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Io ieri sera mi sono vista Fascisti su Marte e niente, mi sono cappottata dalle risate. E' un peccato che sia un film a solo gestione italiana: credo che all'estero perda moltissimo.

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Eh, Matrix è ancora il mio film preferito.. E i suoi 15 anni li porta benissimo! :) Comunque ti manca Enter The Matrix, il cortometraggio che accompagna The Matrix Reloaded. Niente di particolare, ma è spassoso!

 

Non è un videogioco Enter The Matrix?

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"Wild" di Jean-Marc Vallee.

 

Adattamento del libro di memorie di Cheryl Strayed,"Wild" parla appunto di una donna, Cheryl, interpretata da Renee Witherspoon, che decide di affrontare uno dei percorsi di trekking più affascinanti ed estenuanti:la Pacific Crest Trail, dal Messico al Canada per 4000 km, a piedi e senza particolare allenamento. La troviamo già provata, i piedi massacrati, nel mezzo delle montagne. Vallee nel corso del film ci svela i dettagli della sua vita, le ragioni che l'hanno spinta fino a li',la morte fulminea della madre per un tumore, il divorzio dal marito per la sua reazione al lutto sconsiderata, fra droghe e tradimenti.Ha perso ogni speranza e affidandosi al ricordo della madre, con la sua forza e la sua generosità nel mettere i figli nelle migliori condizioni per avere una vita migliore, si fa forza per cercare dentro di sé le energie per ricominciare.

Al contrario di "Into the Wild",viaggio definitivo alla scoperta della natura, o di film di questo genere, che raccontano di esperienze estreme orientate a ricostruire un rapporto con qualcuno rimasto nella civiltà, "Wild"e' la proiezione interiore di una donna che si lascia alle spalle la sua vita e il suo passato e vuole guarire da una ferita interna. Un percorso che grazie alla convincente messa in scena possiede un ritmo appassionante, alterna visioni oniriche a esperienze sensoriali forti, flashback sulle persone che ha amato, su di lei bambina, sulla musica e i libri che l'hanno segnata. Lungo il cammino gli incontri che fa la segnano e proseguono il percorso di formattazione emotiva, una tabula rasa con l'effetto memoria dei ricordi positivi, per poter trovare un senso nuovo alla sua vita una volta arrivata alla fine del percorso.

In "Wild" non è il paesaggio che circonda la nostra camminatrice a contare, o la visione realistica delle condizioni estreme in cui si trova, quelle sono il condimento per un percorso a ritroso che ci allontana dal cammino e ci porta nel dolore vissuto da Cheryl. La ferita viene suturata in parallelo ad una ritrovata autostima, al superamento del senso di colpa per aver distrutto il suo matrimonio. Peccato che emerga nella scena conclusiva quella tendenza alla retorica semplicistica che ha contraddistinto gli ultimi lavori dello sceneggiatore, Nick Hornby.

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Into the woods.

Effetti speciali ottimi, costumi ed effetti scenici ottimi, le canzoni non sono male (è un musical per chi non lo sapesse) ma ha un difetto che neanche Maryl riesce a cancellare: buchi nella trama grossi come maelstrom.

L'idea è originale: mischiare quattro favole stra famose con musica e ironia ma il tutto viene inficiato secondo me dal fatto che in un musical di broadway puoi permetterti certi balzi in un film no. Questo non toglie che sia un film godibile ma poteva essere molto meglio!

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Visto ieri Secret Window, con Johnny Depp.

Sarebbe stato anche carino se non avessi capito dai primi minuti che il tizio con il cappello non era altro che una sua visione. Visto e rivisto..

 

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Visto ieri Secret Window, con Johnny Depp.

Sarebbe stato anche carino se non avessi capito dai primi minuti che il tizio con il cappello non era altro che una sua visione. Visto e rivisto..

 

Film precedente ai pirati dei caraibi... cosa che un po' lo rivaluta, ma si... non eccezionale.

 

Finalmente ho visto:

 

Snowpiercer, mi è piaciuto! Lo aspettavo da quando lo ha segnalato Metamorfo :D

 

Malefecient, ok niente da dire :) gradevole fiaba moderna.

 

Paycheck, la strana coppia Affleck-Thurman con Johnny Mnemonic di contorno.

 

Terminator Salvation, ...boh.

 

Ultraviolet, visto varie volte... ma a parte tutto... mica pessimo!

 

Immortal ad Vitam, sono di parte... mi è piaciuto!

Enki Bilal è un grande!

 

Shelter(identità paranormali), discreto... Julianne Moore mi piace molto.

 

Twilight saga Breaking Dawn 2, ok rivisto alcune volte, ma... a me piace questo decontestualizzare la figura fin troppo classica del vampiro.

Certo non è un capolavoro ma un discreto blockbuster.

(non odiatemi troppo per questo :D ).

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Nooo Hack, questo non posso crederlo:

 

Finalmente ho visto:

Malefecient, ok niente da dire :) gradevole fiaba moderna.

 

Maleciofec!!!

Concordo su Ultraviolet, a me non era dispiaciuto e anche sul boh a Terminator Salvation.

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"Humandroid"di Neill Blomkamp.

 

Nella Johannesburg di un prossimo futuro, la sicurezza dei cittadini è assicurata da un esercito di androidi chiamati Scout, prodotti dalla multinazionale Tetravaal e perfettamente programmati a rispondere agli ordini umani e a interagire con i poliziotti che affiancano nelle operazioni. A crearli è stato un giovane e geniale ingegnere Dion, mentre Vincent, un collega più adulto e invidioso del suo successo, aspetta solo l'occasione giusta per proporre in alternativa l'ingobrante Moose, un robot gigantesco e distruttivo comandato da lui con un casco virtuale. Di nascosto Dion si dedica allo sviluppo di un'intelligenza artificiale che non sia solo in grado di apprendere ma anche di cambiare e provare sentimenti. Quando Yo-Landi, Ninja e America, tre scalcinati criminali in debito col feroce Hippo, decidono di rapire il creatore degli Scout per convincerlo a"spegnerli",si trovano inaspettatamente in possesso di un androide ancora bambino a cui devono insegnare tutto, e che Ninja decide di sfruttare per compiere le sue rapine.

Se con l'esordio di"District 9" Neill Blomkamp aveva dimostrato una visione originale e profondamente legata al suo vissuto politico-geografico e con "Elysium" si era concesso un tuffo in una fantascienza distopica più classica ma non per questo meno radicale, al suo terzo film-prima di immergersi nel mondo di "Alien"-il regista si dà alla commedia fantascientifica.

Questo film sembra quasi una palestra che ha permesso al regista di allenarsi prima di affrontare un progetto concettualmente più impegnativo. Forse per questo l'opera pur essendo gradevole, ricca e visivamente immaginativa è meno coesa e originale del solito. Blomkamp in questo film si distacca dalla grezza immediatezza di "District 9" per avvicinarsi ad un modello più americano.

La presenza nel ruolo dell'antagonista di Hugh Jackman e quella di Sigourney Weaver nel piccolissimo e stereotipato ruolo dello spietato industriale che guarda solo al profitto non si innestano naturalmente nel corpo di "Humandroid",come facevano invece i volti/corpi di Matt Damon e Jodie Foster in "Elysium",ma contribuiscono loro malgrado a dare al film un effetto di "normalizzazione". I veri protagonisti sono altri stavolta: l'invisibile Sharlto Copley, che ha offerto una grande performance fisica, dando credibilità umana a Chappie, l'ottimo Dev Patel e soprattutto il duo rap sudafricano Die Antwoord, formato da Ninja e Yo-Landi Vi$$er, nel ruolo dei genitori adottivi del robot ragazzino, che al loro debutto cinematografico recitano i personaggi dei loro video, portando al film colori, musica, azione, ironia e sentimento. La piccola Yo-Landi con la sua vocetta da bambina è il genitore buono, Mami, mentre il tatuato e rozzo Ninja è il padre macho e sfruttatore. Sono le loro scene con questo figlio metallico da educare con pazienza e tenerezza o da sfruttare e ingannare, il cuore del film e la sua parte migliore, che ne fanno una versione di "Pinocchio".

"Humandroid" è inoltre un omaggio a un film molto amato dal regista,"RoboCop",che lo richiama più volte, anche in un bel finale che è una citazione al contrario della premessa del film di Verhaeven.

Nella confezione di questo film vengono sfiorati anche temi importanti come i rapporti genitori/figli, il libero arbitrio, l'etica della scienza e i progressi della robotica, ma manca l'afflato sociale che animava i primi film del regista. Spettacolari come al solito le scene d'azione, rappresentate con un realismo che riesce a far sospendere l'incredulita',a partire dall'indovinato design di Chappie col particolare delle orecchie che aggiungono espressività a un volto in apparenza incapace di provare emozioni.

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Nooo Hack, questo non posso crederlo:

 

 

Finalmente ho visto:

Malefecient, ok niente da dire :) gradevole fiaba moderna.

 

Maleciofec!!!

 

Concordo su Ultraviolet, a me non era dispiaciuto e anche sul boh a Terminator Salvation.

 

Maleciofec... :stralol:

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Twilight saga Breaking Dawn 2, ok rivisto alcune volte, ma... a me piace questo decontestualizzare la figura fin troppo classica del vampiro.

Certo non è un capolavoro ma un discreto blockbuster.

 

Noooooo... ma veramente? :wacko:

Comunque non posso che provare ammirazione incondizionata a chi riesce a guardarlo più di una volta! :D

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Ho anche tutti i libri e trovo che siano gradevoli e ben scritti.

 

Su questo in particolare, l'atto finale, avevo seri dubbi(oddio non esageriamo, ero curioso :D ) sul come lo avrebbero trasposto, considerata la totale mancanza d'azione.

 

Siccome il risultato l'ho trovato intelligente, ecco che il film m'è piaciuto.

 

La prima parte invece fa veramente c..rollare dal sonno :)

 

Poi lo so che i vampiri non brillano ecc. ecc. ma credo che la bassissima aspettativa che avevo prima di leggerlo, abbia giocato a favore.

 

Per il riguardare i film poi, c'è anche un altro motivo... è una delle tecniche che tento per cercare di dormire, infatti nella maggior parte dei casi conosco a memoria le prime parti e a malapena i finali :D

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Ho visto la trilogia di

ip man

 

Che dire i Combattimenti sono fantastici..come la filosofia di ip man penso sia stata riprodotta molta bene, lo consiglio agli appassionati di arti marziali e a chi ha voglia di vedere un buon film non se ne pentirà

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"Into the woods" di Rob Marshall.

 

Nel 1987 il compositore Stephen Sondheim e il paroliere James Lapine univano le loro forze per confezionare "Into the woods",premiatissimo musical in cui si intrecciano le storie popolari raccolte dai fratelli Grimm e da Charles Perrault, con un occhio alla lezione dello psicanalista Bruno Bettelheim sul valore educativo e di ammonimento.

Il musical arrivato sul grande schermo grazie a Rob Marshall, quasi 30 anni dopo la sua realizzazione, anche se è prodotto e distribuito dalla Disney non è parente delle sue fiabe a cartoni animati, ma si rifà alle fonti originali. Quelle, per intendersi, dove la gente moriva davvero e i graziosi uccellini non intrecciavano il nastro sul vestito di Cenerentola, ma accecavano le sorellastre. Comincia tutto con un "wish",il "desiderio" con cui i protagonisti di queste storie iniziano sempre e incautamente le loro avventure. Perché, diceva Oscar Wilde, "quando gli dei vogliono punirci esaudiscono le nostre preghiere". Il desiderio porta con sé, conseguenze a cui chi lo aveva espresso non ha mai pensato. Accecati dai propri sogni, gli esseri umani rappresentati nei personaggi di queste fiabe classiche pagano spesso un prezzo molto alto per la loro realizzazione.

L'assunto di partenza è tipico di queste storie di formazione : un fornaio e la moglie desiderano da tempo un figlio, ma il ventre della donna è sterile per la maledizione lanciata sul marito da una strega. Il loro desiderio di annullare l'incantesimo li porta ad accettare di procurarle i 4 oggetti che serviranno a ridarle la perduta bellezza : un mantello rosso come il sangue, dei capelli biondi come il grano, una mucca bianca come il latte e una scarpetta pura come l'oro, che appartengono rispettivamente a Cappuccetto Rosso, Rapunzel, Jack e Cenerentola. Per riuscirci, nel tempo limitato di 3 lune, la coppia e tutti i personaggi coinvolti dovranno addentrarsi nel bosco, luogo dell'istinto della libertà e degli impulsi naturali ma anche delle paure più ancestrali. Allontanandosi dal sentiero conosciuto impareranno a cambiare, ad amare e crescere. Il bosco, infatti, altro non è che la vita umana, dove è facile perdere la retta via, finire preda di cattive compagnie, trovare l'amore o l'avventura di una sera, la ricchezza o l'illusione della gloria e della felicità. La lezione più importante, alla fine, sarà la scoperta che anche l'oscurità è parte essenziale del viaggio e che niente è per sempre.

Come tutti i musical classici "Into the woods" passa senza soluzione di continuità dal parlato al canto. Questa è l'unica avvertenza per gli irriducibili nemici nostrani di quella che è giustamente considerata la forma d'arte più alta e pura creata dagli americani. In Italia oggi la gente fa spesso fatica a sospendere l'incredulita' e a lasciarsi andare alla gioia e al piacere di seguire una storia in cui le parole delle canzoni portano avanti gli eventi. Se avete la fortuna di non appartenere alla categoria di quelli che appena sentono cantare escono dal film, "Into the woods" non potrà non piacervi. Perché con le belle musiche di Stephen Sondheim e le profonde liriche di James Lapine parla in modo non banale ma coinvolgente a tratti commovente di perdita e sacrificio, delle difficoltà di apprendere e di insegnare, del difficile mestiere di genitori e di quello ancora più arduo di figli e dell'accidentato percorso tra nascita e morte che è l'unica vita che abbiamo. E lo fa con intelligenza, con forti dosi d'ironia e quel sense of wonder che ben si addice al mondo delle fiabe, in un connubio in grado di accontentare tutti, o almeno tutti quelli che non credono che un musical non possa (non debba) affrontare anche temi alti.

Nelle 2 ore di durata l'unico passaggio forse poco fluido è quello tra il prevedibile (e dunque non reale) lieto fine e l'ultima, cupa parte della storia, che serve a portare a destinazione il messaggio di speranza che non si è mai veramente soli e nei momenti più bui è necessario guardare oltre il proprio egoistico interesse e unire le forze con gli altri.

Ma qualche piccolo inciampo di percorso non sminuisce il fascino di questo bosco incantato in cui è un piacere perdersi e ritrovarsi. Tra i protagonisti che ho preferito ci sono sicuramente la coppia protagonista, interpretata con grande impegno da Emily Blunt e quel pacioccone di James Corden, il principe vanesio di Chris Pine (divertentissimo il suo duetto col fratello Billy Magnunen) e la Cenerentola indecisa di Anna Kendrick, che vuole essere padrona del proprio destino ma finisce per rendersi conto che il sogno è bello in quanto tale e la realtà è un'altra cosa.

Se poi consideriamo che nessuno degli attori scelti da Marshall è stato doppiato ma canta con la propria voce, non possiamo non estendere le lodi a tutti gli altri, considerando la naturalezza con cui si producono in questa impresa. Perché il banco di prova degli attori in questo caso non è soltanto la loro estensione vocale ma il brio, l'intonazione e il sentimento date alle canzoni : una sfida vinta su tutti i fronti. Da questo punto di vista tra tutti a colpirmi sono stati il Jack giovanissimo di Daniel Huttlestone e quell'incredibile strega dalla porta accanto che risponde al nome di Meryl Streep e che rifulge come solo una stella può fare, splendida madre/matrigna che fa sembrare Malefica una sua pallida imitazione. Dopo averla vista all'opera ci si rende conto che la sua ultima candidatura all'Oscar non è stato un tributo generico alla sua persona, ma a questa precisa performance.

Se decidete di entrare in quel bosco, però, fatelo leggeri e senza bagagli, perché solo così la magia di questo musical potrà sprigionarsi e trasportarvi in un viaggio davvero unico e pieno di sorprese.

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