SAREBBE LA SUA ILLUSTRE OPINIONE SUL MORBO?"

ORESTE ALZÒ LA TESTA: ORA EUSEBIO, CHE ERA ASSAI PIÙ GRANDE, TORREGGIAVA SU DI LUI FACENDOGLI OMBRA.

"NON GLIEL'HO CHIESTO ANCORA."

EUSEBIO LO SPINTONÒ IN AVANTI, E ORESTE CADDE RIVERSO A TERRA.

"CHE ASPETTI ALLORA? VAI! VAI A CHIEDERGLIELO, CRETINO! E POI SAPPICI DIRE!"

ORESTE SI RIALZÒ E RIPULÌ I VESTITI DALLA POLVERE, POI VOLTANDOSI SI INERPICÒ PER IL SENTIERO, LASCIANDOSI ALLE SPALLE LE RISATE DI DILEGGIO DEI SUOI COMPAGNI.

FUORI DALLA FAGGETA IL CIELO ERA TERSO.

IL PAESE PAREVA IMMERSO IN UN SILENZIO MINACCIOSO, CARICO DI TENSIONE.

MA ERA UNA TENSIONE CHE ORESTE NON RIUSCÌ A COGLIERE NELLE ESPRESSIONI DELLE POCHE PERSONE CHE INCROCIÒ: LA LAVANDAIA ANSANTE INGINOCCHIATA SULLA RIVA DEL RUSCELLO, LA FANCIULLA DIRETTA ALLA SCADÒRA CON GLI OCCHI SOGNANTI E SULLE SPALLE UNA CESTA DI CASTAGNE, IL GIOVANE CHE GOVERNAVA LE PECORE.

LA LORO NORMALITÀ, GRAVATA DALLE IMPLICAZIONI DELLA CONTINGENZA PRESENTE, AVEVA IL SAPORE DELL'ESTASI MISTICA.

ORESTE TAGLIÒ VERSO LA CHIESA, E SALÌ IN FRETTA LE SCALE A CHIOCCIOLA CHE DAL VESTIBOLO DELLA SAGRESTIA CONDUCEVANO ALLE STANZE DEL PARROCO, A LATO DELLA PICCIONAIA.

IL PARROCO ERA SEDUTO SU UNO SGABELLO DI FIANCO ALLA FINESTRA, CHINO A CONSUMARE UNA BOLLENTE ZUPPA DI FARRO IN CUI GALLEGGIAVANO PEZZI DI PANE SECCO. ASPIRAVA DAL CUCCHIAIO DOPO AVERVI SOFFIATO SOPRA A LABBRA STRETTE, GORGOGLIANDO IN MODO INELEGANTE, E LASCIANDO CHE RIVOLI DI ZUPPA GLI COLASSERO DAGLI ANGOLI DELLA BOCCA.

RICONOBBE L'AVVICINARSI DEL RAGAZZO DAL SUONO DEI PASSI VELOCI E LEGGERI SULLE ASSI DI LEGNO.

"ORESTE, HAI BISOGNO DI UNA CONFESSIONE?"

"NO, PADRE..."

IL PARROCO ALZÒ GLI OCCHI DAL PASTO.

"SE È DI NUOVO TUA MADRE CHE TI MANDA PER L'ESENZIONE DALLA DECIMA, FIGLIOLO..."

"NO, PADRE," RIPETÉ IL RAGAZZO GIRANDOSI IL BERRETTO FRA LE MANI, "È PER QUESTA PIAGA... QUELLA CHE IMPERVERSA IN CITTÀ E GIÀ IN ALCUNI PAESI DEL CONTADO, UNA PIAGA IL CUI NOME CI AFFLIGGE NELLA MENTE ANCOR PRIMA DI PENETRARE LA CARNE."

IL PRELATO SI PULÌ LA BOCCA CON UN FAZZOLETTO DI PEZZA. LO SGABELLO RASCHIÒ SUL PAVIMENTO CON UN RUMORE SGARBATO, MENTRE L'UOMO SI ALZAVA IN PIEDI E LIBERAVA L'ABITO TALARE DALLE BRICIOLE.

"NON VI È MOLTO DA DIRE, ORESTE. SE TI ATTERRAI SCRUPOLOSAMENTE ALLE ORAZIONI COMANDATE, E TI MANTERRAI MONDO DA OGNI PECCATO, SCIACQUANDOLO SUBITO VIA NEL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE OGNIQUALVOLTA LA TUA CARNE DOVESSE CEDERE, ALLORA TI SALVERAI. ALTRIMENTI NO. MI PARE PIUTTOSTO SEMPLICE."

ORESTE SOSPIRÒ.

"GIÀ MI ATTENGO A TUTTE LE VOSTRE PRESCRIZIONI, PADRE. CIÒ CHE MI AFFLIGGE NON È IL TIMORE PER LA MIA VITA... ANCHE SE... BE'... NON POSSO DIRMI DEL TUTTO SCEVRO DA ESSO. TUTTAVIA MI PREOCCUPA ANCORA DI PIÙ L'INCERTEZZA CHE VEDO ALBERGARE NEL CUORE DEI MIEI PROSSIMI, IL PROLIFERARE DI LEGGENDE FUNESTE E MITI PERNICIOSI, IL TERRORE DELLA FINE DEL MONDO CHE PARE ATTANAGLIARE ALCUNI E RISPARMIARE MIRACOLOSAMENTE ALTRI."

IL PRESBITERO ANNUÌ: "UN SENTIMENTO LODEVOLE DA UN CERTO PUNTO DI VISTA."

LA PERPETUA SBUCÒ DALLA STANZA DI SERVIZIO PER RACCOGLIERE GLI AVANZI, STRASCICANDO LA VESTE ONDEGGIANTE SUL PAVIMENTO. "ALLACCIATI LE SCARPE, RAGAZZO," EBBE IL TEMPO DI GRACCHIARE AD ORESTE, PRIMA DI SPARIRE DI NUOVO.

"HO SENTITO MOLTI DIRE QUESTO," PROSEGUÌ ORESTE, "DIRE CHE SE DIECI UOMINI VENGONO CONTAGIATI DAL MORBO, OTTO NE MORIRANNO. OTTO SU DIECI PADRE!"

"TEMO SIA UN DATO GREZZO CHE NON TIENE CONTO DEGLI ASINTOMATICI."

"EH?"

"NO, NULLA," BORBOTTÒ IL PARROCO CON UN GESTO DELLA MANO.

"PADRE IO SENTO CHE VOI SAPETE QUALCOSA IN PIÙ DI QUELLO CHE MI STATE RIVELANDO. AVETE SEMPRE DETTO CHE SONO PIÙ SVEGLIO DEGLI ALTRI. NON FATEVI PREMURA DI TENERMI ALL'OSCURO DELLA VERITÀ! PER QUANTO TERRIBILE POSSA ESSERE!"

CI FU UN ISTANTE DI SILENZIOSA LOTTA NEGLI OCCHI DEL PARROCO.

POI QUALCOSA IN LUI PARVE SCIOGLIERSI: SI SEDETTE SU UNA SCRANNA DI VIMINI INTRECCIATI DI FRONTE ALLA FINESTRA, DA CUI SI APPREZZAVA UN'AMPIA VEDUTA DELLA VALLATA, E FECE CENNO AL RAGAZZO DI ACCOMODARSI SULLE SUE GINOCCHIA.

LA STANZA SI RIEMPÌ DELL'ODORE DEL CARBONE, MENTRE LA PERPETUA ATTIZZAVA LE BRACI.

IL PARROCO ACCAREZZÒ CON UNA MANO NODOSA LE SPALLE DI ORESTE.

"IO TI POSSO DIRE LA VERITÀ, FIGLIOLO. MA SI TRATTA DELLA MIA VERITÀ, NON DI QUELLA DELLA CHIESA."

ORESTE LO GUARDÒ NEGLI OCCHI: "È QUELLO CHE CHIEDO."

IL PARROCO VOLSE LO SGUARDO ALL'ESTERNO. FUORI IL CREPUSCOLO STAVA STRISCIANDO IN PAESE.

"LA VERITÀ È CHE NON C'È DA AVERE TIMORE PER LA PESTE, MA PER QUELLO CHE ESSA STA MOSTRANDO DEGLI UOMINI. ALMENO ORA STANNO MORENDO TUTTI INSIEME, ALLINEATI SUL CIGLIO DELLA STRADA O AMMUCCHIATI SUI CARRI DEI MONATTI. ED È UN PRIVILEGIO, SIA CHIARO. PERCHÉ -PICCOLO ORESTE- NON CREDERE CHE LA MORTE E LA MALATTIA SIANO ESTRANEE A QUESTE TERRE. LE HANNO SEMPRE SOLCATE FIANCO A FIANCO, CON PAZIENZA E IN SILENZIO. SOLO ADESSO SEMBRANO AVERE FRETTA. MA NON CI VORRANNO MOLTE STAGIONI PERCHÉ QUESTO SIA DIMENTICATO. TU CERTO SOPRAVVIVERAI, E CRESCERAI, PROTETTO DALL'ABBRACCIO MATERNO E INGENUO DI QUESTE VALLI. TROVERAI UNA FANCIULLA DI BUONA FAMIGLIA, LA SPOSERAI ED ELLA TI DARÀ NUMEROSA PROLE. E IL RICORDO DELLA MORTE FARÀ PARTE DI TE COME UN'EPIGRAFE SBIADITA SU UNA LAPIDE. MA NON PER QUESTO SARÀ MENO REALE. COSÌ COME NON È MENO REALE L'UOMO CHE SI TRASCINA SULLE GAMBE DA UN CASOLARE QUI VICINO, GONFIO DI IDROPISIA E DI RIMPIANTI, PER CHIEDERMI L'ESTREMA UNZIONE, E CHE PUR NON AVENDO NULLA DA PERDERE SI AGGRAPPA ALLA VITA CON LA TESTARDAGGINE DEI DISPERATI. O LA DONNA CHE ERA STATA UNA VERGINE DAGLI OCCHI CHIARI, E A CAUSA DELLE SCELTE E DELLA VOLONTÀ DI ALTRI ORA PREGA PER LA FORZA DI AMARE I SUOI FIGLI, TRAFITTA DAL BIASIMO IPOCRITA DEI COMPAESANI. NON È UN'AFFLIZIONE DELLA CARNE, È VERO, MA I SUOI PATIMENTI NON MOZZANO MENO IL RESPIRO DI QUANTO FACCIANO I GAVOCCIOLI DELLA PESTE. E SAI ORESTE CHE COSA HO POTUTO FARE PER CONFORTARE COSTORO? NULLA. TUTTO QUELLO CHE HO SEMPRE AVUTO DA OFFRIRE A QUESTE PERSONE, PER TUTTA LA VITA, NON SONO STATE ALTRO CHE LE BANALITÀ BEN INTENZIONATE DI UN EBREO MORTO MILLE E TRECENTO ANNI FA. E INVECE ADESSO? ADESSO QUESTE STESSE PERSONE VENGONO DA ME, E PAIONO -SE NON FELICI- MENO TRISTI, E COLGO NEI LORO OCCHI UN BAGLIORE LUCIFERINO, COME SE LA DISGRAZIA E LA PAURA COLLETTIVA LI AVESSERO FINALMENTE RIUNITI AD UNA UMANITÀ CHE AVEVA OSTRACIZZATO LA SOFFERENZA. ADESSO NON SONO PIÙ SOLI."

ORESTE AGGROTTÒ LA FRONTE: "CAPISCO, PADRE MA... NON SA SPIEGARMI L'ORIGINE DI QUESTO MORBO? SE SIA UNA CORRUZIONE DELL'ARIA O... UNA PUNIZIONE DIVINA?"

IL PARROCO SCOSSE LA TESTA CON UNA SMORFIA.

"IO NON HO RISPOSTE, ORESTE, NÉ SU TALE QUESTIONE NÉ SU MOLTE ALTRE. CREDO SIA COMPRENSIBILE, A QUESTO PUNTO, CHE TU TI PREOCCUPI PER LA TUA VITA E PER QUELLA DEI TUOI CARI. L'UNICO CONSIGLIO CHE POSSO DARTI È QUESTO: INNALZA LO SGUARDO DAI TEMPI PRESENTI. NON PER TRASCURARLI, MA PER VEDERE MEGLIO. E CAPIRAI CHE SIAMO SEMPRE STATI TUTTI INSIEME IN QUESTO INFERNO. E SOLO ALLORA NON AVRAI PAURA."

ORESTE SI ALZÒ IN PIEDI. ANNUÌ, MA IN CUOR SUO SI STAVA DOMANDANDO SE I SOLDI DI RAME CHE AVEVA NASCOSTO SOTTO IL LETTO FOSSERO ANCORA LÌ.

"ORA DEVO ANDARE, PADRE. MA LA RINGRAZIO. GRAZIE, PADRE GREGGIO."

 

 

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