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JonSnow;

ASOIAF/GoT Music Challenge On The Wall.

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Giornata 1 - Eddard Stark

 

La mia conoscenza musicale rispetto a voi è limitatissima, ma per Ned Stark mi sento di condividere il seguente pezzo. È una cover suonata al pianoforte di una canzone dei Disturbed, e ho scelto la cover invece del pezzo originale perché mi sembra trasferisca una maggior malinconia. Il personaggio di Ned lo vediamo onesto e integerrimo, ma è dovuto scendere a tanti compromessi, su tutti quello relativo a Jon Snow. È un personaggio coerente, che soffre, che alla fine muore ma lascia dietro di sé un'eredità pesantissima, che ancora adesso (in ADWD/TWOW) motiva migliaia di uomini e donne del Nord a lottare e morire il nome del suo retaggio.

 

https://www.youtube.com/watch?v=6kO47lUNKxk

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Quante bellissime melodie.

Una sola nota a fini puramente organizzativi: quando postate il pezzo scelto cercate di indicare, per favore, la categoria del giorno nell'introduzione dello stesso post. E' un qualcosa che ci sarà utile quando dovremo correlare i vari link delle pagine delle categorie all'indice iniziale, di modo da rendere fruibile la discussione.

 

 

Giorno 1 - Eddard Stark

 

Emblematico e affascinante come ogni scelta compiuta sin qui metta in risalto aspetti diversi di Eddard Stark, sino a rendersi complementari.

La malinconia di @porcelain.ivory.steel, l'amore di @Iceandfire, la solennità di @Lyra Stark, il dovere e le sue conseguenze di @Timett figlio di Timett, l'ermetismo di @Oathkeeper, il compromesso e l'eredità di @Euron Gioiagrigia.

 

La mia scelta virerà dunque su un altro aspetto chiave della compianta figura del malinconico e austero Lord di Grande Inverno. Siamo portati ad associare alla sua individualità una dimensione di morale, l'etica che si mescola al suo sangue e che sostiene il suo sguardo fiero, comprensivo, glaciale per coloro che non lo conoscono a pieno. Uno sguardo contraddittorio, in grado di causare forte soggezione in coloro che sono consapevoli di aver commesso il male, ma al contempo in grado di suscitare empatia e compassione in coloro che commettono il bene. Eppure egli è tanto in grado da essere solo rigida morale, quanto di farla poi a pezzi in virtù della propria fragilità, sino a tradire quella medesima morale per uno scopo superiore di cui egli è solo una porzione frammentata.

Ciò su cui decido di soffermarmi sono dunque i molteplici pesi interiori, e l'approccio agli stessi, un qualcosa che lo rende profondamente e ineluttabilmente umano. Ed è con la scelta che faccio che voglio proprio sottolineare l'umanità che permea la sua natura, qui esposta con una melodia intimista che rappresenta proprio la sua riflessività dinanzi al peso del mondo, le sue mani che ridanno splendore alla lama di famiglia, i suoi occhi fissi nel vuoto mentre quelle stesse mani compiono il meccanico gesto, come egli fosse una figura artistica, lì, inamovibile sotto quell'albero del cuore che scatena in lui tutti i suoi patemi e la relativa serenità.

Non si può fuggire a ciò che ci rende umani.

 

It's only love, it's only pain

It's only fear that runs through my veins

It's all the things you can't explain

That make us human

 

 

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Giorno 1 - Eddard Stark

 

la canzone piu bella a mio parere dei PF, oltre all'attaccamento che ho per questa melodia(e non sempre, quando saro in grado di partecipare, postero brani cantati), mi ha sempre trasmesso calma e inquietudine in contemporanea, un senso di presenza costante tra passato, presente e futuro, e l'importanza della propria dimora o rifugio, cose che associo spesso a ned! inoltre ho spesso pensato che alcune delle frasi che compongono il testo(dalla lettura non cosi univoca peraltro)le avrebbe potuto pronunciare ned stesso e che altre ancora potessero farlo ricordare agli altri personaggi a lui legati...

 

 

 

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Giorno 1 - Eddard

Non posso trattenermi dall’intervenire ancora una volta, in un 3d così bello. Anche se ho scarse conoscenze musicali e quindi la mia proposta non é neanche lontanamente all' altezza delle vostre. Quindi faccio una scelta piuttosto stravagante, più di pelle e cuore che di testa: THE SOUND OF SILENCE, nella versione dei Disturbed (evidentemente oggi è il loro giorno ).

Per due motivi.

 


Uno: perché, diversamente dal mio approccio solito, ho sempre scelto di interpretare il testo di questa canzone, tra l’incubo lucido e la realtà, in modo vago e puramente emozionale, anzichè cercare in rete una spiegazione rigorosa, magari persino ufficiale proveniente da S&G stessi: perchè temevo che un significato univoco sarebbe stato riduttivo, mi avrebbe fatto come perdere qualcosa. Preferivo rimanere sul piano della suggestione, della sensazione. E la sensazione che mi ha sempre ispirato questa sensazione è quella di una surreale, soffocante, claustrofobica solitudine ed impossibilità di comunicare. Una solitudine esistenziale più ancora che fisica. E questo -che per me fa passare in secondo piano l'evidente gap temporale tra l'ambientazione del brano e quella di Asoiaf-  mi riconduce ad un aspetto del "personaggio del giorno" che forse non è ancora stato trattato: la profonda, desolante solitudine di Ned ad  Approdo Del Re. Solitudine dell'anima e del cuore; solitudine talmente pesante ed amara che è già il solo sostenerla, senza cedimenti verso i propri principi, è una forma di grandezza e magnanimità -nel senso letterale della parola, grande anima- prossima all'eroismo.

 


Ma torniamo alla canzone. L’ io narrante, in sogni senza riposo (quanto è bella questa espressione?) cammina solo,  lungo sentieri stretti, già notturni, freddi e sottilmente inquietanti -Winterfell dopo la lettera di Lysa, o il viaggio verso Kingslanding, perchè no? Poco dopo -il cambiamento di scenario è improvviso, esattamente come avviene nei sogni- si ritrova in una folla, ma questo non vince nè incrina il suo senso di solitudine; perchè realizza subito di essere il solo a capire, a vedere qualcosa che gli altriten thousand people, maybe more, una folla immensa- si rifiutano di cogliere. Perché accecati dal dio che si sono creati (ai tempi di di ASOIAF non un’insegna al neon ma il potere, l’avidità, l’ambizione come valori sovrani ed unici; il Gioco del Trono come solo interesse e fine). Non vedono che l’Inverno sta arrivando; nè vedono più,  in generale, l’umanità, i valori, gli ideali che questo stesso "essere umani" dovrebbe comportare. Si sono rinchiusi nella gabbia, che loro stessi si sono costruita, di un mondo glaciale,  lontano dal cielo e dal sole, innaturale, inquietante; privo di bellezza (canzoni che nessuno condividerà) e di sentimento o empatia con il prossimo (ascoltano senza sentire, parlano senza comunicare). Un mondo asservito a bassi, umani, materialissimi "profeti" il cui Verbo sono scarabocchi in oscuri cunicoli o luoghi di passaggio (The words of the prophets are written on the subway walls).

 

Ned si trova di fronte, in mezzo a questo sollettivo smarrimento di umanità e, in un certo senso, ragione; al centro del vuoto e del marcio di cui sono colme Kingslanding e Westeros. E' nel cuore della folla, molto più di quanto desidererebbe: eppure è solo, come non lo è mai stato in vita sua. E la solitudine di quando si è tra gli altri ma ci si sente diversi, isolati, inesorabilmente separati, appartenenti ad un altro luogo o ad altri cuori, è la forma di solitudine più dolorosa. Non la luminosa solitudine dell'eremita, quella che nelle giuste dosi ad un'anima luminosa può recare pace e conforto, ma quella buia, amara, pesante come un macigno, angosciante come una corda che stringe la gola, che fa male e cerca solo di metterti in ginocchio.


 

Ma Ned non può accettare il compromesso, non può rimanere inerte: Ned ha un compito, e se ne fa carico:

 

"Fools" said I, "You do not know

Silence like a cancer grows
Hear my words that I might teach you
Take my arms that I might reach you"
But my words like silent raindrops fell
And echoed
In the wells of silence
And the people bowed and prayed
To the neon god they made

 

 

La sua voce cerca di risvegliare le coscienze e il senso di morale e giustizia; la sua voce tenta di spaccare la follia collettiva, la deriva di un mondo marcio nelle fondamenta; la sua voce grida, sola, in tutto quel silenzio, la denuncia verso un inganno e un illegittimo successore al trono: e per un momento, forse, quel silenzio pare davvero squarciarlo –i falsi alleati, Littlefinger che gli ha promesso una falsa speranza di riuscita. Winter is coming, ha già gridato Ned, tante volte, inascoltato; ma non solo: adesso grida, nel cuore della Sala Del Trono, che esistono una giustizia e un’etica; che su queste l’uomo, per dirsi tale, dovrebbe fondare il proprio credo. E il suo grido che infrange stratificazioni di tabù , di menzogne e marciume morale per un atimo di sospensione risuona forte, potente, enorme, disturbante, spiazzante... ma poi si spegne nella sua stessa eco. Senza che nessuno dei millantati alleati la sostenga. Ecco, il passaggio della canzone mi fa pensare all’attimo di sospensione quando Eddard ha appena accusato Jeoffrey di non essere il re legittimo. E poi, scatta la trappola e si chiude, implacabile, su di lui. La voce che ha gridato nel silenzio si è spenta, il silenzio l’ha inghiottita, fagocitata, annullata: il silenzio ha vinto. Hanno vinto la sordità e la cecità di chi non vuole vedere, sentire, sapere. La follia di chi non vuole ammettere che esistano altri valori o altre realtà oltre a quella che si è disegnato intorno, come non vuole sapere che, su a Nord, esistano altri pericoli. La corte di Kingslanding espelle il corpo estraneo e si richiude compatta, il branco rafforza il proprio sistema di certezze mediante l' autoconferma reciproca.

 


E aggiungo ancora una cosa: quell'incipit, Hello darkness... quanto mi fa pensare a Ned imprigionato, alla tortura psicologica del tenerlo -per giorni? settimane?- nell'oscurità più  completa. Certo non è un buio "amico" come nella canzone; anzi. Ma in quel buio quanto si saranno dipanati i pensieri di Ned? quanto avrà ripercorso la propria storia e la propria apparente (riprenderó l' idea più avanti) impotenza?

Oppure (ma ora sto davvero solo lavorando di fantasia, come mero gioco di associazione di idee), Hello darkness my old friend potrebbe quasi essere l' esordio una specie di "pensiero- epitaffio", stile Spoon River, con cui un Ned appena ucciso si rivolge al buio che lo attende nelle Cripte (definendolo "vecchio amico" perché, come guerriero e come esecutore delle proprie condanne, egli conosce anche troppo bene la morte, e perché persino il motto della sua casata richiama la consapevolezza che qualcosa di oscuro e temibile é sempre in agguato), e quindi racconta  quali strade lo abbiano condotto a quell' epilogo.

 



Ma ho anche un altro motivo, più strano ancora, a livello di pura suggestione emotiva, che in realtá é quello che mi ha fatto associare a Ned questa canzone: semplicemente... il titolo stesso.

Perché ciò che rimane di Ned, dopo la sua esecuzione e la diaspora della sua progenie, sembra davvero questo: the sound of silence.
Una voce spezzata, messa a tacere, inghiottita dalla Storia, cancellata, scomparsa. Il nulla. 

In un romanzo che si intitola A song of ice and fire.
Ma il silenzio a volte è il grido più forte, diceva, magnificamente, un personaggio in un film che pure non amo, La vita è bella. Si illudeva, lui, purtroppo: e questa, quasi sempre, è la realtà. La realtà, quasi sempre, è che il silenzio è solo silenzio, e la vita e la Storia premiano chi grida. Ma non così nel caso di Ned. Il suo canto silenzioso, il suono del suo silenzio sono un filo invisibile e sottilissimo ma impossibile da spezzare che percorrerá tutto Asoiaf, ben oltre l' annientamento fisico della sua persona. Proseguirá nei suoi figli, biologici e putativi; si diramerá in quel Nord che tutti sottovalutano, ma é un mare solo mometaneamente quieto, colmo di energia potenziale, maestoso e possente sotto la sua apparente immobilità, un mare che solo gli stolti possono confondere, per il suo essere calmo e paziente, con un lago;  sará tenuto in vita da chiunque condivida i suoi ideali. E la canzone del silenzio esploderà travolgente insieme a quella del ghiaccio e del fuoco, indissolubilmente intrecciata ad essa. La Canzone del ghiaccio e del fuoco: Jon, che proprio guidato da quel "suono silenzioso" –Ned ed i valori che gli ha trasmesso, il suo ricordo, l’amore per lui e lo strazio per la sua ingiusta perdita - avanzerà inesorabile.


Infine, una piccola nota a margine: scelgo la versione dei Disturbed invece di quella orginale per alcuni dettagli, tra cui come la carezza dell'incipit sussurrato dal pianoforte -tra l'altro dal suono quasi filmico, da colonna sonora, così come il finale, che si accompagnerebbe benissimo al momento in cui la spada del boia si abbatte sul collo di Nedd ponendo fine alla sua vita e consegnando al silenzio, credono i materialisti ottusi di Kingslanding, per sempre la sua voce- si sposi a perfezione con quel "Hello, darkness"che, dicevo, mi evoca i pensieri di un Ned rinchiuso nel buio totale. Ma soprattutto per la possenza, il misto di rabbia impotente e palpabile, l'incredulità di non venire ascoltato o creduto, il furore, la disperazione ed il dolore che aumentano man mano in un crescendo mirabile: come in Ned quando viene sradicato dalla sua Winterfell per ritrovarsi in un mondo estraneo, sempre più ostile e che svela sempre più le connotazioni di una trappola. E perché la rabbia che vibra in quella voce (come potrebbe non provarne chi è stato tradito da un finto amico, accusato a torto, imprigionato innocente, condannato con l'inganno?), non è cieca ma contenuta, dominata, mai fuori controllo. Dalla padronanza vocale in un caso, dai valori morali nell’altro. Non è mai la nota dominante, ma solo una delle tante sfumature del dolore. O forse, più ancora che rabbia, è forza. Quella forza che nessuno ha potuto sottrargli perchè appartiene allo spirito, non al corpo. Quella forza che rimane anche ad un uomo vinto, imprigionato, incatenato, umiliato, condannato, se non è mai venuto meno ai propri ideali.

 

 

 

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Giorno 2 - Catelyn Stark

 

Non sarà il brano più originale del mondo ma secondo me ricalca molto l'ansia della povera Catelyn, di perde un altro figlio. Il momento più crudele per fargliela ascoltare penso che sia durante le nozze rosse. Altro che Rains Of Castamere ;)

 

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2. Catelyn Tully Stark

 

Personaggio difficile, in effetti non sapevo bene come barcamenarmi oggi, ma poi ho pensato alla cosa che più di tutte identifica Catelyn per me: è una mamma.

Ed ecco quindi 2 canzoni adattissime, l’una d’antan ma poetica, la più famosa canzone per la mamma 

 

 

 

L’altra più attuale, non proprio coerente con le dinamiche, ma perfetta nelle parole del ritornello che riassumono credo nel modo più efficace il personaggio Catelyn

 

Back then I didn't know why
Why you were misunderstood mama
So now I see through your eyes
All that you did was love

 

 

 

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Giorno 2 - Cat

 

A questa grande donna, che come tutte le mamme ha fatto diverse cose stupide in nome dell'amore per i figli, ma che ha anche dimostrato una grande saggezza che purtroppo spesso non è stata ascoltata, dedico "Ain't no grave" di Johnny Cash come ode alla sua resurrezione.

 

Well, look way down the river, what do you think I see?
I see a band of angels and they're coming after me
Ain't no grave can hold my body down
There ain't no grave can hold my body down

 

 

 

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Giorno 2 - Catelyn Stark

 

Tango della gelosia-Vasco Rossi tratto dall'Album Liberi Liberi

 

Quello che sento dentro! è più una malattia,che non ci riesco,che non capisco proprio!!!Ma dimmi una bugia!Che cosa Conta!
Cat era estremamente gelosa del presunto amore di Ned per una donna il cui figlio Ned mostrava di amare tanto.E la gelosia le ha rovinato in parte l'esistenza e l'ha resa meschina nei confronti di Jon , egli  non meritava il suo astio che non poteva però riversare su Ned, il marito che aveva imparato ad amare,non solo a stimare.Nell’ambito della psicologia che si occupa delle differenze individuali la persona gelosa viene vista quasi sempre come introversa, meno sicura di sé, con un alto grado di nevroticismo, inoltre spesso coesistono  gelosia e bassa autostima ovvero insicurezza e tendenza a vedersi i soli colpevoli dei propri fallimenti relazionali.La gelosia per una persona che si ama e che si teme di perdere è chiamata in letteratura gelosia romantica: questo tipo di gelosia è caratterizzata da un forte sentimento di possessività nei confronti della persona amata e quindi dalla convinzione di avere il diritto di vietare o imporre determinati comportamenti al proprio partner.Laddove amare qualcuno vuol dire riconoscerlo nella propria individualità.La gelosia , se eccessiva, sfocia nella possessività e nel limitare la  libertà dell’amato, peccato che  libertà sia la fiducia che permette di vivere una vita di coppia felice.

 

E qui sta l’errore di Cat  che continua ad essere gelosa anche dopo aver constatato che Ned aveva imparato ad amarla,come del resto lei,e mai credo le abbia dato altri motivi di gelosia .Ma credo che oltre alla gelosia ella nutrisse una sorta di invidia per la madre di Jon che era chiaro Ned  amasse molto non essendo uomo da una notte e via.Col senno di poi qualche domanda poteva anche porsela.Invece condanna Ned  e conserva un astio per lui che riversa sul piccolo Jon.E ancora credo che da madre chioccia che amava moltissimo i suoi figli, temeva che l’amore  di Ned per Jon lo avrebbe portato a riconoscerlo come figlio rubando qualcosa agli eredi legittimi e questo è un comportamento meschino verso un bambino innocente cui si fa ingiustamente pagare   con il disprezzo fino ad arrivare all’odio gratuito,il fatto di essere un figlio della colpa (uso questa terminologia da film di Amedeo Nazzari anni 40 per far capire quale etichetta era accollata a bambini innocenti: ridicolmente drammatica ai nostri occhi ma essenzialmente cattiva e del tutto insensibile).

 

Cat peraltro era una donna impulsiva , che credeva di avere diritto a tutto essendo una Tully ma che preferisce vessare un bambino piuttosto che affrontare a muso duro il marito che,peraltro mai dopo il suo ritorno a GI con Jon le ha  dato adito a spospetti vari.Oltretutto trovo paradossale che una donna tanto gelosa dovesse sposare il fratello di Ned la cui fama di tombeur di femme ,eufemisticamente parlando ,era nota a tutti .Ma conosciamo l’impulsività di Cat ,il suo orgoglio,la sua possessività cosa hanno scatenato .

Questa Cat probabimente non è piaciuta agli showrunners di GoT perchè troppo insensibile per essere ,come era,una vera madre e allora essi si sono inventati una scena in cui Cat parla con la nuora e le dice che sa che tutte le disgrazie capitate agli Stark sono state dovute al fatto che lei non era stata in grado di amare un bambino orfano ,senza madre nonostante avesse promesso di farlo quando ne aveva invocato la guarigione da una grave malattia .

 

E qui subentra un altro sentimento  e cioè il rimpianto.Il rimpianto, nasce da ciò che è andato perduto: riguarda qualcosa che non abbiamo colto e che ci è sfuggito irreparabilmente Diverso è il rimorso  per ciò che si è fatto. : possiamo provare rimorso per un'azione e rimpianto per non averne preferita un'altra. Insomma, il rimorso riguarda ciò che abbiamo scritto, il rimpianto ciò che è andato perduto: sono sentimenti diversi, ma anche due facce della stessa nostalgica medaglia. Ma  attraverso un rimorso puoi sempre imparare una lezione di vita. Se invece dovessi vivere per sempre col rimpianto di qualcosa che non sei riuscita a fare, forse, non potresti mai vivere serenamente. A differenza del rimorso, infatti, il rimpianto è una sensazione che può tormentarti per sempre , esso ti fa vivere perennemente nel dubbio di ciò che poteva essere e non è stato

 

Quindi a  Cat GoT dedico la canzone del rimpianto di Angelo Branduardi  tratta dall’album Alla Fiera dell’Est

 

Lascierà il confine
l'inverno, e se ne andrà,
canterà l'uccello
che prima non cantò...
ma scosceso è il monte
ed io so che i fiori suoi
non mi cederà.
Frutti porterà
questo ampio melo,
frutti verdi e rossi

che non coglierò...
in un'altra terra
io camminerò, là l'autunno
mi ritroverà.

 

 

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5 minutes fa, Iceandfire dice:

E qui sta l’errore di Cat  che continua ad essere gelosa anche dopo aver constatato che Ned aveva imparato ad amarla,come del resto lei,e mai credo le abbia dato altri motivi di gelosia .Ma credo che oltre alla gelosia ella nutrisse una sorta di invidia per la madre di Jon che era chiaro Ned  amasse molto non essendo uomo da una notte e via.Col senno di poi qualche domanda poteva anche porsela.Invece condanna Ned  e conserva un astio per lui che riversa sul piccolo Jon.

 

Credo che il punto fosse proprio il "non sapere". Se, invece di chiudersi a riccio, arrabbiarsi ogni volta che l'argomento veniva tirato fuori e pretendere che tua moglie faccia finta di niente, si fosse almeno inventato qualche dettaglio tipo "era una prostituta, non aveva importanza" lei sarebbe riuscita a mettersi il cuore in pace e forse anche amare Jon.

Invece non ha fatto altro che farsi rodere dal tarlo del dubbio, dell'invidia e della gelosia proprio perché Ned era così geloso del ricordo di questa misteriosa donna di cui non voleva dire nulla da farla ascendere su una specie di Olimpo, lo stesso su cui poggiava Lyanna per amore di Robert.

Questo faceva sentire Cat inferiore rispetto a una donna mitologica e non sapendo se questa donna fosse viva o morta poteva anche chiedersi se Ned in qualche modo era ancora in contatto con lei senza dirle nulla.

Per non impazzire ha riversato la rabbia sul povero Jon perché, nonostante Ned avesse rispetto e amore per lei, parliamo sempre di un contesto sociale dove il Lord marito aveva diritto anche di dirti taci e fatti i fatti tuoi e tu come moglie dovevi mandare giù il rospo.

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Cosa che Ned avrebbe dovuto fare secondo me , proprio perché a quei tempi non doveva dar conto a nessuno delle sue azioni, meno che mai ad una donna che aveva dovuto sposare e che all'inizio non amava.

E dirò di più avrebbe dovuto legittimare Jon ma non lo ha fatto perché avrebbe puntato i riflettori su un povero bastardo e non era il caso visto come Jon somigliava a Lyanna essendo Stark .Povero Ned a conti fatti ha fatto la cosa giusta e Cat non aveva il diritto di tormentarlo come non aveva il diritto di tormentare un ragazzo solo perché il padre lo amava, alla fine con la rovina della sua famiglia comunque realizza di essere stata perfida

 

ps Porsi una domanda no?

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54 minutes fa, Iceandfire dice:

ps Porsi una domanda no?

 

Per citare Shakespeare "La gelosia è un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre"...

La gelosia è irrazionale e basata sulla mancanza di autostima, ti fa diventare cieco, sordo e ossessivo. Quindi sì, avrebbe dovuto farsi qualche domanda, ma non si può pretendere razionalità da un ossessionato.

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Giorno 2 - Catelyn Stark

 

Con la figura di Catelyn Stark discendiamo indubbiamente nell'immagine della madre. Eppure ella è stata anche donna. Ed ha amato non solo i suoi figli, ma anche un uomo che è stato epicentro e costante della sua vita e degli aspetti chiave della propria esistenza.

La mia scelta vuole mettere in risalto per l'appunto questo; la potenza del legame e lo struggimento dello strappo dallo stesso, dal calore dell'amato Ned e dalla contemplazione di una sofferenza che in lei non ha mai avuto e non avrà mai fine. Il fantasma del Lord di Grande Inverno continua ad echeggiare e ad incedere dentro di lei qualunque cosa ella faccia; i passi di Ned Stark sono dentro di lei il rassicurante sottofondo di ogni elucubrazione, di ogni atto, di ogni piega e contorsione della sua intimità. Il dolore che diviene l'unico viatico attraverso cui affrontare l'esistenza, la rimembranza degli anni migliori, di condivisione e passione, il riverbero degli stessi, l'essersi tenuti per mano in ogni circostanza, anche le più nefaste, ed ora riscoprire invece le proprie dita che provano ad afferrare il nulla, la trasparenza di una morte deprivante.

Ed è di fronte a tale dolore che l'istinto di sopravvivenza porta a dimenticare, a indurirsi, a far finta che nulla ci sia mai stato. Il tempo è crudele, logorante, derisorio, fa sì che si dimentichino i legami più belli una volta che essi non possano più sussistere.

Di fronte alla morte di un qualcuno che tanto si ama, l'unica nefasta speranza è il ricongiungersi ad esso in qualche altra vita. In qualunque altro luogo, purché si stia di nuovo insieme. E quindi... Anywhere.

 

Forget this life

Come with me

Don't look back, you're safe now

Unlock your heart

Drop your guard

No one's left to stop you

 

 

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Giorno 2 - Cat Stark

Chiedo scusa da subito se di nuovo, avendo conoscenze musicali limitate (o perlomeno, non del genere adatto) dovrete accontentarvi di un’associazione di idee un po’ raffazzonata, più a livello di suggestione emotiva che razionale.

Del binomio Cat – Madre avete già parlato, quindi sceglierò un altro suo aspetto: l’autonomia. Il suo percorso, in particolare, a partire dalla reazione al mancato attentato a Bran con la "famosa" daga. La capacità di diventare, quando necessario, da coprimario a protagonista assoluto. La capacità di assumere su di sé, quando le circostanze, cambiate, lo richiedono, la responsabilità di azioni individuali anche spregiudicate e di portata molto pesante, senza concedersi il minimo timore o esitazione. Azioni eventualmente non scevre da errori; come quello, strategicamente enorme, di far inferocire i Lannister rapendo Tyrion proprio mentre il suo amato Ned si trova in mezzo ai Lannister, quasi loro potenziale ostaggio.

Ma facciamo un passo indietro: questa presa di iniziativa individuale –la partenza verso Kingslanding con Ser Roderyk e tutto quanto ne consegue- inizia  quando Cat si trova in un momento doppiamente critico e difficile: lontana dall’amato Ned (il tema dell’amore, citato da @JonSnow; ) e di fronte allo strazio devastante di un figlio amato e ferito, incosciente, forse morente.

In un’accezione molto più ampia e generale, c’è una canzone che racconta quel momento di passaggio che arriva nella vita di molti: quello in cui, le persone che avevi intorno, che ti facevano sentire protetto, che costituivano il tuo piccolo mondo sicuro, non ci sono più. Può avvenire gradualmente o, come per Cat, quasi all’improvviso; ma è sempre un momento destabilizzante, che si vive non solo con tagliente dolore e nostalgia straziante, ma anche, per un tempo più o meno lungo, con una sorta di incredulità. Per inciso, conosco cosa sto dicendo. Ore ed ore a parlarne, a volte, con un amico e coetaneo, proprio in questi giorni... Di questo passaggio e di quanto siamo ancora smarriti, disorientati, increduli; perché ci pare semplicemente impossibile, che quelle persone che amavi tanto, che c’erano sempre state e sembrava ci sarebbero state per sempre, non ci siano più. Perchè nessuno ce lo aveva detto, che la vita sarebbe stata così. E allora vorresti quasi protestare, gridare; dire che non erano questi, i patti; che non è giusto. Ti senti quasi imbrogliato, ingannato, dalla vita: perché non era questo che ti aveva fatto credere una volta, in quella sorta di età dell’innocenza che, ormai, ti appare lontanissima come un miraggio, un'immagine vista per un attimo, da dietro al vetro, da un'auto in corsa.
 

E ti trovi, in quel momento, non solo a fare fronte a tutto il carico di dolore che le persone che “se ne sono andate” (eufemismo) porta con sé, no, non basta ancora: ad aumentare ancora il tuo smarrimento arriva anche l'improvvisa, tagliente, gelida consapevolezza che d’ora in poi dovrai stare in piedi, cavartela, decidere, agire  da solo.
E allora, buona fortuna. Forse avrai il relativo vantaggio di essere arrivato a quel momento già preparato; di avere già imparato, in contesti meno difficili, a contare sulle tue sole forze. Se così non è, forse scoprirai risorse che non immaginavi neanche di avere. O forse, come è semplicemente umano, combinerai disastri. O forse, più probabilmente, farai un po’le tre cose insieme. Come Cat. In ogni caso tranne il primo, scoprirai nuove cose di te stesso, perché sarai posto di fronte a quel “te stesso” in un modo nuovo, diretto e privo di mediazioni o vie di fuga, come mai ti era accaduto prima.


Un momento del genere, Cat lo vive dopo la partenza di Ned. A cui è in grado di far fronte (del resto non è certo cresciuta tra cuscini di piume: ha perso il suo promesso sposo, in un modo assurdo quanto crudele; ed ha retto  Grande Inverno senza Ned, mentre lui era in guerra. Ma mai ha fatto ciò che farà adesso, mai si è spinta così oltre): ma poi le crolla addosso l’”incidente” di Bran, e questo quasi la annienta.
In un primo tempo, per lunghi giorni e notti, ella appare annullare se stessa, senza mangiare e quasi senza dormire, in una vicinanza -che bramerebbe essere dell'anima ma è, può essere soltanto fisica- impotente quanto disperata. Ma  lo sventato attentato a Bran la riscuoterà, e la farà ritrovare in un istante tutta la propria forza, freddezza –nel senso di autocontrollo e, se necessario, durezza-, risolutezza, decisione e capacità di azione.


E per questo, a Cat scelgo di associare una delle pochissime canzoni di Tori Amos dal testo non criptico ma comprensibile, almeno in linea di massima.
Una canzone che racconta l'uscita, terribile e straniante, dall'età magica ed effimera dell'innocenza. Il momento del distacco dalla figura protettiva e della presa di carico, su di sé, della responsabilità di esistere.
Nella canzone (scusate, ma ve l'ho detto che il parallelo sarebbe stato tutt'altro che perfetto), la figura in questione è quella paterna, Tra l’altro raccontata e resa  mediante una singola immagine, un ricordo tanto  semplice e lieve quanto potente: quella meravigliosa età dell’innocenza, nell’infanzia, in cui in una giornata d’inverno, avendo dimenticato i guanti, potevi scaldarti con quelli, più grandi, di un adulto presente e amato. Perché essiteva, allora, un’altra mano. Una mano salda e forte, grande e calda; una mano amica, che avrebbe accolto la tua. Che ti avrebbe tenuta, se avessi  vacillato. E’ appena un dettaglio, l’istantanea di un attimo, buttato lì quasi come se fosse niente, con estremo pudore dei sentimenti: ma quanta struggente dolcezza, quanta immensa nostalgia  racchiude?

 

E penso che questo -  sensazione, emozione o riflessione che sia - si possa estendere a tutte le situazioni in cui, come dicevo, avevi un punto di riferimento, un affetto, un amore; e all’improvviso ti guardi intorno e ti rendi conto che non c’è più. Viene da sé, allora, che nella mia lettura questa mano che stringe la tua e accompagna il tuo cammino è quella di Ned. E, benchè Cat non sia né una bambina né una donna debole o bisognosa di una guida, avere qualcuno accanto è sempre un conforto, scalda sempre il cuore. A una donna, a un uomo; salvo rare eccezioni, a chiunque.


Ma, già all’inizio di Asoiaf, si intuisce che questo mutuo sorreggersi e scaldarsi nell’inverno (fortunata combinazione, la canzone si intitola Winter. E la voce di Tori Amos, almeno a me che la adoro, in questo brano sembra quasi evocare il suono cristallino del ghiaccio, dei suoni che si fanno più argentini in quelle giornate fredde e bianche, e accanto a questo anche tutta la dolcezza di un focolare, di una vicinanza amica e protettiva) sta per venire spezzato, reciso, troncato.  Tragicamente e irrevocabilmente. Una cupa preoccupazione aleggia su entrambi, Ned e Cat, nei dialoghi accanto all’albero-diga e nel letto dalle coltri di pelliccia. E un passaggio della canzone potrebbe essere un silenzioso appello di Ned a Cat. Un appello che non trova voce per troppo pudore dei sentimenti, o per risparmiarle una preoccupazione, farle da scudo e riparo, finchè è ancora possibile:
 

I hear a voice: “ you must learn
to stand up for yourself
cause I cant always be around

 

He says “when you gonna make up your mind
when you gonna love you as much as I do
when you gonna make up your mind
cause things are gonna change so fast
all the white horses are still in bed”
I tell you that I'll always want you near,
you say that things will change, my dear


(...)


you say "I wanted you to be proud"

 


Ed esattamente questo presagiamo, in quei momenti (tra i pochissimi, in ASOIAF e GoT) in cui Ned e Cat sono ancora insieme: tutto questo è precario, fragile, in bilico; tutto questo non durerà. Le cose stanno per cambiare. E non in meglio.

Cat, come chiunque in circostanze simili, realizza che dovrà confidare su se stessa per amore, del figlio o di Ned, della persona che non c’è più o di chi c’è ancora ed ha bisogno di lei: e, dopo i giorni dell’annullamento in Bran sofferente, si riscuoterà come in un risveglio improvviso, come trovando una nuova –o ritrovando la vera- sé stessa.

Portando alla luce potenzialità che già possedeva ma mai aveva spinto così “oltre” (viaggiare in incognito e quasi da sola, decidere su due piedi di prendere in ostaggio un fratello della Regina e riuscire a farlo pur avendo con sé un solo armigero, usando intelligenza e capacità di improvvisazione). Anche se, in questo, camminerà su ghiaccio pericolosamente sottile, insidioso, pronto ad incirnarsi e cedere in qualsiasi momento (la sua azione avventata nei confronti di Tyrion, molto “di pancia” e poco “di testa”, tipica della sua personalità e di quel suo modo di essere madre di cui avete già parlato, renderà ancora più precaria la posizione di Ned ad Approdo):
 

Mirror mirror where’s the crystal palace?
(sono finiti i tempi dei sogni: l’infanzia, nella canzone, o i giorni in cui tutto andava bene)
but I only can see myself
skating around the truth who I am

but I know, dad, the ice is getting thin

 

--------

 

Una notina a margine: questa è, dicevo, una delle pochissime canzoni di Tori Amos il cui testo non è al 99% criptico. Ma non mancano, comunque, due o tre passaggi il cui significato, forse, è noto solo a lei. Tra questi, il ricorrente riferimento a dei “cavalli bianchi”. Che per quasi tutta la canzone “sono addormentati”: solo nel verso finale la frase cambia in un “sono andati via” (N.B. Questo nel testo originale e nel cd; nella versione live che linko, Tori omette l'ultima parte di frase). Ovvio che, in assenza di una spiegazione ufficiale, un’interpretazione vale l’altra; ma qui, nel parallelo che stiamo facendo con il personaggio, giusto soltanto  per amore per i giochi di suggestione ed associazioni di idee, mi piace leggerla così: i cavalli bianchi (qualcosa di puro, bello, appartenente al tempo dell’innocenza) che stanno dormendo sono ancora un messaggio di speranza: preparati, Cat, perché non sarò sempre qui accanto a te; ma i cavalli stanno ancora dormendo: non è ancora accaduto nulla; o, più avanti, la situazione si può ancora salvare, c’è ancora speranza (quando Cat lascia Winterfell Ned è ancora vivo, a Kingslanding). Ma in seguito, Ned verrà ucciso, in modo odioso, vile e infame: non è più tempo di speranza, tutto è perduto. Tutto è finito. Per sempre.

E, nei versi finali,
... things are gonna change so fast
all the white horses have gone ahead

 

So che i gusti musicali sono soggettivi, ma vi scrivo lo stesso buon ascolto di una delle canzoni -e delle artiste- più straordinarie del mondo.
 

 

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Giorno 2 - Catelyn Tully

 

Di nuovo, ho conoscenze musicali molto limitate. E inoltre il personaggio in questione non mi ha mai ispirato granché, né nel bene né nel male. Tuttavia, un aspetto di Catelyn mi ha colpito: il dolore che si trascina appresso. Prima la "faccenda" relativa a Jon, poi la caduta di Bran, ancora le perdite di Sansa e Arya e infine le Nozze Rosse, fino a che Catelyn non risorge come un essere dominato dall'odio.

Forse la mia è una visione un po' limitata, ma mi sembra adeguato il seguente pezzo dei Three Days Grace, Pain.

 

 

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