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Il machismo della politica italiana


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Ribadisco, a mio avviso, non sono importanti le "quantità" di quote rosa; per avere un'incompetente in più, tanto vale non avere un ministro (o CEO o quel che pare) donna. Conta la "qualità", se anche solo una donna mi va a migliorare un determinato ruolo, ben venga! E tanto di cappello; perché è l'unico modo di dimostrare di essere in grado di fare ciò per cui siamo lì in quel momento.....

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Credo che parliamo di un meme prodotto da una pagina fascia dal nome "Sinistra, ca**ate e libertà", gente che tra l'altro non è nemmeno capace a scrivere correttamente "stupratori".
Già questo basterebbe a chiudere la questione, imho.

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12 minuti fa, joramun ha scritto:

gente che tra l'altro non è nemmeno capace a scrivere correttamente "stupratori".

 

Credo che quella sia una censura volontaria e autoimposta, e non semplice analfabetismo. A che fine non saprei, ma non pretendo coerenza e logica dalle pagine social sovraniste, ma ammiro King Glice che se le va a cercare una per una. :stralol:

 

Riguardo il discorso se sia più femminista la Destra o la Sinistra, alla fine allo stato attuale credo che entrambe le fazioni (almeno in Italia) siano ben distanti da questo auspicabile traguardo. La Destra in Italia al momento può contare un leader di partito (la Meloni) e vari ministri (come la Carfagna e la Gelmini), ma poi secondo l'ideologia dominante nella Destra che al momento è il sovranismo la donna deve comunque essere a un livello inferiore rispetto all'uomo, e dei gay manco a parlarne (in questo senso entra in gioco anche il conservatorismo cristiano). A Sinistra in effetti si parla tanto di femminismo e di dare ruoli di spicco alle donne, ma poi il risultato lo abbiamo visto con la formazione del Governo Draghi I in cui il PD non è stato in grado di nominare un ministro donna.

È come dico sempre: in Italia la politica reale e concreta è molto più simile sui due fronti di quanto si pensi. Sarebbe interessante vedere il discorso del femminismo secondo le due ali politiche negli altri Stati europei e negli USA.

 

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A livello generale, di ideali, nessuna parte parla apertamente di donna in posizione inferiore rispetto all'uomo, ma storicamente la destra come forza conservatrice è stata per la donna "angelo del focolare", la donna casalinga, la divisione netta dei ruoli.

La sinistra come forza progressista è stata per l'emancipazione della donna.

In questo senso, in linea teorica la sinistra potrebbe considerarsi più femminista.

 

 

 

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56 minuti fa, Euron Gioiagrigia ha scritto:

Credo che quella sia una censura volontaria e autoimposta, e non semplice analfabetismo. A che fine non saprei, ma non pretendo coerenza e logica dalle pagine social sovraniste, ma ammiro King Glice che se le va a cercare una per una

 

Presumo per non far scattare il sistema di sicurezza di Facebook che rileva la pubblicazione di contenuti controversi.

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Ma posso dire che ormai sto concetto di "meritocrazia" è diventato il grosso "guardalà" quando si toccano i punti più scivolosi di determinate tematiche?

Mettere un tetto minimo mi sembra la conditio sine qua non, in un mondo del lavoro in cui una donna su due non lavora. In cui sui dieci dirigenti d'azienda, 9 sono uomini e 1 soltanto è donna. In cui il 70% di chi ha perso il lavoro nel 2020 è di sesso femminile (il 98% a dicembre). In qui le donne guadagnano in media il 20% in meno rispetto agli uomini a parità di mansione. In cui il tasso di occupazione delle madri di età compresa tra i 20 ed i 49 anni che abbiano un figlio under 6 è del 60%; per gli uomini nella stessa situazione, l'occupazione è del 91%.

Dice "ma il problema è la competenza". Eppure mediamente tra le donne ci sono più laureate rispetto agli uomini (12,2 in più).
Le quote rosa sono una misura che ha lo scopo di contingentare il numero minimo di persone di un determinato genere all'interno dei contesti lavorativi.
Punto.
Non hanno nulla a che fare con la qualità e la competenza di chi poi occupa quei posti, che resta a sacrosanto discapito di chi assume.

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17 minuti fa, joramun ha scritto:

Ma posso dire che ormai sto concetto di "meritocrazia" è diventato il grosso "guardalà" quando si toccano i punti più scivolosi di determinate tematiche?

Mettere un tetto minimo mi sembra la conditio sine qua non, in un mondo del lavoro in cui una donna su due non lavora. In cui sui dieci dirigenti d'azienda, 9 sono uomini e 1 soltanto è donna. In cui il 70% di chi ha perso il lavoro nel 2020 è di sesso femminile (il 98% a dicembre). In qui le donne guadagnano in media il 20% in meno rispetto agli uomini a parità di mansione. In cui il tasso di occupazione delle madri di età compresa tra i 20 ed i 49 anni che abbiano un figlio under 6 è del 60%; per gli uomini nella stessa situazione, l'occupazione è del 91%.

Dice "ma il problema è la competenza". Eppure mediamente tra le donne ci sono più laureate rispetto agli uomini (12,2 in più).
Le quote rosa sono una misura che ha lo scopo di contingentare il numero minimo di persone di un determinato genere all'interno dei contesti lavorativi.
Punto.
Non hanno nulla a che fare con la qualità e la competenza di chi poi occupa quei posti, che resta a sacrosanto discapito di chi assume.

 

Esatto!

 

Come dicevo in un io precedente intervento: il concetto di "meritocrazia" ha valore quando la partita non è truccata. E la partita è truccata. Nella stragrande maggioranza dei casi il gioco è stato pensato per essere giocato solo da un certo tipo di giocatori. Tutti gli altri possono partecipare a due condizioni: optando per un compromesso che "soffoca" la propria identità e/o mettendo in conto che le probabilità di accedere ai livelli più alti sono infinitamente minori di quelle del "giocatore tipo" (il famoso "tetto di cristallo")

 

Ieri leggevo da qualche parte: "invece delle quote rosa, puntiamo sulle competenze in una prospettiva di cambiamento graduale". Ok. Il World Economic Forum ha fatto una stima in questo senso (Global Gender Gap report 2020): con il ritmo attuale arriveremo alla parità tra 257 anni. Io non ho tutto questo tempo. Le nostre figlie e nipoti non hanno tutto questo tempo. Inoltre, abbiamo già aspettato abbastanza.

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Mah... non mi pare molto progressista dire la partita è truccata e allora dobbiamo imbrogliare anche noi.

Tra l'altro pure detto da un moderatore che è un tutore dell'ordine pare ancora più brutto. 

In generale è proprio un concetto che non approvo mai.

Significa perpetrare un sistema che non va, non cambiarlo. Anzi, peggio perché significa anche ammettere di capire che quel sistema non funziona.

Se tu usassi questo ragionamento su chi paga e non paga le tasse che risultato avresti? :ehmmm:  

E infatti finora non è che abbiamo avuto chissà che grandiosi risultati.

Secondo me invece bisogna puntare sulle capacità e sul merito. E non è che per competenza significa "avere una laurea". Uno può laurearsi ma non significa che automaticamente possa fare carriera. Credo che questo sia uno di quei punti che ormai nel 2021 bisognerebbe sfatare.

Ed è un discorso che vale anche per i maschi. La laurea è solo un punto di partenza ma tutto il resto viene dopo. 

Tra l'altro io penso proprio che il problema non siano tanto i posti limitati o le capacità che impediscono alle donne di arrivare ai piani alti, ma il fatto che spesso si ritrovano a fare 2 attività al posto di una.

Nel caso delle donne magari in molte hanno la laurea ma non riescono a usarla e farla fruttare perché bloccate a fare altro, magari a gestire una famiglia e più politiche di aiuto in questo senso sono sicuramente necessarie. Paradossalmente le quote rosa non aiutano affatto su questo punto, anzi permettono di andare avanti a chi magari non ha le competenze ma ha meno remore o più soldi per pagarsi tate e colf.

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Parlando di politica, è chiaro che non sia una questione di meritocrazia: se in 75 anni non c'è stato un Primo Ministro nè un Presidente della Repubblica donna, ci deve essere un blocco socio-culturale, perchè l'alternativa è che le donne siano nettamente meno capaci degli uomini.

Nella mente degli italiani, secondo me non c'è nemmeno l'idea astratta di un Presidente della Repubblica donna.

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7 minuti fa, Lyra Stark ha scritto:

Anzi, peggio perché significa anche ammettere di capire che quel sistema non funziona.

 

Infatti il sistema non funziona!

 

Non si tratta di truccare la partita, si tratta di adottare un correttivo a una competizione da cui altrimenti metà della popolazione resta il più delle volte esclusa. Possiamo usare le quote rosa oppure dotarci di tanta pazienza e sperare che, come sostengono quelli del WEF, in due secoli e mezzo la società faccia quello scatto culturale che evidentemente non è riuscita a fare in diversi millenni.


Purtroppo lo scenario che vedo è questo: non è necessario avere una laurea o aver studiato fino alle lacrime per potersi definire delle "vere donne", ma paradossalmente avere una laurea, un master più tutte le competenze e i meriti possibili il più delle volte non basta per accedere ai livelli più alti. Neppure per entrare nella rosa dei finalisti! E' il "paradosso di Ginger Rogers" che per condividere il palco con Fred Astaire doveva fare quello che faceva lui, ma sui tacchi a spillo.

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36 minuti fa, Lyra Stark ha scritto:

Nel caso delle donne magari in molte hanno la laurea ma non riescono a usarla e farla fruttare perché bloccate a fare altro, magari a gestire una famiglia e più politiche di aiuto in questo senso sono sicuramente necessarie.

 

Magari mettendo sotto gli uomini, col congedo obbligatorio paritario: il padre resta a casa cinque/sei mesi, come la madre. Stimolerebbe il lavoro femminile, sotto il piano economico, e magari aiuterebbe a superare la mentalità per la quale i figli "appartengono" esclusivamente alle madri, sotto quello culturale, che è una delle voci più urgenti quando si parla di parità di genere. Conosco padri (e non 60/70enni, per i quali si attacca sempre col discorso, giusto fino ad un certo punto, che "i loro erano altri tempi") che quasi si vantano di non saper come si cambia un pannolino.

 

20 minuti fa, Metamorfo ha scritto:

Parlando di politica, è chiaro che non sia una questione di meritocrazia: se in 75 anni non c'è stato un Primo Ministro nè un Presidente della Repubblica donna, ci deve essere un blocco socio-culturale, perchè l'alternativa è che le donne siano nettamente meno capaci degli uomini.

Nella mente degli italiani, secondo me non c'è nemmeno l'idea astratta di un Presidente della Repubblica donna.

 

La fortuna, coi blocchi socio-culturali, è che sono sormontabilissimi, e in molto, ma molto meno di 257 anni, e senza che servano leggi ad hoc. Ovvio che non basta dire "si cambia" e aspettarsi che in cinque anni la società sia trasformata, ogni cambiamento sociale ha bisogno dei suoi tempi per attuarsi (e per funzionare). Però forse in politica subentra anche il come la politica stessa è concepita e vissuta non tanto dalle donne, ma dai cittadini in generale. Non per dire, ma mi ricordo di aver letto che alle ultime elezioni europee Salvini abbia raccolto più del 35% del voto femminile. Salvini, che tante cose mi sembra meno che un progressista attento ai diritti e alle possibilità delle donne e delle minoranze in generale.

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Per far capire quanto è indietro l'Italia, in India Indira Ghandi è stata Primo Ministro già negli anni '60, la Thatcher in UK negli anni '70. Negli ultimi anni, nelle Repubbliche Baltiche e nelle nazioni scandinave è praticamente la norma (così come in altre nazioni europee e dell'Oceania).

Perfino nella (politicamente) conservatrice america, c'è stata una candidata presidente donna, ed ora una vicepresidente.

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1 ora fa, Lyra Stark ha scritto:

Mah... non mi pare molto progressista dire la partita è truccata e allora dobbiamo imbrogliare anche noi.

 

Dovrei ricontrollare la Treccani, ma l'ultima volta mi sembra di ricordare che la definizione di "imbrogliare" non fosse "pretendere le stesse condizioni di partenza per tutti i partecipanti alla competizione".

 

1 ora fa, Lyra Stark ha scritto:

Se tu usassi questo ragionamento su chi paga e non paga le tasse che risultato avresti? :ehmmm:  

 

Non pagare le tasse è un reato. Ma che cavolo di paragone è?

 

1 ora fa, Lyra Stark ha scritto:

Secondo me invece bisogna puntare sulle capacità e sul merito.

 

Che nulla ha a che vedere con il fatto che bisogna garantire parità di accesso in tutti i contesti lavorativi. Le quote rosa ti dicono che 30 posti nella tua azienda devono essere occupati da donne. Se tu datore di lavoro assumi 30 capre sono cavoli tuoi e del responsabile delle risorse umane che ti sei scelto. Ti si presenta un candidato maschio che ha ottime referenze ed un gran curriculum? Benissimo! Andrà ad occupare il posto di un candidato maschio meno qualificato.

 

1 ora fa, Lyra Stark ha scritto:

Tra l'altro io penso proprio che il problema non siano tanto i posti limitati

 

Il problema invece è esattamente il numero di posti limitati riservati alle donne, che creano un effetto collo di bottiglia all'ingresso. Ci sono i dati, numerosi e più volte linkati: basta leggerli invece di ignorali perchè non fanno tornare certi discorsi.

 

20 minuti fa, Menevyn ha scritto:

La fortuna, coi blocchi socio-culturali, è che sono sormontabilissimi, e in molto, ma molto meno di 257 anni, e senza che servano leggi ad hoc.

 

Veramente se c'è una cosa che si fa tantissima fatica ad abbattere sono i blocchi sociali e culturali. E senza l'intervento di leggi ad hoc, uscire dal medioevo è praticamente impossibile: ci abbiamo messo secoli solo per abrogare un principio medievale come il delitto d'onore.

 

23 minuti fa, Menevyn ha scritto:

Non per dire, ma mi ricordo di aver letto che alle ultime elezioni europee Salvini abbia raccolto più del 35% del voto femminile. Salvini, che tante cose mi sembra meno che un progressista attento ai diritti e alle possibilità delle donne e delle minoranze in generale.

 

Questo vuol dire poco: non è che essere donna garantisca in automatico una visione favorevole ai diritti o di particolare attenzione alle tutele. La società patriarcale non sarebbe durata tanti secoli se non avesse potuto contare sul suo bravo stuolo di accanite ancelle.

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