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Gran DM Letterario di Barriera


Maya

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Visto che probabilmente la maggior parte conosce don Camillo più per i film che per i libri, vorrei parlarvi un po' del suo papà: Giovannino Guareschi, uno degli scrittori italiani più venduti nel mondo, nonché lo scrittore italiano più tradotto in assoluto.

 

Giornalista, scrittore, vignettista e autore di testi satirici, Giovannino Guareschi è uno degli umoristi più completi del nostro novecento, capace di ridare vita e forma alla tradizione comica-umoristica, così come si era codificata in Europa e in Italia alla fine dell'Ottocento.

 

In " Don Camillo" l'occhio ironico e benevolo di Guareschi riesce a cogliere tutte le contraddizioni e le virtù degli italiani, molto meglio di quanto abbia mai fatto qualsiasi politico o illustre sociologo. Tra dispetti irripetibili, grandi dichiarazioni di guerra proclami di ultimatum(mai rispettati), don Camillo e il suo "antagonista" Peppone continuano ad insegnarci che il rispetto, la simpatia e l'amicizia non hanno nulla a che fare con il colore della bandiera, e della tonaca. Il messaggio che Guareschi con "Don Camillo"vuole mandare è che in un mondo carico d'odio, la gente sogna di poter vivere lottando, sì, ma in modo che gli uomini, pur rimanendo avversari fierissimi, non diventino nemici. E l'ultima parola, in ogni conflitto, sia quello della coscienza.

 

Guareschi è stato un vero "artigiano" della parola, tanto che nel 1965 avrebbe potuto vincere il premio Nobel ; infatti figurava nelle nominations, accanto a nomi del calibro di Anna Achmatova, Marguerite Yourcenar, Erza Pound, Georges Simenon, Giuseppe Ungaretti e tanti altri.

 

Con don Camillo Guareschi ci ha regalato un personaggio sublime che fa rimpiangere i tempi ormai lontani e passati del dopoguerra dove ognuno sembrava felice di ciò che fosse ed avesse e dove non c'erano i problemi attuali.

Termino ricordando una frase detta da Guareschi che mi è rimasta molto impressa : " Ora non è che io mi dia le arie del "creatore" : mica dico di averli creati io ( don Camillo e Peppone). Io ho dato ad essi una voce. Chi li ha creati è la Bassa. Io li ho incontrati, li ho presi sottobraccio e li ho fatti camminare su e giù per l'alfabeto."

 

Il mio voto va a DON CAMILLO

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Visto che probabilmente la maggior parte conosce don Camillo più per i film che per i libri, vorrei parlarvi un po' del suo papà: Giovannino Guareschi, uno degli scrittori italiani più venduti nel mondo, nonché lo scrittore italiano più tradotto in assoluto.

 

In " Don Camillo" l'occhio ironico e benevolo di Guareschi riesce a cogliere tutte le contraddizioni e le virtù degli italiani, molto meglio di quanto abbia mai fatto qualsiasi politico o illustre sociologo. Tra dispetti irripetibili, grandi dichiarazioni di guerra proclami di ultimatum(mai rispettati), don Camillo e il suo "antagonista" Peppone continuano ad insegnarci che il rispetto, la simpatia e l'amicizia non hanno nulla a che fare con il colore della bandiera, e della tonaca. Il messaggio che Guareschi con "Don Camillo"vuole mandare è che in un mondo carico d'odio, la gente sogna di poter vivere lottando, sì, ma in modo che gli uomini, pur rimanendo avversari fierissimi, non diventino nemici. E l'ultima parola, in ogni conflitto, sia quello della coscienza.

 

 

Per chi ha la curiosità, il tempo e la voglia per leggerlo.

 

4 IL PROCLAMA DI PEPPONE

 

Sul tardi arrivò in canonica il vecchio Barchini, il cartolaio del paese, il quale, possedendo due casse di caratteri e una pedalina del 1870, aveva scritto sulla bottega «Tipografia». Doveva avere cose grosse da raccontare perché rimase un bel po' nello studiolo di don Camillo.

Quando Barchini se ne fu andato, don Camillo corse a confidarsi col Gesù dell'altare.

«Novità importanti!» esclamò don Camillo. «Domani il nemico manda fuori un manifesto. Lo stampa Barchini che mi ha portato la bozza.»

Don Camillo trasse di tasca un foglietto fresco di stampa e lesse ad alta voce:

PRIMO E ULTIMO AVVISO

«Ancora ieri sera una vile mano anonima ha scritto un 'offensivo insulto sul nostro giornale murale».

«Stia in gamba quella mano di qualche mascalzone che approfitta dell'ombra per svolgere azione biecamente provocatrice, qualora il quale non la smette dovrà poi pentirsene quando sarà oramai irreparabile».

«Ogni pazzienza a un limite. Il segretario della Sezione Giuseppe Bottazzi».

Don Camillo sghignazzò.

«Cosa Ve ne pare? Non è un capolavoro? Pensate, domani, che spasso la gente quando vedrà sui muri i manifesti. Peppone che si mette a fare i proclami! Non è roba da crepare dal ridere?»

Il Cristo non rispose e allora don Camillo si stupì.

«Non avete sentito che stile? Volete che Ve lo rilegga?»

«Ho capito, ho capito» rispose il Cristo. «Ognuno si esprime come può. Mica è lecito pretendere che uno il quale ha fatto solo la terza elementare badi alle sfumature stilistiche.»

«Signore!» esclamò don Camillo allargando le braccia.

«Voi chiamate sfumatura un guazzabuglio di questo genere?»

«Don Camillo: l'azione più pitocca che si può commettere in una polemica è quella di aggrapparsi agli errori di grammatica e di sintassi dell'avversario. Quel che contano, nella polemica, sono gli argomenti. Piuttosto, tu devi dirmi che è bruttissimo quel tono di minaccia che ha il manifesto.»

Don Camillo ripose in tasca il foglietto.

«È sottinteso» borbottò. «La cosa veramente riprovevole è il tono minaccioso del manifesto. D'altra parte cosa volete aspettarvi da questa gente? Non capiscono che la violenza.»

«Eppure» osservò il Cristo «nonostante le sue intemperanze, quel Peppone non mi ha l'aria di essere proprio un soggettacelo.»

Don Camillo si strinse nelle spalle.

«È come mettere vino buono dentro una botte marcia patocca. Quando uno entra in certi ambienti e pratica certe idee sacrileghe e certa gentaccia, finisce che si guasta.»

Ma il Cristo non pareva convinto.

«Io dico che, nel caso di Peppone, non ci si deve fermare alla forma ma bisogna indagare sulla sostanza. Vedere cioè se il Peppone agisce spinto da naturale malanimo, oppure se agisce sotto l'impulso di una provocazione. Con chi ce l'ha, secondo te?»

Don Camillo allargò le braccia. E chi poteva saperne niente?

«Basterebbe sapere di che genere era l'offesa» insistè il Cristo. «Egli parla di un insulto che qualcuno ha scritto ieri sera sul suo giornale murale. Quando tu, ieri sera, sei andato dal tabaccaio, non sei per caso passato davanti a quel giornale murale? Cerca di ricordarti.»

«Effettivamente sì, ci sono passato» ammise francamente don Camillo.

«Bene. E non ti è capitato di fermarti un momentino a leggere la tabella?»

«Leggere, veramente no: più che altro ho dato una sbirciatina. Ho fatto male?»

«Neanche per sogno, don Camillo. Bisogna sempre tenersi al corrente su quello che dice, scrive e, possibilmente, pensa il nostro gregge. Te lo chiedevo soltanto per sapere se tu hai notato qualche strana scritta, quando ti sei fermato.»

Don Camillo scosse il capo fermamente.

«Posso garantirvi che, quando mi sono fermato, non ho visto scritto niente di strano sulla tabella!»

Il Cristo rimase qualche istante soprappensiero.

«E quando te ne sei andato, don Camillo, hai visto se c'era scritto qualcosa di strano?»

Don Camillo si concentrò.

«Ecco» disse alla fine «ripensandoci bene, mi pare, quando me ne sono andato, di aver visto che su un foglio c'era scarabocchiato qualcosa in lapis rosso. Con permesso: credo che ci sia gente in canonica.»

Don Camillo si inchinò rapidissimamente e fece per sgattaiolare in sagrestia. Ma la voce del Cristo lo bloccò.

«Don Camillo!»

Don Camillo ritornò indietro lentamente e si fermò imbronciato davanti all'altare.

«E allora?» chiese severo il Cristo.

«E allora sì» borbottò don Camillo. «Mi è scappato scritto qualcosa… Mi è scappato scritto "Peppone asino"… Però, se aveste letto quella circolare, sono sicuro che anche Voi…»

«Don Camillo! Non sai quello che fai tu, e pretendi sapere quello che farebbe il Figlio del tuo Dio?»

«Scusatemi. Ho fatto una fesseria, lo riconosco. D'altra parte Peppone adesso ne fa un'altra mettendo fuori i manifesti con le minacce e così siamo pari.»

«Pari un bel niente!» esclamò il Cristo. «Peppone si è preso dell'asino da te ieri sera e domani si prenderà ancora dell'asino da tutto il paese! Figurati la gente che pioverà qui da tutte le parti per poter sghignazzare sugli strafalcioni del

Capopopolo Peppone di cui tutti hanno una paura matta. E tutto per colpa tua. Ti pare bello?»

Don Camillo si rinfrancò.

«D'accordo: ma ai fini politici generali…»

«Non mi interessano i fini politici generali!» lo interruppe il Cristo. «Ai fini della carità cristiana, l'offrire alla gente motivo di deridere un uomo per il fatto che quest'uomo è arrivato soltanto alla terza elementare è una grossa porcheria e tu ne sei la causa, don Camillo!»

«Signore» sospirò don Camillo. «Ditemi Voi: cosa posso fare?»

«Mica l'ho scritto io "Peppone asino"! Chi fa il peccato faccia la penitenza. Arrangiati, don Camillo!»

Don Camillo si rifugiò in canonica e prese a camminare in su e in giù per la camera e gli pareva di sentire le risate della gente ferma davanti ai manifesti di Peppone.

«Imbecilli!» esclamò arrabbiatissimo. Si volse alla statuetta della Madonna.

«Signora» la pregò. «Aiutatemi Voi.»

«È un affare di stretta competenza di mio Figlio» sussurrò la Madonnina. «Non posso immischiarmi.»

«Metteteci una buona parola.»

«Proverò.»

Ed ecco: improvvisamente entrò Peppone.

«Sentite» disse Peppone. «Qui la politica non c'entra. Qui si tratta di un cristiano che si trova nei guai e viene a chiedere consiglio a un prete. Posso essere sicuro…»

«So il mio dovere. Parla. Chi hai ammazzato?»

«Io non ammazzo, don Camillo» replicò Peppone. «Io, caso mai, quando uno mi pesta troppo i calli, faccio volare sberle fulminanti.»

«Come sta il tuo Libero Camillo Lenin?» si informò con aria sorniona don Camillo. E allora Peppone si ricordò della spazzolata che aveva ricevuta il giorno del battesimo e alzò le spalle.

«Si sa come succede» brontolò «le sberle sono merce che viaggia. Sberle vanno e sberle vengono. A ogni modo, questa è un'altra questione. Insomma, qui succede che c'è in paese un farabutto, un vigliaccone nero, un Giuda Iscariota dal dente velenoso il quale, tutte le volte che appiccichiamo al nostro albo una carta con la mia firma di segretario, si diverte a scriverci sopra "Peppone asino"!»

«Tutto qui?» esclamò don Camillo. «Non mi pare poi una grande tragedia.»

«Mi piacerebbe vedere se ragionereste così quando per dodici settimane di seguito trovaste scritto sulla tabella delle funzioni: "Don Camillo asino"!»

Don Camillo disse che quello era un paragone che non stava in piedi. Altro è l'albo di una chiesa, altro è l'albo di una sezione di partito. Altro è dare dell'asino a un sacerdote di Dio, altro è dare dell'asino a un capo di matti scatenati.

Non hai un'idea di chi possa essere?» si informò allafine.

«È meglio che non l'abbia» rispose truce Peppone. «Se l'avessi, quel barabba viaggerebbe ora con due occhi neri come la sua animaccia. Sono già dodici volte che mi fa lo scherzo, quel salta-strada, e sono sicuro che è sempre lui, e

adesso vorrei avvertirlo che la cosa è arrivata al massimo. Che si sappia regolare perché, se lo pizzico, succede il terremoto di Messina. E allora faccio stampare dei manifesti e li appiccico a tutte le cantonate in modo che li vedano lui e la sua banda.»

Don Camillo si strinse nelle spalle.

«Mica sono una stamperia» disse. «Cosa c'entro io? Rivolgiti a un tipografo.»

«Già fatto» spiegò cupo Peppone. «Ma siccome non mi va di fare la figura dell'asino, voi dovreste dare una guardata alla bozza prima che Barchini stampi il manifesto.»

«Ma Barchini non è mica un ignorante e se ci fosse stato qualcosa di difettoso te lo avrebbe detto.»

«Figuriamoci!» sghignazzò Peppone. «Quello è un pretaccio… voglio dire, quello è un reazionario nero come la sua animaccia e, anche se vedesse che ho scritto cuore con due "q", non fiaterebbe pur di farmi fare una figura magra.»

«Ma hai i tuoi uomini» ribatté don Camillo.

«Già, io mi abbasso a farmi correggere il compito dai miei inferiori! E poi è bella roba! Fra tutti non riescono a mettere insieme mezzo alfabeto!»

«Vediamo» disse don Camillo. E Peppone gli porse la bozza.

Don Camillo scorse lentamente le righe di stampa.

«Be', strafalcioni a parte, mi pare un po' troppo forte, come tono.»

«Forte?» gridò Peppone. «Ma quello è una tal canaglia maledetta, un tal farabutto, un tale manigoldo provocatore che per dirgli tutto quello che merita ci vogliono due vocabolari!»

Don Camillo prese la matita e corresse con cura la bozza.

«Adesso ripassati le correzioni a penna» disse quand'ebbe finito.

Peppone guardò con tristezza il foglio pieno di cancellature e di segnacci.

«Pensare che quel vigliacco di Barchini mi aveva detto che tutto era a posto… Quanto vi debbo?»

«Niente. Vedi piuttosto di tenere chiusa la ciabatta. Non si sappia che lavoro per l'Agit-prop.»

«Vi manderò delle uova.»

****

Peppone uscì e don Camillo, prima di mettersi a letto, andò a salutare il Cristo.

«Grazie di avergli suggerito di venire da me.»

«È il meno che potevo fare» rispose sorridendo il Cristo.

«Come è andata?»

«Un po' duretta, ma bene. Non sospetta neppure lontanamente che sia stato io ieri sera.»

«Invece lo sa benissimo» ribatté il Cristo. «Lo sa benissimo che sei stato tu. Sempre tu, tutt'e dodici le volte. Ti ha anche visto, un paio di sere. Don Camillo, stai in gamba: pensaci su sette volte prima di scrivere ancora "Peppone asino".»

«Quando uscirò, lascerò sempre a casa la matita» promise solennemente don Camillo.

“«Amen» concluse il Cristo sorridendo.”

 

Passi di: Giovannino Guareschi. “Don Camillo”.

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STOP al voto! Si conclude l'ultimo ottavo di finale con la netta vittoria di DON CAMILLO su Sauron!

 

Camillo (Don)	Ciclo di Don Camillo				G. Guareschi		31
Sauron		Il Silmarillion - Il Signore degli Anelli	J. R. R. Tolkien	11
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Con la vittoria di Don Camillo, le Anniesil guadagnano ben 6 punti (+3 punti per il passaggio del proprio personaggio, bonus +1 Junior 2, bonus + 2 doppio dei voti rispetto al secondo) e si portano a quota 24 punti, accorciando così le distanze con le prime posizioni della classifica.

 

La situazione completa del gioco a squadre la trovate, come sempre, nel primo post si questa discussione.

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Tre Giorni TRE per votare. Chiusura il 24/06/2016

- possono votare tutti gli utenti iscritti, purché abbiano al loro attivo almeno 10 messaggi postati nell'ultimo anno ad eccezione di post di presentazione e post di voto in giochi analoghi (CDM, MDM ecc.).

- ogni utente ha in questa fase a sua disposizione 1 VOTO e una volta postato non potrà essere modificato.

- in caso di parità tra due o più personaggi si procederà con il GOLDEN GOL.

ATTENZIONE: ricordate che in questo caso sarà considerato valido il primo voto a partire dal momento in cui vi daremo il via (qualunque voto postato prima sarà considerato noto e precluderà la possibilità di esprimere la propria preferenza) e che potranno votare solo coloro che non avranno già espresso preferenza per gli sfidanti del Golden Gol.

Ecco invece come dovete trattare gli SPOILER

Non vogliamo essere troppo fiscali, in quanto comunque il gioco si basa sui personaggi di cui si dovrebbe comunque già sapere molto. Tuttavia, mettiamoci una mano sulla coscienza e cerchiamo di non rovinare il libro o la saga a persone che magari non l’hanno mai letto.

Inoltre per ogni spoiler va anche specificato il libro esatto da cui proviene, soprattutto per quanto riguarda libri facente parte di saghe.

A beneficio di chi partecipa al gioco a squadre vi ricordiamo come funzionano i punteggi:

La squadra guadagna punti quando

- uno dei propri personaggi passa il turno = 3 punti

+ bonus se il personaggio a passare è Junior 2 = 1 punto

+ bonus se vince il Golden Gol = 1 punti

+ bonus se il proprio personaggio passa con almeno 10 voti di distacco sul secondo = 1 punto

+ bonus se passa come primo con il doppio o più punti rispetto al secondo = 2 punti (non cumulabile con il precedente)

La squadra perde invece punti quando

uno dei propri personaggi non passa il turno = -1 punto

+ malus se il personaggio è Top = -3 punti

 

+ malus se il personaggio è Junior 1= -3 punti

 

 

Turno 1
Beleg Arcoforte (Il Silmarillion, J. R. R. Tolkien)

Long John Silver (L'isola del tesoro, R. L. Stevenson)

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