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Lord Beric

Musica classica e dintorni

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Vi lascio ancora una perla di Brian Ganz (ricordate? il pianista che vedevo -e sentivo dal vivo- due volte al'anno, ma per cui ho avuto una specie di super cotta platonica per almeno un quinquennio. E non avevo quindici anni ma dai 28 in poi, eh :D )  
E pensate che costui, e tra gli altri proprio questo brano, ho avuto la fortuna di sentirlo e vederlo per una decina di volte, in edifici storici minuscoli, da pochissima distanza. Con espressione ebete (io, non lui) ed occhi a cuoricino tipo Paperina, immagino :D 
 

 

 

E di solito fiiniva il concerto così: dopo i vari bis, in un italiano molto stentato, sorridendo con la gioia di aver condiviso una serata di musica che gli sprizzava da tutti i pori, diceva: "E ora, a tutti voi, il bacio della buona notte"
E, dopo un'ora di acrobazie sulla tastiera, mentre la sottoscritta ormai si era sciolta peggio di un ghiacciolo sul cruscotto a ferragosto e gli amici per riportarla a casa l'avrebbero dovuta raccogliere con il cucchiaino, suonava questa cosa minima, brevissima e semplicissima, di una dolcezza immensa:
 

 

P.s. Dopo che @Iceandfireha dato prova di grande competenza musicale (cui va tutta la mia ammirazione, nonchè invidia nel senso buono della parola :) ), vi do un esempio della mia, di competenza (nonostante i tanti concerti sentiti). Lezione di pianoforte, a ventott'anni circa; suonicchio -pensando di aver già fatto del mio meglio- una polacca (di quelle facili facili, non certo Chopin, eh). Senza avere, in realtà, la più pallida idea di cosa fosse una polacca; quindi avevo solo cercato di non sbagliare, farne una cosa caruccia e frilli frilli e stop, e pensavo pure di esser già stata bravina. Al termine, la mia insegnante tace un attimo e poi mi dice: "La polacca era una danza maestosa e potente, con cui gli uomini potevano dar sfoggio del loro vigore e fierezza. Con quella che hai suonato tu adesso, avrebbero dimostrato la loro attitudine al lavoro all'uncinetto, ricamo a punto croce e pizzo al tombolo." 
L'aveva detto in modo scherzoso, eh, e dopo avevamo riso come sceme tutte e due. Ma ricordo quel commento ancora adesso: troppo bello! :D 
 

 

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Cercavo offenbach per una musica che ascoltavo anni fa ma ho scoperto che ha scritto lui le musiche del can can. Originariamente erano nel poema orfeo all' inferno ma poi vennero usate per i balletti del moulin rouge. https://it.wikipedia.org/wiki/Can-can

 

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Ma guarda: io il contrario! Lo conoscevo solo per il can-can, e sapevo che veniva da Orfeo all'Inferno. Ma non avrei la più pallida idea di cos'altro abbia composto!
(Certo che, se l'aveva composta con intento serio, chissà se l'ha visto in vita, l'uso per cui è diventata famosa, o se si è rivoltato nella tomba! In fin dei conti, per una o più generazioni è stata la musica delle donnine allegre e un po' peccaminose che sventolavano le gonne all'aria)

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Leggendo su wikipedia i balletti erano già inseriti in orfeo all' inferno. I musicisti non erano così bigotti.. :D

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Claudio Giovanni Antonio Monteverdi  è una pietra miliare della nostra musica, infatti con le sue opere  determinò il passaggio dalla musica rinascimentale a quella barocca.Egli  è stato  il principale innovatore del linguaggio musicale insieme al "principe dei musici",Carlo Gesualdo(di Venosa, che ha una storia incredibile noir...) .

 Tra le sue opere (conosciutissimi i madrigali amorosi) c’è il Vespro della Beata Vergine composto sopra canti fermi, a sei voci e sei strumenti

Esso è un lavoro incredibile, monumentale scritto per un grande coro che possa coprire dieci parti vocali in alcuni movimenti, e che, nel corso dell'opera, si scomponga in cori separati mentre accompagna ben sette differenti solisti. Le parti strumentali sono scritte per  violino e cornetto, mentre la  composizione del ripieno ( che  è il tutti orchestrale di strumentisti in un concerto grosso,  ovvero tolti i solisti) non è specificata dall'autore. E tra le altre parti non è specificato il Magnificat conclusivo. Questo fa sì che gli esecutori modifichino l'opera secondo l'organico che hanno a disposizione.

Eccolo il Magnificat , una gemma della musica barocca,io lo trovo fantastico e molto rilassante

 

 

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Una composizione che ho scoperto in tempi relativamente recenti è Planets, di Gustav Holst, dove la passione per l'astrologia dell'autore si è tramutata in una bellissima - e ironica - opera di musica classica, composta tra il 1914 e il 1916, quando il compositore già soffriva di neurite.

 

Mi era capitato di sentire Mars, the Bringer of War in un CD di ouvertures, e perso dalla curiosità per quel pezzo così "diverso" dagli altri del CD - che erano nettamente più tradizionali - sono andato a cercarmi gli altri brani.

 

Influenzato dall'opera astrologica di Alan Leo, Holst cerca in quest'opera di rappresentare ogni pianeta secondo le sue caratteristiche astrologiche, astronomiche e mitologiche. Dal punto di vista musicale, invece, Planets è piena espressione di quella transizione musicale che si avverte nei primi decenni del XX secolo: si scorgono infatti echi wagneriani, influenze russe di Rimsky-Korsakov e Tchaikovsky, espressioni di avanguardia alla Schoenberg, fino alla fioritura jazzistica statunitense.

Proprio la grande varietà dei pianeti è la scusa per Holst di realizzare pezzi di stile completamente diverso tra loro, pur legati dal filo logico del titolo.

 

Sebbene il nome di Holst non sia tra spesso annoverato tra i giganti della musica, le sue influenze sulla musica successiva sono innumerevoli, soprattutto nella realizzazione di colonne sonore di film di fantascienza, e vanno anche oltre la musica classica in senso stretto... e Planets è forse l'esempio più fulgido.

 

I – Marte, il Portatore di Guerra: il brano più famoso, imitato, ripreso, suonato, di Holst. Un'ossessiva marcia in 5/4, un brano definito dalla critica "feroce": uno sterminato campo di battaglia, un massacro, la guerra vista dal punto di vista del Dio della Guerra. Una curiosità: Holst ha sempre dichiarato che lo scoppio della Prima Guerra Mondiale non è stato fonte di ispirazione per il brano, e che aveva già tutto nella testa già da mesi. John Williams, compositore della colonna di Star Wars, ha espressamente ammesso di essersi ispirato a questo brano per la Marcia Imperiale, così come reminiscenze di Marte possono trovarsi anche in The Decision, sigla di apertura di Stargate: The Ark of Truth, di Goldsmith/Arnold o in Klendathu Drop di Poledorius, nella colonna sonora di Starship Troopers.


II – Venere, il Portatore di Pace: diametralmente opposto al precedente, e questo risalta a maggior ragione essendone il successivo, Venere è un brano sereno, luminoso e dolce, persino sensuale nel tema portante del violino. Contrariamente a quanto si può pensare, anche Venere è stato fonte di ispirazione in molti film di fantascienza, chiaramente in momenti di pace e serenità: citando ancora Star Wars, il Leia's Theme è un diretto omaggio a questo brano, così come lo è Resolution and Hyperspace di Horner, nella colonna sonora di Alien.


III – Mercurio, il Messaggero Alato: Mercurio è velocità, spensieratezza, allegria, esotismo, uno scherzo (nell'accezione musicale del termine); come in Marte, è la ripetizione e l'ossessività dei temi a farla da padrone, ma con un effetto completamente diverso. Particolarmente interessante è lo spostamento degli stessi temi da un gruppo strumentale all'altro, che acuisce ancora di più il dinamismo del brano.


IV – Giove, il Portatore dell’Allegria: brano di grande successo popolare, particolarmente orecchiabile, mischia epica e solennità, allegria e voglia di vivere. Il primo a trarre ispirazione da questo brano è Holst stesso, che in Vow to Thee, My Country ne riprenderà i temi principali. E proprio di gioia di vivere, quiete pastorale, erba-pipa e sei pasti al giorno si fa portatore Concerning Hobbits, di Shore, ne La Compagnia dell'Anello, che nel pizzicato riprende in pieno proprio la parte più cantabile di Giove. E tra coloro che hanno omaggiato questo brano figura nientemeno che Morricone, nella colonna sonora de Gli Intoccabili.


V – Saturno, il Portatore di Vecchiaia: brano preferito di Holst, Saturno è una marcia lugubre e regolare, quieta e dignitosa come Holst dipinge l'età avanzata. Torniamo a Goldsmith, torniamo ad Alien, e questa volta nientemeno che ai titoli di testa, che riprende il Saturno come ritmo, tematica e persino strumenti.


VI – Urano, il Mago: frenetico, alieno e alienante, innaturale, sfrontato, persino volgare. Urano è un continuo crescendo verso un climax che sfocia poi in maniera atrofica nel pianissimo finale, evidente omaggio all'Apprendista Stregone di Dukas.

 

VII – Nettuno, il Mistico: Nettuno è un pezzo "spaziale", remoto, distante, ambientale, in cui il tema quasi scompare, sorretto unicamente da due accordi - minori - alternati distanziati da una terza - minore anche questa, fino al coro etereo di voci femminili che fa da finale all'intera opera. Un vero viaggio nello spazio profondo, cinquant'anni prima di Interstellar Overdrive dei Pink Floyd, per dire. Chicca: Holst diede precise disposizioni sul coro, per generare uno dei primi effetti di dissolvenza musicale che la storia abbia documentato: "dev’essere collocato in una stanza adiacente, la porta della quale dev’essere lasciata aperta fino all’ultima battuta del pezzo, quando dovrà essere chiusa lentamente e silenziosamente."

 

 

Ciò che colpisce, ciò che ha in ultima analisi decretato il successo dell'opera, è che questi movimenti, ciascuno con il suo carattere, indagano la psiche umana, di cui i pianeti e l'astrologia stessa ambiscono a farsi rappresentazione. Il viaggio nello spazio di Holst è un viaggio dentro di noi.

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Wow, non sapevo dell'esistenza di quest'opera, credo che la ascolterò molto attentamente nei prossimi giorni.......avevo giust'appunto voglia di ascoltare qualcosa di "nuovo".....

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I Pianeti di Holst sono un'opera molto celebre e sicuramente una delle più consigliate per avvicinarsi alla musica classica a chi magari non la ascolta abitualmente. Questo perché sono brani estremamente accessibili ed evocativi, direi immediati, ma non per questo di poco valore!

 

Riprendo il mio percorso orientaleggiante, sempre con dischi comprati in Giappone.

 

 

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Anni fa suonavo violino in una orchestra giovanile e una delle musiche che eseguivamo era la St Paul's Suite di Gustav Holst

La parte più divertente si trova dal minuto 9:20 IV. Finale (The Dargason). (Allegro)

 

 

 

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