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Commenti su film appena visti

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Baywatch - Seth Gordon - 2017

 

Filmetto perditempo, ma piacevole, con un umorismo semplice, ma (quasi) mai volgare. Ruolo perfetto per "The Rock" Dwayne Johnson, e ho trovato azzeccati anche il casting di "Highschool Musical" Zac Efron, esilarante, e della bella Alexandra Daddario. In due ore di film il regista é riuscito a combinare bene la leggerezza della serie TV (che comunque non seguivo tanto), un teenie movie, una crime story sufficente, e un po' di azione.

 

Senza pretese. E NON necessita di un sequel.

Voto 6/10

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Tu dici? Io l'ho trovato abbastanza volgarotto (scena della sdraio) anche se poi per fortuna migliora, ma in generale deludente sia nella trama che nei vari personaggi (forse si salva quello di Efron) e in definitiva abbastanza scemo come film. Molto distante dalla serie che bilanciava situazioni leggere (ma non demenziali come qui) a momenti anche più intensi. Casting però molto azzeccato.

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1 hour fa, Lyra Stark dice:

Molto distante dalla serie che bilanciava situazioni leggere (ma non demenziali come qui) a momenti anche più intensi

 

Non posso non pensare al film di Hazzard, che ha trasformato i cugini Duke in due dementi con tendenze criminali :stralol:

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E che Daddario :wub: È splendida in tutte le versioni. Bikini, vestito da sera ma anche in muta da surf.

 

21 hours fa, Lyra Stark dice:

Tu dici? Io l'ho trovato abbastanza volgarotto (scena della sdraio) anche se poi per fortuna migliora, ma in generale deludente sia nella trama che nei vari personaggi (forse si salva quello di Efron) e in definitiva abbastanza scemo come film. Molto distante dalla serie che bilanciava situazioni leggere (ma non demenziali come qui) a momenti anche più intensi. Casting però molto azzeccato.

Eh, il mio (quasi) era riferito proprio alla scena dello sdraio. Boh, io non ho mai seguito tanto la serie, mi sembrava stupida. Forse per questo il film non mi ha schifato totalmente, per l' expectations exceeded factor. Comunque gli ho dato un 6/10. Mica l'ho lodato come capolavoro :D 

 

 

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Captain Marvel (2019)

 

Fresco fresco di visione.

 

Spoiler

Come per Black Panther, il film ha una chiave di lettura decisamente attuale (Kree imperialisti decisi a schiacciare chi non ne accetta l'autorità e Skrull ridotti a profughi che pur di sopravvivere devono abbassarsi allo spionaggio e anche al terrorismo), ma a differenza di BP Captain Marvel riesce a salvarsi alla grande dalla tempesta perfetta di banalità e già-visto-e-rivisto del suo predecessore.

Il film va a ripescare negli anni '70 (così a memoria) le origini di Carol Danvers, gioca un pò con le caratteristiche dei personaggi nel rielaborarli (Mar-Vell è una donna e una scienziata, che si ribella ai Kree e tenta di aiutare gli Skrull), ma nel complesso ne esce un buon plot.

La CGI usata per ringiovanire Samuel L. Jackson e Clark Gregg fa un buon lavoro, tutto sommato (più su Fury che su Coulson, in certe scene gli effetti erano fin troppo evidenti, ma suppongo sia una tecnologia che va affinata ancora), ottimo senz'altro è l'affiatamento tra Fury e la Danvers.

Stona un pò il cambiamento radicale degli Skrull, che da aggressivo impero interstellare (con alti e bassi e parecchie difficoltà, ok, ma comunque...) vengono trasformati in poveri profughi che sperano in Mar-Vell per rifarsi una vita in pace lontano dai Kree. Non che li svilisca (Talos come personaggio è riuscitissimo, con la giusta dose di umorismo e di grinta), ma con queste premesse una trasposizione futura di Secret Invasion, a meno che nei 20 anni che separano il film dal resto dell'MCU non siano cambiati anche gli Skrull, non è più così semplice da mettere in atto.

Mi lascia un pò perplesso l'apparizione del Tesseract; da alcune scene post credit di Thor, mi pare, Fury dice a Cap che il Cubo fu trovato da Howard Stark nell'oceano mentre cercava lui, e chiede a Cap se sappia dirgli qualcosa in più sul manufatto, qui invece il Cubo è nelle mani di Mar-Vell e della Pegasus e lo SHIELD pare aquisirlo solo alla fine del film... mah!

 

In ogni caso, il film è abbastanza buono; mi sarei aspettato qualcosa di più sul fronte Kree e molto, ma molto di più su quello Skrull, ma in ogni caso, per me è il film è da 7,5.

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Il primo re, Matteo Rovere (2019)

 

La vicenda è ispirata al mito della fondazione di Roma, la storia leggendaria di Romolo e Remo. Il regista ha più volte dichiarato di essersi ispirato a The Revenant e a La Passione di Cristo nella realizzazione della pellicola.

Sono sinceramente sconvolta dalla bellezza di questo film. Non credo di esagerare nell'asserire che sia una delle produzioni italiane più coraggiose e ben realizzate degli ultimi vent'anni. Anzi, mi spingo più in là: questo film non sembra italiano. Sembra davvero di vedere un'opera di Iñárritu.

Alessandro Borghi, nei panni di Remo, è stato semplicemente monumentale. A tratti mi pareva di rivedere il Michael Fassbender di Macbeth. Oltre alla somiglianza dei tratti, ho trovato in lui la stessa intensità, lo stesso sguardo fanatico, lo stesso temperamento feroce. In effetti è proprio questo uno dei punti di forza del film: aver scelto di soffermarsi maggiormente non su Romolo, come ci si sarebbe aspettati, ma sul fratello "sbagliato". 

Centrale è il tema del tragico, con schietti richiami alla più pura tradizione greca - l'insanabile conflitto tra leggi divine e leggi di sangue, la chimerica figura dell'uomo-dio, il tema della βϱις - così come la profonda dimensione di sacralità che avvolge l'intera vicenda.

 

 

"Abbiamo salvato l'assassino", come proferisce la sacerdotessa di Albalonga che il gruppo di reietti guidati da Remo porta con sé affinché "non faccia spegnere il fuoco sacro". Penso che questa frase riassuma bene la complessità dell'oscuro mondo indagato .

Ah, e dimenticavo: il film è completamente girato in quello che è stato definito un proto-latino. Con la pronuncia classica :sbav: 

Non ci avevano mai regalato un film definitivo sulle origini di Roma.

Alla fine ce lo siamo fatti noi.

 

Voto: 9.5

 

 

Il Corriere - The Mule, Clint Eastwood (2019)

 

Esce un film di Clint e io non posso che rispondere alla chiamata, tuttavia ammetto che il suo ultimo lavoro mi ha lasciata piuttosto perplessa. Chiarendo che generalmente condivido ogni singola parola che esce dalla bocca del borbottone regista/protagonista in ogni suo film, questa volta è la costruzione dell'arco narrativo ad avermi leggermente delusa. Con l'eccezione di alcuni momenti-chicca

 

 


tipo il pranzo al fast food pieno di texani mezzi razzisti o l'espressione di Clint in stile «e tu che c***o vuoi?» ogni volta che qualcuno lo minaccia di morte, perché tanto lui ha "fatto la guerra" e non ha paura di nessuno

 

il film mi è sembrato decisamente sottotono rispetto alle pellicole a cui ci ha abituati (e lo dice una a cui non sono piaciuti né InvictusAmerican Sniper

Quello che emerge è come, in fin dei conti, questo sia un film girato probabilmente più per una necessità personale che per fare incetta di riconoscimenti e di pubblico, la volontà di trasmettere un messaggio che probabilmente non verrà compreso o colto da tutti: in questo caso l'inestimabile valore del rapporto genitori-figli e, soprattutto, la possibilità di rimediare a tutto il tempo perduto e agli errori passati, a qualunque costo. 

Ecco perché, per il resto, il film sembra in un certo senso spoglio, ridotto 

all'essenziale, dalla struttura anche piuttosto ripetitiva e senza guizzi particolari - per essere un film sui cartelli in effetti non ci sono nemmeno scene 

poi così violente.

In ogni caso amo lo sguardo sull'America che Clint getta in ogni suo film.

 

Voto: 7/8

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Captain Marvel - 2019

 

A me é parso un filmone. Ci ho trovato tanti spunti positivi, e solo qualche piccola pecca. Inanzitutto ho adorato Brie Larson. L'ho trovata perfetta per il ruolo, una donna bella forte e per quanto decida di fare il maschiaccio comunque femminile, come nella scena della motocicletta. Davvero ottima la sua alchimia con Samuel L. Jackson, i due sono uno spasso da vedere insieme. Bella e comunque particolare la colonna sonora, che fa l'occhiolino agli over 30 come me, con Nirvana, Hole, R.E.M. e compagnia bella. Lasciamo pure il pop/disco allo StarLord, in Capitan Marvel si fa sul serio :D.

La storia é costruita con intelligenza (ma non troppa) e la trama ci riserva alcune sorprese e alcuni momenti disturbanti (come quando frugano nella memoria di Vers, per esempio). Il film é dinamico, le due ore passano in fretta e la voglia di vedere Endgame é alle stelle! Se l'intento del film era quello di creare hype in vista del gran finale, beh, hanno centrato l'obiettivo!

 

Una cosa che invece non mi é piaciuta, é che a tratti (specialmente all'inizio) il film visivamente e come atmosfer (c'entrano anche i suoni??) assomiglia troppo ai Guardiani della Galassia, tutto luci e teconologia, i mondi sporchi e colorati. Si poteva tranquillamente osare qualcosa di diverso.

Altre minuscole pecche sono Samuel L. Jackson, ringiovanito, che combatte come un ragazzino ma poi cammina come un 70enne, o la piega dei capelli della Larson. Indistruttibile.

 

Comunque di nuovo thumbs up. Non mi pento per niente di aver ripreso l'MCU dopo averlo snobbato nella "fase due". Veramente la Marvel sta creando qualcosa di nuovo di immenso e di spettacolare con questi film. Ora via al countdown per Endgame. ^_^

 

Voto 8/10

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Polar di Jonas Akerlund.

 

Jonas Akerlund è stato il batterista dei Bathory! Praticamente uno dei migliori momenti del metal tutto, svedese e black metal "primordiale" se vogliamo chiamarlo così. 

 

Ha fatto un film, Lord of Chaos, sulle vicende del gruppo Mayhem, tra Euronymous e Varg Vikernes(alias Burzum! O meglio Count Grishnackh dei Burzum, gruppo one man band XD ), insomma per farla breve Varg è in galera perché ha assassinato Euronymous. 

Gli amici, quelli veri XD

 

Il film non l'ho visto e non credo lo vedrò, troppe correnti di pensiero, la realtà resterà il miglior modo per ricordare.

 

Passiamo a questo Polar.

 

Un film che parla di un'organizzazione di assassini prezzolati, i quali dopo tot anni di servizio vanno in pensione XD

Ma il sindacato o l'inpsassini... vabbeh, non vuol pagare e anzi, esattamente come ogni altro governo, preferisce che gli assistiti muoiano prima.

 

Solo che uno di questi prossimi alla pensione è tale Black Kaiser, alias Duncan qualcosa, alias... Mads Mikkelsen!

 

Bene, adesso immaginerete un film Johnwickesco o Bournultimatiamo, tipo(che sono pure belli eh), e invece invece no(cit. Bennato).

 

Il film pur mantenendo i crismi del genere, è... lento, respira e fa respirare, costruisce attorno al protagonista un'aura di normalità e vita che passa, notevole.

 

La parte finale esplode un po' troppo, ma non nel caciarismo degli effettoni speciali con esplosioni infinite, piuttosto in una repetita vendetta che sta per arrivare inesorabile.

 

Ma funziona, e l'ho gradito tanto. 

 

ps.

c'era pure Lagherta XD

 

consigliato!

 

 

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Le vite degli altri (titolo originale: Das Leben der Anderen), 2006, di Florian Henckel von Donnersmarck.

 

Rivisto dopo diversi anni.

 

Un inno alla bellezza, alla libertà, alla vita. Una pellicola di alta qualità che coniuga un buon cast, nel quale spicca, inevitabilmente, il grande, compianto Ulrich Mühe, alla regia elegante e puntuale di von Donnersmarck.

 

La storia, ambientata a Berlino Est nel 1984, si sviluppa per lo più in spazi chiusi, in specie nell'appartamento dello scrittore Georg Dreyman (interpretato da Sebastian Koch) e nel seminterrato dello stesso edificio dove il capitano della Stasi Gerd Wiesler (interpretato da un superbo Ulrich Mühe) tiene sotto costante controllo il primo attraverso le innumerevoli microspie piazzate in casa su incarico del cinico tenente colonnello Anton Grubitz (Ulrich Tukur), sollecitato a sua volta dal ministro della cultura Bruno Hempf (invaghito di Christa-Maria Sieland, compagna dello scrittore) a trovare a tutti i costi del materiale compromettente contro Dreyman.

Wiesler, un uomo profondamente solo, inizialmente non trova nulla contro Dreyman e anzi, tramite egli, come attraverso una tenda sottile, riesce finalmente a intravedere dei raggi di luce nella propria grigia esistenza: Gerd comincia infatti a conoscere l'arte e la poesia, cominciando persino a comprendere quanto forte possa essere l'amore tra due persone. Da lì, comincia a maturare nel Capitano della Stasi una sorta di affezione nei confronti della coppia di artisti. Affezione destinata a sfociare in un vero e proprio conflitto con se stesso rispetto alla propria missione nel momento in cui, a seguito del suicidio dell'amico e regista Albert Jerska, Dreyman decide, finalmente, di utilizzare il proprio talento di scrittore per denunciare i mali della DDR.

 

La regia di von Donnersmarck si lascia andare a numerosi primi piani. Assai efficaci soprattutto nei momenti di tensione emotiva e di conflitto interiore di Wiesler.

Davvero efficace anche la scelta di narrare la stessa scena utilizzando l'audio di un luogo, spostando però la narrazione visiva in un altro (per esempio, alternandosi tra la stanza di Wiesler e l'appartamento di Dreyman).

Regia altrettanto efficace nel trarre il meglio dalle capacità recitative di Ulrich Mühe, scandendo sul piano visivo gli eventi che lo riguardano senza quasi mai rinunciare a evidenziare l'afflizione dovuta alla solitudine, o il conflitto con se stesso rispetto alla missione assegnatagli, che traspaiono costantemente dal suo sguardo, così intensamente da rendere superflua ogni parola.

 

Un aspetto pregevole della scrittura sta nell'aver esaltato i conflitti interiori dei vari personaggi, rendendo mirabilmente forza e debolezze dell'essere umano. A partire da Albert Jerska, il primo a lasciarci, che non trova più alcun senso nell'andare avanti essendo stato privato dai potenti della possibilità di continuare a fare cinema, il quale pure costruì, in passato, la propria carriera grazie ai favori di quello stesso regime, o da Christa-Maria, grande attrice dalla altrettanto grande fragilità mentale, sospesa tra la paura di essere affossata anch'ella e l'amore per Georg, passando dallo stesso scrittore fino ad arrivare a Wiesler: in fondo, per dirla con Faulkner, “the only thing worth writing about is the human heart in conflict with itself”. Il che è anche molto martiniano, se vogliamo.

 

Una scelta che si fa particolarmente apprezzare riguarda il finale: il tanto atteso “incontro” tra Georg Dreyman e Gerd Wiesler avviene, alla fine, nella maniera più inaspettata. Probabilmente, in quella cinematograficamente, e dunque anche emotivamente, più efficace.

 

Una grande racconto e un grande ritratto di uno degli ultimi drammatici sussulti di quello che Hobsbawm definì “the short twentieth century”. La forza di un film del genere è il mostrarci come pur nell'oscurità, persino dal cuore di un uomo grigio e anonimo come Gerd Weisler, immerso nelle nebbie di un mondo oppresso, possano promanare dei raggi di sole. Il che è ribadire, sul piano cinematografico, che "kein Mensch hat das Recht zu gehorchen".

Quello che rimane sullo sfondo, è il quadro impietoso della grigia, soffocante DDR, il quale non può che indurre a una riflessione sulle reali conseguenze che l'innalzamento dei muri in giro per il mondo ha sulla pelle degli esseri umani. Sulla pelle di quelli che stanno “dall'altra parte”, colpevoli del solo crimine di essere nati dalla parte sbagliata del muro. E sulla coscienza, prima che sulle vite, degli altri.

 

In definitiva, un grandissimo film.

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L'Uomo di Neve.

Di Tomas Alfredson.

 

Dal romanzo, molto bello, di Jo Nesbo, con la regia di Alfredson, già capace di realizzare gioielli come "La Talpa" e "Lasciami Entrare", e con protagonista Fassbender...

 

Un film che mi ha deluso in ogni aspetto! 

 

Non potevo crederci, eppure avevo appena visto quel che gli occhi mi avevan mostrato: un film insulso, sconclusionato e pure fatto male!

 

Inutile dire che col libro c'entra poco e niente. 

Incredibile...

Non ho altre parole.

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17 hours fa, hacktuhana dice:

Un film che mi ha deluso in ogni aspetto! 

 

 

concordo pur non avendo letto il libro da cui è tratto. Ci sono rimasta malissimo. 

La cova più bella è la scenografia: i posti innevati mostrati sono bellissimi.

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The Dawn Wall (Josh Lowell, 2017)

 

É su Netflix. Guardatelo. Non saprei come dare giustizia all'impresa compiuta da Tommy Caldwell e Kevin Jorgeson in poche righe. E soprattutto del primo, l'intera vita é una avventura degna di un film.

Sostanzialmente, la storia di un prodigio dell'arrampicata libera che decide di scalare il Dawn Wall dello Yosemite, considerata  universalmente una parete impossibile da scalare.

Quello che non riesce a fare un uomo, quando la dedizione si trasforma in ossessione... 

 

Fun fact: ho finito di vedere quel documentario ieri mattina. Ieri pomeriggio non ho potuto non raccontarne la storia ai miei genitori, venuti a trovarci. Finito di raccontare, cercavo di ricordare dove si trovasse il Dawn Wall:

Io: non era lo Yellowstone, era l'altro.

Mia mamma: lo Yosemite

Io: Esatto!

Mia mamma: Ce l'hai scritto sulla maglietta

Io, guardandomi la maglietta: ma pensa...

Mio papá: parli del monte El Capitan

Io: Esatto! Si chiamava cosí!

Mio papá: é quello che c'é disegnato sulla tua maglietta.

Io: ...!

 

In breve: proprio quel giorno avevo involontariamente indossato la maglietta che i miei mi hanno portato un paio di anni fa dal loro viaggio in america, e acquistata allo Yosemite :stralol:

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@Manifredde  Dovresti vedere anche "Free Solo". Stessa montagna, tentativo di impresa ancora più incredibile ed estrema. Ha vinto quest'anno l'Oscar come miglior documentario.

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4 minutes fa, Metamorfo dice:

@Manifredde  Dovresti vedere anche "Free Solo". Stessa montagna, tentativo di impresa ancora più incredibile ed estrema. Ha vinto quest'anno l'Oscar come miglior documentario.

Si, ne ho sentito parlare. Mi pare che peró tratti di un climber senza funi di sicurezza, attivitá che, onestamente, fatico a vedere bene >_>

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