Albert Stark

ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

Recommended Posts

***Silk***    387

La storia di Tysha è tremenda e si ricollega anche questa al discorso del lascito ereditario. Sembra che con un solo gesto volesse inculcare a Tyrion una totale non fiducia verso "gli inferiori", causando però in lui una ossessione verso le prostitute.

Poi va anche contestualizzata: per Tywin i cosiddetti "inferiori" non valgono niente a meno che non siano utili ai propri scopi. Poi Tyrion per quanto inacettabile, era al momento l'unico figlio maschio non cappa dorata, anche se non lo vuole come erede perché la sua deformità equivale a derisione e debolezza, era comunque un rischio (per lui).

Share this post


Link to post
Share on other sites
JonSnow;    2,334

Certo che comunque il pg di Tywin perde d'identità nel momento in cui si ipotizza una così radicale propensione verso ciò che è libido, da parte sua. Verrebbe svilito in questo senso soprattutto il rapporto con la defunta moglie Joanna, che è tra i pezzi cardine della sua individualità. E non perché ne tradirebbe la memoria, ma perché sarebbe così assuefatto alla carnalità da rendere autocontrollo e prudenza fantasmi inesistenti per lui. Io ho sempre pensato, difatti, che Shae fosse solo un caso isolato, solo il modo di infliggere l'ennesima lezione punitiva a Tyrion e fargli un torto, uno sfregio. 

Share this post


Link to post
Share on other sites
Lyra Stark    1,513

Inizialmente  anche io e sembra lecito pensarlo, solo che Tywin non può sapere che Tyrion verrà liberato e scoprirà la verità. Dunque a che pro mettere in scena una simile pantomima quando lui era già fuori dai giochi e non avrebbe in teoria potuto scoprirla?

Sarebbe una specie di lezione/vendetta postuma ma perché prendersi la briga, perdipiù rischiando parecchio la reputazione dato che lei è la prostituta con cui si accompagnava il figlio?

Secondo me a pensarci bene non ha tanto senso la versione della "vendetta". Anche fosse solo quella implicherebbe un risentimento e una totale mancanza di freddezza (lasciando infatti trasparire una certa vena sanguigna e passionale nel senso più vero del termine) che non mi pare da Tywin. La cosa puzza un po', insomma.

Più probabile che la verità stia nel mezzo: Tywin non disdegnava e ha questo vizietto, e quando gli si presenta l'opportunità trova pure il modo di compiere lo sfregio verso il figlio. Ma questo viene solo dopo, secondo me, come una specie di bonus che rende Shae più gradita di altre.

E comunque il sottotesto di tutta la questione rimane parecchio tenebroso/scabroso/malato a livello morale.

Share this post


Link to post
Share on other sites
JonSnow;    2,334

Ma va considerata anche la soddisfazione personale. Andare a letto con una donna in cui Tyrion aveva tanto creduto e speso energie, soldi ed interesse, è forse un'ulteriore azione di appagamento verso l'odio che ha sempre provato per il proprio figlio nano. Quindi un regalo a sé stesso e a quel rancore, in pratica. 

Share this post


Link to post
Share on other sites
AemonTargaryen    288

... il che rende bene l'idea di quanto grande sia il rancore provato da Lannister verso ciò che il figlio rappresenta. Messa sotto questa luce, l'intensità emotiva (in negativo) che caratterizza Tywin non può lasciare indifferenti. Essa è a dir poco notevole: uno sfregio che non ha bisogno di "appoggiarsi" sulla conoscenza di esso da parte di Tyrion ed anzi, si tratterebbe di appagare un odio così grande senza neanche la necessità di renderlo cosciente. Tremendo. E, da un punto di vista letterario, affascinante.

Share this post


Link to post
Share on other sites
Lyra Stark    1,513

Sì, ne emerge un'impetuositá dei sentimenti, una passionalità nel senso più vero di capacità di provare passioni e sentimenti forti (qui negativi) che va contro l'immagine canonica di uomo freddo e calcolatore. 

Share this post


Link to post
Share on other sites
Lyra Stark    1,513
3 hours fa, JonSnow; dice:

Ma va considerata anche la soddisfazione personale. Andare a letto con una donna in cui Tyrion aveva tanto creduto e speso energie, soldi ed interesse, è forse un'ulteriore azione di appagamento verso l'odio che ha sempre provato per il proprio figlio nano. Quindi un regalo a sé stesso e a quel rancore, in pratica. 

Esatto, ma come dicevo sopra è un pensiero che sembrerebbe incompatibile con l'uomo freddo e razionale che pare essere Tywin. O per lo meno che pare essere agli occhi di chi gli sta attorno.

Share this post


Link to post
Share on other sites
JonSnow;    2,334

Tyrion:

In sintesi il duello psicologico e strategico tra Tyrion e i Tre Membri più importanti del Concilio Ristretto, alla ricerca della gola più profonda.

Curioso il caso del sonno di Pycelle. Di norma, colui che ha il cuore pesante delle colpe e dei misfatti tende a conoscere meglio la notte e a non trovare ristoro. Ma egli non sembra avere una coscienza attiva, né tantomeno riconoscere le proprie nefandezze e porvi rimedio. Dunque sì, la causa altra non è che lo scorrere della vecchiaia e il deperimento che essa comporta su corpo e nervi. Eloquente come in ogni occasione la sua comparsa riesca a trasmettere repulsione e lentezza, presentandolo come una persona del tutto pesante; nell'essenza, nei modi, nell'amoralità. Le sue pause, così leziose e palesi, scoprono ancor di più la sua totale inaffidabilità. 

C'è spazio anche per Bronn, che con le sue parole nei confronti dei soggetti che si stanno addestrando propone una dimostrazione pratica del come mercenario non sia un termine che indichi la mera forza bruta o mancanza di acume. La stessa intelligenza che mette in mostra Bronn ha una radice che racchiude in sé una moltitudine di esperienze di campo, sporche, schifosamente utili. Una capacità d'osservazione basilare, essenziale, che omette l'inutile, quindi più funzionale. Interessante è anche l'assoluto cinismo con cui domina il vizio e nutre la propria autoconservazione. Le lussurie e gli impulsi possono attendere. Ciò che conta, principalmente, è garantire la propria sopravvivenza futura. Un must di ciò che Bronn sia e rappresenti. Un modo di fare e di pensare con cui Tyrion ben si incastra, laddove la sua cruda ironia sugli eventi relativi al fornaio e via discorrendo mettono in luce un'assoluta assenza di buonismo e un pragmatismo che sfiora il discutibile, almeno a livello morale.

Il vis a vis con Baelish, al di là della forzatura clamorosa di trama sulla Daga, che mai smetterò di considerare forse la forzatura numero uno di Martin, espone ancor di più la pochezza umana di Littlefinger e le regole chiave della società in cui vivono. Da notare come non sia affatto disturbato dallo spettacolo di crudeltà che Joffrey mette in pratica contro le lepri, ma ne sia anzi distrattamente divertito. I suoi modi, la mancanza di stile, il vantarsi di aver preso la verginità delle due lady di Tully, non sono altro che uno schema che ne prova la totale assenza di dignità, portamento, giudizio. Egli è foga su foga, tracotanza, quindi debolezza. Per quanto scaltro, è indirettamente un mostro di ego e dunque un rischio per sé stesso. Di fondo, altro non è rimasto altro che la figura dalla quale aspirava ad allontanarsi: Un nobile di fortuna, di basso ceto. Anzi, direi che il confronto con Tyrion è perso nel momento in cui egli stesso cede alle stesse strategie che mette da sempre in pratica, ossia il ritrovare la debolezza ed il punto di rottura dell'uomo con cui duella, arrivando ad averlo in pugno proprio in virtù di ciò. La smodata ambizione e il suo arrivismo concedono difatti al folletto il totale controllo su di egli. 

Diverso è il caso di Varys. Egli non ha ambizioni personali. Più che un uomo è un'incarnazione. Il fatto che da questo punto di vista si dimostri ambiguo non permette a Tyrion di etichettarlo come una persona affidabile e dall'elevata moralità, ma contemporaneamente gli impedisce di avere la certezza che egli sia esattamente il contrario. Certezza che invece ha di Baelish. Dunque il folletto è più vulnerabile nel rapportarsi all'eunuco e gli dà, almeno parzialmente, un beneficio del dubbio da sfiorare la fiducia. Inutile dire che lo stesso Varys, proprio perché privo di esagerazioni, non ha interesse nello screditare o schernire Tyrion, o nell'usare la volgarità del collega Littlefinger, quindi, paradossalmente, gli concede lo stesso credito. 

 

Ps. Anche Tyrion, come gli altri membri della famiglia, vede esclusivamente in Stannis Baratheon il vero pericolo. La riprova che, per quanto egli venga schernito a causa del carattere chiuso e burbero, sia ben noto a tutti per le proprie capacità e, di conseguenza, temuto dai più.

 

Sansa:

Un capitolo che dà vita ad uno snodo cruciale per l'arco di Sansa. Lo stesso è formato da un assetto semplice, che sfiora quasi la forma infantile, a riprova che pur essendo stata ingenua, rimane comunque una ragazzina, per nulla formata ad un mondo di sotterfugi e orrori. Quindi lo stile di Martin muta in modo molto brusco nel caso in questione. Sansa fa in ogni caso tesoro degli errori passati ed è in grado di considerare in modo serio ed oggettivo gli intrighi della Regina, al punto da sottrarsi da qualunque interazione maggiore con le varie serve o da ricorrere ad una prudenza subitanea nel momento in cui non perde tempo nel bruciare il messaggio ricevuto. Perfino nella scelta degli Dei a cui affidarsi, ella aveva in passato agito per emulazione materna e in virtù di una visione superficiale, che la avvicinasse a forme sgargianti e piene di vita, allontanandola da qualcosa di più serio e solenne, quindi fuori dallo schema frivolo e pertanto visto come sbagliato. La Sansa di adesso, però, ha un'indipendenza ed un discernimento maggiori e, come la maggior parte degli esseri umani, si affida alla religione in un momento di massima disperazione. 

La conversazione con Ser Dontos, oltre che garantire una prosecuzione imprevedibile ed aperta a tutto della trama di Sansa, lascia trasparire ulteriori dettagli sulla personalità della ragazzina, capace di affidarsi all'etichetta quanto di lasciarsi andare, talvolta, a giudizi sprezzanti, diretti e quasi crudeli. Ella dà dello stolto ubriacone a Dontos, rinunciando a qualunque forma di tatto. Dice la verità, come la sorella Arya, si limita ad affermare ciò che vede, senza influenze. Per quanto insensibile, è il principio di una nuova coscienza che sta emergendo in lei. 

Ma la parte più interessante è uno dei tanti confronti con Sandor Clegane, che chiude il capitolo. Anche nell'occasione in questione, il Mastino non è che un rumoroso, brutale istruttore. Un rudimentale Maestro di Vita che sta, molto consapevolmente, addestrando l'Uccelletto al ritrovamento di una vera indipendenza e ad un'accettazione totale della realtà in cui si trova, spegnendo per sempre ogni sorta di speranza sul buon cuore delle persone. Vorrebbe spianarle la strada verso il nichilismo, imponendole lo stesso percorso che egli ha compiuto per sé, di modo da crearle la corazza necessaria e raggiungere lo scopo: proteggere non solo il suo corpo, ma anche la sua mente. Ella non se ne rende conto, ma è esattamente ciò che sta facendo Sandor Clegane, comunque irritato dalla vulnerabilità e ripetitività di lei, che rimanda al bambino che si ritrovò con metà del volto sul braciere. Segno inequivocabile dei sentimenti del Mastino è il fatto che per quanto aggressivo e ubriaco, abbia i sensi funzionanti al punto da rendersi conto che Sansa sia spaventata da Boros e a rassicurarla di conseguenza, un silente atto d'affetto e protezione. 

L'aneddoto su Casa Clegane, poi, è scenario dell'ultimo insegnamento: Laddove tutti gli uomini sono infidi e bugiardi, i cani non mentono

 

Arya:

Nel viaggio di Arya continua a ripresentarsi lo stesso messaggio di fondo; la realtà, quella oltre ogni comodità e pensiero astratto, quella fatta di fango, sporcizia, paura, inesorabilità. La guerra non come piano, non come strategia, non come Consiglio attorno a un tavolo, ma come putrefazione, consequenzialità, distruzione.  Non è un caso se ogni particolare macabro, disgustoso, tetro, non sia mai risparmiato. Arya stessa è un tramite in cui ogni verità e realtà oggettiva prende forma, perché è esattamente ciò su cui sta imparando a fare affidamento. La presa di coscienza dell'ambiente, delle persone, della vita attorno a sé senza condizionamenti, basata solo sull'osservazione pulita e sui propri sensi. Quindi è coerente che ogni passaggio conservi la sua brutalità o eccessività, senza alcun tentativo di addolcimento o ridimensionamento. Quindi è emblematico che lei forzi i suoi occhi ad osservare nel dettaglio ogni cadavere penzolante, martoriato, maciullato, al punto da dare vita ad una narrazione repellente. Non ci sono mezze misure, solo estremismo. Forse uno dei modi più sicuri per eliminare la menzogna, di volta in volta. 

Il capitolo riprende poi un futuro gioco d'identità. Lei è costretta a svelarsi a un Gendry che, molto sinteticamente, la sa lunga. Un ragazzo così abituato alla vita di basso rango da mostrarsi totalmente insensibile nei confronti della morte, o dell'abbandono di un compagno in difficoltà. Uno stile di vita che porta alla sopravvivenza a tutti i costi e non lascia spazio per l'emotività. In ogni caso più che una vera e propria interazione mi è sempre sembrato un duetto che ripercorre, nel più semplice dei modi, il classico finto battibeccare di maschio e femmina che fa da inizio o input ad una possibile relazione futura, o comunque ad un'attrazione cerebrale. Non propriamente interessante, almeno per me, visto che il dualismo Gendry/Arya non mi ha mai ispirato. 

La cattura finale, con la comparsa della Montagna, è inevitabile per rompere la stasi narrativa e procedere verso una destinazione più importante. Come detto in precedenza, c'è sempre spazio per la figura di Jon Snow, vero gigante della memoria di Arya. La perdita di Ago è una vergogna in quanto rappresenta la perdita totale dell'ultima cosa che la lega al fratello bastardo.

 

Ps. Due cose molto interessanti sono in primis il passaggio:

''Che faccio se arrivano i lupi?''

''Ti arrendi''

Che racchiude tutto lo humor sadico e fatto di sarcasmo di Martin. E poi il fatto che, nonostante gli scenari macabri, non ci si distanzi ancora da una narrazione semi-poetica. Notare difatti come la narrazione di Arya descriva la luna. 

 

Tyrion:

Un Tyrion non solo operativo, ma anche sicuro dei propri mezzi nel momento in cui agisce. Viene approfondito maggiormente l'Ordine degli Alchimisti, il mistero dietro le loro creazioni e il funzionamento dell'Altofuoco. Da notare che l'approvazione del terzogenito Lannister verso questa strategia, più la solerzia con cui si appresta a metterla in atto mettono in luce quanto vere siano le parole future di sua zia Genna: egli è realmente l'erede di Tywin. Magari non irremovibile e insensibile fino a quel punto, ma cinico al punto giusto da adoperare qualunque mezzo pur di raggiungere lo scopo, rinunciando così a dilemmi morali. Tyrion non è dunque un'anima pia, per fortuna. La stessa solerzia, più la dovuta cautela, lo portano anche a pensare ad una forma di addestramento rapido con cui istruire le truppe Lannister all'utilizzo dell'Altofuoco. 

L'incontro-scontro con la sorella, d'altro canto, è come sempre il fulcro dei capitoli di Tyrion. Nell'occasione vi sono finalmente i frutti del piano da lui ordito in precedenza. Frutti che rivelano in modo inequivocabile l'identità della spia della Regina reggente. In ogni caso, per quanto strategico, pragmatico e risoluto Tyrion si dimostri, anch'egli cede continuamente ad impulsi e tentazioni. Lo scherno per la sorella è una vera e propria sorta di accanimento, di cui non può fare a meno. Cersei è dunque una valvola di sfogo su cui lasciar cadere tutte le frustrazioni accumulate in una vita sbagliata. Ciononostante egli sa sia alimentare l'ira della donna che gestirla successivamente, riuscendo a stimolare in lei almeno in parte un raziocinio latente. Il pianto di Cersei, pur teatrale, è in ogni caso spontaneo. Non è tuttavia una dimostrazione di sofferenza nei confronti del possibile destino della figlia, quanto il modo di esternare tutti i timori, le insicurezze e il disappunto di non avere il controllo sugli eventi, tantomeno la possibilità di interagire con Jaime nella propria intimità. E' un concentrato di emozioni distruttive, dunque. 

Le lacrime comunque hanno il potere di dimostrare la debolezza di entrambi. Lo smodato orgoglio con cui Cersei non vuole ritrovarsi consapevole e vulnerabile alla vista del fratello e quanto quest'ultimo, pur vendicativo e irrisorio, da sempre cerchi accettazione e tema di essere rifiutato. 

Le parti più interessanti sono però strategiche. A differenza di Tywin, sia Tyrion che Cersei vedono in Robb Stark il pericolo minore e commettono la leggerezza di sottovalutarne le capacità. La lettura su Renly, al di là dei numeri eccessivi di Martin, non è errata. Egli non vuole affondare il colpo con rapidità, ma farlo con sensazionalismo, quindi perde in efficacia. Ne consegue che come sempre Stannis sia il pericolo maggiore, il nemico numero uno, la vera preoccupazione, il vero problema da isolare e risolvere, nonostante le sue fila militari dovrebbero essere facilmente contenute. 

 

In ogni caso questo è uno dei capitoli in cui Tyrion è più Lannister che mai. 

 

Share this post


Link to post
Share on other sites
Lyra Stark    1,513

Domani posto anche io. Purtroppo questa è una settimana soporifera, nessun capitolo mi è veramente piaciuto e ci sto mettendo un sacco a finire di leggere.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now