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GIL GALAD

J. R. R. TOLKIEN

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GilGalad per chi ne' fosse interessato descrive i Valar:

 

Link originale: http://www.eldalie.com/Saggi/Valar.htm

 

I VALAR

 

 

Gli Ainur, i "Santi" furono creati da Eru Ilúvatar all'inizio del tempo; dopo che essi ebbero contemplato nella Visione ciò che avevano creato con la loro Musica, Eru Ilúvatar inviò nel Vuoto la Fiamma Imperitura poiché essa fosse il cuore del Mondo; così Eä, il "Mondo che è", prese vita. Fino ad allora gli Ainur erano stati esseri di puro spirito, ed abitavano le "Aule Atemporali". Dopo la creazione del Mondo, alcuni fra loro desiderarono recarvisi, mentre altri vollero restare con Ilúvatar. Coloro che decisero di abitare Eä prendendo una forma terrena, si possono suddividere in due popoli: i Valar, che erano solo quindici, ma più potenti, ed i Maiar, più numerosi ma meno potenti.

Quando i Valar ed i Maiar vennero per la prima volta nel Mondo, vollero ricreare la bellezza e la perfezione della Visione che avevano contemplato; ed iniziarono così a plasmare la terra ed a dare forma a tutto ciò che non ne aveva. La guerra però rovinò le loro fatiche, poiché Melkor, il più potente dei Valar, che si era ribellato ad Ilúvatar fin dai tempi della Musica, era invidioso del loro lavoro e delle cose che avevano creato.

Infine i Valar stabilirono la loro prima dimora su Almaren, una verde isola nel Grande Lago al centro della Terra di Mezzo. A quel tempo, Arda era illuminata dalla luce delle due Lampade dei Valar, una a Nord chiamata Illuin, ed una a Sud, chiamata Ormal: Almaren si trovava proprio nel punto in cui la luce delle due Lampade si fondeva. Iniziò così l'Era delle Lampade, chiamata anche Primavera di Arda, che finì quando Melkor ruppe le Grandi Lampade e distrusse l'isola di Almaren con i suoi splendidi e verdi giardini.

I Valar decisero così di lasciare la Terra di Mezzo ed andarono ad Ovest, nel continente di Aman protetto dalle Pelóri, le montagne che essi stessi innalzarono in difesa della loro dimora. Così nacque il secondo reame dei Valar, molto più bello del primo, e fu chiamato Valinor; al di là delle montagne fu costruita la città dei Valar, Valimar, dalle grandi aule, torri e dalle molte campane. Poco dopo Yavanna creò i Due Alberi, Telperion dalla luce argentata e Laurelin dalla luce dorata, e tutto Aman fu illuminato dalla loro luce fino alle Pelóri: il regno dei Valar era di incredibile bellezza.

 

Valar Valier

Aulë Estë

Irmo Nessa

Manwë Nienna

Melkor Vairë

Námo Vána

Oromë Varda

Tulkas Yavanna

Ulmo

 

 

Aulë è il Signore della terra, il padrone dei mestieri e dei materiali di cui è fatta Arda ed è chiamato anche "Il Fabbro" poiché ama costruire e plasmare le cose, soprattutto pietre e metalli. Egli fece di più rispetto agli altri Valar durante la costruzione di Arda: su richiesta di Yavanna fu lui a costruire le Lampade dei Valar ed in seguito forgiò Angainor, la catena con la quale Melkor fu legato, ed i vascelli del Sole e della Luna. Fra i Nani, Aulë è chiamato Mahal, che significa "l'Artefice", poiché fu lui a creare i primi Sette Padri dei Nani plasmandoli da terra e pietra ancora prima che gli Elfi si destassero. Ilúvatar non punì Aulë per questo, ma non volle che i Nani venissero prima dei Primogeniti: ordinò quindi ad Aulë di addormentare i Sette Padri in luoghi remoti fino alla venuta degli Elfi.

Aulë non insegnò la sua arte solo ai Nani, ma anche agli Elfi Noldorin, che appresero così a lavorare la pietra e le gemme. La dimora di Aulë si trova nel centro di Valinor, e sua sposa è Yavanna Kementári. Per pensieri e per carattere egli è vicino a Melkor e quest'ultimo è sempre stato geloso delle fatiche compiute da Aulë, che sempre rovinava. Al contrario di Melkor, però, Aulë è sempre rimasto fedele ad Ilúvatar, opponendosi al male.

 

Estë è la Signora del riposo ed è la sposa di Irmo (chiamato anche Lórien). E' chiamata anche la "Guaritrice", perché dalle sue fonti tutti possono trarre sollievo nel corpo e nell'anima dai loro fardelli. Estë è chiamata anche "La Gentile" o "La Signora di Pace e Riposo" e di giorno è solita riposare su un'isola nel lago Lórellin, nei giardini di Lórien.

 

Irmo è il minore dei Fëanturi, i signori di spiriti, ed è chiamato anche Lórien, dal nome dei giardini in cui dimora. Sua sposa è Estë e come lei anch'egli riposa di giorno; suo fratello maggiore è Námo (chiamato anche Mandos). E' chiamato anche il Signore delle Visioni e sei Sogni, poiché oltre a curare gli spiriti, intuisce i desideri e le speranze dei Figli di Ilúvatar. E' generoso e suggerisce pace interiore, benché il suo sguardo sia infiammato da un fuoco particolare; appare alto, snello e vestito di un blu simile al colore degli alberi nelle notti di plenilunio.

 

Manwë è il Re dei Valar, ed è chiamato anche Súlimo, cioè Signore del Respiro di Arda, perché ama l'aria, i venti e le nuvole, nonché tutti gli uccelli, ed essi rispondono al suo volere. Egli è il signore di Arda e di tutto ciò che è in essa; è lo spirito più potente che esista, dopo Eru, e solo Melkor può eguagliarlo poiché è suo fratello. Varda è la sposa di Manwë, ed il loro amore non conosce limiti; quando siedono uno accanto all'altra nella loro dimora su Taniquetil, il più alto picco delle Pelóri, gli occhi di Manwë possono vedere ogni cosa sulla superficie delle terre e del mare e il suo sguardo attraversa nuvole e nebbie. Quando è irato, la sua rabbia genera le tempeste che si riversano su Arda.

Essendo il Re di Valinor, egli è anche capo del Consiglio dei Valar e le sue decisioni comandano su tutte le altre nell'Anello della Sorte. Ha molti titoli: è considerato capo, maestro, consigliere e sovrintendente del suo popolo, nonché, con Varda sua sposa, guardiano dei Vanyar, che vivono sui pendii tra il suo Palazzo e la città di Valimar. Manwë non riesce a comprendere la natura del Male, data la sua incrollabile fede in Eru e la sua vicinanza all'Uno, e questo è il suo maggior difetto. Egli, infatti, non comprese mai quale pericolo si nascondesse dietro l'Oscuro Nemico, né si accorse della gravità delle congetture di Sauron. Ma il Re dei Valar agì bene in molte situazioni anche grazie ai consigli della moglie Varda e del Vala Ulmo.

Manwë appare saggio, con barba e capelli bianchi, vestito di blu. Ha la pelle chiara e gli occhi blu cielo, nei quali risplendono molte stelle, conferendogli uno sguardo luminoso.

 

Melkor è il Signore Oscuro ed il suo nome, in Quenya, significa "Colui che si leva in Possanza". All'inizio del Tempo, egli era fratello di Manwë nella mente di Ilúvatar, e ne era felice, dividendo con lui il potere; fu nella Grande Musica che iniziò a creare discordia, e da lui ebbe origine tutto il Male. Come Aulë, egli voleva creare cose secondo il suo desiderio, senza dover essere legato a ciò che aveva osservato nella Visione; ma a differenza di Aulë, dopo essersi recato su Eä, Melkor si ribellò apertamente distaccandosi da Ilúvatar e dagli altri Valar, e il suo nome non fu più pronunciato fra loro. Dopo il furto dei Silmaril, fu chiamato Morgoth, che in Quenya significa "L'Oscuro Nemico", ma anche Bauglir, "Il Costrittore", o Belegurth, che in Sindarin significa "Grande Morte".

Melkor fu la causa delle molte discordie fra gli Elfi e fra gli Uomini e delle grandi battaglie dei Tempi Antichi. Fu lui a creare la razza degli Orchi, catturando gli Elfi e corrompendoli con arti malefiche, poiché non aveva il potere di creare esseri viventi. Ma anche molti dei Maiar furono attirati dal suo potere e divennero suoi servi; il più famoso e crudele di questi è Sauron, il Luogotenente di Morgoth.

 

Námo è il Governatore della Sorte, ed è chiamato più spesso Mandos, dal nome del luogo in cui si trovano le sue aule, all'estremo Ovest della terra di Aman. Il suo nome significa "Giudice", poiché è lui che proclama il destino degli spiriti. E' il maggiore dei Fëanturi, fratello di Irmo e Nienna.

Nelle sue aule, le Case dei Morti, egli raduna gli spiriti dei Primogeniti che sono morti, in attesa della fine del Tempo. Nessuna delle anime può lasciare le aule senza il suo consenso, e persino Melkor vi fu imprigionato per tre ere, data l'impossibilità di sfuggirvi.

Námo indossa una maschera di malinconia e tristezza, ed un abito nero; è alto, pallido, senza capelli e con occhi scuri. La sua unica compagna, a parte la sorella Nienna, è la sposa Vairë.

 

Nessa è la Signora della Gioia e della Festa, ed è la bella sposa di Tulkas, nonché sorella di Oromë. A parte Vána, ella possiede lo spirito più selvaggio di tutte le Valier, e la sua mente è sempre sgombra da preoccupazioni. Nella sua celebrazione della vita, a Nessa piace correre nei boschi, ridere, gioire, ma soprattutto danzare. A Valimar danza sui prati sempre verdi ed incarna i sentimenti di gioia e letizia. Ama i daini, che la seguono ovunque, ma che ella supera nella corsa.

L'aspetto di Nessa è quello di un'agile ma graziosa giovane donna dai capelli rossi e dagli occhi verdi come i prati su cui danza. Divenne moglie di Tulkas durante la Primavera di Arda, quando le Lampade illuminavano ancora la Terra di Mezzo ed i Valar vivevano felici nella verde isola di Almaren.

 

Nienna è la Signora delle Lacrime, ed è la sorella dei Fëanturi, Irmo e Námo. Le sue aule si trovano ai confini occidentali di Aman, sulle sponde del Mare Esterno, dove dimora da sola; ella è l'antitesi di Nessa, l'incarnazione del Dolore e della Sofferenza, e non si reca mai a Valimar dove c'è sempre festa, ma preferisce le aule del fratello Mandos, dove conforta le anime in attesa. Nienna non soffre per sé, ma per il Dolore arrecato ad Eä ed a coloro che vi dimorano; insegna la Pietà e la Pazienza ed imparò molto da lei il Maia Olórin, conosciuto più tardi nella Terra di Mezzo col nome di Gandalf.

Nienna prese parte alla creazione dei Due Alberi di Valinor: bagnò con le sue lacrime il colle Ezellohar, dove essi crebbero, e quando furono distrutti pianse di nuovo sui loro resti ripulendo la sporcizia lasciata da Ungoliant e facendo sì che producessero l'ultimo frutto e l'ultimo fiore, che divennero poi il Sole e la Luna. Nienna rappresenta la coscienza di Eä, e senza di lei è probabile che i Figli di Ilúvatar non avrebbero potuto sopportare le sofferenze nella loro vita.

Nienna è pallida, con le guance rosee solcate dalle lacrime e gli occhi rossi dal pianto; cammina lentamente, ma grande è la forza dei suoi occhi in lacrime.

 

Oromë è il Signore delle Foreste, Tauron in Sindarin. E' chiamato anche il Cacciatore dei Valar, poiché ama cavalcare Nahar, il suo cavallo bianco, nelle foreste della Terra di Mezzo suonando Valaróma, il suo grande corno. Tra gli Elfi è conosciuto anche con i nomi Araw o Aldaron, tra gli Uomini come Béma, ed è il Vala più conosciuto nella Terra di Mezzo.

E' fratello di Nessa ed ama tutto ciò che è selvaggio, soprattutto le grandi foreste. Diversamente dalla sorella, Oromë può arrabbiarsi facilmente e divenire un nemico mortale, anche se non è potente quanto Tulkas. Continuò a percorrere le foreste anche dopo la caduta delle Lampade, inseguendo ovunque i servi di Melkor, e avvicinandosi persino alle sue terre desolate.

Oromë fu il primo a scoprire gli Elfi dopo il loro risveglio a Cuiviénen, incontrando i Priminati nelle grandi foreste della Terra di Mezzo orientale; in seguito portò a Valinor i capi delle tre stirpi degli Eldar, Ingwë dei Vanyar, Finwë dei Noldor ed Elwë dei Teleri, affinché convincessero i Quendi a trasferirsi nel Reame Beato. Dopo il loro ritorno a Cuiviénen, guidò le tre schiere nella Grande Marcia verso Ovest. Per questo motivo, ma anche perché egli li difese nella Battaglia delle Potenze, gli Elfi lo amano molto.

Oromë è bello di aspetto, e molto forte. Ha i capelli argentati ed è avvolto in un mantello bianco; assomiglia ad un turbine di vento quando cavalca nei prati illuminati dalla Luna. Sua sposa è Vána, sorella minore di Yavanna.

 

Tulkas è detto anche Astaldo, il Valoroso, ed è il più grande dei Valar per quanto riguarda la forza ed il combattimento. Non cavalca, perché nessuno può superarlo nella corsa e combatte a mani nude, senza armi. Può diventare un terribile nemico, ma anche un valoroso alleato, ed è temuto perfino da Morgoth. Quando combatte non si preoccupa mai, anzi prende la lotta come un gioco e ride in faccia al suo avversario senza mostrare paura. Nonostante abbia combattuto con lo stesso Melkor quando il Mondo era ancora giovane, la sua modesta intelligenza e la sua poca abilità nel dare consigli fanno sì che sia tenuto in minore considerazione rispetto agli altri Valar. Tulkas non si arrabbia facilmente, perché prende tutto, persino il combattimento, con allegria, e sa essere un amico sincero e leale.

E' entrato per ultimo in Eä, e sua sposa è Nessa, sorella di Oromë. Ha barba e capelli biondi, colorito roseo, occhi brillanti ed un profondo sorriso che dà gioia al suo volto.

 

Ulmo è il Signore delle Acque, ed è detto anche il Re dei Mari. Fiumi, laghi, mari, oceani e fonti sono sotto il suo dominio, ed egli vi dimora da solo. All'inizio del Tempo, prima che i Valar si trasferissero a Valinor, era amico di Manwë, ed anche quando Valinor fu creata gli rimase vicino nel pensiero, ma raramente partecipava ai concili dei Valar. Egli non ama camminare sulla Terra e neanche prendere una forma come gli altri Valar; le rare volte che lo ha fatto, chi lo ha potuto vedere è stato preso da grande paura, perché il suo aspetto è maestoso, simile ad una grande onda con l'elmo di spuma ed una cotta di maglie cangianti dall'argento al verde e la sua voce è profonda come gli abissi degli oceani che solo lui conosce. Nonostante il suo aspetto, Ulmo è amico sia degli Elfi che degli Uomini e li ha aiutati anche quando la collera dei Valar si abbatteva su di loro. Fu lui ad apparire in sogno a Turgon, guidandolo poi alla ricerca della valle di Tumladen tra i Monti Cerchianti; guidò inoltre Tuor a Gondolin, in modo che si compissero i suoi disegni. Quando Ulmo si addentra nella Terra di Mezzo da estuari di fiumi suona spesso i suoi corni, gli Ulumúri, ricavati da conchiglie, e coloro che li odono vengono presi dal desiderio del mare, che mai più li abbandona.

 

Vairë è detta anche la Tessitrice, ed è la sposa di Námo. Ella tesse in tele tutto ciò che avviene nel Tempo e Námo se ne serve per giudicare le sue anime; dimora con il suo sposo nelle aule di Mandos, che sono tappezzate dalle sue tele. Di carattere quieto e serio, è la sposa adatta per Námo; la sua veste è di colore viola, dalla linea triste, che le conferisce un aspetto autoritario adatto al suo ruolo.

 

Vána è la sorella minore di Yavanna e la sposa di Oromë; è chiamata anche la Sempregiovane. E' l'incarnazione dello spirito della vita, rappresenta la nascita ed è bella e selvaggia. E' di spirito fiero e con i suoi canti muove i cuori di chi la ascolta. Ama occuparsi di giardini, sia che essi siano nei selvaggi territori nel Sud di Valinor, sia che essi si trovino nella città di Valimar. Al suo arrivo, che sia notte o giorno, gli uccelli iniziano a cantare ed i fiori sbocciano se ella li guarda. La sua principale ancella è la Maia Arien, un potente Spirito di Fuoco: ella si è presa cura dei fiori dorati nei giardini di Vána finchè non le è stato affidato il compito di guidare il vascello del Sole.

L'aspetto di Vána è quello di una donna molto bella e imprevedibile; è graziosa e non ama le cose materiali.

 

Varda è la Regina dei Valar, la sposa di Manwë e la più potente delle Valier. E' chiamata con molti nomi: Elentári, "Regina di stelle", Fanuilos, la "Semprebianca", Tintallë, "l'Accenditrice", e molti altri. Ella ha avuto una parte essenziale nella creazione di Eä: ha creato le stelle, ha acceso le Lampade dei Valar ed i Due Alberi, ha benedetto i Silmaril e dato luce ai vascelli del Sole e della Luna. Varda è saggia e compassionevole, ed è grazie a lei che Manwë ha compreso l'oscuro pericolo rappresentato da Melkor, poiché egli da solo era incapace di riconoscere in lui la natura del male.

Varda ascolta costantemente le richieste di aiuto dei Figli di Ilúvatar, e riesce ad udire le loro preghiere, provengano esse perfino dai luoghi più bui della Terra di Mezzo. Fu l'invocazione ad Elbereth (così è chiamata in Sindarin dagli Elfi) insieme alla luce di Eärendil ad aiutare Sam nella tana di Shelob; e molte volte gli Elfi invocano "Elbereth Gilthoniel" quando si trovano in pericolo. Proprio i Primogeniti la riveriscono più di qualsiasi altro Vala, perché ella ha creato le stelle, che essi amano più di ogni altra cosa.

Varda dimora con Manwë su Taniquetil, la montagna più alta di Arda, nella parte orientale di Valinor. E' splendente, come la neve al sole sulle cime delle montagne, ma la sua bellezza è tale che non ci sono parole, tra quelle degli Elfi o degli Uomini, per descriverla.

 

Yavanna è la Dispensatrice di Frutti, ed il suo dominio sono tutte le cose che crescono sulla terra. E' chiamata anche Kementári, la Regina della Terra, ed il suo sposo è Aulë. All'Inizio del Tempo ella creò i primi semi con il suo pensiero, li benedisse e dette loro vita; ebbe una parte importante durante la creazione di Arda, perché tutte le piante, dai grandi alberi ai piccoli fiori, sono opera sua. Fu Yavanna a creare i Due Alberi di Valinor, intonando un dolce canto sul colle di Ezellohar e facendo sì che essi germogliassero; e quando furono distrutti, il suo canto, insieme al pianto di Nienna, fece sì che producessero l'ultimo frutto e l'ultimo fiore. Tra le Valier, è riverita quasi quanto Varda, ed i suoi giardini sono rinomati più di tutti gli altri. E' molto bella, indossa un abito verde ed è scintillante come un frutto appena nato sotto il Sole. Alcuni l'hanno anche vista in forma di albero, le cui foglie erano agitate dai venti di Manwë e le cui radici affondavano nelle acque di Ulmo.

 

 

 

Ciao <img alt=" />;)<img alt=" /><img alt=" /><img alt=" />

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Le cortesie più piccole

 

- un fiore o un libro -

 

piantano sorrisi come semi

 

che germogliano nel buio

 

(EMILY DICKINSON)

Edited by John Petrucci Blu

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Complimenti per la competenza.. qualche anno fa anche io ero esperto, ma ho dimenticato molte cose..

 

;)<img alt=" /><img alt=" /><img alt=" /><img alt=" />

 

 

Volevo chiederti se sa niente della cosiddetta "seconda profezia di MAndos"... se non erro viene citata in una nota dei racconti incompiuti, e mai più ripresa (potrei controllare meglio ma non ho voglia di prendere il libro che è su uno scaffale in alto)...

 

Sai dove posso trovare altre informazioni, la limite anche nei volumi in inglese della History?

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Sommo Gil Galda, mi sapresti dire qualcosa su una oscura figura nota con il nome di "Bocca di Sauron"??? Grazie... <img alt=" />

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mi****... sembra di parlare con tolkien in persona... <img alt=" /><img alt=" />

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Ciao Albione per rispondere alla tua domanda su chi era la Bocca di Sauron dovrò farti un resoncoto (visto che se ricordo bene non hai letto il Silmarillion) sulla Storia di Nùmenor:

 

 

 

La storia di Númenor

 

La Storia di Numenor è in pratica la rivisitazione Tolkieniana della legenda di Atlantide (il racconto è pubblicato ne Il Silmarillion con il titolo di "L'Akallabêth", che può essere tradotto come "La Caduta").

 

Nùmenor, detta anche l’isola di Elenna, venne innalzata dai Valar come casa e rifugio degli Edain (gli Uomini) sopravvissuti che avevano aiutato con il loro coraggio gli Eldar e i Valar a sconfiggere Morgoth nell'Ultima Battaglia del Beleriand (la Guerra d'Ira), era lunga più di 500 miglia e larga 300, ed aveva cinque penisole. Karen Fonstad l'autrice dell'Atlante della Terra di Mezzo calcola che l’area totale fosse di circa 167.000 miglia quadrate. Solo per fare un confronto, Elenna era circa tre volte Rohan, due volte Cardolan, e circa otto volte la Contea. Unica fra tutte le terre di Arda, Elenna era la patria di una singola nazione, i Numenoreani. Non fu mai divisa politicamente o invasa. Perciò la terra è generalmente chiamata Númenor, un nome riferito alla civiltà dei Dúnedain piu' che all’isola.

L’isola sorgeva dall’oceano come un vasto altopiano, e solo poche regioni avevano spiagge o porti naturali. In alcuni punti le scogliere cadevano da più di 60 metri a picco nell’oceano. Le tre baie di cui abbiamo nome erano Roménna (la baia orientale), Eldanna (la grande baia occidentale) e la Baia di Andúnië (a nordovest). Ma il porto meridionale di Nindamos (che si trovava lungo l’unica riva sabbiosa) sembra fosse situato presso un’altra baia.

I due fiumi maggiori di Elenna erano il Siril e il Ninduinë, che sgorgavano entrambi dal Meneltarma. Il Siril scorreva a sud e si immetteva nel mare a ovest di Nindamos. Il Ninduinë andava ad ovest nella baia di Eldanna sul lato sud di Eldalondë, il più bello dei porti di Númenor. L’unico lago menzionato da Tolkien era il Nisinen, formato dal Ninduinë appena ad ovest di Eldalondë sul margine orientale della foresta chiamata Nisimaldar. Elenna era divisa in sei regioni: Mittalmar, Orrostar, Forostar, Andustar, Hyarnustar, e Hyarrostar.

 

Mittalmar (le terre centrali)

Il Mittalmar era la regione centrale e la più densamente abitata. Il Meneltarma, il monte centrale di Elenna, era nel cuore della regione e la capitale Armenelos sorgeva ai suoi piedi. La zona più orientale di Mittalmar era chiamata Arandor e comprendeva Armenelos e Rómenna. L’unica altra parte di Mittalmar ad essere nominata era Emerië, che si trovava a sudovest del Meneltarma.

Mittalmar era per lo più una piana erbosa con pochi alberi. La regione era usata soprattutto come pascolo per mandrie e greggi. La maggioranza della popolazione discendeva dal biondo popolo di Marach della Prima Era (la Casata di Hador del Dor-lómin).

 

Orrostar (le terre a Nordest)

Orrostar era la regione a Nordest di Númenor. Era una regione fredda ma le terre vicine ad Arandor nel Mittalmar avevano fattorie (gli Edain vi coltivavano il grano). Non c’è menzione di città.

L’isola di Tol Uinen, a nord del porto di Rómenna, potrebbe essere parte di Arandor, ma guardando la mappa di Karen Fonstad si ha l’impressione che fosse più vicina alle rive di Orrostar.

 

Forostar (le terre Settentrionali)

Forostar era la regione a nord di Númenor, e gli Edain avevano miniere nelle sue colline e montagne. Tar-Meneldur, quinto Re di Númenor, eresse una torre sul monte Sorontil vicino al capo nord per poter osservare le stelle. La città principale (e forse l’unica) era Ondosto, probabilmente associata con le cave di pietra a nord.

 

Andústar (le terre Occidentali)

Andústar era la regione ad ovest di Númenor. Era popolata soprattutto dal popolo di Bëor della Prima Era (La Prima Casata degli Edain, dal Ladros nel Dorthonion). La città principale a ovest era Andúnië, ma nella regione si trovava anche Eldalondë.

 

La regione boschiva di Nisimaldor era nota come “la foresta fragrante” e fu arricchita dagli Eldar di molti alberi portati dall’Ovest. Pare che ci fossero anche molti Mellyrn. In Andústar c’erano molte fattorie, ma i suoi porti erano quelli più frequentemente utilizzati dagli Eldar, e fu in Andústar (vicino ad Andúnië) che Tar-Minastir eresse la sua torre sul picco di Oromet in modo che potesse guardare ad Occidente e vedere Avallónë.

 

Hyarnustar (le terre a sudovest)

Hyarnustar probabilmente non era popolato fittamente, perché i territori a ovest erano montagnosi e senza città. Nella zona ad est le montagne si trasformavano in colline sulle cui pendici gli Edain costruirono fattorie e vigne.

Le rive sudorientali di Hyanustar erano abbastanza calme perché i pescatori potessero abitarci e prosperare.

 

Hyarrostar (le terre a Sudest) Come Hyarnustar questa regione era abitata lungo le coste dai pescatori, ed il porto principale di Nindamos era sulla sponda orientale del fiume Siril, all’interno del confine di Hyarrostar. Questa regione era anche quella più fitta di foreste, e Tar-Aldarion come Signore delle Foreste stabilì qui molte piantagioni per la produzione di legname.

È probabile che buona parte della popolazione dello Hyarrostar discendesse dagli Haladin della Prima Era (la Seconda Casata degli Edain, proveniente dal Brethil).

 

Elenna fu la patria degli Edain del Beleriand per i seguenti 3000 anni, e lì essi fecero nascere una civiltà senza rivali fra gli altri gruppi di Edain della Seconda e Terza Era. Furono chiamati Dunedain (o appunto Numeneorani). I Re di Numenor discendevano da Eärendil ed Elwing attraverso il loro figlio Elros (fratello di Elrond), ma la linea di Elros dette vita ad altre casate nobili di Numenor, la cui più riverita era quella dei signori di Andunië, che vivevano ad ovest ed erano i capi degli Amici degli Elfi. Molti di questi pare che discendessero dai Bëoriani.

I Numenoreani, però, era soggetti ad un bando: nonstante fosse stata loro concessa una vita più lunga, rimanevano comunque degli Umani, e quindi, destinati a morire.

Essi avevano ricevuto l'ordine dai Valar di non mettersi in viaggio verso l'Ovest, ossia verso le Terre Imperiture (Valinor).

Con il passare del tempo e forse inevitabilmente, dato che il loro potere e la loro ricchezza si erano fortemente accresciuti i Númenoreani divennero invidiosi degli Elfi e s'impossessò in loro il desiderio di diventare essi stessi immortali in modo da godersi la loro gioia più a lungo. Si convinsero che il controllo di Valinor avrebbe fatto loro raggiungere tale risultato; in ogni caso ritennero saggio non tentare nessuna azione azzardata. Significativamente, più i Númenoreani erano ossessionati dal pensiero della morte, più velocemente l'arco della loro vita diminuiva. Verso la fine della Seconda Età, Re Ar-Pharazon il Dorato, orgoglioso e superbo, sfidò Sauron per ottenere la supremazia nella Terra-di-Mezzo. I Númenoreani vinsero lo scontro e portarono Sauron prigioniero a Númenor.

Con ancora il controllo dell'unico Anello, Sauron astutamente soggiogò la maggior parte dei Númenoreani (chiamati I Númenoreani Neri). Quelli che rimasero fedeli agli Eldar e ai Valar furono per questo chiamati Elendili, o Fedeli ed erano guidati da Amandil, l’ultimo signore di Andunië e suo figlio Elendil. I Fedeli viaggiavano e a volte si stabilivano nelle zone settentrionali della Terra di Mezzo dove potevano stare vicini agli Eldar del Lindon che erano governati da Re GilGalad e da Cìrdan il Carpentiere, ma la fazione più grossa dei Numenoreani, conquistarono vasti territori nella Terra di Mezzo, costruendo porti per le loro flotte e grandi fortezze che dopo la Caduta di Numenor divennero capitali di nuovi stati alleati di Sauron (come ad esempio Umbar). Quando la morte del Re Ar-pharazon si approssimava perchè sentiva i suoi giorni giungere alla fine, ed era ossessionato dalla paura della morte, infine Sauron, che aveva costruito sull'isola addirittura un tempio dedicato a Melkor, lo convinse con l'inganno ad attaccare Valinor. Fu ovviamente un tragico errore che Sauron aveva previsto. Si dice nell’Akallabeth che Ar-Pharazôn guidò un esercito a Tirion, e tutti gli Elfi Noldor fuggirono dalla città. I Valar abbandonarono la custodia del mondo e fecero appello a Ilùvatar, che diede loro l’autorità di cambiare il mondo e punire i Numenoreani. Ar-Pharazôn ed il suo esercito furono seppelliti da una grande frana che deve aver distrutto anche l’antica città degli Elfi. Perciò, con ogni probabilità, i Noldor di Aman furono costretti a trasferirisi a Valinor, o più tardi dovettero edificare una nuova città ad Eldamar. Un grande abisso fu aperto nel Mare e Númenor vi sprofondò (come nella leggenda di Atlantide).

 

Gl ultimi Numenoreani che lasciarono la loro terra furono i Fedeli che stavano con Amandil e suo figlio Elendil. Essi partirono con nove navi e stabilirono i regni di Arnor e Gondor nella Terra di Mezzo.

 

A questo punto possiamo venire al nocciolo della tua domanda: La Bocca di Sauron non è altro che un Numenoreano Nero, Luogotenente della Torre di Barad-Dûr, era un uomo enorme e orribile e la faccia più che assomigliare ad un volto umano assomigliava ad un teschio, ed era vestito tutto di nero.

Si stabilì nella Terra-di-Mezzo all'epoca della dominazione di Sauron insieme agli altri Numen. Neri che lo avevano seguito. Il suo nome era Gothmog (Lotta e Odio), forse chiamato così in onore di Gothmog il Signore dei Balrog di Morgoth. Fu' lui che si presentò davanti a Gandalf ed Aragorn d'innanzi ai cancelli di Mordor con i resti della cotta di maglia di Mithril appartenuta a Frodo irridendo il vecchio stregone.

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Scusa se sono stato lungo, pero' se ti avessi risposto: Era un Numeneorano Nero Stop. non so se ti sarebbe piaciuta come risposta. Preferisco essere esauriente, anche perche' quando rispondo alle domande mi immergo nel mondo di Tolkien e per me è un vero piacere.

Ringrazio anche Savatage per i complimenti, però non faccio altro che riportare cio' che c'è nei libri del mitico prof. di Oxford.

 

Ciao <img alt=" /><img alt=" />&gt;_&gt;<img alt=" /><img alt=" />

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Sei sempre mitico!!! Tu scrivi che poi leggo molto volentieri!!! <img alt=" />

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Ho un'latra domanda da porti.... Mi sai dire qualcosina su Dain e sulle sue gesta??? ;)

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Ciao Albione, non so bene a quale Dàin tu ti riferisci visto che non c'è ne stato solo uno.

Comunque vediamo un pò:

Penso che tu ti riferisca a Dàin II anche perche' di Dàin I si sa molto poco...

Per capire bene chi furono entrambi occorre che ti faccia una specie di cronologia della stirpe nanica a partire almeno da Durin VI. Durante il regno di Durin VI, i nani, scavando sotto il Cornorosso in cerca di mithril, liberano involontariamente un Balrog, che si era nascosto lì nella Prima Era.

Il terribile demone attacca la città. Náin I, successore di Durin VI (ucciso dal Balrog a 250 anni), subisce la stessa sorte ( a 149 anni d'età) ed i nani abbandonano Khazad-dûm.

Il demone comincia ad attrarre esseri malvagi e mostruosi al suo servizio; Thráin figlio di Nàin diventa re del Popolo di Durin con il nome di Thráin I. Thráin I, figlio di Náin I fugge da Moria.

I nani di Erebor cominciano ad insediarsi negli Ered Mithrin, dove scavano nuove miniere.

Figlio di Thráin I fù Thorin I dopo di lui ci fù Gloin e Oin dal quale nacque Naìn II padre di Dàin I.

Dáin I e suo figlio Frór sono uccisi da un drago del freddo: Padre di Thrór, Frór e Grór, regnava sulle Montagne grige nell'estemo Nord, nel regno fondato dal suo bisnonno Thorin I. Ben presto le Montagne grige diventarono covo di Draghi e lui e suo figlio Frór vennero uccisi. I Nani così si divisero in due gruppi: alcuni seguirono Thrór il suo erede ad Erebor, altri seguirono Grór ai Colli Ferrosi.

Ma i nani di Erebor vengono perseguitati dai Draghi (in primis Smaug) e devono abbandonare le loro ricchezze.

Da Thròr nacque Thràin II che ricevette dal padre l’Anello di Durin, l’ultimo dei Sette Anelli dei nani.

Il re Thròr, ormai fuori di sé, parte con un solo compagno di viaggio (il più fedele servitore Nár), si reca a nord, attraversa il valico del Cornorosso e torna a Khazad-dûm.

Qui viene catturato e decapitato da Azog, il Grande Orco, ed il suo cadavere viene smembrato sotto gli occhi di Nár (aveva 248 anni). Tutti i nani si coalizzano per braccare Azog e saccheggiano tutte le comunità di Orchetti che riescono a localizzare nelle Montaghe Nebbiose.

A questo punto ci fù la grande Battaglia contro gli Orchi ad Azalnubizar la valle di fronte al cancello Orientale di Moria alla quale parteciparono un po' tutti i nani che erano divisi da quelli di Erebor a quelli dei colli Ferrosi fini ai nani che risiedevano ancora nei Monti Azzurri. Durante la battaglia Dàin Piede di Ferro (che poi diverrà Dàin II) figlio di Nàin figlio di Gròr della comunita' dei nani che ara andata ai Colli Ferrosi ancora giovanissimo uccise in combattimento Azog il Re degli Orchi. Dopo di ché Thráin II, re del Popolo di Durin, decide di tornare alla Montagna Solitaria per recuperare il tesoro dei nani ma i servitori di Sauron lo inseguono e lo catturano imprigionandolo a Dol Guldur dove l'Oscuro Signore gli sottrae l'ultimo Anello dei Nani dopo averlo torturato.

Prima di morire dopo 5 anni di prigionia riuscirà a vedere Gandalf a cui diede la chiave di Erebor che si era recato a Dol Guldur per scoprire chi fosse il Negromante (Sauron). Balin un discendente di Borin secondo figlio di Nàin II Balin parte da Erebor, alla testa di un gruppo di seguaci, con l’intento di ristabilire la sovranità dei nani su Khazad-dûm.

Riescono ad entrarci ed organizzano una cittadella.

Balin diventa il primo (e l’unico) re di Khazad-dûm che non sia anche re del Popolo di Durin. Il regno di Balin viene attaccato dagli orchetti.

L’osservatore nell’acqua fa la sua apparizione nel torrente dei Cancelli Orientali e ne ostruisce il corso, isolando Moria dallo Occidente.

Il popolo di Balin combatte fieramente ma viene respinto sempre più indietro dalle forze del male; i nani organizzano un ultimo caposaldo difensivo ma sono sterminati. Muoiono Balin (a 231 anni) ed il cugino Óin (a 200 anni): la colonia dei nani viene distrutta. Ovviamente prima del ritorno di Balin ad Erebor si svolge l'avventura descritta nello Hobbit, Thorin ScudodiQuercia figlio di Thràin II, Della stirpe di Durin, era il capo della spedizione che con Bilbo andò alla riconquista del tesoro. Riconquistò il regno sotto la Montagna (Montagna Solitaria) occupato dal drago Smaug e fu, anche se per poco, Re sotto la Montagna, morì infatti nella Battaglia dei Cinque Eserciti che si tenne subito dopo la morte di Smaug nel corso della quale Thorin stesso inviò un messaggio a suo cugino Dáin Piediferro, capo dei Nani dei colli Ferrosi nonché suo cugino, perché questi gli inviasse un esercito di 500 soldati. . Il nome Scudodiquercia lo conquistò durante la Battaglia contro gli Orchi di Azog. Lo Scudo di Thorin era spaccato, ed egli, staccato con l'ascia il ramo di una quercia lo strinse nella mano sinistra per difendersi. Dopo la sconfitta di Smaug e la morte di Thorin Re sotto la Montagna diventa appunto suo cugino Dàin Piede di Ferro con l'appellativo di Dàin II.

Dàin II avrà un ruolo molto importante, benché poco noto, nella Guerra dell'Anello: infatti mentre al sud si combatteva la battaglia per Minas Tirith un secondo esercito di Sauron aveva attaccato a Nord contro Lorien, Bosco Atro ed Erebor.

Lorien venne attaccata per ben tre volte dalle forze oscure di Dol Guldur, la seconda volta il famoso 15 marzo, data anche della battaglia dei Campi del Pelennor. Respinti, gli orchetti si spostarono a sud verso Rohan, ma furono intercettati e sconfitti dagli Ent provenienti da Isengard e Fangorn.

Le rimanenti forze di Dol Guldur attaccarono Re Thranduil a Bosco Atro, sempre il 15 marzo, ma dopo una grande battaglia furono battuti.

L’ultimo assalto fu portato all’estremo nord agli uomini di Dale ed ai Nani di Erebor: gli Esterling alleati di Sauron attaccarono battaglia il 15 marzo presso Dale e dopo tre giorni di lotta riuscirono ad assediare Uomini e Nani rinchiusi nella Montagna, dopo aver ucciso sia Re Brand sia Re Dàin II.

Gli Esterling non riuscirono ad entrare, e quando il 25 marzo fu distrutto l’Anello tutti i servi di Sauron sbandarono e furono sgominati dalle forze alleate sia a Dol Guldur, distrutta da Celeborn e Thranduil, sia ad Erebor.

Con perdite importanti ma soprattutto grande valore il nord si salvò così dalla minaccia di Mordor; anche Gandalf ebbe occasione di rimarcare l’importanza della vittoria: “Eppure le cose sarebbero potute andare assai diversamente, e molto peggio.Quando penserete alla grande Battaglia del Pelennor, non dimenticate le Battaglie della Valle e il coraggio del Popolo di Durin. Pensate a ciò che sarebbe potuto accadere. Fuochi di Draghi e spade selvagge nell’Eriador, notte cupa a Gran Burrone.[...]”. Grazie ai nani di Re Dàin II infatti i compagni dell'anello al loro ritorno non trovarono devastazioni e per così dire "terra bruciata".

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 

Come al solito scusa la lunghezza, mi sa che ti ho descritto mezza storia dei nani, ma non c'era altro modo per spiegare bene chi furono i due Dàin.

 

Ps: Ti mando via Email l'albero genealogico dei nani almeno per quanto riguarda la terza era, così comprendi bene i passaggi da padre in figlio.

 

Ciao ;)http://www.hinaworld.it/labarriera.net/forum/public/style_emoticons/default/laugh.gif http://www.hinaworld.it/labarriera.net/forum/public/style_emoticons/default/laugh.gif

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Ogni cosa che mi dici o mi mandi via mail è ben accetta!!!

Mi interessava di Dain II... Non ricordavo che aveva fatto!!! Grazie 1000! ;)

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Ciao a tutti... ritorno oggi dalle vacanze e mi sembra giusto dare subito una gustosa ritraduzione molto piu' precisa del canto di Earendil contenuta nel SDA cantata da Bilbo dove la traduzione è abbastanza opinabile fatta da Laurelin un esperta della lingua elfica:

 

 

LA CANZONE DI EARENDIL

 

 

Earendil era un navigatore

e in Arverinien stava indugiando;

una barca di legno egli fece

e a Nembrethil andò navigando;

le sue vele intessute d’argento,

e l’argento in lanterne splendeva,

la sua prua aveva forma di cigno,

su stendardi la luce fulgeva.

 

Dei re antichi l’invitta armatura

ad anelli intrecciati indossava;

con le rune lo scudo splendente

che ogni male o ferita stornava;

il suo arco di corno di drago,

e le frecce di ebano acuto;

in argento tornito il suo usbergo,

il suo fodero d’agata duro;

valorosa la spada d’acciaio,

d’adamante era l’elmo suo alto,

piuma d’aquila ornava il cimiero,

sul suo petto splendea uno smeraldo.

 

Sotto Luna e sotto le stelle

vagò lungi dai nordici lidi,

esitando su strade incantate

oltre i dì dei mortali finiti.

Dallo Stretto di Ghiaccio stridente

dove gelida l’ombra si giace,

dai deserti, dagli inferi fuochi

ei si volse, ed ancor senza pace,

fuor di rotta, né stelle a guidarlo,

giunse infine alla Notte del Nulla,

la passò, e mai ebbe visione

di costiera lucente o di stella.

 

Venti irosi lui trassero seco,

che accecato di spuma fuggiva

da occidente ad oriente, errabondo,

e a tornare ormai s’affrettava.

 

In quel mentre Elwing giunse volando,

e una fiamma nell’ombra s’accese;

più splendente di mille diamanti,

del gioiello tal fuoco rifulse.

A lui il Silmaril ella affidò,

qual corona di luce radiosa,

ed intrepido il viso suo ardente

ei rivolse ove notte si posa;

ma dal mondo che giace oltre il Mare

improvviso un turbine sorse,

da Tarmenel un vento potente;

e per rotte di rado percorse

la sua nave, quel soffio tagliente

come falce di morte, portava

sopra mari da lungi diserti;

d’est a ovest così trapassava.

 

Fu portato attraverso la Notte,

su onde nere e ruggenti correndo,

sopra leghe abbuiate e su terre

che annegâr pria dei Giorni del mondo,

finché udì, sopra spiagge di perle

dove il mondo finisce, suonare

una musica eterna, e la spuma

volger l’oro e le gemme del mare.

La Montagna egli vide, silente,

ai cui piedi il crepuscolo posa

sopra Valinor; Eldamar bella

mirò lungi, oltre i mari radiosa.

Lui, ramingo sfuggito alla notte,

giunse infine ad un bianco riparo,

alla verde dimora degli Elfi,

dove limpida è l’aria e sì chiaro

come vetro, sul colle di Ilmarin,

scintillio nella valle profonda,

il lucente pinnacol di Tirion

si rispecchia nel Lago dell’Ombra.

 

Riposandosi là dal suo errare,

melodie egli apprese soavi,

mentre i saggi, sull’arpe dorate,

gl'insegnavan le storie degli avi.

Poi, vestitolo d’elfico bianco,

sette luci gli diedero in scorta

e, passando per il Calacirian,

giunse, solo, alla terra nascosta.

Alle aule ove il tempo non scorre,

dove innumeri splendono gli anni,

dove regna in eterno il Re Antico

ad Ilmarin, sul Monte dei Santi;

là sugli Uomini e l’elfica gente

a lui disser parole inaudite,

oltre il mondo mostraron visioni

a chi ivi dimora proibite.

 

Un vascello poi fecero a lui,

di cristallo e di mithril forgiato;

nessun remo alla prora splendente,

oppur vela al pennone argentato:

per lui il Silmaril era lanterna

e stendardo di fiamma vivente,

lassù posto da Elbereth stessa,

che là giunse, veloce e lucente,

e per lui fece ali immortali,

immortale destino imponendo:

navigare pei cieli infiniti,

dietro al Sole e alla Luna venendo.

 

Di Sempresera dai colli elevati,

dove dolci sussurran le fonti,

sulle ali volò, vaga luce,

oltre il Muro possente dei Monti.

Dalla Fine del Mondo ei si volse,

di trovare ancora anelando

la sua casa viaggiando fra l’ombre,

e qual stella solinga bruciando,

egli giunse al di là delle nebbie,

una fiamma al cospetto del Sole,

un prodigio avanti l’aurora,

dove grigia del Nord l’acqua scorre.

 

Ei passò sulla Terra di mezzo

e udì infine i singhiozzi ed il pianto

delle donne e dell’elfiche figlie,

nei Dì Antichi, negli anni di un tempo.

Ma su lui incombeva il destino,

finché Luna sbiadisca, di andare

quale stella, e mai più attardarsi

sulle sponde di gente mortale;

e per sempre restar quale araldo

in missione che eterna perdura:

portar lungi il suo lume splendente,

lui, Flammifero dell’Ovesturia.

 

 

 

 

Ciao &gt;_&gt;<img alt=" /><img alt=" />

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Bentornato!!! &gt;_&gt;

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complimenti per il topic...molto interessante!

ho una domanda che ha fatto una mia amica ma io non ho saputo dare una risposta...forse tu mi puoi aiutare:

 

Nel Silmarillion è descritta l'origine degli Elfi e degli Uomini (primogeniti e secondogeniti) e quella dei Nani (creati da Aulë a cui Iúvatar ha fatto poi dono della Fiamma Imperitura) non ché degli orchi (Elfi (e forse anche uomini?) modificati da Melkor) ma gli Ents e gli Hobbits? Come sono venuti fuori? Quando hanno avuto origine?

 

Non credo che gli Ents possano classsificarsi come Elfi, né che gli Hobbits possano classificarsi come Uomini (sono detti Mezzuomini ma hanno caratteristiche diverse dagli uomini, ad esempio le orecchie, i piedi pelosi, l'altezza) seppure i primi siamo immortali, come gli Elfi e i secondi mortali come gli uomini... quindi? Quando sono venuti fuori? Sono anch'essi figli di Ilúvatar o sono frutto della creazione di qualche Valar? Oppure sono realmente Elfi ed Uomini che hanno subito delle modifiche nel corso degli anni? Ad opera di chi? Perché?

 

Sugli Ent è stato appurato che in realtà nel Silmarillon ci sono, essendo stati creati da Yavanna, ma le altre domande rimangono...

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Allora sono in debito di una risposta ad Albione sulle Battaglie degli Elfi:

Alla fine del capitolo del Silmarillion in cui viene ucciso Fingolfin, Tolkien descrive di come Re Fingon ricacciasse indietro gli orchi, grazie anche all'aiuto delle navi di Círdan. In quel passo viene appunto detto di come gli Eldar vinsero e di come i loro arcieri a cavallo inseguissero i nemici, respingendoli.

Quindi non solo i Re, bensì tutti gli elfi dello Hithlum potevano combattere a cavallo...

 

Ciao &gt;_&gt;<img alt=" />

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Cara Lady delle Foglie vediamo un po' come rispondere ai tuoi quesiti:

 

1) Cominciamo con l'origine degli Hobbit:

 

Nel Prologo del SDA Tolkien fornisce una concisa storia degli hobbit, dove scrive che le loro origini “si perdono nei Tempi Remoti”. Ci dice che gli hobbit stessi avevano dimenticato le loro leggende più antiche alla fine della Terza Era, e che ricordavano solo di aver lasciato le valli dell’Anduin quando un’Ombra era calata su Boscoverde il Grande.

A volte si dà il nome di Tempi Remoti alla Prima Era del Sole e allle ere precedenti perché in quel periodo gli Elfi (i Figli Maggiori di Iluvatar) erano le creature dominanti della Terra di Mezzo. Ma Tolkien scrisse anche che il termine “tempi Remoti” si applicava alle prime tre Ere del Sole. Cosa intendeva quando parlava delle origini degli hobbit?

Credo che avesse in mente due cose. Parlando delle loro origini, intendeva che gli hobbit erano divenuti un gruppo distinto nella Prima Era, ma ogni riferimento alle loro più antiche leggende cominciava con la Terza Era, perché tutte quelle precedenti erano state dimenticate.

 

In una lunga lettera scritta alla fine del 1951, Tolkien dice questo a proposito degli hobbit:

CITAZIONE: “Durante questa Era [la Terza] apparvero gli hobbit. Le loro origini sono sconosciute (anche a loro) perché erano sfuggiti all’attenzione dei grandi, o delle popolazioni civilizzate con narrazioni scritte, e loro non ne ebbero, salvo tradizioni orali, finché non emigrarono dai confini di Bosco Atro, in fuga dall’Ombra, aggirandosi a ovest, ed entrando in contatto con ciò che restava del Regno di Arnor.

† “Gli hobbit sono, naturalmente, una branca della razza umana (non Elfi o Nani), perciò i due gruppi potevano convivere (come a Brea) ed erano chiamati la Gente Alta e la Gente Piccola…”

 

Pertanto gli hobbit sono umani. Sono Uomini. Ciò significa che i loro antenati si svegliarono a Hildorien, che ebbero parte alla grande Caduta degli Uomini, da cui gli Edain ed alcuni altri popoli fuggirono all’inizio della Prima Era. Sembrerebbe che anche gli hobbit siano riusciti a sfuggire a quell’oscurità, ma può darsi che abbiano seguito un sentiero più a nord trovandosi a seguire in parte la strada del Grande Viaggio compiuto dagli Eldar molte ere prima.

È interessante vedere i parallelismi fra gli hobbit e gli Elfi. Gli hobbit, come gli Elfi, erano divisi in tre stirpi: Paloidi, Pelopiedi, e Sturoi. I Paloidi, gli hobbit più avventurosi, erano amichevoli verso gli Elfi e si potrebbero in qualche modo paragonare ai Vanyar. Pure gli hobbit più numerosi erano i Pelopiedi, che detestavano l’acqua (mentre i Teleri, il gruppo di Elfi più numeroso, amavano l’acqua). Gli Sturoi erano gli hobbit più amanti dell’acqua ed andavano d’accordo più con i Nani, mentre i Pelopiedi preferivano gli Uomini. Quinid, fra Elfi ed Hobbit non ci sono molti parallelismi. Per esempio, probabilmente entrarono in Boscoverde il Grande per la prima volta da sudest. I Paloidi potrebbero essere stati le guide della migrazione, ed avrebbero incontrato i Nandor e gli Avari che sarebbero divenuti Elfi Silvani. La stessa foresta non era ancora malvagia quindi gli hobbit si sarebbero sentiti al sicuro vivendo lì, e probabilmente non avevano molto a che fare con gli Elfi.

Quando Oropher del Doriath pose il suo regno a Bosco Atro Meridionale potrebbe essere stato tempo per gli hobbit di levare le tende, o forse continuarono a vivere a contatto con gli Elfi Silvani finché Oropher non cominciò a spostare la sua gente a nord. Allora anche gli hobbit avrebberro dovuto spostarsi. Forse verso la metà della Seconda Era gli Sturoi vivevano vicini all’Anduin.

I Pelopiedi forse alll’inizio non erano intimoriti dalle acque, ma devono aver subito una qualche catastrofe tale da trasmettere la paura dell'acqua alle generazioni seguenti. Forse dovettero traversare l’Anduin sull’antico ponte dei Nani che esisteva nella Seconda Era a nord del fiume Gaggiolo. Secondo questa ipotesi i Pelopiedi erano la branca più settentrionale degli hobbit, e ciò sembra coincidere con ciò che dice Tolkien circa il loro ingresso nell’Eriador nella Terza Era.

Quando gli Hobbit siano arrivati in quello che poi sarebbe stato chiamato Rhovanion è un mistero. Comunque nel libro "The Peoples of Middle Earth" ultimo volume della Hom per quello che ho potuto capire io si dice qualcosa riguardo alla storia e alle culture della regiona chiamata Rhovanion nella Terza Era. Popoli Edain vi erano vissuti fin dalla Prima Era, ed in molti casi svilupparono relazioni con i Nani della Stirpe di Durin. Ad un certo punto alcuni degli Edain entrarono in relazione anche con gli hobbit, vivendo in comunità miste o vicini gli uni agli altri come gli Hobbit e gli Uomini di Brea facevano nella Terza Era.

L’informazione più importante da The Peoples of Middle Earth è che gli Hobbit non erano presenti fra le comunità Edain prima della Guerra degli Elfi contro Sauron. Le civiltà Edain furono distrutte, e ci sarebbero voluti secoli prima che la gente si riprendesse. Quindi gli hobbit devono essere arrivati dopo la guerra. Forse fu proprio questa a spingerli a migrare.

Non ci sono cronache degli Edain della Seconda Era. Pertanto, l’unica menzione degli Hobbit fra i popoli settentrionali è ciò a cui allude Theoden quando incontra Merry e Pipino. Il suo popolo, dicendendo dagli Eotheod, sopravvissuti dell’antico regno di Rhovanion, ricordava parte delle leggende che i loro padri avevano portato dal nord. Prima di stabilirsi lì, gli Eotheod avevano vissuto per circa un secolo vicino al fiume Gaggiolo nel periodo in cui anche gli Sturoi vivevano lì. Questo probabilmente è la fonte delle conoscenze di Theoden circa gli “scavatori di buchi” come venivano definiti.

Periannath per gli Elfi , Mezziuomini per gli Uomini, holbytla «scavatori di buche» per la gente di Rohan, e pare che proprio da holbytla derivi Hobbit.

Dato che la Schiera dell’Ultima Alleanza degli Uomini e degli Elfi aveva marciato a sud lungo l’Anduin, ci si aspetterebbe che Tolkien abbia almeno menzionato casualmente un incontro fra gli Hobbit e l’esercito, se gli hobbit fossero stati lì. Ma tale fatto non è riferito. Perciò può darsi che mettere gli hobbit nel Bosco-Atro e nelle Valli dell’Anduin durante la Seconda Era non sia corretto.

Nel qual caso, avrebbero dovuto entrare nel Bosco-Atro prima che Sauron si stabilisse a Amon Lânc dove creò l'altra sua fortezza Dol Guldur, ma come avrebbero fatto a sopravvivere nella foresta? Inoltre, l’antico ponte dei Nani era divenuto un guado al tempo in cui Gil-galad ed Elendil guidarono le loro armate attraverso le Valli, e allora come avrebbero fatto i Pelopiedi ad attraversarlo. Che abbiano sofferto per una disastrosa traversata durante la Terza Era.... forse.

 

La gente di Thranduil visse negli Emyn Duir per i primi mille anni della terza Era. L’antica strada dei Nani passava oltre le loro terre verso un punto imprecisato del Celduin. Forse gli hobbit arrivarono al Celduin dal mare di Rhûn, passarono per Bosco-Atro lungo la vecchia Via Silvana e trovarono il modo di attraversare il fiume al Vecchio Guado. I Paloidi quindi sarebbero stati l’ultimo gruppo in marcia, e sarebbero rimasti nella foresta.

In un modo o nell’altro, i Paloidi paiono essere quelli che iniziarono la migrazione che condusse gli hobbit oltre i Monti Nebbiosi. Tolkien scrive che gli Uomini stavano aumentando e che un’ombra era caduta sulla foresta, perciò i Paloidi devono aver attraversato l’Anduin ed essersi uniti ai Pelopiedi, che cominciarono a preoccuparsi del male che prendeva forma a Bosco-Atro ed attraversarono infine le montagne. Può darsi che memorie della Guerra dell’Ultima Alleanza fossero rimaste fra gli hobbit, o per esperienza o per racconti degli Uomini e degli Elfi del Rhovanion.

Ma ciò che è certo è che gli Sturoi erano il gruppo più meridionale degli hobbit, e probabilmente avevano sviluppato una relazione commerciale con i Nani di Khazad-dûm prima di passare il valico di Cornorosso. I Pelopiedi ed i Paloidi erano probabilmente in stretti rapporti con gli Uomini dei Boschi e gli Elfi del regno di Thranduil. Nei Racconti Incompiuti Tolkien scrive che gli Sturoi dei Campi iridati potrebbero essere fuggiti a nord verso la fine della Terza Era. Non si menzionano altri hobbit quando Bilbo passa per le Valli dell’Anduin, ma nel periodo in cui Tolkien scriveva lo HOBBIT non aveva ancora preso in considerazione gli Sturoi dei Campi Iridati e forse non sapeva ancora nemmeno cosa fosse Gollum...

Gli hobbit non erano facili ad uccidere. Avrebbero reagito combattendo contro i nemici o spostandosi, perciò e possibile che gli Sturoi abbiano preso le loro cose e se ne siano andati. Erano vicini a Lórien e a Moria, e quando Sauron cominciò a mettere Orchi nelle montagne, gli Sturoi potrebbero aver deciso di trovare una nuova casa da qualche parte a nord. Questo potrebbere essere accaduto alcune generazioni dopo che Sméagol ebbe lasciato il suo popolo.

Sappiamo che nel 2851 non c’era più nessuno Sturoi presso i Campi Iridati, quando Saruman cominciò a cercare l’Anello nella regione. Perciò, fra il 2463 (quando Sméagol uccise suo cugino Déagol) ed il 2851 gli Sturoi dei Campi Iridati o si trasferirono o si estinsero. È possibile che siamo morti o fuggiti durante il Lungo Inverno del 2758-59. Prima di intraprendere la Lunga Marcia, gli Hobbit erano già divisi in tre razze: i Pelopiedi, gli Sturoi ed i Paloidi. Presto si formarono le prime piccole comunità di Hobbit presso il Regno del Nord, ormai in stato d’abbandono. Della maggior parte di queste colonie, ai tempi di Bilbo, non vi era più alcuna traccia. Una sola delle più importanti sopravviveva a Bree. Fu a quei tempi che gli Hobbit appresero l’alfabeto dei Numenoreani. Dimenticarono così tutte le lingue che avevano adoperate prima, per parlare unicamente la Lingua Corrente, il cosiddetto Ovestron. Conservarono però qualche termine, come i nomi dei mesi e dei giorni e gran parte dei nomi di persona. All’incirca alla stessa epoca cominciarono a contare gli anni, segnando così la fine delle leggende ed il nascere della storia hobbit. Nel 1601 Argeleb II, re dell’Arthedain, concesse ai fratelli Marcho e Blanco di stanziarsi nei territori tra il Branduin ed i Luoghi Lontani. L’anno in cui traversarono il Brandivino viene preso come Primo Anno dal loro calendario. Gli Hobbit d’occidente si innamorarono della Contea e vi restarono per sempre, scomparendo così nuovamente dalla storia degli Uomini e degli Elfi. Fino alla morte dell’ultimo re rimasero ufficialmente suoi sudditi, sebbene avessero i loro propri capi e non si occupassero per nulla di ciò che accadeva nel resto del mondo. Sostengono di aver mandato degli arcieri in aiuto del re durante la Battaglia di Fornost contro il Capo degli Stregoni di Angmar, anche se la storia degli Uomini non lo riferisca. Dopo la Battaglia, gli Hobbit presero in mano le redini del paese e scelsero un Conte che sostituisse il re. Soltanto qualche guerra turbò i mille anni seguenti e, dopo la Peste Nera, essi si moltiplicarono e si arricchirono fino alla catastrofe del Lungo Inverno ed alla conseguente carestia che ne sterminò a migliaia. All’epoca de Il Signore degli Anelli gli Hobbit avevano ritrovato il benessere. La terra era ricca e generosa, e prima dello stato di abbandono in cui l’avevano trovata, aveva conosciuto bravi coltivatori che curavano le fattorie, le piantagioni di granoturco, i vigneti ed i boschi di proprietà del re. La chiamarono Contea poiché la zona, attiva negli affari e nel commercio, era sotto l’autorità del Conte. Noncuranti del resto del mondo, abitato da strani esseri oscuri, conducevano in quel ridente angolo della terra una vita talmente ordinata e bene organizzata che finirono per credere che pace e prosperità fossero normali nella Terra di Mezzo, nonché un diritto di ogni popolo ragionevole. Dimenticarono o ignorarono quel poco che sapevano sui Guardiani e sulle pene di coloro che avevano lottato per la pace della Contea. Erano protetti, ma lo dimenticarono. L’ultima battaglia combattuta fu quella di Campiverdi. Con l’andar del tempo parlarono sempre meno degli Elfi, ed incominciarono a temerli e sospettare di coloro che li frequentavano. Si allontanarono il più possibile dalle colline occidentali e dal Mare, diventato per loro simbolo della paura e della morte. Avevano conservato l’antica tradizione che voleva il re a Fornost, anche se da mille anni non vi erano più re e Fornost fosse caduta in rovina. Parlando di popoli selvaggi e di esseri crudeli, dicevano che “non avevano mai conosciuto il re”, perché attribuivano al re dei tempi antichi tutte le leggi fondamentali, e generalmente le osservavano di loro spontanea iniziativa, considerandole le Regole e quindi antiche e giuste.

Tra i Saggi, Gandalf è l’unico ad interessarsi della tradizione hobbit. Gandalf riteneva che l’Oscuro Signore finora avesse completamente ignorato l’esistenza del popolo hobbit. Egli non aveva bisogno di loro, aveva una quantità di servitori molto più utili, tuttavia non li poteva dimenticare. E certo sarebbe stato più soddisfatto sapendo gli Hobbit schiavi e miserabili anziché liberi e felici. Provava un sentimento misto di malvagità e di desiderio di vendetta. Tolkien scrisse poi che alcuni degli hobbit più avventurosi della Contea occasionalmente partivano, a volte per non ritornare. I Tuc erano famosi per la tendenza ai vagabondaggi, e un certo Isengardo Tuc, uno dei figli minori di Gerontius, il Vecchio Tuc, pare che fosse andato al mare in gioventù. Isengardo visse dal 1262 al 1360 secondo il Calendario della Contea.

 

Probabilmente alcuni hobbit hanno visitato Mithlond. È possibile. In effetti la Contea fu invasa dal regno di Angmar durante l’ultima guerra in Eriador. Molta gente di Arnor figgì oltre il Lhun per rifugiarsi nel Lindon. Si dice che gli Hobbit si nascosero. Forse alcuni di loro finirono nei territori degli Elfi. Per un hobbit era possibile andare a piedi dalla Contea a Harlond, il porto più a sud del Lindon. C’è una remota possibilità che Isengardo si sia imbarcato con alcuni dei marinai di Círdan, o da Mithlond o da Harlond.

Può anche darsi che delle navi da Gondor visitassero il Lindon anche negli ultimi secoli della Terza Era. Isengardo potrebbe, in teoria, essersi imbarcato su una nave Dunadan ed aver visto il mondo, pur senza mai mettere piede a Gondor (dove si suppone non fu mai visto un Mezzuomo prima dell’arrivo di Peregrino Tuc in groppa a Ombromanto).

Un’altra possibilità è che Isengardo sia andato a Tharbad. La città esisteva ancora ed un tempo era stata un porto dei Dunedain di Arnor e Gondor. Potrebbe aver preso una barca o una nave a Tharbad ed essere sceso sottocosta, in terre abitate da pescatori. Il viaggio in mare di Isengardo forse non fu niente di più che una gita in barca lungo la costa ma pur sempre un po’ di avventura per un hobbit.

È anche possibile che alcuni dei Dunedain del Nord vivessero vicino al Lhun e vi tenessero delle barche. Potrebbero aver dato occasionalmente un passaggio ad un hobbit, ma Tolkien non scrisse nulla su alcun dunadan marinaio nella Terza Era.

 

 

 

2) Origine degli Ent:

 

Tolkien li descrive come mezzi uomini e mezzi alberi, pastori degli alberi, prodotti dal pensiero di Yavanna, Regina della Terra e sposa di Aùle.

I Pastori d'alberi furono creati da Ilùvatar su richiesta di Yavanna per proteggere le foreste messe a rischio da Uomini e dagli Orchetti. Creature molto alte, del tutto simili ad alberi, ma capaci di muoversi liberamente e con il dono di poter far crescere una foresta in breve tempo. Sono creature antichissime, secondi solo agli Eldar. Gli Eldar li conoscevano in tempi remoti, e da essi gli Ent non attinsero il linguaggio, ma la voglia di parlare. L'idioma che essi crearono era del tutto differente dagli altri. Lento, sonoro, ripetitivo, pieni di piccole sfumature

fra le vocali, talmente articolato che neppure gli Eldar avevano mai provato a trascrivere. Il loro idioma veniva comunque utilizzato solo "privatamente" per così dire.

Abili nell'imparare altri linguaggi, avevano una memoria ferrea: ciò che apprendevano non veniva mai più dimenticato. Solitamente utilizzano la loro lingua, l'Entese, che per la sua complessità e lentezza, può essere compresa solo da loro. Hanno un ritmo molto rallentato di vita, possono passare intere a parlare di un argomento che una persona normale, spiegherebbe in pochi minuti. L'unica cosa che odiano sono le persone che non hanno rispetto per la foreste, e ciò è l'unica cosa che può risvegliare in loro la furia assopita. Tuttavia sono una razza in estinzione, poichè le Entesse nate insieme agli Ent ben presto avevano però lasciato le foreste per insediarsi nelle terre aperte, perche grande era il loro amore per le piccole creature vegetali: gli alberi da frutta, i cespugli, i fiori, le erbe e i grani. Le Entesse si recarono perciò nelle Terre Brune e insegnarono agli Uomini l'arte della coltivazione.

Ma poi di loro non si seppe più nulla, egli Ent le cercarono a lungo invano.

Non potendo riprodursi, gli Ent, benche non morissero di vecchiaia, furono ugualmente condannati a un lento declino, perche Nani, Orchetti e Uomini li uccidevano col ferro e col fuoco.

Fangorn (Barbalbero) fu il primo degli Ent a svegliarsi con l'arrivo dei primogeniti (Eldar) in Arda e divenne capo indiscusso dei pastori d'alberi... del loro importante ruolo nella guerra dell'Anello penso sia già noto tutto e quindi superfluo parlarne.

 

 

Mi auguro di aver soddisfatto tutti gli interrogativi e mi scuso per la solita lunghezza.

 

Ciao &gt;_&gt;<img alt=" /><img alt=" />

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