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Commenti sul libro che ho appena letto....


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Extraterrestrial: The First Sign of Intelligente Life Beyond Earth di Avi Loeb

 

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Libro di cui avevo già accennato qui scritto dall'astrofisico israeliano Avi Loeb, che usa la notizia dell'avvistamento nel 2017 dello strano corpo celeste denominato Oumuamua per esaminare tutte le possibili conseguenze e possibilità di un'eventuale esistenza di una o più civiltà aliene evolute e di quali opportunità avrebbe l'umanità nel conoscerle. Dal punto di vista dei dati oggettivi in effetti Ouamuamua presenta (almeno secondo Loeb) delle anomalie sospette, ma nel commento fatto da me nella discussione sull'astronomia ho condiviso un recente articolo che dovrebbe almeno parzialmente spiegarle. È sul discorso filosofico che l'autore non mi convince affatto: criticando l'ambiente scientifico in cui vive per il suo conservatorismo e in generale l'umanità per la sua tendenza all'autodistruzione (guerre, cambiamento climatico ecc.), l'autore sembra offrire come rimedio secondo lui sicuro uno slancio verso la conoscenza di nuove civiltà extraterrestri, il che secondo lui dovrebbe stimolare l'umanità a procedere unita, dimenticando i vari conflitti, e a procedere verso nuovi balzi scientifici. La questione non è banale ed è stata esaminata già da Michael Crichton nel suo famoso romanzo Sfera, in cui vi è effettivamente un passaggio in cui il protagonista riflette su cosa potrebbe dedurre l'uomo da un incontro con una specie aliena. Nel romanzo di Crichton il protagonista riflette sul fatto che i fisici tenderebbero a vedere gli aspetti positivi, ossia quelli legati alle nuove tecnologie e ad un nuovo senso di fraternità, mentre gli storici e i filosofi vedrebbero gli aspetti negativi, ossia la tendenza dell'uomo ad aggredire e a spaccarsi di fronte alle novità, come fu (esempio fatto in Sfera) durante la scoperta delle Americhe. Il libro di Loeb conferma appunta tale regola secondo cui i fisici sono piuttosto ingenui in fatto di reazione delle persone alle novità, e l'autore non sembra mai seriamente porsi il dubbio che un'eventuale scoperta di una civiltà aliena porrebbe più problemi che possibilità positive. Inoltre Loeb è carente (il che è strano essendo un fisico rinomato) anche in un altro aspetto, ossia la possibilità di comunicare effettivamente con tali civiltà aliene. Se, ipotizziamo, esistesse un pianeta abitato da una civiltà avanzata a ventimila anni luce, una comunicazione inviata da noi verso di loro impiegherebbe ventimila anni ad arrivare, e così pure la loro eventuale risposta portando l'attesa a quarantamila anni, e non è certo sicuro che all'epoca l'umanità (o la civiltà aliena) esista ancora.

In ogni caso è sicuramente un libro scritto bene e a suo modo ben argomentato, ma le conclusioni dell'autore mi lasciano freddo.

 

Voto: 6,5

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Wow! ho letto 2 nuovi libri in queste ultime 2 settimane, ormai sono così rari quelli che riesco a leggere...

Il primo è Assassinio allo specchio di Agatha Christie. Classico giallo, niente di strepitoso (con gli occhi di oggi) ma lettura più che piacevole.

 

Il secondo è L'arte di uccidere di John Dickson Carr, sempre un giallo, ma con uno stile e una ambientazione tanto gotica, noir e crepuscolare che non mi stupirebbe se uscisse Cthulhu ad un certo punto. Non l'ho ancora finito, ma è davvero intrigante.

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Il 4/7/2021 at 15:09, Euron Gioiagrigia ha scritto:

Extraterrestrial: The First Sign of Intelligente Life Beyond Earth di Avi Loeb

 

9780358278146_0_221_0_75.jpg

 

Libro di cui avevo già accennato qui scritto dall'astrofisico israeliano Avi Loeb, che usa la notizia dell'avvistamento nel 2017 dello strano corpo celeste denominato Oumuamua per esaminare tutte le possibili conseguenze e possibilità di un'eventuale esistenza di una o più civiltà aliene evolute e di quali opportunità avrebbe l'umanità nel conoscerle. Dal punto di vista dei dati oggettivi in effetti Ouamuamua presenta (almeno secondo Loeb) delle anomalie sospette, ma nel commento fatto da me nella discussione sull'astronomia ho condiviso un recente articolo che dovrebbe almeno parzialmente spiegarle. È sul discorso filosofico che l'autore non mi convince affatto: criticando l'ambiente scientifico in cui vive per il suo conservatorismo e in generale l'umanità per la sua tendenza all'autodistruzione (guerre, cambiamento climatico ecc.), l'autore sembra offrire come rimedio secondo lui sicuro uno slancio verso la conoscenza di nuove civiltà extraterrestri, il che secondo lui dovrebbe stimolare l'umanità a procedere unita, dimenticando i vari conflitti, e a procedere verso nuovi balzi scientifici. La questione non è banale ed è stata esaminata già da Michael Crichton nel suo famoso romanzo Sfera, in cui vi è effettivamente un passaggio in cui il protagonista riflette su cosa potrebbe dedurre l'uomo da un incontro con una specie aliena. Nel romanzo di Crichton il protagonista riflette sul fatto che i fisici tenderebbero a vedere gli aspetti positivi, ossia quelli legati alle nuove tecnologie e ad un nuovo senso di fraternità, mentre gli storici e i filosofi vedrebbero gli aspetti negativi, ossia la tendenza dell'uomo ad aggredire e a spaccarsi di fronte alle novità, come fu (esempio fatto in Sfera) durante la scoperta delle Americhe. Il libro di Loeb conferma appunta tale regola secondo cui i fisici sono piuttosto ingenui in fatto di reazione delle persone alle novità, e l'autore non sembra mai seriamente porsi il dubbio che un'eventuale scoperta di una civiltà aliena porrebbe più problemi che possibilità positive. Inoltre Loeb è carente (il che è strano essendo un fisico rinomato) anche in un altro aspetto, ossia la possibilità di comunicare effettivamente con tali civiltà aliene. Se, ipotizziamo, esistesse un pianeta abitato da una civiltà avanzata a ventimila anni luce, una comunicazione inviata da noi verso di loro impiegherebbe ventimila anni ad arrivare, e così pure la loro eventuale risposta portando l'attesa a quarantamila anni, e non è certo sicuro che all'epoca l'umanità (o la civiltà aliena) esista ancora.

In ogni caso è sicuramente un libro scritto bene e a suo modo ben argomentato, ma le conclusioni dell'autore mi lasciano freddo.

 

Voto: 6,5

Non ho letto questo libro, e in generale conosco molto poco la letteratura contemporanea sull'argomento. Ma una cosa che mi ha sempre colpito è quanto poco i fisici  e i filosofi abbiano affrontato quello che, distanza fisica a parte, sarebbe probabilmente il dilemma principale nell'incontro con una civiltà aliena: la difficoltà di comunicazione.

Voglio dire, tutte le teorie relative agli alieni si basano su una visione estremamente antropocentrica di cosa sia una vita intelligente. Partono dal presupposto che gli "alieni" siano creature di dimensioni abbastanza simili alle nostre, con una durata della vita (e di conseguenza una percezione del tempo) simile alla nostra, dotati di organi  affini ai nostri: occhi, orecchie, bocca, arti, un sistema di comunicazione basato sui suoni. Ma questo non è assolutamente scontato: una razza aliena potrebbe essere talmente diversa da noi, dal punto di vista biologico, da essere praticamente inconoscibile. Figuriamoci quanto potrebbe essere facile stabilire una comunicazione, e ancora di più avere regole morali e un sistema di valori sufficientemente simile da poter "imparare" qualcosa da loro, o insegnarglielo. Già una società di insetti intelligenti non avrebbe probabilmente alcun punto di contatto intellettuale con gli esseri umani, e gli insetti dopotutto sono un tipo di essere vivente che vive sulla terra e che conosciamo abbastanza bene. Ma non è assolutamente detto che lo sviluppo della vita intelligente richieda un sistema nervoso strutturato come il nostro, e la comunicazione con creature dotate di un tipo diverso di sistema nervoso sarebbe con ogni probabilità del tutto impossibile.

Per quel poco che ho letto in vita mia, stranamente ho trovato questo tipo di riflessioni solo in alcuni autori "classici": Asimov, in Neanche gli dei (che contiene quella che a mio modo di vedere è l'ipotesi più geniale di vita aliena di tutta la fantascienza, o perlomeno quella che conosco io) e "le Sfere di fuoco" nelle Cronache Marziane di Bradbury (che però affronta il problema esclusivamente da un punto di vista metafisico).

Se tu, o qualcun altro, mi sapesse menzionare qualche libro che affronti il problema della vita aliena da un punto di vista biologico -possibilmente credibile, non tavanate a caso- gli sarei grata e lo leggerei molto volentieri.

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5 ore fa, Pongi ha scritto:

 

Già una società di insetti intelligenti non avrebbe probabilmente alcun punto di contatto intellettuale con gli esseri umani, e gli insetti dopotutto sono un tipo di essere vivente che vive sulla terra e che conosciamo abbastanza bene.

 

Se tu, o qualcun altro, mi sapesse menzionare qualche libro che affronti il problema della vita aliena da un punto di vista biologico -possibilmente credibile, non tavanate a caso- gli sarei grata e lo leggerei molto volentieri.

 

Su questo, posso consigliarti questo libro di fantascienza:

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Ho finito L'arte di uccidere, e mi é piaciuto. Ora, siccome il ritorno delle ferie per qualche ragione mi ha schiacciato (forse il clima: sono tornato e mi sono ritrovato in peno autunno!) e cosí la sera non riesco a fare nulla e dormo mediamente piú di prima, ho deciso di proseguire questa ondata di lettura (che ha stupito me per primo) iniziando Il Segno dei quattro, il mio primo romanzo di Sherlock Holmes. Per il momento non mi dispiace.

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Il 2/8/2021 at 16:02, Pongi ha scritto:

Non ho letto questo libro, e in generale conosco molto poco la letteratura contemporanea sull'argomento. Ma una cosa che mi ha sempre colpito è quanto poco i fisici  e i filosofi abbiano affrontato quello che, distanza fisica a parte, sarebbe probabilmente il dilemma principale nell'incontro con una civiltà aliena: la difficoltà di comunicazione.

Voglio dire, tutte le teorie relative agli alieni si basano su una visione estremamente antropocentrica di cosa sia una vita intelligente. Partono dal presupposto che gli "alieni" siano creature di dimensioni abbastanza simili alle nostre, con una durata della vita (e di conseguenza una percezione del tempo) simile alla nostra, dotati di organi  affini ai nostri: occhi, orecchie, bocca, arti, un sistema di comunicazione basato sui suoni. Ma questo non è assolutamente scontato: una razza aliena potrebbe essere talmente diversa da noi, dal punto di vista biologico, da essere praticamente inconoscibile. Figuriamoci quanto potrebbe essere facile stabilire una comunicazione, e ancora di più avere regole morali e un sistema di valori sufficientemente simile da poter "imparare" qualcosa da loro, o insegnarglielo. Già una società di insetti intelligenti non avrebbe probabilmente alcun punto di contatto intellettuale con gli esseri umani, e gli insetti dopotutto sono un tipo di essere vivente che vive sulla terra e che conosciamo abbastanza bene. Ma non è assolutamente detto che lo sviluppo della vita intelligente richieda un sistema nervoso strutturato come il nostro, e la comunicazione con creature dotate di un tipo diverso di sistema nervoso sarebbe con ogni probabilità del tutto impossibile.

Per quel poco che ho letto in vita mia, stranamente ho trovato questo tipo di riflessioni solo in alcuni autori "classici": Asimov, in Neanche gli dei (che contiene quella che a mio modo di vedere è l'ipotesi più geniale di vita aliena di tutta la fantascienza, o perlomeno quella che conosco io) e "le Sfere di fuoco" nelle Cronache Marziane di Bradbury (che però affronta il problema esclusivamente da un punto di vista metafisico).

Se tu, o qualcun altro, mi sapesse menzionare qualche libro che affronti il problema della vita aliena da un punto di vista biologico -possibilmente credibile, non tavanate a caso- gli sarei grata e lo leggerei molto volentieri.

Riflessioni simili come diceva @Euron Gioiagrigia sono presenti in Sfera, abbastanza illuminanti se si pensa che sono libri ormai datati in cui certe tecnologie non erano nemmeno paventate (e infatti alcuni orizzonti temporali fanno sorridere). Anche in Andromeda. Problema del linguaggio anche in Congo seppur in diverso contesto.

Il quinto giorno parte da basi molto interessanti ma purtroppo poi finisce in caciara.

@Manifredde prova anche il mastino dei Baskerville!

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Finito anche Il segno dei quattro. Mi é piaciuto, sicuramente se ne ce sará l'occasione leggeró altri libri di SH. L'ho trovato sorprendetemente moderno in alcuni aspetti, e teneramente vecchio in altri. Alcuni aspetti, oggidí, sarebbero un poco controversi, sebbene certamente all'epoca non saranno sembrati tali.

 

Ora ho iniziato un nuovo giallo, il quarto di fila. Cambiare genere mi deve evidentemente aver fatto bene, l'ultima volta che ho letto cosí tanto andavo probabilmente ancora all'universitá :ehmmm:

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Il 16/8/2021 at 11:09, Manifredde ha scritto:

L'ho trovato sorprendetemente moderno in alcuni aspetti, e teneramente vecchio in altri. Alcuni aspetti, oggidí, sarebbero un poco controversi, sebbene certamente all'epoca non saranno sembrati tali.

Infatti è una caratteristica che mi piave tanto dei libri di Conan Doyle. Comunque leggi anche il Mastino dei Baskerville :wub:

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1 ora fa, Lyra Stark ha scritto:

Comunque leggi anche il Mastino dei Baskerville 

 

Dici che é il piú bello? Lo metto in lista, allora (ero prevenuto perché nella serie tv Sherlock, l'episodio "ispirato" al mastino di B era secondo me uno degli episodi piú deboli, anche se so che non centra nulla :blink:)

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Oh si, almeno è il mio preferito in assoluto di tutti i romanzi di Sherlock Holmes perché ha tutti gli ingredienti che mi piacciono (leggende, brughiere, aura soprannaturale...). L'episodio di Sherlock fu una schifezza indicibile per me, brutto in sé e mortificante per la storia cui si ispira. 

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Ne ho finito un altro, WOW :excl2:

Questo era Morte sul castello di Poppa di Mary Roberts Rinehart. Anche questo un giallo (ne ho presi alcuni in blocco dalla cantina di mio padre, ecco perché gli ultimi libri letti sono dello stesso genere.

 

L'ho trovato molto immersivo, le pagine scorrevano piuttosto bene e non vedevo l'ora ogni volta di ritornare sulla tolda di quella nave. Un paio di difetti:

 

Spoiler

-il finale é stato un pó deludente e affrettato. Lo definirei senza dubbio anticlimatico

-Non mi é assolutamente chiara la scelta della rivelazione finale del colpevole: gli indizi vengono presentati durante lo svolgimento, proprio come ogni classico giallo, e c'é pure un processo finale in cui tutte le testimonianze e gli indizi vengono rivisti e presentati. Il protagonista vive la vicenda in prima persona dall'inizio alla fine, ed é quindi in una posizione privilegiata per arrivare alla soluzione. Eppure l'assassino viene scovato "per caso", solo perché il protagonista viene aggredito nelle ultime pagine. Perché non si é optato per la classica "epifania"? 

-Il libro, per essere fondamentalmente un giallo, é un pó troppo sentimentale, e questo secondo me distrae dalla natura piú squisitamente meccanica dei delitti. Inoltre, sebbene il talento della scrittrice sia innegabile, ho trovato il protagonista poco credibile nei suoi sentimenti, e a tratti mi é parso che quello fosse piú "l'uomo romantico" come "le donne" se lo immaginano, che un vero uomo. Chissá se i personaggi femminili, quando scritti da autori maschili, hanno lo stesso problema quando lette da lettrici?

Un altro esempio, che mi é parso bizzarro: verso la fine, il protagonista pensa che la sua amata trovi piacere nel parlargli mentre lui é sdraiato e lei in piedi, perché in questo modo compensa il senso di inferioritá che prova dovendo solitamente alzare la testa per guardarlo dal basso in alto. In 40 anni, non ho mai pensato neppure per un istante che "le donne" possano provare inferioritá per questo motivo, e mi domando a) se sia vero e b) se quel pensiero non riveli della scrittrice piú di quello che intendesse rivelare, visto che i pensieri di quell'uomo, nei confronti di quella donna e delle donne in generale, sono sempre stati troppo genuini e rispettosi per saltarsene fuori con una idea tanto particolare. Certo, che io sappia, non é un pensiero tipico "degli uomini" questo :ehmmm:

 

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Il 18/8/2021 at 11:32, Manifredde ha scritto:

 

Dici che é il piú bello? Lo metto in lista

 

Se non l'hai già letto, metti in lista "La quarta verità" di Iain Pears

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Sembra intrigante, ma una delle ragioni per cui non riuscivo piú a finire un libro é perché, per abitudine, spesso sceglievo mallopponi enormi (di recente, IT, Limit, nuovamente ISDA etc) e, non avendo piú il tempo di una volta, lo leggevo per mesi e mesi e alla fine mi stufavo :ehmmm: 

La quarta veritá sono oltre 700 pagine, troppe. Continueró ancora con volumi decisamente piú contenuti per un pó. Ma grazie per la dritta ^_^

 

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