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Commenti su film appena visti


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Un pò di film visti ultimamente....

 

Dune (2021), di Denis Villeneuve

 

Una delle saghe fantascientifiche per eccellenza, pietra miliare del genere, capace di influenzare profondamente letteratura e cinema per decenni (è dalle sabbie roventi e letali di Arrakis che Giorgio Lucas plasmò, per farcene dono, Star Wars). Ero molto ansioso di andare a vederlo (e timoroso, specie dopo aver visto il - come posso dire - non riuscitissimo sequel di Blade Runner), ma sono stato rincuorato da un film elegante, maestoso, a tratti poetico, una gioia per gli occhi. E che finisce praticamente prima che la storia entri nel vivo. Dune: Part One, si sarebbe invero dovuto intitolare Dune: il film vero arriva tra due anni.
Due ore e mezza per un lungo, seppure elegante e splendido e con una colonna sonora assolutamente perfetta, preludio sono oggettivamente troppe. Dune non è un filmetto Marvel, era chiaro che non lo si sarebbe potuto comprimere in un singolo film senza mutilarlo o snaturarlo, ma anche la soluzione proposta da Villeneuve non funziona un granchè. A maggior ragione nel caso di un film il cui seguito, pare, avrebbe visto la luce solo in funzione del successo della prima parte. Provare a tagliuzzare un pochino le visioni di Paul (e magari dare un pò più di spessore ai personaggi, ma proprio un pelo) e far avanzare la storia avrebbe aiutato.

Il voto è più per la parte tecnica che non per il film in sè. Visivamente imponente (ma quando ti staccano un'assegno da 165 milioni è certo che almeno gli effetti speciali saranno di prim'ordine), molto curato nelle scenografie e nei costumi.

Speriamo che sia un'assaggio degno della qualità di ciò che verrà dopo. Per ora, con la delusione ancora fresca, più che da 6 non è.

 

No time to die (2021), di Cary Fukunaga

 

James Bond ancora, e per un'ultima volta, al servizio di Sua Maestà. Il Bond di Craig è, per me, il migliore mai portato sullo schermo, nel suo complesso (anche se non è mai riuscito ad essere iconico come quello di Connery, ma era una partita persa in partenza da tutti coloro che hanno ereditato il Doppio Zero), e qui arriva al compimento della sua parabola. Un Bond più uomo mortale che leggenda vivente, che tra un proiettile evitato e un'altro si trova a fare i conti con una vita senz'altro degna di essere vissuta, ma costellata da troppi rimpianti e occasioni mancate. E la parte migliore del film pende tutta da questo lato, il rapporto tra James e Madeline, tra Bond e l'MI6 e i suoi vecchi (e nuovi) compagni d'arme (Nomi avrebbe meritato un pò di spazio in più), mentre quella più fiacca di porta via tutto il resto: Safin è un villain poco riuscito e troppo rigido, ben lontano dall'intensità e dalla ferocia di Raoul Silva (Skyfall per me è il miglior capitolo della saga di Craig, e uno dei migliori 007 in generale) e in generale anche il resto dei cattivi e della trama sono abbastanza insipidi.
Un bel film, un grandioso ultimo assalto alla breccia per Bond, senz'altro un finale (anche quello del film) molto riuscito, ma che però lascia un senso di mezza delusione per un film che poteva sforzarsi di osare un'attimo di più.

 

Voto, 7.

 

Waiting for the barbarians (2020), di Ciro Guerra

 

Un film che per certi versi ricorda Il deserto dei Tartari di Buzzati. Siamo in un'avamposto in una regione arida alla frontiera di un'anonimo Impero, preposto alla difesa contro degli sfuggenti ma (apparentemente) pericolosissimi Barbari. Un'avamposto governato dal mite e benevolo Magistrato, che ha instaurato coi nativi un rapporto di pacifica e disinteressata coesistenza (al punto da poter accantonare i propri doveri amministrativi e militari per dedicarsi alla sua passione, l'archeologia), la cui vita monotona viene sconvolta dall'arrivo del Colonnello Joll e dal suo vice Mandel, inviati per muovere una spietata offensiva contro il nemico allo scopo di capire quale sia l'entita della minaccia rappresentata dai Barbari. Un film molto bello, che affronta tematiche che sono attuali oggi come lo sarebbero state cent'anni fa, e cento anni prima e così via, ossia quello del conflitto tra diverse civiltà, e società, e religioni, e razze e valori. Da una parte l'Impero, la Civiltà, e dall'altra i Barbari, la cui diversità rappresenta un'intollerabile fonte di inquinamento verso tutto ciò che è civile e morale. Nel mezzo, il Magistrato, che pur essendo un prodotto del Mondo Civilizzato non riesce completamente a condividere gli ideali di purezza e superiorità dela sua società, e la paranoica crudeltà del Colonnello.
Un film molto profondo e molto intenso.

 

Voto, 8.5.

 

The last duel (2021), di Ridley Scott

 

Il genere storico è uno di quelli dai quali Ridley Scott ha saputo sempre trarre degli ottimi film, come questo, col quale Scott confeziona forse uno dei migliori della sua collezione. La particolare struttura del film, che ci mostra la verità vista dagli occhi dei tre protagonisti, ciascuno dei quali vede (o sceglie di vedere) e ricorda (o sceglie di ricordare) cose diverse dagli altri, rende il film molto più teso e drammatico ad ogni "riavvolgimento" dei fatti. La ricostruzione storica è molto accurata, e deprime scoprire come una certa mentalità e una certa visione della donna e del "suo posto" nel mondo e nella società non sia poi così cambiata rispetto ad oggi, e parte della potenza del film sta proprio nell'attualità del tema di fondo. Matt Damon ha costruito un personaggio straordinario, quello che subisce i cambiamenti più netti nelle diverse visioni di sè stesso che ci vengono offerte: da un guerriero sì rude ma nobile ed innamorato della moglie a un soldato brutale, spinto unicamente dall'orgoglio e dal bisogno, quando non dalla bramosia. Bellissimo.

 

Voto, 8.5

 

Sir Gawain e il Cavaliere Verde (2021), di David Lowery

 

Un film che si fa fatica ad inquadrare. Si tratta della trasposizione del poema cavalleresco omonimo, anche se ne altera un pochino le premesse e le finalità. Il Galvano letterario è un giovane cavaliere, il più giovane tra quelli della Tavola Rotonda, che intraprende il suo viaggio animato da spirito di coraggio, lealtà e cavalleria; quello del film è un giovane non ancora cavaliere, più propenso a frequentare bordelli e taverne che si mette in viaggio suo malgrado, spinto dalle aspettative del Re Artù suo zio, dediseroso di farsi un nome ed essere degno della Tavola Rotonda ma nel profondo vile e codardo. Solo alla fine del suo viaggio troverà in sè coraggio e una certa nobiltà d'animo.
Il film è stato girato con un budget abbastanza ridotto (c'è modo di notarlo, nel corso del film), tuttavia è girato con una grande maestria visiva e scenica, dialoghi molto curati e un cast di un certo livello (Dev Patel, Joel Edgerton e Alicia Vikander per dirne tre), ma nonostante l'ambientazione arturiana c'è pochissima azione. Beh, facciamo nessuna. Nessun duello, l'arma che Gawain si trascina dietro è più un fardello (letteralmente e metaforicamente) che un trofeo da esibire, e il viaggio del cavaliere è più interiore e a tratti onirico che avventuroso. Un film molto particolare, non so adatto a quanti o a chi, ma che io consiglio.

 

Voto, 8.

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Cry Macho - Ritorno a casa (2021) di Clint Eastwood

 

Alla veneranda età di novantuno anni, Clint Eastwood sforna l'ennesimo film (un road movie per la precisione) basato sui temi classici del suo cinema: la vecchiaia che avanza, la volontà di riscatto, le difficoltà della vita e, in questo caso particolare, il significato di essere "macho", una caratteristica in qualche modo autobiografica visti tutti i film in cui Eastwood interpretava personaggi duri e coriacei. Basato sul romanzo di N. Richard Nash, sceneggiatore insieme a Nick Schenk, è tuttavia un film che non raggiunge i livelli di opere analoghe e personali come Gran Torino: i dialoghi paiono deboli, le situazioni spesso sono banali, non si percepisce mai la presenza di un vero antagonista che possa mettere i bastoni tra le ruote ai protagonisti, impegnati in un viaggio sia fisico che di crescita personale, e nella parte centrale il film divaga fin troppo 

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con i due protagonisti che soggiornano nel paese dove Michael conosce Marta.

Il finale è quello che ci aspettavamo, ma non si tratta di un'opera che rimane impressa. Qui una recensione più negativa della mia che tuttavia coglie qualche fondo di verità. In ogni caso si tratta sempre di un film di Eastwood che vale la pena vedere.

 

Voto: 6

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Visto al cinema proprio stasera... concordo con quello che hai scritto, però a me ha lasciato una sensazione molto piacevole. Mi sembra evidente che ormai Clint sforni film fregandosene di girare dei capolavori, ma per il desiderio di parlare dei temi che gli stanno cari in questo momento, alla fine di una carriera eccezionale, e in un certo modo di "aprirsi" ai suoi estimatori che continueranno ad andare a vedere i suoi film fino alla fine anche se certo non si tratta più dei vari Million Dollar BabyGran Torino. Ed è la stessa identica cosa che secondo me vale anche per The Mule.

 

Poi mi piace come il Messico venga dipinto (in modo fin troppo edulcorato, per carità) non come l'inferno in terra di politici corrotti, poliziotti spietati e gente impiccata per strada dalle gang criminali, bensì come un angolo di mondo ancora selvaggio, una terra senza legge in cui un gringo può ripararsi di fronte alla frenesia di un mondo che è andato avanti scordandosi di lui. Secondo me Clint prima o poi ci fugge davvero :jaqen:

Voto: 7

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Ho recuperato The Suicide Squad, di James Gunn. Tra le altre cose mi era sfuggito che fosse uscito da mesi.

 

Dopo il primo, goffo e decisamente malriuscito Suidice Squad di Ayer, la DC si affida a James Gunn per provare a raddrizzare l'altrettanto problematico DCEU. E Gunn mi pare ci riesca abbastanza bene. Qualcuno ha detto che l'ingaggio di Gunn (avvenuto dopo quella pagliacciata del finto licenziamento dalla Disney) fosse un tentativo di avvicinare ulteriormente il modello marvelliano di cinecomic alla DC, ma mi pare che le cose siano andate nel verso opposto. La DC (e che dio la benedica, per questo) non sembra ossessionata dall'approccio family friendly della concorrenza, e questo ha permesso a Gunn di realizzare un film notevolmente più in linea col suo passato professionale alla Troma che non quello alla Disney: il risultato è un film decisamente violento (con una spruzzatina di splatter qua e là), irriverente, sboccato, caotico e decisamente originale; pur non apprezzando particolarmente il filone, devo ammettere che a suo modo è una (mezza) boccata d'aria fresca in un genere cinematografico che in una decina d'anni di predominio disneyano sta già iniziando a stufare. Attualmente il miglior cinecomic di Gunn.

 

Voto, tra il 7 e l'8.

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The Amazing Spider-Man (2012) di Marc Webb

 

In attesa di vedermi No Way Home e considerando tutte le teorie che lo circondano ho preferito cautelarmi guardando il primo della duologia con Andrew Garfield. Non si può dire che il primo capitolo abbia le atmosfere e il fascino dei film con Tobey Maguire. La scelta di sostituire Mary Jane con Gwen Stacy ci può stare per non scadere nella ripetitività, ma il problema del film è la mancanza dei significati e delle atmosfere dei film di Raimi, con un cattivo, Curt Connors/Lizard, che a me è parso piuttosto macchiettistico (non so se anche nei fumetti è così). La decisione 

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di far morire il padre di Gwen, che in punto di morte strappa a Peter la promessa di non coinvolgere Gwen, immagino avrà un peso nel secondo film, dove so già 

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della morte di Gwen, basata su una nota storia a fumetti.

 

In generale mi è parso un film piuttosto scialbo, che sa di già visto negli effetti speciali e nelle dinamiche, e con un Peter Parker che a me è sembrato piuttosto piatto, non caratteristico come quello di Tobey Maguire e persino meno espressivo di quello di Tom Holland che è comunque nel bene e nel male coerente con l'atmosfera del MCU. Immagino che a questo punto dovrò vedere anche il seguito per essere pronto al macello narrativo che accadrà in No Way Home.

 

Voto: 5

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Don't Look Up (2021) di Adam McKay

 

Io non so cosa avesse in mente McKay, anche sceneggiatore, nel realizzare questo film, ma a me pare chiaro che la sua opera è una metafora divertente, cinica e amarissima sul Covid: la gigantesca cometa in avvicinamento è il virus, la notizia viene scoperta e comunicata da degli scienziati che non vengono ascoltati, politici e talk show procedono a sminuirla e deriderla e la gente sui social fa il resto. La trama del film ripercorre la parabola a cui abbiamo tristemente assistito tra fine 2019 e inizio 2020, con l'allarme inizialmente sottovalutato, le strumentalizzazioni politiche, il dilagare delle opinioni di ogni tipo su Internet, il negazionismo, gli intrallazzi affaristici per approfittare della situazione e così via, fino

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al finale, perfetto e amaro, in cui la cometa colpisce la Terra e tutti muoiono, tranne quelli che avevano abbandonato il pianeta per rifugiarsi su qualche altro pianeta abitabile, che però non si riveleranno tanto più fortunati come dimostra la scena a metà dei titoli di coda.

Perfetto il cast, meravigliosa Meryl Streep che interpreta in sostanza una versione femminile di Donald Trump, con tanto di comizi per sminuire il rischio costituito dal corpo celeste in avvicinamento. Un'opera geniale, una chicca, consigliatissima.

 

Voto: 10

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Spider-Man: No Way Home (2021), di Jon Watts.

 

Benchè il mio interesse per l'MCU sia scemato parecchio, l'Arrampicamuri è uno dei miei personaggi preferiti, sicchè ho sfidato un nebbione della malora e un freddo cane per vedere l'ultima fatica di Casa Disney.

 

Con NWH assistiamo ad una sorta di reset per Spider-Man; Parker entra nell'MCU, in CiIvil War, "già pronto", per così dire. La Disney scavalcò le sue origini perchè al cinema le avevamo già viste non una, ma ben due volte, sicchè pensò bene di risparmiarci lo zio Ben e di farci vedere da dove Peter decideva di mettersi il costume addosso e di combattere il crimine. Ce lo diede già Amichevole Spider-Man di quartiere, lo mise sotto l'ala di Stark e da lì non si è più mosso. In questo film invece la Disney conclude la prima saga di Spider-Man creando le stesse premesse che già conoscevamo ma non avevamo mai visto.

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Non è Zio Ben a morire a causa delle azioni di Peter, ma May, ed è lei a dirgli che da un grande potere derivano grandi responsabilità. La collaborazione poi con gli altri due Peter (al netto delle solite battutine e scenette di cui sono zeppi, ZEPPI, i film Marvel, aiutano il nostro Peter, il più giovane del gruppo, a maturare ulteriormente.

 

Il risultato finale è la maturazione personale di Peter, il quale

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si ritrova solo al mondo in ogni senso, visto che l'incantesimo finale di Strange cancella non solo l'identità pubblica di Spider-Man dalla memoria del mondo, ma anche il ricordo di Peter dalla mente di MJ e Ned. Nel finale, troviamo Peter in un'appartamento che ricorda molto quello di Spider-Maguire, che ha chiuso con le tute ipertecnologiche di Stark e che ricomincia da zero con un costume cucito a macchina. Un'evoluzione che non posso che apprezzare, visto che d'ora in avanti vedremo, si spera, uno Spider-Man più vicino alla sua incarnazione fumettistica, più autonomo e slegato dall'(ormai ingombrante) intreccio con le vicende dei vari Stark, Fury e compagnia.

 

Con questo film, poi, la Disney aggiunge quattro nuovi tasselli al proprio mosaico:

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il Multiverso, e dopo i titoli di coda ce ne dà una succosa occhiata con il trailer di Doc Strange 2; il Daredevil di Charlie Cox, ripescato dalla collaborazione con Netflix e che fa una fugace apparizione nel film; finalmente, la presenza di Venom, per ora solo pronosticata, in modo indipendente dai film Sony con Tom Hardy. Ed infine, un possibile rimando a Miles Morales che tiene pronto l'Arrampicamuri di riserva per quando Holland smetterà di volteggiare tra i grattacieli.

 

 

In conclusione, dieri che il film è da 7,5.

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The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electro (2014) di Marc Webb

 

Ora posso dire di aver visto davvero tutti i film su Spider-Man pre No Way Home. Leggermente migliore del precedente, ma ancora insufficiente. Il titolo italiano promette un ruolo determinante di Electro, ma in realtà come cattivo Electro non compare neanche tanto ed è piuttosto scadente. La sua unica motivazione è mostrarsi importante e noto agli occhi delle persone e volere che le persone abbiano bisogno di lui, dopo aver vissuto per anni da invisibile agli occhi di tutti. Lo spunto poteva essere interessante (anche qui non so se nei fumetti Max Dillon ha queste caratteristiche) ma viene reso in maniera sciatta, così come è sciatta la resa dell'Harry Osborn interpretato da Dane DeHaan che non regge il confronto con la versione interpretata da James Franco nei film di Raimi. L'unica scena degna del film

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è quella della morte di Gwen Stacy, ben nota ai lettori di fumetti, in cui le più grandi paure di Peter Parker (essere di danno alle persone amate) vengono a compimento. Tuttavia tale scena non basta a dare la sufficienza al film.

Il finale

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suggerisce un terzo capitolo in cui Peter Parker avrebbe dovuto affrontare l'ex amico Harry Osborn, ma come sappiamo non è mai stato realizzato.

 

Voto: 5,5

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Diabolik (Marco e Antonio Manetti, 2021)

 

Sono andata a vedere questo film senza avere particolari aspettative, non mi aspettavo niente di che ma almeno un cinecomic italiano divertente senza troppe pretese. E sarebbe potuto essere così, non fosse per un livello di recitazione ai minimi storici da parte di quasi tutti i personaggi (si salva solo Valerio Mastandrea, che soffre comunque di una scrittura scialba e senza mordente) e delle scelte registiche a mio parere talmente sbagliate da risultare inspiegabili. Se a questo aggiungiamo degli effetti "speciali" (per quanto siano pochi, e meno male) da recita di prima elementare e scene di dialoghi interminabili senza capo né coda, il risultato è un film noioso che solo a sprazzi riesce vagamente a intrattenere.
 

Quello che più non mi spiego è come sia possibile che ancora nel 2021 in un film italiano con nomi comunque famosi possano sussistere performance come quella di Miriam Leone aka Lady Kant, talmente finta e forzata da lasciare allo spettatore una sensazione di incredulità mista a imbarazzo.

 

Voto: 5.5

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Spider-Man: No Way Home (2021) di Jon Watts

 

Ventisettesimo film del MCU e terzo dedicato all'Uomo Ragno, è un grosso passo avanti rispetto a Far from Home. I trailer diffusi spoilerano ampiamente la faccenda del Multiverso, ma al di là di questo e della ricomparsa di attoroni come Alfred Molina, Jamie Foxx, Willem Dafoe, Thomas Haden Church e Rhys Ifans che sono il vero valore aggiunto del film, la pellicola sa essere convincente nel delineare il personaggio di Spider-Man, in cui lo vediamo finalmente nella veste di "supereroe con superproblemi" in pieno stile Marvel e alle prese con "grandi poteri e grandi responsabilità". La scena chiave

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è quella ovviamente della morte di zia May, che dopo un'iniziale sbandamento motiva Peter Parker (consigliato dagli altri due Peter Parker) ad agire per mettere a posto le cose. In questo senso si vede la definitiva maturità del personaggio, la cui indole troppo giovanile non mi aveva mai convinto nei due film precedenti. Nel finale l'incantesimo di Strange evita la contaminazione con gli altri universi ma il prezzo da pagare è non solo che tutti si dimenticano l'identità segreta di Peter Parker ma anche che gli amici e i conoscenti di questi dimenticano di conoscerlo.

Oltre ad avere i cinque cattivi dei cinque film precedenti, la chicca del film

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come detto prima è avere gli Spider-Man/Peter Parker interpretati da Garfield e Maguire. Si tratta di una sorpresa piuttosto relativa visto che era stata ampiamente ipotizzata dai fan, ma fa comunque piacere averli visti senza essere prima incappati in qualche spoiler. Ovviamente non potevano mancare scene di umorismo tra le tre versioni dell'Uomo Ragno, ma sono inevitabili. Ho solo un rimpianto, ma sarebbe stato chiedere troppo: non compaiono Harry Osborn interpretato da James Franco e Mary Jane Watson interpretata da Kirsten Dunst. Con loro avremmo avuto il crossover definitivo.

Altra comparsata notevole

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è quella di Matt Murdock/Daredevil, interpretato da Charlie Cox che aveva impersonato il personaggio nella serie Netflix. Ci sarà un film nel MCU anche per lui?

Ancora, nella scena a metà dei titoli di coda compare Eddie Brock/Venom interpretato da Tom Hardy, e prima di scomparire per effetto dell'incantesimo di Strange lascia una traccia del simbionte che non promette nulla di buono per Spider-Man. Del resto mi pare che il quarto film è stato confermato, o mi sbaglio?

Un tassello fondamentale del MCU e un film che sa dare significato al personaggio di Spider-Man pur nell'ambito di un universo narrativo che sta diventando sempre più complesso.

 

Voto: 8

 

 

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Don't Look Up: 9/10

 

Grandissimo film, certo surreale, iperbolico, ma che è uno dei più riusciti e e spettacolari ritratto della società occidentale moderna, e della "assurda incapacità" dell'uomo di trovare un punto fermo universalmente condiviso, una visione delle cose, quantomeno basilare, unica, e quindi dell'impossibilità di convergere verso determinate conclusioni, anche quanto è una questione di vita o di morte (sia per limiti intrinseci, che a causa di "tentazioni" mondane, che intorbidiscono, alterano, le evidenze scientifiche). 
Io posso vedere l'evidenza X, indicare X, dimostrare scientificamente, matematicamente e logicamente X, ma non tutti lo percepiranno come X. 

Lo "sfogo" di Di Caprio, frustrato e disperato, in questo senso è spettacolare.


 
Un film che è più vero del vero, come si dice, e che a molti non piacerà proprio per questo motivo. 
Certo, diversi comportamenti di persone e istituzioni appaiono assurdi, insensati, se applicati a un meteorite in arrivo nel giro di 6 mesi. 
Ma se al posto di meteorite mettiamo "climate change" e al posto di 6 mesi, 60 anni, il film descrive esattamente - per filo e per segno, in modo chirurgico, tagliente, spietato -  quello che succede quotidianamente da anni, a livello di singoli e collettività, mass media e poteri economici forti, quanto a azioni, reazioni, pensieri e omissioni. 
 
Una sola pecca, che gli preclude il 10/10. 
Pecca di americanocentrismo.

I destini del mondo si decidono in ammmeriga, l'ammeriga può essere la salvezza o la condanna di noi tutti, tutto è nelle sue mani; il resto dell'umanità se ne sta passivo, incapace moralmente e materialmente di intraprendere qualsiasi iniziativa degna di nota, se non pregare incollato alla tv che il grande popolo americano adempia o tradisca la sua Missione. 


Interessante conferma e "involontaria parodia" di come gli americani, anche brillanti e acculturati, tendano a vedere il resto del mondo (hic sunt leones, barbari sottosviluppati), ma non credo fosse voluto.

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15 minuti fa, Ser Balon Swann ha scritto:

Ma se al posto di meteorite mettiamo "climate change" e al posto di 6 mesi, 60 anni, il film descrive esattamente - per filo e per segno, in modo chirurgico, tagliente, spietato -  quello che succede quotidianamente da anni, a livello di singoli e collettività, mass media e poteri economici forti, quanto a azioni, reazioni, pensieri e omissioni.

 

Direi che rapprenta bene anche la pandemia attuale, anzi penso che l'intenzione principale fosse fare una metafora proprio sul Covid. La prima cosa che ho pensato guardando il film è stata proprio che il regista volesse parlarci della situazione attuale, ma anche il paragone con il cambiamento climatico ci sta bene.

 

Comunque stasera trasmettono Independence Day su Italia1 e Indiana Jones e l'ultima crociata sul canale 8 per chi fosse interessato.

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