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Polgara

Commenti sul libro che ho appena letto....

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La biblioteca dei morti di Glenn Cooper: "Sono già sei le persone cui è accaduto: hanno ricevuto una cartolina anonima, con soltanto una data. E, in quello stesso giorno, sono morti. Sempre in maniera diversa e imprevedibile: colpiti da un malore, coinvolti in una sparatoria, investiti... Tutto fa pensare che ci sia un pericoloso omicida in circolazione a New York. Ma Will Piper, l'agente dell'FBI incaricato delle indagini, scoprirà che quei "delitti" sono collegati a un segreto gelosamente custodito da secoli: la Biblioteca dei Morti..."

 

Avevo tente aspettative su questo libro ma mi ha molto deluso: non mi hanno convinto per niente i continui salti temporali tra giorni odierni, 1947, VIII e XIII secolo che spesso mi sembravano confusionari, e inverosimili i libri della Biblioteca

trasportati in America nell'area 51 e tenuti segreti con la scusa degli extraterrestri...

E poi il il finale:

l'happy ending con Will ovviamente innamorato della collega, in pensione anticipata retribuita che legge il nome del loro bambino su uno dei libri delle nascite... Troppo stonato!

 

Insomma non mi piaciuto... Bocciato!

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Videogames - Elogio del tempo sprecato

 

Un piccolo saggio scritto in maniera semplice semplice a tema videogames. Niente di particolare o approfondito, ma se piace il tema è caruccio. L'autore si preoccupa anche di usare un tono divertente.

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Appena letti in successione L'eretico del caro Altieri. Sicuramente più bravo a scrivere che a tradurre <img alt=" />

Il libro non mi è dispiaciuto anche se non è propriamente il primo di una trilogia, ma è effettivamente un libro incompiuto, un terzo di un libro (maledetti).

Ho trovato le parti più "fantasy" un po' banali

E il pezzo della madre superiora contro il ratto gigante sinceramente mi ha fatto sorridere…una mezza boiata.

 

Però mi è piaciuto come ha saputo costruire le atmosfere, lo stile non male, abbastanza scorrevole e con buone dosi di violenza. Comunque non so se andrò avanti con la trilogia di Madgeburg.

 

L'altro libro appena finito è Gli inganni di Locke Lamora di Scott Lynch. Ho letto questo libro perchè ne avevo letto qui in barriera un gran bene; i barrieristi non deludono <img alt=" /> l'ho trovato mooolto interessante. Anzi, di primo acchitto mi è piaciuto proprio un sacco. I personaggi sono ben caratterizzati, così come l'ambientazione. Consigliatissimo

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Una sfida nel Kurdistan di Jean jacques Langendrof. Romanzo breve (o racconto lungo) per dar voce al protagonista di cui si ignora il nome per tutto il tempo: un giovane avventuriero che si addentra nel Kurdistan per guadagnare alla Germania nazista l'appoggio dei Curdi, onde scatenare una rivolta che porti alla costruzione di un "ponte" da cui dirigersi in india come nel cuore del'Unione Sovietica. Questo è però solamente il contorno, perché, nei fatti, della missione si parla ben poco, salvo per quanto concerne le riflessioni del protagonista: il racconto è in realtà uno stream of counsciusness sulla giovinezza e sul bisogno dei personaggi di agire senza regole né direzioni precise per conservarla ad ogni costo.

 

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Gli orrori del ghiaccio e delle tenebre di Christoph Ransmayr, una storia "doppia"che alterna a quella della spedizione austroungarica del 1872, che portò alla mappatura della Novaja Zemlja ed alla scoperta della Terra di Francesco Giuseppe, quella di un giovane triestino discendente di uno dei dei membri dell'equipaggio. Al resoconto della tremenda realtà dei due anni trascorsi dall'equipaggio della Admiral Tegetthof bloccata tra i ghiacci e poi abbandonata, con il lento imbruttirsi dell'equipaggio e l'incrinarsi delle loro relazioni sociali, fa riscontro la lucida follia del giovane che vuole rivedere le terre visitate dal suo antenato.

 

 

Giustizia, non vendetta di Simon Wiesenthal. Meglio noto come "il cacciatore di nazisti", questo libro è la sola vera autobiografia dell'uomo che permise di assicurare alla giustizia uomini come Eichmann e Silberbauer, che tentò invano di riscattare Wallemberg e Krupa, e che, per dirla con le sue parole, non si sostituì mai alla giustizia, ma cercò di far sì che la giustizia fosse nelle condizioni per compiere il proprio dovere e lo facesse. Una lettura che lascia spesso con l'amaro in bocca, ma che andrebbe letta non soltanto perché oggi è il 27 gennaio.

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Io invece ho terminato

 

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Nel segno della galletta - la cambusa nei millenni di P. Dell'Oro.

L'autore apre il discorso dicendo che di informazioni sull'argomento se ne trovano poche e in effetti non è che sia organizzato benissimo come saggio, ma è comunque molto carino e le varie disgressioni messe là per occupare spazio sono interessanti anche quelli.

 

 

 

 

Gli orrori del ghiaccio e delle tenebre di Christoph Ransmayr,

 

apperò non sembra male questo.

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Il giovane Holden, di J.D. Salinger. Holden Caulfield è un sedicenne incapace di trovare una propria via nella vita. Dal carattere burrascoso, intollerante verso lo studio e gli elitari ambienti universatari, il ragazzo è stato cacciato diverse volte dalle varie scuole frequentate. E' qui che inizia il suo racconto, dall'abbandono volontario dell'ennesimo istituto in cui Holden ricomincia un viaggio verso casa, di breve durata, ma forse fondamentale per il suo futuro. Romanzo di formazione atipico, vero e proprio classico della letteratura americana del secolo scorso, anticipatore in buona parte di alcune tematiche base della futura beat generation, Il giovane Holden, pur non essendo invecchiato benissimo, mantiene tuttora un rapporto di genuina autenticità, con un protagonista narratore che diviene durante la lettura una figura sempre più reale. Ribelle e sognatore, Caulfield rappresenta alla perfezione lo spaccato di una gioventù sempre più incerta sul futuro e incapace di concentrarsi sul presente, diventando una figura iconica citata a più riprese da registi, musicisti e altri scrittori, non ultimo Haruki Murakami nello splendido Norwegian Wood.

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Il giovane Holden è uno dei miei libri preferiti, lo trovo molto attuale nonostante sia del 1951!

 

Se vi piace il genere vi consiglio l'ultimo romanzo di Jeffery Deaver, Sarò la tua ombra. Dalla quarta di copertina: "Kayleigh Towne, famosa cantante, riceve una chiamata da un numero sconosciuto. La strofa d’apertura di Your Shadow, la sua ultima hit, è il solo contenuto della telefonata, prima che un irrevocabile click giunga a troncare la comunicazione. Poco tempo dopo, durante le prove di un concerto, Bobby, road manager ed ex amante della bella Kayleigh, muore schiacciato da un riflettore. A indagare sull’accaduto è l’agente del California Bureau of Investigation ed esperta di cinesica Kathryn Dance, con l’aiuto del geniale criminologo tetraplegico Lincoln Rhyme. Ben presto Dance concentra i propri sospetti su Edwin Sharp, un fanatico ammiratore che da tempo tempesta Kayleigh di mail ed è convinto che Your Shadow contenga una velata richiesta d’aiuto rivolta soltanto a lui. Mentre le morti si susseguono e il cerchio si stringe intorno alla star e al suo entourage, si fa strada l’ipotesi che i versi di quella canzone possano condurre alla vera identità dell’assassino. Perché la passione divenuta ossessione di un fan dalla personalità disturbata non è sufficiente a spiegare i tanti misteri e le ombre di un caso che si fa d’ora in ora più pericoloso e intricato."

 

E' pieno di colpi di scena, fino all'ultimo le certezze su chi sia il colpevole vacillano... E mi è piaciuta l'incursione di Rhyme e Sachs, protagonisti di un altro ciclo di racconti, in quello di Kathryn Dance per aiutarla a risolvere il caso...

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Amate i classici? potrebbe piacervi. Vi piaceva Kafka? Leggetelo, perché questo è l'autore che lo ispirò. Amate i romanzi particolarmente celebnrali, involuti e contorti, dove qualcosa manca (nel caso specifico il tempo!)? Questo libro fa per voi. Non volete perdervi per 180 pagine nei meandri delle intricate e spiraleggianti riflessioni del protagonista e voce narrante, che ripete praticamente sempre le stesse cose per tornare al punto di partenza, in un mondo dove sembra non succedere mai nulla, al punto da far sospettare che vi stia prendendo per il naso in un folle flusso di coscienza privo di reali pensieri? Lasciate perdere...

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La casa delle catene - libro IV della Caduta di Malazan (o meglio, Il libro dei caduti Mazalan) di Steven Erikson

 

Entusiasto dai primi tre volumi della serie (specialmente dal secondo e dal terzo, in Italia pubblicato in due parti), dopo aver finito "La casa delle catene" mi ritrovo un po' con l'amaro in bocca.

 

Da molti, mi sento dire che "La casa delle catene" é il migliore della serie, e quindi le mie aspettative forse erano un po' alte. E poi, con gli ultimi due libri incentrati sulla guerra e sulle battaglie, un altro libro bellicoso forse sarebbe stato inutile, inoltre, il crescendo di battaglie dei volumi due e tre della serie, sarebbe stato comunque insuperabile.

 

Quindi Erikson ha ripiegato, tornando a tessere intrecci fantasy dall'immaginazione illimitata, in un intricatissimo affresco, un po' come aveva fatto con il primo complicato, ma sorprendente libro della saga. Ma l'effetto sorpresa questa volta é venuto a mancare, e alcuni passaggi, li ho letto davvero con poco entusiasmo.

 

Il volume IV, come al solito é diviso in píù 'libri'. Il primo 'libro' racconta dell'ascesa di Karsa Orlong, guerriero gigantesco di una tribú dimenticata, ed é ESTREMAMENTE avvincente, tanto da mettere in ombra le successive parti di "La casa delle catene" e associarsi senza se e senza ma ai capitoli migliori della saga finora.

 

Dopo invece, nella parte 2 e 3 ci troviamo alle prese con quel che succede nel continente di Sette Cittá. La spoiler La dimora fantasma

sconfitta di Coltaine e la cosiddetta "Catena dei Cani"

brucia ancora all'imperatrice, e ha lasciato un senso di amarezza anche tra alcuni popoli del continente ribelle. La inesperta inviata Tavore, é costretta a raccogliere i Spoiler, sempre La dimora fantasma

pezzi dell'esercito sconfitto e fondere gli insanguinati veterani assieme alle

nuove reclute inesperte. Dall'altra parte, la prescelta della dea del Vortice, e comandante dei ribelli Sha'ik é costretta a fare i conti con tradimenti interni dei suoi numerosi comandanti. La parte 4 infine si occupa dello scontro dei due eserciti, e porta a conclusione le innumerevoli sottotrame sviluppatesi.

 

I 'libri' 2 e 3 purtroppo, mi sono sembrati molto prolissi e poco conclusivi. Certo, hanno avuto dei momenti memorabil, tutti gli episodi con "Strings" e qualche scena epica di "Kalam", ma tutto sommato la suspance é ben diversa da quella a cui Erikson ci aveva abituati. Da uno stile ricco di azione siamo passati a uno riflessivo, spesso introvertito. L'espressione "Oh," seguita da un commento triste é onnipresente e, talvolta si sfiora il patetico.

 

Purtroppo il 'libro' 4 non risolleva le sorti dell'opera. Lo scontro finale con tutti i suoi colpi di scena non riesce proprio a ridare lustro a una storia raccontata in modo opaco.

 

Tuttavia con questo mio commento, non intendo affatto scoraggiare nuovi lettori dall'affrontare il fantasy di Erikson, da me considerato ancora, e anche tenendo conto di questo mezzo passo falso, la saga migliore del genere, dopo Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.

Il libro stesso, confrontato ad altre opere analoghe, é comunque un buon libro, ma in ottica di tutta la saga, finora é stato quello che mi é piaciuto di meno.

Infatti gli dó solo un 7 di 10.

 

Appena ho di nuovo voglia di fantasy, comunque non esiteró a buttarmi sul quinto volume, "Maree di Mezzanotte", anche se só che parla di un altro continente, e inizia una trama generale completamente nuova, nella speranza che Erikson riacquisti la brillantezza che ha saputo dare alle sue prime tre opere.

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Ho appena finito "The Darkness that comes Before" di Scott R. Bakker, primo della trilogia "Prince of Nothing" che a sua volta fa parte della saga "The Second Apocalypse".

 

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A tratti alcuni passaggi sono molto violenti (alcuni pure disgustosi), un dark fantasy che lascia il segno (è piaciuto pure a Erikson, fate vobis <img alt=" /> - forse perchè entrambi canadesi? <img alt=" /> ). Interessanti temi che si intrecciano nel corso della storia - la filosofia del protagonista molto ispirata a Nietzsche e il fatto che per certi versi l'ambientazione può essere definita come un "post-apocaliptic fantasy". Curiosi legami delle culture del libro con quelle della nostra realtà (Scylvendi - Unni, Impero Nansuru - Impero Bizantino, Shimeh - Gerusalemme, Il Culto della Zanna - Cristianesimo, ecc.).

 

Bakker ha più volte detto che il romanzo è una fusione stilistica di "Dune" e "Il Signore degli Anelli", il tutto condito dalla filosofia di Nietzsche... e si vede! Alcuni temi sono molto, ma molto simili come quello del "messia" (che si presenta però più come un oltreuomo nietzschiano).

 

I seguiti sono decisamente da leggere, consigliato! <img alt=" /> (sopratutto a chi è abituato agli autori come Joe Abercrombie)

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Appena ho di nuovo voglia di fantasy, comunque non esiteró a buttarmi sul quinto volume, "Maree di Mezzanotte", anche se só che parla di un altro continente, e inizia una trama generale completamente nuova, nella speranza che Erikson riacquisti la brillantezza che ha saputo dare alle sue prime tre opere.

 

Non ho avuto le tue stesse imporessioni nel leggere "La casa delle catene". Non l'ho considerato tra i migliori del ciclo di Erikson, ma di certo non mi ha mai annoiato. Sono piuttosto legato alle vicende di Sette città, le ho amate quasi più di quelle di Genabackis. Detto questo...Maree di mezzanotte, per chi ha la voglia e la pazienza di ritrovarsi in un continente nuovo e leggere di personaggi totalmente nuovi, è a mio parere il migliore tra i libri Eriksoniani. Parere che molti non condividono, ma in ogni caso sono sicuro che non ti deluderà.

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La vita quotidiana nel medioevo di R. Delort

 

Dato che gira e rigira stanno sempre tutti a parlare di medioevo mi son accorta che in realtà ne son ben poco, quindi ho deciso di recuperare <img alt=" />

Questo è un saggio che cerca di spiegare senza tante complicatudini com'è che effettivamente si viveva in Europa a quell'epoca, le differenze a livello di pensiero, modo di intendere il tempo, com'è cambiato il paesaggio e le varie "classi" sociali. Niente di troppo approfondito, va bene per iniziare.

 

 

 

 

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La civiltà della forchetta di G. Rebora

 

 

Più o meno lo stesso filone, solo dal punto di vista alimentare e un arco di tempo dal medioevo al settecento. Caruccio ma anche qui, va bene per chi proprio non ne sapeva nulla.

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Il Battello del Delirio

 

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Finito pochi minuti fa, che dire... Si sente fin dalle prime pagine che è un romanzo di Martin! <img alt=" /> E direi che come opinione è sufficiente, si merita un bel 8/10!

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Anna Karenina, di Lev Nikolaevič Tolstoj. Anna, sposata al freddo Aleksei Aleksandrovič Karenin, ufficiale governativo, è colta da una bruciante passione, ricambiata, per il giovane ufficiale Aleksej Kirillovič Vronskij, che rischia di mandare a monte la sua reputazione nell'alta società. Uno dei capolavori più conosciuti e citati di Tolstoj è un vero e proprio romanzo fiume, ricco di personaggi memorabili e fortemente empatici, prima su tutte la figura di Levin, in cui l'autore russo si è in parte identificato. Una storia d'amore epica e tragica, capace di trascinare vorticosamente per oltre 800 pagine sorretto dallo stile impeccabile, colto ma fruibile, grazie anche alle minuziose descrizioni di scene realistiche, dagli impegnati dialoghi in cui si discute della situazioni politico-sociale della Russia, ai tormentati pensieri d'amore dei suoi protagonisti. Classico tra i classici della letteratura di ogni tempo, in cui convivono onore e tradimento, crudeltà e tenerezza, coraggio e disperazione su uno sfondo d'epoca cruciale per il destino di una Nazione.

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Kitchen, di Banana Yoshimoto. La giovane Mikage, dopo la morte della nonna, è rimasta sola al mondo. Pochi giorni dopo il funerale, riceve la visita di Yūichi, studente dell'università che era molto amico di sua nonna e le propone di andare a vivere in casa sua, con lui e sua madre Eriko. Mikage, che ha una vera e propria passione / ossessione per le cucine, accetta l'offerta e si trasferisce dal ragazzo, stringendo un solido rapporto d'amicizia anche con Eriko, padre genetico di Yuichi che ha cambiato sesso dopo la scomparsa della moglie. Tra i due giovani ben presto si sviluppa qualcosa di più di una semplice amicizia... Il primo romanzo della Yoshimoto, seppur breve, colpisce già per una scrittura emotiva che non lascia indifferenti, con una storia semplice e personaggi ricchi di umanità nonostante l'apparente stramberia (su tutti la madre/ padre Eriko). Ma a lasciare maggiormente il segno è il racconto inserito nel volume, Moonlight shadow, capace nelle sue poche pagine di creare un'atmosfera malinconica su un amore che neanche la morte può dividere.

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