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Polgara

Commenti sul libro che ho appena letto....

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Terminato di leggere oggi in metropolitana "Il segreto di Kregg", di Paolo Lanzotti, edito da Delos Books.

Ambientato in un universo dove l'uomo si è adattato alle condizioni di vita di pianeti diversi tra di loro e dove pochissimi hanno appena un pallido ricordo delle comuni origini, si situa la vicenda della tribù del Laser Fulmine, appartenente al Popolo Piccolo. Scesi dalle montagne per condurre una nuova vita in pianura, i discendenti imbarbariti degli antichi coloni spaziali che combatterono i Blu (coloni tecnologicamente e culturalmente più avanzati di loro), hanno da poco iniziato la loro nuova vita quando sul loro cammino arriva Kregg, lo straniero. Così simile ai Blu eppure così diverso, egli porterà il cambiamento nella vita della tribù, soprattutto in quella di Holn il cantore e di Deridell la selvaggia fanciulla.

Il vincitore del Premio Odissea 2009 (ex aequo con "Nessun uomo è mio fratello", di Clelia Farris, da me recensito nell'ultimo post) è un ottimo romanzo di fantascienza narrato con l'espediente del racconto orale. Attraverso i successivi punti di vista di Holn, Kregg e Deridell "Tempesta Bruna", viene narrato l'arrivo di Kregg nel nuovo villaggio della tribù del Laser Fulmine e gli sconvolgimenti che questo porta, mentre le vicende s'intrecciano con quello che è sostanzialmente il cuore pulsante del romanzo: come le persone sono in grado di reagire ai cambiamenti, soprattutto quelli che prima odiavano. L'uso della prima persona e di una prosa lirica eppure semplice, capace di toccare il cuore con la potenza che solo il racconto orale possiede, precipitano il lettore nella mente e nel cuore del vecchio Holn (che teme il cambiamento e vive per le antiche leggende della Guerra dell'Alba), del malinconico Kregg (che soffre nel dover nascondere la sua vera natura a coloro che sono diventati la sua famiglia) e della passionale Deridell (tanto solitaria quanto viva e curiosa, capace di amare senza condizioni in spregio persino alle più sacre tradizioni della tribù). I tre protagonisti dominano la scena, mentre l'ambiente sullo sfondo, attraverso sapienti accenni, si dispiega nella sua selvaggia magnificenza, con accenni al quadro ben più grande che sta sullo sfondo (un intero pianeta così simile al nostro eppure così diverso). S'intuisce una storia più possente sullo sfondo, fatta di viaggi interstellari e di battaglie siderali, di straordinarie scoperte scientifiche e di bruschi crolli nella barbarie, ma tutto ciò resta appena sullo sfondo, funzionale al cuore del romanzo. Una maggiore presenza di questo elemento avrebbe probabilmente reso il romanzo più pesante, ma anche più forte nel trasmettere il suo messaggio, che risulta comunque ben calibrato.

In definitiva, un romanzo scritto in uno stile diverso dal solito, capace di appassionare e di far riflettere su cosa significhi vivere seguendo ciò che si ritiene giusto, il tutto senza appesantire il lettore. Ve lo consiglio.

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Terminato ieri Tormentil secondo libro dei 4 previsti dell'autrice Lauren Kate. Il primo, Fallen l'avevo recensito qui(e conviene guardarlo altrimenti ci si capisce poco).

 

Metto la trama sotto spoiler perchè altrimenti svelo troppo del primo libro. <img alt=" />

 

Alla fine del primo libro Cam e Daniel stipulano una tregua di diciotto giorni in previsione di eventi più pericolosi. Il fatto che Luce non sia morta dopo esser stata baciata da Daniel è chiaro segnale che qualcosa di ciclico si è spezzato. La ragazza viene portata in una scuola californiana, la Shoreline, dove viene inserita in una classe di nephlim (creature nate dall'unione tra angeli ed esseri umani), dove imparerà a venire a patti con le ombre che la tormentavano nel primo libro. Diciamo che questo libro costituisce un approfondimento della figura della ragazza: Luce si trova a far i conti con il suo rapporto con Daniel, praticamente inesistente data la situazione di pericolo. Si rende conto di essere succube di lui e di cadere in estasi alla sua sola presenza e ciò la irrita. Si rende conto che ogni 17 anni, per secoli e secoli è morta per rinascere da una nuova famiglia e che quindi ci sono persone ancora vive che l'hanno vista morire e che anche loro sono suoi familiari. Ed inoltre scopre che Daniel e Cam sono in tregua tra di loro e non ne capisce il motivo essendo Cam un demone e Daniel un angelo.

A complicare ulteriormente le cose sono gli Esclusi, angeli esclusi sia dall'inferno che dal paradiso, che a quanto pare cercano lei.

 

 

Purtroppo ho letto che la Disney ha già in mente di fare un film su questi libri e quindi ho proprio paura che diventerà il nuovo fenomeno Twlight. &gt;_&gt;

Come secondo libro non l'ho trovato affatto male. L'autoanalisi di Luce è abbastanza matura, sebbene affrontata con un pò di semplicità adolescenziale. E si inizia a capire che ci sono molte creature interessate a lei che, a quanto pare, è la chiave di volta di molte cose.

Da quello che ho letto il terzo libro (atteso in America per l'estate 2011)sarà un prequel essendo rivolto

alle numerose vite precedenti di Luce e quindi sarà fonte di spiegazione di molte cose relative a lei, a Daniel e anche a Cam

, mentre per sapere come andrà a finire bisognerà aspettare il 4 libro, Rapture (2012).

Confermo il mio 7,5/10 <img alt=" />

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Ho terminato stamattina "Il dominio della Regola", di Milena Debenedetti, un romanzo fantasy edito da Delos Books e primo volume della Saga della Regola.

Una misteriosa creatura esce dalla piana dell'Inesistenza, la squallida palude temuta da tutti gli abitanti dei Regni di Alterria dove vagano creature prive di mente e anima, temuto confine con terre che non devono e non possono essere visitate. La spedizione del re Aarno vorrebbe eliminare la creatura, ma il vecchio studioso Arnio chiede che ella venga risparmiata, per studiarla e scoprire i segreti di Inesistenza. La creatura però suscita l'odio della potente amante del re, una maga rinnegata dell'Ovest alleata col peggior nemico della sua gente, la Regola, il potente ordine religioso che domina con la logica e la paura Alterria e che tempo prima relegò i maghi all'ovest. La creatura, alla quale Arnio ha dato il nome di Alimar, antica regina del perduto regno di Ighneos, è così costretta a fuggire, perchè tanto la Regola quanto la crudele maga hanno capito che quella creatura, in realtà una Vedente, è ben più di ciò che sembra...

Il romanzo affronta uno dei temi classici della fantasy, quello dell'eroe inconsapevole di essere tale che scopre di essere qualcuno di molto più importante di ciò che credeva. Il soggetto alla base del libro è quindi semplice e già visto, ma la trama ha se non altro il merito di essere ben costruita e resa. Buoni i personaggi, almeno quelli principali, mentre totalmente nulli i comprimari, ridotti a macchiette. Lo stile è abbastanza scadente, abbondando inutili ripetizioni e discorsi indiretti quando non servono (emblematico il brano dove, invece di far parlare una maga appena arrivata col gruppo degli eroi e quindi farla presentare, l'autrice scrive "Avrebbero scoperto più tardi che si chiamava Oda"). Troppo bruschi poi i passaggi tra una scena e l'altra, tanto che si ha la sensazione di un patchwork mal riuscito. Penoso il finale, con un discorso stile "Ma un giorno i nostri eredi ce la faranno a sconfiggere il male" che fa cascare le braccia.

In definitiva, una buona storia rovinata da una pessima resa. Se questo è il Premio Italia 2007, ha ragione chi dice che i premi letterari in Italia contano come il due di bastoni con briscola a spade.

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Dopo un'eternitá sono riuscito a finire H. P. Lovecraft - Tutti i racconti 1930 - 1937.

Questa monumentale collana, edita dalla Mondadori in quattro volumi, non raccoglie solamente i racconti di Lovecraft, ma anche le cosiddette "revisioni", una breve biografia, una completa bibliografia inglese, e anche italiana, vari saggi e altro materiale informativo sul mitico scrittore di Providence.

Su tutti i racconti spiccano senz'altro "Il caso di Charles Dexter Ward", "Il colore venuto dallo spazio" e la revisione "K'n-Yan". Le revisioni sono racconti commissionati da altri scrittori, che Lovecraft, corresse e cambió, tanto che in molti casi, sono piu opera sua che di chi glieli ha commissionati.

In generale leggere Lovecraft é affascinante, il suo universo creato (di cui Cthulhu é forse l'esponente piu famoso) e ripreso in tutti i racconti, comprese le revisioni, é sconfinato e malsanamente distorto.

Lovecraft era uno scrittore estremamente minuzioso, nei suoi racconti aleggia una precisione quasi maniacale, per quanto riguarda luoghi storici, stili architettonici e dettagli paesaggistici, ma nonostante tutto scrive in un modo avvincente, capace com é di trascinarti da una situazione di partenza apparentemente normale in una voragine di orrore folle (rapportato agli anni 30 americani comunque ;)).

 

Lovecraft é da consigliare a tutti gli amanti dell'orrore e anche a chi adora i classici del fantastico. Tuttavia per chi si avvicina per la prima volta allo scrittore di Providence, consiglierei di partire con una semplice raccolta di racconti (e ce ne sono a dozzine), e non con la collana che sto commentando in questa sede, che a causa della sua minuziositá e omnicompletezza si addice piuttosto agli amanti piu incalliti di Lovecraft.

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Appena terminato di rileggere "Insieme con i lupi", di Nicholas Evans, l'autore del più famoso "L'uomo che sussurrava ai cavalli".

Nella tranquilla e rustica cittadina di Hope, nel Montana, sono tornati i lupi, dopo anni di lontananza da quel luogo che per loro era stato sinonimo di morte. Troppo forte la cultura del cacciatore e dell'allevatore in quel luogo, troppo debole il governo federale per proteggere una specie in via di estinzione. I lupi attaccano i vitelli e si avvicinano alle case, un affronto che la gente di Hope, soprattutto gli allevatori locali, guidati dall'arrogante e carismatico Buck Calder, non può tollerare. Dan Prior, agente locale del Fish&Wildlife Service, è così costretto a chiamare sul campo Helen Ross, forse la migliore biologa specializzata in lupi del Paese. Alle prese con una tormentata vita privata, Helen si muove tra paesaggi fantastici dove l'uomo è ancora un ospite recente, nel disperato tentativo di localizzare il branco di lupi ed evitare che cada sotto i colpi dei sostenitori di Buck. Al suo fianco, il giovane Luke Calder, il diciottenne figlio di Buck che, contrariamente al padre, conosce e ama profondamente i lupi, al punto da essere pronto a fare di tutto per salvarli. In una natura selvaggia e rigogliosa, le stagioni seguono il loro ciclo, mentre vita e morte s'inseguono tra i boschi e le vite dei protagonisti ne vengono inesorabilmente cambiate.

Il romanzo colpisce fin dall'inizio per la grande capacità dell'autore di immergere il lettore nei luoghi descritti: in certi punti, mi sembrava di essere nei boschi con Helen e Luke, tremando dal freddo e coi rumori della montagna intorno a me. Nicholas Evans ottiene tutto questo con una prosa semplice ma evocativa, unita ad un amore per i luoghi selvaggi che traspare da ogni pagina. Ben resi i personaggi, da quelli secondari (tratteggiati con sapienti pennellate che non appesantiscono ma che allo stesso tempo li delineano con sufficiente completezza) fino ai protagonisti (analizzati a fondo con una gestione della loro psicologia appassionante ma che non distrare dall'azione del romanzo). La trama scorre semplice e fluida, divisa in capitoli a loro volta divisi in base alle stagioni che, inesorabilmente, percorrono il loro ciclo e caratterizzano le vicende narrate.

In definitiva, un buon romanzo, adatto a chi ama storie profonde immerse in scenari fantastici. Un romanzo, soprattutto, particolarmente adatto a chi, come me, ama i lupi.

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Qualche giorno fa ho concluso la lettura di Tempi Difficili di Charles Dickens. Da qualche parte era stato definito "il romazo più disperato del grande scrittore inglese", e non ci sono andati lontani: scordatevi i libri precedenti, l'andamento vivace ed incalzante, le figure commoventi e ridicole, le battute, le situazioni che muovono, se non al riso, almeno al sorriso; restano l'ironia tagliente e la condanna contro l'ipocrisia dei suoi tempi, ed una certa sensazione di leggere qualcosa che si adatta benissimo ai nostri giorni e si potrebbe applicare tranquillamente a quel che si vede ogni giorno, dal riccone che rinnega il proprio passato e se ne inventa uno al maestro che cerca di annichilire la fantasia dei bambini, dagli operai schiacciati tra il bisogno di lavorare e la paura della fame accusati di voler "mangiare zuppa di tartaruga con un cucchiaio d'oro" (accusa mossa loro proprio da chi lo fa!) ai parlamentarri che parlano tra loro senza gurdare la situazione reale del paese.

Da leggere...dopo essersi preparati a finire con l'amaro in bocca.

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finito L'orda del vento.

Mamma mia, che fantasy strano XD. Posso dire già che mi è piaciuto, invece prima di decidere se è un capolavoro devo pensarci. A tratti, almeno per i miei gusti, suona confuso e la ricerca di una prosa troppo ricercata sembra forzata, ma credo che lo stile in questo caso formi il libro quanto la trama e i personaggi, a volte succede.

Poi la non-descrizione del mondo, delle sue leggi assurde e di chi lo popola - non-descrizione perchè l'autore non spiega veramente nulla e non va a parare quasi da nessuna parte, nemmeno quando è un pg ad insegnare esplicitamente ad un altro - ha una sua forza non indifferente.

Il paragone più vicino che mi viene in mente adesso è Dune. Il primo. Però l'Orda è un fantasy puro e di fantascienza non ha nemmeno un accenno che regga al passare delle pagine.

I personaggi pure si presentano come confusi, poco descritti, abbozzati, eppure il poco che ne esce (quantitativamente) imho darebbe filo da torcere a molti nel FDM.

 

7/10 perchè io adoro la prosa asciutta alla Steinbeck, superato questo credo che molti gli darebbero almeno 8.

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Io più che fantasy o scifi, lo definirei semplicemente di genere fantastico. Comunque sono contento ti sia piaciuto.

 

Passando alle mie letture, ho appena terminato di leggere "Non è il paese che sognavo", di Carlo Azeglio Ciampi, edito da ilSaggiatore.

Si tratta, come è evidente dall'autore, di un saggio, nascosto sotto la forma di una sincera confessione al giornalista Alberto Orioli. Con sguardo lucido e disincantato, Ciampi ripercorre la storia d'Italia dall'Unità fino ai giorni nostri (il sottotilo è proprio "Taccuino laico per i 150 anni dell'Unità d'Italia"), sottolineando il legame ideale e concreto allo stesso tempo tra i tre momenti capitali del nostro Paese: Risorgimento, Resistenza, Costitutente. Proprio la pratica quotidiana dei valori che animarono quei tre grandi periodi, recupero che necessariamente passa per i giovani, è l'antidoto che l'ex Presidente della Repubblica vede come risorsa al dilagare dello scoraggiamento. In pagine dense di esempi e di ricordi, Ciampi ricorda la battaglia per l'ingresso dell'Italia nella moneta unica, la triste stagione delle bombe tra '93 e '94, la ricostruzione dell'Italia dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale, la presa di coscienza di molte persone dopo l'8 settembre del '43. Indica i punti di forza del nostro Paese, troppo spesso sottovalutati, e mostra spunti per il futuro degni di considerazione (l'idea delle "strade del mare" è degna di nota e direi potenzialmente vincente per un Paese circondato su tre lati dal mare come il nostro). Soprattutto, traspare dalle pagine il suo grande amore per questo Paese e l'incrollabile certezza di chi, vivendo in un periodo difficilissimo, si è rimboccato le maniche e ha dato il suo contributo per risollevare il Paese. Un ricordo ma anche un incoraggiamento per tutti noi.

In definitiva, un'opera intensa e ricca di spunti di riflessione, più divulgativa che tecnica, scritta in uno stile piacevole e accativante, come quello di una chiacchierata davanti al camino. Lo consiglio caldamente tanto a chi ha perso la speranza di poter migliorare questo Paese quanto a chi invece quella speranza la tiene ben viva.

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Oggi ho finito di leggere Le lacrime di Nietzsche di Yrvin D. Yalom, Neri Pozza Editore.

Josef Breuer, illustre medico viennese, si ritrova ad avere come paziente il filosofo, ancora sconosciuto Friederich Nietzsche, uomo schivo, solitario,asociale,a causa delle pessime condizioni di salute di cui soffre; ma non è solo il suo stato di salute a preoccupare Breuer, quanto la depressione così estrema che sembra spingerlo al suicidio. Il loro incontro è manovrato da una bellissima e carismatica donna russa, Lou Salomè, impegnata in un menage con il filosofo e causa presunta della disperazione di quest'ultimo.

Ma nemmeno Breuer è immune agli effetti dell'"Angoscia" dell'esistenza. Egli è tormentato dal ricordo di una sua vecchia paziente, l'Anna O. che diverrà famosa nelle descrizioni di Freud,suo intimo amico. Breuer è rimasto sedotto dalla sua paziente e non fa che abbandonarsi ai pensieri lascivi che la riguardano, ed allo stesso tempo, il senso di colpa, l'insoddisfazione della propria vita e la vecchiaia incalzante lo portano sempre di più a danneggiare il rapporto con la moglie Mathilde.

Breuer e Nietzche diverranno i pazienti ed i medici l'uno dell'altro; nel corso di numerose sedute successive, i due instaureranno un dialogo serrato e coinvolgente, nel corso del quale il primo cercherà invano di arrivare alle radici del male oscuro del filosofo e di indurlo ad aprirgli il cuore, l'altro cercherà di insegnare al dottore la propria filosfofia ed ad applicarla alla propria vita. Entrambi sono impegnati nella ricerca di una cura per la disperazione, una risposta al perchè dell'esistenza.

 

Nonostante sia un'opera di fantasia, il rapporto tormentato tra Lou Salomè e Nietzsche, l'amicizia di Breuer con Freud,l'emergente embrione della psicoterapia, la depressione cronica del filosofo, sono tutti fatti storicamente documentati. Il merito dell'autore è stato quello di riuscire ad amalgamare verità e fantasia per trarne un romanzo appassionante e profondo.

 

8/10

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finito L'orda del vento.

Mamma mia, che fantasy strano XD. Posso dire già che mi è piaciuto, invece prima di decidere se è un capolavoro devo pensarci. A tratti, almeno per i miei gusti, suona confuso e la ricerca di una prosa troppo ricercata sembra forzata, ma credo che lo stile in questo caso formi il libro quanto la trama e i personaggi, a volte succede.

Poi la non-descrizione del mondo, delle sue leggi assurde e di chi lo popola - non-descrizione perchè l'autore non spiega veramente nulla e non va a parare quasi da nessuna parte, nemmeno quando è un pg ad insegnare esplicitamente ad un altro - ha una sua forza non indifferente.

Il paragone più vicino che mi viene in mente adesso è Dune. Il primo. Però l'Orda è un fantasy puro e di fantascienza non ha nemmeno un accenno che regga al passare delle pagine.

I personaggi pure si presentano come confusi, poco descritti, abbozzati, eppure il poco che ne esce (quantitativamente) imho darebbe filo da torcere a molti nel FDM.

 

7/10 perchè io adoro la prosa asciutta alla Steinbeck, superato questo credo che molti gli darebbero almeno 8.

 

Sono anch'io a circa 200pag dalla conclusione del libro, e l'impressione che mi stà facendo è proprio questa che hai espresso. Certo mi riserverò il commento finale quando ne avrò concluso la lettura, ma mi sento di condividere ad ora le tue parole. Forse manca davvero qualcosa al definirlo un capolavoro....vediamo se io troverò quel qualcosa nelle ultime pagine!!

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finito L'orda del vento.

Mamma mia, che fantasy strano XD. Posso dire già che mi è piaciuto, invece prima di decidere se è un capolavoro devo pensarci. A tratti, almeno per i miei gusti, suona confuso e la ricerca di una prosa troppo ricercata sembra forzata, ma credo che lo stile in questo caso formi il libro quanto la trama e i personaggi, a volte succede.

Poi la non-descrizione del mondo, delle sue leggi assurde e di chi lo popola - non-descrizione perchè l'autore non spiega veramente nulla e non va a parare quasi da nessuna parte, nemmeno quando è un pg ad insegnare esplicitamente ad un altro - ha una sua forza non indifferente.

Il paragone più vicino che mi viene in mente adesso è Dune. Il primo. Però l'Orda è un fantasy puro e di fantascienza non ha nemmeno un accenno che regga al passare delle pagine.

I personaggi pure si presentano come confusi, poco descritti, abbozzati, eppure il poco che ne esce (quantitativamente) imho darebbe filo da torcere a molti nel FDM.

 

7/10 perchè io adoro la prosa asciutta alla Steinbeck, superato questo credo che molti gli darebbero almeno 8.

 

Letto l'anno scorso, lì per lì pensai solo bel libro, poi ogni tanto alla prima folata di vento mi sorprendevo a ripensarci, un pò mi mancano... ;)

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Ho appena terminato la lettura di "Fuoco a Oriente", primo volume della serie "Il guerriero di Roma", di Harry Sidebottom, pubblicato dai tipi della Newton & Compton.

Nell'anno 255 dopo Cristo, l'Impero romano si trova a dover affrontare una brusca battuta d'arresto a causa dell'espasionismo dell'Impero dei Sassanidi. Punto cruciale della lotta tra questi due giganti diventa la città di Arete, ultimo bastione orientale della romanitas, sulle sponde del lontano Eufrate. Per guidare la difesa della città, vi viene inviato come dux ripae il possente e cupo Marco Clodio Balista, principe germanico da tempo costretto a servire Roma. Tormentato dai suoi demoni personali e triste per la lontananza dalla moglie Giulia e dal figlioletto appena nato, Balista si troverà ad avere a che fare con patrizi romani insofferenti della sua autorità, truppe scarse in numero e morale e una donna che sembra mettere a dura prova la sua fedeltà alla moglie lontana. Come se non bastasse, il sospetto di traditori pronti a causare la rovina della città si fa di giorno in giorno più concreto. E l'esercito persiano, guidato dall'imperatore Shapur in persona, è sempre più vicino...

Il romanzo è scorrevole e piacevole alla lettura, con una trama costruita sapientemente, uno stile piacevole e un buon lavoro di documentazione storica. Ben caratterizzati i personaggi, specialmente Balista e la sua ristretta cerchia di amici, ancora di più grazie all'espediente di variare il punto di vista del romanzo, non sempre incentrato su Balista. Se questi cambi di pov fossero segnalati graficamente nel testo, sarebbe però meglio. Un altro difetto che forse si può imputare all'opera è quello di non aver sviluppato adeguatamente alcuni temi che pure avrebbero resto il romanzo più coinvolgente. In alcune occasioni, inoltre, si ha quasi la sensazione che l'autore stia descrivendo la romanitas, piuttosto che farla emergere viva dalle pagine.

Nel complesso, si tratta però di un buon romanzo, adatto a chi cerca romanzi storici scorrevoli e ricchi di azione. Forse non ottimo quanto i romanzi di Jack Whyte, Bernard Cornwell e Conn Iggulden, ma sicuramente piacevole da leggere.

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Ho da poco terminato Il Signore Della Guerra, di Bernerd Cornwell.

 

Che dire...un capolavoro Cornwelliano, tra romanzo storico e d'avventura!

Verso la fine del primo millennio della cristianità, il Wessex di Alfredo deve fronteggiare le incursioni Danesi per cercare di formare, assieme alla Mercia (e in futuro alla Northumbria), quello che un giorno sarà l'Inghilterra.

Il solito Uthred di Bebbanburg (già presente in altri romanzi), guerriero Sassone legato alle tradizioni del nord, combatte al fianco di Alfredo per cacciare l'invasore vichingo riportando roboanti vittorie.

Stomacato dalla cristianità e raggirato dai vescovi che ruotano attorno al re, Uthred rompe il giuramento tornandosene a Nord, con l'intento di riprendersi la sua Bebbanburg in mano allo zio traditore.

Tornato fra gli amici d'un tempo, il sassone cresciuto da vichingo, intraprende un viaggio piratesco per trovare i soldi necessari ad ingaggiare un esercito.

Fallito il tentativo, si accasa coi Danesi che preparano l'invasione al wessex. Confidando negli dei del Valhalla, il prode seguace di Thor dichiara moralmente guerra al Sud cristiano...ma qualcosa cambia.

La figlia di Alfredo lo richiama a se, facendo valere un evcchio giuramento, ingaggiato per amore da Uthred stesso.

 

Come direbbe Aemon Targaryen, l'amore è la morte del dovere, per cui Uthred lascia i Danesi per tornare fra i Sassoni Occidentali riportando altre vittorie e preparandosi allo scontro finale.

 

Un bellissimo romanzo avventuroso, privo di maghi e magie, basato sulle antiche tecniche di guerra.

Bando alle ciance, la scena è tutta per spade, scudi e cotte di maglia; una lettura agile, frizzante e coinvolgente.

La dovizia storica è il cardine della produzione Cornwelliana, tra ricostruzioni belliche e non solo.

Curiosa la contrapposizione "filosofica" tra cristiani e adoratori degli dei del Nord e costante la presenza di scene "crude", quasi splatter.

 

Nulla di immaginario però:è la crudeltà dell'uomo che da sempre esiste ma che per secoli è stata nascosta da preghiere e ballate.

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finito L'orda del vento.

Mamma mia, che fantasy strano XD. Posso dire già che mi è piaciuto, invece prima di decidere se è un capolavoro devo pensarci. A tratti, almeno per i miei gusti, suona confuso e la ricerca di una prosa troppo ricercata sembra forzata, ma credo che lo stile in questo caso formi il libro quanto la trama e i personaggi, a volte succede.

Poi la non-descrizione del mondo, delle sue leggi assurde e di chi lo popola - non-descrizione perchè l'autore non spiega veramente nulla e non va a parare quasi da nessuna parte, nemmeno quando è un pg ad insegnare esplicitamente ad un altro - ha una sua forza non indifferente.

Il paragone più vicino che mi viene in mente adesso è Dune. Il primo. Però l'Orda è un fantasy puro e di fantascienza non ha nemmeno un accenno che regga al passare delle pagine.

I personaggi pure si presentano come confusi, poco descritti, abbozzati, eppure il poco che ne esce (quantitativamente) imho darebbe filo da torcere a molti nel FDM.

 

7/10 perchè io adoro la prosa asciutta alla Steinbeck, superato questo credo che molti gli darebbero almeno 8.

 

Ho terminato qualche giorno fa questa straordinaria lettura. In fin dei conti credo proprio di poter definire L'orda del vento una delle maggiori espressioni della fantasy degli ultimi anni. <img alt=" />

Il libro ha sicuramente dei difetti...il mondo è descritto poco o per nulla...e quel poco che è desritto è talmente alieno da risultare davvero ostico da digerire. Non tutti i componenti dell'Orda sono caratterizzati in maniera approfondita, anche se certamente ciascuno di loro ha dei notevoli punti di forza.

Ma lasciando da parte questi dettagli, il libro di A.Damasio è davvero originale (anzi geniale), ben scritto e mi ha trasmesso emozioni che faticherò a dimenticare. La storia dell'Orda del Controvento è un'esperienza fantasy che consiglio a chiunque!! <img alt=" /><img alt=" /><img alt=" />

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Ho terminato ieri la lettura de I giorni del potere di Colleen McCullough, l'autrice di Uccelli di Rovo.

E' il primo di una serie di libri dedicati al periodo fine repubblicano dell'antica Roma.

 

In questo primo libro vediamo l'ascesa al potere di Caio Mario che, secondo quanto gli viene predetto da un'indovina durante le guerre contro Giugurta, diventerà console per ben sette volte.

Il periodo di narrazione va dal 110 a.C al 100 a.C e vede Mario imparentarsi con la gens Iulia tramite il matrimonio con la figlia maggiore del senatore Giulio Cesare (il nonno del ben più famoso Giulio Cesare) e iniziare un'irresistibile ascesa che lo porterà al consolato nonostante l'astio del Senato, molto restio a vedere un homo novus accedere alle più alte cariche della repubblica. Tuttavia le doti di Mario sono indubbie, soprattutto in campo militare: risolve la guerra contro Giugurta in Africa (107) e scaccia la minaccia Germanica (102-101). Il suo intervento più importante è certamente la riforma dell'esercito che vide la formazione di truppe di nullatenenti che dunque andavano a rafforzare una macchina da guerra ormai allo stremo. Ovviamente tutto questo suscita le ire dei senatori, tra i quali spiccano Metello e Scauro, che mal tollerano la contaminazione dell'esercito da parte di persone che poi dovranno esser ricompensate con appezzamenti di terra.

Accanto alla figura di Mario, inoltre, inizia la sua ascesa il giovane Lucio Cornelio Silla, un patrizio che fino ai trent'anni conduce una vita molto libertina e depravata. Tuttavia, arrivato a un bivio della sua vita, il giovane viene notato dallo stesso Mario (del quale diventa cognato sposando la sorella di Giulia) che, intuendone le doti, lo prende come suo assistente, dando inizio a un rapporto di collaborazione destinato a durare per anni.

Il libro è ben strutturato: accanto ai protagonisti ruotano altre figure secondarie che presentano un quadro ben articolato della Roma fine repubblicana. Particolare importanza assumono le epistole tra Mario e Rufo (grande amico di Mario), tese a fare un sunto degli avvenimenti più importanti di Roma. Proprio la politica romana viene trattata in modo da non risultare troppo pesante e ampollosa: le risse, le battute, gli scontri, le corruzioni erano all'ordine del giorno e l'autrice non manca di strizzare l'occhio a questi avvenimenti. Le bande armate di Saturnino e Glaucia o gli scontri durante le elezioni di nuovi magistrati sono davvero punti molto piacevoli da leggere.

In conclusione: non vedo l'ora di procurarmi il secondo libro di questa bellissima saga.

Ci tengo a precisare che l'autrice non si concede molte licenze sugli avvenimenti storici che seguono il loro preciso corso (un grosso punto a suo favore).

 

Voto totale: 8/10

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