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Politica internazionale


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Non entrando nel merito dei pro e dei contro della moneta unica, il "dado è tratto" e, onestamente, non credo che a questo punto, possa bastare fare un passo indietro nell'euro per risolvere i problemi della Grecia, ma anche i nostri.

 

Non sono un'espertissima in materia, ma temo che dal punto di vista dell'impatto sui mercati finanziari e sull'economia del Paese coinvolto sarebbe un po' come giocare alla roulette e puntare tutto su rosso o nero.

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Non entrando nel merito dei pro e dei contro della moneta unica, il "dado è tratto" e, onestamente, non credo che a questo punto, possa bastare fare un passo indietro nell'euro per risolvere i problemi della Grecia, ma anche i nostri.

 

Non sono un'espertissima in materia, ma temo che dal punto di vista dell'impatto sui mercati finanziari e sull'economia del Paese coinvolto sarebbe un po' come giocare alla roulette e puntare tutto su rosso o nero.

 

 

Peggio di come stanno ora in Grecia solo in caso di guerra le cose andrebbero ancora più male. Ho visto documenti in cui gente che fino a pochi anni fa apparteneva al ceto medio fare code lunghissime per mangiare alle mense dei poveri, persone malate che non possono andare al Pronto Soccorso perchè anche lì si devono pagare le medicine, altre persone che disperate si gettano nella criminalità e per ricavare qualche euro spacciano droga e loro stessi si fanno di crac che non costa quasi nulla e i loro cervelli si stanno fondendo. Se questa era la nuova era dell'euro che doveva portare ricchezza ai popoli allora siamo all'inferno e secondo qualche economista prima o poi tocca a noi. Bisogna ribellarsi a questo destino, non si lavora per poi finire così.

 

Intanto altrove nel mondo i paesi del BRICS cercano di staccarsi dai ricatti e dai supprusi del FMI e creano una loro banca per lo sviluppo:

 

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10686

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PUNTO 1

la Grecia è entrata volontariamente nell'UE e altrettanto volontariamente è entrata nell'Euro. La Grecia volontariamente ha adottato un modello di sviluppo e di società fallimentare, ha fatto consapevolmente pasticci economici e ha consapevolmente contratto debiti e obblighi.

Non essendo una teocrazia ereditaria o simili ma una democrazia a tutti gli effetti, queste scelte le ha fatte il popolo greco, sia pur attraverso i suoi rappresentanti democraticamente eletti.

 

PUNTO 2

L'appartenere all'UE, l'aver adottato l'EURO ed l'essere sottoposti all'influenza del mercato e della finanza internazionale sono comuni denominatori di un sacco di Stati, alcuni benestanti e floridi, alcuni senza infamia e senza lode, alcuni nelle peste, grandi e piccoli, vecchi e nuovi.

E' alquanto irrazionale (siamo a livelli proprio alti) individuare in questi tre fattori (UE, Euro, Mercato) le cause della povertà di uno Stato, quando immancabilmente gli Stati poveri hanno tra loro altri comuni denominatori ben evidenti (corruzione, evasione, sistema pubblico marcio, assistenzialismo esagerato), che questi sì li differenziano dagli Stati più benestanti o comunque che non stanno andando a rotoli.

 

 

dal Punto 1 deriva che la Grecia, l'Italia e tutti gli altri Stati (prevalentemente della c.d. Europa mediterranea o del sud), che come detto sta a significare il popolo greco (o Italiano o portoghese) devono piantarla di scaricare le colpe dei loro fallimenti e problemi sulle classi politiche e farsi un bell'esame di coscienza.

le classi politiche saranno anche incompetenti, stupide e disoneste, ma altro non sono che l'espressione dei cittadini (i quali, per deduzione logica ma anche per osservazione empirica, per la maggior parte sono incompetenti e/o stupidi e/o disonesti).

Se proprio una ribellione o una rivoluzione ha da farsi, deve essere fatta contro quei milioni di elettori scemi o ignoranti che attraverso comportamenti e scelte da bambino di quinta elementare trascinano intere nazioni alla rovina.

 

dal Punto 2 deriva che la Grecia, l'Italia e tutti gli altri Stati devono smettere di dare la colpa al "altro da sé stessi", ovvero a tutti quei fattori esterni/esteri come Cermania Kattiva, Massoni Kattivi e Ekonomia Kattiva.

Se proprio si vuole individuare come fonte di ogni problema un qualcosa di astratto e che trascenda la stupidità dei cittadini di cui al punto 1 (se c'è una cosa che un politico in democrazia non può permettersi di dire, è che i propri potenziali elettori siano in larga parte una manica di cretini/furbetti, anche se ciò è evidentemente vero e dimostrabile) , allora questo qualcosa è da individuarsi in quei sistemi istituzionali ed economici inefficienti e distorti che molti Stati si sono scioccamente dati, o che scioccamente non sono stati in grado di aggiornare/superare.

 

 

 

Certamente nel mondo globalizzato le scelte degli altri soggetti internazionali (finanziari o statali) hanno notevoli ripercussioni sui vari Stati, ma questo non può certo cambiarsi. Ognuno persegue il suo interesse e, nei limiti in cui non viola il diritto internazionale, può farlo legittimamente.

E' infantile e inutile dare la colpa dei propri problemi a questi soggetti.

l'unica cosa che uno Stato può fare - e molti l'hanno fatto, quindi di esempi positivi da poter seguire ce ne sono - è attrezzarsi per poter assorbire, controllare e perché no, gestire, le ripercussioni e le scelte internazionali.

Come? Con una cittadinanza/società preparata e razionale e con un sistema politico/economico efficiente e razionale.

Ogni altra via è perdente.

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La Grecia ha fatto certamente i suoi errori come noi d'altronde, e quanto a classe politica corrotta noi è meglio che non parliamo. Tuttavia questo non significa che interi popoli debbano essere affamati e ridotti in miseria in nome di cervellotici paramentri finanziari. Io dico che stante queste regole è impossibile ripagare i debiti per quasi tutti i paesi dell'Euro compresa pure la Francia della Grandeur. Quindi o i debiti si spalmano in tempi lunghissimi almeno 50 0 60 anni o si utilizzano forme di finanziamento come gli Eurobond che la Germania non vuole. Mi spiegate come paesi in crisi possano riprendersi senza investimenti pubblici (Obama così ha risollevato gli USA con massicci denari pubblici alla faccia del mercato che tanto loro amano) che non ricadano nel riconteggio dei debiti? Altrimenti un altro po' dovremo vendere pure il patrimonio artistico per saldare i debiti come qualcuno ha addirittura pensato per la Grecia con il Partenone. Quanto al mercato le sue regole sono odiose e disumane, prima finalmente gli Stati ritorneranno alla loro indipendenza dal mercato e meglio sarà, il socialismo democratico o la socialdemocrazia non si basavano su questo? Rispetto per il mercato, non demonizzazione ma neppure totale subalternità. Quando l'economia produce distorsioni inaccettabili occorre che gli Stati intervengano come soteneva Keynes ed anche politicamente aver scelto di essere entrati nell'euro non significa impiccarsi ad esso. Se non funziona bene si cambia o si ritorni indietro.

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Bah, i greci chiedono soldi, non è che stanno a fare un favore agli altri. Quindi finiamola una buona volta con questi luoghi comuni dell'uscita dall'euro che lasciano il tempo che trovano. Questi di Tsipras come avevo già previsto hanno fatto un sacco di grancassa ma alla fine quello che fanno è chiedere soldi come gli altri. L'idea di uscire dall'euro è la storiella da raccontare per additare altri dei propri mali. E uscendosene con quella schifosa vignetta sul tedesco nazista non hanno fatto altro che tirarsi fango addosso da soli. Se vogliono uscire escano, pure domani, tanto peggio per loro. Ma poi escono, falliscono, e chi gli continua a dare i soldi? Babbo natale? :stralol:

 

Torniamo invece alle cose serie.

- In ucraina i militari affermano che per via dei continui attacchi da parte dei russi non si può procedere al ritiro della armi pesanti.

http://www.bbc.com/news/world-europe-31583413

La cosa incredibile è che ancora adesso su televideo si continua a parlare di ritiro delle armi da domani, quando pure l'ansa batte notizia opposta. Io non lo so su quale base si scelgno i giornalisti che devono aggiornare i pezzi. Bah. http://www.servizitelevideo.rai.it/televideo/pub/pagina.jsp?p=159&s=0&r=Nazionale&idmenumain=11&pagetocall=pagina.jsp

Giusto per restare in tema,

- L'OSCE afferma che il cessate il fuoco non regge:

http://www.kyivpost.com/content/ukraine-abroad/france-24-osce-says-ukraine-ceasefire-not-holding-video-381626.html

- The Telegraph: Kyiv says rebel attacks prevent withdrawal of frontline heavy weapons (pesanti attacchi verso Mariupol)

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/ukraine/11429167/Ukraine-rebel-attacks-prevent-withdrawal-of-frontline-heavy-weapons-says-Kiev.html

 

 

E a margine, le spese militari russe quest'anno vanno verso il 10% del PIL, cifre da economia di guerra

http://www.nytimes.com/reuters/2015/02/23/world/asia/23reuters-russia-crisis-arms-rostec.html?ref=world&_r=0

E la cosa bella è che da noi si lamentano con una spesa che viaggia sull'1% del PIL...

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Sono incerto sull'intervento in Libia. Sento come se l'isis abbia fatto una mossa sullo scacchiere cui almeno io non so come rispondere.

 

Da un lato, è sicuramente indesiderabile (per usare un'eufemismo) avere questo tipo di vicini al di là del mare, e non perché "aRRivano QUi koi barkoni!1!1!" ma perché la Libia potrebbe fungere da trampolino di lancio per l'intera africa. Non c'è storia, lo stato islamico va fermato in Libia, con le buone e anche con le cattive se necessario.

 

D'altra parte, cosa abbiamo?

1) uno stato con la gente comune orma quasi tutta armata, dopo 4 anni di quasi-conflitto;

2) due governi nazionali, che sarà difficile mettere d'accordo e un numero x di milizie, idem

3) la sfiducia nell'occidente dopo che con il suo intervento nel 2011 si è passati dalla padella nella brace

4) l'Egitto, un vicino troppo politicamente vicino al governo libico laico

5) l'isis sfrutterà un intervento armato occidentale quale chiamata alle armi generale

 

Un vespaio insomma. In cui andrebbe a cacciarsi chi? L'Italia, unica polla della situazione. Ci credo adesso che gli altri stati ci vanno piano. Non è solo questione di geografia.

Senza contare il fatto che un intervento militare serio non vuol dire solo aviazione e marina, ma truppe di terra, e per lungo tempo, tutto quello necessario per stabilizzare la regione (e preferibilmente stabilizzare come piace a noi). Sarà come al solito difficile per noi democrazie occidentali basate sul sondaggio tenere i piede piantato lì.

 

Quindi meglio tenere quella militare come vera ultima ratio... da prendere in caso di fallimento dei negoziati politici a malincuore ma al tempo stesso, se presa, da perseguire con fermezza... Fermezza che rappresenta la condizione di vittoria contro un nemico invece estremamente determinato.

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Sulla questione greca la penso come Ser Balon. "Chi è causa del suo mal pianga sé stesso" mi pare riassumere bene quello che penso. D'altro canto, questioni umanitarie pure mi spingono a vedere la situazione greca gestita in maniera leggermente più soft, ma non essendo un esperto di economia non so come questo possa avvenire. Quello che invece penso è che se il governo di Tzipras dovesse, agli occhi dei greci, fallire nella sua missione, allora la strada sarebbe probabilmente spianata per Alba Dorata e quello si che non me lo auguro per niente. Perciò le istituzioni europee dovrebbero tenere conto anche di questo nel momento in cui trattano con la Grecia, giusto per non ritrovarsi un'Ungheria 2.0.

 

Per la questione libica, ritengo che l'intervento militare debba esserci, ma non che debba necessariamente ed immediatamente essere occidentale. Sarei piuttosto propenso a generosi finanziamenti e supporti alle forze armate anti ISIS che offrano un minimo di garanzie in più di stabilità. I raid giordani ed egiziani hanno dimostrato che questi due stati hanno la volontà e la capacità per un intervento militare duro, si tratta solo di metterli in condizione di poterlo sostenere più a lungo e in maniera più massiccia.

Poi è chiaro che, se questo non dovesse bastare, toccherà all'Occidente farsi avanti, non fosse altro per spirito di autoconservazione.

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Ma perché la questione greca non ti pare una cosa seria? ;)

La questione greca è seria. Quello che non è serio è affrontare una questione seria con propaganda insensata. E' quello che hanno fatto quelli di Tsipras additando situazioni esterne come cause di quei mali che invece sono derivati da cause interne, pretendendo soldi e offrendo in cambio minacce e provocazioni.

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Sulla questione greca: al di là delle responsabilità che hanno portato a questa situazione (probabilmente troppo complesse per essere riassunte qui in poche righe), credo non sia economicamente sostenibile ai fini dell'equilibrio dell'EU che il prestito alla Grecia diventi "a fondo perduto". D'altro canto, "torchiare" il Paese non è la soluzione: il debito non vorrebbe saldato (se i soldi non ci sono, non ci sono), ma in compenso la linea dura in tal senso rischia di vanificare l'intento del prestito stesso, vale a dire cercare di far risollevare il Paese. Quale sia la soluzione, non lo so. D'altro canto, se avessi una risposta valida, probabilmente sarei seduta altrove in questo momento. :unsure: ;)

 

Sulla questione libica: concordo con Guardiano della Notte, anche se mi sa che la nostra "generosità" come Italia possa essere più di cuore che non di risorse materiali :ehmmm:, eccezion fatta per quella materia che si può donare (quasi) gratis: la materia grigia. ;)

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l'avanzata dell'isis sta rendendo sempre più evidente quanto sostenevo tempo fa.

1) se l'occidente/nato/onu non è disposta a intraprendere campagne militari a lungo termine, costose in termini di danaro e vite umane, con l'obbiettivo ben chiaro di presidiare il territorio e stabilizzare le regioni interessate, attraverso il dispiegamento di numerose forze terrestri (bombardare e basta, senza che l'azione dal cielo sia coordinata con una efficace vita terra, non serve a una mazza, e ormai dovrebbe essere evidente anche ai peggiori strateghi, dopo Vietnam, Afghanistan russo, guerra al terrore bush ecc)...

 

2) se l'america non vuole più (ma ormai è il caso di dire che non può più) esercitare il suo ruolo di leader e "coordinatore" del mondo (la russia povera non parliamone)

 

3) se non vogliamo affidarci ai tutti i santi del paradiso, mettere la testa sotto la sabbia e pregare che tutto vada bene, in fondo non è ancora successo niente...

 

 

la soluzione è una sola.

 

affidarsi alle medie potenze regionali. Agli Stati e alle nazioni degne di questo nome, con delle strutture, una storia, un popolo. Egitto, Turchia, Iran, Pakistan, Arabia. Lasciare che estendano la propria sfera di influenza e rimettano in riga quegli staterelli fantoccio figli di quel processo abborracciato, dilettantistico e ipocrita (autodeterminazione o sostituzione delle vecchie potenze coloniali con il dominio di quelle che credevano di essere le superpotenze del futuro?) chiamato decolonizzazione. Se per farlo esigono di piazzare la bandierina su qualche sorgente, diga, pozzo di petrolio, città, regione strategica, facciano pure.

E poi sì, trattare con loro in caso di problemi. Usare il buon vecchio diritto internazionale e le buone vecchie conferenze di pace. Non è che l'Egitto diventa il quarto reich se piazza qualche suo asset in più in Libia.

La diplomazia non funziona se applicata a una galassia di staterelli instabili perennemente in mano a bande tribali e fazioni di estremisti e guerre civili.

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La Grecia ha fatto certamente i suoi errori come noi d'altronde, e quanto a classe politica corrotta noi è meglio che non parliamo. Tuttavia questo non significa che interi popoli debbano essere affamati e ridotti in miseria in nome di cervellotici paramentri finanziari. Io dico che stante queste regole è impossibile ripagare i debiti per quasi tutti i paesi dell'Euro compresa pure la Francia della Grandeur. Quindi o i debiti si spalmano in tempi lunghissimi almeno 50 0 60 anni o si utilizzano forme di finanziamento come gli Eurobond che la Germania non vuole. Mi spiegate come paesi in crisi possano riprendersi senza investimenti pubblici (Obama così ha risollevato gli USA con massicci denari pubblici alla faccia del mercato che tanto loro amano) che non ricadano nel riconteggio dei debiti? Altrimenti un altro po' dovremo vendere pure il patrimonio artistico per saldare i debiti come qualcuno ha addirittura pensato per la Grecia con il Partenone. Quanto al mercato le sue regole sono odiose e disumane, prima finalmente gli Stati ritorneranno alla loro indipendenza dal mercato e meglio sarà, il socialismo democratico o la socialdemocrazia non si basavano su questo? Rispetto per il mercato, non demonizzazione ma neppure totale subalternità. Quando l'economia produce distorsioni inaccettabili occorre che gli Stati intervengano come soteneva Keynes ed anche politicamente aver scelto di essere entrati nell'euro non significa impiccarsi ad esso. Se non funziona bene si cambia o si ritorni indietro

i debiti si pagano, a meno che il creditore molto benevolmente (o perché ritiene che sia maggiormente nel suo interesse) non decida di condonare il tutto.

 

la grecia negli ultimi 30-40 anni ha ricevuto benefici immensi dall'essersi "seduta" al tavolo del mercato e dell'euro, era un paese miserabile e a parte Onassis e le sue barche piene di dive gli altri andavano avanti a formaggio e olive e turismo da zaino in spalla.

se non volevano correre i rischi che il mercato internazionale comporta potevano benissimo seguire i modelli nord corea o cuba o altri, nessuno li ha obbligati a fare niente.

adesso, a causa di scelte sbagliate (il mercato sta strangolando austria e Finlandia? ah no? strano, fanno parte dell'Ue, dell'Euro e come stati hanno dimensioni/popolazione simili alla grecia...) non possono dire "ok è stato bello finché è durato, mo restateci voi con il cerino in mano".

 

se mentre pagano i debiti vogliono uscire dall'Europa e/o dall'Euro e diventare una socialdemocrazia pienamente keyseniana, liberi.

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Ragazzi se passa il concetto che la Grecia è giusto che ora sia alla miseria non posso concordare anche perchè allora sarà giusto che i prossimi sia noi. Il loro debito a causa di corruzione e spese incontrollate è andato fuori controllo ma lo stesso vale per noi che grazie alla folle politica degli anni 80 sotto Craxi e Demita peggiorata poi anche con Berlusconi nei suoi Governi degli anni' 2000 ha visto il debito schizzare oltre il 120% del PIL. Si ebbe un piccolo calo solo durante il primo Governo Prodi anche perché con tutte le tasse compresa la "mitica" Eurotassa si scese intorno al 104% se ricordo bene. Il fatto è che ora sono folli i modi e i tempi che la Troika impone per rientrare alla Grecia e in futuro anche a noi vedrete. Per ora ci siamo salvati solo perché abbiamo una struttura industriale 10 volte superiore a quella greca e perché noi italiani abbiamo un risparmio privato elevatissimo che ha consentito alle famiglie e a molte imprese ancora di stare a galla, ma quando ci saremo mangiati i risparmi voglio vedere cosa accadrà se non si inverte la corrente. Inoltre il massacro sociale del Governo Monti ha permesso per ora di dare una piccola sistemata al bilancio statale ma si è raschiato il barile. Se le cose andranno male vedrete che come in Grecia taglieranno pesantemente sulla Sanità e ci toccherà pagare tutto, poi smantelleranno quel poco o pochissimo di tutele che ancora esitono sul lavoro come diritto alla malattia e tredicesime varie per finire con un colpo definitivo ai pensionati già affamati.

 

Sul fronte Libico concordo con chi dice che occorra armare pesantemente gli antiIsis sul campo, sarebbe una follia un intervento diretto occidentale in un pagliaio infernale simile a quello afghano dove 15 di occupazione americana ed occidentale non ha risolto quasi nulla.

 

Scusa Balon ma perché sei contro la socialdemocrazia e le politiche Keynesiane? I disastri e le crisi di questi anni le ha prodotte il liberismo sfrenato, la speculazione finanziaria incontrollata e il mercato dei derivati in cui si sono fregati milioni di azionisti nel mondo con investimenti truccati e spazzatura. Ricordiamoci che gli USA sono usciti dalla crisi con le politiche keynesiane immettendo enormi fondi pubblici sul mercato (La FIAT senza il prestito di Obama con il cavolo che si pigliava la Crysler) come d'altronde accadde dopo il'29 con il New Deal.

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Sono d'accordo con te, Gil, che non si possa semplificare dicendo: "cara Grecia, in questo pasticcio ti ci sei messa tu, mo' tu da noi che voi?", anche perché l'EU - onori ed oneri - non può e non deve funzionare così per svariate ragioni, da quelle sociali a quelle economiche.

 

Tuttavia, a mio modestissimo modo di vedere le cose, non è con la "linea dura" da ambo le parti che si risolveranno le criticità del Paese (quelle che per intenderci hanno portato all'elargizione del famoso prestito), né al saldo del famigerato debito.

 

Sono d'accordo con chi sostiene che dire "ok, allora facciamo un passo indietro da EU, moneta unica ecc." sia una soluzione placebo. Bisogna anche assumere il fatto - a mio avviso - che non è come aderire al corso serale di decoupage, per cui quando ci siamo stufati, non ci piace o non ci conviene più, smettiamo semplicemente di andarci. Onori ed oneri.

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Canbiamo per un'attimo argomento dall'interessantissima e spinosa questione greca con l'annosa questione di essere spiati oramai in ogni nostra azione quotidiana dai Governi e soprattutto dall'America:

 

Da Libreidee.org

 

 

CHE GIOIA SCOPRIRE CHE OBAMA LEGGE LE MIE EMAIL (E LE TUE)

 

Qualche giorno fa ho presenziato a un incontro insolito per gli standard italiani: una conferenza pubblica con il capo dei servizi segreti svizzero Markus Seiler. A Bellinzona, senza particolari misure di sicurezza, con la consueta semplicità elvetica, introdotto dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi (il ministro degli interni ticinese, tradotto nel gergo italiano). Serata interessante, pacata nei toni, durante la quale Seiler ha dichiarato, testuale: «Oggi l’80% delle email fanno una rapida tappa a Washington e a Londra dove vengono copiate e archiviate. Solo le email criptate o protette da particolari misure di sicurezza sfuggono a questo gigantesco setaccio». Seiler si è ovviamente ben guardato dall’esprimere valutazioni politiche, però il tono del suo intervento era chiaro. Era come se chiedesse al pubblico presente: a voi va bene? Non sono un diplomatico ma un giornalista. E posso permettermi di rispondere. No, non va bene.

Mi fa molto piacere che il presidente Obama si interessi alla mia vita privata e professionale, coinvolgendo il premier britannico Cameron, ma non è accettabile che tutti i miei messaggi, come i tuoi, caro lettore, siano copiati istantaneamente e memorizzati in un gigantesco database. In questi giorni sto rileggendo, a distanza di trent’anni, “1984” di Orwell e pagina dopo pagina rabbrividisco: alcune delle misure di controllo sociale del Grande Fratello, immaginate dal grande scrittore inglese, oggi sono realtà. Schedare tutto quel che viene scritto da un cittadino, mappare la sua rete di contatti (sanno a chi scrivo le email, sanno quali sono i miei amici su Facebook, hanno accesso alla mia agenda telefonica tramite WhatsUp) era il sogno di qualunque dittatore, da Hitler a Stalin a Mao; ora è diventata realtà per mano di una potenza che fino a ieri era il baluardo contro la dittatura e ora, con il pretesto della lotta alterrorismo, si sta trasformando in un invasivo inquisitore.

E’ un gioco da ragazzi affinare la ricerca nel database e mappare fino a “targetizzare” ognuno di noi. I dati selezionati e affinati possono essere usati per fini impropri o politici da parte di un paese che non dimostra più grande considerazione per lo Stato di diritto, né in patria né fuori. Snowden, l’agente della Nsa che ha svelato la gigantesca rete di spionaggio dell’intelligence americana, ci aveva avvertiti. Ora il capo dei servizi segreti svizzero Markus Seiler conferma l’esistenza di una silenziosa, sistematica violazione della libertà e della sovranità di tutti gli Stati. Altro che Isis. La vera minaccia è altrove. Ci stanno portando via tutto, con la silenziosa compiacenza di masse che nemmeno si rendono conto del pericolo e del regresso di civiltà. State all’erta. Il Grande Fratello è proprio lì nel vostro computer. E un giorno tutto quel che scrivete potrà essere usato contro di voi. Rilancio la domanda: va bene così?

(Marcello Foa, “Che gioia sapere che Obama spia le mie email, e anche le tue”, dal blog di Foa su “Il Giornale” del 22 febbraio 2015).

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