Jump to content
Manna

Vikings

Recommended Posts

Personaggio sprecato secondo me era più interessante 

Spoiler

Vederla crescere e interfacciarsi coi fratelli, almeno essendo una femmina avremmo avuto un punto di vista alternativo ai soliti

 

Share this post


Link to post
Share on other sites

Effettivamente sarebbe stato interessante, anche per vedere che effetto avrebbe fatto su Ragnarr dopo la sconfitta a Parigi.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Convengo con la lettura generale di @***Silk***, che ovviamente si riferisce, mi sembra di capire, alla prima stagione della serie. 

Cercherò di fare slalom e contorsioni per evitare di spoilerarle gli avvenimenti delle successive, a mio parere molto più avvincenti, non fosse che per il fatto che il tanto da noi decantato ragnarcentrismo raggiunge il suo culmine con la seconda, terza e quarta stagione. 

Negli episodi a cui fai riferimento vengono poste le basi della cultura e della mitologia norrena, del misticismo del loro culto pagano, della ferocia in battaglia che dimostrano, dello spirito impavido e guerriero che permea ognuno dei protagonisti. 

Non a caso citi l’iniziale incontro/scontro tra il conte Haraldson e Ragnar, tra le due opposte visioni del modo con cui condurre la vita e gli affari a Kattegat, che poi è lo scontro tra due personalità parimenti forti e parimenti orgogliose. Semplicemente, Ragnar rappresenta, come egli stesso ammette la notte prima della resa dei conti, tutto ciò che Jarl Haraldson fu in gioventù. Ravvedo anche io, in questo parallelo, una sorta di comprensione delle motivazioni dello sfidante da parte dell’attuale conte, ed anche un paterno passaggio di testimone, se vogliamo, tra il passato ed il futuro; allo stesso tempo, come scrivi anche tu, pur consapevole della forza del giovane  Ragnar così come delle ragioni che portano questo a pretendere un duello, egli non può esimersi dal combattere con tutta la sua forza per mantenere la sua posizione di dominio, ma lo fa probabilmente più per dovere e per orgoglio che per volontà di affermare nuovamente la propria leadership all’interno di un popolo, quello vichingo, in cui l’affermazione di forza é tutto. 

Jarl Haraldson é un personaggio che per me meritava uno sviluppo ed un approfondimento maggiore, così come, fortunatamente, accade con quello di Siggy nelle stagioni successive. 

Avrei preferito uno scontro tra i due contendenti posticipato di qualche episodio, ma evidentemente c’era necessità di far crescere la parabola di Ragnar fin dalla fine della prima stagione. 

 

Come te sono affezionata al personaggio di Rollo, il fratello sempre in bilico tra il seguire il richiamo della propria ambizione e dei propri sogni di gloria personale e di affermazione sul fratello, e la fedeltà al legame di sangue: lo scopriamo, prima ancora che Jarl Haraldson tenti di indurlo nel tradimento, nel dialogo tra lui e Lagertha dei primissimi episodi.

Come ci sarà modo di capire ancora meglio più tardi, Rollo non è inferiore in nulla al fratello, semplicemente soffre, come quasi tutti i protagonisti della saga, il non essere lui, il vivere costantemente all’ombra di Ragnar, una stella che brilla di luce propria e che ha come conseguenza del tutto involontaria quella di gettare un’ombra su chiunque gli orbiti intorno; eppure egli è solo un uomo, più lungimirante di altri, ma pur sempre un uomo, caricato di responsabilità  oltre ogni sua aspettativa, ed oltre ogni sua volontà.

Molto bello il percorso di Rollo, sia individuale che in relazione al fratello, da cui già si evince una costante ricerca di affermazione tra il suo popolo.

 

Atlesthan è la figura di riferimento per Ragnar, poiché incarna una mente aperta, come la sua, alla conoscenza di differenti culture, non gretta e non limitata, ma che a differenza sua possiede anche una saggezza, un equilibrio ed una comprensione dell’animo umano che a lui mancano, ed il venire a contatto con lui, con il suo credo, con la religione cristiana, permeerà tutta la restante parte della vita e dell’epopea di Ragnar, permettendogli allo stesso tempo di riscoprire le proprie radici norrene. 

Quella tra il monaco cristiano ed il condottiero vichingo è mio avviso il rapporto più sano e profondamente rispettoso delle rispettive diversità che vediamo nell’intera narrazione, un legame profondo che permetterà ad entrambi una crescita umana e di caratterizzazione notevole. 

 

Sul simbolismo, sui rimandi alla mitologia ed al culto norreno e sul misticismo rimando alla bellissima analisi della sigla che fece a suo tempo @JonSnow;.

Share this post


Link to post
Share on other sites
3 hours fa, porcelain.ivory.steel dice:

Jarl Haraldson é un personaggio che per me meritava uno sviluppo ed un approfondimento maggiore

Per me soprattutto riguardo a quegli incubi ricorrenti riguardo i suoi figli. Magari Silk che è fresca di visione potrà dirci se viene mai fornita una qualche spiegazione, anche se sono abbastanza sicura di no. È un tassello messo là totalmente a caso. Ma non è la prima volta che accade/accadrà in Vikings di mostrare cose che sembrano pregne di significato che poi vengono lasciate da parte senza tanti complimenti.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Neppure a me sembra di ricordare che vengano approfonditi i dettagli del truce duplice omicidio dei figli di Jarl Haraldson e Siggy, ma è un fatto che quella singola scena rivesta di umanità una figura fino a quel momento tratteggiata un po' troppo sommariamente come rancorosa e gretta, interessata soltanto a preservare la propria posizione di potere.  

La stessa Siggy mostra inizialmente questa caratterizzazione, forse ancor più del marito, ed è solo in quella striscia di dialogo tra i due, quando Haraldson la ammonisce a rivedere le proprie convinzioni su quanto, al cospetto di due figli venuti a mancare nel fiore degli anni, l'eventualità di far andare la figlia in sposa ad un uomo vecchio sia largamente preferibile, appare evidente che c'è del dolore profondo nella storia di questi due personaggi.

Io credo, ma forse ci viene detto, non ricordo, che i ragazzi siano stati uccisi come vendetta verso Jarl Haraldson, per questo egli porta su di se il fardello del senso di colpa della loro morte.

Mi piacerebbe se nelle prossime stagioni si riprendesse in qualche modo questo particolare. 

Share this post


Link to post
Share on other sites

La morte dei figli di Haraldson credo sia utile solo a spiegare la psicologia del personaggio; i figli gli vengono rapiti, uccisi e i loro corpi profanati, e questo ha su di lui un fortissimo impatto emotivo, portandolo a diventare l'uomo stanco e crudele che vediamo nella serie, che ammira Ragnar ma che non ha più la forza neanche di provare ad essere come lui.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Eh ecco, non ricordavo tutti questi particolari. Piuttosto, si sa se storicamente la sua figura è esistita ed ha qualche corrispondenza con quanto ci viene mostrato nella serie? Più che altro perché l’attore che lo interpreta, Gabriel Byrne, non è esattamente l’ultimo arrivato, mi sarebbe piaciuto per lui un coinvolgimento per più puntate.  >_>

Share this post


Link to post
Share on other sites

Sinceramente non so se Haraldson sia esistito veramente, ma dato lo spropositato numero di inesattezze ed invenzioni storiche vere e proprie, non è da escludere che Haraldson "riassuma" in sè vari personaggi o che sia semplicemente il villain che Ragnar deve affrontare per iniziare la sua avventura.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Ma infatti secondo me gli serviva un contraltare e hanno piazzato lui. Anche a me sorprese che avessero castato Byrne, ma la sua carriera langue da parecchio.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Innanzitutto ringrazio @porcelain.ivory.steel che ha voluto spendere tutte queste parole della sua analisi per dialogare sulla prima stagione. Ho provato a ricercare l'analisi della sigla di @JonSnow; ma non la vedo in questo topic, è da qualche altra parte? 

Prima di risponderti dettagliatamente faccio alcune brevi considerazioni. 

Convengo con @Menevyn sulla bellezza della scena in cui Ragnar dà il suo addio a Gyda, è davvero toccante. Diciamo che la 02x01 sembra più dare una conclusione alla prima stagione di quanto non lo faccia davvero la 01x09. Abbiamo la fine dello scontro tra i 2 fratelli, l'addio di Ragnar al figlio che Lagertha aspettava e a Gyda, l'arrivo di Aslaug e la partenza di Lagertha e Bjorn. 

Sulla morte dei figli di Haraldson sono rimasta un po' perplessa: si ha l'impressione che sia un argomento che debba essere svelato, più che a livello di mistero, proprio in uno sviluppo dialogico tra i personaggi che l'hanno subita, ma la morte di Haraldson toglie questa opportunità. Quindi, a meno che nello sviluppo delle varie stagioni non venga poi ripresa con riferimento a Siggy e coloro ai quali ella si sarà legata, è un fatto passato che lascia il tempo che trova. Probabilmente, serve a creare semplicemente della ulteriore vicinanza tra i due coniugi, la cui relazione, in mancanza di questo espediente, è principalmente caratterizzata da attriti e una sorta di gioco di potere, mentre la conservazione dei capelli dei ragazzi riporta tra loro una sorta di condivisione dei tempi che furono e affetto. Inoltre, dà anche un ulteriore senso di decadenza alla posizione dello Jarl, e ci fa anche capire come il mantenimento del potere in una tale società non sia affatto scontato. Insomma, Ragnar non è il primo che lo sfida. 

Che il fatto sia davvero un mistero per Haraldson e Siggy in realtà cozza coi reali costumi normanni del tempo, quindi in questo senso non c'è molto da indagare. Con la morte dello Jarl però non mi aspetterei che la vicenda venga ripresa in futuro e mi pare di capire dai vostri commenti che in effetti sarà così. 

 

Le prime puntate della seconda stagione (sono alla terza) in effetti le trovo molto avvincenti, soprattutto trovo che Lagertha si stia riscattando lontana da Ragnar, per quanto il nuovo marito sia entusiasmante quanto un the zuccherato. Promette bene re Ecbert e Athelstan mi piace sempre di più nelle sue nuove vesti di normanno, ormai elevato dalla posizione di schiavo. Ma volevo aspettare la fine della stagione per fare due parole anche su questa. Chissà se mi riesce! XD

 

Tornando al rapporto tra Ragnar e Jarl Haraldson convengo con @porcelain.ivory.steel: c'è una totale comprensione delle ragioni di Ragnar da parte dello Jarl, inoltre azzardo, nella mia comprensione della vicenda c'è quasi un rammarico da parte dello Jarl per non aver saputo vedere prima di Ragnar ciò che Ragnar stesso aveva visto, ed essere stato quindi costretto ad opporglisi totalmente per non perdere il proprio potere e quindi il seguito da parte della comunità di Kattegat. Infine, nel suo scegliere di accettare il duello, oltre a ciò che già hai evidenziato tu, trovo che ci sia anche una fedeltà alle proprie credenze. In una società, il cui misticismo dà primaria importanza alla gloria - tanto da permettere l'ingresso nel Valhalla soltanto a chi si è distinto per le proprie gesta e destinare tutte le morti ingloriose al regno di Hel - e crede in un insindacabile destino - solo le Norne sono immortali per i norreni, neanche gli dei lo sono - si capisce che, per lo Jarl, il duello con Ragnar, conscio del proprio destino rivelatogli dall'indovino, sia, probabilmente, la sola occasione, o comunque la migliore, che gli resta per andarsene con gloria ed avere la certezza di accedere al Valhalla. Cosa che Ragnar, da guerriero, a differenza di Siggy, comprende perfettamente e motivo per cui gli recide il polso al termine del duello. Oltre al fatto positivo per lui di eliminare un rivale, ovviamente.

Un peccato che il personaggio dello Jarl si sia esaurito in meno di una stagione. 

 

Anche su Rollo, non posso che concordare con quanto dici e apprezzo molto che tu abbia sollevato anche l'esistenza della "questione Lagertha" tra i due. Egli non è meno valoroso di Ragnar, né meno forte, ed entrambi i fratelli hanno le loro debolezze, ma c'è chi ha avuto la sorte di nascere prima e chi di nascere dopo. E qui emerge il forte legame di kinship della società norrena del tempo, che è una delle basi su cui era riconosciuta la forza degli individui. Rollo, per quanto desideri Lagertha, non può permettersi di cedere per non indebolire la propria famiglia e tantomeno sé stesso. Non cede neanche di fronte all'opportunità offertagli dallo Jarl di divenire il suo erede. Anche perché in una realtà in cui, come dici tu, l'affermazione della forza e del valore è tutto, a poco vale una prospettiva di ereditarietà che lo porterebbe comunque allo scontro col fratello. Ed è solo nel momento in cui Ragnar diventa Jarl, e diventa evidente che i due non possono più considerarsi pari, che la proposta di Jarl Borg ha la meglio su Rollo e sulla sua necessità di trovare il proprio posto al sole. 

 

Il rapporto tra Athelstan e Ragnar è sempre più intrigante man mano che la serie avanza. Athelstan è un personaggio anche furbo se vuoi, è quel personaggio attraverso cui il pubblico viene a contatto e resta affascinato dalla cultura norrena. È quell'appiglio che permette anche allo spettatore più scevro di cultura norrena di addentrarvisi passo passo. Al di là di questo, è proprio l'incontro tra le diversità dei due protagonisti e la loro apertura nel lasciarsi permeare l'uno dall'altro, per opportunismo, sopravvivenza, curiosità e vivacità intellettuale a rendere il loro scambio interessante, ambo i lati: sia nella saggezza, equilibrio, e comprensione dell'animo umano che Athelstan offre a Ragnar, come tu stessa rilevi, sia, aggiungo, nel cinico realismo e nella visione più pratica e adesa alla realtà che Ragnar fornisce ad Athelstan. 

 

Share this post


Link to post
Share on other sites

Per me è sempre un piacere potermi confrontare su Vikings, serie tra le mie preferite in assoluto, vuoi per la trama avvincente, vuoi per il paesaggio nordico, con la sua natura brutale ed imponente che da sempre su di me ha più attrattiva rispetto a quelli più miti e temperati, vuoi per i richiami a cultura e mitologia celtica e scandinava, non ultimo per il forte impatto emotivo che fin dalle prime note della sua sigla ha avuto su di me; a proposito di sigla, rispondendo alla tua richiesta, sì, non si trova qui l'analisi di cui parlavo ma nel topic TvShow Challenge, in una delle primissime pagine, scusami se non riesco a linkarla qui direttamente. Sono 53 secondi di una potenza evocativa senza pari, immagini e musica all'unisono, che ogni volta mi catturano e mi immergono fin da subito nelle atmosfere della serie TV; essa viene analizzata in ogni dettaglio, e davvero ritengo che la sigla sia il valore aggiunto dell'intero prodotto.

 

Tornando alle nostra dissertazione, come ti dicevo per me l'unica difficoltà oggettiva è quella di non parlare troppo spoilerando le vincende future dei singoli e della trama generale, poiché spesso cedo mio malgrado alla tentazione di trattare i personaggi per arco narrativo personale e soltanto dopo in relazione allo sviluppo corale, quindi per me il rischio di andare oltre a quanto visto in questo caso da te è sempre presente. Tuttavia, ho letto che sei già alla terza stagione, per cui mi posso concedere qualche licenza in più. 

 

Torno ancora su Rollo, un vero vichingo e guerriero formidabile, che sente su di se' la stigma di non essere Ragnar, non tanto per ambizione personale, che certo non gli manca (quella a quanto pare non manca a nessuno), quanto perché appunto, come fai notare anche tu, loro due sono fratelli, sangue del proprio sangue - e capiamo fin da subito quanto questo conti per il loro popolo - che hanno lottato, sognato, sofferto, razziato insieme, forse anche amato la stessa donna (togliamo il forse), sono arrivati insieme in cima, considerandosi sempre alla pari, ma poi soltanto ad uno tra i due è concesso di divenire conte, e non è lui. 

Rollo non si può sottrarre alla propria ambizione come pure non può sottrarsi ad un umanissimo primordiale sentimento di rancore verso quel fratello che a causa della propria ingombrante personalità ottiene, pur non volendolo, sempre l'effetto di oscurare gli altri. Eppure è un istinto, il suo, che riesce quasi sempre a domare, quasi sempre riesce a dominarsi, e quando cade in tentazione lo vediamo sempre spezzato, sempre intimamente dilaniato, sempre sull'orlo di una crisi di nervi, per dirlo con una battuta. 

Ragnar, dal canto suo, comprende i sentimenti del fratello ma anche lui non può sottrarsi alla sua, di natura, quella di imporre la propria leadership tra gli uomini che liberamente scelgono di seguirlo, e pretende da Rollo una lealtà ed una fedeltà anche superiore a quella degli altri, poiché legati dal sangue prima ancora che dal resto: entrambi si comprendono l'un l'altro, ed entrambi rivendicano con orgoglio la propria affermazione, ma a Rollo peserà sempre come un macigno sul cuore il non potersi più, da un certo punto in avanti, considerarsi pari del fratello. E lo vedremo bene nel primo attacco a Parigi, con il re fuori uso per una ferita riportata in battaglia e Rollo che quasi come un automa si mette finalmente al comando del suo popolo, dei suoi guerrieri, e guida la presa della capitale franca. 

Credo che in fondo Ragnar senta sopra di se' anche il peso del tradimento di Rollo, valutandolo come un proprio fallimento. Non mi spingo oltre per non spoilerare troppo. 

 

Su Athlestan concordo, il monaco cristiano, dal temperamento mite ma allo stesso tempo determinato e caparbio, é solo in apparenza un debole: quando viene scovato, e salvato, da Ragnar durante la prima razzia in Northumbria, quando gli viene evitata la crudele sorte che invece spetta agli altri monaci, non è perché egli muove il vichingo a pietà, sappiamo che quello è un sentimento quasi sconosciuto ai razziatori, ma é grazie alla sua testarda e coriacea fede, è per il suo attaccamento a quello che agli occhi di Ragnar appare soltanto come un libro, la

Bibbia, ma che per il monaco ha un significato ben più profondo: egli decide il proprio destino, involontariamente, certo, mostrandosi pronto a morire con essa, ed è quello che instilla nel feroce guerriero la scintilla della curiosità verso di lui.

Dopo, Athelstan si rivelerà un vero amico non solo di Ragnar ma dell'Inter popolo di Kattegat che pure inizialmente lo vede come una sorta di reietto, non comprendendo la motivazione che spinge Ragnar a non liberarsi di lui ed anzi a donargli la libertà dopo averlo preso con se' come schiavo, concedendogli una fiducia sempre più ampia e parti del proprio cuore. 

Egli sarà il punto fermo di Ragnar, nei suoi momenti più difficili come in quelli di maggiore leggerezza e serenità, per il semplice motivo che la sua indole non cozzerà mai con quella di Ragnar ma la completerà, si completeranno a vicenda.

Ragnar deve molta della sua crescita personale e di leader alla fermezza di Athelstan, ed Athelstan deve a Ragnar ed al suo averlo trascinato nel mondo vichingo il suo ritrovare la fede cristiana dopo aver creduto di averla smarrita, ma sentendo anche di appartenere a quel popolo che infine lo ha accolto.

 

Altro cardine della serie, Floki, l'emissario degli dei pagani, la personificazione del misticismo e della ritualità norrena nonché rappresentazione di come, molto spesso, ci si possa perdere per sempre inseguendo ciecamente un'ossessione. Spenderò più avanti parole anche su di lui, perché merita tantissimo. 

 

Lagertha, la shieldmaiden per antonomasia, come non amarla, come non rispettarla, come non tifare per lei nelle prime stagioni. Poi a mio parere qualcosa cambia, non tanto in lei quanto nella trasposizione un po' macchiettistica che ne fanno gli autori, sfiorando, attraverso l'evoluzione del suo personaggio, un  femminismo estremo e pompato che io personalmente non condivido, ritenendolo non necessario, ed in ultima analisi poco credibile.

 

Infine, ma non per importanza, anzi, tutto il contrario, re Ecbert, l'iconico re Ecbert, quello che molti considerano, a mio parere a torto, l'alter ego cristiano di Ragnar; un uomo determinato, forte e sicuro dei propri mezzi, un monarca scaltro, intelligente ed accentratore.

Di certo é colui che a conti fatti si erge, come mole di caratterizzazione, tra i tanti vichinghi sopra citati e che si guadagna un posto se non nel Valhalla per lo meno tra le simpatie degli spettatori. 

Vedremo quanto i due re saranno in grado di compiere lottando dalla stessa parte, e vedremo anche le conseguenze di talune scelte compiute invece singolarmente. 

 

Come sempre credo di aver scritto troppo, chiedo venia. :ehmmm:

Share this post


Link to post
Share on other sites

Il problema di Rollo secondo me è più nella sua testa, nel suo modo di essere, che nella personalità di Ragnar o nelle norme sociali. Basta vedere la reazione di Rollo quando Ragnar gli espone la sua idea di navigare verso Ovest usando la bussola solare; o la sua condotta una volta arrivati in Inghilterra, o ancora quello che fa dopo che Haraldson tiene per se l'intero bottino riportato, rubando alcuni preziosi, facendo arrabbiare Ragnar. Molto semplicemente, Rollo possiede un'ambizione diversa da quella di Ragnar, più semplice, "umana"; brama una donna, brama la fama, brama il potere. Ragnar invece, pur diventando jarl, e poi Re, non finisce mai di bramare la conoscenza e un tenore di vita meno rigido per la sua gente. Il Re Ragnar è il Re che è ancora un'Esploratore e ancora un Contadino. Rollo finisce per accontenarsi di ciò che ha sempre inseguito, diventando Duca di Normandia, mentre Ragnar non si rassegna al punto da andare volontariamente incontro ad un vero e proprio martirio, e a rinnegare perfino l'esistenza degli dei, alla fine, proprio lui che si credeva discendente di Odino e che credeva fossero stati gli dei a metterlo sulla strada della grandezza.

 

La frustrazione di Rollo credo derivi in gran parte da questa consapevolezza, non solo vede che Ragnar gli è superiore in tutto, ma lo è in una grandezza che lui non penso riesca a capire. Se avesse non dico condiviso, ma anche solo compreso gli ideali di Ragnar, non sarebbe arrivato a tramare più volte contro di lui. Probabilmente avrebbe capito che avrebbe trovato spazio per la sua propria grandezza da solo, senza dover cercare di reprimere il desiderio o la tentazione di tradimento della sua stessa famiglia, aiutando il fratello a realizzare il futuro che aveva in mente.

Quanto al come Ragnar viva il tradimento di Rollo, non so se lo consideri un suo fallimento. "La so più lunga di te", dice il Re a Bjorn quando scopre che il figlio ha lasciato a Rollo il comando delle forze normanne rimaste in Francia. Sono le parole di chi non si fida del proprio fratello, di chi ormai ha visto in cosa si è trasformato Rollo e sa bene quanto poco basti per portarlo a tradire ancora, stavolta nel modo più crudele e definitivo. Ragnar sa di non essere compreso dalla sua gente, sa che il suo popolo lo segue per brama di ricchezze e di sangue, le sole persone che comprendono la sua visione sono Lagertha, Athelstan e (in parte) Bjorn. E sa bene quale bestia si celi da sempre nel cuore di Rollo, che ormai vede non come un rivale, ma come un vero e proprio nemico, da anni, perchè Rollo ha scelto di essere suo nemico. Un nemico al quale Bjorn ha inconsapevolmente dato gli strumenti per dare atto alla sua rivolta.

 

Su Ecbert, concordo con quanto dice @porcelain.ivory.steel; Ecbert non è il Ragnar cristiano, nè è la nemesi del Lothbrok; gli è affine in quasi tutto, gli è nemico per ovvie necessità, ma come Haraldson prova un'ammirazione per Ragnar tale da spingerlo a farglisi amico nei limiti delle possibilità e della ragione, e a soffrire sinceramente per la sua morte. Uno dei migliori personaggi della serie, spero che Alfred riesca ad eguagliarlo.

Share this post


Link to post
Share on other sites

@porcelain.ivory.steel ma ci mancherebbe, non ti scusare neanche! A me fa piacere leggere i tuoi (e anche degli altri of course) lunghi post di analisi, si vede che ne parli con entusiasmo e tocchi dei punti profondi che danno modo al dialogo di svilupparsi oltre, non potresti fare cosa più gradita.

Detto tra noi, chi si annoia a leggere contributi più articolati, potrà saltarli o accomodarsi altrove. XD

 

Detto questo, mi scuso io per avervi tratto in inganno col mio precedente post: non sono alla terza stagione, ma alla terza puntata della seconda stagione. Adesso in realtà sono alla quinta (sempre puntata). Sarebbe stato bello essere già alla terza stagione, ma il tempo è quello che è! Comunque non vi preoccupate, non mi sembra che mi abbiate spoilerato granché, o se lo avete fatto non me ne sono accorta, o almeno rispetto alle conoscenze del mito che già avevo e un po' di informazioni di background tra quello e la serie. XD

 

Intanto ho recuperato L'analisi della sigla di @JonSnow;. Hai ragione nell'affermare che anch'essa è un valore aggiunto per la serie, come dicevi ti immerge e ti prepara già a livello emotivo alle atmosfere aspre, cupe, e, allo stesso tempo, potenti e sublimi. È una sigla significativa e che adoro, al pari di quella di Westworld e Les Revenants. L'aspetto naturale, già rilevato da te, come anche nell'analisi di Jon, assume un aspetto fondamentale per comprendere la cultura, l'organizzazione della società ed il sistema di credenze norreno. Inoltre, è anche fondamentale alla comprensione della psicologia e degli obiettivi dei personaggi, Ragnar in particolare. Mi vengono in mente le ultime puntate che ho visto, soprattutto la 02x03 e 04, in cui Ragnar, ormai Jarl, non dimentica né la condizione del proprio popolo, né perde il contatto con le sue origini ed in un bel dialogo con re Horik afferma:

 

Qui. Qui, c'è il vero tesoro.
Ovunque andiamo ci sono campi, c'è cibo che cresce. Sono contadino figlio di contadini ed è questo tutto ciò che capisco. 

 

Ed è in questo miglioramento delle condizioni del proprio popolo che vede l'opportunità di andare oltre le razzie, considerando l'idea della conquista del territorio. Idea che porta avanti nel momento in cui è lui stesso ad essere scambiato come ostaggio per avere modo di dialogare con re Ecbert. Scambio che affronta con la stessa schiettezza e lungimiranza con cui lo aveva accennato all'alleato Horik. Ed in re Ecbert trova un interlocutore suo pari, probabilmente più che in Horik. Nell'opportunità di Ragnar, Ecbert vede un'opportunità per sé: l'avere un forte alleato per sconfiggere gli altri regnanti locali e primeggiare sull'isola. 

Tornando all'aspetto generale, anche esulante dalla serie, relativo al territorio nordico, trovi in me "un'alleata" - oltre al forte interesse per la cultura norrena, non solo limitato al passato, anche per l'odierna cultura e società scandinava ho un notevole apprezzamento -: amo la maestosità del paesaggio nordico, i suoi colori, forti e profondi, sia nelle loro accezioni più usualmente cupe e plumbee, sia in quelle più radiose e limpide. 

Ci troviamo di fronte ad una natura ineluttabile, che porta ad un senso del destino estremamente fisso e predefinito, da cui deriva l'interessante concezione di superiorità delle Norne rispetto anche agli stessi dei, che, non diversamente dagli uomini, si trovano a vivere una vita aspra, in cui essenziale è l'adattamento all'ambiente e la lotta per la vita stessa, che si traduce in una suprema importanza della forza e del valore. Gli uomini trascorrono la propria vita nell'affermazione di questi, e i maggiormente degni sono chiamati a proseguire questa loro affermazione oltre la vita stessa, nel Valhalla, al fianco di Odino, in attesa della battaglia finale. 

E tornando anche alla sigla, mentre guardavo la prima stagione, mi piaceva pensarla anche come un riferimento all'antefatto tra Ragnar e Lagertha, a quel suo avergli salvato la vita che ella gli rinfaccia nelle primissime puntate. 

 

Riprendendo il discorso su Rollo ed estendendolo ormai alla prima metà della seconda stagione, concordo con @Menevyn quando afferma che il problema lo ha in sé e la differenza con Ragnar sta tutta in questo: Rollo non riflette, è molto impulsivo e, non riflettendo, manca di una visione, nonostante la sua forza ed il suo valore non abbiano nulla da invidiare a ciò che contraddistingue Ragnar, egli ha minore lungimiranza e un'intraprendenza più volta alla soddisfazione dei bisogni propri del suo ego. Lo stesso potere sembra che sia un qualcosa che gli interessi più per sentirsi nuovamente un pari del fratello, piuttosto che ottenerlo per un qualche obiettivo sensato.

A seguito della prima razzia a ovest, è emblematico che Rollo depredi parte delle ricchezze di Jarl Haraldson, oltre al bene concesso ad ognuno dei razziatori, mentre Ragnar reclama Athelstan, vedendolo come un investimento. Ovviamente, anche nella scelta di Ragnar le motivazioni sono fondamentalmente egoistiche, ma andando a includere, potenzialmente, un valore aggiunto in conoscenza immateriale per le future spedizioni, ed un valore aggiunto nel potenziale contemperamento di interessi altrui (gli altri razziatori, lo Jarl stesso, altri soggetti che potrebbero volervi prendere parte), questo suo egoismo diventa visione e progetto.

Infatti è in questa prima parte di stagione che lontano da Ragnar, Rollo riesce a riscattarsi, difendendo Kattegat come può e soprattutto traendo in salvo la famiglia del fratello dalla furia vendicativa di Jarl Borg. Davvero bella la scena in cui Siggy percepisce il cambiamento in Rollo e lo accoglie nuovamente a sé:

 

Io non sono stanca e non voglio dormire. Voglio che tu mi prenda. Voglio sentirmi viva. 

 

A proposito di Siggy, è forse il personaggio femminile che sto maggiormente apprezzando. Dimostra esperienza e saggezza tale da sapersi tenere a galla nonostante la morte di Jarl Haraldson. Ella si lega a Rollo e gli resta accanto anche quando questi, inizialmente decade, per il tradimento a Ragnar. Ne vede bene le debolezze, come si capisce già da Uppsala, ma ne ha scorto anche le potenzialità e queste lo hanno irrimediabilmente legato a lei. Anzi nel periodo, in cui egli si autopunisce per l'allontanamento da Ragnar, Siggy coglie l'opportunità offertale dall'avvicinamento di Aslaug per non cedere la propria posizione ed influenza sociale ed evitare di cadere in totale disgrazia. 

Inoltre, al momento dell'attacco di Jarl Borg si presenta alla spiaggia con scudo e spada, nonostante non sia una shield maiden come Lagertha. C'è forza, caparbietà, resilienza nel personaggio. 

 

Altro aspetto interessante di questa prima metà della serie è la dicotomia/rivalità tra Aslaug e Lagertha e la fascinazione che entrambe esercitano su Ragnar. 

Aslaug ha un aspetto imponente e regale esteriormente, si pone come discendente di Brynhildr e Sigurðr, nonostante ammetta fin da subito di non avere le qualità guerriere della madre. Nonostante l'assenza di queste, ella è caratterizzata da un temperamento astuto e intrigante che colpisce subito Ragnar. La sua astuzia si vede subito anche nei fatti: si insinua nel letto di Ragnar nella 01x09 e nella 02x01 arriva a Kattegat incinta. 2 domande sulla effettiva paternità di Ubbe penso che possano essere lecite. XD

Fallito l'avvicinamento a Lagertha e Bjorn, non perde tempo a stringere conveniente amicizia con Siggy. Sa come destreggiarsi tra coloro che contano, ma non ha presa né carisma sugli abitanti di Kattegat, come si vede nel momento in cui Jarl Borg viene sconfitto. 

E qua si innesta il passo differente di Lagertha. Lagertha è una guerriera e una contadina, proprio come Ragnar. Lagertha è affine a Ragnar. Come dice @Menevyn, ne comprende lo spirito e la visione. Per quanto anch'ella abbia un orgoglio importante, come Aslaug, ha anche una maggiore comprensione ed accoglienza verso il fu compagno, pur mantenendo il rispetto di sé stessa. Ed è stato molto soddisfacente vederla alle prese col nuovo marito e domarlo, anche fisicamente, da guerriera quale ella è, per poter scendere in campo e dare supporto a Ragnar nella riconquista di Kattegat.

 

Su Athelstan e Floki, mi riservo di aspettare qualche altra puntata per fare qualche altra considerazione anche se già qualcosina da aggiungere ce l'avrei, ma non è ancora ponderata bene a fondo e preferisco attendere. Poi anche io ho scritto un papier bello lungo, non vorrei annoiarvi troppo. Meglio spezzare! XD

Share this post


Link to post
Share on other sites

..intanto.. finalmente un altro piccolo trailer (ormai ne siamo sommersi, in questo secondo me hanno sbagliato, e nonostante io sia una che apprezza di norma le anticipazioni, hanno un tantino esagerato, sigh!).

In questo vediamo finalmente il volto di quella che fin dalle prime immagini appariva come una presenza misteriosa le spallle di Ivarr, con il trucco di guerra e l’espressione  assatanata proprio come quella del Senz’ossa: dovrebbe essere dunque una sorta di compagna per Ivarr, e da come lui la guarda pare essere realmente affascinato ed incuriosito dalla ragazza. Staremo a vedere che ruolo avrà. 

Vediamo poi anche il tanto atteso confronto tra Lagertha e Rollo, sugli altri glisso poiché già affrontati nei precedenti trailers; e possiamo già intuire che Aethelred non se ne starà buono buono al suo posto come sperava invece mamma Judith. 

Ad ogni modo, ormai manca poco per il ritorno in terra vichinga. XD

 

Share this post


Link to post
Share on other sites

Siggy come personaggio l'ho apprezzato molto anche io, è una donna di potere abile nel riuscire a tenersi a galla, ma sempre entro una certa sfera positiva. E trovo 

Spoiler

Indecente la fine insulsa che le hanno fatto fare. Un vero spreco.

Auslaug è il suo contraltare, simile nelle intenzioni eppure opposta: è bellissima, ma oltre a questo non ha altre qualità se non la preveggenza? È intrigante ma senza grandi risultati, dato che Ragnar si stufa presto di lei, con connotazioni negative e piano piano 

Spoiler

Sfocia proprio nella pazzia.

 

Share this post


Link to post
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now

×