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Reading Challenge 2021


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24.  Un libro pubblicato da una piccola casa editrice

"Stupore e tremori" di Amelié Nothomb edito in Italia da Voland

 

In questo suo breve memoir la scrittrice belga racconta il suo anno di lavoro presso la sede di Tokyo di una multinazionale giapponese. Con ironia fulminante e scrittura brillante la Nothomb descrive la sua tragicomica discesa fino ai gradini più bassi dell'organizzazione gerarchica, l'estasi e lo smarrimento di fronte agli usi e ai costumi di un mondo che ammira e odia in egual misura. "Stupore a tremori" riesce ad essere, allo stesso tempo, un inno d'amore nei confronti del Giappone e una pungente critica della società nipponica.

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1. Un libro la cui lingua originale non era né l’italiano né l’inglese: Cronaca di una morte annunciata

Santiago Nasar morirà. I gemelli Vicario hanno già affilato i loro coltelli nel negozio di Faustino Santos. A Manaure, "villaggio bruciato dal sale dei Caraibi", lo sanno tutti: presto i fratelli della bella quanto svanita Ángela vendicheranno l'onore di quella verginità rubatale in modo misterioso dall'aitante Santiago, ricco rampollo della locale colonia araba. Tutti lo sanno, ma nessuno fa alcunché per impedirlo: non la madre della vittima designata, non il parroco, non l'alcalde, neppure una delle numerose fanciulle che spasimano per il Nasar. E così la morte annunciata lo sorprende nel fulgore di una splendida mattinata tropicale. Ma non per agguato o per trappola: un destino bizzarro e crudele fa sì che la fine di Santiago si compia per un concorso di fatalità ed equivoci, mentre gli stessi assassini fanno di tutto perché qualcuno impedisca loro l'esecuzione. IBS

Non so bene che dire: mi è piaciuto, ma in certi punti volevo gettare il libro dalla finestra. Trovo abbastanza assurdo il fatto che nessuno abbia salvato il povero Nasar, nonostante tutti sapessero quello che stava per accadere. In più il modo di scrivere di Marquez continua ad essermi ostico, come quando provai la lettura di Cent'anni di solitudine. Sono abbastanza in bilico su cosa pensare.

Voto: 7/10

 

2. Un libro con la copertina blu: Le perfezioni provvisorie

Un incarico insolito per Guerrieri, un caso più adatto ad un detective che a un legale: Manuela, studentessa universitaria, è scomparsa in una stazione ferroviaria, dopo un fine settimana trascorso in campagna con amici. Scettico e curioso a un tempo, l’avvocato inizia a studiare le carte. (IBS)

Più blu delle copertine Sellerio, penso non ce ne sia XD
Libro che man mano andavo avanti con la lettura, mi ricordavo di aver già letto in passato. Guido Guerreri al suo meglio, non troppo depresso e stanco, ma neanche troppo felice, è in un libo tra le sue vere passioni e l'avvocatura. Questa digressione verso l'investigare più che "l'avvocare", secondo me gli dona. Potrebbe essere un buon commissario di qualche saga.
 

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Continuo la mia Challenge

 

3.    Un libro scritto da una donna: Canne al vento

La narrativa della Deledda, posta ora nella scia del verismo di Verga, ora accostata al decadentismo dannunziano, racconta di forti vicende d'amore, di dolore e di morte, nelle quali domina il senso religioso del peccato e la tragica coscienza di un inesorabile destino. Nella sua prosa si consuma la fusione carnale tra luoghi e figure, tra stati d'animo e paesaggio, tra gli uomini e la terra di Sardegna, luogo mitico e punto di partenza per un viaggio dell'anima alla scoperta di un mondo ancestrale e primitivo. (IBS)

 

Mah, un libro che non mi ha detto molto, se devo essere sincera. La parte migliore è l'italiano un po' desueto che ha la capacità di trasportarci immediatamente in un tempo passato. Però la storia in se non è chissà cosa: tutto va male, c'è miseria, c'è peccato, c'è penitenza. Ero carica di aspettative e sono rimasta delusa. 

 

Voto: 6/10

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Dato che partecipo al Club del libro mi piacerebbe partecipare anche a questa Challenge, magari molti titoli vanno bene per una categoria. E quelle che mancano le integro io con miei libri. Così ho due scuse per leggere di più :blink: Non mi è chiaro solo se devo andare in ordine con l'elenco o  posso saltellare tra le categorie

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Si può saltellare, così dice la boss :blink:

 

Aggiorno con i libri che ho letto da inizio anno. E darò anche io i voti pur non avendo abbastanza cultura letteraria per giudicare alcunché :salta:

21. Un libro la cui lingua originale non era né l'italiano né l'inglese

Cronaca di una morte annunciata di Gabriel Garcia Marquez. Letto grazie al Club di lettura. La frammentarietà del racconto eil lavoro di ricerca di chi ci racconta la storia mi è piaciuto: è quasi un abbozzo, quasi si percepisce lo sforzo di ricostruzione dei ricordi da parte del narratore. L'atmosfera a metà tra reale e fantastico (che mi dicono dalla regia sia tipica dei sudamericani) mi conferma l'idea che mi ero fatta di quella parte di letteratura, e sicuramente ci ritornerò su, magari grazie a questa challenge. Voto: Distinto

 

15. Un saggio a tema storico

Culture dimenticate. Venticinque sentieri smarriti dell'umanità di Harald Haarmann. L'idea che mi ero fatto di questa lettura non è corrisposta esattamente alla realtà. Di certo l'idea di fondo di esplorare 25 civiltà poco conosciute, trascurate dalla "Grande storia" o fraintese è accattivante. Ma volendone descrivere ben 25 tutto non può ridursi che a un abbozzo, sicuramente interessante e che mi ha insegnato cose che non sapevo, ma non soddisfacente rispetto al grado di approfondimento che avrei voluto (ma per questo per fortuna c'è la bibliografia). Anche la scrittura, intesa come spiegazione fluida, a volte non è coerente... forse tutto nasce dal fatto che sia un linguista e non uno storico a scrivere... In ogni caso, se si vuole sapere almeno dell'esistenza della civiltà danubiana, del popolo celtico migrato in Sudamerica ben prima di Colombo, delle mummie indoeuropee della Cina o della tribù del Nord America orientale imparentata coi baschi, è il libro giusto. Sicuramente incoraggia a pensare fuori dagli schemi. Voto: Buono meno-meno

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Non so se vi accompagnerò fino alla fine, ma intanto provo a iniziare :)

 

Il primo libro dell'anno è stato Il senso del limite, di Gianni Zanolin (Nero Rizzoli).

 

Per ora lo inserisco nella categoria 19. Un giallo, ma potrebbe anche rientrare nella 12 (un libro uscito negli ultimi cinque anni) e forse anche in qualcun'altra, quindi mi riservo di modificare assegnazione se mi dovesse servire, visto anche che di gialli ne leggo abbastanza :unsure:

Confesso che l'ho letto perché conosco l'autore, che peraltro è un personaggio noto a livello locale, e perché è ambientato, appunto, nel mondo politico locale.

E' un giallo sui generis, perché ruota attorno a quello che fin dall'inizio è identificato come un suicidio anziché un omicidio: il sindaco di Pordenone viene ritrovato impiccato nel suo studio in Municipio, e la polizia indaga sulle motivazioni del gesto e su eventuali responsabilità di terzi.

E' stato curioso leggere un giallo ambientato nella mia città, anche perché l'ambientazione emerge molto nettamente, mi verrebbe da dire ogni strada e ogni bar, descritti da una persona che li conosce bene; tra l'altro, sono rimasto stupito di veder comparire spesso (in ruoli secondari, ovviamente) persone reali, con il loro vero nome e cognome e le loro caratteristiche: mi chiedo come sia ritrovarsi descritti in un romanzo :unsure: 

Al netto di questo, però, ammetto che ho trovato la trama abbastanza forzata e poco convincente.

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Capisco la sensazione di ritrovarsi in un luogo: mi è capitato con un paio di gialli letti qualche anno fa e ambientati a Gorizia. Più descriveva gli angoli della città e più mi ci ritrovavo. 

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Ieri ho terminato la seconda lettura dell'anno. Per ora lo inserisco nella categoria 34. Un libro con la copertina scura, ma anche ub questo caso si presterebbe ad altre categorie, quindi mi riservo di cambiare se necessario.

 

Ho letto Fu sera e fu mattina, di Ken Follett.

Come noto, è un romanzo inserito nel ciclo di Kingsbridge, prequel de I pilastri della terra.

In realtà parlare di prequel e sequel in questi casi è probabilmente riduttivo, visto che ciascun romanzo è ambientato ad un paio di secoli di distanza dagli altri (I pilastri della terra nel XII secolo, Mondo senza fine nel XIV, La colonna di fuoco nel XVI/XVII).

Questo romanzo è ambientato intorno all'anno 1000, nell'Inghilterra delle invasioni vichinghe, prima della conquista normanna. La zona è la stessa degli altri romanzi, e la narrazione gira attorno a Shiring e al territorio dove poi sorgerà Kingsbridge.

Come prevedibile, lo schema è molto simile a quello degli altri romanzi, e in particolare a I pilastri (un giovane e abile costruttore, una giovane donna di nobili natali, un priore ambizioso e nobile di cuore, un vescovo astuto e malvagio... ricorda nulla?). Anche se le trame specifiche variano, ovviamente, c'è inevitabilmente una certa sensazione di deja-vu: mille peripezie, piccoli successi dei buoni e grandi vittorie dei cattivi, un amore tormentato, le autorità lontane, troppo occupate dalla loro politica per occuparsi dei piccoli e grandi soprusi.

Devo dire che, rispetto agli altri romanzi della serie, qui mi è parso che gli eventi storici reali siano stati meno presenti, probabilmente anche a causa dell'ambientazione e della difficoltà delle comunicazioni dell'epoca: I pilastri rappresentavano l'epoca dell'anarchia e mettevano in scena i rivolgimenti dei regni di Matilde e Stefano, in Mondo senza fine c'era la Guerra di Cent'anni, nella Colonna di Fuoco le guerre di religione (anzi, per certi versi in quest'ultimo libro avevo avuto la sensazione opposta, come se le storie dei singoli personaggi fossero solo scuse per raccontare gli eventi storici). Non a caso, il re appare solo nell'ultima parte del libro.

 

Complessivamente mi sono senz'altro divertito a leggerlo, anche se certe soluzioni mi sono sembrate a tratti troppo facili.

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4.    Un libro ambientato durante la Grande Guerra: Addio alle Armi

 

Composto febbrilmente tra il 1928 e il 1929, "Addio alle armi" è la storia di amore e guerra che Hemingway aveva sempre meditato di scrivere ispirandosi alle sue esperienze del 1918 sul fronte italiano, e in particolare alla ferita riportata a Fossalta e alla passione per l'infermiera Agnes von Kurowsky. I temi della guerra, dell'amore e della morte, che per diversi aspetti sono alla base di tutta l'opera di Hemingway, trovano in questo romanzo uno spazio e un'articolazione particolari. È la vicenda stessa a stimolare emozioni e sentimenti collegati agli incanti, ma anche alle estreme precarietà dell'esistenza, alla rivolta contro la violenza e il sangue ingiustamente versato. La diserzione del giovane ufficiale americano durante la ritirata di Caporetto si rivela, col ricongiungimento tra il protagonista e la donna della quale è innamorato, una decisa condanna di quanto di inumano appartiene alla guerra. Ma anche l'amore, in questa vicenda segnata da una tragica sconfitta della felicità, rimane un'aspirazione che l'uomo insegue disperatamente, prigioniero di forze misteriose contro le quali sembra inutile lottare. (IBS)

 

Provo per questo libro dei sentimenti contrastanti: tutta la parte relativa alla guerra, alla ritirata post Caporetto e vicende umane legate mi sono piaciute moltissimo. Si respira pagina dopo pagina una quieta rassegnazione, incipit del disastro che diventerà la guerra sul fronte carsico. 
Poi c'è la parte amorosa che sinceramente mi ha annoiato a morte, a partire dalla infermiera pancina e dalla sua amica perbenista. Mi rendo conto che gli anni erano quelli che erano, ma quella parte è invecchiata malissimo. 
C'è poi anche la descrizione abbastanza vivida di alcuni miei luoghi di appartenenza (Gorizia in primis) e questo mi fa volergli un po' più bene. 
Mi aspettavo di più.

Voto: 7,5/10

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OK, metà delle categorie sono davvero difficili (per me), ma ci provo anche io. Immagino che andrò a periodi.

 

Mi faccio fuori subito una delle più difficili: 32. un libro ambientato (anche) in autunno.

 

La Vita Segreta degli Alberi - Peter Wohlleben

Bel saggio divulgativo che raccoglie le ultime scoperte su questa forma di vita terrestre, che non è per niente statica, isolata, semplice e noiosa come si pensava fino a solo trent'anni fa. Il titolo è per forza di cose riduttivo, si potrebbe benissimo sottotitolare 'un'altra forma di intelligenza' o 'la rete planetaria' e altro per quanto spazia sugli argomenti. Il mondo che descrive è davvero nuovo e affascinante *_*.

 

Probabilmente perchè mette così tanta carne al fuoco, la parte strettamente scientifica è spiegata ad un livello un po' semplicistico, e il volerla introdurre con gli aneddoti personali di questa guardia forestale è un bene...però per rendere il libro completo a questo punto sarebbero servite il doppio delle pagine: W. usa un po' troppe poche parole e si dilunga un po' troppo poco - una cosa che non mi è mai capitata di dire di un saggio. 

 

Riesce nonostante tutto a trasmettere la sua passione, a farti venire voglia di recuperare gli studi della bibliografia, e a scardinare benissimo la visione animalocentrica degli 'amanti della natura' a livello puramente utilitario e paesaggistico: i boschi non saranno più solo un piacevole sfondo dopo questa lettura. 

 

Prevedo di leggere anche i suoi libri successivi (e inserirli in altre categorie : P), scommettendo che il suo livello di scrittura migliorerà, e che imparerà a scrivere con più brio e capacità comunicativa di un protagonista di Dark ^^'.

 

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The Hunger Games 2: La ragazza di fuoco -  Suzanne Colins

 

Intanto ringrazio i commentatori di Braavos e della chat per l'aver insistito su questa saga, che da brava lettrice snob di SF avrei ignorato: si, questi libri dichiaratamente sono Young Adult; si, devono purtroppo dare tanto spazio alla storiella d'amore tormentato con tanto di obbligatorio triangolo. Ma alla fine i difetti (tali solo per il mio gusto personale) si fermano qui.

Sono libri validi, ben scritti (fino al due almeno), con una trama ben costruita e senza buchi, colpi di scena prevedibili per qualunque lettore di gialli o thriller... ma l'importante è che non siano deus ex machina: tutto quello che viene usato ad un certo punto della trama è reso plausibile da commenti 'casuali' decine di pagine prima, o nel libro precedente.

 

La protagonista è un esempio abbastanza raro (e gradito) di una buona Mary Sue: all'inizio tutti la amano (senza apparente motivo), tutto ruota intorno a lei, i difetti sono solo finti difetti e le sue molte qualità sono esattamente tarate su quello che serve a lei e al libro ... ma leggendo oltre il primo capitolo viene approfondita bene, non è un manichino ricoperto di lustrini e baciato dalla fortuna, le sue scelte e caratteristiche sono ben spiegate dal background, evolve persino a seconda di quello che le succede.

Continua a restarmi poco simpatica fino alla fine, ma un protagonista antipatico che ti fa andare comunque avanti a leggere è un bel protagonista, niente da dire.

 

Anche i personaggi a contorno sono ben delineati; certo, approfonditi a grado diverso a seconda della necessità nella storia, ma non ce n'è nemmeno uno che sia una sagoma di cartone da sfondo.

 

La distopia in sé mi è piaciuta davvero: cattiva al punto giusto, plausibile al punto giusto, un po' troppo puritana sul tema sesso (qui nel 2 anzi qualche accenno viene fatto, giustamente) per essere totalmente credibile, ma su tutto il resto fa venire in mente parecchi inquietanti paralleli con il nostro mondo, e con tendenze che dal nostro mondo potrebbero portare a quello dei Distretti in un batter d'occhio, e questa è una caratteristica che per me inserisce la Collins nel filone degli autori catastrofici classici senza problemi. 

 

Lo metto (per ora) in  34. Un libro con la copertina scura

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1. Un libro la cui lingua originale non era né l’italiano né l’inglese: "L'uomo di neve" di Jo Nesbo

Il commissario della Polizia di Oslo Harry Hole è alle prese con una serie di sinistri casi di scomparsa: tutte le vittime sono donne e madri alle prese con un matrimonio con complicato; tutte sono sparite al cadere della prima neve. Hole non è però il primo a vedere una relazione tra i diversi casi, né a seguire una lunga scia di sangue che lo porterà indietro di quasi vent'anni. 

 

Ennesimo e tra i più osannati capitoli della saga dedicata al poliziotto misantropo e alcolizzato Harry Hole, "L'uomo di neve" è il classico "thriller" nordico a base di scene del crimine sconvolgenti, traumi psicologici e scenari di una terrificante clama apparente.

 

Lo scrittura "tagliente" e diretta di Nesbo aggancia il lettore e non lo molla anche in questa storia dal finale francamente un po' scontato (il "cattivo" è evidente nel primo terzo del romanzo): come giallo è un po' deludente, ma come thriller e romanzo d'atmosfera... niente da dire. A mio parere, però, non è all'altezza di altri dell'autore, tipo "Il Pettirosso".

 

 

31. Un libro che finora hai sempre evitato: "Cronaca di una morte annunciata" di Gabriel Garcia Marquez

A dire il vero, più che aver evitato il romanzo ho sempre un po' scansato l'autore che non mi ha mai attirato granché (non so dire nemmeno io per quale ragione). Non sono neppure sicura di aver letto "Cent'anni di solitudine" (credo di no). Non mi dilungo perché ho già postato un commento nel topic del club di lettura. Mi è piaciuta l'idea e sono rimasta affascinata sia dalla scrittura che da alcuni personaggi. Per conto mio, però, è un libro troppo "povero" di contestualizzazione e caratterizzazione dei personaggi per piacermi davvero. Anche il tentativo di "true crime" sinceramente mi ha lasciata un po' perplessa. 

 

39. Un libro ambientato in un luogo esotico: "Né di Eva, né di Adamo" di Amelie Nothomb

Vale il Giappone? :) Dopo aver letto "Stupore e tremori", mi sono lanciata su un'altra opera della Nothomb. Ancora una volta si tratta di un memori, ma questa volta il tema è l'amore. L'autrice racconta con il solito umorismo dissacrante la sua relazione con un ragazzo giapponese: un viaggio emozionale e divertente tra incomprensioni e scoperte tra esponenti di culture diverse. 

 

 

 

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