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Polgara

Commenti sul libro che ho appena letto....

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Narciso e Boccadoro,

Interessante nelle tematiche e inizialmente coinvolgente, mi ha lasciato l'amaro in bocca per il finale che mi ha dato l'impressione di un libro dalla conclusione appesa, un finale dato tanto per dare perché bisognava finirlo.

 

 

Letto invece il primo romanzo di Dune.

 

Piccolo capolavoro, coinvolgente dall'inizio alla fine e in grado di imprimere un ritmo forsennato che invita a chiudere un occhio su qualche punto che avrebbe meritato più attenzione (come la questione della Gilda che si è fatta trovare con le braghe calate, un comportamento stranamente reattivo per un'organizzazione basata sulla proattività).

 

Ben riuscita la caratterizzazione geografica e sociale, le relazioni tra le famiglie, il bislacco rapporto tra piccolo creatore e grande creatore... detto in breve nei prossimi giorni mi avventurerò subito con il seguito.

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Il secolo cinese, di Federico Rampini. L'autore, corrispondente di Repubblica da Pechino, attraverso dettagli della vita quotidiana, brevi interviste a personaggi più o meno in vista dell'attuale società cinese, ci conduce in un interessante viaggio nella nuova Cina, ormai super-potenza mondiale destinata a un futuro ancora più grande. Nonostante non sia attualissimo (pubblicato nel 2005), Il secolo cinese è in grado di fornirci un'interessante ritratto di una nazione divisa tra la recente ricchezza delle città e delle nuove classe sociali e la disarmante povertà degli ambienti contadini, incapace di lottare attualmente per una nuova democrazia (vengono citate a più riprese i tragici eventi di Piazza Tienanmen) ma anche più vicina all'occidente negli ultimi anni di quanto si possa pensare. Tra i timori economici che il marchio made in China rende più preoccupanti per l'Europa (e non solo) e quelli più pessimistici nei riguardi di una terza guerra mondiale, tra lo sguardo alle nuove forme di libertà presenti nel Paese sino alla Rivoluzione Culturale di Mao, dallo Stupro di Nanchino ai nuovi giganti dell'economy, un viaggio interessante e accurato in una cultura sempre più inesorabilmente vicina.

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The blade itself è il primo romanzo della trilogia fantasy The First Law dello scrittore britannico Joe Abercrombie. E’ del 2006, e la trilogia è conclusa (gli altri due libri sono stati pubblicati nel 2007 e nel 2008).

 

Il fatto che sia il primo capitolo di una trilogia conclusa, è un punto a suo favore.

Un altro punto a suo favore è il fatto che l’abbia finito (sono un lettore molto esigente, e ho cestinato parecchi fantasy ben prima della fine, oppure non sono stato invogliato a leggere il seguito) e che inizierò a leggere anche il secondo libro.

 

E’ un fantasy che in parte ricorda Martin: scrittura a POV, intrighi, cinismo, personaggi “grigi”, le lotte per il potere classiche ma sullo sfondo qualcosa di più “grosso”.

 

Ci sono 6 POV: 3 principali, che hanno parecchi capitoli dedicati (l’inquisitore Glokta, il nobile spadaccino Jezal, e il nordico guerriero barbaro Logen) e 3 secondari che hanno due o tre capitoli ciascuno.

Tra i secondari, mi sono piaciuti in particolare i capitoli di Dogman. Tra i principali, l’inquisitore (non religioso) Glokta spicca su tutti (e i suoi capitoli sono al livello di quelli di un Tyrion Martiniano).

 

La magia è classica, ed è incarnata soprattutto nel potente mago Bayaz.

 

Tutto il primo libro sembra un po’ un’introduzione dei personaggi e il prologo di una storia che va a svilupparsi.

 

Punti deboli: non sembra una storia originale e non lo è l’ambientazione, due o tre personaggi sono “deboli”, e salta all’occhio qualche ingenuità dello scrittore (al suo esordio), per esempio taluni infodump evitabili.

Tra i punti deboli, penso si possa includere il fatto che non è stato tradotto in italiano.

 

Insomma, un fantasy interessante e scritto bene, che può leggere anche un lettore esigente.

 

Rimando valutazioni più approfondite a quando avrò letto tutta la trilogia.

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Sei problemi per don Isidro Parodi: ingiustamente condannato a 21 anni di carcere, un obeso e calvo barbiere diventa detective ricevendo nella sua cella diversi personaggi, tutti legati gli uni agli altri in vari modi, per risolvere i misteri che li attanagliano (solitamente un furto ed una morte. A parte il primo, tutti i "clienti" del grassone fanno a gara per dimostrarsi uno più insopportabile e maleducato dell'altro (e ci riescono benissimo), per non parlare dell'ingratitudine di non passargli neanche una sigaretta (piuttosto gli fregano le sue). Il duo Luis Borges-Bio Casares (che la psotfazione definisce "due amici a spasso") realizza un bellissimo quadro dove confluiscono diversi stili di narrazione e personaggi che si fondono benissimo in un thriller che non è thriller. Unico neo: la voce narrante è costituita da un personaggio fittizio di cui si parla nei primi due capitoli, che al contrario del resto del libro si rivelano talmente noiosi e prolissi da minacciare il proseguo della lettura.

 

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Il caso Schirmer: premetto che le spy-stories non mi piacciono e che di solito le lascio ammuffire là dove stanno - quindi il fatto che abbia comprato e letto quasi tutto quel che di Ambler è stato pubblicato in Italia la dice lunga sul fascino di questo autore. Nello specifico siamo di fronte ad una storia apparentemente semplice: quella di ritrovare l'erede di una gigantesca fortuna. Ma il caso complica le cose, scaravolta le carte, e costringe l'avvocato Carey a saltare in continuazione dagli Usa alla Francia alla Germania alla Grecia, passando non solo psicologicamente attraverso flashback che lo riportano dal 1953 al 1803 e viceversa, mentre sullo sfondo delle sue ricerche (e non solo sullo sfondo) scorrono la situazione internazionale della Germania ancora divisa in quattro zone d'occupazione e la Grecia appena "uscita" da tre anni di guerra civile, ed intorno a lui i co-protagonisti si comportano e muovono in maniera decisamente ambigua...quasi martiniana.

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Perdido Street Station, di China Miéville. New Crobuzon non è una città qualsiasi. All'interno dei suoi variegati e inquietanti quartieri si aggirano decine e decine di razze, umani e mutanti delle più variate specie. E' governata da un sindaco spietato, che promuove le sue inique leggi tramite le imponenti forze della milizia cittadina, e in cui pochi atti di ribellione sono spronati dal giornale di opposizione clandestino Il Rinnegato Rampante. Le cose cambieranno per sempre con l'arrivo in città di Yagharek, un garuda (esseri alati metà umanoidi e metà uccelli) privato dalla sua tribù delle ali a causa di un crimine commesso. Yagharek si rivolge a Isaac, un geniale scienziato, affinché questi possa farlo volare di nuovo. Ma questa temeraria impresa darà il via a una serie di eventi che scatenerà un pericolo terribile sulla cittadina e i suoi abitanti, e che un manipolo di eroi rinnegati dovrà cercare di fermare a tutti i costi. Geniale, poliedrico, ricchissimo: Perdido street station è una suggestiva commistione di sci-fi e fantasy, un genere definito dallo stesso autore "new weird", piena zeppa di geniali invenzioni "visive" e di personaggi indimenticabili, in un mondo spietato in cui la ribellione rimane l'ultima speranza di libertà. Non privo di una spietatezza epica, un'atmosfera asciutta e perennemente velata di malinconia (soprattutto nei suggestivi capitoli narrati dal garuda), in cui si susseguono colpi di scena a non finire in un concentrato di emozioni mirabili in un'atmosfera grigia e inesorabile, che non lascia scampo alla pietà e ai lieto-fini, per un romanzo trascinante nelle sue ottocento pagine di puro estro inventivo.

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Geisha, di Lesley Downer. L'autrice, di madre sinocanadese ma invaghita sin dall'infanzia del Giappone, dove ha vissuto vent'anni e scritto diversi libri, ci conduce con lei in un lungo viaggio nel magico mondo delle geishe. Dopo una corposa prima parte, in cui si ripercorre la storia di queste vere e proprie signore del piacere, dall'era dello shogunato sino alla recente occidentalizzazione del Paese, e si rimane affascinati da leggende e poemi incentrate sulle figure del "mondo fluttuante", la Downer riassume il suo viaggio nelle case da té e i suoi incontri con le geishe, di oggi e di ieri, e sul perché ancora tuttora, pur risultando anacronistiche, diverse giovani scelgano questa via "lavorativa". Un saggio interessante ed esaustivo, che mette in mostra le tante anime del Giappone, narrato con uno stile scorrevole e mai noioso.

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Memorie di una geisha, di Arthur Golden. La piccola Chiyo, cresciuta in un povero paesino, viene strappata in tenera età, insieme alla sorella maggiore, dalla vita che aveva sempre conosciuto. Le due bambine vengono infatti vendute dal padre ad un okiya, una casa di geishe, nella prefettura di Gion, ma ben presto le due sorelle vengono separate. Il destino di Chiyo sembra sin da subito segnato dalla forte ostilità che la famosa Geisha Matsumoto prova nei suoi confronti, ma col passare degli anni la bambina diventa una splendida ragazza, e grazie all'aiuto di un'altra nota geisha, rivale di Hatsumomo, riuscirà a divenire famosa e forse a realizzare i suoi sogni. Arthur Golden riesce a trasportarci in questo mondo apparentemente chiuso con un romanzo evocativo e trascinante, ricco di dettagli documentaristici e di personaggi ottimamente caratterizzati, in primis Sayuri (il nome che prenderà Chiyo da geisha), raccontando la storia attraverso i suoi occhi, quelli di una bambina la cui infanzia è stata spezzata per sempre e pronta a prendersi la rinvicita verso il destino. Un percorso di formazione atipico e struggente, vibratamente empatico, in oltre cinquecento pagine difficili da dimenticare.

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1Q84. Libro 3. Ottobre - Dicembre, di Haruki Murakami. Aomame e Tengo vivono da sei mesi nel 1Q84, una versione alternativa del 1984 nel cui cielo splendono due lune. Un amore il loro che dura da vent'anni, dal primo incontro sui banchi di scuola, ma il destino continua irrimediabilmente a tenerli separati. Sulle tracce di entrambi vi è infatti la setta religiosa del Sakigake, che ha affidato al bizzarro ma efficiente investigatore privato Ushikawa la loro ricerca. E nel frattempo sulla vita dei due giovani amanti incombe sempre il mistero degli inquietanti Little People, creature sfuggenti e inquietanti collegate al romanzo La crisalide d'aria. Con 1Q84 Murakami firma la sua opera più ambiziosa, oltre 1000 pagine tra i due tomi, che trova la sua perfetta conclusione con quest'ultimo parte in cui finalmente tutti (o quasi) i nodi vengono al pettine. In questo terza fase, oltre ai punti di vista di Aomame e Tengo, si interseca anche quello di Ushikawa, personaggio interessante che cela al suo interno diverse sfaccettature, positive e negative, e che si pone come mezzo narrativo cruciale nello svolgersi degli eventi dinanzi agli occhi del lettore. Laddove il fantastico incontra il reale, dove l'amore si rivela l'unica spinta a muovere i due protagonisti, Murakami intesse una trama appassionante e appassionata, ricca della poetica tutta particolare dell'autore e capace di affascinare e commuovere al contempo. Un finale perfetto per una favola del nuovo millennio destinata a divenire un classico della letteratura moderna.

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Le braci, di Sandor Marai. Henrik e Konrad, un tempo amici fraterni, non si vedono da quarantun anni. Il primo, generale delle forze armate dalle nobili origini, ha passato tutto quel tempo all'interno della sua vasta proprietà nei Carpazi, il secondo ha invece trascorso quelle quattro decadi a Singapore e in Malesia. Ma entrambi attendevano soltanto il momento del loro nuovo incontro: un segreto, un tradimento che li ha tenuti separati sino ad oggi, è ora pronto a reclamare la resa dei conti. Un libro intenso, sia per scrittura che per tematiche, da uno dei più grandi scrittori della tradizione mitteleuropea. Due personaggi centrali e predominanti in una sfida verbale e morale che lascia senza fiato, con spiazzanti colpi di scena narrati quasi solamente dalla bocca di Henrik, in cui l'autore ha impresso molte delle disillusioni provate in vita. Un romanzo sull'amicizia e sul'amore, sul giogo dei sentimenti e della passione che è capace di spazzare via anche il più solido dei rapporti. Un apoteosi di parole che cercano, in poco meno di duecento, avvincenti, pagine, di tracciare con lieve ma sicura umiltà il destino dell'uomo come essere di carne e sangue, riuscendo a trascinare con una magnetismo prorompente.

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Universo senza luce, di Daniel F. Galouye. In un prossimo futuro, l'umanità è confinata nel sottosuolo, costretta a vivere nell'eterna oscurità, alla mercé di creature spaventose. Le persone ormai vivono e si muovono grazie a un estremo incremento delle capacità uditive, mentre antiche leggende parlano di un misterioso mondo di Luce. Quando i pozzi acquiferi stanno per esaurirsi, il giovane Jared si incammina in un viaggio incredibile alla ricerca del mitico Mondo Originario, e nel suo cammino incontra la bella Della, appartenente alla razza dei Veggenti, individui in grado di percepire in maniera diversa. Fantascienza sociale della miglior specie, con risvolti profondi e una parte finale incalzante e affascinante, e rivelazioni sorprendenti. Se a tratti la narrazione appare sin troppo concentrata, con uno svolgersi degli eventi forse troppo veloce e una caratterizzazione dei personaggi non sempre uniforme, è indubbia l'abilità di Galouye di creare un mondo affascinante e un modo particolare di "vedere" le cose, con anche una mitologia curata e dettagliata. E su tutto l'incubo della catastrofe nucleare, da sempre tema cardine della sci-fi più impegnata.

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A Dance with Dragons (versione in Inglese)

 

Il libro si è trascinato stancamente per i primi tre quarti, dilungandosi sui problemi che Jon Snow a Danaerys Targarien devono affrontare per amministrare l'uno la Barriera e l'altra la città di Mereen appena conquistata. Problemi grandi e piccoli ma che, IMHO, non aggiungono nulla alla vicenda e mi hanno strappato più di uno sbadiglio.

L'ultimo quarto, però, ha riscattato tutto il resto.

Innanzitutto ho ammirato come Martin ha gestito un evento atteso da quando sono nati i draghi: la naturalezza con cui costruisce il momento in cui Danaerys sale in groppa a Viserion mi ha stupito.

Poi ci sono numerosi colpi di scena che ovviamente non svelerò ma sicuramente gettano una luce completamente diversa su quella che potrà essere l'evoluzione della vicenda nei prossimi due volumi.

Ancora una volta un gran libro.

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Sto leggendo I pilastri della terra di Ken Follett e devo dire di aver trovato una consolazione per l'attesa del prossimo libro delle Cronache! L'ho iniziato settimana scorsa e mi ha subito preso, mi piace che come in ASOIAF non ci siano quasi mai personaggi completamente buoni o cattivi, mi piace la descrizione storica accurata ma non pesante e l'evolversi degli eventi che finora continua a sorprendermi

come lo stratagemma della Madonna piangente per costruire la nuova cattedrale, pensavo già che Kingsbridge fosse in declino inesorabile... Non so cosa succede dopo però perchè non l'ho ancora concluso...

... Sono circa a pag 700 e non vedo l'ora di sapere come finisce!

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Blindevil...posso contestarti qualcosa? O almeno divergere dalla tua opinione riguardo Le braci di Marai?

Un apoteosi di parole che cercano, in poco meno di duecento, avvincenti, pagine, di tracciare con lieve ma sicura umiltà il destino dell'uomo come essere di carne e sangue, riuscendo a trascinare con una magnetismo prorompente.

Sull'apoteosi di parole ci siamo....solo su quello, però. Per il resto lo stile è lento, l'azione inesistente, e persino il racconto si trascina noioso e talvolta pesante...non so dove stia il magnetismo proporompente. La storia c'è, ed è gradevole, ma finisce appesantita e danneggiata dal modo in cui è narrata: per assurdo, quanto promesso fino alla comparsa fisica di Konrad, si perde.

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Ho finito The Shadow Rising, quarto libro della monumentale Saga della Ruota del Tempo di Robert Jordan.

 

Per chi non la conoscesse, la saga, tratta di una ricorrente lotta tra il bene e il male, solo che da una battaglia finale all'altra passa cosí tanto tempo (la ruota del tempo gira), che le storie diventano leggende, le leggende miti, e, alla fine, ci si dimentica di quello che era accaduto eoni fa, e che deve riaccadere.

 

Da molti apprezzato come masterpiece del fantasy contemporaneo e uno dei libri top della saga, io invece ne sono rimasto lievemente deluso. Colpa, forse, delle troppe aspettative, o dalla speranza, che, dopo tre libri preparativi, la storia potesse finalmente partire.

 

Sebbene io sia di nuovo rimasto impressionato dall'immensitá di spazio e di tempo di quest'opera, non sono mai riuscito ad farmene piacere i personaggi. Rand é

al limite della pazzia, in subbuglio tra gli sbalzi ormonali di teenagers e in preda a manie di grandezza

, ma pur avendo tutti questi attributi leggere i suoi PoV é semplicemente... noioso... Mi infastidisce Mat, non si sa dove vada a parare, che cosa vuole, mi sembra il Jon Snow della Serie TV, ecco. Perrin... stendiamo un velo pietoso. Da quando

si é innamorato, ha perso quel poco di carattere che aveva.

Per quanto riguarda le femminucce Egwene é una secchiona, Nynaeve semplicemente insopportabile. Invece, a sorpresa, in questo libro si salva Elayne. Da quella sapientona altezzosa che dovrebbe essere, in fondo mi sembra il personaggio piú "vero" del libro. Inoltre mi sono piaciute parecchio le parti con Min,

la ribellione delle Aes Sedai,

qui in poche pagine c'é un grande concentrato di azione e suspance, prova che Robert Jordan sapeva scrivere bene, quando ci si metteva seriamente.

 

Insomma, The Shadow Rising doveva essere il libro della svolta, invece si é rivelato un fantasy mediocre di una saga di per sé brillante, ma che stenta ancora a decollare. Ormai continuo, visto che ho preso il quinto libro in formato ebook, e sugli scaffali della mia libreria attende anche il prequel, che credo debba esser letto tra il quinto e il sesto volume. Fatto sta, che la Ruota del Tempo sta silenziosamente uscendo dalla classifica delle mie saghe preferite.

 

Voto 7/10

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Giusto ieri ho finito "Vita di Pi" di Yann Martel: avevo visto il film ed ero molto curiosa di leggere il libro.

In estrema sintesi, Pi ci racconta in prima persona di alcuni episodi della sua vita da bambino e del naufragio di cui è stato vittima (non voglio dire altro, per chi non sapesse nulla della trama). In realtà, è un libro che pone alcuni quesiti di fondamentale importanza su Dio e sulla fede.

Caso più unico che raro, ho preferito il film: nel libro, la parte del naufragio risulta, a tratti, un po' noiosa e ripetitiva mentre nel film le immagini sono potentissime e meravigliose ...

Consiglio comunque di leggerlo, per l'originalità del tema e per le riflessioni che propone al lettore.

 

P.s. state attenti alle recensioni che trovate su internet: io mi sono persa tutta la sorpresa a causa di un mega spoiler non segnalato

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