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hacktuhana

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Ma che belle poesie che scrivete... mi accorgo solo ora... bravi<br /><br />Inviato dal mio GT-I9100 utilizzando Tapatalk<br /><br />

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Lo scrivo qui, quello che avrei voluto mettere come scritto nell'attuale contest di scrittura:

 

Ha pure un titolo! <img alt=" /> ma davvero non so, ancora adesso, se da qualche parte l'ho postato, anche in parte o in maniera diversa...

per cui.

 

"con il nero”

 

E’ con il nero. Con l’oscurità, che posso sentire meglio.

mentre inizi a morire.

 

Non è la tua, di morte, che mi interessa. No.

Ma è lei.

l’attimo in cui arriva, e si manifesta in tutto il suo essere.

Un attimo... che amo.

 

Poterla sentire, desiderarla, cercarla.

Ho solo questa strada per arrivare ad averla.

Pensavo ce ne fossero altre, la mia vita, ad esempio.

 

Tutti pensano che sia quella la via per incontrarla...

Non si sbagliano, ma non è amore che prendono.

No.

La tua morte. Si.

Adesso, e poi, ancora, qualcun altro... e poi.

 

No, non è per te, avessi altra scelta non saresti qui, nei miei pensieri.

Sei solo uno strumento... necessario,

per quell’istante in cui si concede.

 

Come la più irraggiungibile delle amanti.

Come la più preziosa.

La più esigente.

[amore]

 

E sai cosa esige vero?

La vita.

La tua.

 

E un giorno, quando sarà il momento...[speranza]

 

Io lo so, cosa prenderà.

Sarò pronta, morirò in eterno.

 

Adesso è tempo di rituali.

Il nero è abbastanza, posso vederne i colori dentro.

Vedo il rosso.

Il rosso del tuo sangue, il primo richiamo.

Come per ogni predatore, la linfa vitale che urla, è il segnale a poter conquistare la preda.

 

Urla allora, adesso!

 

Mentre taglio la tua pelle, la tua carne.

Testimonia il tuo dolore, grida!

 

Nel nero echeggia il tuo tormento.

La predatrice è qui, e non andrà via, sente ormai la tua paura,

quella che pervade adesso la tua mente, i tuoi sensi.

E’ come il canto di una sirena, la tua paura, per lei.

Ed io, io ho bisogno di sentirla.

Forte.

Immensa.

Con le mie mani, dentro le tue viscere.

Voglio mostrarti il dolore, devi sentirlo come non hai fatto mai.

Perché lei è quanto di più straziante possa esserci,

prende la tua vita.

Come faccio io, adesso!

 

E la vedo, ancora...

Finalmente.

E’ bellissima.

Sono eccitata.

Abbraccio te, nella speranza di sentirla addosso.

L’estasi dei miei sensi.

Scopo con lei, godo per lei, su di te.

Ecco, ciò che vita dovrebbe generare, io la regalo a lei.

Ma il suo amante sei tu, per stanotte,

sei tu che senti il suo abbraccio.

E’ te che vuole, sei tu ciò che io gli ho appena offerto.

Raccontami col tuo corpo, il suo amore.

Unisciti a lei, con me.

 

Povera mia amata,

costretta di corpo in corpo, a vagare per quell’attimo di vita.

E poi la vita è tolta.

 

Sentirai il mio amore, sentirai la mia passione,

corpo dopo corpo, unione dopo unione,

ti accorgerai che vuoi tornare,

che vuoi poter restare.

Con me, finalmente,

per sempre.

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Dedicato alle donne anche se dal titolo non si capisce <img alt=" /> (occhio agli accenti ;) )

 

"Donne"

 

"E' una dònna che accènde di biànco i suoi bàttiti scùri,

che si sfiòra i capèlli, a cercàre disègni di spàzi nascòsti,

nei cui pàssi puoi lèggere i sègni del tèmpo,

tòccano il pètto.

Donne prèse dal sènso costànte del vìvere il giòrno,

a cercàre quel pàsso più avànti di cùi c'è bisògno,

spèsso si guàrdano intòrno,

altre vòlte non guàrdano dòve finìsce lo sguàrdo degli òcchi.

Hanno dèntro un respìro divèrso,

ogni fiàto potrèbbe sembràre che aspètti sperànza,

coi sospìri buttàti nel vènto,

o con àttimi in viàggi di sògni duràti un secòndo.

Pòssono chiùdere un cuòre in cristàllo dai rìlessi ròssi,

sanguinàrlo fin dòve anche il sògno si pèrde,

o lasciàrlo cadère,

sanno strìngerti fòrte,

o svanìscono còme una nèbbia che rèsta fin dèntro le òssa.

Un bicchière di vètro che gràffia, coi colòri ridòtti in frantùmi,

così fràgili quàndo il rifùgio del cuòre scompàre, lasciàndole nùde,

un diamànte di pùra emoziòne, mille fàcce di stèssa brillànte invenziòne,

tanto fòrti da sàper trovàre risòrse,

quàndo anche al diàvolo nè manca ùna.

Fanno chièdere còsa le pòrti a vedère le lòro ragiòni,

il mistèro è quel dòno di cùi troppo spèsso le fànno regàlo,

"che riuscìre a capìrti è impossìbile, dònna",

Sì, sorrìdono, e pùre a se stèsse lo ammèttono,

ma di dèntro c'è un pìccolo "vèrbo" che dà sempre è scrìtto,

dice sèmplicemènte, che fòrse,

a comprèndere lòro non cì vuole mòlto

Basterèbbe guardàrle negli òcchi."

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"E un ricciolo d'ottone"

 

"Aveva labbra bianche, e un ricciolo di ottone,

un ricciolo d'ottone.

 

La videro per la prima volta, davanti al portone del vecchio pazzo,

scese il gradino di marmo, come se contasse i passi,

uno, per farlo,

come se lo contasse e lo mettesse assieme a quelli già fatti finora,

da quando aveva iniziato a contarli e metterli da parte.

 

Alzò lo sguardo verso gli altri, e spinse quei suoi occhi furbi per la prima volta,

fin da subito a entrare oltre le difese,

fin da subito a farti sentir nudo davanti a lei,

chi con vergogna, chi senza, o persa a poco a poco, per non sapersi difendere,

e forse, con calma, aver deciso, o compreso,

di non volerci nemmeno più provare.

 

Permisero al cuore di sognarla, si convinsero di amarla,

gli occhi la seguivano nelle faccende più semplici, come in quelle più importanti,

nel momento di un saluto, o di un breve parlarsi in faccia,

con parole trattenute di speranza, e pensieri intorno di ben altra pasta,

pieni di un motivo a rendersi la vita un desiderio, eppure stare lì,

in un contorno.

 

Aveva labbra bianche,

di un colore che al rosso naturale,

permetteva di accogliere sorrisi e parole, senza mai far perder loro la grazia,

ne la leggerezza del poterle dire,

sia che frivole di significato, sia che pregne di peccato,

o di ragionamenti logici di cui non perder filo.

 

Labbra bianche come una fanciulla,

che in alcuni frammenti di pellicola, macchiati,

sembravano lasciar intendere qualcosa, con quel bianco, che era stato cancellato,

nascosto, non mostrato.

 

E a guardare ancora,

qualche attimo di sguardo perdersi nel vuoto,

come ad osservare, altrove.

 

A volte apparivano colate di sabbia dal suo fare inaspettato,

qualcosa che da dentro toglieva respiro, per poter uscire,

un demone sopito, o un angelo dimenticato, che aveva le sue ali, e un tempo per volare,

da dove cadere e farsi male, da dove cadere,

e farsi male.

 

Prese le sue cose all'improvviso, o almeno così alla gente piace pensare,

per non interrogarsi sui perché non l'avessero compreso,

che stesse andando via,

a lasciare un vuoto che non si colma,

se non con strani artifici atti a togliere sensi di colpa,

se non con ragionamenti che partono dalla fine,

e costruiscono strade per potersi motivare a percorso da seguire,

a logica e ragione.

 

Ma lei non c'era più,

nemmeno a guardare cento volte il gradino della casa del vecchio pazzo, non la trovavi,

era andata via.

 

All'improvviso.

 

A pensarci, aveva lasciato segnali,

a guardar bene, momenti, in cui cercava di mostrare dove fosse,

il punto esatto in cui guardare,

per trovarla.

 

Aveva occhi profondi come l'abisso, quasi da non poter guardare.

Ma con tanta grazia, e bellezza intorno,

nessuno poteva biasimarsi di non aver saputo coglierne l'essenza.

 

 

Se chiedi,

da queste parti ti diranno,

a te che la stai cercando lasciando frammenti,

che aveva labbra bianche,

e un ricciolo di ottone, un ricciolo d'ottone."

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"E tradirò, ancora"

 

E' cominciata,

posso sentirlo, come un legame, antico, o forse appena nato,

posso capire che è tempo di indossare le mie vesti,

nuove,

per un motivo che è quello a cui han marchiato la mia essenza.

 

Avverto queste nuove vibrazioni, da tempo ormai infinito,

esistono al momento stesso dell'inizio,

e sembrano voler invadere, comprendere ogni altro suono,

per zittirlo, nell'assordante silenzio del nulla.

 

E' insito nel genere mortale, concepire in se, la fine.

L'infinito ha posto in ogni sua parte, ciò che ne motivi l'esistenza,

La morte dell'essere.

Per chi come noi, è preposto a perdurare, l'unica via,

resta l'inganno.

 

Ispiro i miei sogni, nel fuoco che arde dentro,

lo stesso che è un richiamo dalla gente, inconsapevole della propria condanna,

al soffrire di speranze, fino a far sentire un tiepido tepore di banali circostanze,

come una ricerca motivante.

Quel fuoco ha l'ardire di non volersi spegnere,

per continuare a consumare ogni nota che ne anima la musica.

 

Tu, di tutti, sei l'unico che avrà il sangue per piangere delle mie scelte,

esisto perché amore così forte si distingue da se stesso,

e non ha scampo ne dal compiacersi, ne dal disperarsi.

Se di questo amore immenso, se ne fa cornice su di un muro a parte,

nascerà un dipinto dai colori tenebri e nutriti di rancore,

e a voler ritrarre quel che è condannato ad osservare,

mostrerà il suo amore, quel che odio ha trasformato.

 

Non posso che trasporre sentimenti in suoni,

vibrerò le corde, dal peccato alla bestemmia, fino al senso del perdono.

Ma di me, tutto è quello che ho il bisogno di cantare,

La tristezza avvolgerà i miei sensi, e potrò farne musica.

Ho la pena e la fortuna, di chi ascolta i gemiti dell'anima,

attraverso il canto, io li sento appartenermi, e saranno quel che per me sono.

 

Ali di un calore candido, per cieli di cui la bellezza ho solo un ricordo,

che sfuma nel mio petto, come mille lacrime di sangue.

Quel che ascolta la mia essenza, è quest'unico tormento.

Le lacrime dell'amore, tutte, mi appartengono,

sono il dono, puro, di ogni figlio dal cielo,

ed io conservo quel momento, in cui l'amore ha perso.

 

Non conosco che di riflesso quel che vivi del passato,

per me è guerra, sfida, motivo di costringersi a migliorare,

ricerca della sinfonia finale, della fantasia reale,

Ho due ali che conoscono caverne ed antri scuri,

e che se in cielo son vibrate,

è per soffiare al nero più totale della notte.

Non avrò posto nel tuo ritorno, se non dalla parte di chi scompare.

 

 

Per questo dovrò essere capace di tradire, ancora,

per non rimpiangere l'amore del soffrire, il giusto del peccato,

la convinzione che seppure ti indichino come per l'avverso,

è questa la mia strada.

Forse,

sarà poter tornare a confondermi con quanto ho amato,

tornare ad esistere nel bianco, quel bianco che cancella altri colori,

che nella sua luce, non conosce impurità, e nella sua essenza, non ne ha bisogno,

per mostrare qualunque cosa esista,

e niente.

 

Anche il nero,

anche il nero mostra tutto, e niente,

ma ha la sfortuna di sprofondarsi all'interno, di aprirsi per avvolgere i pensieri.

 

Il nero,

con il nero ho concepito la morte,

...oppure è solo quel che penso.

 

La morte...

vibra, come fosse per far nascere un dio.

 

Per noi, che di lei ce ne serviamo, è il passaggio alla rinascita,

ed io tornerò alle mie ali.

E tradirò, ancora."

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Accidenti che belle che sono le tue composizioni, ti faccio i miei più sinceri complimenti <img alt=" />

ps: mi offro di essere adottata come nipote pure io, anche se magari non frequento il forum così tanto come gli altri :P

 

Visto che ci sono ti butto due cose così su due piedi (diamine, non so nemmeno se il mio topic di presentazione esiste ancora dato che era il lontano 2007),

un piccolo omaggio per te, vedila così

 

 

Il dio Aquila donò ai suoi figli prediletti le ali affinché loro potessero essere liberi.

E Risa in quel momento, mentre le sue ali bianche la facevano planare dolcemente su quel balcone, era libera.

Non era un Aler, era un semplice umano, eppure in quegli occhi neri ardeva un fuoco bellissimo, solo per lei.

La mano che le sfiorò il mento, percorrendo poi ogni zigomo del suo volto, la faceva sentire rilassata e al sicuro come quando le grandi correnti la trasportavano per chilometri e chilometri.

"Quale follia è mai questa, principessa del popolo alato? - la voce di lui ebbe il potere di farla impazzire - Stai andando contro le leggi del tuo popolo."

"Se seguissi le leggi del mio popolo, non seguirei quelle del mio cuore - mormorò lei, chiudendo gli occhi, persa ormai nel vortice dell'amore - e se non seguo il mio cuore ed il mio istinto non sarei più un Aler."

 

Risa e Keroy, uniti in un sentimento che era capace di renderli liberi.

Anche più delle ali che erano state donate dal dio Aquila

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Ma che bello!

 

Grazie Erin! Nipotina adottata subito, ci mancherebbe!

 

Certo che Risa e Keroy hanno fascino e carisma da vendere... complimenti!

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Questo è un testo di una canzone di Hannibal ad Portas, uno dei miei "fu" gruppi...

 

"Tre quarti di tempo"

 

"E poi dirai che hai paura di me,

ogni momento ti chiedi perché

passa il tempo della vita,

puoi vederlo sulla pelle.

 

Tempo, più tempo, più tempo,

ho bisogno di tempo per trovare

il tempo di vivere.

 

Piccoli passi devo misurare,

per ogni istante in cui devo sentire che

Scorre vita, dentro me,

ogni momento che c'è.

 

Frammenti inutili devo raccogliere,

pensieri fragili devo nascondere e,

conservare, dentro me, per tutto il tempo che

 

passerà,

non si ricorderà, se importanza non ha

l'esistenza che è in me, forse,

mi ignorerà.

 

Ruba al tempo(ruba al tempo),

un secondo(un momento),

un istante(in eterno),

per l'eterno.

 

Non si può ingannare il tempo,

il tempo va a tempo,

puoi invertire il tuo contesto

con cambi di tempo,

ma in ogni frammento,

per ogni secondo ti ritroverai a tempo.

 

Ruba al tempo(resta dentro),

un secondo(sei compreso),

un istante(nel tuo tempo),

per l'eterno."

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Dedicata al guardiano del ponte dell'Arcobaleno <img alt=" />

 

"Sono al mio posto, come sempre.",

 

 

"C'è nebbia,

di colore bianco nascosto, come polvere all'aria,

e io sono qui,

al mio posto, come sempre,

dall'alba dei giorni, alle porte della città d'oro.

Ho il presentimento che appartiene al guardiano,

quello di dover suonare il gjallarhorn,

per l'ultima volta, annunciando la fine,

per primo,

primo attore di pagine scritte,

sono al mio posto.

E' una nebbia che non ha faccia dei soliti giorni,

cresce, per nascondere l'inganno,

ogni attimo rubato alla mia pur penetrante vista,

è un momento in meno,

sottratto agli ultimi sospiri.

Come al gatto, cui han rubato il rumore dei passi,

o il respiro assente nei pesci, questa nebbia avanza,

verso la città splendente.

E' questa la battaglia!

quella per cui, guerrieri come me, come i miei fratelli,

hanno visto i nove mondi,

attraverso i propri occhi, e al contatto della pelle.

Il cuore mi si spacca, ho nel fiato il primo suono della guerra,

comincerà da quel momento,

comincerà da adesso.

Gjallarhorn suona!

il suo alito d'allarme, disperde ogni dubbio,

nella nebbia si trasformano mostri e giganti,

una distesa immensa, immonda.

L'unico intento è distruggere, ogni cosa,

che sia stata creata, ogni cosa, che io possa amare.

Ho ascoltato il nascere del primo suono,

flebile, come niente vi possa assomigliare,

sento crescere perfino l'erba, che al confronto,

è come l'esplodere di un vulcano ardente,

mi accorgo dell'ammantarsi di ogni gregge, della propria lana,

ed al paragone, fa sembrare quel soffice arricciarsi,

come mille cascate infuriate.

Ma con tutta la sua sottigliezza, quel primo suono,

ha avuto lo stesso fragore della luce che disperde il buio,

improvvisa.

Fin da quell'istante conosco il momento dell'ultimo gjallarhorn.

Ed è adesso.

Venite avanti, demoni d'inganno!

Ho la mia spada in pugno, e questo è quanto basta!"

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Nessuno, nessuno, nessuno,

nessuno, può dire se esiste una vita migliore,
che aspetta negli angoli bui delle strade
che hai scelto,senza domandare a nessuno di fare da guida,
nessuna risposta se chiedi chi sei diventato,

nessuno, nessuno,
nessuno, sarà proprio adesso a cercare se esisti,
conflitti di regole infrante dal basso del cielo,
che osserva,
e nasconde le stelle che sogni di prendere,
quelle più belle, più vere,
che dicono al mondo, che il mondo non è di nessuno,

nessuno.

E’ nero il colore che tinge le mie sensazioni,
che aspetta di trovare posto,
manifestazione di pezzo di cielo
che cade nel vuoto di un cuore perduto,
venduto.

E sentirai nel petto briciole di gioia,
le sprecherai per vivere della miseria dei tuoi desideri,
mistificazioni delle tue speranze,
sogni che non puoi raccontare a nessuno.

 

(reminded)

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Era bella,
come una stella accesa nel cuore,
minuziosa creatura d’intagli d’artista di sogni,
che amore non regala mai.

Era bella,
piccola perla custodita in mare,
menzognera all'esterno ma preziosa al cuore,
ma amore non dice mai.

E danzerà per me, mi chiederà la musica,
nel cuore non ne ho, anche se canto e canterò,
la vita che sogno perché, la vita ho perso dentro.

Il bisogno di vivere è scritto nel patto con dio
misterioso, sicuro, o inganno lucente,
sia vita che morte risposte non daranno mai.

E tornerà per me ancora la sua musica,
nel cuore non ne ho, anche se canto e canterò,
la vita che cerco perché, la vita ho perso dentro.

Cuore che nasce dai sogni di dio,
e cattura ogni sguardo oscurando verità.
evocando l’inferno, pregando ogni dio in paradiso,
per rottami di mente, che ricordino di te.

Ma resterà con me, per sempre la mia musica,
nell’anima non ho più niente da cantare,
anche se canto, la vita dentro, anche se canto.

 

(re-revisited)

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Benvenuto!! ^_^

Attento, da queste parte gira uno stregone che fa campagna per occhio di corvo!! Vaga qua e là dicono, come un vecchio con mantello e cappuccio. E ovunque le sue spie sfuggono alle nostre reti. :angry:

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