Lyra Stark

Le Antiche Virtù Perdute

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Ultimamente, ispirata da alcuni fatti di cronaca e accadimenti nella mia vita personale, mi sono ritrovata a riflettere sul fatto che sempre di più si nota la scomparsa di quelle che, poeticamente, ho definito come “antiche virtù perdute”, vale a dire tutto un set di valori storicamente importanti che però negli ultimi decenni sono stati sempre più abbandonati perché appunto considerati fuori moda, superflui o addirittura dannosi con gravi ripercussioni sulla società.

 

Oggi volevo citare L’ELEGANZA, che secondo me è una virtù importante, ma purtroppo troppo spesso sottovalutata e oggi decisamente perduta. Si nota la sua mancanza ovunque, dal modo di porsi con l’altro, sia nella vita quotidiana, che sul lavoro, o in TV, laddove la società da molti anni ormai ha sempre più esasperato tutto ciò che elegante non è: dal vestiario, all’espressività gestuale e verbale, alla lingua tutto in nome di una maggiore libertà. Anche se a ben vedere io parlerei piuttosto di aggressività e mancanza di rispetto nei confronti dell’altro col risultato che ormai tutto e tutti appaiono sguaiati e irrispettosi a vari livelli secondo modelli ormai codificati che si ripercuotono a cascata sulle nuove generazioni con effetti devastanti.

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Recentemente noto che sta crollando l'empatia. L'internet mostra che sofferenza e la morte dell'altro sono spesso guardati con indifferenza, considerati con distacco per porre davanti le proprie ideologie, annullati davanti a proprie egoistiche necessità,  o addirittura ridicolizzati. Una desensibilizzazione che arriva a dei livelli a volte nauseanti. 

 

Andando più indietro nel tempo, c'è stata la vittoria dell'apparire, che ha relegato in un angolo la virtù dell'essere.

 

Andando ancora più indietro nel tempo, uno dei motivi principali della fine delle antiche virtù è stata la trasformazione del denaro in valore tanto fondamentale da fagocitare gran parte del resto.                  

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Premetto dicendo che secondo me non esiste un concetto oggettivo di Eleganza, ma esiste il BUON SENSO. Se una ragazza entra in chiesa in minigonna o un ragazzo va al lavoro con i jeans praticamente alle caviglie (non espressamente richiesti dal datore di lavoro), sono la prima a giudicare la cosa inopportuna. Se invece una ragazza vuole girare per strada in minigonna e tacchi o struccata, è libera secondo me di farlo. Mary Quant ha inventato la minigonna negli anni '60, un periodo in cui le donne lottavano per essere libere di comportarsi e vestirsi come volevano. Sarebbe ipocrita da parte nostra definire negativo il fatto che oggi, a differenza di una volta, le ragazza si vestono con abiti più corti in nome della libertà, perché lo facevano già allora. Togliere questo diritto sarebbe un passo indietro e non definirei ciò poco elegante. Semplicemente ci vuole buon senso di vestirsi in un certo modo ad esempio a cerimonie o luoghi particolari che lo richiedono. Questo è semplicemente RISPETTO e BUON SENSO.

Penso, inoltre, che RISPETTO sia anche accettare modi di porsi e vestirsi diversi dai nostri. Questo concetto va a braccetto con la già citata EMPATIA. Faccio un esempio in questo ambito: io ho 22 anni e ormai giro quasi sempre senza trucco. Spesso vedo le mie coetanee che mi squadrano, perché mi trovano brutta o fuori luogo struccata probabilmente. Il punto è che magari a nessuno viene in mente che sono struccata perché in cura dermatologica a causa dei problemi alla pelle che ho avuto per colpa dei trucchi. Per questo dico che in riferimento al vestiario ci vuole RISPETTO dell'altro, dal momento che ci possono essere motivi che noi non conosciamo dietro al suo modo di porsi e che comunque, in nome delle lotte femministe di una volta, ogni ragazza è libera di vestirsi come vuole e in generale ognuno di esprimere il proprio essere, in rispetto del buon senso di luoghi e situazioni. Questo riguardava il vestiario.

 

Per quanto riguarda il saper distinguere le situazioni opportune per dire o fare una determinata cosa, questo dipende dall'EDUCAZIONE ricevuta. Se una persona è stata educata fin da piccola in un certo modo, non ha tutta la colpa, ma la colpa è dei genitori o chi per loro. Uno può anche migliorare, ma non è facile. In relazione all'EDUCAZIONE c'è anche il problema della lingua, citato in un post precedente. Penso che i ragazzi dovrebbero essere educati alla lettura, per il semplice fatto che leggere aumenta il vocabolario e migliora il modo di esprimersi, lo dicono le logopediste ai bambini, non lo dico a caso. 

 

Un'altra virtù che per me andrebbe aumentata è l'ASCOLTO. Con l'avvento delle nuove tecnologie, noi giovani (e io per fortuna sono in una generazione dI mezzo ancora) ascoltiamo meno, è un dato di fatto. Secondo me bisognerebbe ascoltare di più adulti e anziani. Io ho imparato molto grazie alle storie di mia nonna e conosco persone che si sono pentite poi, quando non c'erano più genitori e nonni, di non averli ascoltati abbastanza. A me hanno sempre insegnato " Impara l'arte e mettila da parte ", prima o poi tutto serve. Esperienze, consigli, insegnamenti. Ascoltando le persone con più esperienze si fa un piacere a loro e si impara sempre qualcosa.

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Certamente condivisibile, anzi hai fatto bene a sottolineare la parola rispetto che è un'altra virtù che volevo trattare, magari domani.

 

Tuttavia scinderei le tue osservazioni dal concetto eleganza perché esulano un po'. Per esempio con l'eleganza non c'entra molto l'andare in giro truccati o meno: uno può essere elegantissimo nei modi senza un filo di trucco. Qui forse si potrebbe tirare in ballo la questione dell'omologazione, per cui alcune persone si sentono obbligate a presentarsi in un certo modo per poter essere accettate. Questo vale soprattutto per i ragazzi di oggi, ma appunto è una considerazione interessante che merita di essere ripresa in seguito. 

Nel caso del vestiario invece, sempre più spesso la moda propone outfit e la società modelli che mirano a stupire o a shockare o a esibire e in cui non c'è alcuna eleganza, ma a volte persino degradazione, specialmente nel caso femminile. Non è una critica alla libertà personale, piuttosto un'appello al non volersi omologare e svilire a tutti i costi. Perché è vero che ognuno è libero di girare come gli pare, ma spesso i ragazzi sono portati a seguire ciò che viene loro proposto è si sentono in dovere di imitarlo per farsi accettare (che è un po' quello che dicevi anche nel tuo discorso). 

 

Sull'educazione è vero che in parte dipende dall'ambiente familiare, altre volte viene tirata in ballo la scuola, ma certi soggetti rimangono per quanto ho potuto sperimentare maleducati nonostante tutto. Forse per la sempresolita volontà di stupire a tutti i costi o mostrarsi sprezzanti, quando in realtà covano malesseri.

 

Ottima la riflessione sulla lingua che è di per sé un'entità in continua evoluzione ma negli ultimi anni sta subendo dei veri e propri attentati.

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Riprendo la questione del vestiario che vuole shokkare. Secondo me finiamo sempre lì, probabilmente hai ragione e per alcuni potrebbe sembrare degradazione, ma penso sia comunque sbagliato generalizzare, alcuni potrebbero trovare in quel modo di esibirsi, il modo di esprimere se stessi. Forse è impossibile scindere le due cose. Alla fine penso che anche il dover a tutti i costi essere "eleganti" come dici tu, sia un doversi omologare se uno non vuole. Sempre tranne nei casi in cui intacca il buonsenso ovviamente. 

Forse abbiamo in un certo senso ragione entrambe, a seconda di come osserviamo il fenomeno, penso però  che uno possa essere elegante, a modo suo, anche con abiti magari più stravaganti o, come hai detto tu, senza trucco.

Forse qui si potrebbe parlare anche di chi pare poco curato. Una persona può porsi con qualsiasi modo di fare o vestire, ma se è poco curata perde tutto. Come anche il modo di parlare. Secondo me è tutto collegato e penso che possa fare una figura migliore una ragazza vestita in modo più stravagante, ma educata e che parla bene, piuttosto che una vestita in modo più "tradizionale", ma che come apre bocca pare un camionista. Ma forse sto andando off topic.

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Ah! Allora credo che alla base ci sia un fraintendimento: non è che intendevo eleganza in quel senso, tipo vestirsi eleganti da matrimonio ^^

Uno può essere elegante con jeans e maglietta e senza trucco, se vogliamo metterla su questo piano. O con addosso qualunque cosa. O anche senza ^^"

Io intendevo eleganza in senso più "generalizzato" e come dice Audrey elegance is an attitude. :ninja:

In senso stretto è il modo in cui ci si pone, che è il contrario della volgarità.

È  un modo di essere e tendenzialmente è innato, solo che come riflettevo ormai i modelli proposti dai media tendono a privilegiare un apparire più urlato e buzzurro, proprio perché ormai conta solo apparire, a braccetto col vecchio detto o bene o male purché se ne parli. L'importante insomma è non passare inosservati che sembra uno dei peggiori mali del mondo moderno e che è un concetto che fa proprio a pugni con l'idea di eleganza.

Comunque, anche in vista di questo, mi auspico che la riflessione possa essere recepita come un po' più profonda e aldilà del semplice che vestiti uno si mette, che è proprio la minore delle questioni.

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4 hours fa, Lyra Stark dice:

Sull'educazione è vero che in parte dipende dall'ambiente familiare, altre volte viene tirata in ballo la scuola, ma certi soggetti rimangono per quanto ho potuto sperimentare maleducati nonostante tutto. Forse per la sempresolita volontà di stupire a tutti i costi o mostrarsi sprezzanti, quando in realtà covano malesseri.

 

Conosco alcune persone i cui figli a casa sono tutti educati e coccolosi, appena mettono un piede fuori fanno un finimondo.

...

 

La scuola non deve educare. Si va a scuola non per essere educati. Si deve andare a scuola *già educati*.

Il problema è che i genitori (non tutti per fortuna) pensano che invece l''educazione debba essere fatta a scuola. Motivo?

Non me lo spiego.

Senza contare che poi se un insegnante mette la nota a un allievo poi il genitore va a picchiare l'insegnante. Ai miei tempi se tornavo a casa 'la maestra m'ha messo una nota' nell'ordine era: 1) ha fatto bene 2) ramanzina (me la prendevo io, mica il prof) 3) punizione.

E come un insegnante può insegnare il rispetto in queste condizioni (oltretutto ripeto, non sarebbe tenuto a farlo perché dovrebbe farlo il genitore, ma se il genitore non lo fa qualcuno deve pur farlo, no? anche se non di sua competenza...).

 

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Concordo su entrambi i punti.

Persone simili le conosco pure io, con genitori educatissimi peraltro.

E per quanto riguarda la scuola è vero che l'educazione non deve essere compito delegato alla scuola, ma credo che in molti frangenti possa e debba concorrere.

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24 minutes fa, *Khaleesi* dice:

l problema è che i genitori (non tutti per fortuna) pensano che invece l''educazione debba essere fatta a scuola.

 

Ho mamma e alcune cugine insegnanti, sul ruolo dei genitori nell'educazione, anzi no, nella crescita, che è una cosa molto più ampia e profonda, dei figli si potrebbe aprire una discussione a parte, e si andrebbe avanti mesi... >_>

 

Comunque, Lyra ha aperto un'ottima discussione, su un tema che è sempre stato delicato e lo è sempre di più in tempi come questi. Più che di eleganza, parlerei più grazia, che ne è sinonimo ma che esprime i concetti di cui parliamo molto meglio, a parer mio. Ciò che si sta tragicamente perdendo è, come dice più che giustamente @Metamorfo, l'empatia; non solo ormai non ci interessa praticamente più degli altri, di quello che in altri tempi si chiamava ancora "il prossimo", ma non si riesce più neanche a provare un senso di tristezza o di emergenza non nel gesto di un disperato in sè, quanto delle cause che lo hanno indotto ad agire in quel modo. Non so se Internet abbia accentuato questa tendenza, ma di certo l'ha resa visibile a tutti, basta farsi un giro sui social o nella sezione commenti di molti siti di quotidiani per vedere lo sfacelo a cui ci siamo ridotti al giorno d'oggi.

 

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Io direi che ormai l’educazione e il rispetto che poi sono indice di vera cultura non di facciata ,sono adesso parole prive del loro vero e pieno significato .

Se hai vera cultura,educazione e rispetto poi è chiaro che ti poni in ascolto dell’altro ,ne valuti reali necessità e fabbisogni, sei in ascolto di esso anche perché non disprezzi apriori e per vacuo snobismo ( che non appartiene alla vera cultura ) le sue opinioni marchiandole come assurde e stupide e provocatorie se per caso non collimano con le tue .

Come si dice?Non fare agli altri quello che non vorresti sia fatto a te

Mica facile per certi soloni tuttologi che ascoltano solo se stessi e si credono i padroni del mondo (senza minimanente esserlo ovvio ) considerare e valutare e comprendere appieno questa notissima frase.

 

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31 minutes fa, Menevyn dice:

 

Ho mamma e alcune cugine insegnanti, sul ruolo dei genitori nell'educazione, anzi no, nella crescita, che è una cosa molto più ampia e profonda, dei figli si potrebbe aprire una discussione a parte, e si andrebbe avanti mesi... >_>

 

Comunque, Lyra ha aperto un'ottima discussione, su un tema che è sempre stato delicato e lo è sempre di più in tempi come questi. Più che di eleganza, parlerei più grazia, che ne è sinonimo ma che esprime i concetti di cui parliamo molto meglio, a parer mio. Ciò che si sta tragicamente perdendo è, come dice più che giustamente @Metamorfo, l'empatia; non solo ormai non ci interessa praticamente più degli altri, di quello che in altri tempi si chiamava ancora "il prossimo", ma non si riesce più neanche a provare un senso di tristezza o di emergenza non nel gesto di un disperato in sè, quanto delle cause che lo hanno indotto ad agire in quel modo. Non so se Internet abbia accentuato questa tendenza, ma di certo l'ha resa visibile a tutti, basta farsi un giro sui social o nella sezione commenti di molti siti di quotidiani per vedere lo sfacelo a cui ci siamo ridotti al giorno d'oggi.

 

Credo che la perdita di empatia, chiamiamola anche sensibilità, sia figlia di una cultura tutta orientata a porre il proprio io al centro di tutto, del dilagante individualismo propinatoci in ogni salsa e figlio di una società tutta incentrata sul consumismo e sull'hic et nunc.

Che poi è anche ciò che ha portato sempre di piú al venire meno del rispetto nei confronti del prossimo.

Nei social e sui media virtuali poi la cosa è dilagante e strabordante, anche perché la mancanza di vero confronto tra persone rende facile comportamenti di questo tipo, unita poi se vogliamo, anche alla mancanza di assunzione di responsabilità.

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Aggiungici la filosofia del branco 

 

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Sì ne avevo già accennato prima quando citavo l'omologazione e la necessità di sentirsi accettati.

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15 hours fa, Lyra Stark dice:

Sì ne avevo già accennato prima quando citavo l'omologazione e la necessità di sentirsi accettati.

Ma io sottolineo questa cosa perchè agire in branco è sinonimo anche di grande vigliaccheria e di estrema meschinità e dipende da estrema ignoranza, e razzismo evidente il che conseguentemente  è segno di inferiority complex che si vuole sfogare in qualche modo(vedi trattati di psicologia) per sentirsi importanti sapendo peraltro di non valere nulla

E qui non c'è ASCOLTO che tenga...sono pessimi e basta coloro che agiscono in branco e non possono aggrapparsi a nessuna,ridicola, scusa

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Oggi mi ero ripromessa di trattare proprio una delle virtù più antiche, da sempre cantata dai poeti, e oggi decisamente in via di estinzione: il coraggio.

Secondo me la mancanza di coraggio nella società di oggi è disarmante, perché spesso viene spacciato per coraggio quello che in realtà è maleducazione o prevaricazione o ancora incoscienza ma nulla ha a che vedere con questa che decisamente è una virtù antica di tutto rispetto come ci insegnano i tanti esempi nella letteratura, nell’arte e nella storia.

Questa patologica ormai mancanza di coraggio, cui si assiste dalla vita di tutti i giorni a un po’ tutte le situazioni ai grandi eventi mondiali, va di pari passo con l’incapacità di assumersi le responsabilità delle proprie azioni: specie nei ragazzi di oggi, ma non solo in loro perché è propria anche di molti adulti. Credo che in parte questo fenomeno sia legato alla cultura degli anni 70, in cui veniva paventata molta libertà ma questo bellissima condizione non significa anche incapacità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, o almeno questo è quello che penso io. Uno può essere libero e coraggioso e anzi, credo che la vera libertà richieda proprio coraggio per essere ottenuta. Proprio tali genitori, perennemente immaturi, sono poi i responsabili di aver prodotto una generazione ancor più inconsapevole e immatura con un effetto a cascata.

Molte situazioni, anche legate al fallimento di cui si parlava in altro thread, sono figlie anche di quest’ottica e di questa mancanza di coraggio, intesa soprattutto come incapacità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni che chissà perché nelle nuove generazioni è sempre più frequente. Con effetti poi, come si è visto, disastrosi.

In altra gran parte credo che il fenomeno sia legato al sempre più dilagante uso dei socialcosi e internet: nell’era in cui tutto è virtuale, aleatorio e transitorio, e dall’altra parte tutto basato sull’apparire e sull’ostentare per essere ritenuti degni di interesse altrimenti non si è nessuno, è molto facile prodursi in attestazioni effimere, che non richiedono alcun vero coraggio perché appunto non ci si mette mai direttamente la faccia e tragicamente non si è messi realmente di fronte all’effetto che tali comportamenti possono avere sulle altre persone. Questo purtroppo produce poi tutte quelle situazioni legate ai fenomeni di bullismo, sia cyber che non, ma anche ai tanti malesseri che affliggono i giovani d’oggi.

Altro fattore importantissimo è il terrore, direi proprio così, del giudizio degli altri. Purtroppo sempre legato alle dinamiche succitate, spesso i ragazzi di oggi sono portati a non agire o a provare vergogna o a prodursi in esempi di codardia perché temono ripercussioni da parte di altri o il giudizio altrui, per un eccessivo valore che la società odierna dà proprio al consenso altrui, all’accettazione da parte di un gruppo e all’omologazione.

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