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ADWD - Sandor Clegane? Un uomo tormentato.


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14 risposte a questa discussione

#1 JonSnow;

JonSnow;

    confratello

  • Utente
  • 1532 messaggi
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Inviato 12 feb 2017 - 12:27

« Risparmiami i tuoi vuoti, ridicoli complimenti, ragazzina, e risparmiami anche i tuoi ''ser''. Io non sono un cavaliere. Io sputo su di loro e sui loro titoli. Il cavaliere è mio fratello. »

 

Dopo aver trattato Stannis, Roose e Doran temo sia arrivato il momento di lasciare da parte per un po' i cosiddetti pezzi grossi e perdersi un istante nell'indagine di uno di quelli che considero tra i migliori personaggi secondari che abbiano preso vita sotto forma dell'inchiostro Martiniano. Mi riferisco, in quest'occasione, a Sandor Clegane, alias il Mastino. Carattere di mole narrativa mastodontica cui servono poche e intermittenti apparizioni per manifestare la sua intensità e il peso interiore che esso trascina su di sé e comporta per chiunque ponga lo sguardo su di lui. 

 

Trovo e ho sempre trovato ardita e perentoriamente straordinaria la capacità di Martin nell'esporre e creare pure coscienze affette da traumi, disturbi ed eterno mal di vivere. Perché, alla fine, quest'ultima è l'ustione maggiore del soggetto in questione. Con Sandor si è svolto, a mio parere, un lavoro di creazione certosino, pieno di consapevolezza del viaggio e della destinazione a cui sarebbe andato incontro. 

 

Il percorso narrativo di Sandor poggia principalmente sull'accadimento iniziale e cioè sul disfacimento del suo volto per mano del fratello. Ciò che mi ha maggiormente colpito non è la volontà di esercitare un vero e proprio dolore fisico che si intersecasse con quello psicologico e interiore, bensì il punto di maggior attenzione che egli stesso fa dell'evento in questione. Pur non omettendo il dolore provato, nel suo racconto Sandor sottolinea, velatamente ma non troppo, un qualcosa che andrà a perdere per sempre. L'innocenza. Non narra del dolore fisico con vittimismo, ma della sensazione di inconsapevolezza e di svago provata pochi attimi prima della violenza subita. Narra del giocare innocente di un bambino. A tratti si potrebbe pensare che si rimpianga e biasimi altrettanto, ma è indubbio che il Mastino sia nato quel giorno. 

 

Eppure tale trauma non è che una mappatura iniziale, un incipit, un'apripista a cui diviene inevitabilmente succube. E' stato svezzato brutalmente non solo nell'atto, ma nel significato successivo. Ancor di più nella sorpresa di non ritrovare riscontri e appigli paterni, nella completa assenza di giustizia e ordine, di retribuzione e indignazione dinanzi all'atto mostruoso e anzi, nell'avvicendarsi di una menzogna che avrebbe coperto il tutto. 

 

Qui nasce il Mastino perché, a mio parere, nasce la filosofia unica del suo personaggio. Un fondale di emozioni controverse, una commistione di risentimento e ira, una beffa. Il suo trauma diviene un dolore secondario e assume invece una funzione educativa, che lo porta all'evolversi di una coscienza pienamente disillusa e sfiduciata per la società in cui vive e per gli schemi che si celano dietro di essa. Ancor di più, lo rende diffidente e beffardo verso le persone che lo circondano, le quali nella sua visione delle cose non si discosteranno mai da pettinati bambocci di corte, a sua detta impettiti nella finzione, da mentitori, dissimulatori di bassa lega o ancora peggio assassini degni del ruolo di commensali di suo fratello. Perché la costante etica del suo pensiero è che, nelle loro beghe e nei loro teatrini, essi siano tutti colpevoli. Assassini diretti o indiretti, semplicemente malfattori o, se raramente onesti, niente più che dei ridicoli fessi

 

Sandor è ignorante, istintivo, eppur essenziale ed estremo nei suoi giudizi, nella sua osservazione totalitaria. Ecco perché, un po' per cinismo (fedele al suo soprannome, ndr), un po' per sfiducia, alla fine il tutto si riduce ad un procedimento di resa interiore e ad una scelta di presunta inevitabilità: il menefreghismo. Un meccanismo con cui lui tenta di assorbire il mal di vivere, il ciarpame e il putridume con cui inevitabilmente si ritrova a fare i conti. Il fatto che qualunque azione si compia, positiva o negativa, essa non possa essere determinante e di impatto sui costumi e sulla filosofia ancor più grande che vige nel suo mondo. Tutto sarebbe sprecato, tutto finirebbe con nel defraudarsi di uno sforzo immane e, infine, meramente inutile. La convinzione che, anche qualora scegliesse la fuga dinanzi a determinati comportamenti e a talune imposizioni, non vi sarebbe risultato. In poche parole una corsa sbilanciata, uno slancio poderoso per protrarsi in un indifferentismo morale. 

 

A ciò si aggiunge un altro fattore e cioè il costringersi ad essere parte integrante dell'immensa cloaca in cui è conscio di vivere. Egli giudica negativamente gli uomini intorno a sé, ma non si indigna per tale giudizio, anzi, cerca di essere parimenti negativo e fonte d'indignazione. Cerca di essere il peggiore tra i peggiori, il più violento tra i violenti, il più amorale. Certamente un metodo con cui veicola ed estrinseca la rabbia e l'odio che lo consumano sin da bambino, ma più di tutto l'unico mezzo che egli ha per difendere e giustificare il fatto che sia ancora in vita, l'unica metodologia con cui evitare di compatirsi, farsi compatire e compiangersi. Una volgare mascherata che facilmente attecchisce tra i suoi pari, almeno tra quelli di sesso maschile e più immediati. Ed ecco perché, secondo me, cede facilmente al capestro di Joffrey e dei Lannister. Ecco perché, pur avendo indiscutibilmente parti positive e inedite nel profondo, riesce a macchiarsi di crimini brutali come l'omicidio del garzone. E' un modo per punirsi, per costringersi ad essere ciò che è diventato, per essere degno del suo viso, per accertarsi di essere veramente indegno, uno scarto, feccia ingiustificabile, incompatibile

 

« Dimmi, ragazzina, a che cosa pensi che serva un cavaliere? Magari ad accettare il favore delle nobili signore, a fare ” bella figura in una corazza placcata d'oro? Un cavaliere serve per uccidere! Ho ucciso il mio primo uomo a dodici anni. Ho perso il conto di quanti altri ne ho uccisi dopo quel momento. Alti lord dai nomi antichi, grassi uomini ricchi vestiti di velluto, cavalieri gonfi d'onori come otri di vino, donne, bambini, sì, anche loro... Carne, nient'altro che carne, e iosono il macellaio. Che si tengano pure le loro terre e i loro dei e il loro oro. Che si tengano anche i loro ser. »

« Non esistono veri cavalieri, così come non esistono dei. Se non sei in grado di proteggerti da solo, allora muori e cedi ” il passo a quelli che ci riescono. Duro acciaio e braccia forti, ecco quello che domina il mondo. E farai meglio a non credere a nulla di diverso. »

 

Se riesce a compiere tutto ciò con il massimo dell'efficienza, non ha la stessa capacità con Sansa. Il rapporto tra i due è tra i migliori costruiti in ASOIAF non tanto per il facile romanticismo a cui può essere soggetto, bensì per il suo essere speculare e diretto. In Sansa rivede la parte di sé da cui vuole maggiormente allontanarsi. Non l'innocenza, non l'idiozia. Ma l'essere vittima. In Sansa rivede la posizione che si è ritrovato ad occupare il giorno in cui il suo volto si è fuso nel fuoco. Ne riassapora, di continuo, l'impotenza. L'innocenza di Sansa non è altro che una conseguenza secondaria di ciò, uno dei tanti lati di lei che lo espugneranno. L'unirsi delle due cose lo spinge dunque a vacillare e a porre un freno alla recita con cui, quotidianamente, era divenuto tutt'uno, sino a cercare di andare controcorrente con ciò che sinora aveva ingurgitato e costruito, pur di aiutarla ad eludere il pericolo e a sfuggire da tale situazione. Il processo che Sandor attua su Sansa non è un aiuto pratico, quanto un sostegno morale nel tentativo psicologico di avvicinarla alla propria filosofia. Il Mastino è consapevole di poter fare ben poco per ridarle la totale libertà, per una via di fuga fisica. Ecco perché cerca, consciamente o meno, di istruirla ai medesimi dettami a cui si è tempo addietro inginocchiato. Tenta di costruirle una corazza con la propria brutalità, tenta di farla affacciare sul mondo di putridume che egli vede e che lo consuma, così da disilluderla e renderla inviolabile al dolore finale. Di non farla più essere succube, di cessare dunque il suo status di vittima. Uno status dinanzi a cui si infuria e rifugge, in quanto ben consapevole del suo significato. Ecco anche perché cerca di darle il meglio di sé facendole apparire il peggio di sé. Ecco perché cerca il suo ripudio, una risposta intensa, un riscontro che da un lato protegga lei psicologicamente e dall'altro lo vincoli ancor più nella convinzione di essere il peggiore tra gli uomini. 

 

Se da un lato le perdona la repulsione per il proprio aspetto, a mio avviso verso Sansa non c'è solo una componente d'amore, bensì di odio posto alla medesima intensità. Odio diretto e indiretto perché nei comportamenti di Sansa rivede appunto anche la finzione, la recitazione totale della società che tanto odia. Ne vede un prodotto in erba, una verde bugia, una raccolta di insegnamenti senza vera e propria capacità di pensiero. Senza identità. Ecco perché, le aggressioni verbali verso di lei, per quanto sovraccaricate magari da buoni propositi, sono in larga parte veri e propri sfoghi di frustrazione, di livore nero, puro veleno. In un certo senso è consapevole di poter procedere, talvolta, a ruota libera nei suoi confronti. E' consapevole di essere parte di un confronto impari. Il perché è chiaro. Pur osservandola sotto la luce dell'ingenuità, in Sansa vede un primo interlocutore degno. Un soggetto ancora privo di nefandezza, una figura totalmente pura. Si spiega così, quindi, il suo lasciarsi andare. Come anche le riflessioni che compie sull'inesistenza degli Dei nei suoi confronti, che non sono solo l'estensione dell'esercizio cui sopra, ennesimo tentativo di farla desistere dalle lezioni accumulate, ma sono anche e soprattutto pura discussione, momenti in cui sviscera il suo malessere e interroga sé stesso interrogando lei, perché conscio di poterlo fare. 

 

A tutto ciò ne consegue che egli è attratto e irato da quell'innocenza, ama e odia la sua purezza, vuole risvegliarla con brutalità dai suoi sogni ma al contempo si ritrova a capire che in fondo vuole anche lasciarla così com'è, perché unica cura al proprio mal di vivere. Sansa diviene quindi l'ennesimo motivo di conflitto, l'ennesimo motivo per cui nascondere e celare il meglio e il peggio di sé in un turbinio di morbosità.

 

Chi è, dunque, Sandor Clegane? 

 

« Non è un vero cavaliere ma mi ha salvato lo stesso. - disse alla Madre- Salvalo, se puoi, e placa la furia dentro di lui. »

 

Per rispondere alla domanda non si può evitare di rifarsi alle parole della stessa Sansa, che tanto ingenua nella circostanza non è poi stata. Un uomo pieno di livore, tormentato, afflitto semplicemente dallo stare al mondo. Un soggetto che, per quanto seguace di un presunto menefreghismo, non può reprimere totalmente la sua positività. Un uomo che per quanto si sforzi di assomigliare ai mostri del suo tempo, non può sfuggire alla sua umanità. Non può sottrarsi alla propria coscienza. Un conflitto, un'impasse, una tela di disturbo e contraddizione.

 

Forse, proprio per i suoi disturbi, tra i più realistici figli di Martin. Angoscioso, triste, irrequieto e dimenticato figlio randagio. 

 

Qual è dunque la vostra opinione?


  • 8

#2 Iceandfire

Iceandfire

    confratello

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Inviato 12 feb 2017 - 13:33

In effetti tutto nasce da un grandissimo trauma infantile del mastino,che ha subito 2 violenze terribili che ne hanno segnato la personalità
La prima è quella perpetrata dal fratello,che dovrebbe amarlo in teoria, che per un nulla gli schiaccia la faccia sul fuoco e gliela fa bruciare,trasformandolo anche in  un una sorta di mostro che  inorridisce le dame e che lascia indifferenti i cavalieri ( che mediamente lo disprezzano).
La seconda,se vogliamo è anche peggiore,perchè egli ha la percezione totale che nel mondo cosiddetto "cavalleresco"non e' penalizzato chi fa una cattiva azione sul più debole,ma conta solo chi ha forza ,possibilità e potere per farla accettare agli altri o meglio per farla subire agli altri
Allora il mastino, per superare il terribile trauma subito, si è costruito una corazza di indifferenza e di presunto sadismo,di noncuranza  ma non credo che goda a far male agli altri come la Montagna.Nel contempo, per sentirsi al sicuro da certe vessazioni accettate e tollerate e SUBITE, si è messo al servizio del più forte...il tutto per sopravvivere nel miglior modo possibile
Ma esiste un ma...il mastino non è come il fratello, il mastino ha un'anima ed un cervello pensante ed ha un vero imprinting di cavaliere che ha represso e disprezzato per non pensare alla sua situazione
Quando ammazza il garzone e ci viene derscritta  la scena  in cui egli racconta a Ned come lo ha ammazzato, a primo acchito abbiamo l'inpressione che lui lo abbia ammazzato in una sorta di lavoro sporco di routine che faceva per Joffrey ed i Lannister,ma se si ripensa alla scena,Il mastino fa il gradasso e l'indifferente con Ned,ha timbrato il cartellino pagato dall'oro Lannister, ma risponde piccato ed in modo troppo nervoso a Ned che lo disapprova
Io credo che da questo momento il mastino cominci a realizzare che lui non è un boia prezzolato che gode nell'uccidere i ragazzini innocenti..non è la Montagna lui...
Comincia da qui una sorta di dissociazione tra il personaggio del mastino mostrato alla gente che deve subirlo e quello che realmente lui è.
Il mastino riprende coscienza di sè e non solo ha gesti di comprensione per Sansa,ma comincia pure a pensare di dissociarsi dai Lannister che idrolatano solo ricchezza e potere
Secondo me lui diserta dalle truppe Lannister non solo perchè ha paura del fuoco,ma perchè il fuoco gli ricorda il bambino innocente e credulone che era prima che il fratello,che magari ammirava pure,prima ,lo massacrasse per una sciocchezza o meglio per un attentato alla sua proprietà e lui ha come una rivelazione...realizza che di fatto sta facendo le stesse cose fatte dal fratello,e decide di mollare tutto,perchè essere complice supino di varie malversazioni fatte da "cavalieri" che dovrebbero invece ,proteggere i più deboli,le donne ed i bambini ,non è più tollerabile,non dopo aver assistito ai maltrattamenti perpetrati  su  Sansa,crudeli e gratuiti
Non so se lui vuole davvero spronare Sansa ,farla svegliare dai sogni di bambina, ma ricordo che Sansa non è Arya, e poi lui è innamorato di Sansa,della sua pulizia morale,della sua innocenza anche se ,ovviamente non ne condivide le illusioni,l'idealismo ,il suo essere fuori dalla vera reatà.
Ancora, il mastino,pur fornendosi consciamente  una scusa plausibile per essere in viaggio con Arya,il presunto riscatto che la zia Lysa avrebbe dovuto versargli, in realtà è con lei per aiutarla e Arya lo sa...anche Arya ha un legame con il mastino, il cane preso a calci...e poi c'è tanto altro da dire
Bellissimo post JonSnow :)


  • 1

#3 JonSnow;

JonSnow;

    confratello

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Inviato 12 feb 2017 - 13:42

Questa è un'ennesima interpretazione molto plausibile. Ovvero che la metamorfosi del Mastino cominci ad aumentare di velocità e intensità in determinati momenti. Dopotutto egli stesso afferma ''anche un cane prima o poi si stufa di essere preso continuamente a calci'', segno che ciò che dici sul suo dissociarsi a posteriori dai Lannister trova riscontro a prescindere. Anche io credo che quella del presunto riscatto fosse solo una scusa. Resterebbe, forse, da comprendere se l'aiuto verso Arya fosse l'ennesimo meccanismo istintivo scattato dentro di lui oppure un atto dovuto in quanto sorella di Sansa. Con Arya di sicuro il rapporto è ancor più diretto e privo di filtri, anche se in questo caso trovo superiore il rapporto scaturito nell'adattamento della Serie Tv. 

Di sicuro è ampiamente afflitto. Sottolineerei, poi, anche l'ironico e continuo parallelo canino che Martin compie con questo personaggio. Effettivamente Sandor ha molti comportamenti degni della sfera di un cane, dalla fedeltà al riflettere, talune volte, le azioni e l'indole del padrone (come nel caso di Mycah) o atti più selvaggi dovuti alla libertà. 


  • 1

#4 the neck

the neck

    confratello

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Inviato 12 feb 2017 - 16:56

intanto ancora complimenti a jonsnow per un altro post con i fiocchi!

 

raramente nelle cronache c'è una descrizione molto attinente a un personaggio in un dialogo tra altre due persone, capita non di rado(e volutamente)che manchi sempre un punto di vista chiave, o il racconto sia gonfiato o imperfetto, non nel caso di quello fatto a brienne nel monastero sul mastino! sandor clegane viene racchiuso in poche righe in maniera netta, brutale, con solo il mancato accenno ai suoi sentimenti per sansa!

 

non è il classico antieroe dal passato sfortunato che sa in cuor suo di sbagliare e viene tormentato dai rimorsi, è una persona che riversa sul mondo quello che è stato riversato a lui, ossia odio, violenza gratuita, terrore! in lui c'è una consapevolezza latente che i deboli saranno sempre schiacciati e fa trasparire una qual certa soddisfazione nel farlo mettendosi al servizio della famiglia piu potente dei sette regni! forse non è nemmeno corretto parlare di indifferenza, direi piu apatia! forse vorrebbe darsi dei limiti, sa cosa prova chi c'è dall'altra parte, ma ormai sa che puo sopravvivere solo in quel modo, e di conseguenza se ne frega, sfogandosi contro un mondo e personaggi che disprezza profondamente! il suo carattere è il riflesso del suo fisico, un'anima in pena, marchiata, che cerca di nascondere i suoi patimenti come nasconde le ustioni con i capelli! sia ben chiaro, non è un innocente, non ha troppi problemi morali, è una macchina letale, un cane fedele appunto, qualita che lui stesso rimarca spesso! una macchina i cui automatismi vacillano quando viene a contatto con sansa!

 

non essendo un guscio vuoto come il fratello, che sa fare solo una cosa, puo provare anche altro, e sansa racchiude tutto questo in se...

 

1)è perduta in un luogo a lungo sognato che diventa rapidamente un incubo, lei lo odia, ma impara a dire quello che deve, quello che gli altri vogliono sentirle dire, da qui il nomignolo "uccelletto" del mastino

 

2)è innocente e subisce umiliazioni e punizioni, inevitabile il parallelo

 

3)è attraente e il mastino se ne innamora, anche se, piu per paura secondo me, sansa non ricambia, pur facendo trasparire un'attenzione e un affetto direi "particolari" verso di lui

 

e soprattutto è ingenua, cosa che sandor non sopporta! sansa è l'unica persona cui il mastino riserva le sue personali "lezioni di vita", l'unica per cui riesce a provare concetti come protezione e gentilezza, rude a volte, ma ben presente(non la picchia mai e la copre quando la trova di notte a spasso)! vuole farle capire come gira il mondo, perche ne odia l'ngenuita e la purezza! in sansa il mastino riconosce una persona e non carne da macello, con lei puo ridiventare un essere umano, non solo un macellaio!

 

nonostante l'indifferenza per cio che ha compiuto, penso che in lui ci fosse un bisogno nascosto di ricominciare da zero, fingere di essere impassibile per tutta la vita era praticamente impossibile, l'attacco di stannis(oltre la paura per il fuoco)gli concede la possibilita di abbandonare i suoi padroni, iniziando poi un percorso da lupo solitario, che, nei libri come nella serie, lascia intendere che nel suo destino è previsto qualcosa di piu,magari qualcosa che lo portera finalmente a essere in pace con se stesso, senza tormenti!


  • 2

#5 Euron Gioiagrigia

Euron Gioiagrigia

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Inviato 12 feb 2017 - 17:18

Uno dei miei cinque personaggi preferiti.

 

Sandor è un puro concentrato di contrasti: personaggio rude e violento ma anche caratterizzato da una certa sensibilità come si evidenzia nei rapporti con Sansa e Arya, portatore di una serie di drammi che non riesce a comunicare bene a nessuno (e l'incomunicabilità è uno dei temi forti della letteratura martiniana), alla ricerca di una salvezza che allo stesso tempo gli è preclusa dal tipo di vita che si è abituato a condurre. Non vedo l'ora di vederlo di ritorno in TWOW.

 

P.S.: sempre straordinarie le analisi di JonSnow


  • 1

#6 Iceandfire

Iceandfire

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Inviato 12 feb 2017 - 17:53

Il rapporto Arya-Mastino e' complesso
Non credo risenta del tutto del rapporto Sansa-Mastino,oltretutto Arya non risveglia in lui emozioni represse e sensazioni inconfessate a se stesso
Credo che ,inizialmente,lo infastidisca anche,del resto Arya e' di certo una ragazzina in pericolo ,ma ,a differenza della sorella,non e' in balia degli eventi,non li subisce e basta,ma reagisce,vuole affrontare quello che le accade,vuole affrancarsi dalla sua debolezza ,e' una piccola ragazzina cresciuta troppo presto che combatte con le unghie e con i denti,non si arrende,cade e si rialza...
Nel rapporto Arya-Mastino il punto cruciale sono le nozze rosse credo
Nel momento piu' nero per Arya,quando lei sperimenta un dolore sordo ed insopportabile che fa il paio con quello scatenato dalla morte gratuita e profondamente ingiusta del padre Ned,il Mastino,uomo spezzato ed in cerca di altro che dia non uno scopo alla sua vita di ex portatore di morte ,ma che lo faccia ricominciare senza dispezzarsi,ha un altro momento di svolta
E' interessante anche che lui dia lezioni di "vita" alla piccola ribelle lupacchiotta ,cosa che non e' riuscito a fare con Sansa,imbranata ,indifesa ,confusa,perduta tra nemici ...ergo in embrione con Arya ha un altro tipo di rapporto,non paterno vero e proprio ,ma di mentore,di protettore occulto ed inconfessato ..a se stesso.
Il personaggio de il Mastino e' tra i piu' interessanti,coinvolgenti e a suo modo "commoventi" tra quelli descritti da Martin...e' un automa che ,confrontandosi con le due Stark ,prende coscienza man mano di se stesso,una coscienza che ,all'inizio,rifiuta
Non esiste paragone tra lui e per esempio un Theon,secondo me ,non dimentichiamo che lui decide di buttarsi alla spalle un mondo corrotto e violento,non lo fa perché costretto dalle circostanze e dalla sua scarsa perspicacia ,ma per scelta ,non subisce gli eventi,ha ancora la capacita di provare disgusto per certi comportamenti arroganti
Il mastino,pur non essendo Azor Ahai come qualche teoria dei fans ventila ,avrà un ruolo importante nei libri a venire....quando e se verranno
  • 1

#7 JonSnow;

JonSnow;

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Inviato 13 feb 2017 - 20:04

Sì comunque in effetti tendo a credere che il Mastino tema anche il giudizio morale, piuttosto che quello estetico. Più che un timore è un rifiuto e si riallaccia alla finzione che menzionavo. Il suo menefreghismo è un input che si è autoimposto, un meccanismo difensivo. In effetti è tutt'altro che indifferente ed è possibile che un'opinione morale negativa gli pesi e in parte lo destabilizzi. Lo si può notare anche dal confronto con Thoros e Beric, dove rifiuta di prendersi le eventuali colpe dell'omicidio degli infanti Targaryen. Io credo che oltre al ripudio dell'eventualità di vedersi un mostro, egli tenda a soffrirne per volersi discostare a tutti i costi dal fratello. Non vuole essere mostro in quanto vergogna dell'umanità, bensì non vuole esserlo per non vedersi degno eguale di Gregor. Ma al contempo rifiuta connotazioni positive verso la propria figura, perché al tempo stesso vuole dissociarsi anche dal cavalierato e da ciò che considera favole ipocrite. E' in continuo conflitto.


  • 1

#8 shewolf

shewolf

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Inviato 13 feb 2017 - 22:07

 

A ciò si aggiunge un altro fattore e cioè il costringersi ad essere parte integrante dell'immensa cloaca in cui è conscio di vivere. Egli giudica negativamente gli uomini intorno a sé, ma non si indigna per tale giudizio, anzi, cerca di essere parimenti negativo e fonte d'indignazione. Cerca di essere il peggiore tra i peggiori, il più violento tra i violenti, il più amorale. Certamente un metodo con cui veicola ed estrinseca la rabbia e l'odio che lo consumano sin da bambino, ma più di tutto l'unico mezzo che egli ha per difendere e giustificare il fatto che sia ancora in vita, l'unica metodologia con cui evitare di compatirsi, farsi compatire e compiangersi. Una volgare mascherata che facilmente attecchisce tra i suoi pari, almeno tra quelli di sesso maschile e più immediati. Ed ecco perché, secondo me, cede facilmente al capestro di Joffrey e dei Lannister. Ecco perché, pur avendo indiscutibilmente parti positive e inedite nel profondo, riesce a macchiarsi di crimini brutali come l'omicidio del garzone. E' un modo per punirsi, per costringersi ad essere ciò che è diventato, per essere degno del suo viso, per accertarsi di essere veramente indegno, uno scarto, feccia ingiustificabile, incompatibile

 

 

Magnifico.

Essere, o meglio diventare, ciò che gli altri vedono in noi. Incarnare il ruolo che la società ci attribuisce, anche se immeritatamente. Sandor non è però l'unico personaggio martiniano a patire questa difficoltà ad esprimere se stesso aldilà della propria maschera. Questa incomunicabilità.

E' l'unico però sinora che sembra essersi ribellato a ciò. Paradossalmente proprio lui, il cane, colui che esprime fedeltà, dedizione, cieca ed amorale obbedienza, ha scelto di essere libero. 

Che il fuoco, la causa primaria del suo trauma, diventi la scintilla che fa scattare in lui il desiderio di gettare la sua maschera, è quanto di più fatalmente prevedibile, dal punto di vista letterario, per quanto come soluzione mi sembri debole. Mi piace pensare che buona parte di questa scintilla la debba a Sansa. Che le parole che le rivolge, gli insegnamenti che cerca di impartirle, nonostante i suoi modi bruschi e violenti (ma quello è l'unico linguaggio che conosce), siano in primis riflessioni che fa per se stesso.

Che si renda conto, attraverso il suo rapporto con lei, che un uccelletto ammaestrato non è più prigioniero di quanto non lo sia un Mastino.


  • 2

#9 Iceandfire

Iceandfire

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Inviato 14 feb 2017 - 18:13

Sì comunque in effetti tendo a credere che il Mastino tema anche il giudizio morale, piuttosto che quello estetico. Più che un timore è un rifiuto e si riallaccia alla finzione che menzionavo. Il suo menefreghismo è un input che si è autoimposto, un meccanismo difensivo. In effetti è tutt'altro che indifferente ed è possibile che un'opinione morale negativa gli pesi e in parte lo destabilizzi. Lo si può notare anche dal confronto con Thoros e Beric, dove rifiuta di prendersi le eventuali colpe dell'omicidio degli infanti Targaryen. Io credo che oltre al ripudio dell'eventualità di vedersi un mostro, egli tenda a soffrirne per volersi discostare a tutti i costi dal fratello. Non vuole essere mostro in quanto vergogna dell'umanità, bensì non vuole esserlo per non vedersi degno eguale di Gregor. Ma al contempo rifiuta connotazioni positive verso la propria figura, perché al tempo stesso vuole dissociarsi anche dal cavalierato e da ciò che considera favole ipocrite. E' in continuo conflitto.

ma sai  non è questione di giudizio estetico in senso lato,resta il fatto che le donne avevano paura di lui ,anche per il suo aspetto e questo non poteva non farlo soffrire,inconscimente o meno

La stessa Sansa  ha la testa piena di bei cavalieri che le dedichino il trofeo di un torneo vinto.. ed inizialmente ha paura e repulsione per il mastino...insomma hai presente la favola della Bella e la Bestia?La prima impressione è quella che conta...poi certamente si può apprezzare una sorta di bellezza interiore che peraltro il mastino HA,ma si guarda bene dal mostrare

Lui per non soffrire si è imposto di sembare cinico,sgradevole,violento e limitato.Ma non si può fingere sempre quello che non si è e alla fine  nel rapporto con Sansa e in parte anche con Arya è venuto fuori il gentile (ma brusco ovviamente) cavaliere che Sandor era sempre stato almeno nei suoi sogni da bambino prima dell'evento chiave per lui

Esiste un prima ed un dopo per il mastino ed il dopo,il disprezzo apparente per i cavalieri  ( ma lui inquadrava i cavalieri con cui si era rapportato bugiardi,violenti ingiusti...) è figlio legittimo del prima

E' al momento in conflitto ma man mano la sua anima sta venendo fuori,è ancora coperta e celata da troppe sovrastrutture polistratificate che lui stesso  ha creato per non soffrire

Inoltre esiste in lui la paura che Sansa lo rifiuti brutalmente se per caso lui volesse farsi avanti con lei

E' una figura umana .drammatica ma da interpretare senza pregiudizi facili che avrà un riscatto molto più gratificante di quello di un Theon...

La cosa che più apprezzo di lui è che è un uomo solitario,un vinto ma che non usa questi alibi per gozzovigliare e annegare tra i vizi i suoi dispiaceri.Inoltre non manipola nessuno ed agisce sempre in prima persona,non nascondendosi dietro altri,ordendo trame più o meno miserevoli per prevaricare gli altri...  ,è un cane lui...ed abitualmente un cane è fedele e ama il suo padrone ma in certe circostanza  un cane può diventare rabbioso violentando la sua natura, ne ha motivo

Questo non gli impedisce di tornare ,in certe condizioni quello che era per sua natura


  • 0

#10 JonSnow;

JonSnow;

    confratello

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Inviato 16 feb 2017 - 18:51

Magnifico.

Essere, o meglio diventare, ciò che gli altri vedono in noi. Incarnare il ruolo che la società ci attribuisce, anche se immeritatamente. Sandor non è però l'unico personaggio martiniano a patire questa difficoltà ad esprimere se stesso aldilà della propria maschera. Questa incomunicabilità.

E' l'unico però sinora che sembra essersi ribellato a ciò. Paradossalmente proprio lui, il cane, colui che esprime fedeltà, dedizione, cieca ed amorale obbedienza, ha scelto di essere libero. 

Che il fuoco, la causa primaria del suo trauma, diventi la scintilla che fa scattare in lui il desiderio di gettare la sua maschera, è quanto di più fatalmente prevedibile, dal punto di vista letterario, per quanto come soluzione mi sembri debole. Mi piace pensare che buona parte di questa scintilla la debba a Sansa. Che le parole che le rivolge, gli insegnamenti che cerca di impartirle, nonostante i suoi modi bruschi e violenti (ma quello è l'unico linguaggio che conosce), siano in primis riflessioni che fa per se stesso.

Che si renda conto, attraverso il suo rapporto con lei, che un uccelletto ammaestrato non è più prigioniero di quanto non lo sia un Mastino.

 

 

 

Convengo. The Hound potrebbe, tra l'altro, anche avere ombre Sheakspeariane dentro sé, soprattutto per lo sviluppo e l'importanza così decisiva delle proprie insicurezze. E' anche, forse, tra i pochi veri ribelli di ASOIAF. Una ribellione tutt'altro che militare, ma umana, maturata con l'evento più doloroso e traumatico possibile per un essere umano: il risveglio della coscienza. Una coscienza, tra l'altro, sempre presente con il suo peso e la sua forza motrice. Ed è probabilmente la parte migliore, al di là del ricrearsi di una morale, di un'etica. La pura presa di coscienza, il semplice dissociarsi. Non alla ricerca di un nuovo inizio vero e proprio come potrebbero esserlo altri character, ma il liberarsi di un lerciume di cui non si sopporta più il lezzo e la vista. Ciò che, banalmente, non sta più bene.

Trovo anche interessante gli stralci dei suoi rapporti verso la figura della donna, ciò che esula da Sansa ed Arya. Se verso l'uomo sembra covare disprezzo innato, verso la donna potrebbe esservi sì parte dello stesso (non ricordo ora se faccia specificamente uso o cenno a meretrici), ma è più sottolineato un certo allontanamento dalla stessa che non chiamerei distacco, bensì reticenza. Il fatto che si ritrovi ad essere più sciolto solo con le due ragazzine fa pensare che, un po' per impaccio, un po' per natura, sia una figura che spesso e volentieri si ritrova a temere.


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#11 Iceandfire

Iceandfire

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Inviato 18 feb 2017 - 13:59

Il risveglio della coscienza e' un momento complesso e anche difficile
In definitiva si mette da parte l'adattamento consolatorio posto in atto per superare un trauma,uno stile di vita costruito per non pensare e non soffrire ,per andare incontro a momenti che possono essere certamente destabilizzanti,ma che alla lunga gratificano
E gratificano perché non c' e' nulla di peggio che non essere se stessi per sopravvivere e in un certo senso convivere in un gregge di caproni,capre e caprette belanti al comando di un potente dalla mente ottusa,solo per averne i favori.
La cosa comica ,si fa per dire,e' che il Potente di turno disprezza ,anche se li usa,coloro che lo compiacciono mentre cerca di demolire coloro che lo contrastano con tutti i mezzi,veleno,in senso lato,incluso.
Il mastino con il risveglio della sua coscienza,che e' indotto da vari momenti triggers,e' pronto per combattere finalmente dalla parte giusta
Peccato che certe cose ,che possiamo solo intuire,le sapremo chissà quando...
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#12 Erodiade Di Asshai

Erodiade Di Asshai

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Inviato 18 feb 2017 - 17:53

 

Resterebbe, forse, da comprendere se l'aiuto verso Arya fosse l'ennesimo meccanismo istintivo scattato dentro di lui oppure un atto dovuto in quanto sorella di Sansa.

 

Entrambi? Se non può proteggere Sansa, può proteggere Arya, ma è sempre un atto istintuale. Alla base c'è la curiosità nei confronti di una ragazzina imparentata con e diversa da Sansa, oltre ad un modo per ottenere dei soldi con cui tirare avanti e per puntare ad una qualche meta, visto che in questo momento si sente più che mai privo di scopo, un cane sciolto.

 

Sandor è un personaggio che ha sempre sofferto senza saperlo per via la propria visione cinica e nichilista, per l'assenza di uno scopo oltre alla vendetta contro Gregor, e in questa fase dei romanzi lo scopo della sua esistenza è più labile che mai. Uno può anche essere convinto che l'esistenza non abbia scopo, ma non è certo un'idea che lo farà stare bene con se stesso.

 

Sopra Iceandfire diceva che il Mastino, nelle pagine di Martin, ci viene svelato ed evolve tramite il rapporto con le sorelle Stark, ma se in Sansa rivede l'innocenza e l'impotenza, questo status di vittima che come avete detto gli rammenta (inconsciamente, sempre inconsciamente!) il suo da bambino e che rigetta d'istinto, in Arya rivede il se stesso appena sfigurato dal proprio fratello, quello svuotato e pieno d'odio che d'odio impara a nutrirsi. Arya ha la sua stessa reazione ad un trauma mai elaborato completamente. È come se Sandor capisse Arya e al contempo provasse amarezza nei suoi riguardi, e penso che anche Arya abbia percezione della strana affinità che esiste tra loro, e che sia fondamentalmente per questo che non lo uccida.

 

Nel momento in cui l'altofuoco si alza su King's Landing e il Mastino si dirige nella camera di Sansa, nel momento in cui la costringe a cantare puntandole una lama alla gola, quello che prova è l'orda di sentimenti contrastanti citata prima da JonSnow: il desiderio di costringerla a qualcosa contro la sua volontà, sporcandola definitivamente per il gusto di calpestare la sua innocenza e così la sua stessa personale impotenza – sia quella del passato, propria del bambino abusato dal fratello che vede l'atto insabbiato anziché punito, che quella del presente, propria di tutti i delitti a cui ha assistito e di cui si è macchiato nella decisione di non ribellarsi alla violenza –, e il desiderio contemporaneo di dedicarsi a lei, di proteggerla e così facendo di salvare la parte di sé che può essere salvata, in un anelito di riscatto inconsapevole e pieno di autodisgusto (perché non crede negli ideali etici. Ovvio che se non credi nell'etica ogni principio ti sembrerà ipocrisia o smanceria da imb****le).

 

La scena di Sansa che canta e che tocca il suo volto rigato di sangue e lacrime è forse una delle più intense e significative di tutti i libri, certamente una delle mie preferite, insieme, paradossalmente, a quella in cui Sandor provoca Arya invano affinché lo uccida, in un turbine di sensi di colpa, di rancore contro tutto e tutti.

 

Non vorrei correre il rischio di romanticizzarlo, dunque prendetemi con le pinze e abbiate sempre in mente termini come 'inconscio/inconsapevole/non se ne accorge', ma a mio avviso Sansa ha in sé qualcosa di positivo che Sandor sente di aver perduto, mentre è lui a percepire di avere in sé qualcosa di negativo che Arya sta sviluppando. Per questo, di fatto, anche se non lo sa e probabilmente non oserebbe nemmeno indagare, le protegge entrambe.

 

Per altro da notare come, mentre adesso Sandor si sta ritrovando, nella Casa del Bianco e del Nero Arya sta perdendo definitivamente se stessa. Entrambi non hanno più il loro nome.

 

 

 

Essere, o meglio diventare, ciò che gli altri vedono in noi. Incarnare il ruolo che la società ci attribuisce, anche se immeritatamente. Sandor non è però l'unico personaggio martiniano a patire questa difficoltà ad esprimere se stesso aldilà della propria maschera. Questa incomunicabilità.

 

E' l'unico però sinora che sembra essersi ribellato a ciò. Paradossalmente proprio lui, il cane, colui che esprime fedeltà, dedizione, cieca ed amorale obbedienza, ha scelto di essere libero.

 

 

Precisamente, e aggiungo: si libera dell'etichetta di Mastino che gli altri ma soprattutto se stesso hanno contribuito ad incollargli addosso, e lo fa rinunciando all'odio – non sappiamo quanto ma direi già tanto, per lui, considerando che era il suo carburante. Non mi piacerebbe un futuro scontro tra lui e la Montagna, a meno che non abbia altri e più forti motivi al di là di quelli personali, perché temo che la vendetta avrebbe il risultato di disfare tutto il suo percorso.

 

Riguardo al timore del giudizio morale, sono dell'idea che non gli importi del giudizio morale che hanno gli altri di lui come nel caso di Jaime (un altro disilluso, il parallelo con lui è evidente), è molto più un conflitto etico con se stesso come diceva JonSnow – un conflitto sempre in corso, un perenne un tormento.

Anche Tyrion si piega all'etichetta negativa con cui gli altri lo giudicano, ma è sempre pronto a giustificarsi, a difendersi, ad incolpare il suo nanismo e la sua bruttezza di tutte le sue disgrazie; pure Jaime subisce l'etichetta di Kingslayer e l'alimenta con il suo atteggiamento, ma Jaime si fa castelli mentali allucinanti su ciò che un uomo morto con cui avrà scambiato due parole in croce ha pensato di lui vedendolo seduto su un trono che non gli apparteneva con la lama sporca del sangue del suo re; a Sandor invece non frega praticamente nulla di come gli altri lo vedono. O meglio, è possibile che gli abbia fatto male, che in minima parte gliene faccia ancora, ma contiamo che è tutta gente che odia o disprezza, e contiamo soprattutto che è lui stesso ad odiarsi più di tutti gli altri messi assieme. Il ragazzone ha l'autostima di un sasso.

 

Infine, due appunti in generale che forse vanno un po' OT ma che leggendo mi son venuti in mente.

 

Io non separerei il Mastino da Sandor Clegane: vero che il Mastino è il volto feroce che Sandor Clegane mostra agli altri, vero che è un'arma di autodifesa quanto di offesa, ma non fa meno parte di se stesso.

Meglio: li separerei dal punto di vista letterario, per comodità dunque, ma mai da quello psicologico.

Il fatto non è tanto che Sandor si sia creato una maschera, non funziona così, la personalità si costruisce fin da bambini, quindi questo è il suo carattere, è lui, è un uomo che certamente ha dei disturbi (sicuramente ha problemi a gestire la rabbia e le sue emozioni), ma non ha un passamontagna che una volta toltosi rivela un brusco simpatico cavaliere di campagna, è eccome la sua natura, e il fatto che sia la risposta ad un trauma non la rende meno naturale... secondo me ci voleva proprio che toccasse il fondo perché si rialzasse nel modo in cui si è rialzato, un cambiamento meno drastico non l'avrebbe mai messo nelle condizioni di ripartire da zero. Mai.

 

Punto più controverso, tanto personale quanto opinabile: la concezione del mondo di Sandor (o del Jaime pre-ASOS, o di Petyr Baelish) a mio avviso non è 'sbagliata' da un punto di vista oggettivo. Ora dirò un sacco di fregnacce, ma secondo me il problema di una concezione prettamente cinica e nichilista non è che sia una concezione del tutto distorta o falsa, ma che sia assoluta e che sia sterile. Una verità disossata, spogliata di tutto il resto, che ci offre una realtà asettica, negativa e immutabile, che ci rende incapaci di abbracciare altri punti di vista e di costruire qualcosa può essere solo un vicolo cieco. Per questo più che sbagliata è pericolosa nel senso etico del termine.

 

Come sempre, ottima discussione.   ^_^


  • 1

#13 Iceandfire

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Inviato 19 feb 2017 - 11:41

La presa di coscienza del mastino non e' qualcosa di semplice ne' di facile
All'inizio non vuole accettarsi per quello che,per autodifesa , e' diventato...un assassino in un certo senso non differente dal fratello
In questo ambito Egli all'inizio e' psicologicamente combattuto come tutti coloro che lasciano uno status quo facile e si incamminano in sentieri inesplorati con stella polare solo la voglia di cambiare perché non si accettano piu' per quello che sono
Il mastino e' ubriaco e ,anche , nutre risentimento,cosa psicologicamente comprensibilissima, per chi ha innescato questa presa di coscienza,ergo ha un certo atteggiamento con Sansa che da lucido non avrebbe avuto
Il mastino ha sempre avuto con lei atteggiamenti non da carnefice,ha cercato di aiutarla facendole capire in che nido di vipere si trovava...altro che principe azzurro ed altre fole di cui si nutriva la mente di ragazzina educata in un certo modo ,che cozzavano contro il mondo reale,quello di Games of Thrones.
E Sansa,pur non essendo particolarmente intelligente e sagace,emotivamente intuisce con chi ha a che fare...Sandor e' l'unico che ha avuto gesti di pietà per lei...che ,in un certo senso,si e' preso cura di lei.....in modo disinteressato..ma questo lo sappiamo noi...
Chi "tiene" di piu' a Sansa...Sandor o Ditocorto che l'ha principalmente usata
per ammazzare Joffrey ed iniziare la sua scalata al trono di spade ...
  • 1

#14 JonSnow;

JonSnow;

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Inviato 20 feb 2017 - 18:17

@Erodiade di Asshai Ricambio il ''come sempre'': analisi interessantissima e completa. La riflessione sul dualismo con Sansa e quello successivo con Arya ci fa rendere conto che, per quanto ogni character segua una propria strada e abbia una propria finalità, esso sia perennemente legato e intrecciato a qualcosa o a qualcun altro. E questo è il caso di Sandor. L'importanza narrativa e soprattutto introspettiva delle due Stark - celata, tra l'altro, tra le righe - nei suoi confronti raggiunge probabilmente dimensioni assurde. E lo affermo con connotazione positiva. Mi ritrovo molto d'accordo, in particolare, sul fatto che egli riveda in Sansa qualcosa che ha perduto per sempre e riveda invece in Arya qualcosa che è diventato. Altrettanto è da sottolineare ciò che dici: ''il sé stesso appena sfigurato dal fratello'', perché difatti è così. Quello di Arya è un odio selvaggio, incontenibile, non incanalato, privo di rassegnazione. E' un odio distruttore, che mira a far crollare la società attorno a lei ed è garante di una spedizione punitiva verso responsabili di atti atroci. Quindi, probabilmente, è una fase iniziale, non controllata, non metabolizzata. L'odio di Sandor è invece più maturo, parimenti selvaggio, ma più controllato e rassegnato nel limbo del menefreghismo. Soprattutto l'odio di un uomo che accetta e ha accettato per gran parte della sua vita le cose com'erano e come sono, cercando di adattarsi ad esse e non di farle adattarle a sé stesso. E' probabile che vi sia anche un principio di tacita stima, o comunque l'inizio di un reciproco rispetto, per via della determinazione e della risolutezza che egli vede in lei. Una risolutezza che da tempo gli è mancata, se non da sempre.

E' anche corretto non distaccare del tutto la figura del mastino da Sandor. Ma credo che, quando la si rimarca, ci si riferisca più al tormento e all'irrequietudine, che all'aggressività. Dagli scritti di George osserviamo che l'intento, forse, è proprio quello. Un Mastino più protagonista per l'angoscia e l'agonia emotiva, piuttosto che per la ferocia. Egli resta quindi una creatura selvaggia e dalla natura incline ad una spiccata aggressività, perché è la base della sua personalità. Ma non è completamente sé stesso poiché incastonato in un inferno terreno e irrefrenabile.

 

Sono più aperto, invece, sull'ultima considerazione. La visione di Sandor è probabilmente vicina al cinismo, ma la componente menefreghista è ancor più elevata. Quindi ritroverei in quest'ultimo il tratto principale della sua filosofia. Un cinico osserva e considera la realtà per ciò che vede, tende talvolta a bacchettarla con spietata ironia - come lui, talvolta, effettivamente fa -, ma non può esimersi da esserne interessato consapevolmente o inconsapevolmente, affinché possa analizzarla di continuo e trarne le dovute conclusioni - cosa che non si vede spesso nelle sue azioni. Il cinismo offre anche una dose maggiore di verità, magari più macchiata da una negatività che fa spesso capolino nella mente, ma di sicuro è un efficace insegnante, in grado di non allontanarsi troppo da un'oggettività di fondo da cui altre filosofie e stili di vita tendono ad esiliarsi. Di sicuro non è sbagliato osservare che esso col tempo logori l'anima, possa plasmare un carattere a spirale e sia spesso un lungimirante sinonimo di insoddisfazione emotiva. A tratti rivedo più Tyrion in una filosofia del genere, che non Clegane.


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#15 shewolf

shewolf

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Inviato 02 mar 2017 - 23:00

Resta comunque il rapporto con Arya, quello che mi incuriosisce di più, meno classificabile rispetto a quello con Sansa.

Con Arya avviene tutto d'istinto. Nonostante l'assenza (apparente) di coinvolgimento emotivo, il loro diventa quasi un rapporto padre-figlia, o meglio, uno scontro padre-figlia. Non c'è istinto di protezione stavolta, ma voglia di trasmettere un insegnamento di vita. Questo nonostante in Sandor non ci sia nulla nè di paterno, nè di didascalico, nè egli stesso si ponga come esempio di vita.  

 

Con Sansa invece c'è in gioco il rapporto uomo-donna, un'innegabile attrazione, alimentata da una forzata frequentazione quotidiana, sfiancante fino alle lacrime della loro scena d'addio. Sicuramente dietro c'è anche il fattore psicologico del "riconoscersi" di Sandor in Sansa e nella sua innocenza costantemente in pericolo, ma ciò si trasforma in desiderio di protezione. Le sue sferzate verbali sono un modo per "svegliarla" prima che possa giungere ad un punto di non ritorno, per preservare la sua purezza, per tenere alto il suo livello di allerta ed evitare che le capiti quello che è capitato a lui: una totale perdita di identità. 

E forse il vero contributo che Sansa dà al risveglio della coscienza di Sandor è proprio il suo esempio di purezza nonostante il male che la circonda, il suo spirito di conservazione, l'ostinata lotta di questa piccola donna al decadimento morale che potrebbe avvincerla un milione di volte ma che non riesce mai a possederla. Sansa è l'emblema di chi riesce ad essere ancora se stessa nonostante tutto, esattamente quello che il Mastino non è. 


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