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JonSnow;

GoT - Percorsi evolutivi e mete finali.

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Raccolgo il sagace invito del decano @Metamorfo e apro questa discussione. Dato che le variabili e i soggetti coinvolti saranno molteplici, sarà il caso di affrontarli uno alla volta, onde evitare meccanismi confusionari. Si prende dunque in esame solo il percorso strutturato e affrontato in GoT, evitando il rituale parallelo con ASoIaF, in quanto molti differiscono per psicologia, introspettiva, tagli e scelte. Cerchiamo dunque di rilevare la meta più affine al percorso evolutivo. 

 

Jon Snow: 

Lasciando da parte il mio disappunto su un personaggio comunque caricaturale e poco fedele alla controparte... Il Jon Snow di GoT è un soggetto del tutto passivo. Il fulcro del suo personaggio si focalizza su una moltitudine di scelte e decisioni basate su un processo costrittivo, che lo esula da qualunque desiderio o ambizione personale. Egli è emotività ed empatia, da sempre in balia degli eventi e sceglie di accoglierli senza remora o obiezione alcuna. Si pone una meta superiore e cerca di lavorare affinché possa raggiungerla con il più grande sforzo diplomatico e psicologico possibile.

 

Di mentalità aperta, la sua narrazione è quella di una figura eroica che si interseca con qualcosa di più grande, fino a sfiorare il parallelo con qualcosa di messianico. Egli muore, si immola per la causa e per gli esseri umani a lui cari, subisce un tradimento e risorge, tra lo sconforto più totale. Tuttavia il parallelo messianico non si basa solo sul metodo materiale con cui la sua vita è cessata e poi ricominciata, ma sull'obiettivo insito dentro di lui: il sacrificio ultimo. Jon Snow non vive l'individualità, se non appunto nel sacrificio di carne e ideologico. Egli respira solo per adempiere alla missione che si è prefissato ed è quella che porta avanti, trascinando il suo corpo come una sterile carcassa. Ciò che è singolare non è il buonismo di facciata o superficiale benevolenza, bensì la capacità con cui si astrae e allontana da qualunque giudizio morale. Questo non sta a significare che egli disponga di una capacità di perdonare al di là delle umane possibilità, quanto quella di non soffrire del patema del giudizio altrui, di chi punta il dito verso l'altro e ne contesta l'essenza senza averla del tutto soppesata e assaporata. E' moralmente libero ed è con libertà che il suo rispetto giunge all'individuo di fronte a lui, chiunque egli sia. 

La sua mentalità è quindi totalmente aperta. E per quanto le illusioni d'idealismo precedenti non siano risorte con lui, egli è rimasto fedele a suo modo ad un senso del dovere a cui non è in grado di rinunciare. 

 

Tutto ciò ci fa quindi pensare che più che un umano sia una funzione, pertanto c'è il binario uno:

La morte. Il suo percorso è appunto un percorso di sacrificio e immolazione. Concludendosi con una morte eroica, raggiungerebbe la destinazione più affine, trovando gloria eterna nel mito. 

Questo ci è suggerito da Melisandre, che sapientemente gli dice che potrebbe essere ritornato in vita solo per morire di nuovo dopo aver assolto il suo compito.

 

Vi è poi una seconda meta possibile che non tradisca la coerenza della narrazione, binario due:

Il Trono.

E non si tratta di essere l'erede Targaryen legittimo o meno. La coerenza verrebbe riscontrata nel fatto che egli sin dall'inizio salga pian piano di grado senza desiderarlo, sobbarcandosi i problemi altrui. Egli riceve titoli e nobiltà senza che siano richiesti o ambiti dalla sua persona. Questo lo fa scalare con gradualità, rendendolo oggetto di un potere che egli non desidera affatto e di un circolo vizioso.

Qui sapientemente troviamo due testimonianze in merito:

 

Tywin: ''Chiunque dica io sono il Re non è il Re''. 

E Jon Snow è l'unico tra Stannis, Renly, Balon, Joffrey, Cersei, Daenerys ecc. a non aver mai rivendicato quella posizione. 

 

Alliser Thorne: ''Jon Snow, combatterai le loro battaglie per sempre.''

Ed anche qui il tutto si interseca col percorso fatto finora. Da Re egli sarebbe costretto a sobbarcarsi ancora una volta dei problemi di tutti, combattendo le loro battaglie fisiche e morali.

Un contrappasso in cui egli in pratica continua ad ottenere ciò che non desidera. Una beffa del fato.

 

L'opzione tre invece è ancora ignota e più consona al Jon Snow di ASOIAF. Come ne dicevo in altre occasioni, figurerebbe una vita in esilio in cui egli sopravviva allo scontro finale e ritrovi sé stesso, seguendo finalmente i suoi desideri in libertà e formando una vita solamente sua. 

 

 

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Come hai detto all'inizio, fare un ragionamento rigoroso sul Jon-Got richiede u grosso sforzo, perchè ci sono tante cose superficiali, tante diverse dai libri e tante che non quadrano. quindi forse l'unica è guardare il quadro da lontano, seguendo le linee generali e senza considerre troppo i singoli dettagli.
Perchè per esempio, se valesse la pena di prendere sul serio il love-moment con Danaerys (e faccio veramente fatica a farlo) ci sarebbe stato un momento, uno, in tutta la sua vita in cui Jon ha agito per se stesso. (Insieme alla storia con Ygritte, ma quella apparteneva ancora a una prima fase: non un'età dell'innocenza -aveva già compiuto gesti come uccidere Quorin a sangue freddo, su sua richiesta e fingendo una rabbia che non provava; quindi l'età dell'innocenza era infranta da un pezzo- ma un fase della vita in cui, ogni tanto, riusciva ancora a posare per un attimo il macigno che si portava sulle spalle, a dimenticarlo per un momento. E, non per caso, la vita gli insegnerà che Ygritte è stato solo una parentesi destinata a chiudersi, e male; qualcosa che non era nel suo cammino e a cui "non aveva diritto" ad ambire). Ma con Danaerys, che ci piaccia o no, si direbbe che per una volta è stato un individuo, con un suo volere e un gesto istintivo solo suo; non una pedina della Storia.


Ma questo, più che considerarlo un cambiamento nel percorso del Jon-individuo sacrificato al Jon-strumento della Storia, la considererei semplicemente una caduta di D&D, per i motivi di cui abbiamo parlato spesso (fan service eccetera). Alquanto incoerente con tutto il resto del cammino di Jon, e che quindi preferisco ignorare. A meno di... bè, una possibilità c'è, che salverebbe questo episodio e gli darebbe un senso: che si riveli, nella prossima stagione, la premessa di un disastro. Così tutto tornerebbe nello schema: Jon è nato per immolarsi, non sappiamo se nel senso più pieno e definitivo della parola o un po' per volta, annullando la propria individualità, accettando, subendo -perchè si può "subire" anche qualcosa che per altri sarebbe una meta agognatissima, se non la si desidera- le scelte degli altri, delle situazioni o della necessità del momento. Se per un volta che si concede di pensare "IO ho desideri, volontà e libertà di scelta; IO esisto come persona", da questo scaturisse un disastro, l'episodio sarebbe coerente con il difficile, tragico, peso che Jon deve portare sulle spalle.
Ma questo lo racconto a me stessa, per "salvare" quella scena cercando di darle un senso. Conoscendo D&D, niente di più facile che porti alla nascita dell'erede di una nuova casata... Anche se, allora, anche qui Jon potrebbe essere stato quasi guidato verso Danaerys, dalla necessità storica. E mi riferisco alla Storia con la maiuscola, non alla storia di Martin.

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4 minutes fa, Stella di Valyria dice:

Ma questo, più che considerarlo un cambiamento nel percorso del Jon-individuo sacrificato al Jon-strumento della Storia, la considererei semplicemente una caduta di D&D, per i motivi di cui abbiamo parlato spesso (fan service eccetera). Alquanto incoerente con tutto il resto del cammino di Jon,

 

Precisamente.

Motivo per il quale ho proprio evitato di soffermarmici. Anche perché sa tanto di semplificazione, dato che se la strada sarà quella in ASOIAF, non ci arriverà così. E' il loro marchio da duo. 

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Il percorso di Jon é si difficile parte da una situazione ,dove pur ben nutrito addestrato, e cresciuto insieme ai fratellastri risente di un complesso di inferioritá e abbandono sempre accompagnato da una tristezza insita nel suo carattettere forse retaggio del suo padre biologico ,decide forse un pó frettolosamente di arruolarsi nei G.D.N. e si ritrova a confrontarsi con una realtá ben diversa fatta di individui infimi , contadini ,poveri ,malfattori ,stupraturi che ben presto gli fanno apparire i suoi patemi a grande inverno capricci di un bambino . Da quí in poi é chiamato ad affrontare diverse situazioni difficili che porteranno il suo cammino sempre più in alto aiutato da personaggi che diventano per lui veri mentori, maestri e grandi amici vedi Mormont che lo sprona Aemon che lo consiglia Sam che lo consola e lo rilassa, Igritte da cui impara a conoscere e a rispettare la cultura dei bruti  e a riconoscerne il valore, tutte situazioni che lo aiutano a crescere e a maturare ,finendo alla fine con essere più fortunato dei fratellastri.questa sua crescita deve per forza portarlo verso qualcosa di grande mi piacerbbe pensare che un giorno sieda sul trono visto che ha tutte le carte in regola per essere un buon re come lo fu (Jaerys il conciliatore che riuscí a mantenere la pace per lunghi anni fino alla morte) .Ma penso che il suo sia un destino che lo porterà al sacrificio estremo anche se spero di sbagliarmi.

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Allora, evitando di entrare in confronti - scontri con Asoiaf...

Io trovo il percorso di Jon, come presentato nella serie e dimenticandosi dei libri, piuttosto coerente.

Il suo elemento centrale è, a mio parere, la predestinazione.

 

Jon è un predestinato, e questo ci viene mostrato in modo coerente lungo tutta la saga.

Trova il lupo bianco. Tyrion, che appena entra in scena capiamo che è uno di quelli che "la sa lunga", gli rivolge attenzioni particolari e parole pregne di significato. Arrivato alla Barriera si contraddistingue come un elemento eccezionale. Ottiene incarichi di prestigio. Respinge Mance Ryder. Diviene 998esimo Comandante dei Guardiani della Notte. Combatte contro il Re della Notte. E per metterci il carico da 90, muore e risorge.

 

Tutto questo disegna un percorso limpido e coerente, ma c'è un ma. Jon a questo suo incombente destino cerca di sottrarsi. Più di una volta. E ogni volta è qualcosa o qualcuno di esterno a riportarlo, inesorabilmente, in carreggiata.

 

Buona ultima Sansa che, ad un Jon sconfortato (e a ben vedere, sia chiaro) che dichiara che "I fought and I lost" e che vagheggia di andare a sud e "Get warmer", rammenta con fermezza spietata quale sia per lui l'inesorabile Path of Duty (destinata di certo a coincidere con The Way of Glory). E' una scena bellissima e crudele. Jon in quel momento è davanti ai due corni degli opposti futuri ed è non solo tentato di imboccare quello più semplice. Lo ha quasi già fatto, è già con un passo giù da quella croce alla quale è stato inchiodato dai suoi stessi natali. Ma Sansa lo riporta su, per l'ultima volta.

 

E non è un caso che proprio alla scena del disvelamento dei natali di Jon segua la scena della sua incoronazione a King in The North, che altro non è che quella della sua definitiva crocefissione. Come è stato giustamente osservato, egli a quel punto è già morto. E' oramai anche lui un morto che cammina, incontro al proprio destino, che quale sia ancora non si sa, anche se lo si può intravedere, oramai (per me, credo si capisca, sarà quello di morire per tutti noi).

 

E il fare sesso con Dany, e quello che ne conseguirà, è per me soltanto l'ultimo, coerente passo su questo sentiero. Non c'è scelta, non c'è calcolo. E' qualcosa di inevitabile, di già scritto. "Ogni cosa è compiuta".

 

 

 

 

 

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@MezzoUomo

Come avrai potuto intuire, concordo con la versione più fatalista dell'analisi. Egli mi è sempre risultato per l'appunto un soggetto born to die. Un sacrificio dopo un percorso di stenti e privazioni, di ulteriori sacrifici minori. Un immolarsi. Per questo l'ho associato alla figura dei distruttori. Col suo sacrificio e la vittoria sugli Estranei darà l'ultimo colpo alla società corrente, lasciando spazio e la scena ai costruttori, coloro che avranno invece il compito di ricostruire un mondo nuovo dalle macerie, metaforiche e non. Per questo il lato messianico è molto prevalente nel suo character. 

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Concordo. Anche se per me la vera figura messianica, più che altro per il suo modo di agire, è Dany.

Jon è proprio l'agnus dei.

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Un altro spunto per il discorso di sacrificio-predestinazione è il fatto che BloodRaven punti a mostrare a Bran sostanzialmente due nascite;

 

- Il Night King, in quel rituale. Dunque la nascita del male. Perché in GoT esso è inteso come una forza distruttrice che avanza su un concetto di male assoluto.

- Jon Snow, nella Torre della Gioia. Dunque la nascita di colui che sarà destinato ad opporsi in prima fila a quel male.

 

Una reminiscenza di eventi così speculare, che trova coerenza anche nello scambio di sguardi precedenti tra il Night King e Jon Snow ad Hardhome. 

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sono molto più pessimista di voi temo.

considerando i finali delle ultime due stagioni , mi sembra che ci stiano preparando ( poi magari nn andrà così) a un jon snow che , da salvatore del mondo ed erede segreto , si troverà nella posizione di ascendere a un trono da lui nn cercato. Ma siccome i personaggi principali saranno tutti convinti ( per motivi che nn proprio nn condivido) che lui sia il migliore dei leader ( ma nn perfetto come dimostra la storia del nn voler mentire) si sentirà in obbligo di accettare.

 

Sansa nello show e' un personaggio lasciato a metà tra book Sansa ( conscia di come va il mondo ma non disillusa) e una dark lady sul modello di cersei. Cosa che ha portato a una certa schizofrenia nelle sue vicende. Penso che alla fine vincerà il lato book Sansa e avremo quindi la stark politica che tirerà aventi la casata

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Anche questo è possibile, dato che come dicevamo Jon ottiene potere non ambendo ad esso, ma subendolo. Quindi si ritroverebbe ancora una volta a salire di grado senza che sia suo desiderio. Tuttavia una gravidanza con successo di Daenerys farebbe calare le possibilità in questo senso. Resto più fedele alla teoria dell'immolazione. 

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il jon di GOT ha dei limiti, anche se non inserirei la passivita totale al primo posto! un minimo di autonomia decisionale traspare secondo me, soprattutto quando rifiuta l'offerta di stannis(vero che la fedelta verso la confraternita non era ancora stata messa dinanzi al tradimento che poi subira, ma altrettanto vero che jon ha spesso aggirato i giuramenti)e quando, senza consultare chi lo ha messo sul trono del nord, decide di sottomettersi a daenerys(che aveva ormai deciso di aiutare il nord in ogni caso contro i WW, il vero obiettivo di jon nel suo viaggio a roccia del drago)!

 

detto questo...

 

1)è chiaramente un predestinato, a memoria prima davos nella quinta stagione, poi beric nella settima gli rammentano il passaggio del giuramento sull'essere lo scudo che veglia sui domini degli uomini, se ben ricordo anche jeor mormont gli fa un discorso sul fatto che nessuno sapra mai a sud della barriera chi fosse, ma rimarranno tutti al sicuro anche grazie a lui! è soprattutto questo che mi aspetto in ASOIAF, che pochi ne conoscano i meriti e colleghino la sua figura alla vittoria sui WW!

 

2)la sua scalata è frutto di tutto tranne che di pura ambizione, quasi paradossale visto che all'inizio della serie è palese, nonostante i suoi valori, una volonta di emergere e farsi spazio, basti ricordare come prende male all'inizio l'inserimento tra gli attendenti e come facesse pesare agli altri l'essere per distacco il migliore nell'uso delle armi! non sara pero cosi a disagio nell'esercitare il potere, prendendo spesso decisioni impopolari per il bene di cio che lui ritiene essere piu importante e nell'interesse di tutti!

 

chiaramente irrompe in tutto questo l'inserimento nella serie della sua legittimita al trono, che un po allontana da GOT il possibile esilio volontario(uno dei finali che preferirei), rendendo invece piu probabile l'ipotesi tutto o niente, ossia un futuro da sovrano di westeros o il sacrificio finale, una fine eroica ma inesorabilmente tragica! ovviamente il percorso, le peculiarita, la morale e il coraggio nel buttarsi a testa bassa nella mischia rendono la seconda opzione quella altamente probabile! il collegamento poi che @JonSnow; ricorda tra lui e il NK è evidente e sembra quasi portare a un chiaro epilogo!

 

l'ipotesi meno realistica ma che fino alla fine non escludero mai in assoluto è che, a malincuore, sia costretto a prendere le armi contro una daenerys con chiari segnali di follia....

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13 hours fa, JonSnow; dice:

Un altro spunto per il discorso di sacrificio-predestinazione è il fatto che BloodRaven punti a mostrare a Bran sostanzialmente due nascite;

 

- Il Night King, in quel rituale. Dunque la nascita del male. Perché in GoT esso è inteso come una forza distruttrice che avanza su un concetto di male assoluto.

- Jon Snow, nella Torre della Gioia. Dunque la nascita di colui che sarà destinato ad opporsi in prima fila a quel male.

 

Una reminiscenza di eventi così speculare, che trova coerenza anche nello scambio di sguardi precedenti tra il Night King e Jon Snow ad Hardhome. 


Bellissima osservazione, davvero! :) Jon e il NK sembrano i due poli opposti di una calamita: si attraggono, anche quando non lo sanno o non lo vogliono. Nel senso che il fortissimo elemento di predestinazione che domina il percorso di Jon lo sta portando proprio verso il NK (e resto dell'idea che il sogno delle cripte, in cui Jon si sente chiamato a scendere, pur non volendo ed essendo terrorizzato- abbia a che fare, indirettamente o indirettamente, con questo: che nelle cripte lo aspetti qualcosa -lasciato dagli Stark che hanno già combattuto il Grande Inverno- di cui lui deve farsi carico, per assumersi lo stesso compito) e, dall'altra parte, ad HardHome il NK lo individua e riconosce tra mille. Ma nello stesso tempo  sono complementari: così come non esiste una calamita a polo singolo, i poli magnetici esistono sempre a coppie, nord e sud, bianco e nero, bene e male (anche se questo ci porta su un terreno un po' diverso da quello tipico Martiniano, pechè ridurrebbe il tutto all'ennesimo scontro, tipicamente fantasy, tra le forze del bene e quelle del male. Ma nei libri potrebbe benissimo esserci una sorpresa, qualcosa di molto più profondo e complesso al di sotto delle apparenze; nella serie penso si fermeranno a questo e ci sguazzeranno dentro come una papera nel laghetto. E comunque non dimentichiamo che il NK, che vediamo come il Male assoluto... non esisteva in sè, in natura; è stato creato dai figli della foresta. E già questo è un messaggio molto forte, profondo e significativo, a pensarci bene).

Questa complementarietà ci riporterebbe non solo al fatto che come notava JonSnow; in un altro topic (quello sui riferimenti storici) l'essere umano è capace di atrocità abissali come di gesti di un'altezza e bellezza commoventi, ossia ha in sè il dualismo male-bene, ma anche al fatto che, anche se mi rendo conto che questo che sto per fare non è un discorso razionale ma è più basato sulle sensazioni e su una specie di considerazione quasi estetica, di simmetria,  mi aspetterei che i due poli scompaiano contemporaneamente. Soprattutto se uno dei due è nato per distruggere l'altro, o forse addirittura è stato concepito con la consapevolezza esatta di questo scopo: raggiunto questo fine, il senso stesso della sua esistenza dovrebbe venire meno. E se aggiungiamo a questo il fatto che è già stato ucciso una volta e poi richiamato in vita, quindi "tecnicamente", addirittura,  è già morto... direi che restano pochi dubbi.

EDIT Però, il titolo del thread suppongo indichi di basarsi non solo sul passato di Jon soltanto in GOT, ma anche di ipotizzarne il futuro soltanto in GOT. E qui... accidenti, nonostante tutti questi indizi affascinanti, il rischio del finale con i due piccioncini sul trono che vivono per sempre felici e contenti esiste eccome. Insomma: teniamoci pronti anche alla mega-delusione per meri motivi di fanservice. :(

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Tra tutti, il destino di Jon è quello che mi mette più in confusione.

 

Il suo percorso è quello tipico dei protagonisti del romanzo di formazione: è un giovane outsider, in parte escluso per i suoi natali, che si allontana dalla famiglia/società civile e ha avventure e colpi che lo temprano e lo fanno maturare. Impara la tolleranza e la mediazione, e arriva ad una posizione di comando in cui può usare quelle doti. Eppure, nel momento in cui si concludono i libri, Jon non è ancora abbastanza capace per fare la mossa giusta e per capire completamente ciò che sta succedendo intorno a lui. Paga con la morte.

Sarebbe importante sapere come sarà il Jon rinato dei libri, per capire dove Martin vuole portarlo. Nella serie, la morte e la resurrezioni non portano a niente, e Jon è identico a prima. Nei libri mi aspetto un cambiamento netto.

In teoria, la sua evoluzione dovrebbe continuare verso una maggiore consapevolezza e maturazione, per arrivare a fare la mossa giusta nel momento che più conta. Oltre a questo, dovrà scegliere se rimanere un lupo solitario, un fuori-società, o integrarsi in essa (in quel caso, in una posizione di comando).

 

Nella serie tv, Jon è un bonaccione un pò fessacchiotto, e sembra che lascino indizi per una sua morte eroica, o per l'ascesa al trono.

 

Morte: Jon non è il personaggio egoista, per cui la morte eroica segnerebbe un punto di arrivo di una evoluzione. Non ci sarebbe il momento di svolta, di catarsi, perchè per il Jon che conosciamo, il sacrificio personale sarebbe niente altro che pura routine. Già tante volte lo abbiamo visto cercare di sacrificarsi per gli altri, mettere in gioco la sua vita in maniera non curante. L'ennesimo sacrificio sarebbe pleonastico, e si finirebbe con una linea piatta, senza apice. Inoltre, è anche già morto. E ci sarebbe anche qui una ripetizione.

Trono: Nella serie l'hanno menata per due stagioni sulla questione della legittimità Targaryen di Jon, quindi ci deve essere un motivo. Vedo soltanto due possibili motivi: diventa re, o suo figlio sarà legittimato a diventare re. l secondo motivo potrebbe integrarsi con la morte eroica ma sarebbe pure di una banalità senza precedenti. Un'alternativa, è che Jon si allontani spontaneamente dal Trono (per una sorta di sacrificio prolungato che lo conduce lontano, o per una qualche scelta da "lupo solitario") magari insieme a Danerys (per cui prevedo una rinuncia spontanea la trono), e lasci l'erede, che potrebbe essere accudito da Tyrion (sì, come ipotizzato dai primi leaks fasulli che uscirono), per cui prevedo una posizione di alto comando.

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Ottime riflessioni, @Metamorfo, dato che mandi a tua volta in confusione anche me. Io sono tra i sostenitori della teoria del sacrificio e dell'immolazione, perché come detto vedo in Jon una funzione da distruttore e di conseguenza una figura messianica che non gioverà della nuova società, se non indirettamente. Osservi benissimo quando affermi che una morte ed un sacrificio da parte sua sarebbe ciò che più ci si aspetta ed un evento rituale, quasi pedissequo nella sua ripetitività. Il che dovrebbe essere ciò che Martin cerca di evitare. Eppure la morte, seppur prevedibile, è per Jon Snow una meta fin troppo coerente col percorso svolto e con la figura che ha finito per incarnare. 

 

Ho più scetticismo per quanto riguarda il Trono, nonostante come si diceva egli scali di grado lentamente e in maniera continua. Anche qui vi sarebbe la coerenza di un potere mai voluto e continuamente imposto da terzi. Il dolce amaro starebbe nel fatto che non avrebbe mai potuto vivere la vita personale che egli avrebbe desiderato, dovendo cedere completamente la sua essenza ai desideri e problemi degli altri, anche come Re. Questo scenario sarebbe però coerente solo se morisse Daenerys, in quanto andrebbe a confluire in una visione delle cose dove in pratica egli avrebbe perso ogni suo amore (Ygritte), ritrovandosi a vivere tra il dovere, la malinconia e ricordi spezzati, in uno stato ancor più costrittivo e di sacrificio, stavolta meno materiale. La fanart al di sotto dice un po' di più sull'eventuale destinazione:

king_jon_by_javsama-dachw81.png

 

Sulla terza opzione non credo che Jon e Daenerys, ancora in vita, lascerebbero il proprio figlio così. Specialmente dopo che Jon stesso è perfettamente conscio cosa significhi vivere senza una madre. E non credo negherebbe al proprio figlio ciò che Ned è stato per lui.

 

Piuttosto ci starebbe un Jon finalmente libero e solo, in esilio. Qualora non fosse padre, però. Diciamo che è uno scenario articolato che fatico a immaginare per il percorso che ci hanno proposto in GoT. 

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23 hours fa, Metamorfo dice:

Morte: Jon non è il personaggio egoista, per cui la morte eroica segnerebbe un punto di arrivo di una evoluzione. Non ci sarebbe il momento di svolta, di catarsi, perchè per il Jon che conosciamo, il sacrificio personale sarebbe niente altro che pura routine. Già tante volte lo abbiamo visto cercare di sacrificarsi per gli altri, mettere in gioco la sua vita in maniera non curante.


Già! Addirittura, prima della Battaglia dei Bastardi, chiede chiaramente a Melisandre "Se muoio, questa volta non riportarmi indietro". E poco dopo si lancia, solo e senza alcuna copertura, verso gli arcieri di Bolton. Questa è più che noncuranza: è desiderio di morte. Come sollievo. Desiderio consapevole, nella frase a Melisandre, o inconsapevole, nel gesto istintivo che, come tentativo di salvare Rickon, non avrebbe alcun senso o possibilità di riuscita. Per Jon la vita ormai -dopo l'amarezza del tradimento dopo aver visto l'oscurità che si cela nel cuore degli uomini e, sporattutto, dopo anni e anni in cui non ha fatto altro che caricarsi sulle spalle pesi richiesti ed imposti da altri- è un peso.

Eppure, non penso che, necessariamente, questo non si concilierebbe con l'ipotesi della sua morte a fine serie. Per due motivi, uno basso che più basso non si può e uno più alto (e, secondo me, non privo di bellezza).

1) Motivo "basso": Jon innamorato di Danaerys è tornato ad amare la vita, che improvvisamente gli appare sotto una luce diversa (intorno, uccellini celesti alla Walt Disney cinguettano, e coniglietti pucciosi fanno il coro); un eventuale figlio in arrivo sarebbe un motivo in più per questo... nonchè l'ennesimo dovere, quello di sopravvivere perchè suo figlio non cresca senza un padre.
E questo, come ho detto prima, sarebbe di una banalità abbastanza desolante; ma da D&D non mi sorprenderebbe

2) Motivo "alto": Jon muore, ma non come sacrificio supremo: come liberazione. L'ha detto espressamente a Melisandre con quella frase; D&D hanno cercato di farcelo capire -goffamente e maldestramente- con le sue espressioni sempre più sofferte; noi ce ne siamo resi conto per conto nostro immaginando cosa significhi non avere un minimo spazio per la propria individualità, essere una pedina della Storia, della necessità o dei capricci degli dei (per chi, immaginando di essere noi stessi personaggi di Asoiaf, crede in loro) o di un destino probabilmente già tracciato ben prima della propria nascita: Jon non ama più la vita. Si è caricato tanti pesi sulle spalle, anzi, glieli hanno caricati. E la vita stessa, in queste condizioni e modalità, è il più grande di questi pesi.

Così, un finale con la morte di Jon per me non solo avrebbe senso, ma sarebbe anche una soluzione narrativa molto intelligente. Perchè si presterebbe ad una doppia lettura: per il pubblico più superficiale, l'Eroe tanto amato si è sacrificato per tutti: la famosa immolazione, insomma, quasi cristologica. Da cui dolore, sgomento (Martin o meno, quasi nessuno, nel pubblico televisivo, si aspetta che l'eroe muoia, magari nell'ultima puntata dell'ottava stagione), pianti e commozione. Per chi la legge come noi, Jon è finalmente, per la prima volta, libero. Libero dai fardelli che per tutta la sua vita adulta gli sono stati imposti, libero da un compito di un peso e responsabilità enormi per un uomo solo; libero, soprattutto, da una vita che, sin dall'inizio, è stata solo uno strumento per raggiungere un fine. Una libertà ben misera, certo. Ma l'unica possibile per Jon, nato e forse persino concepito con sule spalle un peso quasi intollerabile. Non un sacrificio o un'immolazione, ma l'unica via d'uscita di una vita che è già stata sacrificio ed immolazione di sè. Quindi la morte non come sacrificio (che peraltro,come notava zioWalter, sarebbe l'ennesimo, ripetitivo, prevedibile), ma come sollievo dopo il sacrificio.

Il che, a pensarci bene, è ancora più amaro, doloroso e straziante della lettura superficiale.

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