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J. R. R. TOLKIEN


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Ciao Gil Galad, re dei Noldor in esilio

 

credo che nel Silmarillion si accenni ad uno dei figli di Feanor che rimase in vita dopo la grande battaglia che decretò la sconfitta di Melkor.

Sai di chi si tratta e se ne i libri che hai letto viene approfondita la sua storia o scompare del tutto?

 

... è per una scommessa!

 

Ti saluto riverente.

 

Elen sila lumenn' omentielvo.

 

Mance

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Ciao cerchero' di rispondere alle domande arretrate:

 

Per Albione: darti una risposta relativa a Celeborn non avendo letto come mi hai detto il Silmarillion non è facile ma cerchero' comunque.

Devi sapere che Celeborn è un elfo Sindarin ed era della stirpe di Thingol del Doriath pertanto appartiene a quella categoria di Elfi che non videro mai le terre benedette di Valinor mentre Galadriel è, insieme a suo fratello Finrod, figlia di Finarfin, secondogenito di Inis, e Eärwen, figlia di re Olwë di Alqualondë e quindi in lei scorre il sangue dei Noldor la seconda schiera di elfi che arrivo' ad Aman.

In seguito al ratto dei Silmarilli da parte di Morgoth e alla vendetta giurata da Feanor e dalla sua famiglia contro il Signore di Angband che porto' all'eccidio di molti elfi Telerin ad Alqualondë a cui non partecipo' la stirpe di Finarfin ( fratello di Feanor) e quindi neanche Galadriel ci fu' il Bando dei Valar nei confronti di tutti i Noldor che andarono nella terra di mezzo. Giunta nel Beleriand Galadriel incontra Celeborn nel Doriath dove viene ospitata e si sposerà a lui. Nelle vicende di tutta la Prima Era sia Galadriel che Celeborn non hanno grande rilievo. Dopo la sconfitta' di Morgoth Galadriel non accetto' di ritornare a Valinor nonostante il bando dei Valar venisse cancellato, ma si reco' con Celeborn prima nel Lindon alla corte di Gil Galad, poi nell'Eregion al tempo della forgiatura degli anelli e infine fondo' il regno di Lorien. Il suo rifiuto di ritornare a Valinor significava che per lei il bando d'esilio non era cancellato. Soltanto durante la Guerra dell'Anello quando Frodo gli propose di prendere L'Unico e lei riuscì a superare la prova della tentazione di diventare una Regina "Oscura" al posto di Sauron e rifiuto' allora comprese che qualora lo avesse voluto poteva ritornare a Valinor, infatti dice: "Ho superato la prova ritornero' all'Ovest e rimarro' Galadriel".

Galadriel sentiva ormai il peso di un mondo in cui gli elfi stavano svanendo e rimase a lungo nella terra di Mezzo solo per amore di Celeborn e per il desiderio dell'Unico che per molto tempo domino' il suo spirito.

Quindi alla fine della Terza Era e' libera di poter tornare alla luce della Terra di Aman che tanto sognava.

Invece Celeborn non essendo nato a Valinor e appartente alla stirpe di Thingol che no si reco' mai nel Reame Benedetto fu costretto a rimanere nella Terra di Mezzo seppur con grande sofferenza, infatti dice ad Aragorn che perdera' un grande tesoro (Galadriel ovviamente).

Celeborn fondo' poi un nuovo regno di Lorien piu' grande che comprendeva la parte meridionale di quello che era stato il bosco Atro che ora era ripulito dal male mentre a Nord regnava Thranduil il padre di Legolas.

Celeborn quindi dovendo rimanere nella terra di mezzo divenne mortale cosi come Arwen che scelse di abbandonare la vita eterna per amore di Aragorn.

 

 

Per Mance:La madre di Maglor era Nerdanel, anch'ella "di volontà ferma, ma più paziente di Fëanor desiderosa di comprendere le menti più che di dominarle, e dapprima lo frenò quando dentro il suo cuore ardeva con troppa furia ; ma le sue successive imprese la addolorarono, ed essi si estraniarono. Sette figli diede a Fëanor ; lasciò ad alcuni di essi, non però a tutti, la propria indole" .

Fra quelli a cui lasciò questa eredità, la comprensione e la saggezza, ci sono senz’altro Maedhros e Maglor, nati e cresciuti fra l’altro — verosimilmente — nel periodo in cui Nerdanel aveva ancora influenza benefica sul cuore del marito. Questo lo si può apprezzare dal fatto che furono più pietosi e moderati dei fratelli, e sostanzialmente cercarono di intrattenere rapporti di pace con le altre casate dei Noldor : infatti parteciparono insieme, e solo loro fra i figli di Fëanor, alla Mereth Aderthad, la Festa della Riconciliazione li troviamo a caccia insieme a Finrod Felagund ; l’uno cercò di salvare dai crudeli servi di Celegorm Eluréd ed Elurín, figlioletti di Dior e l’altro riuscì effettivamente a salvare Elrond ed Elros, figli di Elwing .

Inoltre ebbero anche più successo nell’alleanza con gli uomini, mostrandosi più lungimiranti e degni di rispetto degli altri principi degli elfi, molto sospettosi rispetto agli uomini.

 

Ma Maedhros, sapendo la debolezza dei Noldor e degli Edain, laddove gli abissi di Angband sembravano contenere riserve inesauribili e perennemente rinnovate, strinse alleanza con gli Uomini neovenuti [gli Uomini scuri], offrendo la propria amicizia ai maggiori dei loro capi, Bór e Ulfang e anche dei loro stessi fratelli :

 

I figli di Bór erano Borlad, Borlach e Borthand, i quali però seguirono Maedhros e Maglor e delusero le speranze di Morgoth, mostrandosi fedeli. I figli di Ulfang il Nero furono Ulfast, Ulwarth e Uldor il maledetto ; e costoro si misero al seguito di Caranthir, giurandogli fedeltà, ma si mostrarono sleali.

 

Il rapporto che correva tra i due fratelli è certamente di sincera amicizia dal momento che vengono spesso menzionati insieme (soprattutto Maglor, che è citato pochissime volte senza che si faccia riferimento al fratello) ed emerge chiaramente che nell’intreccio della storia il loro destino è indissolubilmente legato, come appare soprattutto verso la fine del Quenta Silmarillion, quando :

 

Ciascuno di loro tenne per sé un Silmaril, poiché così ragionarono : "Siccome uno di loro è per noi perduto, e ne rimangono solo due, e due soli fratelli siamo rimasti, è evidente che il destino vuole che noi si divida l’eredità di nostro padre".

 

E per di più nella mente di Tolkien le loro sorti si interscambiarono più volte, come si vede in The shaping of the Middle Earth, IV volume di History of the Middle Earth. Difficile coglierne il motivo, io mi limito a sottolineare che la costante è questa : Maglor prese con sé comunque uno dei Silmaril, indipendentemente da quale sarebbe poi stata la sua sorte, a differenza di Maidros/Maedhros che in alcune versioni non vi mette mai mano. Nel Silmarillion vi mettono mano entrambi, ma Maedhros si suicida e solo Maglor rimane in vita.

Perché questo privilegio di Maglor? Per intuirlo si deve indagare più profondamente questo personaggio, e i simboli in relazione con il quale Tolkien ce lo presenta.

 

I sette figli di Fëanor furono : Maedhros l'alto ; Maglor il possente cantore, la cui voce si udiva da lungi per terra e per mare ; Celegorm il chiaro e Caranthir lo scuro ; Curufin il destro, che ereditò gran parte delle abilità manuali di suo padre ; e i più giovani Amrod e Amras, che erano gemelli, simili per modi e per sembiante.

 

Maglor è un cantore, un narratore — e anche solo per questo deve essere caro al suo autore — "la cui voce si udiva da lungi per terra e per mare". Perché anche per mare ? Per di più alla fine della sua vicenda ci viene detto che "dipoi vagò per sempre sui lidi, cantando il suo dolore e il suo rimpianto accanto alle onde".

Forse Tolkien colse l’ispirazione sentendo qualcosa di simile a questa voce carica di tremenda sofferenza e insanabile malinconia sulle rive del mare. Il mare è il regno di Ulmo che sta sempre solitario nei suoi domini.

 

Ciò non toglie che Ulmo ami sia Elfi che Uomini, e mai li abbandoni, anche quando sono colpiti dall'ira dei Valar. A volte egli approda, non visto, alle rive della Terra-di-Mezzo o si spinge all'interno lungo estuari, e quivi intona la musica con i suoi grandi corni, gli Ulumúri, che sono ricavati da candide conchiglie ; e coloro ai quali quella musica giunge, sempre poi la odono nei propri cuori, e il desiderio del mare mai più li abbandona.

 

Proprio nel mare Maglor restituì al mondo il Silmaril che era in mano sua (il Silmaril delle acque !), e forse fu per benvolere di Ulmo che trovò la forza di rinunciare al proposito di suo padre e dei suoi fratelli, e per lungo tempo anche suo, che nessuno mai se non loro avrebbe avuto le gemme ; e accanto alle onde del mare trovò consolazione del suo dolore.

Nel mare e nel canto, ovverosia nella consolazione artistica, nella poesia, che per Tolkien è una cosa serissima se ci narra che il mondo stesso fu creato per mezzo della musica — l’Ainulindalë —, la musica che è profondamente connessa con la sorte stessa degli elfi. Essi infatti rappresentano l’Arte, l’anima artistica e sub–creativa, e se pure è vero che tutto involve e distrugge il tempo solo il canto resta imperituro, come dichiara Fëanor a Mandos : ""le imprese che compiremo saranno materia di canto fino agli ultimi giorni di Arda", sono parole pronunciate dopo la strage dei Teleri. Come pure poco prima :

 

"Tanto danno farò quanto meno all’Avversario dei Valar, che persino i possenti che stanno nell’Anello della Sorte resteranno a bocca aperta all’udirlo. Proprio così, e alla fine mi seguiranno. Addio !".

 

In quel momento la voce di Fëanor risuonò così vasta e potente, che persino l’araldo dei Valar si inchinò di fronte a lui come chi sia pienamente soddisfatto della risposta avuta, e se ne andò ; e i Noldor ne furono soggiogati.

 

L’immortalità degli elfi e quella della poesia sono legate a doppio filo. E forse è per questo che Maglor rimane nella Terra–di–Mezzo per sempre, e non solo lui, ma anche un altro cantore, la cui sorte è assai simile, Daeron del Doriath :

Lúthien era scomparsa. A lungo l’avevano cercata invano. E si dice che in quell’occasione Daeron, il menestrello di Thingol, si fosse allontanato dal paese, e non fu più visto. Era stato lui a comporre la musica per le danze e i canti di Lúthien prima che Beren si recasse nel Doriath ; e la amava, e nelle sue note metteva tutto il bene che le portava. Era così divenuto il massimo di tutti i menestrelli degli Elfi a est del Mare, più rinomato perfino di Maglor figlio di Fëanor. Ma, messosi alla ricerca di Lúthien in preda alla disperazione, vagò per sentieri ignoti e, varcati i monti, giunse nella parte orientale della Terra–di–Mezzo, dove per molte età stette accanto a scure acque a lamentare Lúthien, figlia di Thingol, la più bella di tutte le creature viventi.

 

Anche lui si stacca dal suo popolo, è preda di un dolore insanabile e insaziabile, Lúthien per lui è persa per sempre, come il Silmaril era "perso" per Maglor prima ancora che egli lo gettasse nel mare, e anche lui infine trova conforto accanto alle acque e nel lamento.

Oramai degli elfi restano queste voci, voci colme di sconfinata malinconia. Ma restano, restano nonostante la caduta dei loro cantori ; proprio come l’uomo caduto conserva ancora la sua possibilità di collaborare alla creazione, nella fede che un giorno quello che ha narrato possa essere redento e venire a far parte di un mondo nuovo.

Per il suo rapporto con la musica e con le acque, infine, mi pare che Maglor assomigli molto di più a un Sinda che a un Noldo, come appare limpidissimamente in questo passo :

 

In molte parti del paese, i Noldor e i Sindar si fusero in un unico popolo, parlando la stessa lingua, sebbene questa differenza restasse tra loro, che cioè i Noldor possedevano maggior potere del corpo e della mente ed erano più valenti come guerrieri e più sapienti, e le loro costruzioni erano di pietra ed essi amavano le pendici dei colli e le terre aperte, laddove i Sindar avevano voci più belle ed erano più versati nella musica, salvo il solo Maglor figlio di Fëanor, e amavano i boschi e le rive dei fiumi ; e alcuni degli Elfi Grigi ancora vagavano qua e là senza fissa dimora, e andando cantavano.

 

Maglor con quelli del suo seguito teneva il Varco di Maglor, una terra di boschi fra i due rami settentrionali del Gelion, fra infiniti piccoli e grandi rivoli d’acqua "Tra i rami del Gelion stava a difesa Maglor" e non appare quasi mai in vesti eroiche e in grandi imprese di forza (l’unica narrata è quella contro Uldor il maledetto, un semplice uomo, sebbene non si può negare che fosse coraggioso, la sua infatti era una regione aperta, che spesso subiva i primi assalti degli orchi, e proprio da lì passò Glaurung, il Grande Verme, per portare rovina e distruzione nel Doriath, e anche allora Maglor non fuggì ma si unì a suo fratello Maedhros nella fortezza di Himring.

 

E infine, per testimoniare il profondo legame delle acque con la musica :

 

dopo il Sirion, Ulmo amava il Gelion sopra tutte le acque del mondo occidentale. [... Gli Elfi Verdi] andavano vestiti di verde in primavera e in estate, e il suono dei loro canti poteva udirsi persino oltre le acque del Gelion ; onde per cui i Noldor denominavano quella contrada Lindon, cioè terra della musica.

 

Citazione dalla La sorte di Mandos:

 

"Lacrime innumerevoli voi verserete ; e i Valar fortificheranno Valinor contro di voi e ve ne escluderanno e neppure l'eco del vostro lamento varcherà le montagne. Sulla casa di Fëanor, l'ira dei Valar piomberà da Occidente fino all'Oriente estremo, ed essa sarà anche su tutti coloro che ne seguiranno i membri. Il loro Giuramento li impellerà, e tuttavia li tradirà, per sempre privandoli di quei tesori che hanno giurato di perseguire. A un'infausta fine volgeranno tutte le cose che essi ben cominciano ; e questo accadrà per il tradimento dell'una stirpe verso l'altra, e per la paura del tradimento. Gli Spodestati, essi saranno per sempre.

 

"Voi avete sparso ingiustamente il sangue dei vostri fratelli e avete insozzato la terra di Aman. Sconterete il sangue col sangue, e fuori da Aman dimorerete nell'ombra di Morte. Ché, sebbene Eru vi abbia destinati a non morire in Eä e sebbene le malattie non vi assalgano, pure potete essere uccisi, e uccisi sarete : da armi e tormento e dolore ; e i vostri spiriti raminghi verranno poi da Mandos. Ivi a lungo dimorerete bramando i vostri corpi, e troverete scarsa pietà sebbene tutti coloro che avete ucciso impetrino per voi. E coloro che perdureranno nella Terra-di-Mezzo e non verranno a Mandos, finiranno per essere stanchi del mondo come di un greve fardello, e deperiranno e diverranno quali ombre di rimorso agli occhi della razza più giovane che verrà. I Valar han detto".

 

Quasi tutti i figli di Fëanor perirono nel disperato tentativo di tener fede al loro Giuramento, uccisi mentre versavano il sangue dei loro fratelli per impadronirsi del Silmaril riportato nel Doriath da Beren e Lúthien, sono loro quelli i cui "spiriti raminghi" giunsero a Mandos, cioè nelle aule dei morti. L’eccezione è Maglor, ché l’attendeva l’altra sorte, quella di diventare un’"ombra di rimorso" abbandonata nella Terra-di-Mezzo.

È una sorte terribile perché il suo dolore e la sua sofferenza non potrebbero avere pace fino alla fine del mondo, perché agli elfi è negata la morte, una sorte peggiore di quella di qualsiasi personaggio romantico. Eppure Maglor non si suicida come Maedhors, buttatosi in una voragine infuocata, non si getta nel mare, e questo deve avere un significato, perché non è sempre stato così nella mente di Tolkien, come si è visto dal già citato passo di Shaping of the Middle Earth. Né basta la consolazione della musica come lenitivo a un dolore così forte e insopprimibile, e carico di sensi di colpa.

Infatti l’ultima azione di Maglor fra gli elfi fu comporre un canto che ripercorreva l’eccidio dei Teleri, il primo sangue di un elfo versato da un elfo : "Del Fratricidio in Alqualondë più ampiamente si narra in quel lai che è detto Noldolantë, la Caduta dei Noldor, composto da Maglor prima di scomparire". Spesso la sua riflessione doveva essersi fermata sui tristi fatti di sangue cui egli stesso aveva partecipato, riempiendolo di rimorso e di desolazione.

 

 

Ma la riflessione e il riconoscimento dei propri errori è l’unico passo possibile per una conversione, cioè per un cambiamento di vita e di intenti:

 

 

E allorché la nuova stella venne scorta sul far della sera, Maedhros, rivolto al fratello Maglor disse : "Di certo, quello è un Silmaril che splende in Occidente". E Maglor replicò : "Se è davvero il Silmaril che abbiamo visto sprofondare in mare e che risorge grazie al potere dei Valar, ebbene, rallegriamoci, ché la sua gloria ora è vista da molti, e il Silmaril è al sicuro da ogni male". E gli Elfi, volgendo lo sguardo all'insù, più non disperavano, mentre Morgoth cadde in preda al dubbio.

 

In questo passo in cui per la prima volta Eärendil solca il cielo con la fronte coronata dal Silmaril ci rendiamo conto che il cuore di Maglor è già profondamente mutato, perché invita il fratello a rallegrarsi ed esprime consolazione per il fatto che il Silmaril possa essere visto da molti, perché desiderava certo che la sua bellezza, al pari di quella musica che gratuitamente spargeva, non venisse nascosta, ma risplendesse per la gioia di tutti.

Eppure, alla fine della Guerra dell'Ira Maedhros e Maglor "si apprestarono, sebbene ora stancamente, a malincuore, a tentare di tener ad ogni costo fede al loro giuramento" proprio secondo la previsione di Mandos : "Il loro Giuramento li impellerà, e tuttavia li tradirà, per sempre privandoli di quei tesori che hanno giurato di perseguire". Infatti alla loro ambasciata Eönwë (messaggero dei Valar) rispose che il diritto all'opera del loro padre, in precedenza spettante ai figli di Fëanor, era ormai decaduto a causa delle molte e spietate malefatte che avevano commesso perché accecati dal loro giuramento, in primo luogo l'assassinio di Dior e l'assalto ai Porti. La luce del Silmaril ora doveva tornare all'Ovest, donde era venuta all'inizio ; e in Valinor dovevano tornare Maedhros e Maglor, e lì sottomettersi al giudizio dei Valar. Il desiderio di Maglor fu di sottomettersi, essendo il suo cuore pieno di tristezza.

 

Maglor anzi arrivò al punto di dire a Maedhros che se ne nessuno avesse potuto liberarli da un giuramento fatto in nome di Ilúvatar stesso : "la Tenebra Eterna sarà la nostra sorte, che noi si tenga fede al nostro giuramento o lo si infranga, ma sarà minore il male che faremo infrangendolo". Eppure alla fine cedette alla volontà di Maedhros, e i due si consigliarono tra loro su come mettere le mani sui Silmaril.

 

Davanti a questa perseveranza nel male i due fratelli avrebbero meritato la morte dopo l’assassinio delle guardie dei Silmaril, "Eönwë però non volle acconsentire allo sterminio dei figli di Fëanor i quali, senza incontrare resistenza, si dipartirono a fuggire lontano" .

 

Questo permise "che i Silmaril trovassero le loro dimore tanto attese : uno nelle arie del cielo, uno nei fuochi dentro il cuore del mondo, uno nelle acque profonde", perché probabilmente non era destino che essi ritornassero nella chiusa beatitudine di Valinor ; non era destino, cioè non era questa la volontà di Ilúvatar, che neppure i Valar penetrano appieno.

Allora forse il destino di Maglor, più che una condanna, potrebbe essere un’occasione di misericordia e pertanto di conversione. E Maedhros : Entrambi furono risparmiati, ma egli, né più né meno colpevole del fratello (e credo non meno pentito), non riconobbe la grazia che gli era stata usata, perché preso dalla disperazione, il nemico più terribile :

 

Ciascuno di loro tenne per sé un Silmaril, ma la gemma bruciò la mano di Maedhros con dolore insopportabile ; ed egli s'avvide che era come Eönwë aveva detto, che cioè il suo diritto al possesso del Silmaril era nullo, e vano il giuramento. E, in preda all'angoscia e alla disperazione, si gettò in una voragine infuocata, e così finì e il Silmaril che aveva con sé fu accolto nel seno della Terra.

 

Di Maglor invece si dice che neppure lui poté sopportare il dolore onde fu tormentato dal Silmaril, sicché alla fine lo gettò nel Mare, e dipoi vagò per sempre sui lidi, cantando il suo dolore e il suo rimpianto accanto alle onde. Maglor infatti era grande tra i cantori di un tempo, superato in fama solo da Daeron del Doriath ; né più fece ritorno tra il popolo degli Elfi.

 

Infatti il giuramento di Fëanor forse neppure Manwë avrebbe potuto annullarlo, finché non se ne fossero verificate le estreme conseguenze e i figli di Fëanor non rinunciassero ai Silmaril.

E Maglor, solo tra i suoi fratelli, rinunciò.

 

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Sono stato un po' lungo Mance e mi scuserai per questo ma ho cercato di darti un po' tutte le informazioni in mio possesso.

 

Vi saluto e spero che siate soddisfatti. Ciao >_>>_>>_>>_>

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Non prolisso, utilissimo invece.

La tua cultura tolkeniana è sorprendente.

Ti ringrazio per le informazioni che mi hai dato e che mi hanno chiarito diversi punti oscuri.

 

Mance

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Grazie mille.

Sei stato molto chiaro.

 

Volevo chiederti un paio di cose. Quando hai tempo, se vuoi, puoi rispondere:

1) Sai niente di un certo Re dei Goblin di Moria con cui Balin dovette scontrarsi per il regno sotterraneo? I goblin praticano la magia?

2) Mi sai dare qualche informazione sui figli di Elrond e su Glorfindel?

3) Cosa sono gli Spettri dei Tumuli?

4) Chi è Balin?

 

Grazie mille... >_>

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Ciao Albione vedro' di rispondere alle tue nuove domande:

 

1) I Nani vennero creati nei tempi antichi da Aulë, uno dei Valar più importanti, prima che i Primogeniti, ovvero gli Elfi, scendessero su Arda. Aulë sapeva che su Arda vi era abbastanza spazio per più razze, e così pensò di creare un popolo diverso da quello progettato da Ilúvatar. Aulë lavorò in gran segreto, ma quando Eru lo scoprì lo rimproverò; tuttavia egli non ordinò ad Aulë di distruggere la propria opera, bensì gli ordinò di aspettare la comparsa degli Elfi su Arda prima di mandarvi i Nani. Siccome i Nani dovevano comparire durante gli anni di potere di Melkor, essi erano resistenti come la pietra, testardi e pronti all'amicizia come all' ostilità. Aulë creò prima i Sette Padri dei Nani, di cui Durin, detto il Senzamorte, era il più vecchio; così i Nani assunsero anche il soprannome di Popolo di Durin. Quest'ultimo guidò il suo popolo a est delle Montagne Nebbiose, dove poi sorsero le famose Miniere di Moria. Dopo la sua morte, la sua linea continuò a prolificare. Il potere di Moria o Khazad-dûm continuò a crescere, e i suoi abitanti impararono arti raffinate anche grazie ai Nani che provenivano da altre regioni, come le Montagne Azzurre. Molti Nani lasciano le antiche città dell'Ered Luin e si trasferiscono a Moria per accrescere la popolazione. Narvi, un nano ingegnere, costruisce i Cancelli Occidentali di Khazad-dûm, che i nani battezzano con il nome di “porte di Durin”.

Celebrimbor l'elfo che forgiò i Tre anelli incise su di essa la famosa i-scrizione : "Dite amici ed entrate".

Con l’apertura di questa via d’accesso ad occidente si completa finalmente l’attraversamento dei Monti Nebbiosi, e gli scambi commerciali con l’Eregion aumentano notevolmente. I Sindar, sotto la guida di Thranduil (padre di Legolas), abbandonano l’Eriador occidentale e s’insediano nell’Eregion.

La tensione tra elfi e nani cresce sempre più e Thranduil, per amor di pace, porta il suo popolo ad est dei Monti Nebbiosi. Galadriel dopo aver lasciato il Lindon e l'ospitalita' di Gil-Galad si reca nell'Eregion dove Celebrimbor forgia gli anelli (i nove e i sette con l'aiuto di Sauron che gli si presentò sotto mentite spoglie, mentre i Tre li forgio' da solo e li nascose per poi darli ai Re Elfici ) e dopo aver ricevuto uno dei tre anelli e percepito il pericolo di un'attacco di Sauron attraversa Khazad-dûm insieme a molti Noldor ed in volontario esilio si reca alla foresta ad ovest dei Monti Nebbiosi, chiamata Lórinand.

Qui fonda il regno di Lórien.

Sauron trova i Nove Anelli; Celebrimbor viene catturato e torturato affinché riveli il luogo dove si trovano i Sette Anelli che sono stati dati ai nani (il primo resta nelle mani di Durin III).

Tuttavia egli non dice dove si trovano i Tre e l’Oscuro Signore l’uccide.

Si verifica la distruzione dell’Eregion.

Elrond guida la ritirata dei superstiti e fonda Rivendell, insieme con molti dei Noldor sopravvissuti.

I nani di Khazad-dûm chiudono i Cancelli Occidentali, ma così facendo chiudono fuori gli elfi fuggiaschi dell’Eregion.

Da questo momento gli elfi ribattezzano Khazad-dûm col nome di Moria, il “Nero Abisso”.

Sauron assume il controllo dell’Eriador, ma la sua avanzata verso ovest viene fermata sui Monti Azzurri dagli elfi del Lindon guidati da Gil-Galad e da Cirdan Signore dei Porti Grigi.

Nel tentativo di controllare gli altri Popoli Liberi, distribuisce loro gli Anelli del Potere.

I nove sono donati ai principi degli uomini uomini che soccombono presto al potere dell’Oscuro Sire.

I Sette anelli erano stati dati ai Signori dei nani, che però non reagiscono nel modo auspicato da Sauron, che giura tremenda vendetta contro tutta la stirpe dei nani. Durante i restanti secoli degli “Anni Maledetti” della Seconda Era i nani restano isolati.

Gli scambi con gli altri Popoli Liberi non si interrompono, ma le relazioni sono fredde.

I Sette Anelli dei Re dei nani raggiungono i loro scopi rafforzandone la cupidigia e la bramosia.

Molti allontanano i propri figli dagli uomini e dagli elfi e partono in cerca di oro e di tesori.

Inizia la Terza Era:

 

Le sette Tribù dei nani continuano a stare nascoste ed a sorvegliare i loro tesori.

I portatori dei sette Anelli dei nani ne usano il potere per moltiplicare le loro ricchezze, tenendosi ben stretti gli Anelli ed abbandonandoli solo in punto di morte.

I tesori dei nani crescono sempre di più, ma provocano cosi il risveglio e l'attenzione di quei draghi che si erano nascosti nella terra mezzo dopo la sconfitta del loro padrone Morgoth alla fine della Prima Era e pertanto fanno così la loro ricomparsa nella storia.

I tesori dei nani vengono saccheggiati uno dopo l’altro e le loro città danneggiate o rase al suolo.

Quattro dei Sette Anelli vengono consumati dalla passione e dalle fiamme dei grandi draghi e le Tribù cominciano le loro peregrinazioni. Gandalf il Grigio si reca a Khazad-dûm e diventa amico di Durin V.

I nani gli attribuiscono il nome di Tarkún (la parola significa “Uomo-bastone”).

Durante il regno di Durin VI, i nani, scavando sotto il Cornorosso in cerca di mithril, liberano involontariamente un Balrog, l'ultimo rimasto che si era rifugiato sotto terra alla fine della Prima era.

Il Balrog attacca la rocca sotterranea dei nani. Náin I, successore di Durin VI viene ucciso dal demone di fuoco subendo la stessa sorte di Durin VI (ultimo della sua stirpe con questo nome) ed i nani abbandonano Khazad-dûm.

Il Balrog comincia ad attrarre esseri malvagi e mostruosi al suo servizio ( come il mostro del lago).

Thráin diventa re del Popolo di Durin con il nome di Thráin I e fugge da Moria.

I nani si insediano a Erebor, negli Ered Mithrin, dove scavano nuove miniere ma i draghi cominciano a riapparire all’estremo nord tormentandoli ed uccidono molti nani, tra cui Dáin I e Frór (uccisi da Scatha un drago del freddo).

Diventa re del Popolo di Durin Thrór. Il gruppo di Re Thrór arriva nel Dunland ed il re, pur con grande dolore, consegna l’Anello di Durin, l’ultimo dei Sette Anelli dei nani, al figlio Thráin II.

Il re, ormai fuori di sé, parte con un solo compagno di viaggio (il più fedele servitore, Nár), si reca a nord, attraversa il valico del Cornorosso e torna a Khazad-dûm.

Qui viene catturato e decapitato da Azog, il Grande Orco, ed il suo cadavere viene smembrato sotto gli occhi di Nár . Ha luogo la guerra di Azalnubizar tra nani e Orchi davanti alle porte Orientali di Moria durante la quale Azog viene ucciso da Dàin Piediferro. I nani vincono ma il Balrog continua ad essere il padreone di Moria.

Tutti i nani si erano coalizzati per braccare Azog e saccheggiano tutte le comunità di Orchetti che riescono a localizzare. Thráin II, re del Popolo di Durin, decide di tornare alla Montagna Solitaria per recuperare il tesoro dei nani. I Servitori di Sauron lo inseguono e lo catturano portandolo a Dol Guldur dove viene torturato e prima di morire Sauron gli strappa l'ultimo anello dei nani.

Balin figlio di Fùndin e cugino di Thorin Scudo di Quercia, con il quale aveva partecipato insieme ad altri nani ( tra i quali Glòin padre di Gimli) al viaggio con Bilbo ( durante il quale trova l'Unico Anello ) fino alla Montagna Solitaria per recuperare il Tesoro dei nani caduto preda di Smaug (ucciso poi dall'arciere Bard) [avvenimenti descritti nello "Hobbit"], parte da Erebor, alla testa di un gruppo di seguaci, con l’intento di ristabilire la sovranità dei nani su Khazad-dûm. Riescono ad entrarci ed organizzano una cittadella.

Balin diventa il primo (e l’unico) re di Khazad-dûm che non sia anche re del Popolo di Durin, ma dopo pochi anni il suo regno viene attaccato dagli orchetti. L’osservatore nell’acqua fa la sua apparizione nel torrente dei Cancelli Orientali e ne ostruisce il corso, isolando Moria dall'Occidente.

Il popolo di Balin combatte fieramente ma viene respinto sempre più indietro dalle forze del male; i nani organizzano un ultimo caposaldo difensivo ma sono sterminati (ricordarsi del registro della colonia "il libro di Mazarbul"), muoiono Balin ucciso dal Balrog ed il cugino Óin: la colonia dei nani viene distrutta. La tomba di Balin verra' scoperta in seguito dai membri della Compagnia dell'Anello.

Gli Orchi o i Goblin non praticano la magia.

 

Ti posto poi una poesia molto bella su Durin:

 

La canzone di Durin

 

Giovane era il mondo, e le montagne verdi

Ancora sulla Luna macchia non era da vedervi,

Nessuna parola su fiume o rupe eretta in aria,

Quando Durin destatosi camminò in terra solitaria.

Diede nome ad anonimi colli e vallate,

Bevette da sorgive ancor mai assagiate;

Egli si chinò per guardare nel Mirolago,

E di una corona di stelle vide il contorno vago;

Parean gemme incastonate in argento,

Sulle ombre del suo bel capo intento.

Bello era il mondo, ed alti i monti ignoti,

Prima della caduta, nei Tempi Remoti,

Dei potenti re che son fuggiti via

Da Nargothrond o Gondolin che sia

Dai Mari Occidentali sull'altra sponda:

Ai tempi di Durin la terra era gioconda.

Era re su si un trono intarsiato

Fra saloni dal gran colonnato;

Sul capo i soffitti d'argento,

Su porte le rune del potere, e d'oro il pavimento.

Di sole, luna e stelle il bagliore infocato

Nei lampadari lucidi di cristallo molato,

Che sempre splendidi e imponenti brillavano,

E che mai nubi ed ombre di notte offuscavano.

Ivi colpiva l'incudine il martello,

Ivi l'incisor scriveva, ed oprava lo scalpello;

Ivi forgiata la lame ed all'elsa unita,

Ivi minator scavava e murator costruiva con fatica.

Ivi gemme perle ed opale iridescente,

E metallo lavorato come maglie di rete incandescente.

Ivi scudi e corazze, acse, spade e pugnali,

E le trombe squillavano ai cancelli.

Il popolo di Durin mai non si stancava;

Sotto le montagne la musica suonava:

Fremevano le arpe, cantavano i menestrelli,

E le trombe squillavano ai cancelli.

Il mondo è grigio e le montagne anziane,

Nelle fucine, le fredde ceneri sono del fuoco un ricordo lontano.

Nessun'arpa vibrante, nessun ritmo di martelli.

Regna l'oscurità su miniere e castelli;

Sulla tomba di Durin incombe fosca l'ombra,

A Moria, a Khazad-dûm.

Ma ancora appaiono le stelle morenti

Nel Mirolago oscuro e senza venti.

Là giace in abissi d'acque di Durin la corona,

Lì si risveglierà, quando sarà giunta l'ora.

 

2) Per quanto riguarda i figli di Elrond al di la' di Arwen di cui nel SDA si parla poco ma e' presente la storia del suo amore per Aragorn nelle Appendici, ci sono poi Elladan ed Elrohir anche loro figli di Celebrian che a sua volta era figlia di Galadriel e Celeborn. Nel loro sangue scorreva ovviamente oltre al sangue elfico anche il sangue della stirpe di Numenor pertanto erano amici di Aragorn che aiutarono nel viaggio verso i "Sentieri dei Morti" dove convocò l'Esercito dei Morti e con esso respinse gli alleati di Sauron verso Pelargir fino a riuscire ad impadronirsi della flotta della città per raggiungere navigando nell'Anduin Minas Tirith e romperne l'assedio. Per il resto sono due personaggi marginali di cui non si parla affatto.

Per quanto riguarda Glorfindel ho gia' affrontato l'argomento in precedenza rispondendo ad una domanda mi pare di Ishmael dove puoi trovare qualche notizia.

 

3) Per quanto rigurda gli Spettri dei Tumuli essi sono dei fantasmi che possono essere sia al servizio del bene che del male. Una volta erano uomini da una parte al servizio dell'antico Reame di Arnor (la parte settentrionale del grande regno di Elendil Re di Nùmenor che affido' la parte meridionale Gondor ai suoi figli Isildur il maggiore e Anàrion il figlio minore che era signore di Minas Anor e che fu' ucciso durante l'assedio di Barad-dùr) che dopo la morte di Eàrendur Decimo re di Arnor fu diviso in tre parti:

ARTHEDAIN, Regione ad ovest dell'antico regno settentrionale, i discendenti di Malvegil, discendenti diretti di Eärendur rivendicarono, oltre che Fornost, la signoria su tutto il Reame di Arnor e presero nomi con il prefisso ar(a) che significa "Signore". Alcuni sempi sono Argeleb, Arathorn, Aragorn.

RHUDAUR, Regione nel nordest dell'Eriador

CARDOLAN, Regione a sud est dell'Eriador

Dall'altra parte c'èrano gli uomini al servizio di Angmar Re degli Stregoni (in realta' capo dei Nazgùl) che invade il Regno del Nord (Arnor). Re Arveleg I viene ucciso. Difesa di Fornost e di Gorthad: " Fortezza Settentrionale ", città Númenórean sulle Colline Settentrionali di Eriador, un tempo era la sede dei Re. Distruzione della torre di Amon Sul: " Colle del Vento " nel Regno di Arnor ("Vetta del Tempo" ne Il Signore degli Anelli).

Un tempo era una torre che custodiva uno dei Palantíri; dopo l'assalto delle forze di Angmar, e la distruzione della torre, il Palantír fu posto in salvo a Fornost. Il Palantír di Amon Sûl, detto anche Palantír del Nord era particolare, si diveva fosse svincolato dagli altri, e che attraverso esso fosse possibile guardare al di la' del mare. Successivamente le forze di Angmar prendono Fornost; il resto del Regno del Nord viene distrutto. Eärnur di Gondor porta un esercito a Nord: EARNUR, Figlio di Eärnil; ultimo re di Gondor, con il quale il lignaggio di Anárion si estinse. Fu egli che entrò a cavallo alle porte di Minas Morgul per sfidare il Re degli Stregoni. Grande come valore, ma non quanto a saggezza, Eärnur era un uomo di decisa potenza fisica e carattere focoso. Non voleva prendere moglie, perchè il suo unico piacere erano la lotta e le armi, e a Gondor in queste arti nessuno poteva euguagliarlo. Fu mandato al Nord dal padre in aiuto di Arvedui, ma prima che questi potesse giungere ai porti del Lindon Arthedain era già conquista ed il suo Regno estinto. Quando finalmente giunse ai rifugi oscuri, fu grande gioia tra Elfi ed Uomini: grande era la sua flotta, anche se non era che un'infinitesimo di quella di Gondor. Cirdan allora radunò molti uomini ed uniti marciarono contro il Re degli Stregoni di Angmar, che ormai regnava a Fornost. Dura fu la battaglia, ma le Due Stirpi ebbero la meglio, ed il Re degli Stegoni fu costretto a fuggire a Carn Dûm, ma prima che potesse raggiungerla Eärnur, al comando della cavalleria di Gondor, tra cui vi erano i principi del Rhovanion gli bloccò la strada. Nello stesso tempo Glorfindel guidava una grossa schiera da Gran Burrone. Allora il Re degli Stregoni apparve in persona, con un manto ed una maschera neri e si gettò sul Capitano di Gondor, ma il cavallo di Eärnur impaurito si voltò e lo trascinò via. Allora il Re di Angmar rise, e non trovando avversari svanì. Allora Eärnur tornò al galoppo, ma Glorfindel lo fermò "Non l'inseguire! Lontano è ancora il suo destino, ed egli non cadrà per mano di uomo!"(infatti morirà per merito di Eòwyn e Merry). E nessuno dimenticò questa profezia. Quando fu incoronato, il Re di Minas Morgul lo sfidò a duello, ma Mardil il Sovrintendente riuscì a calmarlo. In quei giorni Minas Anor, divenuta capitale ai tempi di Re Telemmnar mutò il nome in Minas Tirith, perchè da allora fu sempre in guardia contro gli orrori di Morgul. Sette anni dopo, egli stesso entrò a cavallo alle porte di Minas Morgul per sfidare il re di questa; ma i Nazgûl lo presero e lo portarono via e nessun occhio umano più lo vide. Con egli finì il Regno del Sud, ed in sua vece, mentre la corona di Elendil giaceva in mano a re Eärnil nelle Case dei Morti, il Sovrintendente continuò a governare Gondor. Troppo tardi per salvare il regno del Nord, egli avanzò, ma perde la Battaglia di Fornost. Angmar viene distrutta.

Quindi gli Spettri dei Tumuli appartenevano ad entrambi gli schieramenti, e Frodo e gli altri Hobbit ebbero la sfortuna di passare per la parte dei Tumulilande che era posseduta dagli spiriti di Carn-dùm al servizio di Angmar ma furono salvati da Tom Bombadil.

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Spero di non essere stato troppo dettagliato ma per comprendere bene le risposte non c'era alternativa.

 

Infine ti indico dove puoi scaricarti una magnifica mappa interattiva della Terra di Mezzo:

 

http://www.eldalie.ch/mappainterattiva.php?action=5

 

 

 

Ciao <img alt=" /><img alt=" />;)<img alt=" /><img alt=" /><img alt=" />

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  • 2 weeks later...

Ciao appassionati di Tolkien, GilGalad figlio di Fingon vi fà un piccolo regalo:

Un pezzettino del 12 volume della HOM "The Peoples of Middle Earth" sul Lembas.

Mi auguro vi faccia piacere. Ciao <img alt=" /><img alt=" /><img alt=" /><img alt=" />

 

Link originale: http://www.eldalie.com/Saggi/Lembas.htm

 

Dal libro:

 

A proposito del lembas

 

'Solamente gli Eldar sapevano preparare questo cibo. Esso veniva preparato per essere di conforto a coloro che dovevano affrontare un lungo viaggio in zone selvagge, o a coloro che erano stati feriti e la cui vita era in pericolo. Solo a costoro era concesso di usarlo. Gli Eldar non lo davano mai agli Uomini, tranne ad alcuni da loro amati, se questi ultimi erano in condizioni di grande necessità.

(Questo non avveniva per motivi di avidità o di gelosia, anche se mai nella Terra di Mezzo ci furono grandi quantità di questo cibo; ma perché agli Eldar era stato ordinato di mantenere questo dono in loro potere, e di non diffonderlo tra gli abitanti delle terre mortali. Infatti si dice che, se i mortali si cibano troppo spesso di questo pane, essi diventano stanchi della loro mortalità e iniziano a desiderare di abitare tra gli elfi e di vedere i campi di Aman, dove però non possono andare).

 

Gli Eldar dicono che avevano ricevuto questo cibo per la prima volta dai Valar agli inizi dei loro giorni, in occasione del Grande Viaggio. Infatti esso era preparato con un tipo di grano che Yavanna aveva fatto spuntare nei campi di Aman, e ne aveva inviato loro una certa quantità per mano di Orome per sostenerli durante la lunga marcia. Poiché veniva da Yavanna, la regina, o la donna di condizione più elevata tra le donne elfiche di qualsiasi popolo, grande o piccolo, aveva la facoltà di conservare e di donare il lembas; per il quale motivo essa veniva detta massanie o besain: la Signora, o colei che dà il pane[1].

 

Ora, questo grano aveva in sé la forte vita di Aman, che esso poteva concedere a coloro che avevano sia la necessità che il diritto a cibarsi del pane. Se veniva seminato in qualsiasi stagione, tranne che in periodo di brina, esso germogliava e cresceva rapidamente, anche se non cresceva così rigoglioso all'ombra delle piante della Terra di Mezzo e non sopportava i venti provenienti dal Nord quando Morgoth vi abitava. Altrimenti, esso aveva bisogno solamente di un po' di sole per giungere a maturazione, poiché assorbiva e moltiplicava tutto il vigore della luce che riceveva.

 

Gli Eldar lo coltivavano in terre sorvegliate e radure soleggiate; e raccoglievano con le loro mani le sue grandi spighe dorate, una ad una, e non le toccavano con strumenti metallici. Lo stelo bianco veniva estratto dal terreno in modo simile, e intrecciato in cesti[2]

[*]per la conservazione dei chicchi: nessun verme o altro parassita avrebbe toccato quella paglia lucente, e nessuna muffa, marciume o qualsiasi altro male della Terra di Mezzo poteva mai attaccarla.

 

Dalla spiga alla cialda, nessuno aveva il permesso di toccare questo cereale, se non quelle donne elfiche che venivano dette Yavannildi (o Ivonwin [3] dai Sindar), vale a dire le ancelle di Yavanna; e l'arte di preparare il lembas, che avevano appreso dai Valar, era un segreto custodito solo da loro, e tale è sempre rimasto.

 

Lembas è il nome in Sindarin, e viene dalla forma arcaica lenn-mbass, 'viatico'. In Quenya veniva più spesso detto coimas, ovvero 'pane di vita' [4].

 

 

 

NOTE

 

[1] Nella storia di Turin, a proposito del lembas donato da Melian a Beleg l’Arciere (Il Silmarillion, p. 202) si dice che “era avvolto in foglie d’argento, e i fili che lo legavano erano chiusi in corrispondenza dei nodi con il sigillo della Regina, uno strato sottile di cera bianca che aveva la forma di un fiore di Telperion; poichè, secondo il costume degli Eldalie, il compito di conservare e concedere il lembas spettava solamente alla Regina. In null’altro Melian mostrò il suo favore verso Turin maggiormente che in questo dono; poiché gli Eldar non avevano mai prima di allora concesso agli Uomini di usare questo viatico, e raramente lo fecero in seguito.”

Per quanto riguarda “massanie o besain”, cfr. la voce nelle Etimologie, V.372, radice MBAS “impastare”: Quenya masta, Noldorin bast, “pane”; anche le parole lembas, coimas, spiegate alla fine del presente testo come “pane del viaggio” e”pane di vita”. Sopra la ain di besain c’è una leggera scritta a matita, oneth, sc. besoneth.

Nell’usare la parola Lady (signora) senza dubbio mio padre aveva in mente l’origine di questa parola in inglese antico, hlaef-dige, in cui il primo elemento è hlaf (in inglese moderno loaf, “forma di pane”), con il cambiamento della vocale, e il secondo una derivazione della radice dig, “impastare” (a cui è strettamente imparentata la parola dough, “pasta”); cfr. lord, da hlaf-weard, “colui che conserva il pane”.

 

 

[2] haulm (“stelo”): gli steli delle piante coltivate che rimangono dopo che le spighe o i baccelli sono stati raccolti; corn-leeps: leep (leap) è un’antica parola dialettale che significa “cesto” (inglese antico leap).

 

 

[* NdT] La dicitura nel testo originale è corn-leep, ma pare che i dizionari comunemente reperibili ignorino l'esistenza di simili voci. Sempre nel testo originale c'è una nota, che però non è stato possibile rintracciare. L'impressione è che si tratti di una specie di recipiente per i cereali, ma siamo a livello ipotetico/speculativo. Sono ben accetti suggerimenti e precisazioni.

 

[3] Ivonwin: la forma Noldorin (in seguito Sindarin) Ivann per Yavanna compare nelle etimologie, V.399, radice YAB “frutto”.

 

[4] Questo paragrafo è stato scritto contemporaneamente al resto del manoscritto, ma inserito nel modo in cui è stato stampato, ed è stato escluso dalle virgolette aggiunte in seguito al corpo del testo. Le parole Quente Quengoldo (“così parlò Pengolodh”) datano anch’esse dal momento della stesura del testo

 

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Edited by John Petrucci Blu
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ARGGGGGGGGGGGGGGGGGG!!!!

Che dire????!!!!

E io che pensavo di aver letto tutto e di sapere tutto di Tolkien .....

GIL GALAD sei davvero un super-mega spertaccio/geniaccio!!!!!!!!!!!!!!!!!

;)<img alt=" /><img alt=" />

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Ciao Albione, sinceramente questo Durburz non l'ho mai sentito nominare e non ho trovato niente su di lui in tutti i miei libri su Tolkien, o poi fatto una ricerca su internet e questo Durburz effettivamente esiste ma solo in giochi di ruolo e carte giocabili sul Signore degli Anelli. Ora puo' darsi che sia esistito veramente come Re dei Goblin ma per quello che ne so io gli unici Re dei Goblin di Moria menzionati con una certa importanza sono Bolg e Azog.

Comunque dove ai trovato questo nome?.... Sai per quanto esperto comunque non si finisce mai di conoscere e imparare soprattutto nello sterminato mondo creato da Tolkien.

 

Ciao <img alt=" /><img alt=" />http://www.hinaworld.it/labarriera.net/forum/public/style_emoticons/default/biggrin.gif http://www.hinaworld.it/labarriera.net/forum/public/style_emoticons/default/biggrin.gif <img alt=" />

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Uau!!! L'ho trovato qui:

 

http://www.games-workshop.com/storefront/s...0964&orignav=16

 

E' una delle nuove miniature uscite per l'espansione "Ombra e Fiamma" del gioco de "Il Signore degli Anelli" della Games Workshop. Ne hai mai sentito parlare??? E' un bellissimo gioco di ruolo e strategia... Ti piacerebbe sicuramente. Probabilmente questo goblin è il Re dei Goblin di Moria nel breve periodo in cui Balin regnò a Moria. Da quanto tu dici allora non è una creatura ufficilae di Tolkien!

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Ciao il Sommo GilGalad come mi chiamate voi vi fa un' altro regalo e mi auguro vi faccia piacere:

Vi do' la traduzione di tutti i dialoghi in elfico nei Films LA COMPAGNIA DELL'ANELLO E LE DUE TORRI spero che la cosa vi sia gradita. Ciao &gt;_&gt;<img alt=" /><img alt=" /><img alt=" /><img alt=" />

 

Link originale: http://www.eldalie.com/Saggi/DialoghiFOTR.htm

 

Il prologo di Galadriel

 

Quelle che seguono sono le parole d’apertura pronunciate da Galdriel.

 

Galadriel: I amar prestar aen, han mathon ne nen, han mathon ne chae a han noston ned 'wilith.

 

 

 

Galadriel: “Il mondo è cambiato; posso percepirlo dall’acqua, posso percepirlo dalla terra, posso annusarlo nell’aria.”

 

 

 

 

 

I amar n. “il mondo”

 

prestar aen v. pass. “è cambiato”

 

han pron. “esso”.

 

mathon v. pres. “io sento, percepisco”

 

ne, ned prep. “nel”.

 

nen n. “acqua”.

 

cae, mut. chae n. “terra”.

 

a cong. “e”.

 

noston v. “io annuso, sento”

 

‘wilith n. “aria”

 

 

 

 

 

Il grido di battaglia di Elrond

 

Le parole che Elrond grida al suo esercito durante la Battaglia dell’Ultima Alleanza.

 

 

 

 

 

elrond: Tangado haid! Leithio i philinn!

 

 

 

elrond: “Tenete [le vostre] posizioni! Scoccate le frecce!”

 

 

 

tangado v. imper. “fissate, tenete!”

 

haid n. “posti, posizioni”

 

leithio v. imper. “rilasciate, scoccate!”

 

i philinn n. “le frecce”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arwen su Colle Vento

 

Le parole di Arwen al morente Frodo dopo l’attacco dei Nazgûl.

 

 

 

arwen: Frodo, im Arwen. Telin le thaed.

 

Lasto beth nîn, tolo dan nan galad.

 

 

 

arwen: ”Sono Arwen – Sono venuta per aiutarti. Ascolta la mia voce... Torna alla luce.”

 

 

 

im pron. “io”.

 

telin v. “sono venuta”

 

le pron. “tu”.

 

thaed inf. “aiutare”

 

lasto v. imp. “ascolta”.

 

beth n. “parola”

 

nîn pron. “mia”.

 

tolo v. imp. “vieni”.

 

dan avv. “indietro”.

 

nan avv. “verso”

 

galad n. “luce”

 

 

 

 

 

 

Prima dell’attacco al Bruinen – Parte I

 

Arwen ed Aragorn.parlano prima dell’attacco al Bruinen.

 

 

 

 

 

aragorn: Dartho guin Beriain. Rych le ad tolthathon.

 

arwen: Hon mabathon. Rochon ellint im.

 

aragorn: Andelu i ven.

 

...

 

arwen: Frodo fîr. Ae athradon i hîr, tûr gwaith nîn beriatha hon.

 

aragorn: Be iest lîn.

 

 

 

aragorn: “Resta con gli Hobbit – Ti manderò dei cavalli.”

Arwen: “Sono il cavaliere più veloce – lo prenderò.”

 

Arwen: “La via è molto pericolosa”

...

 

Arwen: “Frodo sta morendo. Se riesco ad attraversare il fiume, il potere della mia gente lo proteggerà.”

 

aragorn: “Come desideri”

 

 

 

dartho v. imper. “aspetta; resta”

 

guin prep. “con”

 

Beriain n. “Hobbit”

 

rych n. “cavalli”, plurale di roch “cavallo”

 

le pron. “tu”.

 

ad tolthathon v. fut. “io invierò”

 

hon pron. “egli; lo“

 

mabathon v. fut. “prenderò”

 

rochon n. “cavaliere”

 

ellint agg. “più veloce”

 

im pron. “io”

 

andelu agg. “più pericoloso”

 

i ven n. “la via”

 

Frodo n. “Frodo”

 

fîr v. pres. “muore”

 

ae cong. “se”

 

athradon v. pres. “io attraverso”

 

i hîr n. “il fiume”

 

tûr n. “potere”

 

gwaith n. “gente, popolo”.

 

nîn pron. “mio”

 

beriatha v. fut. “proteggerà”

 

hon pron. “egli; lui”

 

be avv. “come è”

 

iest n. “desiderio”.

 

lîn pron. “tuo”.

 

 

 

 

 

 

Prima dell’attacco al Bruinen – Parte II

 

 

 

Arwen ad aragorn: Ingon i athrad dammen beriathar aen.

 

 

 

Arwen ad aragorn: “Credo che il guado sarà sorvegliato contro di noi”

 

 

 

ingon prima pers. pres. “credo; forse”

 

i athrad n. “il guado”.

 

dammen avv. “contro di noi”; dan “contro” + men “noi”.

 

beriathar aen v. fut. passivo “sarà sorvegliato”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’attacco al Bruinen

 

Arwen incita il suo cavallo, Asfaloth, a cavalcare più veloce. La frase è di Tolkien in persona.

 

 

 

Arwen: Noro lim, Asfaloth, noro lim!

 

...

 

Arwen: Noro lim!

 

 

 

Arwen: “Cavalca veloce, Asfaloth, cavalca veloce!”

 

...

 

Arwen: “Cavalca veloce!”

 

 

noro v. imper. “cavlaca”; cfr. nor- “cavlcare”.

 

lim avv. “veloce”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’incantesimo del Bruinen

 

L’incantesimo sul Bruinen per impedire ai Nazgûl di attraversarlo.

 

 

 

Nîn o Chithaeglir

 

lasto beth daer;

 

Rimmo nîn Bruinen

 

dan in Ulaer!

 

 

 

“Acque delle Montagne Nebbiose

 

ascoltate le grandi parole [lett: “ascoltate la grande parola”];

 

scorrete acque del Bruinen

 

contro gli spettri dell’Anello!”

 

 

 

nîn n. pl. “acque”; pl. di nên “acqua”

 

o Chithaeglir n. “delle Montagne Nebbiose”

 

lasto v. imp. “ascoltate”

 

beth n. “parola”

 

daer agg. “grande”

 

rimmo v. imp. “scorri”

 

Bruinen n. “Rombirivo, Bruinen”

 

dan avv. “contro”

 

in Ulaer n. “gli Spettri dell’Anello”

 

 

 

 

 

Le parole magiche di Elrond

 

Con queste parole Elrond cura Frodo a Granburrone.

 

 

 

elrond: Frodo, lasto beth nîn, tolo dan nan galad

 

 

 

elrond: “Frodo, ascolta la mia voce, torna indietro verso [la] luce.”

 

 

 

Frodo n. “Frodo”

 

lasto v. imp. “ascolta”

 

beth n. “parola, voce”

 

nîn pron. “mia”

 

tolo v. imp. “torna, vieni”

 

dan avv. “indietro”

 

nan avv. “verso”

 

galad n. “luce”

 

 

 

 

 

 

 

 

Elrond presso la tomba di Gilraen

 

Aragorn è davanti all tomba di sua madre Gilraen.Elrond gli parla in Sindarin.

 

 

 

 

 

elrond: Anirne hene beriad i chên în.

 

Ned Imladris nauthant e le beriathar aen.

 

 

 

elrond: “Voleva proteggere suo figlio.

 

Pensava che a Rivendell saresti stato al sicuro.”

 

anirne v. passato. “voleva”

 

hene pron. “lei”.

 

beriad gerundio “proteggere”

 

i chên n. “il figlio”

 

în prep. “suo”.

 

ned prep. “A, in”.

 

nauthant v. passato. “[lei] pensava”

 

e pron. “egli/lei”.

 

le pron. “tu”.

 

beriathar aen v. fut. passive “sarai custodito”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aragorn e Arwen a Imladris

 

 

 

 

 

arwen: A si i-Dhúath ú-orthor, Aragorn.

 

arwen: Ú or le a ú or nin.

 

...

 

arwen: Renich i lú i erui govannem?

 

aragorn: Nauthannen i ned ôl reniannen.

 

arwen: Gwennin in enninath...

 

arwen: Ú-'arnech in naeth i si celich.

 

arwen: Renich i beth i pennen?

 

 

 

arwen: “Finora l’Ombra non domina, Aragorn”

Arwen: “Non domina te né me.”

...

 

arwen: “Ti ricordi la prima volta che ci incontrammo?”

 

aragorn: “Pensavo di essermi perso in un sogno”

arwen: “Sono passati lunghi anni...”

Arwen: “Non avevi le preoccupazioni che ti porti appresso ora.”

Arwen: “Ti ricordi quello che ti dissi?”

 

 

 

a si avv. “finora”

 

i-Dhúath n. “l’Ombra”

 

ú-orthor v. pres. “non domina”; cfr. orthor- “dominare” (LR 395).

 

ú avv. “non”.

 

or prep. “su”.

 

le pron. “te”.

 

a cong. “e”

 

nin pron. “me”

 

renich v. pres. “ricordi”

 

i lú n. “l’occsione, la volta”

 

i pron. & cong. “che; in questo caso: quando”.

 

erui agg. & avv. “la prima volta”

 

govannem v. passato. “ci incontrammo”

 

nauthannen v. passato. “pensavo”

 

ned prep. “in.

 

ôl n. “sogno”.

 

reniannen v. “mi ero perso”

 

gwennin v. passato. “sono passati”

 

in enninath n. “lunghi anni”

 

ú-’arnech’ v. passato. “non avevi”

 

in naeth n. “le preoccupazioni”.

 

si avv. “ora”.

 

celich v. pres. “tu porti, hai”

 

i beth n. “la parola”

 

pennen v. passato. “io dissi”

 

 

 

 

 

 

 

Il Concilio di Elrond

 

Alcune parole di Aragorn a Legolas

 

 

 

 

 

 

 

aragorn: Havo dad, Legolas.

 

 

 

 

 

aragorn: “Siediti, Legolas”

 

 

 

havo dad v. imper. “siediti”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’incantesimo del Caradhras

 

 

 

gandalf: Losto Caradhras, sedho, hodo, nuitho i “ruith!

 

 

 

gandalf: “Dormi Caradhras, resta silenzioso, riposa, trattieni [la tua] ira”

 

 

 

losto v. imp. “dormi”

 

Caradhras n. “Caradhras, Cornorosso”; da caran “rosso” + rass “corno”.

 

sedho v. imp. “resta silenzioso”

 

hodo v. imp. “riposa”

 

nuitho v. imp. “trattieni”

 

i “ruith n. “odio, ira”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’incantesimo del Cancello di Moria

 

L’incantesimo di Gandalf in Sindarin scritto da Tolkien

 

 

 

 

 

 

 

gandalf: Annon Edhellen edro hi ammen.

 

gandalf: Fennas Nogothrim lasto beth lammen.

 

 

 

gandalf: “Cancello degli Elfi, apriti ora per noi”

 

gandalf: “Cancello del popolo dei Nani, ascolta le parole della mia lingua.”

 

 

 

 

 

annon n. “portone, cancello”

 

edhellen agg. “Elfico”

 

edro v. imper. “apriti”

 

hi avv. “ora”

 

ammen pron. “per noi”

 

fennas n. “portone, cancello”

 

nogothrim n. “[dei] Nani”

 

lasto v. imper. “ascolta”

 

beth n. “parola”

 

lammen n. “mia lingua”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dialogo a Lórien I

 

 

 

 

 

 

 

haldir: Mae govannen, Legolas Thranduilion.

 

legolas: Govannas vîn gwennen le, Haldir o Lórien.

 

haldir: A Aragorn in Dúnedain istannen le ammen.

aragorn: Haldir.

 

 

 

haldir: “Benvenuto Legolas, figlio di Thranduil.”

 

legolas: “La nostra Compagnia ti è debitrice, Haldir di Lórien.”

 

haldir: “Aragorn dei Dúnedain, ci sei familiare (ti conosciamo).”

 

aragorn: “Haldir”.

 

 

 

mae govannen “benvenuto, benincontrato”

 

Legolas Thranduilion “Legolas figlio di Thranduil”

 

govannas n. “compagnia”

 

vîn pron. “nostra”

 

gwennen pp. “[è] debitrice”

 

le pron. “a te”.

 

Haldir o Lórien “Haldir di Lórien”.

 

A Aragorn n. “Ah Aragorn”.

 

in Dúnedain n. “degli Uomini dell’Ovest”.

 

istannen pp. “conosciuto”.

 

le pron. “tu”.

 

ammen pron. “a noi”

 

 

 

 

 

 

 

Dialogo a Lórien II

 

 

 

 

 

aragorn: Haldir o Lórien.

 

aragorn: Henio, aníron, boe ammen i dulu lîn.

 

aragorn: Boe ammen veriad lîn.

 

 

 

aragorn: “Haldir di Lórien.”

 

aragorn: “Comprendimi, ti prego, abbiamo bisogno del tuo aiuto.”

 

aragorn: “Abbiamo bisogno della tua protezione.”

 

 

 

Haldir o Lórien n. “Haldir di Lórien”

 

henio, v. imperative. “Comprendimi!”

 

anírion v. pres. “Io voglio”

 

boe v. pres. impersonal “è necessario”

 

ammen pron. “a noi”.

 

i dulu n. “il supporto”

 

lîn pron. “tua”.

 

veriad n. “protezione”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dialogo a Lórien III

 

Un dialogo tra Aragorn e Haldir, di comprensione solo parziale

 

 

 

 

 

...

 

aragorn: Boe ammen veriad lîn.

 

aragorn: Andelu i ven.

 

...

 

 

 

aragorn: “Abbiamo bisogno della tua protezione”

 

aragorn: “La via [è] molto pericolosa.”

 

 

 

 

 

boe v. pres. impersonale “è necessario ”

 

ammen pron. “a noi”.

 

veriad n. “protezione”

 

lîn pron. “tua”.

 

andelu agg. “molto pericolosa”

 

i ven n. “la via, la strada”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’avviso di Celeborn

 

Alcune parole di Celeborn ad Aragorn durante la permanenza a Lórien.

 

 

 

celeborn: Le aphadar aen.

 

 

 

celeborn: “You are being followed”

 

 

 

le pron. “Voi”

 

aphadar aen v. pres. passivo “siete stati seguiti”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’addio di Galadriel

 

Le ultime parole di Galadriel ad Aragorn a Lórien

 

 

 

 

 

galadriel: Am meleth dîn. I ant e guil Arwen Undómiel pelitha.

 

aragorn: Aníron i e broniatha ar i periatham natha methed ned amar hen. Aníron e ciratha na Valannor.

 

...

 

galadriel: Namárië

 

galadriel: Nadath nâ i moe cerich. Dan, ú-”eveditham, Elessar.

 

 

 

galadriel: “Per il suo amore. Ho paura che la grazia di Arwen diminuirà.”

 

aragorn: “Vorrei che lasciasse queste terre e stesse con la sua gente. Vorrei che prendesse la nave per Valinor.”

 

...

 

galadriel: “C’è molto che devi ancora fare qui. Non ci rincontreremo, Elessar.”

 

 

 

am prep. “a, verso, per”

 

meleth n. “amore”.

 

dîn pron. “suo”.

 

i articolo definito “il”.

 

ant n. “regalo”.

 

e guil n. “di vita”

 

pelitha v. fut. “diminuirà”

 

aníron v. pres. “Desidero”

 

e pronome “egli, ella”.

 

ciratha v. fut. “navigherà, salperà”.

 

na Valannor n. “verso Valinor”

 

nadath n. coll. “cose”

 

nâ v. pres. “è”

 

i moe v. pres. impersonale “è necessario”

 

cerich v. pres. “[tu] fai”

 

dan prep. “ma”.

 

ú-’ eveditham’ v. fut. “noi non ci incontreremo”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’addio di Elrond

 

Elrond alla partenza della Compagnia dell’Anello da Imladris. La prima frase in Quenya del film.

 

 

 

 

 

elrond: Nai tiruvantel ar varyuvantel i Valar tielyanna nu vilya.

 

 

 

elrond: “Possano i Valar assistervi e proteggervi sulla vostra via sotto il cielo.”

 

 

 

nai n. “possano”.

 

tiruvantel v. “vi assisteranno”

 

ar cong. “and”.

 

varyuvantel v. “vi proteggeranno”

 

i Valar n. “le Potenze, I Valar”.

 

tielyanna n. “sulla vostra via”.

 

nu prep. “sotto”.

 

vilya v. “aria, cielo”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’incantesimo sul tempo di Saruman

 

Un altro brano in Quenya

 

 

 

saruman: Cuiva nwalca Carnirassë! Nai yarvaxëa rasselya taltuva ñotto-carinnar!

 

 

 

saruman: “Svegliati, crudele Cornorosso! Possa il tuo corno tinto di sangue cadere sulle teste nemiche!”

 

 

 

cuiva v. imper. “svegliati”

 

nwalca agg. “crudele”

 

Carnirassë n. “= al Sindarin Caradhras”

 

nai v. “possa”

 

yarvaxëa agg. “tinto di sangue”; yár “sangue” + vaxëa “tinto”

 

rasselya n. “tuo corno” rassë “corno” + -lya “tuo”

 

taltuva v. fut. “[esso] cadrà”

 

ñotto-carinnar n “sulle teste nemiche”; cfr. ñotto-cár “testa nemica” proveniente da ñotto “nemico” e cár “testa”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’incantesimo di Gandalf ai Cancelli di Moria

 

 

 

 

 

gandalf: Ando Eldarinwa a lasta quettanya, Fenda Casarinwa!

 

 

 

gandalf: ”Cancello degli Elfi ascolta la mia parola, entrata dei Nani!”

 

 

 

ando n. “cancello”

 

eldarinwa agg. “Elfico”.

 

a lasta v. imper. “ascolta!”

 

quettanya n. “mia parola”

 

fenda n. “entrata”

 

casarinwa agg. “dei Nani”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’addio di Galadriel

 

Fra le parole in Sindarin che Galadriel dice ad Aragorn (analizzate precedentemente) vi è anche un addio in Quenya

 

 

 

 

 

galadriel: Namárie!

 

 

 

galadriel: ”Addio!”

 

 

 

namárie interiezione. “addio”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’incisione sull’Anello

 

I seguenti versi sono scritti con parole della Lingua Nera, ma con caratteri Elfici.

 

 

 

 

 

gandalf: Ash nazg durbatulûk, ash nazg gimbatul,

 

ash nazg thrakatulûk agh burzum-ishi krimpatul.

 

 

 

gandalf: “Un Anello per domarli tutti, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli tutti e nel buio incatenarli.”

 

 

 

ash “un”

 

nazg “Anello”

 

durbatulûk “per domarli tutti”

 

gimbatul “pet trovarli”

 

thrakatulûk “per ghermirli tutti”

 

agh “e”

 

burzum-ishi “nell’oscurità”

 

krimpatul “incatenarli”

 

 

Di seguito sono riportati tutti i dialoghi che compaiono ne Le due Torri. Sono tutti in Sindarin, tranne l'ultimo, che è in Lingua Nera.

 

 

Il dolore di Legolas

Aragorn, Legolas and Gimli stanno inseguendo Merry e Pipino nel Rohan. Non appena giungono all’ammasso di corpi di Orchetti bruciati Legolas pronuncia le seguenti parole in Sindarin (non sottotitolate). Legolas crede che fra quei corpi vi siano anche i due Hobbit.

 

 

 

legolas: Hiro hyn hîdh ab “wanath.

 

 

 

legolas: “[Lascia] che essi trovino pace dopo la morte” [?]

 

 

 

hiro v. imper. “trovino”

 

hyn pron. masc. “essi”.

 

hîdh n. “pace”

 

ab prep. “dopo”

 

“wanath n. “morte”

 

 

 

 

 

Prima di incontrare Gandalf

 

Aragorn, Legolas and Gimli sono nella foresta di Fangorn e stanno chiedendosi chi li stia seguendo

 

 

 

 

 

legolas: Aragorn, nad no ennas!

 

aragorn: Man cenich?

 

 

 

legolas: “Lì c’è qualcosa!”

 

aragorn: “Cosa vedi?”

 

 

 

nad n. “qualcosa”.

 

no v. inf. “essere” o “è”

 

ennas prep. “lì, in quel luogo”.

 

man pron. “cosa”.

 

cenich v. pres. “[tu] vedi”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sognando Arwen

 

In una scena di flashback che appare ad Aragorn sulla strada di Edoras Arwen e Aragorn si parlano, e Arwen incoraggia Aragorn ad andare con Frodo.

 

 

 

 

 

Aragorn: Minlû pedich nin i aur hen telitha.

 

arwen: Ú i vethed nâ i onnad. Boe bedich go Frodo. Han bâd lîn.

 

aragorn: Dolen i vâd o nin.

 

arwen: Si peliannen i vâd na dail lîn. Si boe ú-dhannathach.

 

aragorn: Arwen.

 

arwen: Ae ú-esteliach nad, estelio han, estelio ammen.

 

 

 

...

 

 

 

aragorn: Edra le men, men na guil edwen, haer o auth a nîr a naeth.

 

 

 

aragorn: “Una volta tu mi dissi che questo giorno sarebbe venuto.”

 

arwen: “Questa non è la fine...è l’inizio. Devi andare con Frodo. Questa è la tua via.” aragorn: “Il mio sentiero mi è nascosto”

 

arwen: “Esso è già segnato. Non puoi ritirarti ora.”

 

aragorn: Arwen.

 

arwen: “Se non ti fidi di nient’altro... fidati di questo... fidati di noi”

 

...

 

aragorn: “Hai la possibilità di condurre una nuova vita, lontana dalla guerra, dal dolore, dalla disperazione”

 

 

 

minlû avv. “una volta”.

 

pedich v. pret. “tu dissi”

 

nin pron. “a me”.

 

i articolo “il”.

 

aur n. “giorno”.

 

nîn pron. “mio”.

 

telitha v. fut. “[esso]verrà”.

 

ú avv. “non”.

 

vethed n. “fine”

 

nâ v. pres. “è”.

 

onnad n. & gerundio “inizio”

 

boe v. pres. impersonal “è necessario”

 

bedich v. pres. “tu vai”

 

go prep. “con” cfr. gwa- “insieme a”.

 

han pron. “esso”.

 

bâd n. “sentiero”.

 

lîn pron. “tuo”.

 

dolen agg. “nascosto”

 

vâd n. “sentiero”; forma lenita di bâd (vedi sopra)

 

o prep. “da”.

 

si avv. “ora”.

 

peliannen pp. “sparso”; cfr. pelia- “spargere”

 

na prep. “verso”.

 

dail n. “piedi”

 

dhannathach v. fut. “cadrai”

 

ae cong. “se”

 

esteliach v. pres “tu ti fidi”

 

estelio v. imper. “fidati”

 

nad n. “cosa, qualcosa”.

 

ammen pron. “noi”.

 

edra v. pres. “è aperta”

 

le pron. “[a] te”.

 

men n. “strada”.

 

guil n. “vita”

 

edwen agg. “seconda, altra”.

 

haer agg. “lontana”; cfr. hared “luogo remoto”.

 

auth n. “guerra, battaglia”.

 

a cong. “e”.

 

nîr n. “lacrima, piangere”.

 

naeth n. “disperazione”.

 

 

 

 

 

 

Elrond e Arwen

 

Un dialogo tra Elrond e la figlia Arwen a Granburrone.

 

 

 

Elrond: Tollen i lû. I chair gwannar na Valannor. Si bado, no círar.

 

...

 

Elrond: Ah im, ú-”erin veleth lîn?

 

arwen: Gerich veleth nîn, ada.

 

 

 

Elrond: “Le navi stanno partendo per Valinor. Parti ora, prima che sia troppo tardi.”

 

 

 

Elrond: “Non vuoi bene anche a me?” [letteralmente: “non ho anch’io il tuo amore?”]

 

 

 

arwen: “Ti voglio bene, papà.” [letteralmente: “hai il mio amore, papà”]

 

 

 

tollen v. pp. “vieni”

 

i lû n. “il tempo”.

 

chair n. “navi”

 

gwannar v. pres. “[esse] partono”; cfr. gwanna- “partire, morire”

 

na Valannor n. “per Valinor”;

 

si avv. “ora”.

 

bado v. imper. “vai”; cfr. bad- “andare”.

 

no prep. “prima”

 

círar v. pres. “[esse] partono”.

 

ah cong. “e”

 

im pron. “io”.

 

ú avv. “non”.

 

“erin v. pres. “io ho”

 

veleth n. “amore”;

 

lîn pron. “tuo”.

 

nîn pron. “mio”.

 

gerich v. pres. “tu hai”; cfr. gar- “avere, tenere

 

ada n. “papà”.

 

 

 

 

 

La partenza di Arwen

 

Seguendo la partenza di Arwen da Rivendell, si sentono le parole che Galadriel pronuncia all’inizio della Compagnia dell’Anello.

 

 

 

Galadriel: I amar prestar aen, han mathon ne nen, han mathon ne chae a han noston ned ‘wilith.

 

 

 

Galadriel: “Il mondo è cambiato; posso sentirlo nell’acqua, posso sentirlo nellla terra, posso annusarlo nell’aria.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aragorn e Brego

 

Aragorn ringrazia il suo cavallo Brego.

 

 

 

aragorn [a Brego]: Mae carnen, Brego, mellon nîn.

 

 

 

aragorn [a Brego]: “Ben fatto, Brego, amico mio.”

 

 

 

mae avv. “ben”.

 

carnen pp. “fatto”; cfr. car- “fare”.

 

mellon n. “amico”.

 

nîn pron. “mio”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima della Battaglia al Fosso di Helm

 

Aragorn arriva, e si incontra con Legolas

 

 

 

 

 

Legolas [ad Aragorn]: Le abdollen.

 

 

 

Legolas [ad Aragorn]: “Sei in ritardo.”

 

 

 

...

 

 

 

Aragorn [a Legolas]: Hannon le.

 

 

 

Aragorn [a Legolas]: “Grazie.”

 

 

 

...

 

 

 

Legolas: Boe a hyn neled herain dan caer menig.

 

Aragorn: Si, beriathar hyn ammaeg na ned Edoras.

 

Legolas: Aragorn, nedin dagor hen ú-”erir ortheri. Natha daged dhaer.

 

 

 

Legolas: “Ed essi dovrebbero essere... trecento contro diecimila.” [letteralmente: “Gli è necessario: [ci sono] 300 [dei nostri], contro 10,000 [dei loro]”

 

 

 

aragorn: “Hanno più speranza di difendersi qui che ad Edoras” [lett: “Qui loro si difenderanno meglio che ad Edoras.”]

 

 

 

Legolas: “Non possono vincere questa battaglia. Moriranno tutti!” [lett: Aragorn, in questa battaglia [loro] non possono vincere. Essi saranno ammazzati.”]

 

 

 

...

 

 

 

Più tardi, mentre Aragorn si veste, Legolas appare, e Aragorn dice una frase in Sindarin dopo che Legolas si scusa con lui per prima.

 

 

Aragorn: Ú-moe edaved, Legolas

 

 

 

Aragorn: “Non c’è nulla da perdonare”

 

 

 

le pron. “Tu”.

 

abdollen agg. & pp. “tardi”; lett. “arrivato tardi” ; ab- “dopo, tardi” + dollen “arrivato”

 

hannon v. pres. “Io ringrazio”

 

boe v. pres. impersonal “è necessario”

 

a prep. “a, verso”.

 

hyn pron. masc. “essi”; pl di hon “egli”.

 

neled num. “tre”.

 

herain num. “centinaia”; pl. di haran “cento”

 

dan avv. “contro”.

 

caer num. “dieci”

 

menig num. “migliaia”; pl. di meneg “mille” reperibile nel Sindarin Menegroth “Mille caverne”.

 

si avv. “ora”.

 

beriathar v. fut. “[essi] proteggeranno”; cfr. beria- “proteggere”.

 

hyn pron. masc. “essi [in questo caso: loro stessi]”; pl di hon “egli”.

 

ammaeg agg. “meglio”

 

na prep. “a, verso”.

 

ned prep. “nel”.

 

nedin prep. “nella”.

 

dagor n. “battaglia”.

 

hen agg. “questa”.

 

ned prep. “nel”.

 

ú avv. “non”.

 

“erir v. pres. “essi possono”.

 

ortheri v. inf. “vincere”.

 

natha v. fut. “sarà”.

 

daged gerundio. “uccidendo”; cfr. dag- “uccidere”.

 

dhaer agg. “grande”

 

moe v. pres. impersonale “è necessario”.

 

edaved gerundio. “scusando”

 

 

 

 

 

L’arrivo di Haldir

 

Haldir arriva al Fosso di Helm.

 

 

 

aragorn [ad haldir]: Mae govannen, Haldir.

 

 

 

aragorn [ad haldir]: “Benvenuto, Haldir.”

 

 

 

mae govannen “benvenuto; lett: benincontrato”.

 

 

 

 

 

Istruzioni durante la Battaglia

 

Numerose frasi in Sindarin usate durante la battaglia al Fosso di Helm.

 

 

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: A Eruchîn, ú-dano i faelas a hyn an uben tanatha le faelas.

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: “... [?]. Non mostrategli alcuna pietà, perchè voi non ne ricevereste nessuna.” [lett: “O figli di Eru, non mostrate loro la pietà, perché nessuno vi mostrerà pietà.”]

 

 

 

...

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: Tangado a chadad!

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: “Preparatevi al fuoco”

 

 

 

...

 

 

 

Legolas [ad Aragorn ]: Faeg i-varv dîn na lanc a nu ranc!

 

 

 

Legolas [ad Aragorn ]: “La loro armatura è debole sulla gola... e vicino al braccio!” [lett. “Deobole armatura loro sotto la gola e sotto il braccio!”

 

 

 

...

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: Dartho!

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: “Resistete!”

 

 

 

...

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: Hado i philinn!

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: “Rilasciate le freccie!”

 

 

 

...

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: Pendraith!

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: “Scale!”

 

 

 

...

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: Na fennas!

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: “Ingresso!” [lett: “All’ ingresso”]

 

 

 

...

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: Hado ribed!

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: “Scagliate nel gruppo!”

 

 

 

...

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: Hado!

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: “Scagliate!”

 

 

 

...

 

 

 

Aragorn [a Legolas]: Togo hon dad, Legolas! Dago hon!

 

 

 

Aragorn [a Legolas]: “Uccidilo, Legolas!”

 

...

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: Herio!

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: “Attaccate!”

 

 

 

...

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: Nan barad!

 

 

 

Aragorn [all’ esercito]: “Alla fortezza!”

 

 

 

a interiezione. “O!”.

 

Eruchîn n. “Figli di Eru”

 

ú avv. “non”.

 

dano v. imper. “mostrate”

 

i articolo “la”.

 

faelas n. “pietà”

 

a prep. “a, verso”.

 

hyn pron. masc. “a loro [in questo caso: loro stessi]”.

 

an prep. “perché”

 

uben n. “nessuno”.

 

tanatha v. fut. “mostrerà”.

 

le pron. “voi”.

 

tangado v. imper. “preparatevi!”

 

chadad gerundio “scagliando”

 

faeg agg. “debole”.

 

varv n. “armatura”

 

dîn pron. “suo/sua” (in questo caso: “loro”).

 

na prep. “a, verso”.

 

lanc n. “gola”.

 

a cong. “e”.

 

nu prep. “sotto”.

 

ranc n. “braccio”.

 

hado v. imper. “scagliate!”, imperativo di had- “scagliare”

 

i philinn n. “freccie”.

 

pendraith n. “scale”.

 

fennas n. “entrata”.

 

ribed gerundio “che si muove”.

 

togo dad v. imper. “uccidi”

 

hon pron. masc. “egli”.

 

dago v. imper. “ammazza”; imperativo di dag- “uccidere”.

 

herio v. imper. “iniziare, attaccare”; imperativo di heria- “iniziare repentinamente”.

 

barad n. “torre, fortezza”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’urlo di battaglia dell’esercito di Sauron.

 

 

 

orchetti: Za dashu snaku Zigur, Durbgu nazgshu, Durbgu dashshu!

 

 

 

orchetti: “Ave, Sauron, Signore [dell’] Anello, Signore [della] Terra”

 

 

 

za dashu snaku “ave; sii lodato”.

 

Zigur ”Sauron”; dall’ Adúnaic Zigûr “Stregone; Sauron”.

 

durbgu “signore”

 

nazgshu “[dell’] Anello”; < Lingua Nera nazg “anello” + *-shu “del ”?

 

dashshu “[della] Terra”; < Lingua Nera *dash “terra” + *-shu “della ”?

Edited by John Petrucci Blu
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