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Caro diario, ma è così difficile dire una buona volta quello che si pensa di una persona?

Alla fine tutti ragionano col bilancino. Se vuoi un'unghia dammi una mano, un braccio e anche un rene per sovrattassa.

 

...umm....io direi "molti" ragionano col bilancino. Altri no! No ho avuto la riprova oggi in ufficio!

 

Ciao

 

Bry <img alt=" />

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oggi ho scoperto un lato veramente noioso di una mia compagna di classe (lo avevo gia notato...ma oggi ho confermato i miei "timori"? di lamenta sempreeee...io sto cosi, male ..malissimo,... e anke un suo lato menefreghista!!!...se ha bisogno di una cosa..tutti ai suoi piedi...ma se qualc ha bisogno di lei...puoi anke risparmiarti di kiedere!!! <img alt=" /><img alt=" />

poi ho scoperto un lato cattivo di una soressa....mado' proprio nn si è trattenuta e ha sputato tutta la sua rabbia contro uno che nn aveva fatto niente di particolare.... ;):)

basci

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poi ho scoperto un lato cattivo di una soressa....mado' proprio nn si è trattenuta e ha sputato tutta la sua rabbia contro uno che nn aveva fatto niente di particolare.... ;):)

basci

 

xcaso eri TU quella che non aveva fatto niente di particolare????? eheh <img alt=" /><img alt=" /><img alt=" />

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Caro diario,

la vicenda assume contorni grotteschi. Una professoressa d'italiano in 3 C ha strappato in classe il giornalino(tipo marylin manson con la bibbia?XD),mi ha detto le inumane cose senza neanche conoscermi o avermi mai visto,ed ha chiesto che siano presi provvedimenti. Spettacolare falso moralismo,mi stanno facendo morire dal ridere questi professori assurdi. Fortunatamente per loro,la proposta è caduta nel vuoto(denunciavo tutti senza problemi <img alt=" /> )

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Bravo Darro, fatti valere con sta storia <img alt=" /><img alt=" /> mai cedere

 

 

O insulso supporto cartaceo di inusitata idiozia... sono nuovamente online ;)

 

mi è mancata la compagnia. sono contento di essere tornato.

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Caro diario, questa pagina non è ovviamente per me...

 

 

 

 

 

"È bello essere qui, ora, con te." Lui parlava quasi sottovoce, le parole un sussurro rapito dal vento freddo del crepuscolo, inghiottito dal fragoroso andirivieni delle onde contro la scogliera.

Lui era immobile, rigido, quasi impacciato. Un sorriso stanco, quasi tirato, gli increspava appena gli angoli della bocca, senza arrivare ad illuminargli gli occhi.

Lei era stretta contro di lui, il volto premuto contro la sua spalla, la sua mano destra chiusa a pugno sul suo petto, chiusa a pugno sul suo cuore. Alle sue parole sollevò lo sguardo, i grandi occhi liquidi che lo fissavano, quello sguardo terso e profondo come il mare che incalzava sotto di loro, alla base della scogliera.

Non c'erano mai stati occhi più belli di quelli, nella vita di lui.

Lontano, sopra le loro teste, lo stridio di un gabbiano. Un suono dolente, triste, rassegnato, un addio al sole che lentamente si stava tuffando nell'oceano. Lui rabbrividì.

"Ho freddo." Le parole gli uscirono a fatica dalla bocca. Il vento si era alzato, e assieme a lui anche il fragore sordo delle onde. Il mare. Sembrava rabbioso adesso, quasi violento. Non accarezzava placidamente le rocce, ma vi si avventava contro con furia, gorgogliando minaccioso negli anfratti tra gli scogli, sibilando di fastidio quando, scemata la forza dell'onda, si ritirava, vedendo fallire l'ennesimo attentato alla solidità della pietra.

Lei si strinse ancora più forte a lui, circondandolo con il braccio sinistro quasi a volerlo proteggere, il volto appoggiato nell'incavo della sua spalla, gli occhi color del mare appena aperti, la mano destra chiusa a pugno sul suo petto, chiusa a pugno sul suo cuore. Lo guardava...

Era pallido nel sole morente, la sua carnagione chiara appariva ancora più diafana in quell'istante, un'ombra grigia in un mondo di ombre sempre più scure.

Era bello nel sole calante, di una bellezza tutta sua, fatta di spigoli e ombre, di metallo fuso e di carboni ardenti, un non-finito michelangiolesco all'eterna vana ricerca del proprio compimento.

Lo amava?

Lo amava.

Era lei a tremare, adesso. Il vento le sibilava attorno, sferzando con rabbia i lunghi capelli castani. Sollevò lentamente lo sguardo fino a incontrare gli occhi di lui. La stava guardando, osservando con curiosa attenzione i suoi movimenti, gli occhi fissi sul suo corpo snello. Gli occhi di lui risalirono dalla scollatura del vestito leggero - troppo leggero - dove si avvertiva appena l'ombra dei piccoli seni, fino alla curva delle spalle e del collo, e da lì si inerpicarono lungo le linee del viso, quel viso che conosceva così bene...

Gli occhi erano velati da un pianto silenzioso, le guance rigate dalle lacrime.

Brillavano nel sole morente come cristallo, si sorprese a pensare lui.

Il tramonto. Il sole era ormai scomparso quasi del tutto, e il mare gli tributava l'ultimo omaggio accendendosi in mutevoli girandole di luci, un caleidoscopico barocco di rossi, gialli, verdi e azzurri che il vento mescolava e stemperava in sfumature sempre nuove.

"Ecco come Dio ha creato i colori" pensò d'un tratto lui... Il sorriso amaro che gli provocarono quelle parole, nominare Dio, proprio lui che era ateo, non gli raggiunse mai il viso, soffocato dall'immobilità a cui ormai non osava sottrarsi.

Nemmeno le lacrime di lei lo avevano scosso da quel torpore in cui sentiva di essere caduto... E d'altra parte cosa avrebbe potuto fare? Stette in silenzio, e la guardò piangere, consumare il proprio dolore senza un singhiozzo, senza un gemito. Anche lei era silenziosa.

E il sole, alla fine, scomparve del tutto. Forse fu il rapido cambio di temperatura a renderli consci... O forse l'ancor più rapida variazione della luce. Ma non si voltarono a guardare l'astro somparso: entrambi, per un istante, fissarono invece il mare che urlava ormai senza più ritegno tra gli scogli sotto di loro, spaventoso mostro ormai quasi nero mentre la luce svaniva.

Lui per la prima volta sorrise davvero. Non quel pallido sorriso malato che dava alla sua faccia un aspetto ancora più triste, ma un vero sorriso. Il suo sorriso. Il sorriso che, lei lo sapeva bene, non avrebbe concesso a nessun'altra donna. Quel sorriso era solo per lei. Era insieme complice e sornione, caldo e avvolgente, gentile e sensuale. Amava quel sorriso.

"Devi lasciarmi andare, ora." Anche la sua voce era gentile, adesso. Appena sussurrata, un mormorio appena percettibile tra il mare e il vento, ma al tempo stesso ferma, chiara. E così dolce.

"Sarai mio per sempre?" C'era quasi un tono di supplica nella voce di lei. Le lacrime avevano smesso da tempo di scorrere, ma i suoi occhi color del mare erano ancora tristi, quasi impauriti.

"Sì."

Lentamente lei sciolse l'abbraccio. Il braccio sinistro ricadde inerte lungo il suo fianco.

Poi staccò il suo corpo da quello di lui, facendo un passo indietro.

Da ultimo, scostò la mano destra, la mano che teneva chiusa a pugno sul suo petto, chiusa a pugno sul suo cuore.

E con la mano scivolò via la lama del coltello che lei impugnava, con un debole rumore di risucchio mentre il sangue di lui iniziava a sgorgare con violenza, pompato dal suo cuore senza speranza. Con gli occhi sbarrati, arretrò con forza, quasi strappando via la lama dal corpo barcollante del suo uomo.

Non seppe mai se fu quel colpo che lei diede al coltello, o se fu piuttosto una folata di vento più forte delle altre. Non seppe mai se fu il mancamento dovuto alla perdita di sangue, o se lui aveva ancora la lucidità necessaria.

Si ricordò dell'ultimo sguardo di lui, non una preghiera, non una condanna... Forse solo una domanda albergava nel profondo della dolcezza che ancora permeava i suoi occhi mentre si spegnevano lentamente. Un'ultima domanda... Non aveva capito, nonostante tutto? Perché non aveva capito? Perché nemmeno in quel momento poteva capire?

E si ricordò del corpo di lui che volava via, verso il mare. Il nitore delle scogliere di Etretat non venne mai macchiato dal suo sangue. Fu solo il mare ad accogliere il suo corpo, quel mare così nero e urlante aveva avuto la vittima sacrificale che cercava.

Lei restò immobile ancora una volta, mentre le si affastellavano nella mente le immagini del volto di lui, così duro e così dolce allo stesso tempo, e quegli occhi così affettuosi mentre la guardavano. Quel viso venne lentamente sostituito da un altro: il colorito verdastro, i lineamenti oscenaemente enfiati, gli occhi strabuzzati, le labbra grigie... Il volto di un annegato.

Scuotendo con rabbia la testa, si liberò di quei pensieri lanciando con forza il coltello verso l'oceano. La lama insanguinata brillava minacciosamente nel cielo sempre più scuro, poi il mare la inghiottì nella sua furia senza controllo. Ora si sentiva a posto. Si sentiva pulita.

Si voltò e iniziò lentamente a camminare. Le lacrime erano per un altro giorno.

 

 

 

Dedicato alla/e persona/e per cui la metafora di questo racconto è dischiusa come i petali di un fiore, ed un grazie a chi... Beh, serve forse che lo dica?

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uffaaa

è da un pacco ke vorrei cambiare avatar, mmaaaa tutti quelli ke trovo o nn mi convincono o sono troppo pesanti o qualcos'altro...insomma adesso ho su questo provvisoriamente

parte a cio

oggi bella e normalissima giornata!

basci

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CD,

 

... sono furibondo. Vorrei rispondere e far notare l'immensità della dabbenaggine che certa gente sta dimostrando, ma non posso farlo perché la furia mi obnubila le capacità comunicative, e tutto quello che riuscirei a produrre sarebbe un'improduttiva sequela di insulti da far rabbrividire una candela di ghiaccio.

 

Mi dispiace di non poter farmi valere. Mi dispiace mille e mille volte di più che al mondo, e così vicino, esistono persone che la pensano in questo modo. Non credo che potrò mai perdonare, mi restano solo schifo e odio.

 

 

...

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CD,

 

... sono furibondo. Vorrei rispondere e far notare l'immensità della dabbenaggine che certa gente sta dimostrando, ma non posso farlo perché la furia mi obnubila le capacità comunicative, e tutto quello che riuscirei a produrre sarebbe un'improduttiva sequela di insulti da far rabbrividire una candela di ghiaccio.

 

Mi dispiace di non poter farmi valere. Mi dispiace mille e mille volte di più che al mondo, e così vicino, esistono persone che la pensano in questo modo. Non credo che potrò mai perdonare, mi restano solo schifo e odio.

 

 

...

 

mmm dabbenaggine?????

scusa posso kiedere cosa vuol direee???

basci

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Che sono arrabbiato per via di gente stupida, talmente arrabbiato che non riesco a rispondere bene quindi è meglio se sto zitto

<img alt=" />

uso i paroloni per vendicarmi un po' e far vedere che ne so più di quelli là... <img alt=" /> scusate, era un piccolo sfogo, ma ci voleva proprio.

 

sciauu elendil da un paio di valli in là <img alt=" />

 

"Dabbenaggine" è stupidità neh.

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Caro Diario,

per sciogliere ogni dubbio...

 

Dabbenaggine: s. f. l'essere sempliciotto, credulone, ingenuo: dimostrare un'incredibile dabbenaggine | azione, comportamento, discorso da ingenuo, da sciocco. <img alt=" />

 

Dal canto mio... mah, tutto uguale. Stress, cuore che batte troppo. Ma passerà. Passa tutto, prima o poi.

 

 

Sara <img alt=" />

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c'erano una volta due porcospini.

era una notte fredda e avevano freddo. Così decisero di avvicinarsi.

ma si accorsero che gli aculeidell'uno ferivano l'altro e allora si allontanarono. Ma sentirono ancorafreddo, e si avvicinarono di nuovo, per sentirsi ancora pungere.

ci misero tutta la notte per capire qul'era la distanza giusta per tenersi caldi e non farsi male.

 

è attribuita a shopenauer.

io anora non ho imparato aule sia la giusta distanza

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