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Maya

Cybernarcisismo. 15 minuti di celebrità digitale

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"In futuro ognuno avrà i suoi 15 minuti di celebrità". L'ha detto (forse) Andy Warhol e, a distanza di diversi decenni, possiamo dire che probabilmente quel "futuro" è arrivato.

 

Il web ha, infatti, messo nelle mani di ognuno la possibilità di guadagnare un’enorme visibilità ed un largo - anche se spesso davvero fragile - consenso. Vere e proprie battaglie a colpi di like, ditoni, faccine e cuoricini si consumano quotidianamente in Internet, soprattutto sui social. Obiettivo è strappare l'applauso ed ottenere un'apparente notorietà che, a dire il vero, spesso dura anche molto meno di 15 minuti. E’ una nuova irresistibile droga che si “compra” a botte di post irriverenti, frasi sensazionali, affermazioni plateali, fake eclatanti, foto accattivanti, scambi dialettici ad alto tasso di flame. E come in ogni vera dipendenza che si rispetti, più ci si è dentro, più l’asticella di quello che si è disposti a fare si alza e le inibizioni, i freni, gli scrupoli, i timori svaniscono.

 

Il narcisista digitale si nutre di questo tipo di consenso. Cerca di emergere, mettendo in mostra i muscoli fisici ed intellettuali, esibendo quel che è, quel che sa e quel che sa fare. Parlare è più importante che ascoltare, mostrare molto più di osservare. E’ una trappola in cui, prima o poi, cadiamo tutti: presentare la nostra persona e la nostra vita, mostrandola dal suo lato migliore, con le parti sporche, scrostate, arrugginite ed imbarazzanti ben mimetizzate. Il narcisista digitale non si sottopone realmente a giudizio. Non si mette in discussione. Afferma se stesso (o se stessa), eventualmente anche annullando o rinnegando chiunque potrebbe avere qualunque cosa da obiettare.

 

In quel “luogo-non-luogo” che è la rete www, il rischio per tutti è dunque diventare perennemente e tremendamente autoreferenziali, prigionieri di una spirale egocentrica, incapaci di affrontare un dissacrante confronto e magari – non sia mai! – prendere in considerazione quel che ci sembra inaccettabile. 

 

Voi che ne pensate? Siamo davvero tutti condannati a diventare dei “cybernarcisisti” oppure è solo una parentesi grigia nella storia dell’evoluzione digitale? Qual è la vostra opinione? Quali le vostre esperienze in merito.

 

 

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Discussione davvero molto attuale alla luce di altre questioni. 

Personalmente credo che dipenda da quello che ognuno cerca e dalla personalità di ciascuno. Forse anche dal proprio baricentro, dall'equilibrio dell'autostima che deve essere non troppa o troppo poca, entrambi casi in cui si ha necessità di ricevere approvazione e perciò si deve mettersi in mostra, proprio nascondendo le parti meno interessanti o soggette a critiche negative. Oppure manipolandole per trasformarle. Però questo baricentro richiede molto tempo, consapevolezza delle proprie capacità (tutti ne abbiamo non è detto che però siano quelle che la massa incensa) conoscenza di sé stessi per essere raggiunto. Non facile soprattutto per i giovani.

Forse per le nuove generazioni è più difficile staccarsi da questo contesto perché ci nascono e per loro è la norma. Forse arriveremo al punto in cui nemmeno sapranno com'era prima. O magari come tutte le mode si arriverà alla saturazione e un bel giorno verrà messa da parte. 

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Penso che il narcisismo esistesse anche prima dell' avvento del web insieme ai 15 minuti di celebrità. Un paio di giorni fa si sono aperte le candidature per le elezioni europee e come per tutte le altre i partiti che si sono presentati a depositare il simbolo erano i più disparati. Non ho le statistiche di quanti simboli siano stati presentati in 70 anni di democrazia parlamentare ma penso che per ogni tornata fossero centinaia. Nel servizio al telegiornale tutti questi signori presentavano il simbolo senza avere una sola possibilità di essere candidati vista la mancanza di firme autenticate ma erano lì unicamente per i loro 5 minuti di notorietà. Tornando alla rete alla fine il mezzo è molto potente ma attualizza il comportamento umano da quando è comparso sulla terra. In ogni caso i narcisi della rete o del mondo reale devono sottostare alla selezione naturale o digitale. I campioni del narcisismo digitale sono sicuramente gli youtubers che ora torno a seguire!! ;) :D 

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Il problema è anche che adesso, rispetto al passato, la cosa viene molto più '"pompata" perché si è capito che è un'ottima fonte di guadagno e può raggiungere le masse ovunque.

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Insomma.. Lo youtubers medio se vuole campare autonomamente ha un lavoro normale e fa parecchie markette per amazon. Sono veramente pochi quelli che riescono a campare facendo unicamente i video. 

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Io ho inteso il discorso in modo molto più generale. Pensa a facebook, instagram, YouTube... ma dal punto di vista della pubblicità delle grandi compagnie. Quelli sono i grandi guadagni di cui parlavo.

A livello di singoli non mancano comunque casi eclatanti vedi la Ferragni et similia. 

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Da quando leggo cyberpunk, sono stato abituato a predizioni di società future dove i media sono onnipotenti e dove tutti vivono interconnessi alla ricerca dei famigerati 15 minuti di notorietà. Oggi, vedendo i podromi di quella società nell'onnipotenza dei social (alla quale io stesso ammetto di cedere, frequentando regolarmente facebook e YouTube come, credo, la maggior parte di noi), credo che forse quel mondo non sia più ancora così lontano... Certo, narcisismo e voglia di protagonismo esistevano anche prima, ma prima non avevano a disposizione i mezzi che ci sono ora.

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Il 24/1/2019 at 15:51, Maya dice:

Siamo davvero tutti condannati a diventare dei “cybernarcisisti” oppure è solo una parentesi grigia nella storia dell’evoluzione digitale?

 

Dipende: se passare il tempo a scattarsi fotografie in costumi succinti, postarle sui social e contare con ansia i followers nella speranza di diventare una "influencer" (storia vera, amica di mia cognata) non rientra in questa descrizione, allora no.

Ma anche senza avere scopi a medio termine come quelli, troppe sono le teenager (non sono sessista, nella mia esperienza limitata e non statisticamente rappresentativa le ragazze sono quelle a subire maggiormente il problema, i maschietti hanno altre "virtu") che vivono di selfie pazzi e social. E il problema non é limitato al "narcisismo": la grande esposizione porta con se altri tipi di comportamenti opinabili (e purtroppo una persona a me vicina ne é stata vittima), i ragazzini e le ragazzine, soprattutto i piú giovani, si trovano in mondi piú grandi di loro senza accorgersene. Quando ero piccolo io si diceva "non uscire dal cortile". Ora non ci sono cortili, il mondo é un cortile, e gli sconosciuti, quelli a cui non si doveva aprire mai, vengono praticamente invitati a farlo.

E se "l'offerta" non manca, non manca certo la "domanda". E... vabbé, vorrei continuare ma me ne sto zitto.

 

Con gli adulti é diverso: qualcuno ci casca per intero, ma in genere questi comportamenti non sono pericolosi: fanno solo perdere un pó di tempo e distorcere la percezione che abbiamo di noi stessi.

 

Ma nei ragazzini é tutto un altro paio di maniche. Boh, ogni generazione ha visto nei comportamenti di quella che la seguiva qualcosa di "pericoloso", di "deviato", eppure siamo sempre sopravvissuti.

Certo é che persino io riconosco nei movimenti del 68 (verso i quali nutro pochissima simpatia, nonostante i miei gusti musicali) almeno degli ideali che venivano perseguiti per la societá, mentre invece quella che vediamo oggi é l'idolatria del sé, e i modelli da seguire sono, appunto, quelli che hanno avuto successo nel vendere la propria immagine come un idolo.

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Quel che mi fa riflettere è la "dipendenza" che questi strumenti generano anche in termini di crescente necessità di un riscontro immediato, di ricerca continua del consenso, di spettacolarizzazione personale...

 

La validazione del contenuto diventa giudizio sulla persona ed il feedback è una misura di quanto l'individuo vale o di quanto per lei/lui valga la pena esporre il proprio pensiero.

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Esatto! È proprio questo uno dei pericoli maggiori. Ormai la persona vale a seconda di quanti follower ha o di quanti like. E spesso il modo più furbo per ottenerli è porsi in modo shockante o ammiccante. Di fatto comunque è più la forma a essere giudicata che non il contenuto. 

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5 hours fa, Manifredde dice:

Certo é che persino io riconosco nei movimenti del 68 (verso i quali nutro pochissima simpatia, nonostante i miei gusti musicali) almeno degli ideali che venivano perseguiti per la societá, mentre invece quella che vediamo oggi é l'idolatria del sé, e i modelli da seguire sono, appunto, quelli che hanno avuto successo nel vendere la propria immagine come un idolo.


Approvo pienamente. 

Comunque, tempo fa qualcuno (non so dirvi se uno studioso o semplicemente un mio amico nelle chiacchere da pomeriggio al bar: scusate, ma non ricordo proprio) diceva che questa rincorsa alla "notorietà alla Andy Warhol" sarebbe cessata nel momento stesso in cui fosse diventata realmente accessibile a tutti: perchè nel momento in cui (faccio un esempio banale) chiunque, grazie ad un social, una connessione internet ed un programma di fotoritocco, può postare proprie foto in cui appare come un o una top model stratosferico/a, non avrà più senso postare foto con cui si cerca di apparire un o una top model stratosferico/a: intanto, se ormai tutti lo sono, almeno nella finzione della realtà manipolabile di internet, a che pro ostentare di esserlo anche tu? In cosa ti differenzieresti, con questo, da una massa in cui tutti sono dei top stratosferici?

Invece, non è andata così. Anzi: si è innestata una competizione: tu sei stato famoso (cito sempre Wharol) per 15 minuti? Bene: io lo sarò per 30", e così via. 
E, attualmente, non vedo cambiamenti. Voglio sperare che la generazione successiva a questa, che vedrà questi comportamenti come "vecchi", istintivamente ne sarà meno attratta, come fanno quasi sempre i molto giovani rispetto a ciò che è già stato sperimentato dai loro genitori. 
Ma per adesso, il panorama non è certo confortante. Intorno all' "esisto perchè ho tot like" che citavate, c'è tutto un corollario di fenomeni, più o meno inquietanti: dai selfie fasulli, che mostrano espressioni di felicità esagerata anche in situazioni normalissime, perchè si vuole (o si deve) dimostrare di avere una vita assolutamente straordinaria, brillantissima, perfetta (ragazzi, non vorrei essere in voi quando scoprirete che non è così. Che ci sono periodi in cui è già tanto se la vita è, semplicemente, normale; e ci sono situazioni tutt'altro che facili o belle. E non le potrete ignorare o mascherare semplicemente ostentando un sorriso fasullo in una fotografia: ci dovrete entrare per quello che sono; le dovrete affrontare davvero); alla mania di fotografare le cose invece di vederle ; figuriamoci di viverle. Ho fatto soltanto un viaggio organizzato, in vita mia, e non lo farò mai più: tutto finto, tutto all'acceleratore, soltanto per poter dire di essere stati in più posti possibili. Anzi, per poter postare le immagini di quei posti. Ricordo certe soste di mezz'ora, in angolini della Norvegia piccoli ma deliziosi, che avrebbero meritato ognuno un pomeriggio. E invece, cosa facevamo, tutti? coda per andare in bagno (necessaria) e poi, velocissimi, nella manciata di minuti rimasta, giù a scattare foto all'impazzata; dopodichè di nuovo sul bus, per andare a fotografare un altro luogo. E, sul bus stesso o la sera a tavola, tutti (o quasi: io no) col cellulare o il pc dell'albergo, ad aggiornare il proprio stato. Ed era un viaggio costoso, organizzato da un'agenzia must per il Nord Europa: evidentemente è questo, che la gente vuole, oggi, da un viaggio   :(  ). La stessa cosa la vedo d'estate, che passo in parte in un paesino su un laghetto di montagna. C'è un punto molto panoramico, gradevolissimo: l'atmosfera, il paesaggio, il sole, il vento tra i capelli. Ci sono persone che si siedono per terra, rimangono un po' a guardarsi attorno. E ci sono quelli -e sono la maggioranza, e non solo ragazzini- che arrivano fin lì soltanto per scattarsi una foto, dopodichè voltano le spalle senza neanche un'occhiata intorno e se ne vanno. Non hanno visto, sentito, gustato nulla: ma la loro pagina social si arricchirà di un nuovo post, che racconterà quanto la loro vita è luccicante e perfetta. E che bellissimo posto "hanno visto" oggi.

E mettiamoci anche le deviazioni belle e buone: solo in questi giorni ne abbiamo sentite almeno due, atroci, di delinquenti (non posso chiamarli "persone") che hanno filmato violenze, ad una donna e a quel povero anziano indifeso, per postarle sui social. Rendendo più facile, immagino, la propria identificazione e producendo prove contro se stessi: ma che importa? Il primo valore, l'unico, è apparire. Essere visti. E penso che esistano altri casi di violenza -bullismo, in particolare- che vengono effettuati proprio per questo, per conquistarsi un posto su youtube, un po' di visibilità malata. Qui siamo oltre al narcisismo: qui ci vanno di mezzo altri esseri umani. Siamo al comportamento patologico, deviato, alla delinquenza pura e semplice. Nata proprio dal narcisismo mediatico, o dal "io esisto perchè sono visto".
Fenomeno nuovissimo, sicuramente non previsto quando la rete muoveva i primi passi, e veramente grave e preoccupante.

 

EDIT non credo che nessuno abbia tempo da perdere per leggerle, ma qualche anno fa scrivevo queste cose (non fate caso al nome del blog: dietro c'era tutta una storia, buffa ma lunga e complicata)

 

https://angolorbettino.blogspot.com/2015/11/selfie-generation-2-volte-ritornano.html


http://angolorbettino.blogspot.com/2015/07/generazione-selfie.html

 

 

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Si ho letto la notizia ma, onestamente, mi ha lasciato indifferente*: intanto perché si tratta di una sperimentazione e se non incontra il favore dell'utenza viene tolto in 2 decimi di secondo. E poi perché con una fotocamera collegata al mondo su ogni telefono, computer e tablet, questa mossa non cambia nulla.

Sará peró interessante vedere come la prende l'utenza: scenderá con torce e forconi per riottenere il numeretto tanto agognato, smascherando cosí la giá poco nascosta ambizione narcisistica, o si sentirá piú libera?

Fermo restando che una valutazione sul gradimento di un certo post sarebbe comunque utile per chi cerca contenuti di qualitá: su youtube aiuta a scremare video decenti/buoni da robaccia...

 

EDIT: *anche perché non uso Instagram :unsure:

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Una scelta molto rivoluzionaria che, già solo per questo, potrebbe addirittura essere premiante, gettando uno spartiacque importante tra Instagram e gli altri social.

 

Leggevo che tra le principali motivazioni c'è la diffusione "ossessione" per il feedback che, in alcuni casi (più di quanti non si immagina, a quel che ho capito), ha portato a degenerazioni comportamentali - volendo usare un eufemismo - "allarmanti",, tra cui anche l'esibizione di esplicita violenza. Ora, chiaro che "generalizzare è peccato", oltre che sbagliato. Tuttavia, trattandosi di un social nato per mostrare, non dovrebbe sorprendere più di tanto che il fine di molti contenuti sia il feedback. 

 

Vedremo come andrà il test. Sono curiosa di capirne l'impatto nel mercato degli influencer. E' un male perché di fatto leva uno strumento di validazione dell'attività oppure un bene perché fa emergere la qualità, mettendo anche all'angolo pratiche scorrette di gestione del canale?

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40 minutes fa, Maya dice:

Vedremo come andrà il test. Sono curiosa di capirne l'impatto nel mercato degli influencer. E' un male perché di fatto leva uno strumento di validazione dell'attività oppure un bene perché fa emergere la qualità, mettendo anche all'angolo pratiche scorrette di gestione del canale?

 

Difficile fare previsioni senza avere i dati. Alla fine i like sono misura del gradimento, non della qualitá. Quindi é tutto nelle mani dell'utenza e tutto dipende da come é composta.

Io che non uso social mi domando: cosa impedirá a piattaforme alternative ma minori di approfittarne ed emergere raccogliendo influencer e compagnia bella? O Instagram monitorerá la situazione e tornerá sui propri passa al primo segnale di "fuga di cervelli"?

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