The Hero

Una Guerra Fredda interplanetaria in atto tra gli umani e gli hrangan. Un pianeta minore appena conquistato. Un super-soldato che richiede di andare in pensione facendo ai suoi superiori una richiesta solo apparentemente innocua...


Un'opera figlia del suo tempo

Nel febbraio 1971 George Raymond Richard Martin iniziava la sua carriera di scrittore professionista.

Scritto infatti nel 1968, The Hero venne sottoposto alla rivista di fantascienza Galaxy nel 1970. Curiosamente, la rivista decise di acquistare il racconto, ma tanto il manoscritto quanto l'ordine di acquisto scivolarono dietro un armadio, e fu solo quando Martin telefonò a Galaxy per chiedere informazioni che l'equivoco venne chiarito e il racconto poté essere pubblicato, per l'appunto, nell'uscita del febbraio 1971.

Per provare a capire The Hero è indispensabile cercare di inquadrare meglio chi fosse il George Martin del periodo a cavallo tra gli anni '60 e '70 e come fosse il mondo in quegli anni. Gli Stati Uniti si stavano avviando verso la prima vera sconfitta politico-militare della loro storia, nella Guerra del Vietnam, e in terra americana esplodevano le proteste contro lo sforzo bellico nel Paese asiatico, di cui Martin era un fervente esponente fino alla dichiarazione di obiezione di coscienza per evitare l'arruolamento. Al tempo stesso proseguiva la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, e seppure quel particolare periodo venga oggi inserito nel quadro generale degli anni della distensione, le due superpotenze erano pur sempre reciprocamente impegnate a conquistare vantaggi tattici e strategici sugli avversari espandendo le proprie aree di influenza nei Paesi non allineati.

Non stupisce quindi che in un contesto del genere The Hero sia da interpretare come una diretta e feroce critica alla guerra e ai suoi metodi, a cui aggiunge, ad un secondo livello di lettura, un complesso e ancora valido dilemma etico e morale nel conflitto tra le aspirazioni personali dei singoli inspanidui e la preservazione della società.


DISCLAIMER: da questo momento si possono trovare spoiler anche significativi sull'opera.


Un Martin un po' anomalo

Quando si parla di Martin, e la sua bibliografia sta a dimostrarlo, l'intreccio della trama e la realistica caratterizzazione psicologica dei personaggi sono i bocconi prelibati che il lettore si aspetta di degustare durante la lettura.

The Hero, molto semplicemente, non offre assolutamente nulla di tutto questo: appena tre personaggi - e uno di questi si limita sostanzialmente ad esistere - vengono chiamati per nome, e di costoro sappiamo poco o nulla in termini di storia, convinzioni, idee, opinioni, pensieri. Lo scenario in cui questi personaggi si muovono è altrettanto abbozzato, e solo dai racconti successivi siamo in grado di collocarlo spazialmente e temporalmente nei pianeti di confine del Regno degli Uomini durante la Doppia Guerra che l'umanità stava conducendo contro le due specie aliene dei Fyndii e degli Hrangan.

Difficile dire dopo cinquanta anni se si tratti di una scelta consapevole o sia sintomo di una maturità espressiva ancora da raggiungere, ma il risultato finale è perfettamente funzionale al messaggio che Martin intende lanciare con questo racconto.

La spersonalizzazione dei personaggi e del relativo contesto, al netto dell'ambientazione fantascientifica e delle apparecchiature militari in stile Hollywood Science che faranno da ponte con buona parte della produzione successiva di Martin, fa in modo che che lo scenario di guerra di The Hero sia in realtà l'astrazione di un qualsiasi conflitto, in ogni luogo e in ogni tempo. Certamente Martin, fedele alla regola del parlare di ciò che si conosce, indulge in similitudini con la sua esperienza di vita personale: il richiamo alla Guerra Fredda è palese nella presentazione delle due superpotenze militari, gli umani e gli Hrangan, che in attesa di sferrarsi reciprocamente l'attacco decisivo posizionano le loro truppe assaltando pianeti neutrali per predarne le risorse naturali e conseguire vantaggi di posizione.

Una feroce critica alla guerra

Nel corso della lettura facciamo la conoscenza dell'ufficiale John Kagen, soldato delle forze terrestri, nato, cresciuto e addestrato a Wellington, pianeta militare in cui la gravità è doppia rispetto a quella terrestre. Kagen è impegnato in una facile spedizione di conquista di un pianeta minore e rimasto isolato dai suoi compagni per via di un inconveniente. Durante il ritorno alla base si imbatte in alcuni nemici, ed il relativo scontro che ne consegue consente all'autore di segnare un primo importante punto offrendoci un frammento di caratterizzazione del protagonista. Kagen sembra infatti essere unicamente una macchina per uccidere: i suoi pensieri non vanno oltre l'azione militare in corso, le sue azioni sono finalizzate alla sopravvivenza e all'obiettivo, le droghe per aumentare soglia di attenzione e prestazioni fisiche la sua quotidianità. La violenza è un aspetto di routine della sua vita, qualcosa a cui ricorrere senza alcuna remora.

Dietro la pagina scintillante del soldato-killer perfetto, troviamo un qualcosa di molto meno che umano, una vittima di quell'alienazione con cui ogni soldato di ogni guerra deve prima o poi fare i conti.

During the brief flickering instant before the natives’ fingers began to tighten on their triggers, Kagen did not pause, Kagen did not hesitate, Kagen did not think. Kagen killed.

Quando Kagen rientra alla base viene chiamato per fare rapporto al Maggiore Brady, introducendo quindi il co-protagonista / antagonista del racconto e offrendo uno dei pochi spiragli per la comprensione dello scenario in cui si muovono i personaggi. Apprendiamo infatti che il perennemente annoiato Maggiore Brady è un terrestre, e che nell'esercito la situazione in cui gli alti ufficiali sono nativi della Terra a fronte di bassi ranghi costituiti da persone nate nei cosiddetti Mondi di Guerra è la norma. Brady è un burocrate e un funzionario, e Martin non risparmia critiche e sarcasmo verso queste figure per cui i soldati sono semplicemente pedine da muovere su una scacchiera o numeri in una colonna anziché persone vive. D'altro canto, le sue azioni non sono meno tese all'obiettivo di quelle di Kagen: massimizzare la gloria della Terra e ottenere la vittoria contro gli Hrangan.

Una richiesta pericolosa

La svolta nella breve trama del racconto è costituita dalla richiesta di Kagen a Brady: avendo svolto venti anni di servizio attivo ha diritto a ritirarsi con pensione piena, e richiede di poter essere trasportato sulla Terra anziché fare ritorno a Wellington, da un lato per poter finalmente vedere ciò per cui ha combattuto per due decenni, e dall'altro per poter vivere in un posto dove potrà essere considerato un eroe di guerra e una sorta di superuomo - essendo abituato ad una gravità superiore - e non un reduce tra tanti.
Brady cerca di dissuaderlo dapprima dall'idea del pensionamento in sé, prospettandogli la gloria che lo aspetta nelle campagne militari future, e successivamente, con maggior convinzione, dall'idea di recarsi a vivere sulla Terra.

Quando Brady si accorge di non poter convincere Kagen ne pianifica l'uccisione, senza alcun rimpianto se non per la perdita di un efficace strumento di guerra. L'insensibilità calcolatrice del maggiore viene ulteriormente enfatizzata dal modo in cui questi sfrutta la morte del soldato a fini propagandistici e dal palese disprezzo misto a indifferenza nel definire Kagen vittima di un errore di programmazione, lasciando intendere che tanto il fenomeno quanto la sua risoluzione possano essere già parte di un meccanismo ben collaudato.

"One other thing," he said. "Don't forget to send PR release back to Earth. Make it War-Hero-Dies-When-Hrangans-Blast-Ship. Jazz it up good. Some of the big com networks should pick it up and it'll make good publicity. And forward his medals to Wellington. They'll want them for his barracks museum."

Ma alla fine chi è il "cattivo"?

Il delicato equilibrio dei rapporti tra terrestri e abitanti dei Mondi di Guerra introduce il secondo livello di lettura del racconto, quello che Martin predilige, il cuore in conflitto con sé stesso sovente citato nelle sue interviste. In questo racconto il tema è solo apparentemente assente: i personaggi non vengono messi alla prova, non vivono dei veri dilemmi, la scelta di Brady se accettare o meno le richieste di Kagen - se mai c'è stata - è durata una frazione di secondo e viene lasciata appena intendere a posteriori dalle sue battute finali, in cui afferma di aver pensato per un momento di poter acconsentire alla richiesta del soldato.

Eppure, per il lettore, un dilemma si pone eccome. I pochi elementi contenuti nel racconto sono sufficienti a tratteggiare alcune dinamiche interne al Regno degli Uomini, che pare essere strutturato da una classe dominante di origine terrestre e una manovalanza militare proveniente da altri pianeti in cui le peculiarità locali - come la già citata gravità - possono consentire l'addestramento di veri e propri super-soldati. Cosa accadrebbe se qualcuno di questi soldati si recasse a vivere sulla Terra? Kagen, in quella che possiamo pensare sia semplice ingenuità, parla semplicemente di poter essere una celebrità, un eroe di guerra, l'uomo più forte e agile del pianeta, una specie di fenomeno.
Ma cosa significa toccare con mano che il pianeta a capo del Regno, da cui provengono le classi che occupano i posti di comando, per cui i super-soldati come Kagen combattono e muoiono in prima linea nelle battaglie, è formato da persone infinitamente più deboli? Come potrebbe sopravvivere il primato della Terra in una situazione del genere? Brady non è semplicemente l'allegoria del grigio burocrate che decide del destino dei soldati lontano dai campi di battaglia. Si tratta, e con lui probabilmente tutti gli alti ufficiali terrestri, anche di una sorta di custode dello status quo contro eventuali variazioni del rapporto gerarchico tra la Terra e i Mondi di Guerra.

The Hero non è quindi solo un racconto di guerra e una critica alla guerra: un pelo sotto la superficie scorre una storia di sfruttatori e sfruttati, con i primi disposti a tutto per mantenere la loro supremazia. Anche se Brady non si pone realmente il dubbio e la sua scelta è frutto della banalizzante applicazione di una procedura militare consolidata, nel lettore emerge il dilemma tra quella che potremmo considerare una posizione "umanista" e una "pianetista", che allegorizza molto bene quello che oggi definiremmo "sovranismo" o meglio ancora "nazionalismo".

Può essere considerata lecita e giustificabile l'azione di Brady, fatta per quella che lui ritiene essere (e probabilmente è) la difesa dello status del suo pianeta?

Conclusioni

The Hero, nella sua brevità, è un'esperienza di lettura poco impegnativa che scorre via senza infamia e senza lode: non ci sono personaggi memorabili, dialoghi che resteranno nella storia, colpi di scena che possono tenere il lettore col fiato sospeso, ambientazioni che fanno sognare.

È però un racconto in grado di entrare in testa e far riflettere il lettore anche molto tempo dopo aver voltato l'ultima pagina, e per un'opera di esordio non è poco.


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