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Seguo l'esempio. :unsure:

 

Al momento della mia iscrizione non avevo aperto una discussione di presentazione sulla vecchia Strada del Re, quindi lo faccio ora per avere la mia bacheca.

 

:unsure:

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Posto qui una delle mie poesie preferite, spero piaccia anche a voi:

 

LA PANTERA

(JARDIN DES PLANTES, PARIS)

di

Rainer Maria Rilke

Il difilar dei ferri entro la gabbia,

il suo sguardo accecò. Più non ravvisa.

Moltiplica le sbarre, a cento, a mille:

ma, dietro quelle sbarre, è il vuoto, il nulla.

 

Nel flessuoso molleggiar dei passi

grevi tornanti entro il racchiuso giro,

par che l'Impeto danzi attorno a un centro,

ove una enorme Volontà vien meno.

 

Solo, a volte, su l'arida pupilla,

tacito, un velo si solleva; e irrompe

una immagine in essa; e via balena

lungo il silenzio delle membra tese,

per smorzarsi, veloce, in fondo al cuore.

 

[il suo sguardo, dall’osservatore attraverso le sbarre, è diventato così esausto che non può vedere più nient’altro. Per lui, è come se ci fossero migliaia di sbarre e dietro le migliaia di sbarre, nessun mondo.

 

Mentre non fa che girare in tondo in cerchi ristretti, la sua possente falcata è come una danza rituale intorno ad un centro, dove una grande volontà è immobile nella sua paralisi.

 

A volte, le tende dell'occhio si alzano, senza un suono, ed entra una forma; penetra attraversa il silenzio serrato delle spalle, arriva al cuore, e muore.]

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  • 2 weeks later...

Tra le mie tante passioni c'è quella del volo ultraleggero; volevo farvi leggere questa poesia inerente al volo scritta da John Gillespie Magee Jr., pilota della RAF durante la seconda guerra mondiale, che trovo davvero molto bella e che mi tocca il cuore tutte le volte che la leggo...

 

 

In Volo

 

Oh, sono sfuggito agli aspri confini della terra,

e ho danzato nel cielo su argentee ali ridenti;

verso il sole ho volato e ho conosciuto

la gioia tumultuosa di nubi radiose.

No, tu non sai come sia volteggiare e ruotare

in alto nel silenzio lucente.

Lassù ho conosciuto i venti urlanti

e volato attraverso impalpabili vuoti d’aria.

Su, su nell’azzurro di fuoco e delirio,

ho raggiunto nel sole altezze ventose

dove né allodola né aquila volano mai.

E, mentre vuota e silenziosa la mente scoprivo

l’incontaminata santità dello spazio

ho teso la mano e ho toccato il viso di Dio.

 

John Gillespie Magee Jr.

Questa poesia venne ritrovata sul retro di una lettera che non venne spedita. John G. Magee morì nel dicembre del 1941 a causa di una collisione con un altro velivolo all'interno di una nube all'età di 20 anni.

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Questa poesia venne ritrovata sul retro di una lettera che non venne spedita. John G. Magee morì nel dicembre del 1941 a causa di una collisione con un altro velivolo all'interno di una nube all'età di 20 anni.

 

 

>_> bellissima poesia...e una piccola ferita l'ho provata anch'io leggendola, da pilota e da eterno estimatore di questi fantastici cavalieri che si sfidavano nei cieli nella WW2. :(

 

Grazie Lord Jon x avermela fatta scoprire e complimenti per la tua passione che condivido dalla nascita!! :D

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Grazie a voi Polgara e Bry, sono felice vi sia piaciuta.

 

@Brynden: Nell’estate del 2007 ho fatto un bel viaggio nel sud dell’Inghilterra, e mentre visitavo un piccolo museo aeronautico ho avuto la fortuna di incontrare uno dei pochi superstiti rimasti ancora in vita, un pilota della RAF che durante la WW2, poco più che un ragazzo, ha volato e combattuto in Sicilia. Mi ha raccontato un po' della sua esperienza, delle paure e delle ragazze che aveva corteggiato in Italia. Era molto vecchio naturalmente, ma con la mente mi sono immaginato il ragazzo che era stato e quello che aveva passato… È stata una esperienza davvero emozionante. Davanti a me c'era una di quelle persone su cui avevo tanto fantasticato da ragazzino leggendo i libri di Storia. Per me, e forse sono io ad essere un po' riduttivo lo so, i piloti della seconda guerra mondiale rimangono gli ultimi veri cavalieri dell’aria...

P.S.= Per curiosità, tu su cosa voli? >_>

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Grazie a voi Polgara e Bry, sono felice vi sia piaciuta.

 

@Brynden: Nell’estate del 2007 ho fatto un bel viaggio nel sud dell’Inghilterra, e mentre visitavo un piccolo museo aeronautico ho avuto la fortuna di incontrare uno dei pochi superstiti rimasti ancora in vita, un pilota della RAF che durante la WW2, poco più che un ragazzo, ha volato e combattuto in Sicilia. Mi ha raccontato un po' della sua esperienza, delle paure e delle ragazze che aveva corteggiato in Italia. Era molto vecchio naturalmente, ma con la mente mi sono immaginato il ragazzo che era stato e quello che aveva passato… È stata una esperienza davvero emozionante. Davanti a me c'era una di quelle persone su cui avevo tanto fantasticato da ragazzino leggendo i libri di Storia. Per me, e forse sono io ad essere un po' riduttivo lo so, i piloti della seconda guerra mondiale rimangono gli ultimi veri cavalieri dell’aria...

P.S.= Per curiosità, tu su cosa voli? ;)

 

Invidio la tua fortuna :D !!! e condivido la tua opinione, quei piloti erano qualcosa di straordinario, veri cavalieri dell'aria. >_>

 

Attualmente possiedo il PPL e sono a metà della mia attività di volo x ottenere l'ATPL. Sono ancora un pilotino..ma spero entro l'anno in corso di essere in Linea. In questa fase volo un C172 RG.

 

Ciao.Bry :(

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Dopo aver postato una versione faceta dei Promessi Sposi, torno serio e riporto quella che, a mio avviso, è una delle più belle pagine della letteratura italiana:

 

"Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne’ cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov’anni, morta; ma tutta ben accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull’omero della madre,con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de’ volti non n’avesse fatto fede, l’avrebbe detto chiaramente quello de’ due ch’esprimeva ancora un sentimento.

 

Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d’insolito rispetto, con un’esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo “no” disse: “non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete”. Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: “promettetemi di non levarle un filo d’intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così”.

 

Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l’inaspettata ricompensa, s’affaccendò a far un po’ di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce l’accomodò, le stese sopra un panno bianco,e disse l’ultime parole: “addio, Cecilia! Riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch’io pregherò per te e per gli altri”. Poi voltatasi di nuovo al monatto, “voi,” disse, “passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola”.

 

Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s’affacciò alla finestra, tenendo in collo un’altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette contemplare quelle così indegne esequie della prima, finchè il carro non si mosse, finchè lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l’unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al passar della falce che pareggia tutte l’erbe del prato."

 

Alessandro Manzoni - I Promessi Sposi cap. XXXIV – CECILIA

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Quando leggo un bel passaggio su un libro, sono solito fare un orecchietta sulla pagina; così mi sono ritrovato le Cronache mezze spiegazzate… Ieri, aprendo a caso alcune di queste pagine per rileggere i passaggi che più mi erano piaciuti, ho trovato quello che ora riporterò. Non è uno di quei paragrafi con frasi altisonanti, o deve ci sono colpi di scena e stravolgimenti nella trama, però… mi ha colpito. E' una parte malinconica, a tratti molto triste, eppure, nonostante sembri andare tutto male, è anche un pezzo pieno di speranza, sia per il futuro che per le persone...

Spioler da ASoS:650f36fed117a3ed6c7659c23392db19'650f36fed117a3ed6c7659c23392db19

 

Solamente una volta, quando un'improvvisa pioggia gelida li spinse a cercare riparo, incontrarono gli abitanti dei monti. Fu Estate a trovare il rifugio, annusando una caverna asciutta celata dietro i rami grigio verdi di un gigantesco albero-sentinella. Quando Hodor si chinò per entrare, Bran notò un chiarore arancione pulsare nell'oscurità, e si rese conto che non erano soli. «Venite dentro a scaldarvi» disse una voce d'uomo. «C'è pietra sufficiente a tenere lontana la pioggia dalle teste di tutti noi.» L'uomo offrì loro frittelle d'avena, salsicce di sanguinaccio e un sorso di birra dall'otre che aveva con sé. Bran pensò che dovesse trattarsi di un Liddle. Il fermaglio che chiudeva la sua cappa di pelle di scoiattolo era d'oro e di bronzo, nella forma di una pigna. E sui loro scudi bianchi e verdi, i Liddle recavano appunto l'emblema della pigna.

«È molto lontana la Barriera?» gli chiese Bran mentre aspettavano che la pioggia cessasse.

«Non per i corvi» rispose il Liddle, o almeno il presunto tale. «È lontana per quelli che le ali non ce le hanno.» Bran cominciò: «Scommetto che se avessimo seguito...». «... la strada del Re» finì Meera per lui. Il Liddle tirò fuori un coltello e si mise ad appuntire un bastone. «Quando a Grande Inverno c'era uno Stark, una fanciulla vergine poteva andarsene in giro sulla strada del Re con addosso la veste del suo compleanno senza che le succedesse niente. E i viandanti potevano trovare fuoco e pane e sale in tante locande, in tanti fortini. Ma le notti sono più fredde, adesso, e le porte sono sbarrate. Le piovre nuotano nella foresta del Lupo. E gli uomini scuoiati percorrono la strada del Re facendo domande su certi stranieri.» I ragazzi Reed si scambiarono uno sguardo. «Uomini scuoiati?» ripeté Jojen. «I ragazzi del Bastardo di Bolton. Era morto, ma adesso non è più morto. E pagano buon argento per le pelli di lupo, quest'uomo ha sentito dire... E forse oro per una parola su certi altri morti che camminano.» Guardò Bran nel dirlo, e guardò Estate sdraiato accanto a lui. «Quanto alla Barriera...» riprese l'uomo che forse era un Liddle «non è quello lì il posto dove io andrei. Il Vecchio orso ha portato i Guardiani della notte nella foresta Stregata, ma tutto quello che è tornato sono i corvi, e quasi nessuno con un messaggio. "Ali oscure, oscure parole" diceva la mia mamma. Ma quando gli uccelli volano silenziosi, a me sembra che le parole sono ancora più oscure.» Attizzò il fuoco con il bastone. «Era diverso quando a Grande Inverno c’era uno Stark. Ma il vecchio lupo è morto, e il Giovane lupo è andato al Sud, a giocare... il gioco del trono. E a noi, tutto quello che ci rimane sono gli spettri.»

«I lupi torneranno» affermò Jojen con solennità.

«E questo tu come fai a saperlo, ragazzo?»

«L'ho visto in sogno.»

«Certe notti, anch'io vedo in sogno la mia mamma che ho seppellito nove anni fa» disse l'uomo. «Ma quando mi sveglio, lei non torna.»

«Ci sono sogni e sogni, mio lord.»

«Hodor» disse Hodor. Passarono la notte nella caverna, tutti assieme. La pioggia non cessò fino a quando non fu buio fitto, e solamente Estate sembrava desideroso di tornare all'esterno. Dopo che il fuoco si fu consumato e non rimase che un mucchio di brace, Bran lo lasciò andare. Il meta-lupo non soffriva l'umidità come gli uomini, e la notte lo stava chiamando. La luce della luna ammantava di sfumature argentee le foreste bagnate, facendo apparire bianchi i picchi delle montagne. Gufi chiamarono nel buio, volando silenziosi tra i pini, mentre pallide capre si muovevano sui pendii ripidi. Bran chiuse gli occhi, lasciandosi scivolare in uno dei suoi sogni di lupo, abbandonandosi agli odori e ai suoni della notte.

 

Al risveglio, la mattina dopo, il Liddle se n'era andato. Ma aveva lasciato per loro una salsiccia e una dozzina di frittelle d'avena, il tutto accuratamente raccolto in un drappo verde e bianco. Alcune delle frittelle contenevano pinoli, altre more selvatiche. Bran ne mangiò una di entrambi i tipi, senza però riuscire a decidere quale gli piacesse di più. Un giorno, ci sarebbero stati di nuovo degli Stark a Grande Inverno, ripeté a se stesso, e lui avrebbe mandato a chiamare i Liddle, ripagandoli cento e cento volte per ogni pinolo e ogni mora.

 

 

 

L'ho riletto più volte, lo trovo molto bello... Anche perchè, oltre al resto, mi ricorda la Scozia e i suoi Clan, che mi hanno sempre molto affascinato.

In seguito a quanto detto, modifico un po' la mia firma (in fondo a questo post lascerò l'immagine di quella vecchia perchè ci ero affezionato... :unsure: ).

Ho fatto lo stemma del Clan dei Liddle; non è uscito un granché perchè con Photoshop sono proprio alle prime armi e in genere non amo molto questi programmi (anche se devo ammettere che sono utilissimi), però sono soddisfatto del lavoro dai...

 

Vecchia firma: http://img6.imageshack.us/img6/5989/ajjgy.jpg

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  • 3 weeks later...

Confratelli e Consorelle, vi saluto; per una settimana non sarò sulla Barriera. Vado sul Monte Generoso per fare la guida alla Grotta dell’Orso (Caverna Generosa). Se qualcuno volesse venire a fare un giro, è più che benvenuto! Nel caso, ditemi chi siete una volta arrivati davanti alla grotta che ci guadagnate ^_^

Lascerò la mia password a mia sorella, Lady Jasmine, che voterà a mio nome nel CDM. Mi raccomando Nordisti e Starkisti, tenete uniti i clan!

A presto ^_^

 

Jon

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Tra le mie tante passioni c'è quella del volo ultraleggero; volevo farvi leggere questa poesia inerente al volo scritta da John Gillespie Magee Jr., pilota della RAF durante la seconda guerra mondiale, che trovo davvero molto bella e che mi tocca il cuore tutte le volte che la leggo...

 

 

In Volo

 

Oh, sono sfuggito agli aspri confini della terra,

e ho danzato nel cielo su argentee ali ridenti;

verso il sole ho volato e ho conosciuto

la gioia tumultuosa di nubi radiose.

No, tu non sai come sia volteggiare e ruotare

in alto nel silenzio lucente.

Lassù ho conosciuto i venti urlanti

e volato attraverso impalpabili vuoti d’aria.

Su, su nell’azzurro di fuoco e delirio,

ho raggiunto nel sole altezze ventose

dove né allodola né aquila volano mai.

E, mentre vuota e silenziosa la mente scoprivo

l’incontaminata santità dello spazio

ho teso la mano e ho toccato il viso di Dio.

 

John Gillespie Magee Jr.

Questa poesia venne ritrovata sul retro di una lettera che non venne spedita. John G. Magee morì nel dicembre del 1941 a causa di una collisione con un altro velivolo all'interno di una nube all'età di 20 anni.

 

Conoscevo già questa poesia, l'ho sentita tanto tempo fa in un film e non ero mai riuscito a ritrovarla.

 

Grazie mille Lord-Jon, è bellissima!

 

PS: io sono un appassionato della WW2 e di aerei da guerra ^_^

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