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Caro diario,

Non sono mai stata così felice del fatto che mio fratello, le mie migliori amiche e il mio ragazzo non seguano il MCU come lo seguo io. 

Per ora la mia assenza dai social funziona, devo resistere ancora fino a domani pomeriggio. Sono questi i momenti in cui mi rendo conto davvero quanto io sia dipendente da Facebook, lo sapevo già, ma non pensavo sarebbe stato così difficile rinunciarvi per due giorni.

Ce la devo fare.

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Caro diario,

 

La Resistenza fu il vero risorgimento italiano, capace di unire un popolo frammentato nelle sue divisioni e avviarlo alla sua autodeterminazione. O meglio, fu il momento in cui ciò avvenne più marcatamente.

Uomini e donne, dagli ufficiali badogliani agli operai comunisti. 

L'Italia odierna nasce dalla Resistenza. La Costituzione è stata scritta dalle forze che hanno portato avanti la Resistenza. Per il fascismo e per l'autoritarismo in Italia non c'è posto.

Al di fuori della Costituzione, non c'è nulla che possa essere di interesse per questo paese.

 

La Resistenza è il fondamento dell'Italia come la conosciamo oggi. Ed il modo di onorarla sta nella ormai frase fatta "la resistenza è un esercizio quotidiano".

Quando ci si chiede fino a dove si possa esercitare la propria libertà, di opinione, di associazione, di espressione, basta ricordare che il limite sta nelle libertà di tutti gli altri. E tutti gli italiani appartengono ad un paese nato dalla Resistenza, basato su una Costituzione e nato Antifascista. 

 

Al di là di questo perimetro, in Italia non può sussistere rispetto e libertà alcuna.

 

Auguri.

 

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Caro Diario. 

Ha detto tutto Aegon, quindi

 

Auguri e Buona Festa della Liberazione. 

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In coda ai pensieri già espressi vorrei aggiungere solo un grazie!

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Caro diario,

Oggi ho avuto una terribile delusione, ma di solito si dice “Quando si chiude una porta si apre un portone”, io spero sia vero.....

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Caro diario,

si è sentita la mancanza di un commento profondo anche al primo maggio, dopo quelli al 27 gennaio, all’8 marzo, e al 25 aprile che mi sono rimasti abbastanza impressi. Ma ormai siamo fuori tempo e di certo non verrà da me, ché lo scriverei peggio.

Però, dopo essere stata fulminata sul finir dell’anno dalle Correzioni di Jonathan Frantzen, ho iniziato un suo altro libro. Il mio livello di fissazione cronologico avrebbe optato per Pastorale Americana, ma quando mi sono trovata tra le mani Libertà non ho saputo resistere al titolo. Innegabilmente, è molto più attraente. E mi ha colpito molto una vicenda narrata nelle prime 60 pagine circa. Se te la raccontassi sarebbe uno spoiler e se citassi il brano, a dire il vero, lungotto, che vorrei effettivamente citare, lo sarebbe altrettanto, quindi mi censuro abbreviando, sono comunque spunti di riflessione. Spunti per chi ha tempo, voglia, curiosità.

 

E tuttavia il senso di ingiustizia si rivelò una sensazione stranamente fisica. Addirittura più reale, per certi versi, del suo corpo dolorante, puzzolente, sudato. L’ingiustizia aveva una forma, un peso, una temperatura, una consistenza e un pessimo sapore.

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Caro diario,

 

ultimamente ti scrivo un po’ troppo, sarà il periodo... questa volta sarò molto imprecisa ma l’importante è che ci capiamo io e te, tutto il resto - come dice Califano - è noia.

Quando finisce un’epoca non si può fare altro che levare il calice e renderle omaggio - oggi come ieri.

Dopo 16 anni, ritrovo utile questa citazione di nuovo:

 

Ei fu. Siccome immobile,

Dato il mortal sospiro,

Stette la spoglia immemore

Orba di tanto spiro,

Così percossa, attonita

La terra al nunzio sta,

 

Muta pensando all’ultima

Ora dell’uom fatale;

Né sa quando una simile

Orma di pie’ mortale

La sua cruenta polvere

A calpestar verrà.

 

E ora torno ai pov di rilettura, ché sono rimasta indietro.

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Caro diario,

 

Stanchezza in ogni fibra del corpo e non solo (persino l’elastene nei miei abiti è stravolto), ma testa libera e cuore sereno. Ne è valsa assolutamente la pena.

 

Giornata davvero fantastica! Grazie ragazze. :) 

 

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caro diario una sola parola: popcorn..

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Caro diario,

sono trascorse giornate furibonde,  tormentate e senza fine, dove il pensiero si nasconde dietro i piccoli interrogativi che servono a distogliere l'attenzione dalla vera domanda da porsi, quella che ottenebra i momenti sereni e torna a fare capolino alla prima occasione utile, quella che si nasconde dietro le piccole meschinità, dietro le furbizie di chi si crede furbo ma non lo è, dietro le piccole ottuse dimostrazioni di forza, dietro le piccole oscenità che ci circondano, quando ci si scansa un secondo a guardare che succede pensando che magari andrà meglio, che si troverà un senso dove non sussiste, che si andrà incontro ad un miraggio, un barlume di chiarezza e verità ma niente, la domanda resta e la risposta non arriva.

Governi nascono e muoiono, il vuoto avanza, il niente trionfa, il futile diventa esistenziale, la lingua batte sul tamburo, si sposta, fa finta di tacere e poi torna mentre il tempo passa, passaggi e passaggi e nulla cambia, il vento soffia ma non si sposta nulla. Dalle grandi manovre dei grandi palcoscenici alle piccole congreghe di pazzi reazionari, sempre là e nulla si muove. E le domande rimangono come un sole cocente che non accenna a tramontare, perché alla fine è lui a incarnare la vera sola domanda accecante che rimane e non accenna a cambiare. E mentre gente va e gente viene e la somma è sempre una perdita netta, si cerca di capire quale sia la strada giusta tra quelle due opzioni, che alla fine son sempre quelle ma sembrano un ventaglio infinito di possibilità che danno le vertigini quando si è lì soli a dover scegliere.

Ma il nostro essere di piccoli esseri è veramente piccolo e non resiste alla potenza del vero grande e unico interrogativo. E tutti i castelli di sabbia atti a soverchiare quell'interrogativo non reggono, cadono crollano esplodono e si tramutano in castelli di rabbia fine a sè stessa, rabbia che possa tollerare l'ineluttabile resa incondizionata dinnanzi all'impossibilità di trovare quell'unica vera risposta a quell'unico vero interrogativo.

E passo passo si va cercarla quella risposta, passo passo si va ad investigare per stanarla, si cerca di scansare l'omertà impellente, di scacciare i piccoli paraocchi, di andare oltre, ma il percorso è tortuoso e quanto mai accidentato e giorno dopo giorno si va sempre a sbattere contro quel muro, quella barriera che poi alla fine è solo mentale ma persiste. Ogni singola volta, qualunque sia il percorso fatto in giornata, qualunque siano i raggiri mentali perpetrati, qualunque siano le azioni messe in campo si arriva sempre a fermarsi, paralizzati e muti davanti a quell'unico vero ostacolo, quell'unica vera domanda, alla fine non resta che porla chiara e netta, eliminare tutto il resto, concentrarsi e provare a capire una volta per tutte o solo per questa volta sperando di trovare la risposta giusta, se col tonno conviene soffriggere l'aglio o la cipolla.

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Addio, Fabrizio 2764.png 1f622.png  2764.png
No, non state a chiedervi se è un cantante, o una persona importante. E' stato -quanto è terribile, usare il verbo al passato- un compagno d'asilo, poi di superiori per un anno, poi uno degli amici dei sabati sera e delle uscite dei 20-26 anni, l'unico periodo della mia vita veramente bello, lieve, pieno di ottimismo. Poi ci siamo persi di vista per ritrovarci ancora, anni dopo, occasionalmente, come colleghi; anche se lui era, principalmente, un musicista.
Aveva un viso ancora da ragazzo, solo con i capelli un po' brizzolati ma per il resto era lo stesso di una volta, di quando la vita sembrava bella e facile.  E lo stesso sorriso luminoso, dolce, da amico.
Aveva la mia età.
E da oggi non c'è più, per una maledetta malattia.
E io mi chiedo quanto ci facciamo male da soli, per niente, e in quante sciocchezze sto buttando via la mia, di vita.
E niente. Addio, Fabrizio.

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Caro diario,

 

Questa sera il mio pensiero corre a @Stella di Valyria e a tutti quelli che, come lei, vivono il dolore di aver dovuto dire addio davvero troppo presto. Sfortunatamente so bene cosa vuol dire perdere qualcuno che si ama per colpa di una malattia - LA malattia -. So quanto le parole possano suonare vuote e quindi le mando soprattutto un abbraccio forte.

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