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Lord Beric

Eutanasia su minorenne in Belgio

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Credo sia la notizia del giorno, il caso del minore in Belgio che la settimana scorsa ha avuto la "dolce morte".

 

Dal 2014 il Belgio, unico stato al mondo, consente l'eutanasia per i minori senza alcun limite di età (l'altro stato che la consente, l'Olanda, pone come età minima i 12 anni). Deve esserci un esplicito consenso del minore, una serie di condizioni mediche verificate e in ogni caso l'ultima parola spetta ai genitori.

 

Chiaramente la notizia ha avuto un'eco in tutto il mondo e il dibattito sul tema è tornato alla ribalta.

 

 

 

Che ne pensate?

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Argomento molto difficile.

Cito Tommaso Moro da L’utopia, 1518.

 

Liberarsi dal supplizio.

 

Trattano i malati, come ho detto, con grande affetto, e non trascurano nulla di quel che possa guarirli, come le medicine e le regole dietetiche; gli incurabili sono assistiti con la compagnia, con la conversazione e procurando loro ogni sollievo. Quando la malattia non soltanto è incurabile, ma procura al paziente continui e atroci dolori, allora i sacerdoti e il magistrato, considerato che il malato è impotente a qualsiasi lavoro, molesto agli altri e gravoso a se stesso e come sopravvissuto alla propria morte, lo esortano a non prolungare quella funesta malattia e a non esitare, dal momento che la sua vita non è che tormento, ad affrontare la morte; anzi lo invitano a liberarsi da solo, con rassegnazione, da quell’amaro carcere e da quel supplizio, oppure a consentire di sua volontà che lo liberino gli altri. Sarà saggio da parte sua interrompere con la morte non le dolcezze del vivere, ma il martirio e farà opera pia e santa se seguirà in questo il consiglio dei sacerdoti, interpreti della volontà di Dio.

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Pur essendo credente sono favorevole all'eutanasia. La vita deve essere vissuta dignitosamente non come vegetali o da malati terminali che soffrono dolori atroci, per cui quando l'individuo in piena coscienza sceglie questa estrema opzione deve avere il massimo rispetto. D'altronde ognuno deve essere padrone della propria esistenza, e in caso decidere se porvi fine oppure delegare anche qualcun'altro se lo ritiene. E' insopportabile questa pretesa della Chiesa sulla sacralita' della vita. La vita è sacra anche quando la si sporca con atti ignobili come la pedofilia pertanto questi signori dalle toghe rosse, che se ne stanno in panciolle spesso nei lussi e nei privilegi, a mio giudizio non hanno alcuna levatura morale per guidare o insegnare le persone a vivere. Si definiscono uomini di Dio, ma non hanno alcuna sensibilità per la sofferenza e il dolore. Guidati dai loro preconcetti ideologici e teologici credono di essere possessori della verità assoluta, mentre sono storicamente tra i maggiori portatori di false e cattive dottrine. Fosse per loro ancora crederemmo che la Terra immobile sia al centro dell'universo. Inoltre è intollerabile anche che siano loro a ergersi come coloro che devono mettere l'individuo in contatto con Dio come dei tramiti. Credo che anche per quanto riguarda il decidere se e quando porre fine alla propria vita il rapporto interiore, per chi crede ovviamente, con Dio debba essere diretto. Se poi uno non crede ancor di più questa arroganza di decidere di comandare della Chiesa sulle vite di tutti è inaudita. In definitiva totale libertà per ogni individuo di scegliere come vivere, e quindi anche eventualmente come e quando morire.

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Pare che il bimbo soffrisse di una grave malattia allo stadio terminale. A questo punto, io sono favorevole - e sono comunque convinta che nessun assenso, per quanto sicuro, del bambino, dei genitori e dei medici potrà lenire il grandissimo dolore di un'altra vita che si spegne. Una vita che sarebbe potuta essere molto diversa. Ma se quel che resta della vita deve essere un martirio... sono d'accordo al porvi fine.

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Argomento assolutamente delicato.

Il discorso è già complesso quando si tratta di eutanasia in generale. Se poi parliamo di minori, la cosa si complica ulteriormente.
Secondo me, in questo caso specifico si pone anche un problema di natura giuridica.
La morte di un bambino non fa piacere a nessuna persona normale. Eppure, se quello di usufruire della morte dolce è considerato un diritto, in linea teorica questo diritto dovrebbe essere esteso a tutti, a prescindere dall'età.

Il fatto che qui si parla di un bambino, in teoria non dovrebbe cambiare l'ago della bilancia. O meglio, specialmente i bambini dovrebbero avere il diritto di non soffrire.

Eppure il fatto, da un punto di vista emotivo, colpisce l'opinione pubblica, e non mi meraviglia che sia così. Ogni volta che si deve ricorrere alla morte dolce, sotto un certo profilo, ci troviamo di fronte a un fallimento. Intendo un fallimento scientifico e medico, e in ultima analisi un fallimento in quello in cui noi umani di solito riusciamo particolarmente bene: modificare la natura secondo il nostro piacimento.

A ciò si aggiunge un altra problematica. Nello caso degli adulti, nella maggior parte dei casi, la persona ammalata in questione possiamo considerarla in grado di intendere e di volere (almeno non si tratti di una persona con forti problemi psichici o neurologici).
Ma nel caso nel bambino? La cosa si complica, e si può discutere sul fatto se quella di voler morire è davvero una scelta sua, oppure dei genitori, e medici in questione.
Io personalmente credo che ogni bambino ha in se un naturale istinto di sopravvivenza. Se però il bambino affetto dalla malattia perde la voglia di vivere, vuol dire che le sofferenze a cui è sottoposto sono davvero atroci.

Motivo per cui io credo che la volontà della persona ammalata va rispettata, a prescindere dalla sua età.

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Per quanto mi riguarda la vicenda è invece di una semplicità cristallina: l'unico e solo titolare della mia vita sono io stesso medesimo, e sono quindi l'unico a poter stabilire se e quando questa vita debba aver termine; nel momento in cui sono impossibilitato, per questioni di età, di raziocinio, di impedimenti pratici (es....faccio il botto con la macchina prima di aver espresso chiaramente le mie volontà sulla questione), tale diritto passa ai miei familiari più stretti, al coniuge, agli amici.

 

Nel caso di questo bambino, ai genitori.

 

Il resto è fuffa ideologica.

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I punti importanti per me sono due:

 

1) Il consenso

2) La situazione medica

 

cioè

 

1) Ci deve essere il consenso del minore

 

e contemporaneamente

 

2) Deve trattarsi di una malattia per la quale i medici sono assolutamente certi che non vi sia speranza di guarigione

 

Se entrambi i casi si verificano sono favorevole, in caso contrario no. Non credo che un genitore debba avere la facoltà di decidere per la vita del proprio figlio in ogni caso.

 

Nel caso in questione mi pare di capire che si trattasse di un malato terminale e che almeno una forma di consenso del minore ci fosse, quindi sarei favorevole a una situazione di questo tipo. C'è da aggiungere che si tratta del primo caso dal momento in cui questa legge è stata varata (2 anni fa), a dimostrazione che probabilmente è ammessa solo in casi molto particolari e molto estremi.

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Argomento veramente veramente tosto. L'eutanasia è già fonte di ampio dibattito di per sé, figurarsi quando si tratta di un minore. Credo che tutti abbiano diritto alla vita, ma se questa può davvero chiamarsi vita. Nel caso del bambino in questione pare appunto vi fosse il consenso e si partisse da una situazione tragica, senza possibilità di via d'uscita. Credo che quest'ultimo sia il punto fondamentale quando si tratta di un minore, soprattutto appunto se non vi sono limiti d'età.
Non sappiamo quanto un/a bambino/a o un/a ragazzino/a possa capire delle malattie, della sofferenza, del grado di sofferenza e di cosa significa davvero "non esserci più" (a volte forse non lo capiscono neanche gli adulti); non sappiamo quanto possa essere profondo il suo "non ce la faccio più", quindi credo che sia appunto FONDAMENTALE che la situazione sia estrema. In questo caso, ovviamente, trovo correttissimo che i genitori e il malato possano decidere di dare fine alla sofferenza che è destinata in ogni caso ad essere soltanto l'anticamera della fine.

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Argomento molto delicato.

In linea di massima, sono favorevole all'eutanasia, perché se una persona vive in condizioni di grave e continua sofferenza, e non ci sono rimedi, non vedo perché le si debba negare il giusto sollievo. Ma nel caso dei bambini è diverso, perché molte volte è difficile scindere la sua volontà da quella dei genitori.

Non ho seguito il caso del Belgio, ma leggendo il post di Lord Beric mi pare che l'iter per arrivare alla fatidica decisione sia piuttosto articolato, e inoltre questo finora è stato il primo caso, quindi non è proprio una cosa comune. In pratica, sembrerebbe che ci fossero tutti gli estremi per agire in tal senso

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Per quanto mi riguarda la vicenda è invece di una semplicità cristallina: l'unico e solo titolare della mia vita sono io stesso medesimo, e sono quindi l'unico a poter stabilire se e quando questa vita debba aver termine; nel momento in cui sono impossibilitato, per questioni di età, di raziocinio, di impedimenti pratici (es....faccio il botto con la macchina prima di aver espresso chiaramente le mie volontà sulla questione), tale diritto passa ai miei familiari più stretti, al coniuge, agli amici.

 

Nel caso di questo bambino, ai genitori.

 

Il resto è fuffa ideologica.

AMEN

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Io sull'eutanasia ho le idee molto chiare, e il dibattito francamente manco dovrebbe sussistere.

 

Se la malattia, gli handicap e le sofferenze sono gravi ed accertate, e senza possibilità di guarigione o rilevante miglioramento, e vi è una qualche forma (anche minima) di espressione di volontà del malato in tal senso, è cosa buona e giusta aiutarlo a porre fine alla sua esistenza disgraziata, indipendentemente dall'età e da altre considerazioni.

 

E lo ammetterei, in casi di patologie molto gravi, anche in assenza del minimo consenso del malato, ma semplicemente in base alla decisione dei genitori. Se è ammesso l'aborto terapeutico anche ben oltre i 90 giorni, in presenza di gravi anomalie/patologie che potrebbero comportare gravi danni per la salute psichica (non solo fisica) della donna, non vedo quale sia il problema a eseguire la stessa procedura su un neonato malatissimo piuttosto che su un feto malatissimo.

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Favorevole alla dolce morte in presenza di volontà anche minima del malato, situazione medica d'impossibile miglioramento e adeguate tutele giuridiche per verificare che tutto sia effettivamente così.

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Sareste favorevoli a che ognuno di noi venga chiesto, sempre che un giorno si arrivi ad una legge in tal senso (anche se in Italia con il Vaticano credo sia impossibile) ovviamente nel rispetto della privacy più assoluta, se si sia disponibili in caso all'eutanasia e che la propria decisione venga registrata in un database? Un po' come quella della volontà o meno di espianto degli organi in caso di morte improvvisa o per incidente o per altro da avere sempre con se; cosa tra l'altro che poi da noi non ha avuto seguito.

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Il 18/9/2016 at 19:20, Euron Gioiagrigia dice:

Argomento molto delicato.

In linea di massima, sono favorevole all'eutanasia, perché se una persona vive in condizioni di grave e continua sofferenza, e non ci sono rimedi, non vedo perché le si debba negare il giusto sollievo. Ma nel caso dei bambini è diverso, perché molte volte è difficile scindere la sua volontà da quella dei genitori.

Non ho seguito il caso del Belgio, ma leggendo il post di Lord Beric mi pare che l'iter per arrivare alla fatidica decisione sia piuttosto articolato, e inoltre questo finora è stato il primo caso, quindi non è proprio una cosa comune. In pratica, sembrerebbe che ci fossero tutti gli estremi per agire in tal senso

 

Dopo il recente caso in Olanda (in cui, giusto per chiarire, lo stato NON ha applicato l'eutanasia sulla minorenne), correggo parzialmente questo mio commento dicendo che ora sono favorevole all'eutanasia anche ai minori, senza limiti di età, secondo le modalità che ha descritto Lord Beric nel primo post. Mi pare un diritto sacrosanto.

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