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SuocerodiLyonelCorbray

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About SuocerodiLyonelCorbray

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  1. Io rigirerei anche la prima stagione: la morte di Neddino mi ha scosso...
  2. A me la parabola di Daenerys sembra verosimile per come è stata disegnata. Non dico che fosse l'unico esito possibile per il personaggio, ma era certamente tra i vari esiti possibili. Prendi una ragazzina a cui è stato insegnato fin da piccola che ci sono dei torti commessi contro la sua famiglia che vanno riparati col sangue. Questo deve essere il suo obiettivo primario, le si dice: la vendetta. Insegna poi a questa ragazzina che le spetta il potere assoluto di diritto su un continente. Fornisci a questa ragazzina un'arma di distruzione di massa. La ragazzina sembra fin da subito cavarsela bene: è sveglia, è capace di scelte nobili e riesce a crearsi un seguito. La ragazzina pian piano cresce e fa nuove esperienze, tutte che alla fine si traducono in suoi successi. A volte straordinari successi. Abbiamo ora una giovane donna che ormai non è più una persona qualunque: è un mito, è stata protagonista di eventi prodigiosi, ha una missione universale da compiere ed è consapevole di stare "dalla parte del Bene" ("Dio è con noi", vero?). A un certo punto intorno a questa giovane cominciano ad affluire personaggi che vengono da ovest, dal continente che quando era piccola le dicevano spettarle di diritto. Questi cominciano a parlarle di come sono cattivi i governanti del continente, di come sarebbe bello se lei davvero portasse a termine la missione che le era stata insegnata da giovane: riprendersi il trono e vendicare il torto subito dalla sua famiglia. E, già che c'è, approfittarne per compiere la sua nuova missione, quella "dalla parte del Bene", essere cioè una liberatrice. La ragazza è conquistata da questa idea, intanto si realizzano nuovi prodigi intorno a lei, ha un seguito sempre più numeroso e tutto sembra andare per il verso giusto: si parte per una nuova scintillante vittoria. L'arrivo a Ovest non si traduce, però, in un'apoteosi: la ragazza si ritrova invischiata in una pluriennale guerra dinastica, una lotta di potere tra aristocratici senza esclusione di colpi, dove le fedeltà sono legate ad una serie di fattori difficili da capire, senza una netta separazione bene/male, che è quella di cui si nutrono i sogni. Insomma, nessuno la accoglie come la leggenda vivente che lei era abituata ad essere in Oriente. E poi, all'improvviso, arriva un tizio dal Nord che le offre quello di cui ha bisogno: una guerra bene/male in cui imbarcarsi. E, davanti al guerriero nobile, spinto da motivi puramente ideali e senza ambizione alcuna per se stesso, vuoi che la nostra eroina non si faccia coinvolgere sentimentalmente? E qui, nella guerra manichea che riesce a combattere, che non è la guerra manichea per la quale era partita, la ragazza fa un bagno nella nuova realtà e comincia la fase discendente. In poco tempo perde tutto: lo spasimante, la migliore amica, l'amore del suo principe azzurro, la fiducia dei suoi più vicini consiglieri (gli stessi che la pompavano poco prima...), la speranza di essere accolta da liberatrice da gente che nemmeno sa chi sia, il mito della propria invulnerabilità (muoiono due draghi...), le certezze che le erano state inculcate da piccola, visto che lei non è l'erede al trono, che a Ovest l'usurpazione era stata più complicata di come gliene avevano parlato, che nessuno le stava preparando il tappeto rosso, nemmeno dopo che ha vinto la guerra manichea. Alla ragazza restano solo due cose: l'obiettivo primario (la vendetta) e un'arma di distruzione di massa. Cosa pensate che farà?
  3. Mi colpisce sempre che ogni tanto esca fuori l'accusa di Lesa Nordicità per contestare scelte narrative. Un esercito che certamente non conosce la Convenzione di Ginevra si abbandona alla pazza gioia quando viene dato il segnale che si può fare tutto ciò che si vuole nella città che è stata negli ultimi anni il simbolo del Nemico? Lesa Nordicità! Dopo lustri alcuni non hanno capito che questo non è un fantasy con razze e allineamenti...
  4. Io aspetto che Martin esca proprio con un paio di libri chiarificatori, invece
  5. Onestamente lo stratega militare che sostiene che combattere al buio è una scelta intelligente perché aspettando qualche ora in più ci sarebbe stato il rischio di finire i viveri mi sembra uno stratega abbastanza sui generis, ecco Quello che ho pensato io vedendo le truppe mandate al macello (barricate bruciate con gli Immacolati dall'altra parte e condannati all'annientamento, cavalleria che carica alla cieca, spalti semivuoti al momento dell'assalto...) era invece che quella di massimizzare la mortalità fosse una scelta strategica per ridurre le bocche da sfamare! Ma poi ho pensato che sarebbe stata comunque una decisione in qualche modo razionale e ho scartato l'ipotesi... Quindi quel deficiente del Re della Notte non si aspettava che quegli altri piazzassero quantomeno un cecchino davanti a quello che era il suo obbiettivo primario (Bran)? Non si aspettava che, una volta che lui si fosse avvicinato da solo a Bran, si aprisse la botola che nascondente una squadra di supersicari? E allora questo conferma che tutto l'arco narrativo degli Estranei sia stato anticlimatico, come la serie nel suo complesso, del resto. Il ritorno alla Contea è una citazione al romanzo, non al film: gli hobbit effettivamente combattono Saruman per riprendersi la Contea, ma diciamo che proprio in quanto guerra conclusiva anticlimatica fu volutamente esclusa dalla trilogia cinematografica. Allo stesso modo, esauritasi la guerra contro la Morte in Persona, la Minaccia alla Vita Come La Conosciamo E La Concepiamo, il conflitto di successione vale quanto la riconquista della Contea.
  6. Non mi è piaciuto per niente. La follia di come è stata impostata la battaglia (c'è un video di Shadiversity che riassume magistralmente di cosa parliamo) ha messo a dura prova la mia sospensione dell'incredulità, poi le scene con Arya che diventavano un inanellamento di cliché di filmografia sugli zombie, lo scontro Bran-Re della Notte (parlo di scontro ideale, il motivo per cui il secondo vuole morto il primo) che viene liquidato con due parole e nemmeno troppo convincenti, le scene d'azione a tratti confusionarie e, infine, il finale anticlimatico (Arya non stava scappando dagli zombie? E si teletrasporta dalla torre alle spalle del Re della Notte che si fa fregarecome un fesso?), privo di un vero scontro decisivo. La puntata doveva chiudere la guerra tra i Vivi e i Morti (Ghiaccio e Fuoco) e lo ha fatto malissimo. Adesso aspettiamo con trepidazione la resa dei conti degli hobbit che tornano nella Contea...
  7. Un funzionario europeo ha detto che l'Unione perderebbe una regione ricca e guadagnerebbe un paese povero...
  8. Davvero non si sarebbe raggiunta la maggioranza degli aventi diritto? Il quorum non era previsto e la stragrande maggioranza dei catalani, sondaggi alla mano, era a favore del referendum. Il fatto che abbiano votato in milioni (alcuni votando NO!) nonostante ci fosse in giro la polizia che pestava chi andava ai seggi lascia pensare che forse i sondaggi non avevano poi così torto.
  9. Il diritto internazionale non proibisce referendum secessionisti unilaterali: sono una faccenda nazionale. E' l'ordinamento spagnolo a proibirli, dunque se la Catalogna dovesse portare avanti la cosa e proclamare l'indipendenza (dunque entrando in una fase costituente) avremmo due ordinamenti in conflitto tra loro (spagnolo e catalano), per cui, diritto internazionale alla mano, varrà il principio di effettività. I catalani decidono di contrapporsi al governo contro la legge? Allora Puigdemont diventa per il diritto internazionale il leader di un movimento di liberazione nazionale (che non è legale o illegale: è e basta). I catalani vincono? Poggiodimonte & co. per la nuova Repubblica Catalana saranno padri costituenti, mentre per il Regno di Spagna saranno dei criminali. I catalani perdono? Poggiodimonte & co. saranno soltanto dei criminali agli occhi del diritto spagnolo.
  10. Non ho capito: un numero congruo di morti ammazzati giustifica l'illegalità costituzionale? Nel caso del referendum italiano, la repubblica prese poco più di 12 mln e 700 mila voti, 2 mln in più della monarchia: non era quindi voluta dall'intera popolazione. Il fatto che anche il Re fosse favorevole a tenerlo (paventando l'insurrezione armata dei repubblicani che avevano armi a profusione nel 1946) non lo rendeva meno contrario allo Statuto Albertino.
  11. Sì, l'indipendenza della Catalogna sarebbe illegale per l'ordinamento spagnolo, esattamente come l'indipendenza dell'Algeria (che non era una colonia, ma Repubblica Francese a tutti gli effetti) era illegale per l'ordinamento francese. Ma del resto anche il referendum monarchia-repubblica in Italia era contrario allo Statuto Albertino, "legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile"...
  12. Poiché la serie non approfondisce affatto gli aspetti socio-economici, farò riferimento a quanto si trova scritto nei romanzi, evitando di rivelare qualsiasi snodo della trama in modo da non spoilerare nulla. Secondo me è proprio come ha già detto qualcuno: sono ricchi (sono signori, non contadini), ma non così tanto. I veri ricchi del Nord sono i Manderly, che possono contare sull'opulenza di quella che è una grande città commerciale (anche se la meno importante del continente tra le grandi città commerciali) e che hanno il controllo su gran parte costa orientale (che sembra un po' meno inospitale di quella occidentale). Gli Stark che hanno? Ettari di brughiera? La fedeltà di qualche clan delle colline? I sospetti cannibali? Una terra spopolata? Hanno i Manderly, sì, ma che altro? Poi è vero che il Nord sarà autosufficiente dal punto di vista alimentare (normalissimo in un mondo pseudofeudale), ma non si parla di surplus esportabile che permetterebbe l'acquisto di beni di lusso, al più che, subendo i rigori dell'inverno peggio e per un periodo più lungo rispetto ad altrove, i nordici saranno costretti a fare più scorte per i mesi freddi. In genere i paesi freddi possono contare su abbondanti riserve ittiche, ma non mi pare che si parli da qualche parte di grandi flotte da pesca come quelle su cui può contare Ib (alla stessa latitudine). Inoltre il Nord non sembra essere così a nord per poter contare su riserve di un importante bene di lusso boreale: l'avorio. Però su questo punto accetto volentieri di essere smentito se qualcuno si ricorda qualche passo dei romanzi in cui si dice il contrario.
  13. Io capisco che dopo che Cersei è salita sul trono (mi si deve spiegare ancora con quale diritto) possiamo aspettarci di tutto, ma la differenza tra una monarchia ereditaria ed una dittatura militare golpista dovrebbe essere nota anche ai più stupidi sceneggiatori ammeregani...
  14. Tywin era una persona che umanamente faceva riferimento esclusivamente sulla moglie: morta la moglie, l'unico sfogo alla sua umanità è venuto meno e, date la sua età e la sua posizione in quel momento, era molto improbabile che qualcuno occupasse quel posto lasciato drammaticamente vuoto. Una volta morta l'unico canale attraverso cui passava la sua irrazionalità (i sentimenti, in pratica), Tywin comincia a rivolgere verso l'esterno esclusivamente attraverso la razionalità. Per fare un parallelo a noi più vicino, Tywin diventa una di quelle persone che trasformano il proprio lavoro (o il proprio ruolo nella piramide feudale, nel caso) nella propria vita. Per questo è un genitore a metà: come padre ricopre il proprio ruolo di capo politico e di educatore, ma non quello affettivo. Con Tyrion non riesce a contenere il proprio odio e la propria repulsione istintivi, che in parte sono dovuti certamente al ruolo del figlio nella morte della per lui insostituibile e indispensabile moglie, ma che forse dall'assenza della moglie sono amplificati: se Tywin si vede e si interpreta come un monolite razionale, allora come è possibile che l'odio per il figlio sia irrazionale? Magari lei sarebbe riuscita a farglielo capire, avendo accesso alla dimensione irrazionale del marito, ma lei non c'è e per lui la via facile è negare del tutto il proprio lato irrazionale e le basi irrazionali delle sue decisioni (sì, la mia è una ricostruzione ardita che fa molto leva su presunzioni: forse sto solo proiettando delle mie caratteristiche su di lui). Con Jaime non riesce a capire in tempo utile che il proprio erede è pericolosamente tentato dal Bianco (eppure Tywin non è inserito così male a corte...) e non riesce a prevenire questo esito sgradito: come avrebbe potuto, del resto, visto che si trattava della decisione irrazionale di un ragazzo contro la quale gli argomenti esclusivamente razionali del padre potevano solo infrangersi? Con Cersei era più semplice: l'ambiziosissima figliola andava benissimo a traino degli effetti benefici della razionalità paterna. Ma la domanda è: un padre che si era trincerato nella strategia di vivere ignorando i sentimenti, avrebbe mai potuto scoprire i sentimenti tra i due propri gemelli? Dal punto di vista razionale, non c'era nessuna ragione neppure per sospettarne: sarebbero stati del tutto illogici (c'è la faccina di Spock? No...) e per via intuitiva non ci sarebbe stato nessun modo per arrivarci. Avrebbe potuto però arrivarci se per qualche ragione avesse messo sotto stretta sorveglianza i figli, ma ne aveva ragioni? La domanda la lascio aperta.
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