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hacktuhana

Scrivi tu che scrivo anche io

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Aykan, il tuo racconto non è bello, è B E L L I S S I M O!

È un elogio alla fantasia.

Attento, però, il tuo Caesar potrebbe rapirtelo la Luna e farne il suo novello Endimione!

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Eddard Greyjoy, poesia epica e classicheggiante. Si sente il sapore delle cose antiche. Mi accodo ad Hack nel farti i complimenti per l'attenta ricerca delle parole.

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che articolo, hack, scusa? :)

l'articolo che abbrevi togliendogli l'iniziale scrivendolo anteponendo l'apostrofo, nella prima poesia :)

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Posto il testo di una canzone che era stata concepita per essere anche "il dialogo" di un fumetto, lo scritto più precisamente, che avrebbe mostrato(forse, l'idea era da valutare...) anche le note su un pentagramma, e faceva parte di un progetto dove, altro "capitolo" era raffigurare con sei dipinti, immagini a piena pagina insomma, qualcosa che mostrasse abbastanza evidentemente le lettere S A MT A EN L in sequenza, e mostra(va) la ri-trasformzazione di Satana nell'arcangelo Samael.

Cosa su cui poi scrissi anche un dialogo precedente, tra lo stesso Satana e il demone ispiratore dell'arte e dei sogni, Neuferkar.

 

Il testo della canzone che posto qui, è in pratica la canzone stessa di un barbone :)

che prima si vede riflesso dalle vetrate di un fastfood, che sembra farlo appartenere ad una comitiva di persone all'interno,

poi si vede cadere nei suoi stessi occhi che guardano in alto, uno stormo di uccelli che continuano il loro volo,

quindi nel primo, diciamo, ritornello, osserva passare un prete, che affretta il suo passo davanti a lui, non accorgendosi che perde una croce per strada.

Il barbone raccolta la croce, vede una donna che, un attimo dopo è con lui in una fotografia portata dal vento, che mostra una coppia di sposi,

Quindi inizia a piovere(nel secondo ritornello più lungo, e mentre il barbone riporta la croce al prete, che, capendo di averlo giudicato male e solo all'apparenza, si fa scappare una lacrima stringendo la croce restituitagli,

la stessa pioggia sembra un pianto di liberazione per altre situazioni di vita quotidiana.

Nella parte finale si vede ancora la donna che osserva il barbone rimettersi a sedere, per riprendere la sua canzone,

un attimo dopo la si vede riflessa negli occhiali da sole del barbone stesso che...

 

 

"Realtà"

 

Vivo ai margini, forse per mia scelta o forse perché dio ha voluto così,

dove non esiste prospettiva diversa dal restare agli angoli dell’umanità,

e ogni cosa è il riflesso sbiadito di una vita che vive e ti dimentica,

restano soltanto i sogni per cambiare il senso alla verità.

 

Vivo al limite di un esistere pallido e di un sogno che è il più grande che c’è,

dove se fai un passo oltre il confine, ti perdi nelle stanze infinite della fantasia,

e ti accorgi di poter volare e sogni di cambiare il mondo a chi non ce la fa,

chiudi gli occhi e guardati cadere dai tuoi sogni, che restano in volo e se ne vanno via.

 

Vorrei capire se c’è un motivo per esistere, se neanche dio si accorge di dove sono io,

e mi rendo conto che proprio per questo la mia convinzione è

che non può esistere nessun santo, nessun dio per me.

 

Resto ai margini, dove chi capita è per sbaglio o tanto perché poi se ne va,

senza trovare mai nessun motivo per restare, la vera vita è un’altra, si sa,

ma se chi passa è un angelo che nei tuoi sogni resta dentro al cuore e non vola più via,

quando se ne va, porta via con se l’ultima speranza di vivere.

 

Quello che sento sarà per sempre anche dopo di me,

e se dio amore è, non esistesse ancora, nascerebbe

dall’amore che diffonde esplode amore dentro me,

e contamina e trasforma ogni cosa che esiste,

lacrime di paradiso che fanno rinascere,

io che vivo ai margini, ha voluto dio così.

 

Vivo ai margini, e ogni giorno aspetto di veder passare un angelo,

non si fermerà, perché questa è la realtà.

 

finita la canzone, si toglie gli occhiali, e guarda in direzione della donna, che semplicemente non c'è, scomparsa nell'immagine riflessa degli occhiali stessi.

Il Barbone poggia la chitarra, beve un goccio, e quindi la riprende, pronto per una nuova canzone.

 

:)

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Direi più Alighieri che Leopardi.

Bellissimo, l'accoppiata tra fantasy e rima incatenata mi piace molto, continua!

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L’avvento del mezzorco

 

 

Quando in piena battaglia, vicino all’accampamento di Kogha, un capo tribù degli orchi dell’ovest, i più protetti dall’amicizia con i nani, a differenza degli altri orchi sparsi per l’intero mondo,

dopo la solita caccia all’orco, accusati di razzia e violenza in una delle città umane, nate come funghi in tutta la parte occidentale,

un battaglione di militari umani, armati ed addestrati, stavano facendo scempio dei pur battaglieri orchi, in fuga e disorganizzati, ed anche malamente armati,

fece l’ingresso nella mischia un essere molto, troppo simile ad un orco, per poter essere di qualche altra specie,

sia i militari umani che gli stessi orchi, rimasero ad osservarne le gesta, l’armonia e la capacità combattiva, mentre si disfaceva dei primi avversari d’occasione.

 

Lo stava facendo chiaramente di proposito, mostrando naturalezza di movimento, sicurezza e precisione nei colpi, freddezza nell’esecuzione e controllo di ogni arma utilizzata.

 

Lo scontro delle due fazioni s’interruppe, in quello stesso momento, lo strano orco, gridò qualcosa di incomprensibile per gli umani, ma chiaramente sortì un effetto immediato e conseguente nel muoversi degli altri orchi, che si organizzarono in una specie di schieramento a triangolo scaleno, fronteggiante l’avversario dalla parte obliqua.

 

Il capitano dei miliziani umani, reagì d’istinto, seppure sorpreso di dover dare ordini di schieramento di contro mossa, con quei nemici di solito disorganizzati, la milizia umana si schierò semplicemente a rettangolo, con scudi alti davanti, lancieri e picchieri a sostegno, e subito dopo quelli con le armi tecnologiche, capaci di sparare colpi d’energia potenti, ed anche letali,

un tipo di arma che aveva sostituito da lungo tempo l’utilizzo dei vecchi arcieri, in interi eserciti.

 

La fortuna di quel drappello di orchi, era che altre armi da battaglia, più pesanti, gli umani non le avevano con se, non erano mai servite per disperdere o catturare qualche orco finora.

 

Il nuovo capo degli orchi, parlò a voce alta, nella lingua degli umani, e disse:”il mio nome è Ghgar, il mezzorco, conosco la vostra lingua, e so parlarla, conosco le vostre armi e so combatterle, so usarle, conosco le vostre tattiche, e vi renderò ogni cosa abbiate in mente, così difficile da realizzare, che anche se alla fine avrete ciò che volete, sarete affranti e pieni di rimorso, per il male e le perdite che subirà la vostra compagnia militare(fece una leggera pausa).

Sta a voi, adesso, decidere se fidarvi delle mie parole, oppure dimostrare la vostra valorosità e la purezza del vostro intento, costi quel che costi”.

 

Parole politiche! Tattiche!

Una sorta di proposta di compromesso,

mai prima d’ora un orco, o mezzorco che voglia farsi chiamare, era mai riuscito a tenere a bada la sua natura violenta e selvaggia da poter anche solo pensare ad una via simile in una battaglia, prima di uno scontro.

 

Il capitano umano era perplesso, aveva visto Ghgar in azione, era senza dubbio, più forte di ognuno di loro, ben armato, competitivo, e dava disposizioni ed ordini velocemente, gli orchi seppur armati alla meno peggio, avevano forza e coraggio, spudoratezza e aggressività, molto superiori a quelle umane...

un capo degli orchi, era un problema da dover risolvere con ben altri mezzi, l’occasione non andava sprecata, perché sarebbe stato più saggio poterlo riferire, e per potersi organizzare per una battuta di caccia, decisamente più imponente.

Il capitano disse:”Hai dimostrato grande capacità, mezzorco, sei una sorpresa in tutti i sensi, e chiaramente sai che comunque perdereste lo scontro, così metti sul piatto, tutta la vostra potenzialità, e qualcosa che non possiamo ancora giudicare al meglio, te stesso!”

Poi aggiunse:”sarebbe ammirevole per qualunque essere, una condotta del genere, ma per un orco è stupefacente, chi sei in realtà, mezzorco?”

 

Ghgar rispose rapidamente senza muovere un muscolo:”se non ti fidi di quello che vedi, questo scontro, potrebbe non essere così scontato come pensi, ed in realtà io, in questo caso, sono tutti i tuoi dubbi, decidi in fretta capitano, perché io l’ho già fatto da quando vi ho visti combattere contro il mio popolo”.

 

Preso nel vivo del suo orgoglio da quest’essere mostruoso, che sembrava persino stesse deridendolo, colui che comandava gli umani, infastidito anche dall'essere così sicuro del "suo" nemico, da volere in realtà davvero questo scontro, fece prevalere l’anima del guerriero, e dell’onore, nelle sue parole:”rimpiangerai questo momento, ma solo per quegli attimi che ti separano ancora dalla morte”.

 

Con questo aprì le danze della battaglia,

i pesanti scudi restarono a terra, forti della loro durezza e composizione, i picchieri, appena dietro, poggiarono le loro lunghe lance, ai lati degli scudi a formare una barriera inavvicinabile per il corpo a corpo, e gli armigeri, ovvero coloro che utilizzavano armi da fuoco, si erano già messi pronti, per sparare all’ordine del capitano.

La tattica dell’umano era quella di attendere la mossa degli orchi, per capire come volesse muoversi, e per stuidare meglio la capacità di quel capo.

Ghgar si staccò di tre passi dallo schieramento degli orchi, disse con voce ferma e cupa, qualcosa rivolgendosi agli orchi, che, dal vertice del triangolo, puntarono dritti, un lato dello schieramento umano, avanzando in modo che, il centro truppa restasse coperto da due lati, poteva sembrare una buona tattica, ma con la disparità di armamenti tra le due fazioni, sarebbe stata comunque suicida.

Ma se il fulcro e l’attenzione dello scontro, si concentrò subito su di un solo lato, quasi la metà degli umani restava inoperosa, in quanto coperta dal proprio stesso schieramento, e seppure il capitano faceva spostare la prima linea, per cercare di mettersi il più possibile in parallelo con lo schieramento avversario, le retrovie, non facevano niente, se non spostarsi, anche faticosamente per mantenere lo stesso assetto.

Un rettangolo che si sposta, mostra un fianco, un lato che dapprima era ben coperto, la mossa del capitano fu abbastanza logica, ma non fu previdente, contava ancora sulla potenza di fuoco per vincere, e non sul posizionamento possibile per ogni scontro,

Ghgar irruppe su di un fianco, senza che nemmeno un soldato potesse sparargli un raggio d’energia contro, col suo corpo a corpo, aprì subito una spaccatura nello schieramento umano, ed aveva già in mano armi ad energia, con le quali stava abbattendo scudieri e picchieri fin troppo rapidamente.

 

Lo scontro si era ribaltato tatticamente in maniera repentina, il capitano degli umani aveva pensato a come riorganizzare il suo battaglione, ma... non potè più parlare, non appena Ghgar lo colpì di netto in pieno volto, con un raggio d’energia.

 

Gli orchi utilizzarono tutta la loro capacità di incutere timore, con la loro mostruosità, la loro rabbia e la loro crudeltà nel combattimento, i soldati furono decimati, Ghgar prese un superstite, e gli chiese il perché di tutto questo.

Non attese la risposta,

uccise l’uomo, e disse agli altri di fare altrettanto con gli ultimi sopravvissuti.

 

Una guerra stava appena per iniziare.

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Quanti nuovi scritti! Faccio fatica a starvi dietro... :ehmmm:

- Akyan:

Come nel tuo racconto su gli oggetti che salvavano uno scrittore, o quello sugli ideatori della Storia, anche questa volta sei stato bravissimo a far interagire elementi astratti in modo originale e coinvolgente. In effetti certe storie sembrano così perfette che non sembrano inventate, ma prese da mondi esistenti da qualche parte! Mi è piaciuto come hai giocato con noi Lettori e con il tuo Narratore Novizio.

 

- Eddard Greyjoy:

Non so se i due componimenti sono da considerarsi uniti, separati, o legati dalla stessa ambientazione (che mi sembra quella dei tuoi racconti, visto il nome Nirwir); resta il fatto che sono rimasto di stucco nel vedere cotanta dimestichezza con l'italica favella :) sul serio, non è da tutti usare quello stile e riuscire a raccontare comunque una storia comprensibile. Forse l'unica rima che non mi ha convinto è <dopo percorser terreni non brulli>. ps: mi è piaciuta tanto la descrizione delle rovine della città nel secondo scritto.

 

- hacktuhana:

Bella l'idea "multimediale" di una canzone che si collega a un fumetto. Il testo, nella sua disperazione consapevole, lascia immaginare un po' la sua musicalità. Mi ha particolarmente colpito il verso <chiudi gli occhi e guardati cadere dai tuoi sogni, che restano in volo e se ne vanno via.>

Nel tuo racconto fantasy invece, è veramente notevole il personaggio di Ghgar! Intelligente e fiero, smuove lo stereotipo dell'orco bruto e stupido. All'inizio mi sono trovato un attimo disorientato per le molte virgole e i pochi punti... ma dopo diventa tutto molto scorrevole. ps: sul tema delle maschere ci penso, dopotutto siamo in periodo di carnevale :)

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Hack, mo'sono curiosa di vedere tutto il progetto che stava dietro il testo della canzone!

Molto belli i versi e l 'intensità del testo scritto. Immagino fosse nato per essere accompagnato dalla sola chitarra....

Per quanto riguarda "L'avvento del mezzouomo",all'inizio ho dovuto rileggerlo per"abituarmi"allo spezzettamento che fai con la punteggiatura, poi però vi ho scoperto una intrinseca musicalità. Mi è piaciuto molto!

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Grazie a tutti e due :)

 

La canzone si, è suonata da una chitarra classica, o anche acustica volendo.

Melodica... al contrario della maggior parte della musica che faccio.

 

Riguardo il mezzorco... si, come per tutto quel che scrivo, diciamo che non riesco a togliermi di dosso i "tempi" e i "ritmi" più musical/poetici che propri dello scrivere in prosa.

 

Un po' la cosa si accentua perché sono più abituato a sceneggiare che non a narrare.

 

In effetti rileggendo tutto il primo periodo avrei potuto snellire la "presentazione".

 

Comunque...

 

Aspetto ancora la vostra fantasia!

:)

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Una cosa semplice...

 

La pioggia

 

 

Arriva la pioggia,

Pianto del cielo,

Che ovunque si poggia.

Fiorisce un melo.

Un melo maturo

Con la sua mela colta

Da un braccio insicuro

E da una mano stolta

Arrivano i lampi,

Pericoli dall’alto.

La pioggia è sui campi,

Ma poi arriva il caldo.

Il caldo del sole,

Che ricopre il mare.

Il temporale muore

E la pioggia scompare .

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Passo dopo passo

vado verso il fiume

 

col proverbio in testa

siedo sulla riva

 

e aspetto...

 

aspetto...

 

aspetto fino al punto che un cadavere si veda davvero.

 

E' proprio quello del nemico, del mio.

E' si, sono io.

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Molto musicale la poesia di Eddard. Criptica quella di hacktuhana :)

nel frattempo qualcosa ho buttato giù, ma non sono molto in forma ultimamente... :ehmmm:

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Non so se sia il posto giusto questo, per postare pensieri, sentimenti e sensazioni, come fosse un punto delle proprie idee, e della stessa essenza di cui è fatta l'anima.

 

Si inizia sempre con "io", ma anche no. Probabilmente però è inevitabile quel soggetto in prima persona, quel punto di vista unico attraverso il quale possiamo testimoniare il mondo.

 

Ecco io, attraverso i miei occhi per vedere e la mia mente per elaborare, giungo spesso, troppo spesso, alla conclusione che "tutto questo non serva a niente".

 

Si lo so, val la pena vivere anche pochi attimi, se sono di amore sentito, di sogni toccati o anche solo sfiorati, e di briciole di gioia, che sia di qualunque motivo derivante.

E' gioa.

E' qualcosa di rarissimo e irripetibile ogni volta.

 

Ma questi frammenti si perdono, si frantumano sotto i colpi incessanti della vita, dell'esistere costretti a provare emozioni.

 

E quale ruolo avrebbe poi il chiedersi il perché o il per chi? O cosa...

La logica stessa ci risponde come fosse un'estensione del nostro cinismo.

 

Non c'è un perché.

 

E a dire il vero, se ci fosse, non credo lo accetterei, non lo condividerei... forse vivendo ribelle, forse cercando un finale diverso.

 

Valori come giustizia e lealtà non appartengono alla terra, non all'essere umano.

Ed io mi riconosco perfetto in questo mancare.

 

Eppure continuo a cercare risposte, consapevole che alimenterò solamente il dubbio.

 

In diversi momenti della propria vita fai resoconti a capire persino chi sei diventato.

 

Il giudizio più grande è quello che sentirai addosso, nudo e vestito solo di quello, mentre ti guardi allo specchio, o consideri nella tua mente te stesso.

 

Spesso mi rispondo che vorrei solo due ali, a spingermi forte verso il più basso profondo.

 

Altre mi fermo a guardare...

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