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Emma Snow

Contest di Scrittura Creativa

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@hackuana

quella della metafora cmq non è da intendere come critica. è solo un pensiero che mi è venuto così, mentre leggevo.

Il discorso che fai tu può avere un senso, per quanto riguarda il ritmo.

Ma io da lettore, ho trovato l'immagine della sabbia tra le dita già molto forte di suo. può evocare anche altre cose, non necessariamente solo metafora di vita...

 

 

 

@loschiavista

 

 

 

Questa è una carognata. Non puoi farci questo :( ( era il racconto più atteso) con tutto il rispetto per gli altri eh.

 

Ma lo sai che tutto il pomeriggio che me lo chiedo: :idea:

 

Da una scala da uno a dieci, quanto ironico sei, con questo commento? :ehmmm: :stralol: :figo:

 

Così o colà, mi va bene entrambi, eh...

 

E solo che me lo chiedo, perchè i tuoi commenti di solito non hanno mica peli sulla lingua... (e sono contento che sia così)

 

 

Ad ogni modo cercherò di spremere un po' il cervello. Vediamo.

E solo il tempo, e il fatto che sono preso da quell'altra storia più lunga.

 

 

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@hackuana

quella della metafora cmq non è da intendere come critica. è solo un pensiero che mi è venuto così, mentre leggevo.

Il discorso che fai tu può avere un senso, per quanto riguarda il ritmo.

Ma io da lettore, ho trovato l'immagine della sabbia tra le dita già molto forte di suo. può evocare anche altre cose, non necessariamente solo metafora di vita...

 

 

 

@loschiavista

 

 

Questa è una carognata. Non puoi farci questo :( ( era il racconto più atteso) con tutto il rispetto per gli altri eh.

Ma lo sai che tutto il pomeriggio che me lo chiedo: :idea:

 

Da una scala da uno a dieci, quanto ironico sei, con questo commento? :ehmmm: :stralol: :figo:

 

Così o colà, mi va bene entrambi, eh...

 

E solo che me lo chiedo, perchè i tuoi commenti di solito non hanno mica peli sulla lingua... (e sono contento che sia così)

 

 

Ad ogni modo cercherò di spremere un po' il cervello. Vediamo.

E solo il tempo, e il fatto che sono preso da quell'altra storia più lunga.

 

No sai che sono serio.(almeno in questo contesto).

Siccome il primo racconto diciamo è stato "combatutto " nei giudizi l'attesa per il secondo era ovvia 😀

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@misterpirelli

La scelta del narratore onnisciente in realtà è voluta, ma a me non pareva fosse così disorientante :)

 

Inviato tramite corvo da Tapatalk

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L'isola di Tilda

Caratteri: 4956

 

Matilda si rincorreva sulla spiaggia con il cugino più grande, inciampando ogni tanto ridendo. Il vecchio si sentiva male solo a chiamarla per nome: sembrava uno scherzo del destino. Era stato così contento quando sua figlia, cinque anni prima, era venuta a fare visita a lui e sua moglie, ormai ridotta al letto, annunciando il nome della nascitura. Per qualche secondo, Matilda, la sua Matilda, aveva sorriso.

Tutti si aspettavano la sua morte, prima o poi. Il cancro lentamente le si era insidiato nel cervello, dopo averle portato via la gamba sinistra.

 

“E tu chi saresti?” Aveva detto la prima volta che si erano visti. Per poco non gli faceva venire un infarto. Era scattato sull’attenti, e si era voltato a guardarla, ancora un po’ intontito.

“Mi chiamo Pablo, piacere.” Sulle prime non gli era neanche sembrata bella, quella ragazzina tutta pelle e ossa, dai seni ancora acerbi e i capelli più corti dei suoi.

“Cosa ci fai nella mia cabina?” Aveva detto con tono squillante e cantilenante. Non le avrebbe dato più di dodici anni, invece ne aveva diciassette.

“La sto pulendo, signorina.” Fece un cenno alla scopa che stringeva in pugno. Per ora, era l’unico lavoro che aveva trovato che gli permettesse di stare a stretto contatto con il mare.

“Bene così.” Rise, ma Pablo non capì bene perché. “Hai dimenticato di farmi il letto.” Poi se ne andò.

Quella stessa sera, Pablo era a prua, a guardare le stelle.

“Ciao” disse la ragazza. Per la seconda volta era arrivata di soppiatto, spaventandolo.

“Signorina.” Cercò di mantenere un atteggiamento impassibile, ma fu difficile. Con quel vestito rosso, che aveva indossato per la cena col capitano sulla nave da crociera, non sembrava la stessa ragazzina di quella mattina.

“Puoi anche smetterla di chiamarmi signorina. Non lo dico a nessuno.” Rise di nuovo. Se la prima volta la risata gli era sembrata fuori luogo e disturbante, questa ebbe l’effetto contrario. Era dolce, genuina. “Volevo scusarmi per questa mattina. A volte sono intrattabile.” Pablo si limitò ad annuire. “E poi, non capita tutti i giorni trovare un bel ragazzo nella propria cabina.” Quest’ultima affermazione gli fece alzare un sopracciglio. “Trovate che io sia bello?” Lei si avvicinò. “Cos’è, non te l’ha mai detto nessuno?” No, ma questo non lo disse. La ragazza gli poggiò le mani sulle spalle per alzarsi sulle punte e dargli un bacio sulle labbra. “Dove ti piacerebbe andare, Pablo? Siamo diretti in Europa, per una crociera mozzafiato, così dice il volantino, ma io vorrei andare su un’isola, sai? Una tutta mia.” Poi si girò, lasciando Pablo con le ginocchia tremanti e il cuore che batteva all’impazzata.

Da allora, diventarono inseparabili. Sognavano un’isola solo per loro, lontani dalle preoccupazioni e lontani dalla famiglia di lei, che sognava per la ragazza un futuro ben diverso da quello che avrebbe potuto avere con lui. Così si sussurravano, mentre sul letto di lei stavano abbracciati tenendosi le mani.

“Prenderei per te anche lo squalo più grosso.” Le diceva.

“No che non lo faresti” rispondeva lei ridendo, quella risata a cui ormai era abituato. “Ma va bene così. Ora va’, prima che mia mamma ti veda.” Lui le diede un timido bacio. “Un giorno avremo la nostra isola, Tilda” Questo era il soprannome che le aveva dato. “Questa sì che è una promessa, Pablo.” Gli accarezzò i ricci biondi, prima che lui si chiudesse la porta alle spalle per l’ennesima volta.

 

Un giorno, mentre le stava pazientemente dando da mangiare, lei gli aveva chiesto dell’isola. “Avevi promesso, Pablo.” Si era limitata a dire. Fu come se un proiettile lo avesse colpito al centro del cuore mentre guardava sua moglie. Un brivido gli percorse la schiena e si sentì freddo.

Una settimana dopo erano sulla nave che aveva comprato dieci anni prima, lei sottocoperta, lui al timone notte e giorno. Sentiva il cuore schiacciato da un peso troppo grande, non riusciva a non piangere, mentre l’odore del mare gli riportava alla mente dolci ricordi. Se sua moglie doveva andarsene, Pablo voleva che almeno avesse la sua isola. E poi, la trovò. Faceva parte di un minuscolo arcipelago, ma appena l’aveva vista aveva capito che era perfetta.

La sedia a rotelle di sua moglie era stata pesante, per la prima volta da sette anni. Non parlarono per un po’. Lui la spingeva, lei teneva lo sguardo basso, sulla sabbia, pensierosa. Sussurrò qualcosa, alla fine, dolcemente. “Seppelliscimi qui, Pablo.” Quel momento sarebbe dovuto arrivare, lui lo sapeva. Sapeva che da quel viaggio sua moglie non sarebbe più tornata. “Voglio che tu sappia che sei sempre stato tu la mia isola, che dalle preoccupazioni, dalla mia famiglia, mi proteggevo stando con te. Hai sempre mantenuto fede a quella promessa, Pablo.”

 

“Vorrei tanto venire da te, anche oggi stesso” pensò, e guardò il mare. “Ma i bambini ora hanno bisogno di me. Non te l’ho mai detto, amore mio, perché il tempo non ce l’ha permesso, ma sì, anche tu sei sempre stata la mia isola.”

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Hakim

 

4997 caratteri titolo compreso

 

Morti. Tutti morti. Hakim si guardò intorno. Nessun’altro era sopravvissuto. Avevano tentato di navigare oltre l’orizzonte, che per il loro popolo era la fine del mondo, con delle vecchie barche che si erano distrutte alla prima tempesta. Il vecchio Re non avrebbe mai permesso questo, soprattutto non l’avrebbe mai permesso a lui, nonostante fosse un servo, perché era il suo più abile carpentiere e costruttore. Aveva imparato a costruire barche da stranieri che erano venuti via mare a commerciare anzi, aveva migliorato il loro lavoro, osservandoli e aiutandoli effettuare delle riparazioni, prima che ricominciassero i viaggi di ritorno nelle loro terre. Il vecchio re però non c’era più. Ora comandava il figlio, che aveva requisito le barche migliori, progettate e costruite proprio da Hakim, e aveva deciso che le acque più vicine alla costa erano di esclusiva proprietà della famiglia reale e solo chi pescava per lui poteva farlo. All’inizio la cosa non era stata presa molto sul serio, ma poi i soldati che pattugliavano la zona avevano cominciato a punire i trasgressori. Ad Hakim stesso erano stati amputati i mignoli di entrambe le mani, ma a qualcuno era andata peggio. Così, con alcuni compagni, aveva deciso di rischiare, andando a pescare dove nessuno aveva osato prima.

 

La tempesta ormai era passata ma non avrebbe resistito molto senza nulla a cui aggrapparsi, e ormai era passato anche il tramonto.

Ora, solo, già rassegnato alla morte, cominciò a pensare come sarebbe arrivata. Sarebbe stato risucchiato da un vortice? Inghiottito dolcemente ma inesorabilmente da qualche creatura? Dilaniato e divorato da un mostro orrendo? O semplicemente il suo fisico avrebbe ceduto, facendolo annegare?

E la famiglia. Chi avrebbe pensato ai suoi genitori quando fossero diventati troppo vecchi per essere utili a qualcuno? Sua moglie era giovane e bella, sicuramente avrebbe trovato un altro marito. Ma come sarebbe stata trattata? E il figlio che da poco avevano avuto? Come sarebbe stato considerato dal nuovo padre? Poi cominciò a immaginare la sposa tra le braccia di un altro uomo e la sua avvenenza non gli parve più una così bella cosa.

 

Dopo un tempo che non avrebbe saputo definire, con la luna alta nel cielo, vide qualcosa d’immenso che si avvicinava. Sembrava un’isola animata. Ad Hakim vennero in mente la leggende sulle grandi bestie, simili a tartarughe, in grado di inghiottire persino delle piccole barche, o agli immensi squali, molto più grandi di quelli che nuotavano vicino alla costa.

 

Vide le creste della bestia muoversi. L’aveva fiutato, o visto. Il terrore e la fatica gli impedivano di fare movimenti sciolti e rischiava da un momento all’altro che i crampi lo bloccassero definitivamente.

 

Si abbandonò e si lasciò sprofondare nell’acqua, abbassando le palpebre. Con gli occhi chiusi, vide ugualmente l’ombra che gli nascose la luce della luna. Immaginò di essere prossimo a essere inghiottito e così stava per aprire la bocca, sperando d’annegare prima di provare dolore. Riapparì la luce. Hakim aprì gli occhi. Riconobbe qualcosa di famigliare in quello che gli stava passando sopra. Allo stremo delle forze riemerse. Aveva visto bene: un grande albero a cui si era impigliata altra vegetazione. Il vento doveva averlo sradicato vicino alla costa e poi le correnti l’avevano trascinato fino a lì. O forse era stato spinto da un Dio pietoso. Cominciò a pensare a qualcosa che nemmeno aveva preso in considerazione fino a quel momento. Un solo pensiero, fugace come un battito di cuore. La salvezza.

Con le ultime forze rimaste nuotò fino a raggiungere il bordo di quella strana isola e l’afferrò, ma quello era solo un ramoscello e gli rimase in mano. Dovette nuotare ancora per raggiungere quella vegetazione e ancora il primo gli rimase in mano, ma questa volta era preparato e si fece strada fino al grande tronco, incurante delle ferite e quasi accecato dalla fatica e dai frammenti di vegetazione. Finalmente lo raggiunse e dapprima vi si aggrappò con forza, poi, dopo aver ripreso un po’ di fiato, vi salì a cavalcioni e si lasciò andare a riposare tra i rami che si aprivano ampi, stabilizzando l’albero nell’acqua.

Si alzò il vento e i rami più fini, incurvati, sembrarono avvolgere Hakim, mentre andavano formandosi lievi colline d’acqua che lo sollevavano e riabbassavano dolcemente, mentre intorno a lui l’Isola cominciava a disgregarsi lentamente.

Le nubi annerirono la notte, e l’uomo ne venne inghiottito.

 

Molti anni dopo, sulla pagina storico-scientifica di un quotidiano:

 

Scoperta una nuova tomba a Lanzarote

Durante gli scavi a Madeira, nel ricostruire la storia di quella che sembra essere una civiltà sconosciuta (i più fantasiosi pensano che si tratti addirittura dei resti della famosa Atlantide), è stata trovata la tomba di un uomo che, dai primi rilievi, pare essere uno dei fondatori di tale civiltà. Una delle notizie trapelate informa che alla mummia scoperta mancano i mignoli di entrambe le mani.

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Questa volta ho deciso di commentare i racconti tutti alla fine, ma sappiate che, per un motivo o per l'altro, troverò difficile dare i miei voti. :)

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Idem.

 

Aspetto altri scritto fiducioso...

 

Ma già così è difficile scegliere chi votare.

 

Seppure cercherò di commentare tutti come sempre.

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Propongo di allungare i tempi per i prossimi contest.

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Anch'io preferirei tempi + lunghi.

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Per me va bene così, con tempi più lunghi rischio di scordarmi le scadenze e poi è comunque un contest..

Per il libero esercizio letterario vi è il Topic apposito.

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