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La Cittadella dei Libri - Club di Lettura


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io resto su "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson.

 

Commentino-ino-ino per "Tito Andronico"

 

La premessa è che per chi abbia già letto un po' di Shakespeare può essere interessante avventurarsi in questa lettura per vedere il talento che prende forma. D'altro canto, il confronto con le successive più note opere dell'autore è abbastanza impietoso (e mi direte che se ci sono testi di Shakespeare che da quattro secoli vantano migliaia di repliche ogni anno, mentre "Tito Andronico" di media non se la fila quasi nessuno un motivo ci sarà).

 

La mia prima sensazione è stata di vedere in questo testo le radici di alcune delle tematiche che il bardo riprenderà e svilupperà più avanti. C'è qualcosa di MacBeth, ad esempio, anche se senza l'enorme complessità psicologica dei personaggi. Siamo qui lontani da quello che - a mio modesto parere - è uno dei principali tratti che definiscono la grandezza dell'opera shakespeariana: i personaggi. In quest'opera mancano caratteri - primari o secondari - indimenticabili, in grado di riempire da soli tutta la scena. Così come mancano i grandi monologhi sull'intimo umano, i dialoghi ricchi di "non detto", quella poetica grandiosa. Ci sono i semi di un'arte che esploderà, ma non ancora il fiore. C'è, ad esempio, già quella straordinaria capacità di gestire ritmo, scena e fuori-scena (diciamo che, in questo senso, tanti autori e registi contemporanei avrebbero tanto da imparare da Shakespeare), ecc. Mancano la complessità psicologica, le tematiche innovative, la capacità di scavare nelle profondità dell'umano per rivelarne grandezza e miseria. 

 

L'impressione è di trovarsi di fronte a un'opera molto "fan service", costruita per favorire i gusti dell'epoca e quindi non sufficientemente "universale" da sopravvivere al proprio tempo, diventando un topos o stabilendo un canone.

La violenza esplicita - che, se ho ben capito, in passato ha esposto il testo alla censura - ad esempio, è sparsa a profusione, ma è molto fine a se stessa (un po' come negli splatter movie), quasi si volesse impressionare e sconvolgere nell'immediato, più che lasciare una "cicatrice" profonda.

 

In conclusione, "Tito Andronico" è un antipasto discreto ma un po' insapore che offre tuttavia un'idea del succulento banchetto che verrà dopo.

 

 

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Allora, le mie impressioni sul Tito Andronico. L'ho scelto sia perché in molti avevano già letto altre tragedie di Shakespeare sia perché mi piaceva l'idea di scoprire uno Shakespeare più insolito e non ancora "affinato", dato che è una delle sue prime opere. ...e poi mi piace variare genere, che non ci si sia sempre il solito romanzo da leggere! :D

 

E' sicuramente una tragedia cruda. L'intreccio a volte è un po' oscuro: per esempio all'inizio credo che non si comprenda bene perché scoppi il parapiglia per Lavinia, che Tito promette inconsapevolmente a Saturnino non sapendo che era promessa a Bassiano. Qui il passaggio è un po' oscuro. Ma man mano che ci si inoltra nella tragedia la trama diventa più chiara, anche perché si tratta di vendetta su vendetta, di occhio per occhio. Nella scena finale tutto precipita molto in fretta, mi è piaciuta la velocità di quel passo.

 

Il personaggio per cui si è spinti ad avere più compassione è sicuramente Lavinia, la cui morte in scena - una morte del tutto inaspettata - aggiunge secondo me ancora più "tragicità" alla sua figura: è la vittima per eccellenza. Mi piace la malvagità a tutto tondo come dice Neshira di Aronne (e mi piace anche che non venga punito in scena, come si sarebbe meritato un personaggio così profondamente oscuro). Chissà cosa si direbbe ora del "nero dall'anima nera": tutti a urlare al politicamente corretto! :stralol: Sicuramente non c'è molto approfondimento psicologico: chissà in un momento più tardo della produzione di Shakespeare che monologhi ci avrebbero regalato un Aronne, oppure una Tamora che implora per la vita del figlio, o un Tito davanti alla povera Lavinia... Non il migliore Shakespeare sicuro, ma uno alle prime armi che punta più all'azione che all'introspezione.

 

Mi sfuggono altre impressioni sicuro, nel caso le aggiungerò. EDIT: e infatti eccomi qui. C'era (mi pare) in un'altra tragedia di Shakespeare l'espediente della falsa pazzia (Amleto? Secondo me ricordo male... :ehmmm:). Maya poi cita giustamente il MacBeth. E' interessante vedere il Tito Andronico come un laboratorio delle opere successive... :glare:

 

Mio giudizio finale: una tragedia insolita ma bella nella sua truculenza. Della dozzina di personaggi della tragedia in fondo ne sopravvivono ben pochi... :blink:

 

Io non posso scegliere a questo turno, ma per il prossimo ho già in mente il libro: un classico più avventuroso e sicuramente non truculento (che probabilmente alcuni di voi avranno già letto). Ma voglio lasciare il mistero: lo rivelerò quando sarà il mio turno come si rivelano le monoposto della Formula 1, con un bel trascinamento di telone rosso e luci adeguate! :stralol:

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9 minutes fa, NonnoOlenno dice:

Chissà cosa si direbbe ora del "nero dall'anima nera": tutti a urlare al politicamente corretto! :stralol:

 

L'ho pensato anche io! Shakespeare non è del tutto estraneo al ricorso allo stereotipo discriminatorio (pensiamo a Shylock ne' "Il Mercante di Venezia"). Io ci ho sempre visto, da un lato, il voler un accontentare il pubblico offrendo una rappresentazione in linea con il più diffuso luogo comune; dall'altro, però c'è anche un po' la presa in giro nell'estremizzazione. Aronne "nero dall'anima nera" è persino eccessivo e poco realistico con il suo rifiutare qualsiasi buona azione possa aver mai compiuto in vita. In questo ci vedo una sottile critica: un po' come se Shakespeare si prendesse gioco del pregiudizio e lo svuotasse di consistenza attraverso una sua rappresentazione iperbolica e paradossale. Forse però è una riflessione troppo moderna e lusinghiera. :) 

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19 minutes fa, Maya dice:

 In questo ci vedo una sottile critica: un po' come se Shakespeare si prendesse gioco del pregiudizio e lo svuotasse di consistenza attraverso una sua rappresentazione iperbolica e paradossale. Forse però è una riflessione troppo moderna e lusinghiera. :) 

A me ha divertito anche per questo, si: sono d'accordo con te quando parli di fanservice spudorato in quest'opera; se parlassimo di un giovane di talento alle prime armi oggi sospetterei addirittura interferenze della produzione ... a cui l'allora stagista si arrende (o si vendica) andando oltre. E qui era decisamente più facile scavallare che nel Mercante o altrove. 

 

Forse diamo troppo il beneficio del dubbio sapendo di cosa l'autore è capace altrove, ma quello che a me spiazza in quest'opera è la totale mancanza d'ironia, nemmeno velata, nemmeno nella trama, nei discorsi nei personaggi, nemmeno accidentale...non ci sono paradossi o veri doppi sensi o possibili interpretazioni multipli, ci sono solo errori. Persino le battutacce sullo stupro sono niente più che volgari - salta all'orecchio il confronto con i becchini di Amleto - e lo sono anche con il testo a fronte inglese eh, se a uno può venire il dubbio che qualche sottigliezza si sia persa nella traduzione.   

 

Insomma così estremo che sembra voluto.

 

Per la crudezza dei fatti in sé invece non ci ho visto niente di strano: i miti greco-romani e pure la storia romana son peggio, anche se chi li racconta in genere non ha spazio per renderli grafici e quindi fanno meno impressione:stralol: : magari S. ha pensato che alzare il livello di inciviltà e di orrore bastasse a rendere l'ambientazione senza preoccuparsi di fare ricerca su nomi fatti titoli e religioni ...

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Commento anche io. L’opera mi ha lasciato un po’ così nel senso che mi è piaciuta la trama ma non mi è piaciuto come è stata rappresentata.

Forse avevo un’idea diversa di Shakespeare, un po’ più aulica ( ma forse è questa opera l’eccezione), ma ho trovato il tutto esageratamente splatter: morti cruente, stupri, mutilazioni , macabre vendette, linguaggio da scaricatori di porto, sono un po’ troppe. 

La trama di per se è anche interessante e coinvolgente, mi è piaciuto il colpo di scena finale, se così si può chiamare, di Tito che finge di esser pazzo e di non riconoscere la triade. Alcune cose però mi lasciano un po’ poco convinta: non capisco come il figlio del principale condottiero che ha sconfitto i Goti possa diventare un loro comandante e guidarli fino a Roma mentre ai Goti stessi non sia mai venuto in mente di andare a liberare la loro regina, o perché Tito abbia preferito appoggiare Saturnino invece che Bassiano promesso sposo della figlia. 

Credevo Shakespeare un autore più preciso e attento mentre mi ha dato più l’idea di essere interessato a fare un’opera che potesse piacere al grande pubblico e quindi farlo guadagnare.
 

Io confermo la mia proposta per Cronaca di una morte annunciata

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Proponiamo un libro a testa, estriamo a sorte tra le proposte e poi abbiamo x giorni per leggerlo. Qui poi commentiamo per un periodo sotto spoiler, da un certo punto in poi spoiler free

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Il 24/9/2020 at 12:31, Lady Monica dice:

L'idea è di variare generi e tipo di libro, però seguendo alcune regole per rendere il club interessante per tutti. 

 

1- Libri che possono essere capiti da tutti (evitiamo magari il libro sulla fisica quantistica o simile)

2- libri facilmente reperibili (cose che non siano fuori catalogo e introvabili copie rare)

3- No saghe. 

Come diceva giustamente Monica ... 

 

Non guasta nemmeno che i libri proposti siano 'abbastanza' brevi e non proprio l'ultimo bestseller a 20E in digitale XD. 

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Per il turno nuovo anch'io confermo Un oscuro scrutare :)

 

Quanto al Tito, avevo già letto alcune cose di Shakespeare, ma questo non mi ha convinto granché. Concordo con chi ha parlato di fanservice, credo fosse proprio il gusto del tempo.

Mi hanno lasciato perplesso soprattutto alcuni passaggi poco spiegati/approfonditi, come quelli indicati da Lady Lyanna.

La suspense maggiore del libro comunque è cercare di capire se qualcuno riuscirà a sopravvivere alla fine ;)

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18 hours fa, Koorlick dice:

La suspense maggiore del libro comunque è cercare di capire se qualcuno riuscirà a sopravvivere alla fine ;)

 

In effetti è quello che ho pensato anche io man mano che leggevo le pagine :ehmmm:

Che dire? Sono una fan delle commedie di Shakespeare e fino alla lettura del Tito avevo letto due soli drammi, il classico Rome e Giulietta e il Machbeth visto a teatro. E mi sono stupita: non pensavo che potesse raggiungere questo livello di splatter gratuito. Non so, quasi non mi sembra lo stesso scrittore di Molto Rumore per Nulla. 

Però a volte mi è sembrato fin troppo esagerato: la crudeltà dell'amante nero è fin troppa, idem la stupidità dell'Imperatore. Un po' mi ha lasciata perplessa. 

 

Per la prossima lettura, confermo Calvino. Attendiamo @Lyra Stark e @Viserion per la loro critica e i loro libri, poi randomizzo. 

 

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21 hours fa, Osaerys Targaryen dice:

p.s. lo so che è molto corto, ma io sono un grande procrastinatore

Siamo molto simili allora! Anzi più un libro è corto più mi dico "ma sì, è corto, lo finisco in pochi giorni, non c'è bisogno di iniziare in anticipo" :excl2:

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