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Seija

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About Seija

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  1. Tra le raccolte di poesie di Wystam Hugh Auden un posto molto particolare spetta ad Un altro tempo. Il periodo della composizione abbraccia la vigilia e gli inizi della seconda guerra mondiale, e comprende i giorni di una decisione drammatica nella vita del poeta: lasciate l'Inghilterra e stabilirsi negli Stati Uniti. Auden interpreta da poeta non solo l'invasione tedesca della Polonia, ma anche la scomparsa di figure come Yeats e Freud. Freud.Un altro tempo è tipicamente audeniano anche perché alterna liriche metafisiche ad altre cosiddette light, che sono tra le sue più famose; e perché l'omaggio ai grandi del passato ( Meville, Rimbaud, Voltaire ) non escluda l'attenzione per le piccole creature del presente. Another Time For us like any other fugitive, Like the numberless flowers that cannot number And all the beasts that need not remember, It is to-day in which we live. So many try to sai Not Now, So many have forgotten how To say I Am, and would be Lost, if they could, un history. Bowing, for instance, with soch old-world grace To a proper flag in a proper place, Muttering like ancients as they stump upstairs Of Mine and His or Our and Theirs. Just as if time were what they used to wice When it was gifted with possession stice, Just as if they were wrong In no more wishing to belong. No wonder then so many die of grief, So many are so lonely as they die; No one has yet believed or liked a lie: Another time has other lives to live. Per noi come per gli altri esiliati, come per gli incontabili fiori che non sanno contare e tutti gli animali che non devono ricordare, è oggi che viviamo. Tanti provano a dire Non Ora, tutti hanno dimenticato come si dice Io Sono, e di sarebbero persi, se avessero potuto, nella storia. Per esempio, chinandosi con grazia antiquata alla bandiera giusta nel posto giusto, borbottando come vecchi mentre s'arrampicano per le scale del Mio e del Suo o del Nostro e del Loro. Proprio come se il tempo fosse quel che volevamo quando ancora era dato in dono e in possesso, proprio come se avessero torto a non desiderare più di appartenere. Nessuna meraviglia se tanti muoiono di dolore, tanti sono così soli quando muoiono; nessuno ha ancora creduto o gradito una bugia: un altro tempo ha altre vite da vivere.
  2. Nel 1957 Mario Luzi pubblica Onore del vero. Nato a Castello, presso Firenze, nel 1914, Luzi si è ritagliato un posto importante nella storia della letteratura italiana del XX secolo: attivo sostenitore della cultura ermetica e cattolica, è poeta spesso oscuro, talvolta difficile, ma sempre animato da una grande tensione intellettuale ed emotiva che cerca il perché delle cose, il senso dell'esperienza e della civiltà umana. La sua prima raccolta poetica La barca è del 1935. Da allora il poeta sembra muoversi principalmente sul binario dell'ermetismo fiorentino: la sua parola anela ad una verità segreta e inafferrabile, e si esprime con immagini balenanti e sfuggenti. Con Onore del vero si ha un passaggio dall'ermetismo al realismo. Senza approdare a nessuna ideologia veramente realista, il poeta riconosce fino in fondo il valore della realtà, scoprendo la verità nelle cose più povere e fragili, nelle occasioni più banali della vita quotidiana, nei gesti semplici di cui afferma l'onore. E attingendo ad una lunga tradizione di ascendenza classica, Luzi ritrova il valore delle cose vere e semplici nella vita contadina, di cui esalta l'ambiente, le radici e lo stile di vita povero ed essenziale. È un mondo nel quale si crea grande condivisione e solidarietà nella piena accettazione di una vita cristiana e sofferente, che qualche volta trova la possibilità di viaggiare con la fantasia e immergersi direttamente in episodi del passato o della storia sacra, riflessi di una religiosità latente che alberga nell'animo del poeta. Un animo, in ogni modo, da cui emerge sofferenza e amarezza. Da Onere del vero emerge l'inquietitudine di un uomo in piena crisi novecentesca: ed è certamente il testamento letterario più importante di uno scrittore che crede ancora nel valore pieno della poesia. Nella poesia scelta per oggi, il poeta descrive una giornata invernale in montagna mentre soffia la tramontana. Vivida è la sofferenza che il poeta, simbolo di tutta l'umanità, prova ogni giorno quando si è soli e tristi e subisce l'inclemenza del clima che diventa il simbolo della natura ostile verso gli uomini. Il poeta cerca spontaneamente Dio di sua volontà perché desidera che la sua presenza dia un senso alla sofferenza degli uomini. Come tu vuoi La tramontana screpola le argille, stringe, assoda le terre di lavoro, irrita l'acqua nelle conche; lascia zappe confitte, aratri inerti nel campo. Se qualcuno esce per legna, o si sposta a fatica o si sofferma rattrappito in cappucci e pellegrine, serra i denti. Chi regna nella stanza è il silenzio del testimone muto della neve, della pioggia, del fumo, dell'immobilità del mutamento. Sono qui che metto pine sul fuoco, porgo orecchio al fremere dei vetri, non ho calma né ansia. Tu che per lunga promessa vieni ed occupi il posto lasciato dalla sofferenza non disperare o di me o di te fruga nelle adiacenze della casa, cerca i battenti grigi della porta. A poco a poco la misura è colma, a poco a poco, a poco a poco, come tu vuoi, la solitudine trabocca, vieni ed entra, attingi a mani basse. È un giorno dell'inverno di quest'anno, un giorno, un giorno della nostra vita.
  3. Pochi in Italia conosco Philips Larkin, non esistono quasi edizioni italiane delle sue opere, anche se in UK è un classico. Larkin era un uomo comune, un bibliotecario: amava il jazz, l'alcool e andare in bici nelle campagne inglesi. Non è mai uscito dal Regno Unito e non ha mai fatto il poeta, ha sempre vissuto e lavorato ad Hull, scrivendo poesie la sera. La sua vita è "uneventful", triste, è spesso accusato di conservatorismo e pure di misoginia ( anche se è più corretto dire che Larkin odia tutto, quindi più che misogino direi misantropo ). Larkin appare vecchio, burbero e incattivito dalla solitudine e così viene incluso in quel gruppo di letterati inglesi chiamati Movement, una corrente poetica che aveva riportato in auge i metri tradizionali inglesi ( elisabettiani in particolare ), in forte opposizione alla sperimentazione eliotiana. I poeti del Movement scrivono con toni mesti di argomenti minimi ( periferie inglesi, vita borghese ), descritti senza alcuna trascendenza simbolista. Larkin adotta sì una metrica tradizionale, un lessico quotidiano e un soggetto "provinciale", ma ciò che le sue poesie esprimono vanno totalmente oltre. Il poeta parla della sua vita, che è poi la vita di tutti, della gente che fa le vasche in centro il sabato pomeriggio, che si veste male e compra oggetti in svendita. Però, dietro questa patina grigia e modesta, Larkin riesce ad esprimere tutta l'angoscia esistenziale che caratterizza l'uomo del ventesimo secolo. Il quadro complessivo della vita umana che emerge dalle sue poesie è di desolazione, desiderio e fallimento di condurre una vita significativa e, infine la morte. Queste tematiche inseriscono l'opera di Larkin in un panorama letterario estremamente contemporaneo ed europeo, avvicinando la sua idea di individuo a quella di altri: Beckett, Camus, Kafka. A differenza di questi, la poesia di Larkin però lascia da parte ogni simbolismo ed è calata in una metrica tradizionale e una lingua semplice. I suoi personaggi si muovono in un mondo facilmente riconoscibile e compiono azioni ordinarie. Nonostante questo sono poesie dell'uomo per l'uomo, del disagio interiore, che si occupano dei massimi sistemi della vita. Continuing To Live Continuing to live-that is, repeat A habit formed to get necessaries- Is nearly always losing, or going without. It varies. This lass of interest, hair, and enterprise- Ah, if the game where poker, yes, You might discard them, draw a full house! But it's chess. And once you have walked the length of your mind, what You command is clear as a lading-list. Anything else must not, for you, be thought To exist. And what's the profit? Only that, in time, We half-identify the blind impress, All our behavings bear, may trace it home. But to confess, On that green evening when our death begins, Jus whait it was, is hardly satisfying, Since it applied only to one man once, And that one dying. Continuare a vivere- cioè ripetere un'abitudine che serve a procacciarsi il necessario- vuol dire quasi sempre perdere, o far senza. Dipende. Questa perdita d'interesse, capelli, e iniziativa ah, se il gioco fosse poker, sì, uno potrebbe scartarli, e fare full! Invece è scacchi. E una volta che hai percorso la lunghezza della tua mente, ciò su cui hai il controllo è chiaro come una bolla di carico: nient'altro, per te, devi pensare che esista. E qual è il vantaggio? Soltanto che, col tempo, ci sembra di riconoscere la cieca impronta dei nostri modi di fare, ne vediamo l'origine. Ma confessare, nella verde sera in cui comincia la nostra morte, soltanto ciò che fu, non può bastare, perché riguarda un solo uomo alla volta, e quell'uomo muore. The trees The trees are coming intorno leaf Like something almost being said; The recent buds relax and spread, Their greenness is a kind of grief. Is it that they are born again And we grow old? No, they die too. Their yearly trick of looking new is written down in the rings of grain. Yet still the unresting castles thresh in fullgrown tickness every May. Last year is dead, theat seem to say, Begin afresh, afresh. Tornano sugli alberi le foglie Qualcosa sta per essere annunciato; Gli ultimi germogli si schiudono adagio, Nel loro verde c'è una specie di dolore. Forse loro hanno nuova vita E noi invecchiamo? No, anche loro muoiono. È questo il prodigio dei venati anelli Sembrare negli anni sempre nuovi. Eppure, si dibattono nel maggio Turbate e solenni fortezze. Sembrano dire l'anno passato è morto, E ancora si riparte, e ancora e ancora. No Road Since we agreed to let the road between us fall to disuse, and bricked our gates up, planted trees to screen us, and turned all time's eroding agents loose, silence, and space, and strangers-our neglect has not had much effect. Leaves drift unswept, perhaps; grass creeps unmown no other change. So clear it stands, so little over grown, walking that way tonight would not seem strange, and still would be allowed. A little longer, and time would be the stronger, drafting a world where no such road will run from you to me; to watch that world come up like a cold sun, rewarding others, is my liberty. Not to prevent it is my will's fulfillment. Willing it, my aliment. Da quando abbiamo deciso di lasciare che cadesse in disuso la strada tra noi, e murati i cancelli, piantato alberi atti a nasconderci, data piena libertà a tutti gli agenti corrosivi del tempo, spazio, silenzio, estranei- la nostra incuria non ha avuto molto effetto. Foglie sparse, forse; ciuffi d'erba; non è cambiato altro. Sta ancora così pulito, così sgombro, quel sentiero, che percorrerlo stanotte non sembrerebbe strano, e sarebbe permesso, ancora. Tra poco, il tempo avrà la meglio, tracciando un mondo in cui nessuna strada correrà più così tra me e te; e guardare quel mondo realizzarsi come un gelido sole che riscalda soltanto gli altri, è la mia libertà. Non fare nulla perché ciò non si compia è il compimento della mia volontà. Desiderarlo, il mio tormento.
  4. Pierre Reverdy rappresenta una complessa figura di intellettuale e di raffinato poeta, anche se poco noto in Italia. Legato al cubismo e al dadaismo, fu uno dei precursori del surrealismo. La sua poetica era tutta tesa a privilegiare la verità poetica sulla realtà, a ridurre, in un linguaggio semplice, rigoroso, geometrico, il divario fra sentimento ed espressione, fra visione e rappresentazione. In Reverdy lo spazio della scrittura è la calibrazione precisissima dell'immagine, senza sfocamento. Le sue poesie sono un tessuto di immagini concrete e misteriose allo stesso tempo. Chair vive Lève-toi carcasse et marche Rien de neuf sous le soleil jaune Le der des der des louis d'or La lumière qui se détache Sous les pellicules du temps La serrure du cœur qui éclate Un fil de soie Un fil de plomb Un fil de sang Après ces vagues de silence Ces signes d'amour au crin noir Le ciel plus lisse que ton œil Le cou tordu d'orgueil Ma vie dans la coulisse D'où je vois onduler les moissons de la mort Toutes ces mains avides qui petrissent des boules de fumée Plus lourdes que les piliers de l'univers Têtes vides Cœurs nus Mains parfumées Tentacules des singes qui visent les nuées Dans les rides de ces grimaces Une ligne droite se tend Un nerf se tord La mer repue L' amour L' amer sourire de la mort Tirati su carcassa e cammina Niente di nuovo sotto il sole giallo L' ultimo degli ultimi luigi d'oro La luce che si stacca Sotto le pellicole del tempo La serratura del cuore che scoppia Un filo di seta Un filo di piombo Un filo di sangue Dopo queste ondate di silenzio Questi segni d'amore dal crine nero Il cielo più levigato del tuo occhio Il collo torto d'orgoglio La mia vita dietro le quinte Da cui vedo ondeggiare le messi della morte Tutte queste mani avide che plasmano gomitoli di fumo Più pesanti dei pilastri dell'universo Teste vuote Cuori nudi Mani profumate Tentacoli di scimmie che prendono di mira le nuvole Nelle righe di queste smorfie Una linea dritta si tende Un nervo si torce Il mare sazio L' amore L' amaro sorriso della morte
  5. Durante i lunghi viaggi...di solito si fanno delle soste...
  6. Non è Casanova...prestate attenzione alla data ...
  7. Montale descrisse le parole di Antonia Pozzi così:" sono asciutte e dire come sassi" o "vestite di veli bianchi strappati", ridotte al "minimo peso". Sono parole quelle della Pozzi che trasferiscono peso e sostanza alle immagini per liberare l'animo oppresso ed effondere il sentimento nelle cose trasfigurate. Inverno Fili neri di pioppi fili neri di nubi sul cielo rosso e questa prima erba libera dalla neve chiara che fa pensare alla primavera e guardare se ad una svolta nascono le primule. Ma il ghiaccio inazzurra i sentieri la nebbia addormentata i fossati un lento pallore devasta i dolori del cielo. Scende la notte - nessun fiore è nato - è inverno - anima - è inverno.
  8. Vado con il primo aiuto: si tratta di un romanzo storico sulla vita di un famosissimo veneziano.
  9. " La poesia, nel passato, era il centro della nostra società, ma con la modernità si è ritirata ai suoi margini. Io penso che l'esilio della poesia sia anche l'esilio del meglio del genere umano ". La letteratura e la politica segnarono per sempre il destino di Octavio Paz: nacque tra i libri e vide la luce tra le rivoluzioni tanto del suo paese quanto fuori dalle frontiere. Il mondo narrativo di Paz cattura per la profondità del suo sguardo e per il singolare spessore della sua immaginazione. La sua produzione e la sua poesia sono luminose, diritte, naturali, lontane da qualsiasi sentimentalismo, esibizionismo o oscurantismo. Temporal En la montaña negra el torrente delira en voz alta A esta misma hora tú avanzas entre precipicios por tu cuerpo dormido El viento lucha a obscuras con tu sueño maraña verde y blanca encina niña encina milenaria el viento te descuaja y te arrostra y te arrasa abre tu pensamiento y lo dispersa Torbellino tus ojos torbellino tu ombligo torbellino y vacío El viento te exprime como un racimo temporal en tu frente temporal en tu nuca y en tu vientre Como una rama seca el viento te avienta El torrente entra en tu sueño manos verdes y pies negros ruedo por la garganta de piedra de la noche anudada a tu cuerpo de montaña dormida El torrente delira entre tus muslos soliloquio de piedras y de agua Por los acantilados de fu frente pasa un río de pájaros El bosque dobla la cabeza como un toro herido el bosque se arrodilla bajo el ala del viento cada vez más alto el torrente delira cada vez más hondo por tu cuerpo dormido cada vez más noche. Nella montagna nera il torrente delira a voce alta A quella stessa ora avanzi tra precipizi nel tuo corpo sopito Il vento lotta al buio col tuo sogno boscaglia verde e bianca quercia fanciulla quercia millenaria il vento ti sradica e trascina e rade al suolo apre il tuo pensiero e lo disperde Turbine i tuoi occhi turbine il tuo ombelico turbine e vuoto Il vento ti spreme come un grappolo temporale sulla tua fronte temporale sulla tua nuca e sul tuo ventre Come un ramo secco il vento ti sbalza Nel tuo sogno entra il torrente mani verdi e piedi neri rotola per la gola di pietra nella notte annodata al tuo corpo di montagna sopita Il torrente delira fra le tue cosce soliloquio di pietre e d'acqua Sulle scogliere della tua fronte passa come un fiume d'uccelli Il bosco reclina il capo come un toro ferito il bosco s'inginocchia sotto l'ala del vento ogni volta più alto il torrente delira ogni volta più fondo nel tuo corpo sopito ogni volta più notte
  10. Dissi: " Gli avvenimenti storici possono essere interpretati in modi diversi, ma gli eventi attuali? Ad esempio, nell'anno di Nostro Signore milleduecentosettantacinque, XXX arrivò a XXX. Che altro si potrebbe dire di una simile inezia? "
  11. "C'è un cadavere in biblioteca" di Agatha Christie...
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