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Intervista a Martin - io9


Fonte io9.com - Traduzione di Meera




È ancora divertente per lei scrivere questi libri?

Beh, ci sono giorni divertenti e giorni meno divertenti. Scrivere è il mio lavoro, e certamente mi piace, ma non posso perdere di vista il fatto che si tratta di lavoro, ed è un lavoro molto difficile e frustrante. Tutto sommato penso che mi piaccia scrivere, tanto quanto mi è sempre piaciuto. Ma soprattutto mi piace avere scritto. Sapere che è finito e tenere il libro tra le mani mi piace da morire. Le sessioni di autografi... quella probabilmente è la parte più divertente del lavoro. Ma anche scrivere è divertente.


È stato fatto notare che molti personaggi in A DANCE WITH DRAGONS stanno perdendo i loro nomi, e le loro stesse identità, a causa di circostanze estreme. Cosa c'è sotto?

Arya lo fa da un po' di tempo, in realtà. È passata attraverso una decina di identità diverse, anche prima di arrivare a Braavos, dove l'obiettivo finale degli Uomini senza faccia è quello di diventare nessuno, ed essere in grado di cambiare identità come ci si cambia d'abito. Comunque sì, quello dell'identità è uno dei temi con cui sto giocando in questa saga in generale, e in questo libro in particolare: cos'è che ci rende ciò che siamo? Le nostre origini, il nostro sangue, la nostra posizione nel mondo? O piuttosto qualcosa che fa parte di noi? I nostri valori, i nostri ricordi, eccetera.


In una saga di fantasy eroico, quando qualcuno subisce una perdita d'identità di solito ci si aspetta che poi recuperi il senso del sé in qualche modo spettacolare, o attraverso un'azione eroica che riaffermi chi è veramente. Sente la responsabilità di sovvertire, o di giocare con questa convenzione?

Certamente ci sto giocando. Ci sono vari modi di assumere altre identità. Nei libri cerco di affrontarne alcuni, e questo in parte si riflette nei titoli dei capitoli. In alcuni casi si tratta semplicemente di qualcuno che indossa una maschera. Quentyn Martell e i suoi compagni assumono falsi nomi varie volte nel corso del loro viaggio da Dorne a Meereen, assumono ruoli diversi e identità diverse, ma questo non influisce mai su chi sono. In privato, sono ancora quelli di sempre. Per quanto riguarda Arya e quello che sta attraversando, o per quanto riguarda Theon... qui si tratta di qualcosa di molto, molto più profondo, dove l'identità originaria è minacciata, o quasi spezzata in un modo o nell'altro, e forse rischia di essere persa del tutto.


A questo punto della saga ci sono varie religioni in competizione tra di loro. Dovremmo chiederci se alcune sono più vere di altre? In un mondo in cui esiste la magia, la religione non è altro che magia con la patina del mito?

Beh, i lettori certamente sono liberi di porsi delle domande sulla validità di queste religioni, sulla loro verità e i loro insegnamenti. Sono un po' diffidente nei confronti della parola "vere", cioè se alcune tra queste religioni siano più vere di altre. Guardate com'è la situazione nel mondo reale. Anche noi abbiamo molte religioni. Forse che alcune sono più vere di altre? Non penso che alcuna divinità si farà mai vedere a Westeros, non più di quanto già non facciano. Nessuna di loro apparirà come un deus ex machina per influenzare gli eventi, per quanto intensamente si possa pregare. Per cui la relazione tra le religioni e i vari poteri che alcuni hanno è qualcosa che il lettore può provare a indovinare.


Per quanto riguarda la serie HBO, il secondo libro presenta molte sfide per l'adattamento, poiché è molto più dispersivo. Possiamo aspettarci che verranno prese più libertà?

È un problema che ci sarà anche per i prossimi libri. La storia inizia con una prospettiva molto ravvicinata, con tutti i personaggi nello stesso posto. Ma con l'avanzare della trama, i personaggi si allontanano separandosi in gruppi sempre più piccoli. Ci sono sempre più ambientazioni, sempre più personaggi secondari. La storia si ramifica, un po' come il delta di un fiume. Alla fine i personaggi si volteranno indietro e cominceranno a convergere di nuovo, ma non abbiamo ancora raggiunto quel punto nei libri. È qualcosa che la serie dovrà affrontare, e sarà una sfida.


Una delle cose che mi ha colpito negli ultimi libri è che solo quando un personaggio arriva ad un importante punto di svolta ci si rende conto che in realtà è qualcosa che è andato preparandosi per centinaia di pagine. Qual è il suo modo di procedere, pianifica sempre questi grandi eventi in precedenza e poi trova il modo per arrivarci, o le capita di scrivere il percorso di un personaggio e di rendersi conto solo in seguito che questo percorso conduce ad un importante punto di svolta?

Tutti gli eventi principali sono stati pianificati fin dall'inizio, dai primi anni '90, le morti più importanti e il corso della storia in generale. Ovviamente i dettagli e le cose di minore importanza li ho scoperti mentre scrivevo, parte del divertimento nello scrivere libri sta nel fare queste scoperte lungo il viaggio. Ma la struttura generale dei libri è sempre stata nella mia testa.
Scrivere è sempre come camminare su una fune tesa, bisogna preparare bene le cose, non vuoi che saltino fuori dal nulla, senza che nessuno se lo aspetti. Vuoi farle presagire. Ma non vuoi che gli sviluppi sembrino prevedibili. Se tutti sanno cosa accadrà due libri prima che accada, l'evento perde tutta la sua forza. Questa è la parte difficile. Non c'è una risposta semplice. Si fa quel che si può.


I suoi libri, soprattutto negli ultimi tempi, sono pieni di donne che cercano di esercitare il loro potere in un mondo dominato dagli uomini e che per riuscirci si devono compromettere. Sta cercando di mettere in atto un approccio femminista?

Certamente si può interpretare così. Non ho la presunzione di dire che sto mettendo in atto un approccio di un certo tipo piuttosto che di un altro. Ma certamente si tratta di una società patriarcale, e sto cercando di esplorare alcune delle conseguenze che questo comporta. Cerco di scrivere le donne come persone, esattamente come cerco di scrivere qualsiasi personaggio. Forti e deboli, coraggiose e codarde, nobili ed egoiste. È molto gratificante per me sapere quante donne leggono le mie opere e quanto gli piacciono almeno alcuni dei miei personaggi femminili.


Il discorso del septon scalzo contro la guerra, a proposito degli uomini spezzati, è uno dei momenti più straordinari di A FEAST FOR CROWS, e sembra un riassunto tematico della saga. C'è chi ha ipotizzato che si tratti dell'espressione della voce dell'autore. È nelle sue intenzioni dare l'impressione che l'inutilità della guerra sia un'idea centrale?

Beh, sono molto contento di quel discorso in particolare. Però non saprei, odio pensare che sia vero che quella sia l'espressione della voce dell'autore. Non voglio che mi vedano. Il burattinaio non dovrebbe vedersi, dovrebbero vedersi solo i burattini. Non si dovrebbe vedere lo sceneggiatore che guarda al di là dello schermo, dovrebbero vedersi solo gli attori.
Sì, se conoscete un po' della mia storia personale, saprete che ero contro la guerra in Vietnam. E quindi una cosa che effettivamente c'è nei libri in generale, non solo in quel discorso ma anche in altre parti, è una serie di riflessioni sulla guerra e sulla violenza, sui circoli viziosi in cui si entra e sui costi della guerra. Sono argomenti che in molti romanzi fantasy o di fantascienza forse non sono presi sufficientemente in considerazione, peraltro. È facile scrivere quelle grandi storie di guerra in cui non muore mai nessuno di importante, e quindi gli unici che vengono massacrati sono le comparse, gli orchi o il tuo esercito. Per cui ti limiti a dire "Oh, è stata una battaglia terribile, abbiamo perso 10.000 uomini," ma non ha alcun effetto viscerale sul lettore.
È proprio come leggere un articolo sul giornale a proposito di uno tsunami o un terremoto terribile in un posto lontano del mondo, in cui sono morte un sacco di persone. Lo leggi e lo assorbi, e ovviamente sei molto triste per il fatto che 10.000 persone sono appena morte dall'altra parte del mondo, ma poi vai a fare colazione e la tua giornata va avanti, ed entro mezz'ora te ne sei dimenticato. Ma se muore il tuo migliore amico o se muore tua madre, o uno dei tuoi figli, si tratta di una persona sola, ma ha un impatto emotivo molto, molto più forte. Per cui voglio che le morti nel mio mondo, le guerre, abbiano un impatto emotivo sui lettori.


Dopo che avrà finito di scrivere A DREAM OF SPRING, inizierà un'altra saga fantasy a più volumi?

Beh, mai dire mai, ma non penso che farò più niente di così lungo. Potrei fare qualcosa come una trilogia, o qualcosa come un libro con un seguito. In realtà, penso che dopo aver finito A DREAM OF SPRING potrei scrivere alcuni romanzi autonomi, ho un paio di idee a riguardo. E un sacco di racconti. È passato molto tempo, ho un sacco di idee per dei racconti che mi piacerebbe veramente scrivere. In realtà ho iniziato la mia carriera scrivendo racconti.


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