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Darrosquall

Commenti su film appena visti

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basato su un capolavoro della letteratura cinese, semisconosciuto in Italia

notissimo a chi ama i giochi strategici ed ha trascorso ore sui videogiochi I Tre Regni e La Battgalia di Red Cliffs <img alt=" /> ...infatti, se non l'avessi fatto, non sarei stato tanto ansioso di andarlo a vedere...

 

Il film è godibile, niente affatto pesante, avvincente e epico, senza gli eccessi dei film americani.

Giusto. Si limita ai classici eccessi da film orientale, tipo il singolo guerriero che massacra trecento nemici e si ritira senza un graffio, benché sia stato fatto segno di svariate migliaia di frecce e lance, dopo essere stato capace di acrobazie da Cirque du Soleil nonostante indossi un'armatura che pesa parecchi chili...

 

Katyn un puzzle per ricostruire lo sterminio di 12.000 ufficiali polacchi assassinati dall'armata rossa nel 1940, ed il balletto di accuse e contro-accuse tra sovietici e tedeschi per attribuire la responsabilità dell'eccidio. Voto 3/5, e mi dispiace, perché manca la conclusione.

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Visto anche io Parnassus ma il mio giudizio è un po' meno positivo del vostro. Il fatto è che faccio proprio fatica a reggere i film "strani ma fantasiosi". Trovo che in questo tipo di realizzazioni ci sia una certa dose di stramberia fine a se stessa messa lì solo per farti dire "Ah-Uh ma che roba!". Ritengo anche che ci sia una tendenza di alzare di qualche punto i voti di autori di culto come Gilliam o lo stesso Tarantino: penso che se la presentazione del film fosse "Parnassus" di Fernando Migliavacca ci sarebbero molte meno recensioni positive. Nel caso specifico ho trovato la trama piuttosto inconsistente, nebulosa, a tratti nemmeno troppo chiara. E poi c'è l'aspetto emotivo che è stato quasi pari allo zero; uscendo dal cinema mi son detto che questo film non mi ha lasciato davvero nulla e questo è un difetto piuttosto grosso. Certo l'apparto coreografico affascina ma è troppo poco per renderlo un bel film. VOTO: 2,5

 

Sono solo parzialmente daccordo con te, ma credo che per compendere a pieno ed apprezzare questo film lo si debba almeno rivedere una seconda volta.

 

Anarchico. E' questo il primo aggettivo che mi viene in mente per definire "Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo", l'ultimo film, non del tutto riuscito, di Terry Gilliam. Da un artista come lui ci si aspetta sempre di più, ma è possibile che il tempo renderà merito a questo film. Il film è un inno al sogno, all'immaginazione, al mondo onirico in cui nulla segue una logica e in cui fantasia e realtà si fondo all'unisono per creare mondi unici e meravigliosi. Un'intuizione geniale, ma, a mio avviso, riuscita a metà. La storia, di per se molto suggestiva, è a tratti avvincente, divertente e incalzante e ad altri, lenta noiosa e scontata. Quasi che il fim presenti due facce. La realtà Noiosa, lenta scontata e prevedibile e l'immaginazione, il sogno, l'onirico, al di la dello specchio anarchico, imprevedibile, suggestivo, magico e avvincente. Non so quanto questo sia casuale o voluto, o se sia frutto del mio pensiero. Un Heath Ledger sottotono, almeno così mi è parso, forse a causa del doppiaggio pessimo, è supportato da un cast eccezionale tra i quali spiccano senza dubbio le presenze di Deep, Law e Farrell. Un film in pure stile Gilliam, più che discreto nel suo complesso , ma che manca di qualcosa. 3,5/5

 

E poi ho una domanda... E' davvero necessario che un film lasci qualcosa nello spettatore ???

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Cure, di Kiyoshi Kurosawa. Con Kôji Yakusho, Masato Hagiwara, Tsuyoshi Ujiki. Tokyo: il detective Takabe indaga su una serie di strani omicidi, inspiegabili e senza alcun movente. Gli indizi sembrano ricondurre a un misterioso giovane, che poco prima era venuto a contatto con i novelli assassini. Un thriller psicologico dalle venature horror che si trasforma in parabola della follia umana. L'istigatore non assume qui a ruolo di vero e proprio "cattivo", bensì permette agli esecutori di liberare tutte i propri istinti più bestiali, non del tutto incolpevoli dei loro pensieri. I deliri onirici sono una via di connessione tra l'obbligo e la libertà, per quanto questa possa essere crudele e disumana. Una regia fatta di piccoli dettagli, mai priva di mordente e suspence neanche nei momenti di silenzio, e che inquieta e affascina con una carica magnetica non indifferente. Bravissimo il protagonista Yakusho, diviso tra il dovere e il dolore per la malattia della moglie. Destabilizzante. Voto 4 / 5

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...senza dubbio le presenze di Deep

 

Ancora? Ma sono l'unico che lo scrive bene sto nome? Sará che a me non mi sembra un attore tanto profondo... <img alt=">

http://www.labarriera.net/forum/index.php?...p;highlite=deep <img alt=">

E poi ho una domanda... E' davvero necessario che un film lasci qualcosa nello spettatore ???

Bisognerebbe definire che cosa significa "qualcosa". Parnassus ti fa vedere dei bellissimi fotogrammi, a me é piaciuta l'impronta "deppiana" di Ledger e la stupenda Lily Cole, insomma, "qualcosa" mi ha lasciato. <img alt=">

Se per "qualcosa" intendete qualche sentimento profondo sul cui poter meditarci su, beh, questo esclude il 90% della produzione di Hollywood, tanto vale andare a vedere solo produzioni indipendenti, no?

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Se per "qualcosa" intendete qualche sentimento profondo sul cui poter meditarci su, beh, questo esclude il 90% della produzione di Hollywood, tanto vale andare a vedere solo produzioni indipendenti, no?

 

Dipende da cosa ricerca lo spettatore a mio avviso

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Serpico di Sidney Lumet con Al Pacino, John Randolph, Jack Kehoe, Biff McGuire

Frank Serpico, giovane poliziotto newyorkese, scopre che l'intera polizia di New York è invischiata in corruzione e malaffare. La sua decisione di denunciare il fatto gli causerà notevoli problemi, sia dal punto di vista lavorativo che personale. Tratto da un romanzo di Peter Maas, a sua volta basato su una vera storia, è questo un film poliziesco ma soprattutto un di denuncia, come la maggior parte di quelli di Lumet, regista sempre attento a temi che concernono la moralità delle pubbliche istituzioni. Altro aspetto tipico di Lumet che viene ribadito qui è la figura dell'uomo solitario, il "Puro", colui che sacrifica parte della propria soddisfazione personale per il bene della comunità. Interessante il fatto che Frank Serpico, proprio colui che rappresenta la parte positiva dell'Istituzione sia in realtà un disadattato sociale, incapace di stabili relazioni sentimentali, colui che più di tutti nella propria famiglia si allontana dal tradizionalismo familista italo-americano e che, nell'ambito lavorativo assume anche le più diverse sembianze per svolgere al meglio le indagini più pericolose. Per i colleghi corrotti e collusi con la criminalità Serpico è un personaggio stravagante e fuori dal tempo, mentre le loro immorali attività sono del tutto "normali". Un buon film, anche se al di sotto delle mie aspettative; forse manca un po' di ritmo e alcune svolte narrative potevano essere collocate prima. Al Pacino però regge l'intera vicenda in modo impeccabile. VOTO: 3/5

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Alien, di Ridley Scott. Con Sigourney Weaver, Tom Skerritt, Veronica Cartwright, Harry Dean Stanton, John Hurt, Ian Holm. L'astronave Nostromo, in viaggio nello spazio, riceve uno strano SOS da un misterioso pianeta. In realtà la richiesta d'aiuto era una minaccia, e l'equipaggio deve vedersela con una sconosciuta e sanguinaria razzia di alieni. Il primo, il migliore. La saga di Alien ha qui la sua genesi, e il personaggio di Ripley (una splendida Weaver) entra nella storia del Cinema. Inquietante e claustrofobico, pieno di colpi di scena, ricco di momenti agghiaccianti e carico di tensione, con forse la specie aliena più mostruosa di sempre, totalmente priva di pietà e intenta solo ad uccidere. La ricerca della salvezza è l'appiglio costante dei protagonisti, privati di una scelta da piani ben più "importanti" delle loro semplici vite. Memorabile. Voto 4.5 / 5

 

Aliens - Scontro finale, di James Cameron. Con Michael Biehn, Sigourney Weaver, Paul Reiser, Lance Henriksen, Carrie Henn, Bill Paxton. Unica sopravvissuta del Nostromo, Ripley viene ritrovata dopo cinquantasette anni di ibernazione. Ma i guai per lei non sono finiti: viene inviata al comando di una squadra di marines sul pianeta visitato molti anni prima, ora sede di una base industriale con cui non si hanno più contatti da giorni. Non era facile sfornare un seguito di Alien degno dell'originale, impresa che poteva forse riuscire solo a un altro pezzo da novanta come Cameron. Un film più potente, massiccio e "tecnologico" del precedente, che perde un pò d'atmosfera a favore dello spettacolo da blockbuster. Operazione riuscita bene, e grazie ai sette anni passati (Scott '79, Cameron '86) gli alieni hanno una brutalità ancor più disturbante. Cast variegato, su cui spicca oltre alla sempre mitica Ripley / Weaver, l'androide Bishop interpretato da un ottimo Henriksen. Le oltre due ore scorrono veloci e coinvolgenti, per uno dei più riusciti seguiti della storia del Cinema. Esplosivo. Voto 4 / 5

 

Funny Games, di Michael Haneke. Con Susanne Lothar, Arno Frisch, Frank Giering, Ulrich Mühe. Due giovani annoiati prendono in ostaggio una normale famiglia appena arrivata nella casa di campagna. Il loro unico scopo è divertirsi, con giochi violenti e brutali che mettano a repentaglio la vita delle loro malcapitate vittime. "Omaggiato" nel 2007 di un remake hollywoodiano, identico scena per scena, dallo stesso regista, il Funny Games originale è un film spaventoso, amorale e pregno di una crudeltà che ha pochi eguali. Proprio per questo merita la visione, quanto meno per osservare la follia che regna nella mente umana, dove il gioco arriva a far rima con morte. E' una violenza più psicologica, visto che le "torture" avvengono quasi sempre fuori campo, ma che proprio per questo disturba ancor di più, così come i continui ammiccamenti dei due spietati aguzzini alla camera, quasi volessero interagire con lo spettatore. Haneke vuole comunque ricordarci che è solo finzione, con un colpo di scena nella parte finale veramente geniale. Rimane il fatto che Funny Games è uno spietato e lucido ritratto di come il Male possa nascondersi nelle più insospettabili delle persone. Agghiacciante. Voto 4 / 5

 

Shadowless Sword - Il potere della spada, di Kim Young-jun. Con Hyeon-jun Shin, So-yi Yoon, Seo-jin Lee, Ki-yong Lee. Una giovane guerriera, abilissima nell'uso della spada, deve difendere il legittimo, e ultimo, erede al trono di Balhae dagli spietati assassini inviati dall'impero rivale. Riuscirà l'impacciato principe, da anni diventato una sorta di ladro dei bassifondi, a ritrovare il coraggio e la voglia di governare il suo popolo? Dal regista di Bichunmoo, ecco un nuovo wuxiapian made in Corea. Prodotto anche dalla New Line Cinema, Shadowless Sword strizza l'occhio al cinema americano in più di un occasione, con alcuni omaggi non troppo velati a Braveheart (nel finale) e ai Pirati dei Caraibi, con una maldestra parodia-omaggio di Capitan Jack Sparrow. Nonostante qualche incertezza però il film è godibile, e diverte per oltre due ore con brio e scorrevolezza, merito anche di alcuni, riusciti, spunti comici. Bravi i quattro protagonisti, impegnati in una sfida mortale, tra sangue e amore, fino all'epico finale che farà cadere qualche lacrima. Avvincente. Voto 3 / 5

 

Vicky Cristina Barcelona, di Woody Allen. Con Scarlett Johansson, Penelope Cruz, Javier Bardem, Rebecca Hall, Patricia Clarkson. Le amiche del cuore Vicky e Cristina decidono di trascorrere la vacanze estive a Barcellona. Qui incontrano Juan Antonio, affascinante pittore reduce da un burrascoso divorzio. L'uomo finisce per far perdere la testa a entrambe, ma Vicky prossima al matrimonio col suo ragazzo rimasto in America, decide di lasciar perdere. Sarà Cristina a innescare una passionale storia d'amore con l'artista, e ben presto si troverà coinvolta in un triangolo che vede il ritorno dell'ex-moglie dell'uomo. L'arte e l'amore made in Woody Allen. Il regista newyorkese racconta con cinismo e lucidità i turbamenti emotivi dei protagonisti, anime irrequiete in un mondo ostile. Personaggi ricci di personalità, interpretati da un cast di prim'ordine, su cui spiccano i calienti corpi di Bardem e della Cruz. Ognuno dei protagonisti rappresenta una faccia dell'amore, un modo di vivere e di pensare e sarà facile identificarsi in almeno uno di loro. Tutto sullo sfondo di una città splendida e solare come Barcellona. Cosa chiedere di più? Raggiante. Voto 3.5 / 5

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Saturno contro di Ferzan Ozpetek con Pierfrancesco Favino, Margherita Buy, Luca Argentero, Stefano Accorsi

Trama non particolarmente importante, ci sono più o meno tutti gli ingredienti dei film di Ozpetek: tradimenti, omosessualità, famiglie non convenzionali, amicizie complicate, un lutto improvviso e sconvolgente. Mediamente il film è buono, ricalca più o meno lo stile e le tematiche di "Le fate ignoranti" ma ne risulta essere una copia piuttosto sbiadita essendo meno incisivo e coinvolgente, più "normale" e però nello stesso tempo troppo simile. Meglio la prima parte, più brillante e quasi mucciniana (non che ami particolarmente Muccino); pesantuccia la seconda, quando il lutto diventa l'assoluto protagonista e il dramma viene trattato in maniera piuttosto piatta e convenzionale. Qui il film si blocca e si trascina verso la fine. Discreta la prova degli attori. L'impressione è che la carriera di Ozpetek si sia troppo stabilizzata su un certo schema e abbia bisogno di trovare nuove vie.VOTO: 3-/5

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An empress and the warriors, di Ching Siu-Tung, con Donnie Yen, Kelly Chen, Leon Lai, Guo Xiaodong, Kou Zhenghai. Il regno di Yan, in eterna guerra con quello di Zhao, alla morte del re vede affidato il trono alla giovane principessa Yen, aiutata da un fido generale. Le brame del cugino però mettono a rischio la vita della ragazza, salvata da un imboscata da un misterioso medico che vive nella foresta. Tra intrighi e tradimenti, Yen dovrà scegliere tra l'amore e il destino del suo popolo. Interessante e atipico wuxiapian, che più che sulle scene di battaglia si concentra sul sentimento e il tormento emotivo della protagonista (una splendida Kelly Chen), e il suo rapporto con i due uomini della sua vita, l'amico fraterno a capo del suo esercito e il nuovo amore che le ha salvato la vita. Sapori più leggeri, ma non meno drammatici, che trovano un'epica conclusione con un Donnie Yen scatenato in uno scontro leggendario e selvaggio. Colonna sonora filo pop (ma di quello orientale, spesso di qualità) per una storia d'amore e guerra capace di regalare emozioni. Intenso. Voto 3.5 / 5

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Gli abbracci spezzati di Pedro Almodovar con Penelope Cruz, Lluis Omar, Blanca Portillo, Josè Luis Gomez

Il regista Mateo Blanco, avendo perso la vista in seguito ad un'incidente, ha dovuto cambiare il proprio mestiere diventando quindi uno sceneggiatore, aiutato in questo dalla produttrice Judit e dal figlio Diego. Un giorno un ragazzo che si fa chiamare Ray-X gli propone di scrivere un film ma Mateo (che ora si fa chiamare Harry Caine) lo riconosce come il figlio dell'imprenditore Ernesto Martel e lo rifiuta. La curiosità di Diego spingerà Mateo a raccontare una storia avvenuta molti anni prima nell'ambito della realizzazione di un film intrisa di sesso, potere e tradimento e che lo avrebbe portato a divenire cieco. Prima parte molto bella, decisamente brillante e coinvolgente con toni da commedia in cui non mancano momenti piuttosto divertenti. E' la parte più riuscita, poichè nella seconda metà del film il tono cambia completamente, vira sul tragico e la creatività si blocca un poco. Interessante la riflessione metacinematografica di Almodovar nella quale anche il cinema è un'ambiente crudele, meschino e soggetto al denaro dei produttori e in cui quasi nessuna delle persone che lavora è veramente interessato alla materia. La difesa della settima arte viene affidata da Almodovar all'attrice principiante Lena, unica disposta a tutto per terminare le riprese di un film piuttosto tormentato. VOTO: 3/5

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Il viaggio nella luna, di Georges Méliès. Con Georges Méliès, Bleuette Bernon, Victor André, Henri Delannoy. Un gruppo di scienziati decide di costruire un razzo per andare sulla Luna. La "navicella" atterra su un occhio del satellite, e i novelli astronauti vengono catturati da un popolo alieno, metà insetto metà uccello. La via di salvezza è il ritorno a casa. Fantascienza datata 1902, può essere considerato come uno dei primi film di fantascienza della storia della Settima Arte. Poco più di dieci minuti che scorrono magistralmente, per una delle opere più ambiziose del tempo, e che ha riscosso successi ovunque diventando un vero e proprio Classico. La storia procede a quadri, creando ogni volta ambientazioni suggestive e geniali nella loro originalità, garantendo una visione gustosa ancora ai giorni nostri. La luna penetrata dal razzo è diventata un vero e proprio culto. Monumentale. Voto 4.5 / 5

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The Twilight Saga: New Moon di Chris Weitz con Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Ashley Greene

Nel topic dedicato alla saga letteraria di "Twilight" ho già detto che i libri non mi piacciono e anche perchè. Avevo trovato però che il primo film, tratto dal primo libro fosse migliore del suo medium originario perchè eliminava le parti più pedanti e noiose e aggiungeva qualcosa in più di intrattenimento puro. Nel secondo capitolo accade invece l'incontrario e la riduzione cinematografica riesce a essere anche peggiore del libro da cui è tratta. Il motivo principale è la noia: un blockbuster può essere intelligente o stupido, contenere messaggi morali o no ma deve soprattutto intrattenere lo spettatore. New Moon non ci riesce quasi mai, non mostra particolari trovate d'ingegno nè riesce a colpire più di tanto l'emotività del pubblico. Ne risulta un prodotto decisamente piatto, monocorde e a tratti sconclusionato (ma qui è più colpa del materiale originale) senza nemmeno un briciolo di ironia e con una voglia di "seriosità" che non sembra essere compresa appieno dagli attori. Orribili anche gli effetti speciali, soprattutto i licantropi sono fatti davvero molto male, cosa che non ci si aspetterebbe da una superproduzione. Un'elemento positivo l'ho trovato nella caratterizzazione dei Volturi, soprattutto le parti recitate da Michael Sheen e Dakota Fanning che, seppur per un periodo brevissimo, lasciano il segno. VOTO: 1,5/5

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The Skeleton Key di Iain Softley con Kate Hudson, Gena Rowlands, John Hurt, Peter Sarsgaard

L'infermiera Caroline Ellis accetta di accudire il malato terminale Benjamin Deveraux, paralizzato da un ictus che vive con la moglie Violet in una villa alla periferia di New Orleans. Alcuni particolari come l'assenza di specchi, una stanza piena di macabri oggetti e strani rumori (oltre al bizzarro comportamento della padrona di casa) fanno sospettare la ragazza che la casa nasconda qualcosa di strano e inquietante. Mettendosi a indagare si troverà impelagata in una situazione pericolosa e che metterà a dura prova il proprio scetticismo verso il paranormale. Thriller/Horror deboluccio, non particolarmente spaventoso nè interessante per altri motivi. Qualche spunto buono c'è ma non si concretizza mai in qualcosa di più intenso e soddisfacente, quasi che al film manchi quel "qualcosa" in più per appassionare per davvero. Alcune trovate poi (soprattutto una) non sono particolarmente originali e anzi sono ampiamente prevedibili. Il finale aperto lascia la possibilità per un seguito ma visto il materiale di partenza dubito che possa uscirne qualcosa di più che mediocre. Non una vera schifezza ma comunque su un livello medio-basso. VOTO: 2/5

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Ho finalmente visto Grindhouse - a Prova di morte 5/5

 

l'avevo sempre snobbato un pò, messo in seconda linea nei "film da vedere" perchè non avevo sentito commenti troppo entusiasti rispetto ad altri film di tarantino... ma rimpiango questa scelta scellerata, mi è piaciuto <img alt=" /> Dopo dieci minuti di dialogo in auto già lodavo il buon Quentin... quell'uomo è da adorare e venerare <img alt=" /> Mi ha ricordato sia Dal Tramonto all'Alba che Four Rooms... e non mi sono mai annoiato, nonostante il film sia dominato dai dialoghi e sia poco cruento. Sono curioso di vedere la seconda parte, Planet Terror, che dovrebbe essere l'esatto opposto <img alt=" /> e i fake-trailer sono un'altra genialata... sarei andato al cinema a sorbirmi 3 ore di doppio episodio solo per i 3 minuti di MACHETE <img alt=" />

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Il Giardino delle Vergini Suicide, ed ammeto di averlo guardato perché incuriosito dalle citazioni e dai commenti di Rhaenys e Lysmaya....

Che dire? MI è piaciuto...certo, è molto particolare, uno di quei film che piacciono o spiacciono, non concedono vie di mezzo. Non mi sento di attribuirgli un voto, ma di consigliarne la visione sì.

 

P.S. - irriconoscibile e fantastico De Vito nella parte dello psicologo poco credibile...

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