La Barriera 3.0 - Sito Italiano non Ufficiale su George R.R. Martin

NEWS

ADWD - recensione ufficiale di westeros.org


Eccovi la traduzione recensione ufficiale di ADWD fatta dal forum americano westeros. ATTENZIONE LA RECENSIONE CONTIENE SPOILERS FINO ALLA FINE DI A FEAST FOR CROWS.
 

A DANCE WITH DRAGONS

 
A Dance with Dragons, il quinto libro nella serie “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” è arrivato nelle librerie di tutto il mondo e riporterá i fan a Westeros, per vedere quello che succede ai personaggi, che sono tra i più vividi che si possono trovare nel genere fantasy.
 
6 anni in lavorazione – o 11, considerando che alcuni dei capitoli di questo romanzo erano già scritti e da pubblicare prima dello split di A Feast for Crows – e la questione in mente a tanti critici che hanno recensito il libro per siti tanto famosi come il TIME, il LA Times, il NY Times, e altri, sembra essere stata: “È valsa la pena tutta questa attesa?”. Fino ad ora, sembra che tutti abbiano detto di sì. E, se come probabilmente potrete immaginare, noi siamo d’accordo con loro.
 
Se avete visto la nostra discussione video, conoscete già largamente il nostro punto di vista. Per piazzare alcuni contesti, per quanto segue, ricordatevi che Linda e io consideriamo tutti e quattro i romanzi precedenti di alta qualità, e il “controverso” quarto romanzo nella serie (che ricordiamo, ha un indice di gradimento se Goodreads del 4.10, il libro con l’indice più alto, A Storm of Swords è a 4.49) non è certamente lontano dai suoi predecessori. Per conto mio, A Feast for Crows è legato a A Clash of Kings, mentro ho sempre piazzato A Game of Thrones e A Storm of Swords sopra questi.
 
A Game of Thrones è scritto in modo “stretto”, e quasi ossessivo per scenari e trama, con personaggi disegnati finemente ma concisi in molti case e la prosa che in molte occasione raggiunge le fioriture di cui Martin è capace. C’è una magia speciale in riguardo al libro, che introduce un intero nuovo mondo. Ma una volta che la parte introduttiva del romanzo è fatta, lo stile inizia lentamente a spostarsi verso quanto, chi ha familiarità con i lavori precedenti, potrebbe ricordare: una prosa che fa atmosfera e si piazza integralmente nella storia. Parte di questo potrebbe essere dovuto alla crescente natura conflittuale dei personaggi centrali. Tyrion Lannister diventa molto più prominente, Ned Stark è fuori dal quadro, Jon Snow si ritrova in un crescendo di situazioni morali complesse, personaggi come Jaime e Cersei Lannister provvedono a introdurre il loro punto di vista nella narrazione. Come l’autore stesso dichiara, lui puntava a farci immergere un mondo profondo e vivibile, e si vede.
 
 

UN OSTACOLO SULLA STRADA

 
La storia si è evoluta durante la scrittura; è stata pianificata con il primo libro che avrebbe dovuto finire intorno alle nozze rosse. L’ordine temporale in cui la storia si svolge è stato qualcosa che Martin si aspettava scorresse velocemente, saltando interni mesi tra i capitoli, ma si è rivelato più facile a dirsi che a farsi. A un certo punto – probabilmente nel mezzo di A Clash of Kings – Martin decise di rimediare a questo pianificando l’infame “gap dei 5 anni”, un salto in avanti di 5 anni conseguente alla fine di A Storm of Swords con il dichiarato proposito di far crescere e invecchiare bambini e draghi. Ha quindi iniziato e cercato di descrivere il gap per quasi un anno, solo per capire che era impossibile.
 
La soluzione? Cancellare il gap e iniziare a riempire e comprimere questo periodo, ricoprendo eventi che erano importanti, ma che aveva pianificato di apportare semplicemente in modo effettivo e appropriato, e che a dispetto dei suoi sforzi non si è mai materializzato. Il suo problema di cronologia e di come tornare al materiale che aveva in mente di scrivere si è allontanato e il più grande problema che Martin ha avuto è stato quello di pianificare i termini per la stesura della serie, come aveva ammesso nella nostra intervista. È un problema, con cui ha avuto a che fare per 11 anni, cercare di portare la storia al punto dove dovrebbe essere se ci fosse ancora stato il gap di 5 anni. Le tante difficoltà e complessità sono state discusse in dettaglio e non vorremmo ripeterle qui, ma dopo cinque anni di lavoro è stato deciso di pubblicare A Feast for Crows con uno split geografico, piuttosto che uno cronologico. Il lato positivo era che queste sezioni della storia erano completi e Martin ne era soddisfatto, ma un numero negativo di caratteri importanti avrebbe dovuti aspettare il prossimo libro.
 
Martin sperava (sperava) di completare gli ultimi pezzi del quinto libro entro un anno. Ovviamente, questo non è successo. Oltre a vari problemi semplicemente relati al riempimento del gap di 5 anni, un problema nuovo (o forse uno vecchio) si sono provati talmente intrattabili, che ci sono voluti 6 anni, prima che Martin riuscisse a risolverlo. La nostra intervista qui sopra (nel sito www.westeros.orgndt.) in riguardo al “nodo di Meereen”, come lo chiamava lo stesso Martin evidenzia questo problema. Contrariamente alla credenza popolare, non è stato necessariamente il portare un certo numero di personaggi al luogo di Dany. È stato, invece, determinare l’esatta convergenza tra arrivi ed eventi, in modo che la storia avrebbe potuto procedere senza ulteriore false partenze. Una gran parte di riscrittura incombeva, quando Martin – che non aveva mai scritto nessun libro della serie che conduceva ad un concetto preciso – provava differenti approcci che portavano a un vicolo cieco. Lo stralciare questi per ripartire da capo forse ha condotto Martin a produrre il doppio numero di pagine e materiale in confronto a quanto è stato infine pubblicato (come il suo editore ha stimato) in quello che è ad ora il secondo libro in lunghezza dopo A Stormo f Swords.
 
Ma il nodo, per quello che era, è risolto. Martin finalmente ha trovato una configurazione ottimale, iniziando con l’arrivo a Meereen sul principio di un grande evento, e lasciando acquisire vigorosità alla storia da quel momento in poi.
 
 

IL TRIUMVIRATO

 
Uno degli aspetti del romanzo che ha lasciato la maggior parte dei fan sbavanti, è che tre dei personaggi più popolari – Daenerys Targaryen, Jon Snow e Tyrion Lannister – torneranno dopo una lunga pausa, e qualcosa come metà del romanzo è dedicato a loro; i primi tre capitoli dopo il prologo, vede i tre personaggi in successione. Li troviamo tutti ad affrontare un grande cambio delle loro circostanze, e cercare di adattarsi a queste circostanze. Daenerys e Jon Snow, sono entrambi lasciati in posizioni di responsabilità che mai si aspettavano. Ognuno cerca di adempiere al proprio dovere, per come la vedono loro, ma Martin presente ad entrambi dei compiti quasi impossibili. C’è una parallela qui in come ognuno risponde e agisce, nelle differenti lezioni che imparano.
 
Alcuni potranno lamentarsi che in questo romanzo Daenerys sembra paralizzata dalla responsabilità comparandola con Jon Snow, ma c’è un’impresa monumentale davanti a lei, che è più immediata e molto più complicata di tutto quello affrontato da Jon, come i lettori potranno vedere mentre la storia procede. È utile, inoltre, ricordare che Jon Snow è cresciuto come figlio di un lord, mentre Daenerys è stata una mezza mendicante, cresciuta per essere ammari tata e impalmata, non per avere alcuna qualità di leader – ha un ostacolo maggiore da superare in questo senso. Le sfide che loro due fronteggiano arrivano alla radice di alcuni temi centrali della storia, e sembrano portare il tipo di souzione che tocca alcune occorrenzo a lungo profetizzate che costituiscono le cronache, e gran parte dei loro capitoli lasceranno i fan a speculare e ponderare per anni prima del prossimo romanzo.
 
Tyrion ha una storia differente, comunque, ed è una nata da una delle citazioni preferite di Martin, e cioè la osservazione di Faulkner che dice che solo la storia degna di essere raccontata è quella del cuore in conflitto con se stesso. Alcuni lettori potrebbero aver preso il suo capitolo finale in A Storm of Swords come un grande momento, ma in verità, l’impatto psicologico è stato distruttivo, come del resto tutto quello che Tyrion avrebbe affrontato se sarebbe andato in un’altra direzione. Il Tyrion di A Dance with Dragons è un uomo spezzato, in cerca di qualcosa o di qualcuno in cui credere. Il suo trauma è sentito, e la lenta scalata per uscire da questo trauma verso un’esistenza funzionale è delinata in un modo che è sorprendente, allo stesso modo di cui è effettivo. Questo non per dire che il Tyrion che esce alla fine di questo viaggio (mentale e letterario) è la stessa persona dei romanzi precedenti – cambio e crescita sono delle costanti nel mondo di Martin – ma qui c’è una continuità della caratterizzazione che non può essere negata.
 
Se ci sono alcuni difetti nella storia, presentata da questi personaggi, é, un'altra volta, dovuto alla cronologia. Daenerys è intimamente una parte del “nodo di Meereen”, e Martin deve complicare e scarnificare i suoi travagli nel modo in cui porta la sua storia a culminare precisamente a un punto definitvo, e non un momento prima. Anche Tyrion, ha un passo deliberato per assicurare che la sua storia finisca nel momento giusto. Ma, dovunque la trama mancasse di azione, caratterizzazione e rendita evocativa degli sfondi in cui questi personaggio si muovono, aprono una finestra in un altro posto, in un altro tempo e in un’altra vita. Per alcuni questo potrebbe essere chiedere troppo, ma non per altri. Sarebbe utile, nella rilettura, di pensare al fatto che Martin aveva originariamente in mente di far comparire Cersei e Daenerys come espliciti paralleli del potere e come rispondevano ad esso. Il capitolo di aperutra di Cersei, la mostra si sveglia e sente della morte di suo padre, cosí come il primo capitolo di Daenerys, la mostra in una situazione quasi analoga (questa parallela è ancora più forte, se guardate al secondo capitolo di Daenerys). Aggiunge un altri livello al testo, che potrebbe sembrare mancante.
 
 

TANTI OCCHI

 
Parlando di Cersei, ovviamente il fatto che la sua storia prosegue dopo il finale di A Feast for Crows significa che arriviamo a lei dal suo punto di vista, come è per Jaime, Areo Hotah, Victarion, Arya, e Asha, tutti nel romanzo precedente. Estendere la loro storia un altro po’ e portandola a paritá di tempo con il finale di A Dance with Dragons ci aiuta a capire di come le loro vicende proseguino. Per la maggior parte, tutti questi personaggi ritornati, hanno relativemente pochi capitoli, e il nocciolo della storia è raccontato da pochi personaggi nuvoi, ed altri che ritroviamo da A Storm of Swords.  Per via degli spoilers, non discuteremo i nuovi punti di vista, oltre a nominare il fatto che due di questi, avranno un ruolo principale nella risoluzione del nodo di Meereen, ed entrambi richiedeono la scrittura più forte che Martin possa offrire per il loro incedere negli eventi centrali di A Dance with Dragons.
 
Con un totale di 16 personaggi PdV, il romanzo certamente è espansivo nel arco geografico, portandoci dalla Barriera e attraverso il Nord, da Pentos a Meereen e di ritorno a Braavos, e offrendoci occhiate alle terre di fiumi, ad Approdo del Re e a Dorne. Si potrebbe dire che la più effettiva area di azione sembra di essere il Nord. Alla fine di A Feast for Crows, il corvo bianco segnala l’arrivo dell’inverno e che le conseguenze di questo sono raccontate con una determinazione raggelante da Martin, accumulate all’indurimento della storia dovuti a tempeste, cronica carenza di cibo e il freddo che stiscia nella carne e uccide uomini solo per vederli inalzarsi di nuovo di notte. Il pericolo degli Estranei, e, più direttamente dei loro non-morti è una costante in questi capitoli. Specialmente in uno dei PdV di ritorno da A Storm of Swords, Bran.
 
I capitoli di Bran sono pochi, ma c’è un atmosfera incredibile in questo, che portreanno alla mente ai fans uno dei primi lavori più atmosferici di Martin, “In The House of the Worm”, con il suo immaginario oscura. È difficile, spiegare che alcuni dei dettagli in questi capitoli sono stati determinati tanto tempo fa, quando Martin per la prima volta decise di partire a costruire un mondo, di preparare il background per i primi pochi capitoli che aveva scritto. Ci sono dettagli in queste sezioni che sono rimasti in attesa per 15 o 16 anni, a sentire Martin, che se fosse stato giardiniere, le fattezze generali fino alle finezze di un giardino sarebbero state pianificate fin dall’inizio. Il compito che Martin si è riservato era monumentale – più che lui stesso avrebbe mai potuto immaginare, con questo tipo di storie brevi e romanzi, e copioni e guide – ma quando i pezzi alla fine formano un unitá, c’è un intensa euforia che li accompagna. Con Bran, e con tanti altri personaggi pergiunta.
 
 

DISTORSIONI E GIRI

 
Pensereste che dopo tutti questi anni, i fan la vogliano smettere di cercare di predire la storia. Martin è quasi sempre un passo in anticipo, ma ricordo il crudo compiacimento, quando romanzi come A Clash of Kings rovesciarono le carte in tavola. La stessa cosa succede qui, specialmente dopo pagina 600, quando la narrativa temporalmene riprende A Feast for Crows e inizia a svilupparsi oltre. Ci sono momenti che sono paticamente esperienze di lettura trascendenti, dove Martin cambia terrore in gioia (o il contrario, come in questo caso potrebbe essere). I contorni della narrativa iniziano ad essere chiari… ma allo stesso tempo ci sono cosí tante palle in aria, e Martin ci ha giá freddamente mostrato di saper andare in direzioni inaspettate e ci sono speranze veramente che metá delle predizioni dei fans nei vari forum non si avvereranno. Ma questo è il piacere nel leggere questa storia, non solo l’occasionale piacere di avere una idea confermata (e, ammetto, uno o due nozioni si sono dimostrate vere), ma ritrovarsi con queste idea smentite in modo furbo e potente.
 
C’è da dire che non tutti i cambiamenti inaspettati sono necessariamente benvisti da tutti i lettore, specialmente quando questi involvono dei cliffhangers, dei quali sembrano essercene, beh.. un paio. C’è un punto in cui Martin e la sua editrice Anne Groell hanno notato che un paio di sequenze finali di alcuni capitoli sono state rimosse nelle ultime settimane di lavoro (una di questo su volere di Martin, l’altra su insistenzza della Groell). Questo potrebbe essere il motivo, come ammesso da Martin, percui in questo libro ci sono più cliffhangers di quanti ne avrebbe voluti, suggenstendo che queste sequenze avrebbero potuto allungare un po i cliffhangers. Per alcuni, i cliffhangers potrebbero essere un problema, specialmente in prospettiva di un’attesa pluri annuale per la loro risoluzione. di questi. Le opinioni su questo, ovviamente sono varie.
 
 

STATI DI LAVORO DURANTE LA PREPARAZIONE

 
Se la storia in qualche modo è portata a formare dei cliffhanger, comunque, noi crediamo che c’è di più dietro, del semplice essere a corto di tempo e spazio da parte dello scrittore. Sembra esserci la credenza che Martin abbia strutturato la serie in modo strano e dispiacente. Ma ci sembra abbastanza chiaro che Martin – con la sua esperienza di scrittore di serie televisive – ha rudemente applicato la struttura ad albero alla completa serie. È vero, che i primi romanzi della serie hanno, beh, non storie autosufficenti, ma certamente hanno qualcosa come un finale: il Re del Nord e Daenerys con i draghi, la battaglia delle acque nere e il cliffhanger di Jaime Lannister, la morte di Tywin Lannister e Jon Snow che diventa commandante. Alcuni di questi sembrano dei climax di azione, e in qualche caso alcuni di questi sono più vicini ad un cliffhanger, ma comunque portavano un senso di completezza, di finale. A Feast for Crows, come si sa, ha alcuni punti di fermo distintivi, come il cliffhanger di Brienne (lo specchio di Jaime di due libri prima), in un caso, e poi certamente la caduta di Cersei Lannister.
 
Potremmo argomentare che la natura di questi eventi ci ha dato un‘idea della forma specifica della struttura che Martin ha largamente applicato all’opera. Se nella trilogia originale il primo romanzo era il primo atto, e il primo atto è cresciuto tanto da diventare tre romanzi, quindi il secondo atto dovrebbe essere A Feast for Crows… e A Dance with Dragons, che per oltre la metá della sua durata ne è “l’altra faccia della medaglia”. I climax, i punti di rottura, nel secondo atto di Martin non sono momenti di risveglio, ma invece tornano indietro, lasciando i personaggi al loro punto pù basso. Nella narrazione di contorno, guardando ai Pdv come un tutt’uno, abbiamo probabilmente toccato il fondo nella storia dei protagonisti. Gli accadimenti sono lasciati spogli e melancolici in A Feast for Crows, e ancora più durante l’incedere di A Dance with Dragons. Dall’avversitá viene la tensione dramatica, e noi sospettiamo che i seguenti due romanzi saranno maturi di drama, per i personaggi, praticamente non c’è rimasta nessuna direzione, se non quella di riemergere.
 
So di lettori che hanno abbandonato A Game of Thrones per via della morte di Eddard, e gli altri, che hanno lanciato il libro attraverso la stanza e si sono arresi con le Nozze Rosse. Ci sará qualcuno che abbandonerá la serie per l’implacabile insistenza di Martin, che le cose debbano peggiorare prima di poter migliorare? Siamo sicuri di sì. C’è sempre l’urgenza di trovare speranza da qualche parte, e Martin è, (come David Benioff ha detto) un “selvaggio buono”, che puó essere senza pietá con i suoi personaggi. E, per aggiunta, con i suoi lettori. Lui chiama i personaggi i bambini della sua ment, ma questo non vuol dire che questi sono immuni alla soffernza, al fallimento, addirittura alla morte.
 
 

UNA SOMMA

 
I ribassi del finale di A Feast for Crows e A Dance with Dragons sembrano segnare la chiusura del secondo atto di A Dance with Dragons, e da qui la narrativa inizierá la sua scalata verso quale sará la soluzione finale che Martin ha in visione. Con cosí tante trame che stanno convergendo, è chiaro che alcune di queste continueranno fino alla fine, e che i romanzi finali probabilmente conterranno più dell’usuale quantitá di sangue. E vittorie? Captieranno, indubbiamente. Ma potrebbero essere vittorie di Pirro, e al meglio saranno agrodolci. Martin ha promesso che la fine della serie sará un misto di amaro e dolce, Linda ha una speculazione su quale sará l’ultimo capitolo della saga, e nelle mani di Martin, posso prevedere che ci saranno molte lacrime, al momento dell’arrivo all’ultima pagina. Ma adesso il terzo atto appare all’orizzonte e la speranza di martin, è che il suo piano per i due capitoli finali – The Winds of Winter e A Dream of Spring – si chiuda in un modo memorabile, e che questo finale porti a un culmine tematico, di storia e di personaggi che sia degno di quanto venuto prima.
 
Non ci sono risposte facili in questi romanzi, ma è giusto cosí, quando si assiste alla morte di problemi facili. Personaggi arrancano e soffrono con dubbi su loro stessi, sempre più giù pieni di incertezza verso paesaggi antichi e mezzo rovinati, gli eventi perdono il controllo, il disastro si nasconde dietro ogni angolo. È un romanzo spoglio in tanti modi, anche quando i momenti coronanti si dimostrano essere una pillola avvelenata. Ma è il romanzo che Martin ha voluto scrivere, il romanzo che sottolinea che il cuore della storia è il cuore umano, i problemi di uomini, donne (e bambini) di esistere e di prosperare verso qualsiasi spazio sia permesso a loro. La storia si muove, e ci ricorda che vivere può essere crudele e duro… ma in utlimo, è una cosa che vale la pena fare, qualcosa che non tutti i personaggi sembrano aver capito, che non capiranno nemmeno quando vengono fuori dalla sofferenza attraverso la quale Martin li ha fatti passare.
 
C’è una citazione da qeusto romanzo che forse somma in modo migliore il valore i leggere un libro e una serie come questa:
 
“ Un lettore vive un migliaio di vite prima che muoia. L’uomo che non legge mai, ne vive solo una.”
 
Questo romanzo aggiunge una buona dozzina e più a questa conta, e vale il viaggio attraverso l’evocativo mondo e la storia che Martin ha creato, con i suoi personagi complessi e le sue creature confuse, uno e tutti – come nostre guide.
 
E se i punti bassi e i passi oscuri vi lasciano depressi….
 
Ricordate.
 
“I LUPI RITORNERANNO!”


Commenta sul Forum