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Albert Stark

ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

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Sono in ritardo anche questa settimana!! Aiuto xD

Ma andiamo:

 

DAVOS I

 

In questo capitolo troviamo Davos naufragato su uno scoglio che soffre fame e sete. Inoltre, pensa ai suoi figli morti, che lui stesso ha condotto nella battaglia, e si chiede perché debba ancora vivere. Mi dispiace per lui: mi è sempre stato simpatico, anche perché la pensiamo allo stesso modo su Melisandre… Quella donna non ce la racconta giusta! XD
La parte più interessante del capitolo secondo me è quella in cui ricorda come è scampato alla morte in battaglia. Avvincente la scrittura di Martin nel descrivere il suo quasi-annegamento, mancava il respiro anche a me! Il resto mi è risultato un po' piatto.
La perdita delle ossa che Davos conservava come portafortuna l'hanno reso un po' insicuro, ora, ma saprà trovare dentro di sé la forza per superare tutte le sue superstizioni.
Infine, i lyseniani sulla nave servono anch'essi Stannis e Davos ha trovato una nuova ragione di vita. Tutto ok, finora.

 

 

 

SANSA I

 

Il capitolo si apre con un'interessante evoluzione di Sansa: spende qualche minuto per ipotizzare che cosa voglia Margaery da lei. I suoi pensieri, alla fine, si riveleranno sbagliati. Però ha iniziato ad essere più sospettosa sulla gente che le sta intorno. Buona cosa: King's Landing è piena di serpenti. O meglio, leoni.
Inoltre, Sansa pensa a ciò che ha fatto, se è stata saggia a non fuggire con Sandor Clegane, si mette in discussione. Buona cosa.
Molto interessante il paragone che fa Martin tra l'accoglienza di Margaery e la sua esperienza tra la folla durante la rivolta del pane.

 

Quando arriva ser Loras, la povera Sansa va in panico! XD
E siamo sinceri, una ragazza della sua età, sottobraccio con la sua cotta, poteva reagire in modo diverso? Si vede che è una ragazzina come tante, insomma. Mi fa tenerezza...
E alla fine, come ogni ragazzina che parla con la sua cotta fa un commento imbarazzante che guasta l'atmosfera... E pazienza, ci siamo giocate Loras, ma non preoccuparti Sansa, non era interessato dal principio.

 

Alla cena, abbiamo modo di conoscere la Regina di Spine. Che non ha nulla di spinoso in lei, a vederla, ma non appena apre bocca capiamo da dove arriva la sua fama. Essenzialmente dice tutto ciò che pensa e non ha paura nemmeno del diavolo.
Finalmente sappiamo che cosa i Tyrell volevano sapere da Sansa: com'è Joffrey? Sansa è terrorizzata, ma alla fine riesce a dire la verità su di lui.

 

Blocco di Burro canta 'The bear and the maiden fair', mi sono venuti in mente alcuni paragoni:
- Sansa potrebbe simboleggiare la fanciulla
- Il Mastino e Tyrion, che vengono nominati al principio, possono simboleggiare l'orso: pur non essendo galanti e affascinanti sono quelli che l'hanno salvata o hanno cercato di aiutarla, mentre Loras (il cavaliere) nemmeno si ricorda di averla mai incontrata.
- Loras sarebbe quindi il cavaliere che la fanciulla della canzone vorrebbe.

 

Interessante anche il discorso che fa la Regina di Spine sulla bellezza esteriore di Joffrey: Sansa ha già cominciato a capire che bello non vuol dire necessariamente buono, ma l'ha imparato a sue spese. Olenna, invece, dice che ha insegnato a Margaery quanto l'aspetto esteriore conti. E' stato interessante: mi chiedo se Sansa fosse stata mandata come protetta a Altogiardino e avesse passato un po' di tempo con la nonna Tyrell, cosa sarebbe accaduto tra lei e Joffrey? Ah, non lo sapremo mai, di certo avremmo una Sansa diversa... Magari una Margaery 2.0!

 

Alla fine i Tyrell lanciano la bomba: Sansa, ti andrebbe di sposare Willas? Lo sappiamo che lo fanno per la sua dote, ma la povera Sansa ci casca con tutti e due i piedi - beh, non si può pretendere che impari tutte le regole del gioco da subito.
Lei però voleva Loras.
A tal proposito: anche Willas potrebbe simboleggiare l'orso, se Loras fa la parte del cavaliere.

 

Una chicca:

 

"She could only imagine what it would be like to pull up his tunic and caress the smooth skin underneath, to stand on her toes and kiss him, to run her fingers through those thick brown curls and drown in his deep brown eyes. A flush crept up her neck."

 

Hai capito Sansa che fantastica su Loras... Gli ormoni si fanno sentire? Eheheh XD

Io ce l'avrei vista con Willas, comunque. Sarebbe stato gentile con lei, no? In fondo (quasi) tutti sono meglio di Joffrey.

 

PS: Sono l'unica che quando compaiono i Kettleblack mi confondo sempre, con tutti quei nomi quasi uguali? XD

 

PPS: Della serie troviamo rimandi anche dove non ci sono: La canzone, il color zaffiro, la rosa rossa... Se tutto ciò non è una strizzata d'occhio a Brienne di Tarth e alla sua storia...


@***Silk***:

 

Cita

Piccoli incisi:
-          Durante il dialogo con Margaery i continui riferimenti della canzone (THE MAID WITH HONEY IN HER HAIR!) sembrano quasi un ammiccamento al purple wedding.

 

 

Perché? Quali sono? Non li ho notati, puoi farmi qualche esempio?

 

 

 

JON I

 

Il capitolo è interessantissimo perché facciamo la conoscenza di alcune tra le personalità più di spicco dei bruti: Mance Rayder in primis, ma anche Tormund e Styr, Val e Dalla.

 

Quando Jon parla con Mance, viene ricordata la legge dell'ospitalità. Cosa che ci servirà più avanti.

 

La faccenda del mantello di Mance Rayder: ma voi avete capito perché è così importante che ci fosse anche il rosso, in mezzo al mantello nero?
I colori dei Targaryen sono rosso e nero, no? Che magari Mance abbia un qualche legame con quella famiglia? Può essere plausibile questa mia ipotesi, magari qualcuno era suo parente? Non avevo pensato a Rhaegar, ma magari che so, a qualche bastardo? Boh…

 

E poi il fatto che la seta rossa provenga da Asshai mi rende un po' sospettosa, visto che poi Melisandre avrà una parte da recitare con Mance... E' solo una strizzata d'occhio di Martin o l'ennesimo mistero?

 

Considerazione finale: potrebbe non ricordarsene perché l'ha vista poco, ma se Mance si ricordasse che aspetto ha Arya Stark, questo aprirebbe prospettive molto interessanti su tutta la faccenda di quell'altra Arya…

 

 

 

DAENERYS I

 

Il capitolo riguarda il viaggio di Daenerys. Durante la traversata, Dany ricorda la sua infanzia, quando con Viserys andava per mare fuggendo dall'Usurpatore.
Per quanto Viserys sia... beh, come tutti sappiamo, credo di riuscire a comprenderlo un po'. Quando Daenerys ricorda di avergli detto che le sarebbe piaciuto essere un marinaio, ricorda che lui le aveva fatto male urlandole che lei era il sangue del drago e non di un pesce, beh, indubbiamente ha sbagliato ad essere così aggressivo, ma capisco che abbia voluto come dire educare la sorella a pensarsi come doveva pensarsi, quindi come una principessa della dinastia Targaryen, invece di un marinaio. Non credo che avesse tutti i torti. Magari sentiva il peso di essere il fratello maggiore e dover insegnare alla sorella tutto ciò che riguardava la loro stirpe...
Ma Dany ha ragione a dire che avrebbe dovuto essere più saggio e meno impaziente. Ma dal ricordo che ha del fratello, che le raccontava del loro regno e la proteggeva ecc. ecc., scopriamo che non era malvagio al 100%, com'è nello stile di Martin.

 

Quando Barbabianca inizia a parlare di Rhaegar, ho trovato una parte un po' oscura:

 

"Until one day Prince Rhaegar found something in his scrolls that changed him. No one knows what it might have been, only that the boy suddenly appeared early one morning in the yard as the knights were donning their steel. He walked up to Ser Willem Darry, the master-at-arms, and said, I will require sword and armor. It seems I must be a warrior."

 

Ora mi chiedo: che cosa può aver trovato nelle pergamene che gli ha fatto cambiare vita? Qualcuno ha qualche ipotesi?

 

 

Ho trovato un'altra chicca per più avanti:

 

"Ser Jorah saved me from the poisoner, and Arstan Whitebeard from the manticore. Perhaps Strong Belwas will save me from the next."

 

Considerate le cavallette di due libri più avanti... xD
A me Belwas è sempre stato simpatico, comunque.

 

Poi la parte nella cabina: eh, insomma… non so come interpretarla xD
Daenerys è nuda, lui già è cotto, la prende e la bacia, anche se non è appropriato. Ma lei non lo respinge. Gioco di potere, forse… Di certo, come dice @***Silk*** una delle tre teste non sarà quella di Ser Jorah.

 

Ultimo appunto: ho trovato affascinante la storia dei Tremila di Qohor. Fa molto battaglia alla Signore degli Anelli dove sono tipo tre tra elfi uomini e nani contro un mondo di orchetti. xD

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@*Khaleesi*

riguardo al mantello di Mance, io credo sia semplicemente un'allegoria sulla libertà. Il colore rosso è molto diverso dal nero e nella Confraternita tutti devono vestire uguale senza eccezioni di sorta; così come il nero è colore cupo, uniforme e fa pensare alle brutte notizie, così il rosso è anche un colore che rimanda alla passione e ai sentimenti, è raro e per i bruti rende le persne attraenti (vedi Ygritte). Asshai credo venga sempre citata in relazione all'allegoria sulla libertà: cosa c'è di più lontano e distante/diverso di Asshai rispetto alla Barriera? 

 

Sulla pergamena, è molto probabilmente quella contenente la profezia di Azor-Ahai grazie alla quale Rhaegar si era convinto di dover diventare un guerriero e di essere il salvatore del mondo.

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2 hours fa, *Khaleesi* dice:

@***Silk***:

 

Cita

Piccoli incisi:
-          Durante il dialogo con Margaery i continui riferimenti della canzone (THE MAID WITH HONEY IN HER HAIR!) sembrano quasi un ammiccamento al purple wedding.

 

 

Perché? Quali sono? Non li ho notati, puoi farmi qualche esempio?

 

Quello riportato tra parentesi! XD

Dontos le ha già consegnato la retina per i capelli da indossare al purple wedding, quindi il riferimento al miele potrebbe anche essere un occhiolino al veleno racchiuso nelle pietre. O comunque mi piaceva pensarlo.

Interessanti anche le metafore che hai rilevato tu nella canzone.

 

2 hours fa, *Khaleesi* dice:

Quando Barbabianca inizia a parlare di Rhaegar, ho trovato una parte un po' oscura:

 

"Until one day Prince Rhaegar found something in his scrolls that changed him. No one knows what it might have been, only that the boy suddenly appeared early one morning in the yard as the knights were donning their steel. He walked up to Ser Willem Darry, the master-at-arms, and said, I will require sword and armor. It seems I must be a warrior."

 

Ora mi chiedo: che cosa può aver trovato nelle pergamene che gli ha fatto cambiare vita? Qualcuno ha qualche ipotesi?

 

 

Idem come sharingan. Con estrema probabilità, si tratta del rinvenimento della profezia di Azor Ahai/ Principe Promesso, in seguito a cui Rhaegar si era convinto di dover diventare un guerriero.

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19 hours fa, sharingan dice:

@*Khaleesi*

riguardo al mantello di Mance, io credo sia semplicemente un'allegoria sulla libertà. Il colore rosso è molto diverso dal nero e nella Confraternita tutti devono vestire uguale senza eccezioni di sorta; così come il nero è colore cupo, uniforme e fa pensare alle brutte notizie, così il rosso è anche un colore che rimanda alla passione e ai sentimenti, è raro e per i bruti rende le persne attraenti (vedi Ygritte). Asshai credo venga sempre citata in relazione all'allegoria sulla libertà: cosa c'è di più lontano e distante/diverso di Asshai rispetto alla Barriera? 

 

Sulla pergamena, è molto probabilmente quella contenente la profezia di Azor-Ahai grazie alla quale Rhaegar si era convinto di dover diventare un guerriero e di essere il salvatore del mondo.

 

In effetti il rosso è anche un colore più allegro, mentre si dice spesso che i Guardiani vestano di nero perché se muoiono sono già pronti (non ricordo le parole esatte, ma è così il senso, no?). Il rosso è anche il mio colore preferito (anche se non interessa a nessuno xD)

Asshai in effetti è tutto ciò di misterioso, esotico, distante e diverso che ci sia nelle Cronache :D

 

 

17 hours fa, ***Silk*** dice:

 

Quello riportato tra parentesi! XD

Dontos le ha già consegnato la retina per i capelli da indossare al purple wedding, quindi il riferimento al miele potrebbe anche essere un occhiolino al veleno racchiuso nelle pietre. O comunque mi piaceva pensarlo.

Interessanti anche le metafore che hai rilevato tu nella canzone.

 

 

Idem come sharingan. Con estrema probabilità, si tratta del rinvenimento della profezia di Azor Ahai/ Principe Promesso, in seguito a cui Rhaegar si era convinto di dover diventare un guerriero.

 

Aaaah!!! Vero! Che stupida sono non ci ero mai arrivata! In effetti la retina c'è, qualcosa nei capelli pure, Sansa è una fanciulla... C'è tutto!

Bella la tua prospettiva, mi piace!

 

Per Azor Ahai... Plausibilissimo!

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Cercando di recuperare i capitoli delle settimana scorsa...

 

Davos I

Se nel capitolo di Jaime avvistare una nave in lontananza significava pericolo, qui è segno di salvezza. Abbiamo un Davos che vive una vicenda di cui in un certo senso ha già fatto esperienza, ma da una nuova prospettiva: se anni fa era lui a portare cibo e salvezza agli assediati, ora è lui quello che rischia di morire di stenti e che aspetta che una barca/nave venga a soccorrerlo. Se l’episodio passato lo ha portato a “guadagnare” la sacca portafortuna con le dita mozzate, ora Davos la perde, ed è come se con tale perdita si chiudesse una vera e propria fase della sua vita: una fase che (come per tanti altri personaggi) è fatta di aspettative seguite da un drastico e traumatico crollo.

 

Il capitolo presenta una descrizione dettagliata del modo in cui Davos è riuscito a sopravvivere, sia con il superamento della muro di fuoco (il ricordo riesce a suscitare una certa tensione anche se sappiamo al 100% che il personaggio si salva), sia lottando contro l’ambiente ostile e la scarsità di cibo su quello scoglio. Sinceramente, vista tutta l’attenzione dedicata a queste dinamiche, non ho mai ritenuto veramente sincera con sé stesso l’intenzione di Davos di lasciarsi morire. Ha fatto fin troppo per sopravvivere, si è mostrato fin troppo tenace. Forse porsi tutti quei dubbi sul volere o meno vivere è più che altro un modo per rispondere al proprio senso di colpa per quanto accaduto.

 

Davos è un personaggio che provenendo dal basso “si è fatto da solo”, similmente a Ditocorto, ma a differenza di quest’ultimo non è spinto tanto da rivincita personale quanto dalla speranza di un futuro migliore per i propri figli. Ricordiamo che nel suo primo capitolo di ACOK le preoccupazioni per la famiglia occupano uno spazio di primo piano nei suoi pensieri. Il fatto che la sua stessa ascesa sociale abbia alla fine portato alla loro fine è tragicamente ironico. Le speranze che ha riposto nell’ascesa sociale dei suoi figli si sono dimostrate vane quanto la fiducia risposta nella sacca portafortuna che teneva al collo. Penso che Davos non abbia invece molto da sentirsi in colpa per il suo contributo alle azioni più “discutibili” di Stannis e Melisandre: obiettivamente, che altro avrebbe potuto fare? Nessun gesto di aperta ribellione avrebbe cambiato gli eventi, Anzi, dirò di più: esprimere a Stannis la sua sincera opinione, cercando di consigliarlo al meglio, pur restandogli allo stesso tempo fedele e obbediente è forse la cosa migliore che potesse fare nella sua posizione.

 

Davos è da molti considerato un personaggio un po’ noioso per via dell’essenza di caratteristiche particolarmente “forti” e del fatto di rappresentare per molti versi “l’uomo normale”. Ad esaminarlo meglio però la situazione in cui si trova nell’ambito del gioco del trono è una delle più complesse e difficili, non perché il personaggio abbia chissà quale grande influenza sullo schema politico complessivo, ma perché si ritrova a dover fare i conti con interessi, motivazioni e moti d’animo contrastanti. Già il semplice fatto di far parte delle fazione di Stannis, ovvero uno degli schieramenti più controversi e difficili da giudicare in modo netto, è significativo.

 

 

Sansa I

Abbiamo una Sansa in piena fase di transizione, da un lato diffidente e disillusa, ma dall’altro ancora incapace di comprendere in che modo indirizzare al meglio la sua sfiducia/disillusione. Si comporta in modo paranoico quando non ha ragione di farlo (pensando che ad esempio anche dietro all’invito di Margaery ci sia un qualche piano organizzato da Joffrey), ma torna ad essere la ragazzina ingenua di AGOT in altre occasioni, specialmente con le sue illusioni nei confronti di Loras.

 

Il capitolo è molto bello e ha come novità più evidente Olenna con la sua sfilza di battute argute. Nulla da dire, un ingresso in grande stile del primo personaggio nuovo e di un certo rilievo presentato nel libro di ASOS (libro che non è certo avaro di personaggi di media importanza ben riusciti). E’ anche la prima volta che vediamo una ballata trasposta e totalmente intrecciata alle vicende dei personaggi in tempo reale. Si tratta di una tecnica che verrà usata spesso in ASOS e che personalmente trovo molto azzeccata. In questo caso, a prima vista la vicenda dell’orso e della fanciulla sembra essere parallela alla scoperta di Sansa di dover sposare Willas invece di Loras, ma sappiamo benissimo che la canzone è un preludio ad una sorpresa per lei ben peggiore…

Interessante anche la breve finestra che viene aperta sullo stato d’animo di Loras. E’ un personaggio che non ha poi molte scene nel corso di tutta la saga, e forse non ne ha nessuna veramente memorabile, ma ricordiamoci che pure lui nei suo piccolo ha una sua dimensione drammatica.

 

E’ inoltre un capitolo in cui vediamo lo spirito della Casa Tyrell in tutta la sua essenza: ambiziosi e ricchi, ma in maniera in certo senso meno “prorompente” dei Lannister. Non sfoggiano le loro doti in maniera aggressiva e prepotente, bensì si servono dell’apparente dolcezza e pacatezza per nascondere le proprie manovre. Hanno anche un rapporto con il popolo completamente diverso dai Lannister: più che far pesare in modo prepotente la loro superiorità ai ceti inferiori, fanno di tutto per conquistarsene in favore. Forse è una casata in cui Sansa si sarebbe potuta trovare bene, ma sappiamo che il destino è beffardo…

 

Jon I

Non mi ricordavo della breve descrizione di Spettro, che esattamente come il suo padrone si trova in un ambiente diverso e ostile, a doversi far valere in mezzo ai cani aggressivi dei Bruti. Quella di Jon è un’autodifesa molto meno plateale, basata più sull’astuzia che su altro, ma che alla fine del capitolo scopriamo essere altrettanto efficace. E’ stato proprio ASOS il libro che mi ha fatto amare davvero Jon e tifare per lui, presentandolo non più come un adolescente che deve crescere sotto la guida di “leader” più esperti, ma come un uomo capace di portare a termine una missione delicatissima e saper sfruttare al meglio le proprie capacità intellettive. Il dialogo tra lui e Mance è infatti una sorta di duello intellettuale, in cui uno cerca di non essere smascherato e l’altro di penetrare la sua psiche. Paradossalmente, sono proprio i complessi adolescenziali di Jon di “sentirsi sempre il bastardo della situazione” a venirgli in aiuto, permettendogli presentare una motivazione credibile per la propria diserzione, che è una bugia soltanto a metà (e si sa benissimo che le mezze verità spesso sono più credibili delle bugie totali). Anche l’indole romantica di Mance gioca il suo ruolo: un uomo che ha disertato per ragioni così simboliche e sentimentali, prendendo quella decisione da un giorno all’altro (ha disertato il giorno dopo rispetto a quando gli è stato ordinato di cambiare il suo mantello), è credibile che possa credere anche alla vicenda di Jon.

 

In generale la presentazione di Mance e tutto il dialogo mi piacciono tantissimo, sia per l’idea di farlo entrare in scena come “un re che non ha l’aria di essere un re”, sia per tutte le vicende che il personaggio racconta. Dopo Olenna, è il secondo personaggio carismatico ad entrare in scema. Molto forte il ruolo della musica in questo capitolo, con un esplicito parallelismo tra Bael e Mance e con una nuova canzone di sottofondo. Noto anche che Martin ama molto presentare i cantastorie nella sua saga, ma ha anche un rapporto controverso con essi: spesso sono individui di bassa lega e piuttosto sgradevoli, ma nel caso ad esempio di Mance e dei Bruti attorno a questo mestiere aleggia una sorta di idealismo.

 

Molto interessante ovviamente il modo in cui Jon osserva i Bruti, notandone subito sia l’umanità/debolezza sia gli elementi più minacciosi. Ecco, un altro motivo per cui quella di ASOS è forse la fase più interessante delle vicende di Jon è questo confronto con una cultura diversa, a mio parere riuscito molto meglio di quanto accade nei capitoli di Daenerys (dove il gusto un po’ fine a sé stesso per la cultura esotica prende spesso il sopravvento). Tra l’altro in questo capitolo ci sono diversi accenni a come tra GdN e Bruti la distanza non sia poi così incolmabile: al di là dello stesso sangue dei Primi Uomini che scorre nelle vene, ci sono continui riferimenti ai piccoli momenti di “pacifica collaborazione” che anche nell’inimicizia si instaurano: Mance che racconta come grazie ai rapporti con i GdN è riuscito a sapere del banchetto in onore di Robert, la donna dei Bruti che nel villaggio si prende cura anche di GdN feriti, lo stesso Craster che si trova in una posizione molto ambigua e intermedia (collabora un po’ con i GdN, ma i Bruti questo lo sanno benissimo e nonostante ciò finora lo hanno sempre lasciato indisturbato). Inoltre abbiamo Mance che da GdN ama la musica dei Bruti e al tempo stesso da Re Oltre la Barriera canta una canzone dei Sette Regni. Insomma, si intravedono già delle premesse per un rapporto più pacifico tra le due fazioni e sappiamo che nei libri successivi questo disegno verrà sviluppato meglio…

 

Infine va sottolineato il breve scambio di Jon e Ygritte sul concetto di libertà: tra i Bruti un individuo può fare quello che vuole, ma al tempo stesso se ciò non risulta gradito ad altri questi sono liberi anche di ucciderlo. E’ il motivo per cui non simpatizzo molto con la causa dei Bruti: la trovo un’esaltazione della libertà un po’ ipocrita e contraddittoria, in cui alla fine essere libero significa solo essere schiavo del più forte (e quindi magari non poter seguire i propri desideri per timore della violenza del più forte). Il concetto di libertà è fin troppo indefinito e relativo, e per questo motivo forse nessuno può davvero arrogarsi il diritto di esserne il difensore assoluto e supremo. Comunque il capitolo mostra anche che pure tra i Bruti il concetto di “più forte” va inteso in senso lato: non è detto che si tratti del guerriero più abile o possente, può essere anche la semplice superiorità numerica (come vediamo nel gruppo che ha catturato Jon, dove il volere della maggioranza di concedere una possibilità a Jon prevale su quello di Rattleshirt) o la superiorità intellettuale (come evidenzia Tormund nello spiegare come mai è Mance ad essere il leader). Anche questo insomma è molto relativo: nessuno è veramente più forte di un altro in maniera definitiva e chiunque ha la possibilità di prevalere, almeno in una qualche forma e in una qualche occasione. E’ il motivo per cui nella tanto elogiata dai Bruti situazione di “libertà totale” chiunque ha almeno in potenza delle possibilità, ma al tempo stesso nessuno ha motivo di sentirsi davvero al sicuro.

 

Daenerys I

Secondo me questo è il capitolo meno efficace di tutti quelli visti finora in ASOS e il motivo è estremamente banale: va tutto fin troppo liscio. Mentre nei capitoli precedenti ogni protagonista di trova a fare i conti con un grandissimo conflitto e una situazione fortemente problematica (se non addirittura ostile), per Dany è un capitolo dove tutto nel complesso procede discretamente (gli intoppi sono relativamente piccoli), senza una vera e propria sensazione di sfida. I suoi Dothraki stanno male per il mare in tempesta, ma la cosa non la riguarda visto che lei non soffre di tale debolezza; Jorah e Barristan litigano, ma entrambi desiderano conquistarsi il suo favore e quindi lei vede il conflitto solamente dall’esterno; i draghi all’inizio hanno suscitato diffidenza sulla nave, ma questo problema ben presto viene superato e gli animali diventano addirittura motivo di orgoglio.

 

Tuttavia un piccolo seme di conflitto lo si può notare nel suo rapporto con la sua famiglia Targaryen. Non avendola quasi per niente conosciuta, Dany è portata a metterla su un piedistallo e idealizzarla, ma d’altro canto il fatto stesso che fa tutte queste domande insistenti a Ser Barristan a riguardo sottintende forse la presenza di un piccolo dubbio. Poi è ovvio che questo dubbio viene prontamente coperto e soppresso. Viene anche dato un certo spazio ai ricordi di Dany dei suoi viaggi per la Città Libere. L’aver viaggiato così tanto sicuramente è uno dei fattori che hanno premesso alla ragazza di adattarsi così facilmente a culture e situazioni di vario tipo, ma è interessante vedere come nonostante tutte queste variopinte esperienze reali Dany continui ad essere attaccata ad una visione dei Sette Regni che ha sentito solo nei racconti (tra l’altro tutt’altro che imparziali) di suo fratello.

 

Mi ha inoltre colpito il discorso di Barristan su come, per quanto un cavaliere possa essere abile, potrà trovare sempre qualcuno che prevalga su di lui, e che sono fin troppi i fattori che influenzano l’esito di uno scontro. Ho subito collegato questo discorso al discorso del capitolo precedente su come anche nella “legge del più forte” dei Bruti il concetto di “più forte” in realtà sia tutt’altro che a senso unico. D’altronde per me l’intera saga di ASOIAF è una storia che ha come tema portante il crollo delle certezze e dei punti di riferimento.

 

In questo capitolo assistiamo alla genesi del “nodo di Meeren”, ovvero all’idea di fermarsi alla Baia degli Schiavisti prima di procedere a occidente. Non ricordavo che fosse farina del sacco di Jorah, scommetto che molti lettori col senno del poi lo stanno ringraziando :stralol: Comunque significativa anche la considerazione di Dany sul fatto che, in una situazione di totale incertezza, non fidarsi di nessuno potrebbe essere pericoloso come fidarsi di tutti. Insomma, una qualche forma di fiducia, anche cauta e parziale, in qualcuno devi pur riporla, altrimenti sei costretto all’immobilità totale. In ASOIAF di certezze non ce ne sono, ma nonostante questo i personaggi hanno bisogno di costruirsele. Mi sembra addirittura di rivedere il buon vecchio Ned ai tempi di AGOT, quando si sentiva disorientato alla corta di Approdo del Re…


E poi c’è anche il riferimento all’amore per la musica di Rhaegar. Anche lui, come Mance e Bael, è una figura fortemente intrisa di quest’aura di romanticismo, che “da bravo cantastorie” ha fatto qualcosa di estremamente clamoroso e inaspettato.

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BRAN I

 

Quanto mi piacciono i punti in cui ci troviamo nella testa delle bestie non potete saperlo xD
La trovo una lettura affascinante, ti catapulta in un mondo totalmente nuovo, sei costretto a metterti nei panni di un animale, a pensare completamente fuori dai tuoi schemi mentali, da come tu, essere umano, percepisci il mondo. E Martin è davvero geniale in questo tipo di scrittura. Tutto assume una diversa prospettiva. Fantastico!

 

Bran si trova all'inizio dentro Estate. Devo dire che il fascino della scrittura all'inizio presto lascia il posto alla malinconia quando Estate si ricorda di aver avuto un branco una volta. Si sente la solitudine del lupo - che presumo si rifletta pure in Bran - e mi riempie di tristezza...

 

Quando torniamo "alla realtà" incontriamo i Reed che discutono con Bran sul da farsi. Dove andare? Dal corvo con tre occhi, anche se il viaggio è pericoloso, spaventoso, le terre sono vaste, e come lo troviamo il corvo oltre la Barriera? Oppure possiamo andare a rifugiarci da qualche alfiere degli Stark? Ma i Cerwyn sono morti, potrebbero esserlo anche gli Umber, i Karstark, i Manderly… Come sfuggire al Bastardo di Bolton e agli uomini di ferro? Non faremmo meglio a restare nella torre ad aspettare la fine della guerra? Ma così non impareremmo mai a volare!

 

Tante decisioni da prendere e Bran alla fine decide di andare dal corvo.

 

Molto interessante e tenero il riferimento a Eddard. Se è degno di essere preso come esempio, allora è stato un buon padre. Avevamo dubbi?

 

Capitolo un po' ostico come dice @sharingan, ma quanto mi piacciono le parti nella testa degli animali: l'ho trovato quindi molto avvincente.

 

 

 

DAVOS II

 

Davos, come dice @Aegon il mediocre, è ossessionato da Melisandre. Sallador cerca di dissuaderlo, ma Davos non lo ascolta: è deciso a fare ciò che vuole fare, anche se è debole. Alla fine però scopriamo che qualcuno ha già previsto il suo attentato, quindi Axell Florent lo arresta.

 

Ma la parte più interessante è questo paragrafo:

When the fool saw Davos, he jerked to a sudden halt, the bells on his antlered tin helmet going ting-a-ling, ting-a-ling. Hopping from one foot to the other, he sang, "Fool’s blood, king’s blood, blood on the maiden’s thigh, but chains for the guests and chains for the bridegroom, aye aye aye."

 

Macchia è inquietante di suo perché tutti i giullari sono inquietanti (avete presente IT? clown - giullare, poco cambia XD), Macchia in particolare fa paura perché fa profezie, inoltre si mette a prevedere il Red Wedding: Sangue del giullare, sangue del re, sangue sulla coscia della vergine, ma catene per gli ospiti e per lo sposo...

In-quie-tan-tis-si-mo!

 

@sharingan, perché dici che la vendetta di Davos è ingiustificata? In fondo è un uomo che ha perso i suoi figli nella battaglia delle Acque Nere e lui incolpa lei della perdita della battaglia: "The red woman did this to him," he said. "She sent the fire to consume us, to punish Stannis for setting her aside, to teach him that he could not hope to win without her sorceries."

Ai suoi occhi è una vendetta legittima…

 

 

 

JAIME II

 

Capitolo un po' lento nella prima parte, diventa molto più interessante nella seconda.

 

Della serie Brienne è brutta, ma non stupida, sceglie di prendere la strada che il locandiere - che non era il locandiere - le aveva suggerito. E Jaime che si stupisce di fronte alla scelta della strada e pensa che avrebbe fatto lo stesso. Questi due stanno iniziando a mostrare di essere affini, anche se non se ne rendono conto.
Fosse stato per Ser Cleos, sarebbe caduto nella trappola del locandiere con tutte e due le scarpe. Pazienza, però m'è piaciuto il siparietto con il cugino arrivati alla locanda:

 

Jaime al ragazzo con la balestra: Mio cugino ti ucciderà.
Cleos: Non spaventare il ragazzo.


Della serie 'reggimi il gioco'. :stralol:

 

Jaime e Brienne stanno facendo qualche passo in avanti nella conoscenza reciproca.
Ma piccolo piccolo.
Piccolissimo.
Visto che quando cercano di conoscersi meglio, alla fine finiscono per battibeccare di nuovo:

 

Jaime: Sei una Sterminatrice di Re anche tu.
Brienne: Ma anche no, è stata l’ombra.
Jaime: Ah, dovevo dirla anche io quella scusa. Comunque Renly ti ha respinto. E poi eri mestruata. E non sei un uomo.

 

Eccetera eccetera…

 

Però, i passetti ci sono.
Quantomeno, lei sembra un pochino meno ostile rispetto all'inizio, quando nemmeno voleva parlarci, anche se sono d'accordo che sia più lenta di Jaime. Ma le persone non sempre hanno gli stessi tempi per avvicinarsi alle altre persone... In aggiunta lei è molto rigida per carattere, credo, e Jaime ha infranto i suoi voti da Guardia Reale: per lei è inconcepibile tollerare un tipo simile.

Jaime un po' cerca di avvicinarsi, arrivando addirittura a scusarsi per averle arrecato offesa. Credo che stia iniziando a stimarla, non credo che se ne renda conto, però.

La strada per comprendersi reciprocamente e sviluppare un qualche genere di legame di rispetto, stima reciproca e quant'altro succederà è ancora abbastanza lunga…

 

Interessante l'accostamento con Tyrion che faceva poco fa anche sharingan. Forse Brienne e Tyrion andrebbero d'accordo: entrambi hanno passato la loro esistenza ad essere guardati con disprezzo, l'una dagli altri uomini (e donne) e l'altro soprattutto dal padre. Probabilmente avrebbero un terreno comune per venirsi incontro.

 

Alla fine, il capitolo si conclude con il ricordo di Jaime degli eventi che gli hanno fatto guadagnare il soprannome di Kingslayer. E abbiamo per la prima volta uno sguardo sugli eventi dal suo POV. Molto interessante.
Ed è anche interessante il fatto che in fondo sia stata Cersei a mettere in subbuglio gli equilibri politici che c’erano a corte, suggerendo al fratello di entrare nella Guardia Reale. Sicuramente ha agito per egoismo e probabilmente non stava pensando di incrinare i rapporti tra il re e suo padre, ma alla fine è questo ciò che è successo (senza contare che poi il piano si è ritorto contro di lei…).
Come al solito, lei rovina tutto ciò che tocca. Lei porta alla rovina la sua casata... E non solo.
Io sono sempre più convinta che la profezia del valonqar si avvererà perché sarà lei in qualche modo a condannarsi a morte da sola…

 

Ah una cosa che si è persa nella traduzione italiana. Brienne quando parla dei figli avuti da suo padre non dice 'son', ma 'child' che non credo abbia genere maschile... E' Jaime che prende poi la palla al balzo xD

 

 

 

TYRION II


Interessante il dialogo con Varys (in cui peraltro lui mette la pulce nell’orecchio a Tyrion sui Kettleblack e sul fatto che forse la regina sta facendo sport con loro…). Veniamo anche a sapere come un Gran Maestro entra nel Concilio ristretto. E che Pycelle è tornato.

 

Nella seconda parte, Tyrion incontra Shae. Lei vuole andare alla cerimonia, lui vuole lasciarla, ma poi non lo fa… Ha ragione @sharingan quando dice che che è simile a Cersei: usa il corpo e il fascino per ottenere quello che vuole. Spunto interessantissimo.

 

Chicca:

Tyrion rubbed irritably at the scab. "Perhaps I should have a new one made of gold. What sort of nose would you suggest, Varys? One like yours, to smell out secrets? Or should I tell the goldsmith that I want my father’s nose?"

 

Il fatto che suggerisca di farsi fare un naso dorato non vi fa pensare a qualche altro Lannister che si farà fare un pezzo di corpo mancante… d’oro?

 

 

 

Il 5/4/2018 at 11:56, AryaSnow dice:

In questo capitolo assistiamo alla genesi del “nodo di Meeren”, ovvero all’idea di fermarsi alla Baia degli Schiavisti prima di procedere a occidente. Non ricordavo che fosse farina del sacco di Jorah, scommetto che molti lettori col senno del poi lo stanno ringraziando :stralol:

 

Ahahah! Non l'avevo pensato!

In effetti...

Povero Jorah, non solo friendzonato, anche 'ringraziato' dai fan :stralol:

 

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Cita

Infine va sottolineato il breve scambio di Jon e Ygritte sul concetto di libertà: tra i Bruti un individuo può fare quello che vuole, ma al tempo stesso se ciò non risulta gradito ad altri questi sono liberi anche di ucciderlo. E’ il motivo per cui non simpatizzo molto con la causa dei Bruti: la trovo un’esaltazione della libertà un po’ ipocrita e contraddittoria, in cui alla fine essere libero significa solo essere schiavo del più forte (e quindi magari non poter seguire i propri desideri per timore della violenza del più forte). Il concetto di libertà è fin troppo indefinito e relativo, e per questo motivo forse nessuno può davvero arrogarsi il diritto di esserne il difensore assoluto e supremo. 

 

Sono abbastanza d'accordo su questo discorso, anche se penso che in fondo la società stessa di Westeros non sia poi così diversa. Anche nei Sette Regni in definitiva l'imposizione della forza risulta essere uno degli elementi fondamentali di governo e di organizzazione, solo che tutto questo viene istituzionalizzato e razionalizzato. Per fare un esempio, il racconto di Tormund viene visto da Jon come un episodio di stupro però anche nella società nobiliare a cui lui è abituato una donna non ha la facoltà di scegliere chi sposare e viene di fatto obbligata a fare sesso con qualcuno che non ha scelto. Però mentre a Westeros tutto ciò viene fatto con accordi tra famiglie, cerimonie, matrimoni, etc... allora appare come più rispettabile e meno brutale, anche se si tratta comunque di una violenza. Almeno tra i bruti Ygritte può decidere di corteggiare Jon e di farlo in modo piuttosto sfacciato.

 

Cita

 

 perché dici che la vendetta di Davos è ingiustificata? In fondo è un uomo che ha perso i suoi figli nella battaglia delle Acque Nere e lui incolpa lei della perdita della battaglia: "The red woman did this to him," he said. "She sent the fire to consume us, to punish Stannis for setting her aside, to teach him that he could not hope to win without her sorceries."

Ai suoi occhi è una vendetta legittima…

 

 

Proprio perchè lo è ai suoi occhi ma in concreto Melisandre non ha avuto alcun ruolo nella Battaglia delle Acque Nere. Credo che Davos debba trovare un modo per giustificare se stesso e Stannis e anche per trovare una ragione di vita e quindi scelga l'obbiettivo più ovvio dal suo punto di vista.

 

Cita

Interessante l'accostamento con Tyrion che faceva poco fa anche sharingan. Forse Brienne e Tyrion andrebbero d'accordo: entrambi hanno passato la loro esistenza ad essere guardati con disprezzo, l'una dagli altri uomini (e donne) e l'altro soprattutto dal padre. Probabilmente avrebbero un terreno comune per venirsi incontro.

 

Su questo non ne sarei tanto convinto perchè (al di là della bruttezza in comune) si tratta di due personaggi diversissimi. Io credo che l'accostamento sia soprattutto un modo con il quale l'autore ci vuole far capire che Brienne stia pian piano diventando per Jaime una figura interessante e familiare. Jaime cerca nel mondo circostante qualcosa che gli faccia ricordare le persone a lui care.

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Bran I
E’ un capitolo che non contiene chissà quali elementi nuovi o significativi. E’ molto introduttivo e serve più che altro a impostare in maniera più chiara e definitiva l’obiettivo e le motivazioni di Bran. Per tutto il tempo viene ribadita l’enorme frustrazione del ragazzino per il suo essere uno storpio (e anche il suo desiderio quasi “da tossicodipendente” di restare il più a lungo possibile nei panni di Estate non è altro che una manifestazione di ciò, visto che dentro il lupo ritrova quella libertà di movimento che nel corpo umano ha perso), quindi la sua decisione di recarsi alla ricerca del corvo con tre occhi è una conclusione naturale. Come viene notato, ci sono possibilità più sicure o comunque più realistiche che andare (soprattutto nelle sue condizioni) nei territori più gelidi del continente a cercare un misterioso corvo, ma non ha importanza, perché nient’altro gli ridarà la speranza di superare i suoi limiti fisici. Meglio allora inseguire un traguardo indefinito, surreale e, razionalmente parlando, improbabile. All’inizio Bran sembra quasi passivo e “trascinato” dai Reed in questa folle impresa, ma alla fine prende la sua decisione in maniera autonoma.


Mi piace particolarmente il passaggio tra la fine del sogno di lupo e il risveglio. E’ un momento che viene reso bene, come quando ci si risveglia da un qualsiasi sogno senza volerlo. Ci si inizia a rendere conto che si tratta solo di un sogno e vi si resta comunque aggrappati, ma ovviamente tutto è vano e il sogno piano piano si “scioglie”. Penso che chiunque abbia fatto nella sua vita un’esperienza del genere.


E’ inoltre curioso che i metalupi sembrino percepire la presenza (o l’assenza, in caso di Lady) l’uno dell’altro anche a questa grande distanza. E’ un potere strano che mi pare non venga mai spiegato. Mi viene da pensare che sia un influsso dei poteri ancestrali di Bran durante il metamorfismo e non una caratteristica intrinseca dei lupi in sé.

 

Davos II
Questo capitolo non mi piace granché, il più debole finora di ASOS. Tutta questa sete di vendetta improvvisa del personaggio, questa fissazione con la predestinazione e il fatto di essere stato salvato dalla Madre solo per vendicarsi, non mi dice molto. E’ vero che il Davos dei libri, a differenza di quello della serie, non è ateo ma ha sempre creduto nei Sette Dei, ma non mi ha nemmeno dato l’aria di essere particolarmente religioso. Mi sembrava uno che crede nei Sette Dei come ci credono molti altri, in maniera abbastanza “pigra”, più per abitudine culturale che per chissà quale intimo sentimento, senza chissà quale fanatismo. Infatti durante il rogo dei Sette Dei sono più i suoi figli a mostrarsi scandalizzati, mentre Davos reagisce in maniera relativamente calma. Ma in generale è un personaggio che finora mi è sempre sembrato posato e ragionevole, senza “eccessi” di questo tipo. Anche perché, con tutte le cose che si possono dire o criticare di Melisandre, penso che attribuirle la colpa dei figli di Davos sia alquanto discutibile: sono morti in guerra perché sono andati a combattere in guerra, com’è normale che sia, e vederci dietro un grande complotto della Donna Rossa è un po’ troppo un salto logico.


Non che consideri questo comportamento di Davos “out of character”. In fondo è un uomo che ha subito dei lutti tremendi e devastanti, ha appena vissuto un’esperienza traumatica e in più non sta nemmeno tanto bene di salute. Realisticamente parlando, chiunque potrebbe perdere la testa in quella situazione. Inoltre sicuramente è anche un modo per placare il proprio senso di colpa. Tuttavia non capisco molto il senso di questo passaggio della trama da un punto di vista letterario: a cosa serve questo tentativo di vendetta? Cosa aggiunge in più allo sviluppo del personaggio? Forse proseguendo con la rilettura dei capitoli successivi del personaggio riuscirò a vederci un qualche significato inedito, ma non lo so…


Comunque una cosa che mi è piaciuta abbastanza è il dialogo con Salladhor Saan. E’ interessante l’affetto e l’amicizia che questi nutre per Davos. Sembra un sentimento sincero, cosa inaspettata per un pirata che per tutto il resto sembra piuttosto cinico e materialista. Si potrebbe pensare che lo faccia solo nella speranza di riavere al suo fianco un ottimo contrabbandiere, che probabilmente gli sarebbe molto utile, però dal dialogo mi pare abbastanza evidente anche un affetto più genuino e disinteressato.

 

Jaime II
Questo invece è un gran bel capitolo. Si parte con l’immagine di un re inginocchiato (rappresentato sullo stemma della locanda) che di fatto segna l’inizio della lunga dinastia Targaryen a Westeros e si finisce con il flashback dell’ultimo re Targaryen morente e “in ginocchio” per la sconfitta.


C’è qualche altra battuta simpatica, in primis quella di Jaime sulla balestra, ma insolitamente persino Brienne si lascia andare un po’ ironizzando sul cavallo assegnato a Jaime.


Prosegue lo sviluppo del rapporto tra i due. Questa volta vediamo le Terre dei Fiumi al chiaro di luna, quasi a rendere “più romantica” l’atmosfera di quando i due per la prima volta si avvicinano in maniera più "intima". C’è un Jaime che ad un certo punto pensa di voler uccidere Brienne strozzandola con la catena con cui è legato, ma in varie altre occasioni esprime di nuovo sentimenti di empatia o stima verso la donna. Arriva persino ad accostarla a Tyrion e (miracolo dei miracoli) chiederle addirittura scusa. Ma è significativo anche il fatto che Brienne in questo capitolo dà prova di una certa astuzia, che almeno nell'occasione secondo me è persino superiore a quella di Jaime: oltre a rendersi conto del “tranello” del finto locandiere, riesce a dissimulare alla perfezione questa sua consapevolezza, comportandosi in maniera gentile e fingendosi abbastanza tonta da credergli. Persino Jaime crede in questa sua finzione e si sorprende quando capisce che invece Brienne era del suo stesso parere. Jaime al suo posto probabilmente si sarebbe mostrato ben più supponente e non so se sarebbe riuscito a fingere altrettanto bene di cascarci, non mi pare molto il tipo. 


Il dialogo notturno tra i due, alternato da flashback, è veramente ben riuscito. In esso oltre a conoscere meglio Jaime percepiamo anche una sfumatura importante di Brienne: il motivo per cui lei è tanto ostile allo Sterminatore di Re affonda probabilmente le radici nella sua stessa insicurezza e frustrazione. Lei vorrebbe aver avuto il suo stesso onore di entrare nella Guardia Reale e quindi è offesa dal fatto che qualcuno a cui tale occasione è capitata l’abbia calpestata in quel modo. Effettivamente è un sentimento comprensibile e secondo me si tratta di un aspetto molto fine nella caratterizzazione del personaggio. Per quanto riguarda il non sentirsi a suo agio per il suo sesso, imho si tratta di un malessere diverso e quasi opposto a quello di Cersei: quest’ultima ha tutte le carte in regola per essere una donna felice, ma non si sente soddisfatta in quanto preferirebbe essere un uomo, mentre Brienne secondo me ha un’indole di fondo molto più “da lady”, ma i limiti fisici non le permettono di avere successo nei ruoli femminili e lei quindi è quasi costretta a rifugiarsi nel sogno di diventare invece un cavaliere.


Vediamo inoltre più chiaramente che mai la capacità di Cersei di manipolare Jaime tramite il sesso, spingendolo addirittura a rinunciare a Castel Granito per starle vicino. All’epoca Jaime era quindicenne e suppongo che questo lo abbia reso ancora più vulnerabile in tal senso. E’ da notare che viene specificato che quella notte Cersei è anche più focosa del solito, segno che da parte sua era qualcosa di premeditato e consapevole. Intravediamo anche la scena del regicidio commesso da Jaime, ma non veniamo ancora a sapere del pericolo principale che Aerys rappresentava, anche se l’accento posto sul piromante Rossart e sul fatto che Jaime ha ucciso pure lui dovrebbe già dar luogo a qualche sospetto… Interessante anche il fatto che Jaime rinunci a mettere il piccolo Targaryen sul trono con Primo Cavaliere suo padre dopo aver guardato il cadavere di Aerys pieno di sangue. Non voleva più avere nulla a che fare con la faccenda dopo il pesante gesto commesso? O non voleva mettere sul trono un consanguineo di colui che ha ucciso? 

 

Tyrion II
Lo scambio iniziale tra Varys e Tyrion serve più che altro a fornirci aggiornamenti su altri avvenimenti “minori” a corte. Vediamo altri segni di crollo dell’architettura costruita da Tyrion nel corso di ACOK (Pycelle che riprende la sua posizione, i Kettleblack ora al servizio di Cersei…). Interessante però la stanza di Varys. Forse sta anche a simboleggiare che, a dispetto di tutti i suoi giochetti e intrighi, Varys in fondo è anche una persona “seria” e veramente interessata alla realizzazione di un fine superiore? Difficile dirlo perché il personaggio forse nemmeno dopo ADWD è chiaro al 100%. 


C’è anche una nuova finestra sullo stato d’animo di Loras, con la memorabile frase sul sole tramontato. 


Ma la scena che mi ha colpito di più è quella tra Tyrion e Shae, per quanto non rappresenti qualcosa di veramente nuovo. E’ interessante notare che Shae è una donna estremamente superficiale, con desideri molto frivoli (vestiti, gioielli, feste…) e un tipo di furbizia abbastanza di bassa lega e limitata all'ambito in cui dovrebbe essere più competente (è molto brava a fingere apprezzamento verso gli uomini). Questo contrasta con Tyrion, che ovviamente ha una mente di tutt’altro spessore, ma non lo disturba minimamente. Anzi, penso che il suo modo di fare leggero e giocoso, quel suo umorismo così spensierato, lo aiuti a liberare la mente e trovare un po’ di pace dai problemi quotidiani. Insomma, penso che il sentimento verso di lei non sia dovuto solo al sesso e nemmeno al solo desiderio di ricevere affetto da una donna qualsiasi.


Trovo molto ben reso anche il modo in cui Tyrion passa dalla decisione di dire addio a Shae per sempre al cedere alla sua richiesta di restare con lui. Nel mezzo c’è la ben più audace richiesta della donna di essere portata alla festa di matrimonio, con momento di distacco dopo che lui ha rifiutato. Penso che questo breve “conflitto” abbia contribuito a far accettare a Tyrion almeno la richiesta più modesta che Shae gli fa alla fine, cioè di lasciare semplicemente le cose come stanno.

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ARYA II

Arya, Frittella e Gendry fanno la conoscenza della Fratellanza senza vessilli. Gradevole il modo nel quale sono presentati senza mostrare subito Beric e Thoros, personaggi che il lettore dovrebbe già parzialmente conoscere e il cui ritorno era già stato anticipato da Jaime nel suo ultimo capitolo. Veniamo inoltre a conoscenza che la decisione di Brienne di non seguire le indicazioni del non proprietario fosse quella corretta. Per il resto non ho trovato nulla di particolarmente significativo.

 

CATELYN II

I POV di Catelyn riletti con la consapevolezza del dopo sono particolarmente duri, perchè sono una lenta ma costante progressione verso le Nozze Rosse. Se in "Catelyn I" abbiamo saputo della caduta del Crag, qui veniamo a conoscenza di ciò che è successo in questo castello dell'Ovest relativamente poco importante. E' avvenuto che Robb Stark, re del Nord e del Tridente, ha persona la guerra. Ha scelto l'onore e l'amore al posto della politica, ha svillaneggiato uno dei suoi principali alleati e costruito la propria disfatta. Effettivamente da un punto militare-politico è piuttosto chiaro che la guerra degli Stark sia ormai segnata: Approdo del Re saldamente in mani Lannister, Alto Giardino dalla parte del Trono di Spade, Stannis sconfitto e umiliato, Grande Inverno bruciata e ora anche l'abbandono dei Frey. Al di là di qualsiasi passo futuro Robb avesse voluto intraprendere, la situazione era comunque già compromessa da qualunque punto la si potesse guardare. Probabilmente l'unica mossa da fare sarebbe stata quella di arrendersi a Tywin sperando magari in una rivincita futura, ma gli Stark non sono fatti per queste sottigliezze e preferiscono cercare di salvare il (poco) salvabile. Il quadro in cui si trova Robb è  pessimo e serve per giustificare quello che è l'evento più shockante dell'intera saga: deve essere chiaro al lettore che Robb si è ficcato in un mare di guai e che in un mondo come quello di ASOIAF gli errori hanno tutti un prezzo (più o meno alto) da pagare. Anche la diatriba finale tra Robb ed Edmure è piuttosto emblematica per via degli equivoci creatisi tra i vari comandanti del fronte Nord-Fiumi; rileggendo il pezzo, tenderei a simpatizzare più per Edmure che per Robb, il quale dà allo zio ordini troppo generici e volti ad un piano generale troppo pieno di speranze su ciò che doveva fare qualcun altro. E' evidente come il campo nordista sia incapace di andare oltre la mera guerra militare e non sia in grado di pensare il conflitto in chiave politica e strategica, se non quando si trovano con l'acqua alla gola (e sbagliando comunque). Anche il breve intermezzo di Rickard Karstark anticipa lo scoppio di un'altra crisi interna che non farà altro che indebolire il già zoppicante re del Nord. Mi piace però anche evidenziare come Catelyn qui faccia qualcosa di buono: suggerisce a Robb di tenersi il lupo e lo avverte della pericolosità del suo sgarbo contro i Frey; spesso si ha l'idea che la caduta di Robb sia quasi totalmente da addurre alla madre ma altrettanto spesso ci si dimentica dei buoni consigli che ha dato al figlio. Tra l'altro in quest'atteggiamento di Robb verso Vento Grigio si può anche vedere un importante aspetto simbolico: tanto quanto gli Stark si allontanano dalla loro terra finiscono per perdere parte della propria identità e delle loro tradizioni, finiscono per smarrirsi ed entrare in conflitto con se stessi. Quando scendono al sud gli Stark fanno sempre male, non riescono ad adattarsi e finiscono per essere "corrotti" da quest'ambiente ostile. Basta ricordare a riguardo il profondo disagio di Ned Stark nella capitale.

 

JON II

In questa porzione di ASOS pare che a Martin interessi soprattutto parlare del Popolo Libero e della sua eterogeneità. Ci sono i giganti e i Thenn, il Lord delle Ossa e il buon Tormund oltre a mammuth, metamorfi e cannibali in quello che più che un esercito si configura come un'accozzaglia di genti tenute insieme dal carisma di Mance Rayder. Jon, nonostante un comprensibile snobismo, comincia ad ambientarsi e fa anche le prima amicizie, dimostrando come sempre di avere discrete doti di adattamento. Emerge però un problema paradossale: per poter dimostrare di avere realmente rinnegato la confraternita deve fare sesso con Ygritte, prospettiva che lo turba quasi più dell'uccisione del Monco. Al di là dell'imbarazzo dovuto al carattere schivo, è lui stesso a spiegare di non voler diventare padre di un bastardo e di non volere per suo figlio il suo stesso marchio d'infamia. Peccato (o per fortuna) che nel Popolo Libero essere bastardi significa poco o nulla, cosicchè Jon sarà costretto a compiere questo "sacrificio". L'ideologia dei bruti ha indubbiamente la sua attrattiva ma ha anche i suoi punti oscuri: quello descritto da Tormund, seppur in modo simpatico e gioviale, si tratta nè più nè meno di uno stupro e i bruti stessi parlano apertamente di "furto" in relazione alle relazioni di coppia. Si tratta quindi di un mondo regolato più dai rapporti di forza che dalla legge, più dal carisma individuale che da una carica istituzionalizzata e valorizzata dai simboli tipici della regalità westerosiana. A proposito del "furto di Ygritte" mi ha fatto sorridere come l'equivoco possa avere una qualche forma di somiglianza con la vicenda dei supposti veri genitori del nostro: Jon novello Rhaegar "ruba" Ygritte, così come il padre biologico aveva "rubato" Lyanna. I rimandi non finiscono qui visto che Ygritte ricorda a Jon la sorella Arya, la quale sappiamo essere simile nell'aspetto e nella tempra alla famosa zia. E' bene però ricordare che la brutalità non è tipica solo dei selvaggi: anche presso la grande nobiltà dei Sette Regni la donna è sottoposta ad una violenza, essendo concessa in moglie dalla propria famiglia (e senza il proprio consenso) a qualcuno che non ha scelto. Ygritte può scegliere Jon, Lyanna questa facoltà non l'avrebbe mai avuta.

 

SANSA II

Continua l'avvicinamento della giovane Stark al mondo Tyrell tra alti e bassi, riflessioni giuste e riflessioni sbagliate. Osservando l'ambiente circostante, Sansa si vede già ad un livello di maturità superiore a quello delle cugine di Margaery ma allo stesso tempo riconosce anche che la figlia di Mace si trova su un piano più alto. Margaery comincia a diventare un modello di riferimento perchè è la dimostrazione che si possono mantenere buone maniere, cortesia e misura pur senza rinunciare a scaltrezza, indipendenza e sagacia. Tra gli estremi di Cersei e Catelyn ora Sansa vede una possibile via per poter maturare senza perdere del tutto la propria identità. E' comunque sorprendente quante volte fin dall'inizio di ASOS vengano gettati semi sulla possibile morte di Robb, qui evocata indirettamente quando si parla di Sansa come dell'erede di Grande Inverno. La faccenda del matrimonio tra Sansa e Wyllas mi ha però fatto tornare alla mente un dubbio: rivelando a Dontos questa parte del piano, è plausibile che costui abbia poi girato l'informazione a Baelish il quale poi preleverà la ragazza e proverà a maritarla con Harry l'Erede. Viene quindi da chiedersi quanto i Tyrell e Ditocorto siano in combutta, quali fossero i termini precisi del loro accordo e se avessero deciso un percorso comune in relazione a Sansa. I fatti farebbero credere di no, visto che entrambe le parti hanno piani differenti per la rampolla nordica.

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Eccomi in grande ritardo coi POV della settimana passata.

 

Bran I

Il POV si apre in Summer. Summer/Bran il principe che ricorda i suoi fratelli perduti, il suo branco. Parte da Shaggydog, quello arrabbiato e più distante per quanto sia l’unico rimastogli. Se ne deduce un parallelo di stato d’animo per Rickon. Percepisce anche gli altri più distanti come se avessero una sorta di connessione, tutti tranne Lady e al pensiero della sua morte viene avvolto dalla tristezza. Non più 5 fratelli, ma 4, 4 e Ghost. Che questo ricordo implichi l’estraneità parentale di Ghost alla cucciolata?

Il pensiero per Lady sembra poi essere rivolto a Sansa stessa:

 

These woods belonged to them, the snowy slopes and stony hills, the great green pines and the golden leaf oaks, the rushing streams and blue lakes fringed with fingers of white frost. But his sister had left the wilds, to walk in the halls of man-rock where other hunters ruled, and once within those halls it was hard to find the path back out. The wolf prince remembered.

 

Che questo sia un indizio sul destino di Sansa? Tutti Gli Stark e Jon sono destinati al Nord, tranne Sansa? O anche lei ce la farà a ritrovare la difficile via d’uscita dalla corte e dagli intrighi di palazzo?

Fa tenerezza poi la volontà di Bran di fuggire da sé stesso, dalla sua condizione insoddisfacente di storpio, di fuggito dal suo castello, incapace di proteggerne gli abitanti, come un cavaliere con le gambe avrebbe per lo meno potuto provare a fare. E per fuggire da sé si immerge totalmente nella pelle di Summer:

 

“I forgot,” he said.

“You always forget.”

It was true. He meant to do the things that Jojen asked, but once he was a wolf they never seemed important. […]

“I want you to say the words. Tell me who you are.”

“Bran,” he said sullenly. Bran the Broken. “Brandon Stark.” The cripple boy. “The Prince of Winterfell.” Of Winterfell burned and tumbled, its people scattered and slain. The glass gardens were smashed, and hot water gushed from the cracked walls to steam beneath the sun. How can you be the prince of someplace you might never see again?

 

Jojen, oltre ad essere caratterizzato dal verde nell’aspetto e nel profondo del suo essere, cosa che immagino si perda in italiano se i green dreams diventano i sogni dell’oltre (Jojen Reed could scare most anyone. He dressed all in green, his eyes were murky as moss, and he had green dreams), è anche caratterizzato da una grande fermezza volta al raggiungimento del suo obiettivo: condurre Bran al Corvo a 3 occhi. E finalmente Bran realizza che l’unica cosa a cui può aspirare, per ciò che è, è essere condotto al Corvo a 3 occhi perché si liberi alla sua natura di lupo alato, l’unica che può fargli superare la propria condizione di storpio.

 

P. S. Convengo con @Aegon il mediocre quando rileva le interessanti abilità dei crannogmen.

 

Davos II

Davos è debilitato e terribilmente addolorato per la perdita di più figli. Abbiamo visto ciò che ha provocato in Cat. In Davos, una simile irrazionalità si sfoga incolpando Melisandre, sia dell’ambizione di Stannis, che trova in lei un potente mezzo per il proprio fine, sia dell’ambizione stessa di Davos, la cui vita e fortuna è ormai indossolubilmente legata alla parabola di Stannis. La natura umana spesso e volentieri impedisce di colpare sé stessi per una perdita così grande e, di riflesso, impedisce di incolpare, ugualmente, l’artefice della propria fortuna, scagliandosi contro la cosa più vicina e, possibilmente, meno dolorosa da cui prendere le distanze. Nel caso di Davos, Melisandre. Può essere insensato e disperato, come la liberazione di Jaime da parte di Cat, ma umanamente comprensibile.

Convengo con @sharingan e @*Khaleesi* che la parte più interessante sia la previsione del Red Wedding da parte di Macchia. A proposito, grazie @*Khaleesi* che hai quotato la parte in inglese, così evito di allungare il brodo con le solite millemila citazioni! ^_^  Adoro il termine bridegroom. Mette le cose nella giusta prospettiva. XD

E’ anche interessante osservare la figura di Robert da parte di Edric Storm (che ha un po’ di arroganzina sympa, tipica dei Baratheon, o almeno di Robert e Renly): sembra che ne sia orgoglioso, quasi si può dire che le cantonate prese da Robert nei confronti dei suoi “figli ufficiali”, non siano state tali verso il figlio di sangue, per il quale riusciva ad essere una figura accettabile quella volta all’anno che lo andava a trovare, probabilmente la difficoltà risiedeva nella quotidianità. E anche nel fatto che per forza di cose Joffrey avesse preso ben poco da lui. XD

 

Jaime II

Mi piace molto quello che mette in risalto @AryaSnow, e cioè che il POV si apre e si chiude su un re in ginocchio: lo Stark who knelt, che ci riporta agli albori della dinastia Targaryen, e Aerys morente, che invece ci riporta alla fine del loro regno.

Per quanto riguarda il passaggio da wench a donzella, devo ammettere che non mi piace: donzella non si porta dietro quello humour implicito nel termine inglese ed anche come suono in sé e per sé non lo trovo altrettanto soddisfacente.

Lo avevo già detto ma adoro il sarcasmo di Jaime contrapposto alla sensatezza di Brienne e Cleos.

Brienne condivide con Cersei l’insoddisfazione per la propria condizione di donna:

 

Brienne gave the cook a dark look. The wench does hate being reminded that she’s a wench

 

E, detto tra noi, chi non sarebbe stata insoddisfatta al posto di Cersei:

 

Robert had laughed so hard he’d spit ale all over Cersei’s silken mantle.

 

Tralasciando queste futilità, vediamo che Jaime, piano piano, ma molto meno piano di Brienne, continua ad essere “incuriosito” dalla sua persona:

 

Jaime was pleasantly surprised; it was the same choice he would have made. [...] She hunched gracelessly in the saddle, but seemed to have a sure seat nonetheless. [...] Well, she may be ugly but she’s not entirely stupid.

 

E’ molto singolare quando accosta Brienne a Tyrion:

 

What a wretched creature this one is. She reminded him of Tyrion in some queer way, though at first blush two people could scarcely be any more dissimilar. Perhaps it was that thought of his brother that made him say, “I did not intend to’give offense, Brienne. Forgive me.”

 

Al di là dell’interesse/affetto latente che questo può mostrare verso Brienne, come alcuni hanno sottolineato, quello che rende la cosa interessante è la profondità stessa del pensiero di Jaime. Jaime ha colto lo stesso senso di “outsider” in Brienne che sa essere parte del fratello, ha colto che ella si trova altrettanto a disagio con ciò che si ritrova ad essere quanto lo è Tyrion, ha colto che la sua natura è un qualcosa di altro e che come il fratello fa, in un certo qual modo, del suo aspetto la propria armatura. Ed è probabilmente tutto questo, un po’ il senso della scoperta, un po’ la scoperta stessa di ritrovare in lei una certa inaspettata affinità che lo fanno aprire a dei momenti di grande tatto ed anche di vicinanza. Momenti che per il momento si scontrano contro il muro, o – se preferiamo – l’armatura di Brienne. Ma, viste le sue esperienze passate, non la si può biasimare per questa maggiore lentezza con cui cede ad un rapporto più confidenziale. A cui si aggiunge, probabilmente, una certa ripugnanza verso l’aspetto superficiale di Jaime, che incarna il potenziale cavaliere perfetto (come già aveva rilevato Jon Snow in AGOT Jon I, anzi lui gli aveva proprio riconosciuto un aspetto regale addirittura), a cui è stato concesso il grande onore di entrare a far parte della Guardia Reale, ma che si è macchiato in tale veste del più grande crimine ed abominio: uccidere il re che aveva giurato di difendere anche a costo della vita, e non solo.

E superficialmente non si può dare torto a Brienne. Ma la realtà, come ben sappiamo, non è bianca o nera e non è facile. E quello che si nasconde dietro alla discutibile reputazione del Kingslayer è ben altro. Lo scopriamo essere un impulsivo ed irrazionale ragazzo di belle speranze che entra nelle Guardia Reale per poter tornare a stare vicino alla sua amata sorella. Sorella che sa bene come farsi dire di sì:

 

“Is it a rock you want? Or me?” [...]

By morning Casterly Rock seemed a small price to pay to be near her always.

 

Giovane, idealista, romantico, irrazionale Jaime. Come disse lui in AGOT: The things we do for love… Così entrò nella Guardia Reale e niente andò secondo i piani prestabiliti. E’ interessante poi come in preda all’ira affermi che sia stata l’esperienza nella Guardia Reale ad averlo corrotto e non lui stesso la corruzione della Guardia Reale. Così, dopo qualche indizio disseminato nel dialogo con Brienne, da cui si evince la necessità che avrebbe di condividere ciò che si nasconde dietro le sue azioni, Jaime si trova di nuovo a rivivere in sogno il suo vile atto: l’uccisione dell’allora Primo Cavaliere, di cui nessuno ha memoria a causa della bassa estrazione sociale, e quella del re, che è ormai diventata il suo marchio. Quella colpa che si è sentito inchiodata addosso fin dal primo sguardo che Crakehall gli posa addosso e che culmina nello sguardo giudicante di Ned Stark. Significativo nel sogno il contrasto tra l’immagine di Aerys e quella di Jaime. Aerys (The fool was always cutting himself on the blades and barbs of the Iron Throne) ricorda da vicino la stessa inattitudine a regnare che abbiamo visto in precedenza anche in Joffrey, simboleggiata dal trono che lo rifiuta ed anche dal momento stesso della sua morte:

 

Jaime hauled the last dragonking bodily off the steps, squealing like a pig and smelling like a privy. A single slash across his throat was all it took to end it. So easy, he remembered thinking. A king should die harder than this.

 

Mentre Jaime non è rifiutato dal trono neanche dopo l’uccisione di Aerys. Quel trono su cui si siede ad aspettare chi lo reclamerà:

 

Then he climbed the Iron Throne and seated himself with his sword across his knees, to see who would come to claim the kingdom. As it happened, it had been Eddard Stark. You had no right to judge me either, Stark.

 

Oltre a questo, mi hanno colpito anche i pensieri con cui rinuncia ad imputarsi la nomina del nuovo re. Per un attimo il pensiero conservatore di ristabilire il potere del padre come Primo Cavaliere e questa volta esplicitamente come vero regnante (it was the Hand who truly ruled the Seven Kingdoms), molto di più di quanto non lo fosse già implicitamente al fianco di Aerys, nominando Viserys o Aegon re. Un pensiero che, come dice @Aegon il mediocre, avrebbe isolato i Lannister e ne avrebbe potuto minare la sopravvivenza. Un pensiero che però diverte Jaime e che ne fa risaltare nuovamente sia la sua impulsività quanto la sua profondità. Noi rilettori sappiamo che Jaime ha agito spinto da un ideale positivo volto alla protezione della città ed anche della propria famiglia da un uomo, per quanto re, pazzo, degenerato, macchiatosi di atti sommamente empi. Ma è solo quando si trova il cadavere di Aerys tra le mani che si rende conto che cosa significa l’averlo ucciso, perché lui è arrivato a tanto e quindi perché non può rischiare di agire come vorrebbe. E, probabilmente, è proprio in quel momento in cui, Jaime dopo un lungo training nella capitale si rinchiude in quel vorrei ma non posso/potrei ma non voglio che lo caratterizza fino alla perdita della mano.

“Shall I proclaim a new king as well?” Crakehall asked, and Jaime read the question plain: Shall it be your father, or Robert Baratheon, or do you mean to try to make a new dragonking? He thought for a moment of the boy Viserys, fled to Dragonstone, and of Rhaegar’s infant son Aegon, still in Maegor’s with his mother. A new Targaryen king, and my father as Hand. How the wolves will howl, and the storm lord choke with rage. For a moment he was tempted, until he glanced down again at the body on the floor, in its spreading pool of blood. His blood is in both of them, he thought. “Proclaim who you bloody well like,” he told Crakehall.

 

Vorrei aprire una piccola parentesi su Cersei: sapendo che più avanti nei suoi POV, la scopriremo innamorata più di Rhaegar che di Jaime, viene da chiedersi quale fosse il suo scopo: è credibile che volesse riavvicinarsi al fratello, ma mi chiedo se oltre a questo non albergasse anche un modo per nascondere la frustrazione dell’essere stata anni prima rifiutata come promessa sposa a Rhaegar, la ricerca di un alleato per togliersi Elia dai piedi, l’eliminazione dell’unico e accettabile erede (per Tywin) a Casterly Rock. Del resto, Jaime tra un libro si renderà ben conto di quanto il suo amore/passione per Cersei non fosse che un’attrazione verso l’uomo che avrebbe potuto/voluto essere, oltre che uno sfogo manipolatorio per esprimere il proprio potere. Ma avremo modo di riflettere meglio sulla natura di Cersei più avanti.

 

Piccolo inciso: mi piace pensare che, visto il luogo in cui si aggirano, questi ululati siano quelli del branco di Nymeria:

 

Off in the distance, some wolves were howling. One of their horses whickered nervously.

 

Altro piccolo inciso: è interessante leggere che l’ombra di Stannis che ha ucciso Renly porta con sé il freddo, come succede anche agli estranei.

 

Tyrion II

Anche a me, come ad @AryaSnow, ha colpito molto la stanza di Varys: molto spartana, molto essenziale, non ci sono segreti, fogli, passaggi; non c’è neanche del vino.

Interessante anche il discorso che fanno su Mandon Moore, il supposto killer inviato da Cersei. Scopriamo che proviene dalla Valle ed è stato portato a corte da Jon Arryn, ma non era particolarmente amato da lui né da Robert. Ciò che viene dalla Valle è molto facile che sia stato usato da Petyr più che da Cersei. Del resto, me lo aspetterei anche per la vicenda della daga.

E poi Shae. I 2 fratelli Lannister non sono poi così diversi nella loro impulsività e irrazionalità sentimentale:

 

No, it’s not wise, it’s bloody madness. I want to see her one last time, before I send her away. I cannot abide having her so close. [...]

Fool, fool, the voice inside him screamed. Why did you say that? You came here to send her away! Instead he kissed her once more.

 

Ma come diceva @sharingan, la diversità sta nella veridicità di tale sentimento, per quanto si possa anche dire che quello di Cersei abbia degli aspetti altrettanto manipolatori ed egoistici. Fa tenerezza l’irrazionalità di Tyrion nel volersi vestire al meglio ma non poterlo fare e il realizzare che l’abito può fino a pagina 2… Non solo il potere logora chi non ce l’ha, anche il fisico.

L’incontro con Loras inizia ad introdurre il tema che arriverà più tardi del parallelismo tra lui e Jaime. Jaime abbiamo scoperto essere diventato Guardia Reale per amore di Cersei e per poter tornare a vivere nello stesso castello, ma risponde a Brienne che lo ha fatto per la gloria. Loras rivela di essere diventato Guardia Reale per la gloria perché perso l’amore era l’unico obiettivo che per lui valesse la pena di essere perseguito:

 

When the sun has set, no candle can replace it.

 

Sorte similare che lo accomuna anche all’altro eroe da lui citato: Aemon the Dragonknight, che si unì alle cappe dorate poco dopo l’unione di Naerys al fratello.

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Cita

Sono abbastanza d'accordo su questo discorso, anche se penso che in fondo la società stessa di Westeros non sia poi così diversa. Anche nei Sette Regni in definitiva l'imposizione della forza risulta essere uno degli elementi fondamentali di governo e di organizzazione, solo che tutto questo viene istituzionalizzato e razionalizzato. Per fare un esempio, il racconto di Tormund viene visto da Jon come un episodio di stupro però anche nella società nobiliare a cui lui è abituato una donna non ha la facoltà di scegliere chi sposare e viene di fatto obbligata a fare sesso con qualcuno che non ha scelto. Però mentre a Westeros tutto ciò viene fatto con accordi tra famiglie, cerimonie, matrimoni, etc... allora appare come più rispettabile e meno brutale, anche se si tratta comunque di una violenza. Almeno tra i bruti Ygritte può decidere di corteggiare Jon e di farlo in modo piuttosto sfacciato.

 

Sicuramente ci sono degli aspetti della società dei bruti affascinanti e positivi/migliori. E quella del matrimonio non può che apparire una grossa ingiustizia agli occhi di qualunque persona con la sensibilità moderna. Tuttavia il rischio di avere leggi/tradizioni ingiuste è intrinseco e direi inevitabile per qualunque società che si pone delle leggi, mentre è ovvio che chi le leggi rinuncia proprio a farle questo pericolo non lo correrà mai. Questo non è un po' un "ti piace vincere facile"? Un po' come il detto "solo chi non fa non sbaglia mai" o qualcosa del genere

 

C'è anche da dire un'altra cosa: è vero il caso dei matrimoni concordati di cui parli (o meglio, casi di matrimoni concordati e non desiderati dalla sposa stessa, che tra l'altro a differenza di quanto accade tra i Bruti non ha nemmeno la possibilità di difendersi perché se lo facesse probabilmente ad essere punita sarebbe lei), ma perlomeno nella maggioranza degli altri casi nei Sette Regni lo stupro viene almeno per legge/in teoria considerato un crimine e punito. Dico "in teoria" perché poi purtroppo sappiamo che di fatto in certe situazioni, come quella caotica della Guerra dei Cinque Re (ma non solo!) non né viene impedito né punito proprio niente. Infatti questa è l'ipocrisia di una società come quella dei Sette Regni (ma spesso anche la nostra, oserei dire).

 

Tuttavia resto dell'idea che il discorso dei Bruti sull' "essere davvero liberi" sia come ideale in sé parecchio contraddittorio e vago, a prescindere dalla presenza di lati oscuri che a loro volta sono evidenti pure nelle proposte alternative.

 

Comunque né approfitto per commentare i capitoli che nel frattempo sono riuscita a finire di leggere. Poi arriveranno i restanti.

 

Arya II

Mentre in ACOK adoro praticamente ogni singolo capitolo di Arya, in ASOS li trovo più altalenanti, con capitoli molto belli e altri... non dico brutti, ma nel complesso abbastanza riempitivi e/o puramente di transizione, che non colpiscono molto. Questo capitolo l'ho sempre messo più in questa seconda categoria, però rileggendolo lo trovo più carino e valido di quanto ricordassi.

 

A me sembra che assuma molto i toni della fiabetta/cartone animato, almeno in apparenza. Tre ragazzini se ne vanno in giro per i boschi (ok, in quel momento specifico erano usciti un po' fuori dal bosco per raccogliere gli ortaggi, ma il concetto è quello :-P) e incappano in tre misteriosi sconosciuti dall'aria losca. Anche la Locanda dell'Uomo Inginocchiato fa un po' "casetta della strega di Hanse e Gretel" quando Arya osserva che a prima vista sembra un luogo invitante. Anche il modo in cui tutti insieme si dirigono verso la locanda, posizionandosi in un ordine preciso e cercando invano di mantenerlo mentre proseguono, appare un po' "infantile". Il capitolo è anche costantemente accompagnato dal canticchiare di Tom Sette (un altro cantastorie!), cosa che non fa che accentuare questa atmosfera di leggerezza in superficie. Tra l'altro divertente quando anche Frittella si unisce al canto sorprendendo Arya con la sua performance, mi ero scordata persino io questa parte. I dialoghi sono molto buffi, spesso anche ridicoli (non nel senso di scritti male, ma proprio in sé). Arya si comporta in modo alquanto assurdo nel cercare di assumere un'aria minacciosa di fronte a tre uomini adulti e armati. Credo tuttavia che questa sua follia sia una manifestazione della sua disperazione dopo tutti i traumi che ha attraversato. Il culmine di questo miscuglio di ridicolaggine e tragicità lo si ha verso la fine del capitolo, riassunto nel seguente passaggio:

 

Arya’s only answer was to reach over her shoulder for her sword, but before she had it halfway drawn Lem grabbed her wrist. “We’ll have no more of that, now.” He twisted her arm until her hand opened. His fingers were hard with callus and fearsomely strong. Again! Arya thought. It’s happening again, like it happened in the village, with Chiswyck and Raff and the Mountain That Rides. They were going to steal her sword and turn her back into a mouse. Her free hand closed around her tankard, and she swung it at Lem’s face. The ale sloshed over the rim and splashed into his eyes, and she heard his nose break and saw the spurt of blood. When he roared his hands went to his face, and she was free. “Run!” she screamed, bolting.

But Lem was on her again at once, with his long legs that made one of his steps equal to three of hers. She twisted and kicked, but he yanked her off her feet effortlessly and held her dangling while the blood ran down his face.

“Stop it, you little fool,” he shouted, shaking her back and forth. “Stop it now!” Gendry moved to help her, until Tom Sevenstrings stepped in front of him with a dagger.

 

Un “combattimento” molto goffo e quasi da scena comica, che però è l’occasione in cui Arya mostra davvero la sua più profonda paura di essere impotente.

 

Bello ovviamente il pezzo finale in cui Arya finalmente si sfoga, lasciandosi andare al pianto dopo aver visto Harwin. Si tratta di un personaggio di Grande Inverno estremamente secondario, direi insulsotto, ma il lettore può solo pensare che, se già avere di fronte lui la porta ad una tale esplosione emotivo, chissà come reagirebbe se incontrasse Jon, Catelyn o qualche altro suo famigliare stretto. Visto che in questo momento Arya si sta dirigendo dai famigliari stretti a Delta delle Acque, Martin è piuttosto "sadico" nel creare nel lettore l'aspettativa per il momento dell'incontro senza mai permettergli di realizzarsi. Sigh.

 

In ogni caso, il gruppo di Arya passa per la stessa locanda del gruppo di Jaime. Ecco, io adoro questi diversi gruppi di viaggiatori, caratterizzati da un'improbabile e bizzarra alchimia di personaggi particolari, che girando per le terre dei fiumi percorrendo gli stessi luoghi e vivendoli in maniera diversa. E' una delle cose che secondo me rende in particolare le Terre dei Fiumi una location così memorabile e "viva".

 

Altra piccola nota: Gendry parla di Re Robert come "un vecchio ubriacone ammazzato da un cinghiale" senza sempre che si tratta di suo padre. Martin ama spesso scherzare su questo genere di inconsapevolezza.

 

Catelyn II

Non posso che quotare il discorso di sharingan, che trovo molto condivisibile e rispecchia quello che ho sempre sostenuto più volte sul forum in passato. Sia sulla distribuzione di colpe tra Catelyn e Robb sia su Edmure (trovo forse anche un po’ forzato che non gli siano state fornite indicazioni più precise sui piani di guerra. E’ di fatto il Lord di Delta delle Acque, non un pirla qualunque. A meno che il piano stesso non sia stato improvvisato da Robb e Brynden solo dopo la partenza…). E sì, leggere di tutti questi sviluppi con la consapevolezza di quello che accadrà dopo fa davvero male. E’ uno dei casi in cui lo “spoiler” non compromette affatto il mio coinvolgimento emotivo.

 

Va notato come Catelyn nelle fasi iniziali del capitolo si preoccupa più di perdere l’affetto del figlio che di ogni altra conseguenza o questione. Emerge forse più che mai il suo lato puramente materno. Verso la fine del capitolo inoltre Catelyn esprime in modo forte ed esplicito il suo desiderio di brutale vendetta contro Theon. Ricordo che a fine AGOT e in ACOK lei ha spesso fatto un po’ la parte di quella equilibrata, che diceva che la vendetta in fondo non serve e che la cosa migliore era tornare il prima possibile ad una situazione di pace. Ecco, ora il suo atteggiamento sembra un po’ cambiato, quasi a iniziare l’evoluzione che proseguirà poi in modo più drastico con Lady Stoneheart. Altra cosa interessante è che all’inizio, quando Catelyn vede i Frey andarsene arrabbiato, sospetta che sia stato Edmure in qualche modo a provocarne la rabbia senza mai porsi dubbi su suo figlio... povero Edmure :stralol:

 

Nel capitolo viene anche presentata l’idea che, se proprio Robb doveva infrangere il patto con Frey, era meglio che se lo avesse fatto con Margaery. Ecco, se solo avesse avuto lo stesso acume strategico dei Lannister… :( Non mi soffermo troppo a commentare la follia del gesto di Robb perché io lo trovo davvero difficile da concepire. E dico anche una cosa un po’estrema: non avrei nemmeno biasimato più di tanto i suoi alfieri se avessero organizzato un assassino di Jeyne stessa, se era l’unico modo di ostacolare quella follia. Insomma, l’idea espressa da Walder il Nero a me in questo caso non è che scandalizzi così tanto.

 

Dal discorso a fine capitolo inoltre capiamo che gli Stark non hanno ancora appreso della distruzione di Grande Inverno. Fa davvero male pensare che non abbiano nemmeno saputo di tutte le cattive notizie per il momento.

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Arya II

 

Bell’incipit, dalla contrapposizione di immagini di vita e morte. E nel limbo mediano: la paura.
Il gruppetto di Arya viene rapidamente spinto a mostrarsi da un sagace scambio di battute. Si capisce subito che gli sconosciuti sono persone ambientate in quei luoghi e serene nel percorrerli.

Si torna alla locanda, che ormai è un set ricorrente in asoiaf  e sembra che, in quei territori angustiati dalla guerra, i sopravvissuti si siano arrangiati e abbiano generato una parvenza di solidarietà, protetti dalla fratellanza. In particolare, nella locanda, l’atmosfera è quella di una grande famiglia, con tutte le piccole litigate e battute del caso.

Ed è quasi commovente la ricongiunzione con Harwin.

 

 

Catelyn II

 

Cat, ancora confinata, fiuta che qualquadra non cosa, perché i Frey se ne vanno abbastanza concitatamente. E all’arrivo di Robb, momento di orgoglio materno.

La situazione è abbastanza incasinata. Cat ha agito egoisticamente e Karstark è adirato. Il Giovin Lupetto però è altamente propenso a comprendere la madre e inizia a fare strani discorsi…”Sono consapevole di che cosa significhi amare al punto da non riuscire più a comprendere nient'altro”.

E si capisce subito la ragione. Il Giovin Lupastro ha fatto una bischerata, violato il patto con i Frey, che gli avevano fornito 1000 cavalieri e 3000 fanti, per ottenere la fedeltà di una casata dell’ovest (dunque potenzialmente dubbia quanto i Frey) che gli ha recato l’opulenza di 12 cavalieri e 50 fanti. Il tutto per la graziosa Jeyne. Non fosse stato da kinga in da norf non ci sarebbero stati problemi… ma allo stato attuale Robb commette una ingenuità mostruosa ed un errore fatale.

@sharingan parlava di chi considera Cat fautrice della disfatta di Robb e fondamentalmente concordo. Più che altro penso che Jaime poteva essere merce di scambio, nulla più. Non è che Sansa in mano ai Lannister abbia contribuito a chissà cosa di nefasto per gli Stark, ad esempio. No.

Robb è l’artefice principale della sua disfatta. Secondariamente vi è Cat, secondariamente vi sono i Greyjoy, che possono aver minato lo spirito dell'esercito e sempre secondariamente i Bolton. Dico secondariamente i Bolton perché, seppure concretamente abbiamo contribuito molto, il loro tradimento deriva comunque dall’aver compreso che quella guerra non avrebbe portato nulla agli Stark, figurarsi ai Bolton. E Roose, mandato ad arginare le forze Lannister, arrivato ad Harrenhal, capisce che oltre non potrà spingersi facilmente e che neanche potrà mantenere quella posizione. Da là il tradimento. Tywin gli promette un risultato possibile ed un avanzamento sociale, si sa, è il gioco del trono e lui fa la sua mossa. Ma anche alla base del tradimento di Roose, c’è la strategia militare di Robb, che ha portato a delle vittorie in battaglia consecutive, ma nessun risultato rilevante. Eppure è lui l’invasore che scende a sud. Ma Approdo, Castel Granito, sono intatte. Il tridente è in stallo. Perso il nord occorre una svolta o da Harrenhal verso Approdo o dalle conquiste nell’Ovest verso Lannisport, ma si sceglie di protrarre una guerra senza averne i mezzi né il tempo.

E il giovin lupetto si scava la giovin fossa da solo.

“Tu non solo hai infranto un solenne giuramento, Robb, tu hai oltraggiato l'onore delle Torri Gemelle scegliendo una sposa da una casata minore.     This is it…

E poi la faccenda del lupo, dove Cat mostra saggezza. Il lupo non era solo un simbolo, ma un copagno fedele, una difesa, per di più semisoprannaturale se consideriamo chei metalupi sono creature semileggendarie. E viene allontanato perché? Per la graziosa Jeyne. Secondo elemento che ci fa capire come Robb abbia perso completamente la brocca. In più il ricordo di Bran ed Estate, il potere innegabile di quelle bestie ed il giusto consiglio di Cat di allontanare Rolph.

Cat non mi è mai piaciuta, commette i suoi errori, ma ogni tanto ci azzecca.

 

Poi veniamo a sapere dell’arzigogolata strategia militare che Edmure avrebbe fatto fallire. Robb dice che non aveva abbastanza uomini per minacciare il seggio dei Lannister. Ma mi chiedo, un'ulteriore vittoria sul campo stavolta contro Tywin, avrebbe avuto l’effetto sperato? Secondo me sarebbe stata un’ennesima vittoria di Pirro.

 

 

Jon II

 

Nulla da rilevare. Ygritte, l’eterogeneità dei Bruti, i giganti e i metamorfi. Informazioni più che altro. Come preventivabile, i Corvi sono stati spazzati via dal Pugno.

 

 

Sansa II

 

La scelta dell’aggettivo “cauta” nell’incipit è uno dei primi segnali che l’ambiente sta sortendo qualche effetto su Sansa.

Sansa sta assumendo fattezze di donna e a quanto pare di una bella donna, che attira sguardi maschili. Lo sviluppo di Sansa ed i cambiamenti del suo corpo sarebbero il motivo per cui Cersei le sta rifacendo il guardaroba. Ma la sarta ci dice che molte persone sono state costrette a lavorare in fretta e furia sul suo guardaroba, il che tradisce intenti di diversa natura,

E infatti Sansa si chiede il perché e, essendo ancora tendenzialmente “pivella del mondo degli adulti”, sospetta di un intervento dei Tyrell in suo supporto.

 

Però qualche effetto già si è fatto sentire ed il seguente passo spiega il suo stato d’animo al momento. Ha subito batoste che le hanno mostrato l’ipocrisia dell’idealizzazione di un mondo didame e cavalieri. Queste batoste hanno avuto un sapore amaro. Avrebbe preferito restare nell’ignoranza, restare felice.

I loro sogni erano pieni di canzoni cavalieresche e di storie romantiche, proprio come lo erano stati i suoi prima che Joffrey facesse tagliare la testa di suo padre. Sansa aveva pietà di loro. E nello stesso tempo provava invidia.

Antiteticamente ci viene mostrata Margaery. Arguta, contenuta, ruffiana.

 

Abbiamo anche un momento di approfondimento storico circa il virtuoso, sommo e immenso Aegon il mediocre:

Aegon il Mediocre non aveva mai fatto del male alla regina Naerys, forse proprio per timore di suo fratello, il Cavaliere del drago... ma quando un altro membro della Guardia reale si era innamorato di una delle sue amanti, il Mediocre li aveva fatti decapitare entrambi.

 

Il capitolo termina con i sogni ad occhi aperti di Sansa, che col senno di poi, sono abbastanza tristi da leggere.

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Questa settimana sono ultra in ritardo e non ho ancora avuto tempo di leggere i capitoli, probabilmente rallenterò un po'. Però mi sento di quotare @Aegon il mediocre qui sopra. Essenzialmente la disfatta di Robb è a causa di Robb.

Per un insieme di concause.

A parte che secondo me non ha senso: Martin secondo me ha un po' forzato la cosa: va bene che si tratta di Robb quindi Stark quindi l'onore, onore della ragazza sopra il proprio (cala cala Robb che nemmeno tuo padre l'ha fatto) e tutto il resto, ma avrebbe potuto semplicemente tenerla come amante Jeyne e sposarsi Roslin e magari mettere al mondo qualche altro Snow e nessuno avrebbe detto nulla (tranne forse, ancora: ma sì, in fondo anche tuo padre...).

Ma a parte questa decisione mal presa, tre parole: perché - decapitare - Karstark?

Per tutti gli dei antichi e nuovi... Già perde i Frey, poi smembra l'altra metà dell'esercito. Amen.

Poteva che so imprigionarlo (così magari teneva leali i Karstark anche coattivamente) e rimandare esecuzioni di sorta a fine guerra?

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Il 11/4/2018 at 01:23, ***Silk*** dice:

Che questo sia un indizio sul destino di Sansa? Tutti Gli Stark e Jon sono destinati al Nord, tranne Sansa? O anche lei ce la farà a ritrovare la difficile via d’uscita dalla corte e dagli intrighi di palazzo?

 

Potrebbe essere anche solo una metafora su Sansa. Da sempre lei è quella più vicina alla mentalità della madre, la meno "starkista" della cucciolata e quella più propensa a cambiare vita e sede. Tra gli Stark vige una sorta di terrore del sud, una diffidenza un po' "campagnola" dovuta in parte al carattere particolarmente chiuso e conservatore di Ned (accentuato dagli eventi della Ribellione di Robert), in parte alla generale attitudine di tutti i nordisti all'isolamento. Grosso modo i figli di Ned aderiscono a questa concezione, tranne Sansa. 

 

Il 12/4/2018 at 22:17, AryaSnow dice:

Tuttavia resto dell'idea che il discorso dei Bruti sull' "essere davvero liberi" sia come ideale in sé parecchio contraddittorio e vago, a prescindere dalla presenza di lati oscuri che a loro volta sono evidenti pure nelle proposte alternative.

 

Sì, sicuramente infatti pure io preferisco la società di Westeros a quella Oltre Barriera.

 

Diciamo che nei Sette Regni è incominciato il processo di istituzionalizzazione della forza e della giustizia. Gli esseri umani, consci dei propri limiti e dell'impossibilità di creare un sistema idealizzato, hanno affidato a determinate organizzazioni (monarchia, aristocrazia, guardiani della notte, etc...) il compito di regolare la vita dei Sette Regni. Già di per sè l'esistenza di una monarchia ereditaria è un passo in avanti dal punto di vista della stabilità e dell'ordine perchè limita le possibilità che il potere divenga contestabile perennemente (ovviamente uso il verbo "limita" non a caso). Nell'organizzazione dei bruti invece prevale una filosofia basata più sul breve periodo e sull'adattamento alle circostanze, tanto che non sempre si organizzano eleggendo un sovrano. 


 

Cita

 

Ma come diceva @sharingan, la diversità sta nella veridicità di tale sentimento, per quanto si possa anche dire che quello di Cersei abbia degli aspetti altrettanto manipolatori ed egoistici.


 

 

Qui però io ho sempre avuto alcuni dubbi. 

 

Da questi capitoli è chiaro come Cersei esercitasse fin da subito verso il gemello una forma strumentale di seduzione atta a ottenere qualcosa in cambio. Questo sarà ancora più evidente in AFFC dove appare che l'amore tra i due sia quasi unidirezionale e del tutto secondario dal punto di vista di lei. Però io da AGOT avevo inteso diversamente: credevo che fosse un rapporto molto più paritario, folle quanto si vuole ma comunque decisamente reale e sentito. La mia impressione è che Martin abbia cambiato qualcosa e abbia, col tempo, reso la figura di Jaime sempre più vittima di un rapporto "malato".

 

54 minutes fa, Aegon il mediocre dice:

 

@sharingan parlava di chi considera Cat fautrice della disfatta di Robb e fondamentalmente concordo. Più che altro penso che Jaime poteva essere merce di scambio, nulla più. Non è che Sansa in mano ai Lannister abbia contribuito a chissà cosa di nefasto per gli Stark, ad esempio. No.

 

Avere Jaime è fondamentale perchè rappresenta una polizza sulla vita di Robb. Finchè Jaime è in mani Stark, Tywin non può uccidere Robb nè acconsentire a qualsiasi piano per eliminarlo. Nel momento in cui invece sa che gli avversari non hanno più questa leva dalla loro parte può fare la sua mossa decisiva con maggiore libertà.
 

Cita

 

Poi veniamo a sapere dell’arzigogolata strategia militare che Edmure avrebbe fatto fallire. Robb dice che non aveva abbastanza uomini per minacciare il seggio dei Lannister. Ma mi chiedo, un'ulteriore vittoria sul campo stavolta contro Tywin, avrebbe avuto l’effetto sperato? Secondo me sarebbe stata un’ennesima vittoria di Pirro.


 

 

Credo che comunque Robb avesse bisogno di un'altra grande vittoria per poter anche solo trattare da una posizione più forte. 

 

36 minutes fa, *Khaleesi* dice:

A parte che secondo me non ha senso: Martin secondo me ha un po' forzato la cosa: va bene che si tratta di Robb quindi Stark quindi l'onore, onore della ragazza sopra il proprio (cala cala Robb che nemmeno tuo padre l'ha fatto) e tutto il resto, ma avrebbe potuto semplicemente tenerla come amante Jeyne e sposarsi Roslin e magari mettere al mondo qualche altro Snow e nessuno avrebbe detto nulla (tranne forse, ancora: ma sì, in fondo anche tuo padre...).

Ma a parte questa decisione mal presa, tre parole: perché - decapitare - Karstark?

Per tutti gli dei antichi e nuovi... Già perde i Frey, poi smembra l'altra metà dell'esercito. Amen.

Poteva che so imprigionarlo (così magari teneva leali i Karstark anche coattivamente) e rimandare esecuzioni di sorta a fine guerra?

 

Robb ha sicuramente sbagliato e avrebbe potuto tranquillamente fare tutto quello che dici, però probabilmente sarebbe stato troppo out of character. Un po' come nel caso di Ned, anche in quello di Robb il bello (e il brutto) del personaggio è proprio quello di cadere e perdere in nome di un certo tipo di ideali che sono molto in contrasto rispetto al contesto nel quale si trovano ad agire. 

 

Riguardo a Karstark ci tornerò meglio nel capitolo che lo riguarda più da vicino, però in linea di massima credo che la decisione di Robb sia qui molto più comprensibile e difficile da giudicare nettamente. 

 

PS.: nei libri i Karstark non rappresentano metà dell'esercito nordista (contrariamente alla serie TV)

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2 hours fa, sharingan dice:

PS.: nei libri i Karstark non rappresentano metà dell'esercito nordista (contrariamente alla serie TV)

 

Beh dai non metà ma sono una buona parte se non ricordo male.

I Frey sono più numerosi però, se ben ricordo tipo 4000

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